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Note del tema

Personaggi principali e secondari

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Comfort di lettura

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EMR 180.7-10 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

« Avete inteso? Avete altro da chiedere? No? Allora possiamo andare a prendere riposo per partire domani per Cafarnao. Devo andare ancora in un posto prima di incominciare il viaggio verso Gerusalemme per la Pasqua».

«Passeremo ancora per Arimatea?», chiede l’Iscariota.

«Non è sicuro. A seconda dei…».

Alla porta viene bussato violentemente.

«Ma chi può essere a quest’ora?», dice Pietro alzandosi per aprire.

Si presenta Giovanni. Stravolto, impolverato, con chiari segni di pianto sul viso.

«Tu qui?», gridano tutti. «Ma che è accaduto?».

Gesù, che si è alzato, dice solo: «La Madre dove è?».

E Giovanni, venendo avanti e andando a inginocchiarsi ai piedi del suo Maestro, tendendo le braccia come per avere soccorso, dice: «La Madre sta bene, ma è in pianto come me, come tanti, e ti prega di non venire seguendo il Giordano dalla parte nostra. Mi ha mandato indietro per questo, perché… perché Giovanni tuo cugino è stato preso prigione…». E Giovanni piange mentre molto subbuglio si solleva fra i presenti.

Gesù impallidisce profondamente ma non si agita. Solamente dice: «Alzati e racconta».

«Andavo in giù con la Madre e le donne. Anche Isacco e Timoneo erano con noi. Tre donne e tre uomini. Ho ubbidito al tuo ordine di condurre Maria da Giovanni… ah! Tu lo sapevi che era l’ultimo addio!… Che doveva essere l’ultimo addio… Il temporale di giorni or sono ci ha fatto sostare di poche ore. Ma sono bastate perché Giovanni non potesse più vedere Maria… Noi siamo arrivati all’ora di sesta e lui era stato catturato al gallicinio…».

«Ma dove? Ma come? Da chi? Nel suo antro?», tutti chiedono, tutti vogliono sapere.

«È stato tradito!… Si è usato il tuo Nome per tradirlo!».

«Che orrore! Ma chi è stato?», urlano tutti.

E Giovanni rabbrividendo, dicendolo piano questo orrore che neppur l’aria dovrebbe udire, confessa: «Da un suo discepolo…».

Il subbuglio è al colmo. Chi maledice, chi piange, chi sbalordito resta in posa di statua.

180.8

Giovanni si attacca al collo di Gesù e grida: «Io ho paura per Te! per Te! per Te! I santi hanno i traditori che per l’oro si vendono, per l’oro e la paura dei grandi, per sete di premio, per… per ubbidienza a Satana. Per mille, mille cose! Oh! Gesù, Gesù, Gesù! Che dolore! Il mio primo maestro! Il mio Giovanni che mi ha dato Te!».

«Buono! Buono! Non mi accadrà nulla per ora».

«Ma poi? Ma poi? Mi guardo… guardo questi… ho paura di tutti, anche di me. Ci sarà fra noi il tuo traditore…».

«Ma sei pazzo? E credi che non lo faremo a pezzi?», urla Pietro.

E l’Iscariota: «Oh! pazzo per davvero! Io non lo sarò mai. Ma, se mi sentissi indebolito al punto di poterlo diventare, mi ucciderei. Meglio così che uccisore di Dio».

Gesù si libera dalla stretta di Giovanni e scuote rudemente l’Iscariota dicendo: «Non bestemmiare! Nulla ti potrà indebolire, se non vuoi. E se ciò fosse, fa’ di piangere, e non avere un delitto oltre al deicidio. Debole diviene chi da sé si svena di Dio».

180.9

Poi torna da Giovanni, che piange col capo sul tavolo, e dice: «Parla, con ordine. Io pure soffro. Era il mio sangue ed il mio Precursore».

«Non ho visto che i discepoli, parte di essi, costernati e furenti contro il traditore. Gli altri hanno accompagnato Giovanni verso la sua prigione per essergli vicino nella morte».

«Ma non è ancora morto… l’altra volta poté fuggire», cerca di confortare lo Zelote che vuole molto bene a Giovanni.

«Non è ancora morto. Ma morirà», risponde Giovanni.

«Sì. Morirà. Egli lo sa come Io lo so. Nulla e nessuno lo salverà questa volta. Quando? Non so. So che vivo non uscirà dalle mani di Erode».

«Sì, di Erode. Senti. Egli è andato verso quella gola da cui noi pure passammo al ritorno in Galilea, fra l’Ebal e il Garizim, perché gli fu detto dal traditore: “Il Messia è morente per un assalto di nemici. Ti vuole vedere per affidarti un segreto”. E lui è andato col traditore e con qualche altro. Nell’ombra del vallone erano gli armati di Erode e lo hanno preso. Gli altri sono fuggiti portando la notizia ai discepoli rimasti presso Ennon. Erano appena venuti quando giunsi io con la Madre. E quello che è orribile è che era uno delle nostre città… e che sono stati[4] i farisei di Cafarnao alla testa del complotto per prenderlo. Erano stati da lui dicendo che Tu eri stato loro ospite e che da lì partivi per la Giudea… Non sarebbe uscito dal suo rifugio altro che per Te…».

180.10

Un silenzio di tomba succede alla narrazione di Giovanni.

