76.7 Vi è una donna a Jutta, ora è donna, madre da poco del suo quarto figlio, che un tempo era bambina, una delle mie piccole amiche… e ai suoi figli ha messo nome: Maria e Giuseppe ai due primi e, non osando chiamare il terzo Gesù, lo ha chiamato Emanuele, per augurio a se stessa, alla sua casa e ad Israele. E pensa al nome da dare al quarto, nato sei giorni or sono. Oh! quando saprà che son guarito! E che Tu sei qui! Buona come il pane della mamma è Sara, e buono Gioacchino il suo sposo. E i loro parenti? Per loro son vivo. Mi hanno dato ricovero e aiuto sempre».
«Andiamo da loro a chiedere ricovero per le ore di sole e a portare benedizione per la loro carità».
«Di qua, Maestro. Più comodo per il gregge e per sfuggire alla gente, certo eccitata. La vecchia, che mi ha visto alzarmi in piedi, certo ha parlato».
76.8 Seguono il torrente, lo lasciano, più a sud, per prendere un sentiero che sale piuttosto ripido, seguendo uno sperone del monte fatto come un tagliamare di nave. Ora il torrente è in direzione contraria a chi sale, e scorre nel fondo fra due ordini di monti, che si intersecano formando valle accidentata e bella.
Riconosco il luogo. È inconfondibile. È quello della visione di Gesù e i fanciulli, avuta nella scorsa primavera. Il solito muretto a secco delimita la proprietà che scoscende a valle. Ecco i prati con i meli, i fichi e i noci, ecco la casa, bianca sul verde, con la sua ala sporgente che protegge la scala e fa portico e loggia, ecco la cupoletta sulla parte più alta, ecco l’orto giardino con il pozzo, la pergola e le aiuole…
Gran vocio esce dalla casa. Isacco va avanti. Entra. Chiama a gran voce: «Maria, Giuseppe, Emanuele! Dove siete? Venite da Gesù».
Corrono tre piccini: una bimba di quasi cinque anni e due maschietti dai quattro ai due, l’ultimo ancora un poco incerto nel passo. Restano a bocca aperta davanti al… risorto. Poi la bimba strilla: «Isacco! Mamma! Isacco è qui! Giuditta ha visto bene!».
Da una stanza dove è gran vocio esce una donna, la florida madre bruna, alta, formosa, della visione lontana, tutta bella nelle sue vesti di festa: una veste di candido lino, come una ricca camicia, che scende a crespe sino alle caviglie, stretta ai fianchi opulenti da uno scialle a righe variopinte, che la modella nelle anche stupende ricadendo con frange sino al ginocchio, dietro, e rimanendo socchiuso sul davanti dopo essersi incrociato all’altezza della cintura sotto una fibbia di filigrana. Un velo leggero a rami di rose in colore su uno sfondo avoriato è appuntato, sulle trecce nere, come un piccolo turbante, e poi scende dalla nuca, con onde e pieghe, per le spalle e sul petto. Lo tengono fermo sulla testa una coroncina di medagliette legate da una catenella fra loro. Orecchini ad anelli pesanti scendono dalle orecchie, e al collo tiene stretta la tunica una collana di argento passata fra occhielli della veste. Alle braccia, pesanti braccialetti d’argento.
«Isacco! Ma come? Giuditta… credevo il sole l’avesse impazzita… Tu cammini! Ma che fu?».
«Il Salvatore! Oh! Sara! Egli c’è! È venuto!».
«Chi? Gesù di Nazareth? Dove è?».
«Là! Dietro al noce, che chiede se lo ricevi!».
«Gioacchino! Madre! Voi tutti, venite! C’è il Messia!».
Donne, uomini, ragazzi, bambini, corrono fuori urlando, strillando… ma, quando vedono Gesù alto e maestoso, perdono ogni ardire e restano come pietrificati.
«La pace a questa casa e a voi tutti. La pace e la benedizione di Dio». Gesù cammina piano, sorridente, verso il gruppo. «Amici, volete ospitare il Viandante?», e sorride più ancora.
Il suo sorriso vince i timori. Lo sposo ha il coraggio di parlare: «Entra, Messia. Ti abbiamo amato senza conoscerti. Più ti ameremo conoscendoti. La casa è in festa per tre cose, oggi: per Te, per Isacco, e per la circoncisione del mio terzo maschio. Benedicilo, Maestro. Donna, porta il bambino! Entra, Signore».
