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Note della parola chiave

Giacomo di Alfeo (apostolo)

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EMR 38

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Maria vede la casa di Nazareth. Gesù, Giacomo e Giuda giocano insieme in giardino: sono ancora bambini. Maria non è lontana. Decidono di recitare un brano della Bibbia. Avevano proposto di recitare la scena del vitello d'oro nell'Esodo, ma uno dei cugini non voleva interpretare Miriam, che si era inchinata all'idolo. Allora Gesù suggerì di recitare la parte in cui Giosuè viene eletto come successore di Mosè. L'idea piacque a tutti. Dopo aver chiesto a Maria un punto dell'Esodo, si misero a recitare e Gesù interpretò Mosè alla perfezione. I suoi cugini erano stupiti che recitasse così bene i testi.

Maria di Alfeo arriva con Alfeo. Tornano da Cana e portano con sé tre agnelli. Uno è per Gesù, ed è tutto bianco; gli altri sono piuttosto neri. Era stata un'idea di Giuseppe quella di offrirli al Figlio, e Alfeo voleva fare lo stesso con i suoi figli.

Alfeo suggerisce che Gesù dovrà presto andare a scuola, ma Maria rifiuta categoricamente: sarà lei a insegnare al suo bambino. Giuseppe appoggiò la sua decisione e Alfeo pensò che il fratello fosse troppo veloce nel piegarsi alla decisione della moglie. Giuseppe rispose saggiamente e Maria di Alfeo chiese allora che la Vergine insegnasse anche ai suoi figli. La donna disse che non le dispiaceva e convinse Alfeo a lasciarli venire a casa sua per qualche ora. I bambini promisero di amarla e di prestare attenzione alle sue lezioni.

EMR 38.3-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

38.3 Sotto le piante Gesù giuoca con due bambini su per giù della stessa età. Sono ricciuti, ma non biondi. Uno, anzi, è proprio bruno: una testolina da agnellino nero che fa apparire ancor più bianca la pelle del visetto rotondo, nel quale sono aperti due occhioni di un azzurro tendente al violaceo, bellissimi. L’altro è meno riccio e di un color castano scuro, ha occhi castani e colorito più bruno, ma con sfumatura rosea alle guance. Gesù, con la sua testolina bionda fra i due più scuri, pare già annimbato di fulgore. Giuocano di buon accordo con dei piccoli carrettini, sui quali sono… mercanzie diverse: foglie, sassolini, trucioli, legnetti. Fanno ai mercanti certo, e Gesù è quello che compera per la Mamma, alla quale porta ora un oggetto, ora un altro. Maria accetta con un sorriso gli acquisti.

Ma poi il giuoco cambia. Uno dei due fanciulli propone: «Facciamo l’esodo attraverso l’Egitto. Gesù sarà Mosè, io Aronne, tu… Maria».

«Ma io sono un maschio!».

«Non importa! Fa lo stesso. Tu sei Maria e ballerai davanti al vitello d’oro, che sarà quell’alveare là».

«Io non ballo. Sono un uomo e non voglio esser una donna. Sono un fedele e non voglio ballare davanti all’idolo».

Gesù interviene: «Non facciamo questo punto. Facciamo l’altro: quando Giosuè viene eletto successore di Mosè. Così non c’è quel brutto peccato di idolatria e Giuda è contento di esser uomo e mio successore. Non è vero che sei contento?».

«Sì, Gesù. Ma allora Tu devi morire, perché Mosè muore, dopo. Io non voglio che Tu muoia, Tu che mi vuoi sempre tanto bene».

«Tutti si muore… Ma Io prima di morire benedirò Israele, e siccome qui non ci siete che voi, benedirò in voi tutto Israele».

Viene accettato. Ma poi sorge una questione. Se il popolo d’Israele, dopo tanto andare, aveva ancora i carri che aveva nell’uscire dall’Egitto. Le idee sono contrastanti.

Si ricorre a Maria. «Mamma, Io dico che gli israeliti avevano ancora i carri. Giacomo dice di no. Giuda non sa a chi dare ragione. Tu sai?».