Gesù sembra svenato, cogli occhi di un azzurro cupissimo e come appannati. Sta a capo chino, la mano ancora sulla spalla di Giovanni, e la mano è scossa da un lieve tremito. Nessuno osa parlare.

Gesù rompe il silenzio: «Andremo in Giudea da altra via.

Ma domani devo andare a Cafarnao. Al più presto. Riposate. Io salgo fra gli ulivi. Ho bisogno di essere solo». Ed esce senza aggiungere altro.

«Va certo a piangere», mormora Giacomo d’Alfeo.

«Seguiamolo, fratello», dice Giuda Taddeo.

«No. Lasciatelo piangere. Solo usciamo piano, in ascolto.

Temo insidia da per tutto», risponde lo Zelote.

«Sì. Andiamo. Noi pescatori sulla riva. Se qualcuno viene dal lago lo vedremo. Voi per gli ulivi. È certo al suo solito posto, presso il noce. All’alba prepareremo le barche per andare presto. Quei serpenti! Eh! l’ho detto io! Di’, ragazzo? Ma… la Madre è proprio in sicuro?».

«Oh, sì! Anche i pastori discepoli di Giovanni sono andati con Lei. Andrea… non lo vedremo più il nostro Giovanni!».

«Taci! Taci! Mi sembra il canto del cuculo… Uno precede l’altro e… e…».

«Per l’Arca santa! Tacete! Se parlate ancora di sventura al Maestro, comincio da voi a farvi assaggiare il sapore del mio remo sulle reni!», urla Pietro inferocito. «Voi», dice poi a quelli che restano per gli ulivi, «prendete dei bastoni, dei grossi rami, là nella legnaia ce ne sono, e spargetevi armati. Il primo che si accosta a Gesù per nuocergli sia morto».

«Discepoli! Discepoli! Bisogna essere cauti coi nuovi!», esclama Filippo.

Il nuovo discepolo si sente ferito e chiede: «Dubiti di me? Egli mi ha scelto e voluto».

«Non di te. Ma di quelli che sono scribi e farisei e dei loro adoratori. Da lì verrà la rovina, credetelo».

Escono e si spargono chi per le barche, chi fra gli ulivi delle colline, e tutto ha termine.

Dettaglio

Nei capitoli precedenti, Giovanni di Zebedeo avrebbe accompagnato la Vergine a Hennon per vedere Giovanni.

Annotazione

"Tua madre sta bene, ma è in lacrime come me, come tante persone, e ti prega di non venire lungo il Giordano dalla nostra parte. (...) " Andremo in Giudea per un'altra strada". Gesù conferma in EMV 187,3 di rispettare il desiderio della madre e ne parla nuovamente a Maria in EMV 198,1/2.

Eravamo arrivati all'ora sesta ed era stato catturato al canto del gallo... Gallicinium, "il canto del gallo", corrisponde all'ultimo turno di guardia: dalle 3 alle 6 del mattino.

"Da uno dei suoi discepoli...". Questo fatto, che non sembra essere menzionato in nessuna tradizione, indica che anche il Precursore fu tradito da uno dei suoi discepoli.

Io non tradirò mai. Ma se mi sentissi così debole da poterlo fare, mi ucciderei. È meglio che essere l'assassino di Dio. Questo è il germe dell'idea del suicidio, che Giuda metterà in pratica dopo il suo tradimento (EMV 605,1/13).

Sì, morirà. Lo sa lui, come lo so io. Gesù non l'aveva nascosto a Giovanni stesso quando lo visitò (EMV 148,2). La morte del Battista è annunciata in EMV 270,7.

Si diresse verso la gola che anche noi abbiamo attraversato tornando in Galilea. È stato durante l'incontro con la samaritana Fotinai in EMV 143,4.

I farisei di Cafarnao erano a capo del complotto per catturarlo. Probabilmente furono Gioacchino ed Elia di Cafarnao a organizzare questo complotto (cfr. EMV 182,1).

Non avrebbe lasciato il suo rifugio per nessun altro se non per voi ... Enon (o Hennon), al confine tra Decapoli e Samaria, era fuori dalla giurisdizione di Erode. Giovanni era al sicuro lì.

EMR 180.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Andavo in giù con la Madre e le donne. Anche Isacco e Timoneo erano con noi. Tre donne e tre uomini. Ho ubbidito al tuo ordine di condurre Maria da Giovanni… ah! Tu lo sapevi che era l’ultimo addio!… Che doveva essere l’ultimo addio… Il temporale di giorni or sono ci ha fatto sostare di poche ore. Ma sono bastate perché Giovanni non potesse più vedere Maria… Noi siamo arrivati all’ora di sesta e lui era stato catturato al gallicinio…».

Dettaglio

Giovanni spiega a Gesù il suo viaggio a Hennon.

Annotazione

Tra le "donne" potrebbe esserci anche Maria di Alfeo, ma non ne abbiamo conferma.

EMR 180.9 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Sì. Morirà. Egli lo sa come Io lo so. Nulla e nessuno lo salverà questa volta. Quando? Non so. So che vivo non uscirà dalle mani di Erode».

