EMR 169.7
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Traduzione in corso
Note del tema
Comfort di lettura
EMR 169.7
Traduzione in corso
EMR 180.7 · Volume 3
«Avete inteso? Avete altro da chiedere? No? Allora possiamo andare a prendere riposo per partire domani per Cafarnao. Devo andare ancora in un posto prima di incominciare il viaggio verso Gerusalemme per la Pasqua».
«Passeremo ancora per Arimatea?», chiede l’Iscariota.
«Non è sicuro. A seconda dei…».
Gesù ha appena spiegato ai discepoli la parabola del seminatore.
EMR 186.3 · Volume 3
«Non è Gamala, quella?», chiede lo Zelote.
«Sì, è Gamala. La conosci?», dice Gesù.
«Vi fui fuggiasco in una notte molto lontana. Poi venne la lebbra e non uscii più dai sepolcri».
«Fin qui fosti inseguito?», chiede Pietro.
«Venivo dalla Siria, dove ero andato cercando protezione.
Ma mi scoprirono e solo la fuga in queste terre mi risparmiò la cattura. Dopo sono sceso lentamente, e sempre minacciato, sino al deserto di Tecua e da lì, lebbroso ormai, alla valle dei Morti. La lebbra mi salvava dai nemici…».
«Pagani questi, vero?», domanda l’Iscariota.
«Quasi tutti. Pochi ebrei per i traffici, e poi una mescolanza di credenze, o di non credenze affatto. Però non furono malvagi col fuggiasco».
«Luoghi da banditi! Che gole!», esclamano in molti.
«Sì. Ma, credetelo, banditi ve ne sono di più dall’altro lato» dice Giovanni, ancora impressionato dalla cattura del Battista.
«Dall’altro lato vi sono banditi anche fra quelli che hanno nome di giusti», termina suo fratello.
EMR 193.4 · Volume 3
Riposeremo presto e bene, allora, e domani all’alba partiremo per essere dopo domani sera al Getsemani. Andremo il dì dopo, venerdì, dalla Madre, a Betania, dove scaricheremo i libri di Giovanni, che vi hanno affaticato non poco, e troveremo Isacco a cui daremo questo povero fratello…
Gesù sta parlando di Giovanni di Endor, che affiderà a Isacco.
EMR 194.2 · Volume 3
Ecco una nuova salita molto ripida poiché, lasciata la via maestra, polverosa e affollata, la comitiva ha preferito prendere questa scorciatoia boscosa. E, giunti alla cima, ecco in lontananza splendere, già distintamente, un mare lucente, sospeso sopra un agglomerato bianco, forse case nitide di calcina.
«Jabé», chiama Gesù, «vieni qui. Vedi quel punto d’oro? È la Casa del Signore. Là tu giurerai di ubbidire alla Legge. ».
EMR 195
Titolo del capitolo: Una lezione di Giovanni di En-Dor a Giuda. L'ingresso a Gerusalemme.
Data della visione: mercoledì 20 giugno 1945
Calendario: venerdì 24 marzo 28 (11 Nissan 3788)
Luogo (mappa): Da Beerot a Gerusalemme.
Ciclo: Il secondo viaggio pasquale
Sommario: Piove. Mentre Pietro e Yabeç sono di buon umore, Giuda non lo è e brontola. Giovanni di Endor inizia a discutere con lui, ma l'Iscariota non è dell'umore giusto per farsi dare lezioni e fa notare che è un apostolo. Giovanni risponde che non si sa mai cosa si diventerà: pensava di finire la sua vita come onesto precettore a Cinthium, prima di trasformarsi in un assassino. Quindi ognuno può imparare dall'esperienza degli altri, e Giovanni è particolarmente felice perché ha trovato Gesù.