«Sì, Figlio. Il popolo nomade aveva ancora i suoi carri. Nelle soste se li riparava. Su essi salivano i più deboli e venivano caricate quelle derrate o quelle cose che erano necessarie a tanto popolo. Meno l’Arca, portata a mano, ogni altra cosa era sui carri». La questione è risoluta.

38.4 I bambini vanno in fondo all’orto e da là, salmodiando, vengono verso la casa. Gesù è davanti e canta con la sua vocina d’argento dei salmi. Dietro a Lui vengono Giuda e Giacomo sorreggenti una carriolina che è elevata al rango di Tabernacolo. Ma, dato che devono fare anche la parte di popolo, oltre che di Aronne e Giosuè, si sono legati, con le cinture disciolte, gli altri carri in miniatura al piede e avanzano così, seri come fossero dei veri attori.

Percorrono tutta la pergola, passano davanti alla porta della stanza dove è Maria, e Gesù dice: «Mamma, saluta l’Arca che passa». Maria si alza con un sorriso e si inchina al Figlio, che passa raggiante in un nimbo di sole.

Poi Gesù si inerpica sul lato del monte che limita la casa, anzi il giardino; al disopra della grotticella si pone ritto e parla a… Israele. Dice gli ordini e le promesse di Dio, indica Giosuè come condottiero, lo chiama a Sé, e Giuda sale a sua volta sul balzo. Lo rincuora e benedice. Poi si fa dare una… tavoletta (è la larga foglia di un fico) e scrive il cantico e lo legge. Non tutto, ma buona parte, e pare proprio lo legga sulla foglia. Poi congeda Giosuè, che lo abbraccia piangendo, e sale più su, proprio sullo scrimolo del balzo. E là benedice tutto Israele, ossia i due prostrati fino a terra, e poi si sdraia sull’erbetta corta, chiude gli occhi e… muore.

38.5 Maria, che è rimasta sulla porta sorridendo, quando lo vede rimanere steso e rigido grida: «Gesù, Gesù! Alzati! Non stare così! La tua Mamma non vuole vederti morto!».

Gesù si alza con un sorriso e corre a Lei e la bacia. Vengono anche Giacomo e Giuda. Anche loro hanno carezze da Maria.

«Come può Gesù ricordare quel cantico tanto lungo e difficile e tutte quelle benedizioni?», chiede Giacomo.

Maria sorride e risponde semplicemente: «Ha memoria molto buona e sta molto attento quando io leggo».

«Io, alla scuola, sto attento. Ma poi mi viene sonno con tutto quel lamentio… Non imparerò mai, allora?».

«Imparerai, sta’ quieto».

Dettaglio

Giuda, Giacomo e Gesù giocano da bambini nel giardino di Nazareth. Maria è presente.

Annotazione

Libro dei Numeri, 27, 12-23: Il Signore disse a Mosè: "Sali sul monte Abarim e vedi il paese che ho dato ai figli d'Israele. Allora sarai riunito al tuo popolo, come lo fu tuo fratello Aronne. Infatti, ti sei ribellato alla mia parola nel deserto di Cine, quando la comunità cercava di litigare con me, anche se l'acqua zampillante avrebbe dovuto mostrare loro la mia santità. È accaduto alle acque di Meriba di Kadesh, le acque della lite di Kadesh, nel deserto di Cine. Allora Mosè parlò al Signore. Disse: "Il Signore, Dio degli spiriti che animano ogni essere di carne, nomini un uomo che guidi la comunità, che esca e torni a guidarla, che la faccia uscire e la faccia entrare. Così la comunità del Signore non sarà come pecore senza pastore. Il Signore disse a Mosè: "Prendi Giosuè, figlio di Nun, un uomo di spirito. Imponi la tua mano su di lui e mettilo davanti al sacerdote Eleazar e a tutta la comunità, e dagli i tuoi ordini davanti ai loro occhi. Metterai in lui una parte del tuo splendore, perché tutta la comunità dei figli d'Israele lo ascolti. Egli si presenterà davanti al sacerdote Eleazar, che lo sottoporrà al giudizio dell'Urim davanti al Signore. Alla sua parola, tutti i figli di Israele usciranno; alla sua parola, torneranno, lui e tutti i figli di Israele con lui, l'intera comunità.