«Sì, di Erode. Senti. Egli è andato verso quella gola da cui noi pure passammo al ritorno in Galilea, fra l’Ebal e il Garizim, perché gli fu detto dal traditore: “Il Messia è morente per un assalto di nemici. Ti vuole vedere per affidarti un segreto”. E lui è andato col traditore e con qualche altro. Nell’ombra del vallone erano gli armati di Erode e lo hanno preso. Gli altri sono fuggiti portando la notizia ai discepoli rimasti presso Ennon. Erano appena venuti quando giunsi io con la Madre. E quello che è orribile è che era uno delle nostre città… e che sono stati[4] i farisei di Cafarnao alla testa del complotto per prenderlo. Erano stati da lui dicendo che Tu eri stato loro ospite e che da lì partivi per la Giudea… Non sarebbe uscito dal suo rifugio altro che per Te…».

Dettaglio

Giovanni Battista è stato appena catturato e Gesù conferma la sua morte imminente.

EMR 180.10 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

« Di’, ragazzo? Ma… la Madre è proprio in sicuro?».

«Oh, sì! Anche i pastori discepoli di Giovanni sono andati con Lei. »

Dettaglio

Giovanni Battista fu arrestato mentre Giovanni accompagnava la Vergine Maria a Hennon, affinché il Precursore potesse vedere la Madre di Cristo.

EMR 180.10 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Discepoli! Discepoli! Bisogna essere cauti coi nuovi!», esclama Filippo.

Il nuovo discepolo si sente ferito e chiede: «Dubiti di me? Egli mi ha scelto e voluto».

«Non di te. Ma di quelli che sono scribi e farisei e dei loro adoratori. Da lì verrà la rovina, credetelo».

Escono e si spargono chi per le barche, chi fra gli ulivi delle colline, e tutto ha termine.

Dettaglio

Giovanni Battista è stato appena tradito da uno dei suoi discepoli e questo spaventa il gruppo apostolico.

EMR 181.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Un’alba chiara imperla il lago e fascia i colli di una nebbia leggera come velo di mussola da cui appaiono, ingentiliti, ulivi e noci, e case e dossi dei paesi del lago. Le barche scivolano quiete e silenziose, dirette verso Cafarnao. Ma ad un certo punto Pietro piega la barra del timone così rudemente che la barca si inchina da un lato.

«Che fai?», chiede Andrea.

«C’è la barca di un gufo. Esce ora da Cafarnao. Ho buoni occhi e, da ieri sera, fiuto di segugio. Non voglio che ci vedano. Torno al fiume. Andremo a piedi».

Anche l’altra barca ha seguito la manovra, ma Giacomo, che regge il timone, chiede a Pietro: «Perché fai questo?».

«Te lo dirò. Vienimi dietro».

Gesù, che è seduto a poppa, si riscuote quando è quasi all’altezza del Giordano. «Ma che fai, Simone?», chiede.

«Si scende qui. C’è uno sciacallo in giro. Non si può andare a Cafarnao oggi. Prima vado io a sentire un poco. Io con Simone e Natanaele. Tre degne persone contro tre indegne persone… se pure le indegne non saranno di più».

«Non vedere insidie da tutte le parti, ora! Quella non è la barca di Simone il fariseo?».

«È proprio quella».

«Non c’era alla cattura di Giovanni».

«Non so niente io».

«È sempre rispettoso verso di Me».

«Non so niente io».

«Mi fai parere vile».

«Non so niente io».

Per quanto Gesù non abbia voglia di ridere, deve sorridere per la santa cocciutaggine di Pietro.

«Ma a Cafarnao dovremo pure andare. Se non oggi, più tardi…».

«Ti ho detto che vado prima io e sento e… all’occorrenza… farò anche questa… sarà una grossa spina da inghiottire… ma lo farò per amore di Te… Andrò… andrò dal centurione a chiedere protezione…».

«Ma no! Non occorre!».

La barca si arresta sulla spiaggetta deserta, opposta a Betsaida. Scendono tutti.

«Venite voi due. Vieni anche te, Filippo. Voi giovani state qui. Faremo presto».

Il neo discepolo Elia prega: «Vieni in casa mia, Maestro. Ne sarei tanto felice di ospitarti…».

«Vengo. Simone, mi raggiungerai alla casa di Elia. Addio, Simone. Va’. Ma sii buono, prudente e misericordioso. Vieni, che ti baci e benedica».

Pietro non assicura di essere né buono, né paziente, né misericordioso. Tace e scambia il bacio col suo Maestro. Anche lo Zelote, Bartolomeo e Filippo scambiano il bacio di addio e le due comitive si separano andando in opposta direzione.

Dettaglio

È il giorno successivo all'arresto di Giovanni Battista.

Annotazione

- Vedo una barca di gufi! Sta lasciando Cafarnao. Devono essere a 3 o 4 km da Cafarnao e Pietro riconosce la barca di uno dei farisei.

Gesù, che era seduto a poppa, si sveglia quando è quasi al livello del Giordano. Poppa o parte posteriore di una barca. Questo è il suo posto "abituale", come si vede in EMV 448,3 e EMV 185,2).

Elia, il nuovo discepolo, chiede l'elemosina: si tratta di un nuovo discepolo, incontrato inEMV 179.

I due gruppi si separano in direzioni opposte. Pietro, con Simone lo Zelota, Filippo e Bartolomeo, si dirige lungo la costa a sud-ovest verso Cafarnao, mentre il gruppo di Gesù sale a nord per raggiungere il sentiero che porta a Corozain.

