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Note della parola chiave

Guarigione e miracoli fisici

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EMR 54.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Un uomo tutto imbacuccato è addossato al muretto rustico che sostiene un balzo, il più prossimo al limite del podere. Deve esser salito lì da un viottoletto che conduce lì costeggiando il torrentello.

Quando vede venire verso di lui Gesù, grida: «Indietro, indietro! Ma anche pietà!». E scopre il suo tronco, lasciando cadere la veste. Se il viso è già coperto di croste, il tronco è un ricamo di piaghe. Quali già ridotte a buchi fondi, quali semplicemente come bruciature rosse, quali biancastre e lucide come se sopra avessero un vetrino bianco.

«Sei lebbroso! Che vuoi da Me?».

«Non mi maledire! Non mi lapidare! Mi han detto che l’altra sera ti sei manifestato come Voce di Dio e Portatore della Grazia. Mi han detto che Tu hai assicurato che, alzando il tuo segno, sani ogni male. Alzalo su me. Vengo dai sepolcri… là… Ho strisciato come una serpe fra i rovi del torrente per giungere qui non visto. Ho aspettato la sera a farlo, perché nella penombra meno si vede chi sono. Ho osato… ho trovato costui, della casa, abbastanza buono. Non mi ha ucciso. Mi ha detto solo: “Attendi contro il muretto”. Abbi Tu pure pietà», e poiché Gesù si avvicina (Lui solo, perché i sei discepoli e il padrone del luogo, con i due sconosciuti, sono lontani e mostrano chiaramente ribrezzo) dice ancora: «Non più avanti! Non più! Sono infetto!». Ma Gesù procede. Lo guarda con tanta pietà che l’uomo si pone a piangere e si inginocchia col volto quasi a terra, e geme: «Il tuo segno! Il tuo segno!».

«Sarà alzato nella sua ora. Ma a te dico: alzati! Sii sanato. Lo voglio. E siimi tu segno in questa città che deve conoscermi. Sorgi, dico! E non peccare, per riconoscenza a Dio!».

L’uomo si alza piano piano. Pare che emerga di fra le erbe alte e fiorite come da un lenzuolo di tomba… ed è guarito. Si guarda all’ultima luce. È guarito. Grida: «Mondo sono! Oh! che devo fare ora per Te?».

«Ubbidire alla Legge. Vai dal sacerdote. Sii buono in futuro. Va’».

L’uomo ha un moto per gettarsi ai piedi di Gesù, ma si ricorda d’esser ancora impuro, secondo la Legge, e si trattiene. Ma si bacia le mani e getta il bacio a Gesù e piange. Di gioia.

54.3

Gli altri sono di pietra. Gesù volge le spalle al guarito e sorridendo li riscuote. «Amici, non era che una lebbra della carne. Ma voi vedrete cadere la lebbra dai cuori. (...) »

Dettaglio

Guarigione della lebbra di Simone lo Zelota. Erano presenti sei discepoli: Giovanni e Giacomo di Zebedeo, Pietro e Andrea, Filippo e Natanaele.

EMR 56.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Uno dei sei mi ha detto, mentre il Maestro si allontanava fra le acclamazioni della folla dopo il miracolo di uno storpio mendicante, guarito alla porta dei Pesci: “Noi ora andiamo fuori Gerusalemme. Attendici a cinque miglia fra Gerico e Doco, alla curva del fiume, lungo la via alberata”. Questa. Ha detto anche: “Vi saremo fra tre giorni all’aurora”.

Dettaglio

Tommaso parlò con Giuda e Simone e disse loro:

EMR 58.6-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Simone! Andrea! Vengo…». Giovanni accorre affannato. «Oh! Maestro! Ti ho fatto attendere?». Giovanni guarda col suo occhio innamorato Gesù.

Risponde Pietro: «Veramente cominciavo a pensare che non venissi più. Prepara presto la tua barca. E Giacomo?…».

«Ecco… abbiamo fatto tardi, per un cieco. Credeva che Gesù fosse nella nostra casa ed è venuto. Gli abbiamo detto: “È altrove. Forse domani ti guarirà. Aspetta”. Ma non voleva aspettare. Giacomo diceva: “Hai aspettato tanto la luce. Che ti è attendere un’altra notte?”. Ma non intende ragione…».