Libro del Deuteronomio 34: Mosè salì dalle steppe di Moab al monte Nebo, sulla cima del Pisgah, che è di fronte a Gerico. Il Signore gli mostrò tutta la terra: Galaad fino a Dane, tutta Nèftali, la terra di Efraim e Manasse, tutta la terra di Giuda fino al Mediterraneo, il Negev, la regione del Giordano, la valle di Gerico, la città delle palme, fino a Soar. Il Signore gli disse: "Questa terra che vedi, ho giurato ad Abramo, Isacco e Giacobbe di darla alla loro discendenza. Io te la mostro, ma tu non devi entrarci". Mosè, il servo del Signore, morì lì, nella terra di Moab, secondo la parola del Signore. Fu sepolto nella valle di fronte a Beth-peor, nella terra di Moab. Ma ancora oggi nessuno sa dove sia la sua tomba. Mosè aveva centoventi anni quando morì; la sua vista non era venuta meno, la sua vitalità non era diminuita. I figli di Israele piansero per Mosè nelle steppe di Moab per trenta giorni. Poi i giorni del lutto di Mosè finirono. Giosuè, figlio di Nun, fu riempito di spirito di saggezza, perché Mosè aveva imposto le mani su di lui. I figli d'Israele gli obbedirono e fecero come il Signore aveva ordinato a Mosè. In Israele non sorse nessun profeta come Mosè, che il Signore incontrò faccia a faccia. Quali segni e prodigi il Signore gli aveva mandato a compiere in Egitto, davanti al Faraone, a tutti i suoi servi e a tutto il suo paese! Con quale mano potente, con quale formidabile potere, Mosè aveva agito agli occhi di tutto Israele!

EMR 38.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

38.6 Bussano alla porta. Giuseppe traversa lesto l’orto e la stanza e apre.

«Pace a te, Alfeo e Maria!».

«E a voi pace e benedizione».

È il fratello di Giuseppe con la moglie. Un rustico carro, tirato da un forte ciuchino, è fermo nella via.

«Avete fatto buon viaggio?».

«Buono. I bambini?».

«Sono nell’orto con Maria».

Ma i bambini accorrono già a salutare la mamma. Anche Maria viene, tenendo Gesù per mano. Le cognate si baciano.

«Sono stati buoni?».

«Molto buoni e molto cari. Tutti bene i parenti?».

«Tutti. Vi salutano e da Cana vi mandano tanti regali. Uva, mele, formaggi, uova, miele. E… Giuseppe! Ho proprio trovato quello che volevi per Gesù. È sul carro, in quella cesta rotonda». La moglie di Alfeo ride. Si china su Gesù che la guarda coi suoi occhi sgranati, lo bacia su quei due lembi di azzurro e dice: «Sai cosa ho per te? Indovina».

Gesù pensa e non trova. Io dubito lo faccia di proposito, per dar la gioia a Giuseppe di fare la sorpresa. Infatti Giuseppe entra, portando un cestone rotondo. Lo posa al suolo davanti a Gesù, slega la fune che ne tiene a posto il coperchio, lo alza… e una pecorina tutta bianca, un vero fiocco di spuma, appare dormente fra il fieno ben mondo.

Gesù ha un «Oh!» stupito e beato e fa per precipitarsi sulla bestiola, ma poi si volge e corre da Giuseppe, ancora curvo al suolo, e lo abbraccia e bacia ringraziandolo.

I cuginetti guardano con ammirazione la bestiolina, che si è svegliata e che alza il musetto roseo e bela, cercando la mamma. La tirano fuori dal cesto, le offrono una manciata di trifoglio. Bruca guardandosi intorno coi miti occhi.

Gesù continua a dire: «Per Me! Per Me! Padre, grazie!».

«Ti piace tanto?».

«Oh! tanto! Bianca, monda… un’agnella… oh!», e getta le braccine al collo della pecorina, pone il capo biondo sulla testolina bianca e sta così, felice.

«Anche a voi ne ho portate due», dice Alfeo ai figli. «Ma sono scure. Voi non siete ordinati come Gesù e avreste avuto pecore disordinate, se bianche. Saranno il vostro gregge, le terrete insieme e così non starete più a zonzo per le strade, voi due, monelli, a fare a sassate».

I bambini corrono sul carro e guardano le due altre bestiole più nere che bianche.