EMR 181.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Entrano in Corozim che l’aurora è già finita in giorno pieno. Non vi è stelo che non brilli per gemme di rugiada. Gli uccelli cantano per ogni dove. Vi è un’aria pura, fresca, che pare sappia persino di latte, di un latte più vegetale che animale. L’odore dei grani che si formano nelle spighe, dei mandorleti carichi di frutti… un odore che ho sentito nelle fresche mattine nei campi opimi della pianura padana.

La casa di Elia è presto raggiunta. Ma già molti in Corozim sanno che è giunto il Maestro e, mentre Gesù sta per porre piede sulla soglia, una madre accorre gridando: «Gesù, Figlio di Davide, pietà della mia creatura!».

Annotazione

Quando entrarono a Chorazeïn, l'alba lasciò il posto alla luce del giorno. Dal lago, Hanno percorso 6 km, impiegando circa un'ora e mezza.

EMR 181.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Entrano in Corozim che l’aurora è già finita in giorno pieno. Non vi è stelo che non brilli per gemme di rugiada. Gli uccelli cantano per ogni dove. Vi è un’aria pura, fresca, che pare sappia persino di latte, di un latte più vegetale che animale. L’odore dei grani che si formano nelle spighe, dei mandorleti carichi di frutti… un odore che ho sentito nelle fresche mattine nei campi opimi della pianura padana.

La casa di Elia è presto raggiunta. Ma già molti in Corozim sanno che è giunto il Maestro e, mentre Gesù sta per porre piede sulla soglia, una madre accorre gridando: «Gesù, Figlio di Davide, pietà della mia creatura!». Ha sulle braccia una fanciulla di un dieci anni circa, cerea e magrissima. Più che cerea, giallastra.

«Che ha tua figlia?».

«Le febbri. Le ha prese alla pastura lungo il Giordano. Perché siamo i pastori di un ricco. Io sono stata chiamata dal padre presso la bambina ammalata. Egli ora è tornato ai monti.

Ma Tu sai che con questo male non si può passare in luoghi alti. Come posso stare qui? Il padrone mi ha lasciata fino ad ora. Ma io sono alle lane e alle figliate. Viene il tempo del lavoro per noi pastori. Saremo licenziati o divisi se io resto. Vedrò morire la figlia se vado all’Hermon».

«Hai fede che Io possa?».

«Ho parlato con Daniele pastore di Eliseo. Mi ha detto: “Il nostro Bambino guarisce ogni male. Vai dal Messia”. Da oltre Meron sono venuta con questa fra le braccia cercando Te.

Avrei sempre camminato fino a trovarti…».

«Non camminare più altro che per tornare a casa, al lavoro sereno. Tua figlia è guarita perché Io lo voglio. Va’ in pace».

La donna guarda la figlia e guarda Gesù. Forse spera di vedere tornare grassa e colorita la fanciulla all’istante. Anche la fanciulla sgrana i suoi occhi stanchi, che prima teneva chiusi, in volto a Gesù e sorride.

«Non temere, donna. Non ti inganno. La febbre è sparita per sempre. Di giorno in giorno ella tornerà fiorente. Lasciala andare. Non barcollerà più e non sentirà stanchezza».

La madre posa al suolo la fanciulla, che sta ben ritta e sorride sempre più giuliva. Infine trilla con la sua voce argentina:

«Benedici il Signore, mamma! Sono ben guarita! Lo sento», e nella sua semplicità di pastorella e di fanciulla si lancia al collo di Gesù e lo bacia. La madre, riservata come l’età insegna, si prostra e bacia la veste benedicendo il Signore.

«Andate. Ricordatevi del beneficio avuto da Dio e siate buone. La pace sia con voi».

Annotazione

"Che cos'ha sua figlia?". "Febbre. Le ha prese nei pascoli lungo il Giordano". Molto probabilmente si tratta della febbre gialla, o febbre di palude, che ha devastato le popolazioni di tutta l'antichità. A questo proposito, si veda la nota a EMV 177: Le febbri di palude (febbre gialla o malaria) causavano gravi epidemie nell'Antichità. Sono menzionate più volte nell'opera. Per secoli queste febbri sono state attribuite all'aria malsana (aria cattiva, da cui deriva la parola italiana mala aria), senza mai fare il collegamento con le zanzare. Maria Valtorta riporta un'opinione perfettamente in linea con le credenze romane e non legata alle sue conoscenze di infermiera.

Sono stata chiamata dal padre della ragazza malata. Ora è tornato in montagna. Ma lei sa che con questa malattia non si può andare in quota. Questa indicazione medica merita di essere esaminata da persone competenti.

EMR 181.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ma la gente si affolla già nell’orticello della casa di Elia e reclama la parola del Maestro. E per quanto Gesù non abbia molta voglia di farlo, addolorato come è per la cattura, e per il modo come è avvenuta, del Battista, pure si arrende e all’ombra degli alberi inizia a parlare.

Dettaglio

A casa di Elie de Chorazeïn.

Annotazione

Sebbene Gesù abbia poca voglia di parlare, angosciato dalla cattura di Giovanni Battista e dal modo in cui è avvenuta, cede. Aveva sentito la notizia il giorno prima.