Giuda crede di non conoscere altra sapienza se non quella di Israele, ma l'ex prigioniero ritiene che avere la sapienza di Dio sia meglio, e che sia come una giornata di sole rispetto a una di nebbia. Crede anche che Gesù sia Dio - perché Giuda glielo fa notare - ma non osa ancora parlare familiarmente con il Maestro. Crede, però, che il Signore ascolti la sua anima che piange con gratitudine. Gesù lo conferma e lo incoraggia a parlare con se stesso. Giuda ribatte allora che un giorno gli disse di non parlare con se stesso, cosa che Cristo conferma, ma perché l'uomo di Kerioth stava calunniando il suo io interiore. In questo caso, Giovanni sta parlando con se stesso per meditare, il che è eccellente.
Giuda è agitato e aggressivo e Gesù gli fa notare che il suo cuore è cupo come il tempo. Ma gli fa notare che presto tornerà il sole e l'apostolo si allontana di cattivo umore. Bartolomeo si chiede cosa non vada in lui e Pietro viene a sapere che il Maestro è stato mancato di rispetto, cosa che mette subito in agitazione il fratello di Andrea. Ma Gesù lo rassicura e finalmente Simone di Giona riporta la sua attenzione sul bambino. Infine, il gruppo apostolico entra a Gerusalemme per la Pasqua.
Contenuti del capitolo: 195,1: L'esperienza di Giovanni d'Oro e di Giuda si scontrano in due concezioni. 195.2: Gesù conferma la saggezza di Giovanni d'Oro. 195,3: Gli apostoli reagiscono alla rabbia di Giuda. Gesù evita di provocare la suscettibilità di Pietro. 195.4: La folla e il gruppo apostolico entrano a Gerusalemme.
Edizione precedente: Volume 3, capitolo 56
EMR 195.3-4 · Volume 3
L’apparizione della Città, ormai vicina, visibile in tutta la sua bellezza di colli, di uliveti, di case e del Tempio in specie, questa vista che doveva essere sempre fonte di emozione e d’orgoglio per gli israeliti, finisce di distrarlo del tutto.
Il sole ben caldo dell’aprile di Giudea ha presto asciugato le pietre della via consolare. Ora le pozze d’acqua bisogna proprio cercarle. Gli apostoli si rassettano sul bordo della via, riabbassano le vesti che si erano rimborsate, si lavano i piedi fangosi in un chiaro ruscello, si aggiustano i capelli, si drappeggiano nei mantelli. E così fa Gesù. Vedo che tutti fanno così.
195.4
L’entrata a Gerusalemme doveva essere una cosa importante. Presentarsi alle mura in questo tempo di festa era come presentarsi ad un sovrano. La Città santa era la «vera» regina degli israeliti. Lo capisco bene quest’anno che posso notare, su questa via consolare, le turbe e il loro comportamento. Qui i cortei delle diverse famiglie si ordinano, le donne tutte da loro, gli uomini in altro gruppo, i bambini o con questo o con quello, ma tutti seri e nello stesso tempo sereni. Alcuni ripiegano il mantello più usato ed estraggono un altro, nuovo, dalle sacche da viaggio, o cambiano i sandali. E poi l’andatura diviene solenne, già ieratica. In ogni gruppo c’è il solista che dà tono, e gli inni vengono intonati, i vecchi, gloriosi inni di Davide. E la gente si guarda con occhi più buoni, come raddolciti dall’aver visto la Casa di Dio, e guarda questa Casa santa, enorme cubo di marmo sormontato dalle cupole d’oro, messo come perla al centro del recinto imponente del Tempio.
Qui – nella comitiva apostolica che si forma così: davanti Gesù e Pietro, aventi in mezzo il bambino; dietro Simone, l’Iscariota e Giovanni; poi Andrea, che ha forzato Giovanni di Endor a mettersi fra lui e Giacomo di Zebedeo; in quarta fila i due cugini del Signore con Matteo; ultimi Tommaso con Filippo e Bartolomeo – qui è Gesù che intona con la sua potente e bellissima voce di un leggero tono baritonale[3], fuso, a renderlo più prezioso, a vibrazioni tenorili; e risponde Giuda Iscariota, uno schietto tenore, e Giovanni dalla voce limpida di chi è molto giovane ancora, e le due voci baritonali dei cugini di Gesù e il quasi basso di Tommaso che è un baritono talmente profondo da non essere quasi più tale. Gli altri, dotati di voci meno belle, seguono in sordina il coro-pieno di quelli che sono virtuosi fra di loro. (I salmi sono quelli noti, detti graduali[4]).