Gesù è rimasto con la sua. La porta nel giardino, le offre da bere, e la bestiolina lo segue come sempre l’avesse conosciuto. Gesù la chiama. Le mette nome «Neve» ed essa risponde belando festosa.

Gli ospiti sono seduti a tavola e Maria serve loro pane, ulive e formaggio. Mette anche un’anfora con sidro o acqua melata, non so, vedo che è di un biondo chiaro chiaro.

Parlano fra loro mentre i bambini giuocano con le tre bestiole, che Gesù ha voluto unite per dare anche alle altre acqua e un nome. «La tua, Giuda, si chiamerà “Stella” perché ha quel segno sulla fronte. E la tua “Fiamma” perché ha colore di certe fiamme di eriche morenti».

«È accettato».

I grandi dicono (è Alfeo che parla): «Spero avere risolto così la storia delle liti fra ragazzi. È stata la tua idea, Giuseppe, che mi ha illuminato. Ho detto: “Mio fratello vuole una pecorina per Gesù, perché giuochi un poco. Io ne prenderò due per quei ragazzacci, per farli stare un poco quieti e non avere sempre questioni con altri genitori per teste e ginocchia rotte. Un poco la scuola e un poco le pecore, riuscirò a tenerli quieti”.

EMR 38.7-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

38.7 Ma quest’anno dovrai mandare anche tu Gesù alla scuola. È l’ora».

«Io non manderò mai Gesù alla scuola», dice Maria recisamente. È difficile sentirla parlare così, e parlare prima di Giuseppe.

«Perché? Il Bambino deve imparare per essere a suo tempo capace di subire l’esame di maggiorenne…».

«Il Bambino saprà. Ma a scuola non andrà. È deciso».

«Saresti unica in Israele a fare così».

«Sarò unica. Ma farò così. Non è vero, Giuseppe?».

«È vero. Non c’è bisogno per Gesù di andare ad una scuola. Maria è stata allevata nel Tempio ed è un vero dottore nella conoscenza della Legge. Sarà la sua maestra. Così voglio anche io».

«Voi lo viziate il Ragazzo».

«Non lo puoi dire. È il più buono di Nazaret. Lo hai mai udito piangere, fare bizze, negare ubbidienza, non avere rispetto?».

«Questo no. Ma lo diverrà se continua ad esser viziato».

«Non è viziare tenersi vicino i figli. È amarli con buon senso e buon cuore. Così lo amiamo il nostro Gesù e, dato che Maria è più istruita del maestro, sarà Lei la maestra di Gesù».

«E quando sarà uomo il tuo Gesù sarà una donnetta paurosa anche di una mosca».

«Non lo sarà. Maria è una donna forte e sa educarlo virilmente. Io non sono un vile e so dare esempi virili. Gesù è una creatura senza difetti fisici e morali. Crescerà perciò dritto e forte nel corpo e nello spirito. Sta’ sicuro, Alfeo. Non farà sfigurare la famiglia. E poi ho deciso e basta così».

«Avrà deciso Maria, e tu…».

«E se fosse? Non è bello che due che si amano siano pronti ad avere lo stesso pensiero e lo stesso volere, perché a vicenda l’uno abbraccia il desiderio dell’altro e lo fa suo? Se Maria volesse cose stolte, le direi: “No”. Ma chiede cose piene di saggezza, ed io le approvo e faccio mie. Ci amiamo, noi, come nel primo giorno… e così faremo finché saremo in vita. Non è vero, Maria?».

«Sì, Giuseppe. E, mai sia, ma quando avesse uno a morire senza l’altro, ancora ci ameremo».

Giuseppe carezza sul capo Maria, come fosse una figlia fanciulla, e Lei lo guarda col suo occhio sereno e amoroso.

38.8 La cognata interviene: «Avete proprio ragione. Fossi buona io di insegnare! A scuola imparano il bene e il male, i nostri figli. In casa solo il bene. Ma io non so… Se Maria…».

«Che vuoi, cognata? Di’ liberamente. Tu sai che ti amo e sono lieta quando ti posso far piacere».