EMR 181.3-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ancora in questo bel tempo di grani che spigano, Io vi voglio proporre una parabola presa dai grani. Udite.

Il Regno dei Cieli è simile ad un uomo che seminò buon seme nel suo campo. Ma, mentre l’uomo e i suoi servi dormivano, venne un suo nemico e sparse seme di loglio sui solchi e poi se ne andò. Nessuno sul principio si accorse di nulla. Venne l’inverno con le piogge e le brine, venne la fine di tebet e germogliò il grano. Un verde tenero di foglioline appena spuntate. Parevano tutte uguali nella loro infanzia innocente. Venne scebat e poi adar e si formarono le piante e poi granirono le spighe. Si vide allora che il verde non era tutto grano ma anche loglio, ben avviticchiato coi suoi vilucchi sottili e tenaci agli steli del grano.

I servi del padrone andarono alla sua casa e dissero: “Signore, che seme hai seminato? Non era seme eletto, mondo da ogni altro seme che grano non fosse?”.

“Certo che lo era. Io ne ho scelto i chicchi tutti uguali di formazione. E avrei visto se vi fossero stati altri semi”.

“E come allora è nato tanto loglio fra il tuo grano?”.

Il padrone pensò, poi disse: “Qualche nemico mio mi ha fatto questo per farmi danno”.

I servi chiesero allora: “Vuoi che andiamo fra i solchi e con pazienza liberiamo le spighe dal loglio, strappando quest’ultimo? Ordina e lo faremo”.

Ma il padrone rispose: “No. Potreste nel farlo estirpare anche il grano e quasi sicuramente offendere le spighe ancora tenerelle. Lasciate che l’uno e l’altro stiano insieme fino alla mietitura. Allora io dirò ai mietitori: ‘Falciate tutto insieme; poi, avanti di legare i covoni, ora che il seccume ha fatto friabili i vilucchi del loglio mentre più robuste e dure sono le serrate spighe, scegliete il loglio dal grano e fatene fasci a parte. Li brucerete poi e faranno concime al suolo. Mentre il buon grano lo porterete nei granai e servirà ad ottimo pane con scorno del nemico, che avrà guadagnato solo di esser abbietto a Dio col suo livore’”.

Ora riflettete fra voi quanto sovente avvenga e numerosa sia la semina del Nemico nei vostri cuori. E comprendete come occorra vigilare con pazienza e costanza per fare sì che poco loglio si mescoli al grano eletto. La sorte del loglio è di ardere. Volete voi ardere o divenire cittadini del Regno? Voi dite che volete essere cittadini del Regno. Ebbene, sappiatelo essere. Il buon Dio vi dà la Parola. Il Nemico vigila per renderla nociva, poiché farina di grano mescolata a farina di loglio dà pane amaro e nocivo al ventre. Sappiate col buon volere, se loglio è nell’anima vostra, sceglierlo per gettarlo onde non essere indegni di Dio.

Andate, figli. La pace sia con voi».

181.4

La gente sfolla lentamente. Nell’orto restano gli otto apostoli più Elia, suo fratello, la madre e il vecchio Isacco, che si pasce l’anima nel guardarsi il suo Salvatore.

«Venitemi intorno e udite. Vi spiego il senso completo della parabola, che ha due aspetti ancora, oltre quello detto alla folla.

Nel senso universale la parabola ha questa applicazione: il campo è il mondo. Il buon seme sono i figli del Regno di Dio, seminati da Dio sul mondo in attesa di giungere al loro limite ed essere recisi dalla Falciatrice e portati al Padrone del mondo, perché li riponga nei suoi granai. Il loglio sono i figli del Maligno, sparsi a loro volta sul campo di Dio nell’intento di dare pena al Padrone del mondo e di nuocere anche alle spighe di Dio. Il Nemico di Dio li ha, per un sortilegio, seminati apposta, perché veramente il Diavolo snatura l’uomo fino a farne una sua creatura, e questa semina, per traviare altri che non ha potuto asservire altrimenti. La mietitura, anzi la formazione dei covoni e il trasporto degli stessi ai granai, è la fine del mondo, e coloro che la compiono sono gli angeli. A loro è ordinato di radunare le falciate creature e separare il grano dal loglio e, come nella parabola questo si brucia, così verranno bruciati nel fuoco eterno i dannati, all’Ultimo Giudizio.

Il Figlio dell’uomo manderà a togliere dal suo Regno tutti gli operatori di scandali e di iniquità. Perché allora il Regno sarà e in Terra e in Cielo, e fra i cittadini del Regno sulla Terra saranno mescolati molti figli del Nemico. Questi raggiungeranno, come è detto[1] anche dai Profeti, la perfezione dello scandalo e dell’abominio in ogni ministero della Terra, e daranno fiera noia ai figli dello spirito. Nel Regno di Dio, nei Cieli, già saranno stati espulsi i corrotti, perché corruzione non entra in Cielo. Ora dunque gli angeli del Signore, menando la falce fra le schiere dell’ultimo raccolto, falceranno e separeranno il grano dal loglio e getteranno questo nella fornace ardente dove è pianto e stridor di denti, portando invece i giusti, l’eletto grano, nella Gerusalemme eterna dove essi splenderanno come soli nel Regno del Padre mio e vostro.