Il piccolo Jabé, voce d’angelo fra le voci robuste degli uomini, canta molto bene, forse perché lo conosce meglio degli altri, il salmo 121: «Mi sono rallegrato per quello che mi è stato detto: “Andremo alla casa del Signore”». E veramente è tutto luminoso di gioia nel visetto solo pochi giorni prima tanto triste.
Ecco le mura ormai prossime. Ecco la porta dei Pesci. Ecco le vie sopraffollate.
Subito al Tempio per una prima preghiera. E poi la pace nella pace del Getsemani, la cena, il riposo.
Il viaggio verso Gerusalemme è compiuto.
Pietro è distratto dall'apparizione della Città Santa.
I salmi sono quelli noti, chiamati graduali. Questi sono i salmi dal 120 al 134, noti anche come "cantici dell'ascesa", secondo la nuova numerazione. Il Sal 121, citato sotto, è diventato il Sal 122.
Nota aggiuntiva da maria-valtorta.org :
I 15 GRADUALI: sono i Salmi dal 119 (ebraico 120) al 133 (ebraico 134), conosciuti anche come CANTICHE DEI MONTI. Venivano cantati nelle tre feste di pellegrinaggio dai pellegrini o dai sacerdoti sui quindici gradini che salivano al Tempio di Gerusalemme.
Il piccolo Yabeç, con la sua voce d'angelo in mezzo alle voci robuste degli uomini, canta molto bene il Salmo 121 - forse perché lo conosce meglio degli altri: "Mi sono rallegrato perché mi hanno detto: "Andremo alla casa del Signore". Salmo 121 (ebraico 122): "Come mi sono rallegrato quando mi hanno detto: "Andremo alla casa del Signore!" ...".
Questa è la Porta dei Pesci. A nord di Gerusalemme, proprio accanto al Tempio.
EMR 196
Titolo del capitolo : Il sabato del Getsemani. Gesù ricorda l'infanzia di sua Madre e classifica i diversi amori in base alla loro potenza.
Data della visione: giovedì 21 giugno 1945
Calendario: sabato 25 marzo 28 (12 Nisan 3788).
NB: Il 25 marzo è il giorno in cui la Chiesa commemora l'Annunciazione.
Luogo (mappa): Getsemani
Ciclo: Il secondo viaggio di Pasqua
Sommario: A venire
Contenuto del capitolo: 196,1: Yabeç avrà una veste nuova. 196.2: Cosa dirà Maria di questo bambino? 196.3: Ricorda Gioacchino che spiega, attraverso la parabola dell'uccello caduto dal nido, come il Salvatore lo abbia amato senza peccato. 196.4: Le tre potenze dell'amore: quello di Dio, dei genitori, degli sposi. 196.5 : Questi tre amori come erano prima della colpa. 196.6 : Poi l'amore per il prossimo, la scienza e il lavoro, e basta. 196.7: Come Gesù venne a sapere dell'infanzia di Maria. Una lezione di castità dalla giovanissima Maria. 196.8: Gioacchino profetizzò grandi verità su Maria, sua figlia. 196,9: Yabeç incontrerà Maria prima di andare al Tempio.
Vecchia edizione: Volume 3, capitolo 57.
EMR 196.1.2 · Volume 3
La mattina del sabato è stata occupata, per la maggior parte del tempo, in ristoro dei corpi stanchi e delle vesti polverose e sgualcite dal viaggio. Nelle ampie cisterne del Getsemani, che l’acqua piovana ha fatto colme, e nel Cedron che fa tutto una sinfonia sui sassi, spumoso, pieno, per le acquate degli ultimi giorni, vi è tant’acqua che è un vero invito. E l’uno dopo l’altro i pellegrini, sfidando la frescura, scendono a tuffarvisi e poi, rivestiti a nuovo da capo a piedi, con ancora i capelli un poco stesi dagli spruzzi del torrente, attingono acqua alle cisterne per riversarla in capaci vasche dove sono le vesti, colore per colore. (...)