«Dicevo… Giacomo e Giuda sono di poco più vecchi di Gesù. Vanno già a scuola… ma per quel che sanno!… Invece Gesù sa già tanto bene la Legge… Io vorrei… ecco, se ti dicessi di tenere anche loro, quando insegni a Gesù? Io penso che diverrebbero più buoni e più istruiti. Sono cugini, infine, e che si amino come fratelli è giusto… Sarei così felice!».

«Se Giuseppe vuole, e tuo marito pure, io sono pronta. Parlare per uno o per tre è uguale. Ripassare tutta la Scrittura è gioia. Che vengano».

I tre bambini, che erano entrati piano piano, sentono e stanno in attesa del verdetto.

«Ti faranno disperare, Maria», dice Alfeo.

«No! Con me sono sempre buoni. Non è vero che sarete buoni se io vi insegnerò?».

I due le corrono vicini, uno a destra, uno a sinistra, le mettono le braccia intorno alle spalle, le testoline sulle spalle, e promettono tutto il bene possibile.

«Lasciali provare, Alfeo, e lasciami provare. Io credo che non sarai malcontento della prova. Verranno ogni giorno dall’ora di sesta a sera. Basterà, credilo. Io so l’arte di insegnare senza stancare. I bambini vanno tenuti avvinti e distratti insieme. Bisogna capirli, amarli ed essere amati, per ottenere da loro. E voi mi amate, non è vero?».

Due grossi bacioni sono la risposta.

«Lo vedi?».

«Lo vedo. Non ho che dirti: “Grazie”. E Gesù che dirà, vedendo la Mamma persa con altri? Che dici, Gesù?».

«Io dico: “Beati quelli che stanno ad ascoltarla e drizzano la loro dimora presso la sua”. Come per la Sapienza, beato chi è amico di mia Madre, ed Io sono felice che coloro che amo siano suoi amici».

«Ma chi pone tali parole sulle labbra del Fanciullo?», chiede Alfeo stupito.

«Nessuno, fratello. Nessun che sia del mondo».

La visione cessa qui.

EMR 38.9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dice Gesù:

«E Maria fu maestra di Me, Giacomo e Giuda. Ecco perché ci amammo come fratelli, oltre che per la parentela, per la scienza e per il crescere uniti, come tre tralci sorretti da un unico palo. La Mamma mia. Dottore come nessun altro in Israele, questa dolce Madre mia. Sede della Sapienza, e della vera Sapienza, ci istruì per il mondo e per il Cielo. Dico: “ci istruì”, perché Io fui suo scolaro non diversamente dai cugini. E il “sigillo” fu mantenuto sul segreto di Dio, contro l’indagare di Satana, mantenuto sotto l’apparenza di una vita comune.

Ti sei beata nella scena soave? Ora sta’ in pace. Gesù è con te».

EMR 39.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

(...) Ora è con la sua Mamma, in casa sua, e di fronte a Lui è S. Giuseppe che gli sorride con amore, e sono i cuginetti che lo ammirano e la zia Maria d’Alfeo che lo carezza… È felice. Ha bisogno di amore, il mio Gesù, per esser felice. E in questo momento lo ha.

È vestito di una sciolta veste di lana rosso rubino chiaro. Morbida, di tessitura perfetta nella sua compatta sottigliezza. Al collo, sul davanti, in basso delle maniche lunghe e ampie, e della veste che scende sino a terra, scoprendo appena i piedi calzati di sandali nuovi e molto ben fatti — non le solite suole fissate con striscerelle di cuoio al piede — è una greca, non ricamata, ma tessuta in colore più scuro sul rubino della veste. Deve essere opera della Mamma, perché la cognata l’ammira e la loda.

Dettaglio

La Sacra Famiglia si prepara a lasciare Gerusalemme per la festa della Maggiore età di Gesù.

EMR 44

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù si prepara a lasciare Nazareth. Maria è chiaramente angosciata. Suo Figlio mangia e, dopo aver preparato la borsa, Maria si isola per un momento. Gesù va da lei e si scopre che sta piangendo nella bottega di Giuseppe. Gesù le parla e vanno entrambi nel giardino, dove Gesù le dà le sue raccomandazioni. Poi recitano insieme il Padre Nostro, per appoggiarsi a Dio nell'ora della prova. Gesù se ne va, lasciando sua Madre a Nazareth.