181.5

Questo nel senso universale. Ma per voi ve ne è un altro ancora, che risponde alle domande che più volte, e specie da ieri sera, vi fate. Voi vi chiedete: “Ma dunque fra la massa dei discepoli possono essere dei traditori?”, e fremete in cuor vostro di orrore e di paura. Ve ne possono essere. Ve ne sono certo.

Il seminatore sparge il buon seme. In questo caso, più che spargere, si potrebbe dire: “coglie”. Perché il maestro, sia che sia Io o sia che fosse il Battista, aveva scelto i suoi discepoli. Come allora si sono traviati? No, anzi. Male ho detto dicendo “seme” i discepoli. Voi potreste capire male. Dirò allora “campo”. Tanti discepoli tanti campi, scelti dal maestro per costituire l’area del Regno di Dio, i beni di Dio. Su essi il maestro si affatica per coltivarli, acciò diano il cento per cento. Tutte le cure. Tutte. Con pazienza. Con amore. Con sapienza. Con fatica. Con costanza. Vede anche le loro tendenze malvagie. Le loro aridità e le loro avidità. Vede le loro testardaggini e le loro debolezze. Ma spera, spera sempre e corrobora la sua speranza con la preghiera e la penitenza, perché li vuole portare alla perfezione.

Ma i campi sono aperti. Non sono un chiuso giardino cinto da mura di fortezza, di cui sia padrone solo il maestro e in cui solo lui possa penetrare. Sono aperti. Messi al centro del mondo, fra il mondo, tutti li possono avvicinare, tutti vi possono penetrare. Tutti e tutto. Oh! non è il loglio solo il mal seme seminato! Il loglio potrebbe essere simbolo della leggerezza amara dello spirito del mondo. Ma vi nascono, gettati dal Nemico, tutti gli altri semi. Ecco le ortiche. Ecco le gramigne. Ecco le cuscute. Ecco i vilucchi. Ecco infine le cicute e i tossici. Perché? Perché? Che sono?

Le ortiche: gli spiriti pungenti, indomabili, che feriscono per sovrabbondanza di veleni e danno tanto disagio. Le gramigne: i parassiti che sfiniscono il maestro senza saper fare altro[2] che strisciare e succhiare, godendo del lavoro di lui e nuocendo ai volonterosi, che veramente trarrebbero maggior frutto se il maestro fosse non turbato e distratto dalle cure che esigono le gramigne. I vilucchi inerti che non si alzano da terra che fruendo degli altri. Le cuscute: tormento sulla via già penosa del maestro e tormento ai discepoli fedeli che lo seguono. Si uncinano, si conficcano, lacerano, graffiano, mettono diffidenza e sofferenza. I tossici: i delinquenti fra i discepoli, coloro che giungono a tradire e a spegnere la vita come le cicute e le altre piante tossiche. Avete mai visto come sono belle coi loro fiorellini che poi divengono palline bianche, rosse, celeste-viola? Chi direbbe che quella corolla stellare, candida o appena rosata, col suo cuoricino d’oro, chi che quei coralli multicolori, tanto simili ad altri frutticini che sono la delizia degli uccelli e dei pargoli, possano, giunti a maturazione, dare morte? Nessuno. E gli innocenti ci cascano. Credono tutti buoni come loro… e ne colgono e muoiono.

Credono tutti buoni come loro! Oh! che verità che sublima il maestro e che condanna il suo traditore! Come? La bontà non disarma? Non rende il malvolere innocuo? No. Non lo rende tale, perché l’uomo caduto preda del Nemico è insensibile a tutto ciò che è superiore. E ogni superiore cosa cambia per lui aspetto. La bontà diviene debolezza che è lecito calpestare e acuisce il suo malvolere come acuisce la voglia di sgozzare, in una fiera, il sentire l’odore del sangue. Anche il maestro è sempre un innocente… e lascia che il suo traditore lo avveleni, perché non vuole e non può lasciar pensare agli altri[3] che un uomo giunga ad essere micidiale a chi è innocente.

181.6

Nei discepoli, i campi del maestro, vengono i nemici. Sono tanti. Il primo è Satana. Gli altri i suoi servi, ossia gli uomini, le passioni, il mondo e la carne. Ecco, ecco il discepolo più facile ad essere percosso da essi perché non sta tutto presso al maestro, ma sta a cavaliere fra il maestro e il mondo. Non sa, non vuole separarsi tutto da ciò che è mondo, carne, passioni e demonio, per essere tutto di chi lo porta a Dio. Su questo spargono i loro semi e mondo e carne, e passioni e demonio. L’oro, il potere, la donna, l’orgoglio, la paura di un mal giudizio del mondo e lo spirito di utilitarismo. “I grandi sono i più forti. Ecco che io li servo per averli amici”. E si diventa delinquenti e dannati per queste misere cose!… Perché il maestro, che vede l’imperfezione del discepolo, anche se non vuole arrendersi al pensiero: “Costui sarà il mio uccisore”, non lo estirpa subito dalle sue file? Questo voi vi chiedete.

Perché è inutile farlo. Se lo facesse non impedirebbe di averlo nemico, doppiamente e più sveltamente nemico per la rabbia o il dolore di essere scoperto o di essere cacciato. Dolore. Sì. Perché delle volte il cattivo discepolo non si avvede di essere tale. È tanto sottile l’opera demoniaca che egli non l’avverte. Si indemonia senza sospettare di essere soggetto a questa operazione. Rabbia. Sì. Rabbia per essere conosciuto per quello che è, quando egli non è incosciente del lavoro di Satana e dei suoi adepti: gli uomini che tentano il debole nelle sue debolezze per levare dal mondo il santo che li offende, nelle loro malvagità, con il paragone della sua bontà.