Si spargono per l’uliveto, così bello in questo sereno giorno d’aprile. La pioggia dei giorni scorsi sembra avere inargentato gli ulivi e seminato fiori, tanto le fronde splendono al sole e sono numerosi i fioretti ai piedi degli ulivi. Gli uccelli cantano e volano da tutte le parti.
La città è stesa là, in direzione ovest di chi guarda.
Non si vede il formicolio della folla nel suo interno, ma si vedono le carovane che vanno verso la porta dei Pesci ed altre porte di cui non so il nome, da questo lato est, e che poi vengono inghiottite dalla città come fosse un famelico ventre.
La città si estende laggiù, a ovest del Getsemani. Si veda lo schizzo disegnato da Maria Valtorta.
Maria Valtorta ha disegnato lo schizzo a matita nera, talvolta sovrapposta a rosso e blu. Alcuni nomi sono stati tracciati a penna. Al centro c'è il "Tempio", con "Case strette" e, in semicerchio a sinistra: "Periferie e case più rade", il tutto circondato da un doppio cerchio la cui spiegazione è in fondo alla pagina: "(Il cerchio rosso e blu indica le mura)". Su queste "mura", leggiamo una "porta" accanto all'indicazione "nord", e un'altra "porta" a sud-est. Fuori dalle "mura": "Cedron" e "Getsemani" a est, "Case" due volte a sud, "Torrente" e "Golgota" a ovest.
Possiamo vedere le carovane che si dirigono verso la Porta dei Pesci. A nord di Gerusalemme, accanto al Tempio.
EMR 196.9 · Volume 3
«Quando andiamo da questa Mamma, Signore?», chiede con occhi di desiderio Jabé.
«Questa sera. Che le dirai vedendola?».
«“Ti saluto, Madre del Salvatore”. Va bene così?».
«Molto bene», conferma Gesù accarezzandolo.
«Ma oggi non andremo al Tempio?», chiede Filippo.
«Prima di partire per Betania vi andremo. E tu starai buono qui. Non è vero?».
«Sì, Signore».
La moglie di Giona, il conduttore dell’uliveto, che si è accostata piano piano, dice: «Perché non lo porti? Ne ha desiderio il bambino…».
Gesù la fissa con insistenza senza parlare.
La donna capisce e lo dice: «Ho capito! Ma devo avere ancora un piccolo mantello di Marco. Lo vado a cercare», e corre via lesta.
Jabé tira Giovanni per una manica: «Saranno severi i maestri?».
«Oh! no. Non avere paura. E poi non è per oggi. In pochi giorni, con la Madre, sarai più sapiente di un dottore», lo conforta Giovanni.
Gli altri sentono e sorridono delle apprensioni di Jabé.
«Ma chi lo presenterà come fosse il padre?», chiede Matteo.
«Io. È naturale! A meno… che lo voglia presentare il Maestro», dice Pietro.
«No, Simone. Io non lo farò. Ti lascio questo onore».
«Grazie, Maestro. Ma… ci sarai anche Tu?».
«Certamente. Tutti ci saremo. È il “nostro” bambino…».
Torna Maria di Giona con un mantello viola scuro, ancora buono. Ma che colore! Lei stessa lo dice: «Marco non me lo volle mai usare perché non gli piaceva il colore».
Sfido io! È atroce! E il povero Jabé, così olivastro come è, sembra un annegato fra quel viola violento. Ma egli non si vede… e perciò è felice di quel mantello in cui può drappeggiarsi come un adulto… «Il pasto è pronto, Maestro. La servente ha levato ora dallo spiedo l’agnello».
«Andiamo, allora».
E, scendendo dal luogo dove sono, entrano nella vasta cucina per il pasto.