«Giovanni, se tu fossi cieco, avresti fretta di rivedere tua madre?».

«Eh!… certo!».

«E allora? Dove è il cieco?».

«Viene avanti con Giacomo. Si è attaccato al mantello e non lo lascia. Ma viene avanti adagio perché la riva è sassosa ed egli inciampa… Maestro, mi perdoni di esser stato duro?».

«Sì. Ma per riparare va’ a dare aiuto al cieco e portalo a Me».

Giovanni va via di corsa.

Pietro scuote un poco il capo, ma tace. Guarda il cielo che tende a farsi azzurro dopo tanto color rame, guarda il lago e guarda altre barche già uscite per la pesca, e sospira.

«Simone?».

«Maestro?».

«Non aver paura. Avrai una pesca abbondante anche se esci ultimo».

«Anche questa volta?».

«Tutte le volte che avrai carità, Dio ti userà grazia di abbondanza».

58.7 «Ecco il cieco».

Il poveretto avanza fra Giacomo e Giovanni. Ha fra le mani un bastone, ma non se ne serve ora. Va meglio affidandosi ai due.

«Ecco, uomo, il Maestro ti sta avanti».

Il cieco si inginocchia: «Signor mio! Pietà!».

«Vuoi vedere? Alzati. Da quanto sei cieco?».

I quattro apostoli fanno gruppo intorno ai due.

«Da sette anni, Signore. Prima vedevo bene e lavoravo. Ero fabbro in Cesarea Marittima. Guadagnavo bene. Il porto, i molti commerci avevano sempre bisogno di me per lavori. Ma nel battere un ferro ad ancora, e puoi pensare se era rosso per esser morbido al colpo, se ne partì una scheggia rovente e mi bruciò l’occhio. Li avevo già malati per il calore della fucina. Persi l’occhio colpito, e l’altro pure si spense dopo tre mesi. Ho finito i risparmi ed ora vivo di carità…».

«Sei solo?».

«Ho sposa e tre figli piccolini…, di uno non so neppure il volto…, e ho una madre vecchia. Eppure ora è lei e la moglie che guadagnano un po’ di pane, e con questo e l’obolo che io porto non si muore di fame. Se mi guarissi!… Tornerei al lavoro. Non chiedo che di lavorare da buon israelita e dare un pane a quelli che amo».

«E sei venuto da Me? Chi ti ha detto?».

«Un lebbroso che Tu hai guarito ai piedi del Tabor, quando tornavi al lago dopo quel discorso così bello».

«Che ti ha detto?».

«Che Tu puoi tutto. Che sei salute dei corpi e delle anime. Che sei luce alle anime e ai corpi, perché sei la Luce di Dio. Lui, il lebbroso, aveva osato mescolarsi alla folla, a rischio di esser lapidato, tutto avvolto in un mantello, perché ti aveva visto passare, diretto al monte, e il tuo viso gli aveva messo in cuore una speranza. Mi ha detto: “Ho visto in quel viso qualche cosa che mi ha detto: ‘ Lì è salute. Va’! ’. E sono andato”. E così mi ha ripetuto il tuo discorso e mi ha detto che Tu lo hai guarito toccandolo senza ribrezzo con la tua mano. Tornava dai sacerdoti dopo la purificazione. Io lo conoscevo, perché l’avevo servito quando avevo fóndaco in Cesarea. Sono venuto, domandando per città e paesi di Te. Ti ho trovato… Pietà di me!».

58.8 «Vieni. Troppo viva è la luce ancora per uno che esce dal buio!».

«Mi guarisci, allora?».

Gesù lo guida verso la casa della suocera di Pietro, nella luce attenuata dell’orticello, se lo pone di fronte, ma in modo che gli occhi guariti non abbiano a prima visione il lago ancor tutto marezzato di luce. L’uomo pare un bambino dolcissimo, tanto si lascia fare senza neppur chiedere.

«Padre! La tua luce a questo tuo figlio!». Gesù ha steso le mani sul capo dell’uomo in ginocchio. Sta così un attimo. Poi si bagna la punta delle dita di saliva e sfiora con la sua destra gli occhi aperti ma senza vita.