76.9 Entrano in una stanza parata a festa. Tavole e vivande, tappeti e frasche da per tutto.
Torna Sara con un bel neonato fra le braccia. E lo presenta a Gesù.
«Dio sia con lui, sempre. Che nome ha?».
«Nessuno. Questa è Maria, questo è Giuseppe, questo è Emanuele, questo… non ha nome ancora…».
Gesù fissa i due sposi vicini, sorride: «Cercate un nome. Se oggi deve esser circonciso…».
I due si guardano, lo guardano, aprono la bocca, la chiudono senza dir nulla. Tutti sono attenti.
Gesù insiste: «Tanti nomi grandi, dolci, benedetti, ha la storia di Israele. I più dolci e benedetti sono già imposti. Ma forse ve ne è ancora qualcuno».
Insieme i due sposi erompono: «Il tuo, Signore!», e la sposa termina: «Ma è troppo santo…».
Gesù sorride e chiede: «Quando sarà circonciso?».
«Attendiamo il circoncisore».
«Starò presente alla cerimonia. E intanto vi ringrazio per il mio Isacco. Ora non ha più bisogno dei buoni. Ma i buoni hanno ancor bisogno di Dio. Chiamaste il terzogenito “Dio con noi”. Ma Dio lo aveste da quando aveste carità per il mio servo. Siate benedetti. In Terra e in Cielo sarà ricordato il vostro atto».
«Isacco parte, ora? Ci lascia?».
«Ve ne duole? Ma egli deve servire il suo Maestro. Pure tornerà, ed Io pure verrò. Voi, intanto, parlerete del Messia… Vi è tanto da dire per convincere il mondo!
76.10 Ma ecco l’atteso».
Entra un pomposo personaggio con un servente. Saluti e inchini. «Dove è il bambino?», chiede con sussiego.
«Qui è. Ma saluta il Messia. È qui».
«Il Messia?… Quello che ha guarito Isacco? So. Ma… ne parleremo poi. Ho molta fretta. Il bimbo e il suo nome».
I presenti sono mortificati dai modi dell’uomo. Ma Gesù sorride come gli sgarbi non fossero per Lui. Prende il piccino, lo tocca sulla piccola fronte con le sue belle dita, come a consacrarlo, e dice: «Il suo nome è Jesai» e lo rende al padre, che con l’uomo superbo e con altri va in una stanza vicina. Gesù resta dove è sinché tornano con l’infante che strilla disperatamente.
«A Me il piccino, donna. Non piangerà più», dice per confortare la madre angosciata. Il bambino, posato sulle ginocchia di Gesù, tace infatti.
Gesù fa un gruppo a sé, con i piccoli tutti intorno, e poi i pastori e i discepoli. Fuori è un belare di pecorelle, che Elia ha messe in un chiuso. Nella casa vi è rumore di festa. Portano, a Gesù e ai suoi, dolciumi e bevande. Ma Gesù le distribuisce ai piccoli.
«Non bevi, Maestro? Non accetti? È dato di cuore».
«Lo so, Gioacchino, e di cuore lo accetto. Ma lascia che prima faccia contenti i piccini. Sono la mia gioia…».
«Non badare a quell’uomo, Maestro».
«No, Isacco. Prego perché veda la Luce. Giovanni, porta i due bambini a vedere le pecorelle.
76.11 E tu, Maria, vieni più vicino e dimmi: Chi sono Io?».
«Tu sei Gesù, Figlio di Maria di Nazaret, nato a Betlemme. Isacco ti ha visto e mi ha messo il nome di tua Mamma perché io sia buona».
«Buona come l’angelo di Dio, pura più di un giglio sbocciato su vetta alpina, pia come il levita più santo devi essere per imitarla. Lo sarai?».
«Sì, Gesù».
«Di’ “Maestro” o “Signore”, bambina».
«Lascia che mi chiami col mio Nome, Giuda. Solo passando su labbra innocenti non perde il suono che ha sulle labbra di mia Madre. Tutti, nei secoli, diranno quel Nome, ma chi per un interesse, chi per un altro, e molti per bestemmiarlo. Solo gli innocenti, senza calcolo e senza odio, lo diranno con amore pari a quello di questa piccina e di mia Madre. Anche i peccatori mi chiameranno, ma per bisogno di pietà. Ma mia Madre e i pargoli! Perché mi chiami Gesù?», chiede accarezzando la piccina.
«Perché ti voglio bene… come al padre, alla mamma e ai miei fratellini», dice abbracciando le ginocchia di Gesù e ridendo col visetto alzato.
E Gesù si china e la bacia… e così tutto ha fine.