Cristo fa un dettato e parla della sofferenza di Maria dopo la separazione da Cristo. Per un momento dice perché sta dando l'Opera e come dà le lezioni. Poi dichiara che questa visione vale per tutti coloro che devono subire una dolorosa rinuncia e lasciare la propria famiglia. Questa lezione è rivolta sia ai genitori che ai figli.

Maria ha sofferto il dolore di essere separata da suo Figlio, ma non si è ribellata alla volontà di Dio. Ha pianto - ma chi non avrebbe pianto quando ha intuito come avrebbe sofferto il proprio Figlio? Sapeva che i suoi parenti erano pieni di buon senso umano e che non avrebbero capito la partenza o la predicazione di Cristo. Sapeva che suo Figlio avrebbe incontrato ostilità durante il suo ministero. Anche lei ha pianto, sofferto e riparato per tutte le madri che devono separarsi dalla loro prole. Le lacrime della Madre e il Sangue di Gesù Cristo rafforzano coloro che devono dare prova di eroismo, e rafforzano in particolare le anime consacrate e le anime vittime.

Nell'ora della prova, Maria prega con Gesù. La sofferenza non le ha impedito di pregare, anzi. E Gesù ci dice che dobbiamo sempre pregare con lui, perché è Gesù che ci giustifica.

EMR 51.3-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

51.3 «Già ammaestri, Gesù?», chiede il Taddeo.

«Sì, cugino».

«E che parole! Ah! non si odono sul labbro d’altri!».

Giuda sospira. Col capo appoggiato alla mano, col gomito puntato sul ginocchio, guarda Gesù e sospira. Pare voglia parlare e non osi.

Gesù lo stuzzica: «Che hai, Giuda? Perché mi guardi e sospiri?».

«Niente».

«No. Niente non è. Non sono più il Gesù che tu amavi? Quello per cui non avevi segreti?».

«Sì, che lo sei! E come mi manchi, Tu, maestro del tuo più anziano cugino…».

«E allora? Parla».

«Volevo dirti… Gesù… sii prudente… hai una Madre… che non ha che Te… Tu vuoi essere un “rabbi” diverso dagli altri e Tu sai, meglio di me, che… che le caste potenti non permettono cose diverse alle consuetudinarie da loro messe. Conosco il tuo modo di pensare… è santo… Ma il mondo non è santo… e opprime i santi… Gesù… Tu sai la sorte di tuo cugino il Battista… È prigione, e se ancor non è morto è perché quel lurido Tetrarca ha paura della folla e del fulmine di Dio. Lurido e superstizioso come crudele e libidinoso. Tu… che farai? A che sorte vuoi andare incontro?».

«Giuda, questo mi chiedi tu che conosci tanto del mio pensiero? Parli di tuo impulso? No. Non mentire! Ti hanno mandato, e non mia Madre certo, a dirmi queste cose…».

Giuda abbassa il capo e tace.

«Parla, cugino».

«Mio padre… e con lui Giuseppe e Simone… sai… per tuo bene… per affetto per Te e Maria… non vedono di buon occhio quello che Tu ti proponi di fare… e… e vorrebbero Tu pensassi a tua Madre…».

51.4

«E tu che pensi?».

«Io… io».

«Tu sei combattuto fra le voci dell’Alto e della Terra. Non dico del Basso. Dico della Terra. Anche Giacomo lo è, più di te ancora. Ma Io vi dico che sopra la Terra è il Cielo, sopra gli interessi del mondo vi è la causa di Dio. Avete bisogno di cambiare modo di pensare. Quando lo saprete fare, sarete perfetti».

«Ma… e tua Madre?».