Un attimo. Poi l’uomo sbatte le palpebre, se le soffrega come chi esce dal sonno e ne ha nebbia agli occhi.

«Che vedi?».

«Oh!… oh!… oh, Dio eterno! Mi pare… mi pare… oh! che vedo… ti vedo la veste… è rossa, non è vero? E una mano bianca… e una cintura di lana… Oh! Gesù buono… vedo sempre meglio, più mi abituo a vedere… Ecco l’erba del suolo… e quello è un pozzo certo, e lì c’è una pianta di vite…».

«Alzati, amico».

L’uomo, che piange e ride, si alza e, dopo un attimo di lotta fra rispetto e desiderio, leva il volto e incontra lo sguardo di Gesù. Un Gesù sorridente di pietà tutto amore. Deve esser gran bello riacquistare la vista e vedere per primo sole quel volto! L’uomo ha un grido e tende le braccia. È un atto istintivo. Ma si frena.

Ma è Gesù che gli apre le sue a attira a Sé l’uomo, molto più basso di Lui. «Va’ a casa tua, ora, e sii felice e giusto. Va’ con la mia pace».

«Maestro, Maestro! Signore! Gesù! Santo! Benedetto! La luce… ci vedo… tutto vedo… Ecco il lago azzurro, e il cielo sereno, e l’ultimo sole, e là la prima larva di luna… Ma l’azzurro più bello e sereno lo vedo nel tuo occhio, e in Te vedo il bello del sole più vero, e splendere il puro della più santa luna. Astro dei dolenti, Luce dei ciechi, Pietà che vivi e operi!».

«Luce degli spiriti Io sono. Sii figlio della Luce».

«Sempre, Gesù. Ad ogni battito della mia palpebra sulla pupilla rinata io rinnoverò questo giuramento. Sii benedetto Te e l’Altissimo!».

«Benedetto sia l’Altissimo Padre! Va’».

E l’uomo va felice, sicuro, mentre Gesù e gli stupefatti apostoli scendono in due barche e iniziano la manovra della navigazione.

E la visione ha termine.

Dettaglio

Guarigione di un cieco. In 58,7 viene descritto un altro miracolo: un lebbroso viene guarito da Gesù e sarà proprio questo storpio a incoraggiare il cieco a venire da Gesù. Secondo maria-valtorta.org, questo è il primo miracolo anonimo di Cristo, ma, come Gesù sottolinea in EMV 54,7, il miracolo di Cana fu il suo primo prodigio.

EMR 59

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù viene a predicare nella sinagoga di Cafarnao. Giairo lo accoglie e Gesù gli chiede un rotolo: lo Spirito lo guiderà. Così Gesù fa un commento al Libro di Giosuè e parla del Regno di Dio, della necessità di non peccare più, di pentirsi e di prepararsi al Paradiso e all'eternità che verrà. Alla fine del suo sermone, un uomo lo contraddice e cita il secondo libro dei Maccabei. Egli disse che Dio aveva colpito Israele, e Gesù rispose che egli stava applicando una visione umana a queste parole, mentre il Signore le interpretava in modo soprannaturale. Egli dice che, sebbene Dio abbia colpito il suo popolo, ha comunque amato profondamente Israele inviandogli la salvezza che è il suo Messia.

L'uomo critica Cristo e dubita che sia il Redentore. In risposta, Gesù evoca il Precursore e la colomba scesa al suo battesimo: afferma in tutta semplicità di essere il Redentore promesso. Poiché il suo interlocutore aveva dei dubbi, mandò a chiamare un indemoniato, al quale non aveva mai parlato. L'indemoniato si agita quando si trova davanti al Figlio di Dio e afferma di essere il Santo di Dio. Gesù gli ordina di fare silenzio e di andarsene. L'uomo fu guarito e il demone, sconfitto, se ne andò tra gli scherni della folla.

Gesù compì diversi miracoli fisici e poi lasciò la sinagoga con difficoltà.

EMR 59.2.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

59.2 «Sono malato, guariscimi!», geme un giovane, che mi pare tisico all’aspetto, e prende Gesù per la veste.