E allora il santo prega e si abbandona a Dio. “Ciò che Tu permetti si faccia, sia fatto”, dice. Solo aggiunge questa clausola: “purché serva al tuo fine”. Il santo sa che verrà l’ora in cui verranno espulsi dalle sue messi i logli malvagi. Da chi? Da Dio stesso, che non permette oltre di quanto è utile al trionfo della sua volontà d’amore».

181.7

«Ma se Tu ammetti che sempre è Satana, e gli adepti di lui… mi sembra che la responsabilità del discepolo scemi», dice Matteo.

«Non te lo pensare. Se il Male esiste, esiste anche il Bene, ed esiste nell’uomo il discernimento e con esso la libertà».

«Tu dici che Dio non permette oltre di quanto è utile al trionfo della sua volontà d’amore[4]. Dunque anche questo errore è utile, se Egli lo permette, e serve ad un trionfo di volontà divina», dice l’Iscariota.

«E tu arguisci, come Matteo, che ciò giustifica il delitto del discepolo. Dio aveva creato il leone senza ferocia e il serpente senza veleno. Ora l’uno è feroce e l’altro è velenoso. Ma Dio li ha separati dall’uomo per ciò. Medita su questo e applica. »

Annotazione

In questo bel periodo dell'anno, quando si formano le spighe di grano, vorrei suggerire una parabola presa in prestito dal chicco di grano. Ascoltatela. La parabola del grano e della zizzania è raccontata brevemente in Matteo 13:24-30 (vedi sotto). In EMV 575,7 Gesù ricorda a Giovanni e Giacomo questa parabola.

Alla fine del mese di Tebet, il grano germogliò e si vide il verde tenero delle piccole erbacce che cominciavano a crescere. Alla fine del mese di Tebet: inizio di gennaio; Shebat corrisponde a gennaio/febbraio, Adar a febbraio/marzo. Si veda il calendario per i mesi e le spiegazioni qui riportate per l'anno.

Abbiamo poi visto che il verde non era solo il grano, ma che c'erano anche erbacce avvolte strettamente con i loro viticci sottili e tenaci intorno agli steli del grano. Il nome botanico del loglio è Lolium, vicino al Loglio italiano usato da Maria Valtorta. Tuttavia, la Vulgata usa la parola Zizania (da cui deriva l'espressione semer la zizanie). In latino, questo termine può essere generico e designare un'erbaccia in accordo con il suo significato siriaco (Zizon) da cui deriva. Gli agronomi chiamano queste piante indesiderate e invasive "erbacce". Si veda il commento al capitolo 181 su maria-valtorta.org(Pro e contro Maria Valtorta, La disputa tra Mir et Gregori, pagina 189 e seguenti).

C'erano anche le erbacce che avvolgevano strettamente gli steli di grano, con i loro viticci sottili e tenaci. Tra le "erbacce" che Gesù menziona in seguito, diverse piante hanno i viticci, come il convolvolo e la dodder, una pianta della Palestina. Comprendiamo che Gesù ci chiede di non estirparle per paura di estirpare allo stesso tempo il buon grano.

Il nemico sta guardando per renderlo dannoso, perché la farina di grano mescolata con la farina di rovo fa un pane amaro che è dannoso per l'intestino. (...) Ora tutti gli altri semi sono stati gettati dal nemico e stanno germogliando: ecco le ortiche, la gramigna, la dardana, il convolvolo, la cicuta e le erbe velenose. La robbia ha proprietà lassative e il convolvolo è un blando purgante. La farina di loglio comune, mescolata in piccole quantità alla farina di grano, impedisce l'azione del lievito. Per quanto riguarda i problemi intestinali menzionati da Gesù, essi devono essere causati dalla robbia o dal convolvolo, o da un tipo di loglio diverso dal loglio comune, che a volte viene usato come pianta da foraggio.

Questi raggiungeranno, come annunciano i profeti, la perfezione dello scandalo e dell'abominio in tutta la loro attività terrena. Per esempio: Deuteronomio 9,27; 11,31.36; 12,11.

Deut 9, 27: Ricordati dei tuoi servi, Abramo, Isacco e Giacobbe; non guardare alla testardaggine di questo popolo, alla sua malvagità e al suo peccato.

Non abbiamo trovato versetti convincenti negli altri riferimenti indicati.

Ecco dunque il significato universale: Gesù aveva già commentato il significato della Parabola nella sua catechesi del 27 ottobre 1943.

Ci si può chiedere: "Ma possono esserci dei traditori tra i discepoli? "Vedi il capitolo precedente, in EMV 180.8. Il tradimento di uno dei discepoli di Giovanni Battista, che portò all'arresto del profeta, fece molto scalpore.

Tutti gli altri semi sono stati seminati lì dal nemico: ortiche, gramigna, erba di monte, convolvolo, cicuta ed erbe velenose. La drosera della Palestina (cuscuta palaestina) è un parassita che circonda le piante con numerosi polloni. Vedere le notevoli conoscenze botaniche.