«Giuda, non c’è che Lei che avrebbe diritto a richiamarmi ai miei doveri di figlio, secondo la luce della Terra: ossia al mio dovere di lavorare per Lei, per sovvenire ai suoi bisogni materiali, al mio dovere di assistenza e conforto con una vicinanza alla Madre. E Lei non mi chiede nulla di questo. Da quando mi ebbe, Ella sa che mi avrebbe perduto, per ritrovarmi in una maniera più vasta di quella del piccolo cerchio della famiglia. E da allora si è preparata a questo. Non è nuova nel suo sangue questa assoluta volontà di donazione a Dio. Sua madre l’ha offerta al Tempio prima che Ella sorridesse alla luce. Ed Ella — me lo ha detto le innumeri volte che, tenendomi contro il suo cuore nelle lunghe sere d’inverno o nelle chiare notti d’estate piene di stelle, mi ha parlato della sua infanzia santa — ed Ella si è data a Dio sin da quelle prime luci della sua alba nel mondo. E più ancora si è data quando mi ebbe, per essere dove Io sono, sulla via della missione che mi viene da Dio. Tutti mi lasceranno in un’ora; magari per pochi minuti, ma la viltà sarà padrona di tutti e penserete che era meglio, per la vostra sicurezza, non avermi mai conosciuto. Ma Lei, che ha compreso e che sa, Lei sarà sempre meco. E voi tornerete ad essere miei per Essa. Con la forza della sua sicura, amorosa fede, Ella vi aspirerà in sé e perciò vi riaspirerà in Me, perché io sono nella Madre ed Ella è in Me, e Noi in Dio. Questo vorrei che comprendeste voi tutti, parenti secondo il mondo, amici e figli secondo il soprannaturale. Tu, e con te gli altri, non sapete chi è mia Madre. Ma, se lo sapeste, non la critichereste in cuor vostro per non sapermi tenere a Lei soggetto, ma la venerereste come l’Amica più intima di Dio, la Potente che tutto può sul cuore dell’Eterno Padre e sul Figlio del suo cuore. Per certo che a Cana verrò. Voglio farla felice. Comprenderete meglio dopo quest’ora».

Gesù è imponente e persuasivo.

Giuda lo guarda attento. Pensa. Dice: «E io pure per certo verrò con Te, insieme a questi, se mi vuoi… perché sento che Tu dici cose giuste. Perdona alla mia cecità e a quella dei fratelli. Sei tanto più santo di noi!…».

«Non ho rancore per chi non mi conosce. Non ne ho neppure per chi mi odia. Ma ne ho dolore per il male che a sé stesso fa.

Dettaglio

Giacomo di Alfeo è citato molto brevemente in 51,4. In questo brano, Giuda esprime le preoccupazioni della loro famiglia sul comportamento di Gesù a nome di tutti i parenti di Gesù.

EMR 56.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

56.3 «Sei sempre stato con Lui?».

«Sempre. Da quando tornò a Nazaret fu con me buon compagno. Sempre insieme. Siamo della stessa età, io di poco più anziano. E poi io ero il preferito dal padre di Lui, fratello a mio padre. Anche la Madre mi voleva molto bene. Sono cresciuto più con Lei che con mia madre».

«Ti voleva… Ora non ti vuole più lo stesso bene?».

«Oh! sì! Ma ci siamo un poco divisi da quando Egli si è fatto profeta. I miei parenti non ne hanno piacere».

«Quali parenti?».

«Mio padre e i due maggiori. L’altro è titubante… Mio padre è molto vecchio e non ho avuto cuore di urtarlo. Ma ora… Ora non più. Ora io vado dove cuore e mente mi attirano. Vado da Gesù. Non credo offendere la Legge facendo così. Ma già… se non fosse giusto ciò che voglio fare, Gesù me lo direbbe. Farò ciò che Lui dice. È lecito ad un padre ostacolare un figlio nel bene? Se io sento che lì è salute, perché impedirmi di averla? Perché i padri ci sono nemici talora?».

Simone sospira come per tristi ricordi e china il capo, ma non parla.

Risponde invece Tommaso: «Io ho già superato l’ostacolo. Mio padre mi ha udito e mi ha compreso. Mi ha benedetto dicendo: “Va’. Questa Pasqua sia per te liberazione dalla schiavitù di un’attesa. Felice te che puoi credere. Io attendo. Ma se è proprio Lui, e te ne accorgerai seguendolo, vieni al tuo vecchio padre per dirgli: ‘Vieni. Israele ha l’Atteso’”».

«Sei più fortunato di me. E dire che noi siamo vissuti al suo fianco!… E non crediamo, noi di famiglia!… E diciamo, ossia loro dicono: “È uscito di senno”!».

Dettaglio

Simone lo Zelota chiese a Giuda se avesse sempre accompagnato Cristo.