Gesù gli pone la mano sul capo e dice: «Confida. Dio ti ascolterà. Lascia ora che Io parli al popolo, poi verrò a te».

Il giovane lo lascia andare e si mette quieto.

«Che ti ha detto?», gli chiede una donna con un bambino in braccio.

«Mi ha detto che dopo aver parlato al popolo verrà a me».

«Ti guarisce, allora?».

«Non so. Mi ha detto: “Confida”. Io spero».

«Che ha detto? Che ha detto?». La folla vuol sapere. La risposta di Gesù è ripetuta fra il popolo.

«Allora io vado a prendere il mio bambino».

«Ed io porto qui il mio vecchio padre».

«Oh! se Aggeo volesse venire! Io provo… ma non verrà».

(...) [Gesù predicò nella sinagoga e guarì un indemoniato. Poi disse:]

«A Me il giovane al quale ho promesso aiuto da Dio».

Viene il malato. Gesù lo carezza: «Hai avuto fede! Sii sanato. Va’ in pace e sii giusto».

Il giovane ha un grido. Chissà che sente? Si prostra ai piedi di Gesù e li bacia ringraziando: «Grazie per me e per la madre mia!».

Vengono altri malati: un bimbo dalle gambine paralizzate. Gesù lo prende fra le braccia, lo carezza e lo pone in terra… e lo lascia. E il bambino non cade, ma corre dalla mamma, che lo riceve sul cuore piangendo e che benedice a gran voce «il Santo d’Israele». Viene un vecchietto cieco, guidato dalla figlia. Anche lui viene sanato con una carezza sulle orbite malate.

La folla è in un tumulto di benedizioni.

Gesù si fa largo sorridendo e, per quanto sia alto, non arriverebbe a fendere la folla se Pietro, Giacomo, Andrea e Giovanni non lavorassero di gomito generosamente e si aprissero un varco dal loro angolo sino a Gesù e, poi, lo proteggessero sino all’uscita nella piazza, dove ora non è più sole.

La visione termina così.

Dettaglio

Un uomo malato chiede a Gesù:

EMR 60

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Pietro chiede a Gesù di venire a casa sua a Cafarnao (che in realtà è la casa della moglie e della suocera). Sua suocera era malata e Simone chiese al suo Maestro di guarirla. Gesù si recò lì e incontrò le cognate di Pietro. Una di loro raccontò che la suocera aveva la febbre alta e non mangiava più. Il medico disse addirittura che stava per morire. Ma Gesù entrò nella stanza e fece un miracolo. Sorpresa, la suocera di Simone non pensò nemmeno di ringraziare il Maestro, o almeno non prima che fosse troppo tardi. Pietro rimase sbalordito e Gesù gli disse di lasciare che accadesse. Disse che ce ne sarebbero stati altri come questo, e che ce n'era stato uno anche a Nazareth, quando aveva salvato la madre della bambina Sara. Pietro non sopporta che la gente non ami Cristo, ma Cristo gli dice che ci saranno molte altre animosità, compresi i "santi" che disprezzano i pubblicani, le prostitute, i pagani e i peccatori, anche se questi li supereranno.

La suocera di Pietro ritorna e offre loro un pasto. Rimprovera il genero e Gesù lo incoraggia a tornare a vivere nella casa di Cafarnao. Verranno anche Giovanni e Giacomo, che sono soci.

Infine, appare il ragazzo Giacomo, che consegna una borsa a uno sconosciuto. Pietro vuole sapere chi è, ma il bambino rimane in silenzio... E anche Gesù.

EMR 60.1-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Pietro parla a Gesù. Dice: «Maestro, io ti vorrei pregare di venire nella mia casa. Non ho osato dirlo lo scorso sabato. Ma… vorrei che Tu venissi».

«A Betsaida?».

«No, qui… in casa di mia moglie, la casa natìa, voglio dire».

«Perché questo desiderio, Pietro?».

«Eh!… per molte ragioni… e poi, oggi mi è stato detto che mia suocera è malata. Se Tu volessi guarirla, forse ti…».

«Finisci, Simone».

«Volevo dire… se Tu la avvicinassi, lei finirebbe… sì, insomma, sai, altro è sentir parlare di uno e altro è vederlo e udirlo, e se quest’uno, poi, guarisce, allora…».