Avete mai visto quanto sono belle, con i loro fiorellini che diventano tante piccole palline bianche, rosse, blu-viola? Palline rosse: agrodolce (Solanum dulcamara). Si ritiene che le sue bacche provochino dolori addominali, vomito e mal di testa. Si trovano nell'Eurasia meridionale.

Palline blu-viola: è il caso della corriera a foglie di mirto (Corriara myrtifolia). I suoi frutti blu-viola sono appetitosi, ma causano avvelenamento da alcol nelle mandrie che li mangiano. In certe condizioni possono essere fatali. Tuttavia, questa pianta è comune solo nel Mediterraneo occidentale. Questo potrebbe essere il caso anche della bryonia dioica (Bryonia dioica). Pianta rampicante con viticci, può causare dermatiti di vario grado di irritazione a contatto con la pelle. L'ingestione di parti della pianta (bacche, radice) provoca vomito e diarrea e può avere conseguenze gravi (delirio, crampi, ecc.). Poche decine di bacche dal colore attraente sono sufficienti per uccidere un bambino.

Le persone buone credono che gli altri siano buoni come loro! Ah, che verità che eleva il maestro e condanna chi lo tradisce! Durante la rilettura del dattiloscritto da parte di padre Migliorini, Maria Valtorta annotò a questo punto: "Lavorare per redimere con bontà, lavorare senza speranze né illusioni, per puro desiderio di fare il proprio dovere fino in fondo, lavorare perché gli altri non si accorgano che quello è un cattivo, perché non lo odino... Che lezione divina dà il Divino Maestro alle guide spirituali e a tutti i cristiani!".

"Dio non permette a nessuno di opporsi al trionfo della sua volontà amorosa più di quanto sia utile". Su un foglio inserito nella copia dattiloscritta, Maria Valtorta scrive:

"Dio ha dato all'uomo l'intelletto per capire, la ragione per guidarsi come creatura ragionevole, la coscienza per consigliare, la legge per sapersi regolare, la libertà di meritare ciò che vuole: Dio e la gloria, o l'inferno e la dannazione.

Inoltre, gli ha dato la grazia, o la predestinazione alla grazia, perché sia uno stimolo, o un mezzo, per elevare le cose sotto elencate a un livello capace di dargli un gusto santo per il soprannaturale e per Dio.

Ora, nell'uomo intelligente, ragionevole, cosciente, libero e soprattutto istruito nella Fede, conoscendo il suo ultimo fine e la Legge divina, ci devono essere solo le azioni che la Legge prescrive e la conoscenza del fine ci incita a praticare, anche se la ragione e la coscienza le indicano come buone per tutti, anche per chi non conosce la religione rivelata, al fine diottenere la ricompensa eterna che l'intelletto umano, tanto più se illuminato dalla Grazia, è infinitamente superiore a tutte le concezioni che un credente può immaginare.

Ma talvolta accade che l'uomo, agendo contro la ragione, trasformi la sua libertà in un giogo della più crudele delle schiavitù: quella del diavolo e del peccato, preferendo il Male al Bene.

Anche se Dio permette all'uomo di fare ciò che sceglie di sua spontanea volontà, per giudicarlo e confermarlo nella grazia o per giudicare che merita un castigo, nulla diminuisce la colpa dell'uomo. Infatti, se è vero che l'uomo, su suggerimento di Dio o su istigazione di Satana, può fare il bene o il male, non è meno vero che l'uomo deve seguire solo Dio e i suoi inviti d'amore, perché è da lui che ha ricevuto tutti quei doni naturali, morali e soprannaturali capaci di renderlo figlio di Dio, erede del Regno".

Vangelo di Matteo 13, 23-30; 36-43

Mt 13, 23-30; Mt 13, 36-43: Colui che ha ricevuto il seme nel terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende: egli porta frutto in ragione di cento, o sessanta, o trenta a uno". E diede loro un'altra parabola: "Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre la gente dormiva, venne il suo nemico, seminò la zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando lo stelo crebbe e produsse una spiga di grano, apparvero anche le erbacce. I servi del padrone vennero a dirgli: "Signore, non è forse buon grano quello che hai seminato nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?". Egli rispose loro: "È stato un nemico a fare questo". I servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a toglierla?". Rispose: "No, se togliete la zizzania, rischiate di sradicare anche il grano. Lasciateli crescere insieme fino al tempo della mietitura; e al tempo della mietitura dirò ai mietitori: "Prima togliete la zizzania, legatela in fasci per bruciarla; quanto al grano, raccoglietelo per portarlo nel mio granaio"".

Poi lasciò le folle e tornò a casa. I suoi discepoli vennero da lui e gli dissero: "Spiegaci chiaramente la parabola della zizzania nel campo". Egli rispose loro: "Il Figlio dell'uomo è colui che semina il buon seme; il campo è il mondo; il buon seme sono i figli del Regno; la zizzania sono i figli del Maligno. Il nemico che ha seminato è il diavolo; il raccolto è la fine del mondo; i mietitori sono gli angeli. Come la zizzania viene portata via e gettata nel fuoco, così sarà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli ed essi toglieranno dal suo regno tutti coloro che sono causa di inciampo e tutti coloro che fanno il male e li getteranno nella fornace, dove ci sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchio ascolti!