50.2 La visione mi mostra l’uscita dal paese e il principio del viaggio verso Betsaida. Ma non odo discorsi, anzi la visione ha una interruzione e riprende all’entrata di Betsaida. Comprendo che è questa città perché vedo Pietro, Andrea e Giacomo, e con loro delle donne, che attendono Gesù all’inizio dell’abitato.
«La pace sia con voi. Eccomi».
«Grazie, Maestro, per noi e per chi attende. Non è sabato, ma non le dirai le tue parole a chi aspetta di udirti?».
«Sì, Pietro. Le dirò. Nella tua casa».
Pietro è gongolante: «Vieni, allora. Questa è la moglie mia e questa la madre di Giovanni e queste amiche loro. Ma anche altri ti attendono: parenti e amici nostri».
«Avvertili che partirò a sera e prima parlerò loro».
Ho lasciato di dire che, partiti da Cafarnao al tramonto, li ho visti giungere a Betsaida al mattino.
«Maestro… io ti prego. Sosta una notte nella mia casa. Lungo il cammino per Gerusalemme, anche se io te lo abbrevio sino a Tiberiade con la barca. Povera la casa mia, ma onesta e amica. Resta con noi questa notte».
Gesù guarda Pietro e gli altri, che sono tutti in attesa. Li guarda scrutatore. Poi sorride e dice: «Sì».
Nuova gioia di Pietro.
Della gente guarda dalle porte e ammicca. Un uomo chiama a nome Giacomo e gli parla piano additando Gesù. Giacomo annuisce e l’uomo va a confabulare con altri fermi su un crocevia.
Entrano nella casa di Pietro. Una cucina vasta e fumosa. In un angolo, reti e canapi e ceste da pesca. In mezzo, il focolare largo e basso, per ora spento. Dalle due porte opposte si vede la via e l’orticello col fico e la vite. Oltre la via, il cerulo muovere del lago. Oltre l’orticello, il muretto scuro di un’altra casa.
«Ti offro quanto ho, Maestro, e come so…».
«Meglio e più non potresti, perché mi offri con amore».
Dànno a Gesù acqua per rinfrescarsi e poi pane e ulive. Gesù gusta pochi bocconi, tanto per mostrare che accetta, poi respinge ringraziando.
Dei bambini curiosano dall’orto e dalla via. Ma non so se siano figli di Pietro. So solo che lui fa gli occhiacci per tenere indietro i piccoli invadenti. Gesù sorride e dice: «Lasciali fare».
«Maestro, vuoi riposare? Lì vi è la mia stanza, là quella di Andrea. Scegli. Non faremo rumore mentre riposi».
«Avrai pure una terrazza?».
«Sì, e la vite, per quanto sia ancor quasi nuda, vi fa un poco d’ombra».
«Conducimi in essa. Preferisco riposare lassù. Penserò e pregherò».
«Come vuoi. Vieni».
Dall’orticello una scaletta sale al tetto, che è una terrazza limitata da un basso muretto. Anche qui, reti e canapi. Ma quanta luce di cielo e quanto azzurro di lago!
Gesù siede su uno sgabello con le spalle appoggiate al muretto. Pietro armeggia con una vela, che stende sopra e a fianco della vite per fare un riparo al sole. Vi è brezza e silenzio. Gesù visibilmente ne gode.
«Io vado, Maestro».
«Va’. Tu e Giovanni andate a dire che al tramonto, qui, parlerò».
Gesù resta solo e prega a lungo. Fuor che due coppie di colombi, che vanno e vengono dai nidi, e un cinguettio di passeri, non c’è rumore o vivente intorno a Gesù che prega. Le ore passano calme e serene.