«Allora anche l’astio cade, vuoi dire».

«No, astio no. Ma sai… il paese è diviso in molti pareri, e lei… non sa a chi dare retta. Vieni, Gesù».

«Vengo. Andiamo. Avvertirete quelli che attendono che parlerò loro dalla tua casa».

60.2 Vanno sino ad una casa bassa, più bassa ancora di quella di Pietro a Betsaida, e ancor più prossima al lago. È separata da questo da una striscia del greto e credo che nelle burrasche le onde vengano a morire contro le mura della casa, che, se è bassa, è in compenso molto larga, come fosse abitata da più persone.

Nell’orto, che si apre sul davanti della casa, verso il lago, non vi è che una vite vecchia e nodosa, stesa su una rustica pergola, e un vecchio fico che i venti del lago hanno tutto piegato verso la casa. La chioma spettinata della pianta sfiora i muri di essa e bussa contro le impannate delle finestrelle, chiuse a riparo del vivo sole che batte sulla casetta. Non c’è che questo fico e questa vite, e un pozzo basso e dal muretto verdastro.

«Entra, Maestro».

Delle donne sono nella cucina, intente chi a rattoppare le reti e chi a preparare il cibo. Salutano Pietro e poi si inchinano confuse davanti a Gesù e lo sbirciano, intanto, con curiosità.

«La pace sia a questa casa. Come sta la malata?».

«Parla, tu che sei la nuora più vecchia», dicono tre donne ad una che si sta asciugando le mani nel lembo della veste.

«La febbre è forte, molto forte. L’abbiamo mostrata al medico, ma dice che è vecchia per guarire e che, quando quel male dalle ossa va al cuore e dà febbre, specie a quell’età, si muore. Non mangia più… Io cerco di farle cibi buoni, anche ora, vedi, Simone? Le preparavo quella zuppa che le piaceva tanto. Ho scelto il pesce migliore, preso dai cognati. Ma non credo possa mangiarla. E poi… è così inquieta! Si lamenta, urla, piange, impreca…».

«Abbiate pazienza come vi fosse madre e ne avrete merito da Dio.

60.3 Conducetemi da lei».

«Rabbi… Rabbi… io non so se ti vorrà vedere. Non vuole vedere nessuno. Io non oso dirle: “Ora ti conduco il Rabbi”».

Gesù sorride senza perdere la calma. Si volge a Pietro: «Tocca a te, Simone. Sei uomo e il più vecchio dei generi, mi hai detto. Va’».

Pietro fa una smorfia significativa e ubbidisce. Traversa la cucina, entra in una stanza e, attraverso la porta, chiusa dietro lui, lo sento confabulare con una donna. Mette fuori il capo e una mano, e dice: «Vieni, Maestro. Fa’ presto». E aggiunge più piano, appena intelligibilmente: «Prima che cambi idea».

Gesù traversa lesto la cucina e spalanca la porta. Ritto sulla soglia, dice il suo dolce e solenne saluto: «La pace sia con te». Entra, nonostante non gli si sia risposto. Va presso ad un giaciglio basso su cui è stesa una donnetta tutta grigia, scarna, affannante per la forte febbre che le fa rosso il viso consumato.

Gesù si china sul lettuccio, sorride alla vecchietta: «Hai male?».

«Muoio!».

«No. Non muori. Puoi credere che Io ti posso guarire?».

«E perché lo faresti? Non mi conosci».

«Per Simone, che me ne ha pregato, … e anche per te, per dare tempo alla tua anima di vedere e amare la Luce».

«Simone? Farebbe meglio a… Come mai Simone ha pensato a me?».

«Perché è migliore di quanto tu credi. Io lo conosco e so. Lo conosco e sono lieto di esaudirlo».

«Mi guariresti, allora? Non morirò più?».

«No, donna. Per ora non morrai. Puoi credere in Me?».

«Credo, credo. Mi basta non morire!».

60.4 Gesù sorride ancora. La prende per mano. La mano rugosa e dalle vene gonfie sparisce nella mano giovanile di Gesù, che si raddrizza e prende il suo aspetto di quando fa miracolo e grida: «Sii guarita! Lo voglio! Alzati!» e le lascia andare la mano. Che ricade senza che la vecchia si lamenti, mentre prima, nonostante Gesù gliel’avesse presa con molta delicatezza, l’averla mossa era costato un lamento all’inferma.

Un breve tempo di silenzio. Poi la vecchia esclama forte: «Oh! Dio dei padri! Ma io non ho più nulla! Ma sono guarita! Venite! Venite!». Accorrono le nuore. «Ma guardate!», dice la vecchia. «Mi muovo e non sento più dolore! E non ho più febbre! Sentite come sono fresca. E il cuore non sembra più il martello del fabbro. Ah! non muoio più!». Non una parola per il Signore!

Ma Gesù non se la prende. Dice alla più anziana delle nuore: «Vestitela, che si alzi. Lo può fare». E si avvia per uscire.

Simone, mortificato, si volge alla suocera: «Il Maestro ti ha guarita. Non gli dici nulla?».

«Certo! Non ci pensavo. Grazie. Che posso fare per dirti grazie?».

«Esser buona, molto buona. Perché l’Eterno fu buono con te. E, se troppo non ti rincresce, lasciami riposare oggi nella tua casa. Ho percorso nella settimana tutti i paesi vicini e sono giunto all’alba di questa mattina. Sono stanco».

«Certo! Certo! Resta pure, se ti piace così». Ma non c’è molto entusiasmo nel dirlo.

60.5 Gesù, con Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, va a sedersi nell’orto.

«Maestro!…».

«Pietro mio?».

«Io sono mortificato».

Gesù fa un gesto come dicesse: «Lascia perdere». Poi dice: «Non è la prima e non sarà l’ultima che non sento riconoscenza immediata. Ma non chiedo riconoscenza. Mi basta dar modo alle anime di salvarsi. Io faccio il mio dovere. A loro fare il loro».

«Ah! ve ne sono stati altri così? Dove?».

«Simone curioso! Ma ti voglio accontentare, nonostante non ami le inutili curiosità. A Nazaret. Ricordi la mamma di Sara? Era molto malata quando giungemmo a Nazaret e ci dissero che la bambina piangeva. Per non fare di essa, che è buona e mite, un’orfana e domani una figliastra, sono andato a trovare la donna… volevo guarirla… Ma non avevo ancora posto piede nella casa che il marito di lei e un fratello mi cacciarono dicendo: “Via, via! Non vogliamo noie con la sinagoga”. Per loro, per troppi sono già un ribelle… L’ho guarita lo stesso… per i suoi bambini. E a Sara, che era nell’orto, ho detto accarezzandola: “Guarisco tua madre. Va’ a casa. Non piangere più”. E la donna è guarita nello stesso momento e la bambina glielo ha detto, e anche al padre e allo zio… E fu castigata per aver parlato con Me. Lo so, perché la bambina m’è corsa dietro mentre lasciavo il paese… Ma non importa».

«Io la facevo tornare malata».

«Pietro!». Gesù è severo. «È questo che Io insegno a te e agli altri? Cosa hai sentito sulle mie labbra dalla prima volta che mi hai udito? Di che ho sempre parlato come condizione prima per esser veri miei discepoli?».

«È vero, Maestro. Sono una vera bestia. Perdonami. Ma… non posso sopportare che non ti amino!».

«Oh! Pietro! Vedrai ben altro disamore! Tante sorprese avrai, Pietro! Persone che il mondo cosiddetto “santo” sprezza come pubblicani e che invece saranno al mondo di esempio, e esempio non seguito da coloro che li disprezzano. Pagani che saranno fra i miei più grandi fedeli. Meretrici che tornano pure, per volontà e penitenza. Peccatori che si emendano…».

«Senti, che si emendi un peccatore… può essere ancora. Ma una meretrice e un pubblicano!…».

«Tu non lo credi?».

«Io no».

«Sei in errore, Simone.

60.6 Ma ecco tua suocera che viene a noi».

«Maestro… io ti prego di sedere alla mia tavola».

«Grazie, donna. Dio te ne compensi».

Entrano nella cucina e si siedono a tavola, e la vecchia ser-ve gli uomini, con larga distribuzione di pesce in zuppa e arrostito. «Non ho altro che questo», si scusa. E, per non perderci l’abitudine, dice a Pietro: «Fin troppo fanno i tuoi cognati, soli come sono rimasti da quando tu sei andato a Betsaida! E almeno fosse servito a far più ricca mia figlia… Ma sento che ben sovente tu sei assente e non peschi».

«Seguo il Maestro. Sono stato con Lui a Gerusalemme e il sabato sto con Lui. Non perdo il tempo in gozzoviglie».

«Ma non guadagni, però. Faresti meglio, già che vuoi fare il servo del Profeta, di trasferirti qui di nuovo. Almeno, quella povera creatura di mia figlia, mentre tu fai il santo, avrà i parenti che la sfamano».

«Ma non ti vergogni di parlare così davanti a Lui che ti ha guarita?».

«Io non critico Lui. Lui fa il suo mestiere. Critico te, che fai il fannullone. Tanto, tu non sarai mai un profeta né un sacerdote. Sei un ignorante e un peccatore, un buono a nulla».

«Hai ragione che c’è Lui, se no…».

«Simone, tua suocera ti ha dato un ottimo consiglio. Puoi pescare anche da qua. Pescavi anche prima a Cafarnao, a quel che sento. Puoi tornarci anche ora».

«E abitare qui di nuovo? Ma Maestro, Tu non…».

«Buono, Pietro mio. Se tu sarai qui, sarai sul lago o con Me. Perciò, che ti è essere o non essere in questa casa?». Gesù ha messo la mano sulla spalla di Pietro e pare che la calma di Gesù passi nel bollente apostolo.

«Hai ragione. Hai sempre ragione. Lo farò. Ma… e questi?» e accenna Giovanni e Giacomo, suoi soci.

«Non possono venire loro pure?».

«Oh! il padre nostro, e la madre soprattutto, saranno sempre più felici di saperci con Te che con loro. Non faranno ostacolo».

«Forse anche Zebedeo verrà», dice Pietro.

«È più che probabile. E con lui altri. Verremo, Maestro, senza fallo verremo».

Dettaglio

Nota: in questo estratto ci sono due miracoli, quello della suocera di Pietro e quello della madre di Sara a Nazareth (cfr. 60,5).

Annotazione

Matteo 8:14-15

Quando Gesù entrò nella casa di Pietro, vide sua suocera a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò. Si alzò e lo servì.

Marco 1, 29-31

Usciti dalla sinagoga, andarono con Giacomo e Giovanni a casa di Simone e Andrea. La suocera di Simone era a letto con la febbre. Subito dissero a Gesù di lei. Gesù venne, la prese per mano e la fece alzare. La febbre la lasciò ed ella li servì.

Luca 4:38-39

Gesù lasciò la sinagoga ed entrò in casa di Simone. La suocera di Simone aveva la febbre alta e chiesero a Gesù di fare qualcosa per lei. Si chinò su di lei, minacciò la febbre e questa la lasciò. Immediatamente la donna si alzò e li servì.

EMR 61

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù fa una parabola sul cavallo amato dal re. Parla della volontà dell'uomo, del Figlio inviato dal Padre per salvare la sua creatura amata. La gente dice a Gesù che, di fronte a un simile atteggiamento, il cavallo deve tornare a Dio, poiché il suo re vuole il bene per lui, e Gesù li incoraggia a seguire la risposta che hanno dato.

Poi Gesù vuole dare l'obolo. Si presentano un gobbo (che non aveva osato chiedere il miracolo) e un vecchio venuto a implorare la guarigione di sua figlia, costretta a letto. Gesù li guarisce.

Poi c'era una donna di 27 anni con sette figli che non aveva più nulla. Le diede una grande somma di denaro e le promise che l'aiuto di Dio non le sarebbe mancato.

Infine, c'è un vecchio cencioso a cui Gesù non dà nulla. L'uomo sostiene che Cristo è ingiusto e fa una scenata. Ma Gesù lo rimprovera, perché è un bugiardo, un usuraio, un avaro e un ladro. Gli ordina di andarsene e, mentre la folla ride, Gesù rimprovera anche loro, dicendo di non essere mai scortesi insultando un peccatore, perché ognuno ha il suo peccato. Gesù deve averlo fatto vergognare, perché non è mai permesso fare il ladro, ma lui ha sofferto per averlo fatto, e invita a non essere avidi, a non mentire, a essere puri e onesti.

Infine, Gesù libera due persone possedute. Ma è sopraffatto, perché ci sono possedimenti che si incancreniscono nel cuore delle persone e le chiudono all'onestà e all'amore. Gesù è triste. La visione finisce qui.

EMR 61.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù ordina ai discepoli: «Fate che i poveri vengano avanti. Per loro ho ricca offerta di uno che ad essi si raccomanda per ottenere perdono da Dio».

Vengono avanti tre vecchietti cenciosi, due ciechi e un rattratto, e poi una vedova con sette bambini macilenti.

Gesù li guarda fisso uno per uno, sorride alla vedova e specie agli orfanelli. Anzi ordina a Giovanni: «Costoro siano messi là, nell’orto. Voglio parlare con essi». Ma diviene severo, e con l’occhio fiammeggiante, quando a Lui si presenta un vecchietto. Però non dice nulla, per il momento.

Chiama Pietro e si fa dare la borsa ricevuta poco avanti ed un’altra piena di monetine minori, oboli diversi raccolti fra i buoni. Rovescia tutto sulla panchina che è presso al pozzo, conta e divide. Fa sei parti. Una molto grossa, tutta di monete d’argento, e cinque minori per mole e con molto bronzo e solo qualche grossa moneta. Chiama poi i poverelli malati e chiede: «Non avete nulla da dirmi?».

I ciechi tacciono, il rattratto dice: «Che Colui da cui Tu vieni ti protegga». Nulla di più.

Gesù gli pone nella mano sana l’obolo.

L’uomo dice: «Te ne compensi Dio. Ma, più di questo, ecco, io da Te vorrei guarigione».

«Non l’hai chiesta».

«Sono povero, un verme che i grandi calpestano, non osavo sperare Tu avessi pietà del mendico».

«Io sono la Pietà che si curva su ogni miseria che mi chiama. Non ricuso nessuno. Non chiedo che amore e fede per dire: ti ascolto».

«Oh! Signore mio! Io credo e ti amo! Salvami, allora! Guarisci il tuo servo!».

Gesù pone la sua mano sul dorso curvato, la fa scorrere come per carezza e dice: «Voglio tu sia sanato».

L’uomo si raddrizza, agile e integro, con benedizioni infinite.

Dettaglio

Guarire un gobbo.

EMR 61.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

61.4 Gesù dà l’obolo ai ciechi e attende un attimo a congedarli… poi li lascia andare.

Chiama i vecchi. Fa al primo l’elemosina e lo conforta e aiuta a porre nella cintura le monete.

Si interessa pietoso alle sventure del secondo, che gli racconta la malattia di una figlia: «Non ho che lei! E ora mi muore. Che sarà di me? Oh? se Tu venissi! Lei non può, non si regge. Vorrebbe… ma non può. Maestro, Signore, Gesù, pietà di noi!».

«Dove stai, padre?».

«A Corazim. Chiedi di Isacco di Giona, detto l’Adulto. Verrai proprio? Non ti dimenticherai della mia sventura? E me la guarirai la figlia?».

«Puoi credere che Io la possa guarire?».

«Oh! se lo credo! Per questo te ne parlo».

«Va’ a casa, padre. Tua figlia sarà sull’uscio a salutarti».

«Ma è a letto e non può alzarsi da tre… Ah! ho compreso! Oh! grazie, Rabboni! Benedetto Te e Colui che ti ha mandato! Lode a Dio e al suo Messia!». Il vecchio va piangendo, arrancando il più lesto che può. Ma, quando è quasi fuor dall’orto, dice: «Maestro, ma verrai lo stesso nella mia povera casa? Isacco ti attende per baciarti i piedi, lavarteli col pianto e offrirti il pane dell’amore. Vieni, Gesù, dirò ai cittadini di Te».

«Verrò. Va’ in pace e sii felice».

Dettaglio

Guarigione della figlia di un vecchio, che non poteva più camminare. Il suo nome era Isacco di Jonas.