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Note del tema

Santi, Venerabili e Beati della Chiesa Cattolica

Pagina 97 di 111

Comfort di lettura

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EMR 198.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ho visto Giuseppe d’Arimatea, Lazzaro. Lunedì viene qui con degli amici».

«Oh! allora quel giorno sei mio!».

«Sì. Viene per stare insieme, ma anche per combinare per una cerimonia che si riflette a Jabé. Giovanni, porta il bambino sulla terrazza. Si divertirà».

Giovanni di Zebedeo, ubbidiente sempre, si alza subito dal suo posto, e dopo poco si sente il cinguettio del bambino e le sue piccole pedate sulla terrazza che cinge la casa.

«Il bambino», spiega Gesù alla Madre, agli amici, alle donne, fra cui è Marta, che ha volato per non perdere un minuto di gioia presso il Maestro, «è nipote di un contadino di Doras. Sono passato da Esdrelon…».

«È vero che i campi sono una desolazione e che li vuole vendere?».

«Una desolazione lo sono. Della vendita non so. Un contadino di Giocana me ne ha accennato. Ma non so se è cosa sicura».

«Se li vendesse… li comprerei volentieri per avere un asilo per Te anche in mezzo a quel nido di serpenti».

«Non credo che ci riuscirai. Giocana è pronto a prenderli».

«Vedremo… Ma continua il racconto. Che contadini sono?

Quelli di prima li ha tutti sparsi».

«Sì. Questi vengono dalle sue terre di Giudea, almeno il vecchio che è parente del bambino. Il bambino era tenuto nel bosco, come un animale selvatico, perché Doras non lo scorgesse… e vi è dall’inverno…».

«Oh! povero bambino! Ma perché?». Le donne sono tutte commosse.

«Perché suo padre e sua madre sono rimasti sepolti dalla frana nei pressi di Emmaus. Tutti: padre, madre, fratellini. Lui è vissuto perché non era in casa. Lo hanno condotto dal vecchio padre. Ma che poteva un contadino di Doras? Tu, Isacco, hai parlato di Me come di un salvatore, anche per questo caso».

«Ho fatto male, Signore?», chiede umilmente Isacco.

«Hai fatto bene. Dio lo voleva. Il vecchio mi ha dato il bambino, che deve anche divenire maggiorenne in questi giorni».

«Oh! miserello! Così piccolo a dodici anni?! Il mio Giuda era alto quasi il doppio a quell’età… E Gesù? Che fiore!», dice Maria d’Alfeo.

E Salome: «Anche i miei figli erano ben più forti!».

Marta mormora: «Veramente è ben piccolino! Credevo non avesse ancora dieci anni».

«Eh! la fame è brutta! E la deve avere fatta da quando fu al mondo. Ora poi… Cosa gli doveva dare il vecchio, se là si muore tutti di fame?», dice Pietro.

«Sì, ha molto sofferto. Ma è molto buono e intelligente. L’ho preso per consolare il vecchio e il bambino».

EMR 198.8.10 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La cognata la interpella: «È bella questa lana», e tocca il mantellino di Jabé. «Ma ha un tal colore! Che dici? Io la tingerei in rosso scurissimo. Verrà bene».

«Domani sera lo faremo. Perché domani avrà la sua nuova veste. Ora non glielo possiamo levare».

Marta dice: «Verresti con me, bambino? Ti porto qui vicino, a vedere tante cose, e poi si torna qui…».

Jabé non si rifiuta. Non rifiuta mai niente… ma pare un poco spaurito ad andare con la donna quasi sconosciuta. Dice timido e gentile: «Potrebbe venire con me Giovanni?».

«Ma certo!…».

Se ne vanno. (...)

Rientra Marta con Giovanni e il bambino in una piccola veste di lino bianco con una sopraveste rossa. Sul braccio ha un mantello pure rosso.

«Li riconosci, Lazzaro? Vedi che tutto serve?».

I due fratelli si sorridono.

Gesù dice: «Io ti ringrazio, Marta».

«Oh! Signore mio! Ho la malattia di conservare tutto. L’ho ereditata dalla madre mia. Ho ancora molte vesti di mio fratello. Care perché toccate dalla madre. Ogni tanto ne levo un capo per qualche bambino. Ora li darò a Margziam. Sono un poco lunghe, ma si possono rimborsare. Lazzaro, divenuto maggiorenne, non le volle più… Un bel capriccio, tutt’affatto da pargolo… e l’ebbe vinta perché mia madre adorava il suo Lazzaro».

La sorella lo carezza con amore e Lazzaro ne prende la bellissima mano, la bacia e dice: «E tu no?». Si sorridono.

«È una provvidenza questa», osservano in molti.

«Sì, il mio capriccio ha fatto del bene. Forse mi sarà perdonato per questo».

La cena è pronta e ognuno va al suo posto…

EMR 198.9 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Isacco racconta quanto ha potuto sapere del Battista. C’è chi lo dice in Macheronte e chi a Tiberiade. I discepoli non sono ancora tornati… «Ma non lo avevano seguito?».

«Sì. Ma presso Doco i catturatori traversarono il fiume col prigioniero e non si sa se poi sono risaliti al lago o scesi a Macheronte. Giovanni, Mattia e Simeone si sono sguinzagliati per sapere e non lo abbandoneranno certo».

«E tu, Isacco, non mi abbandonerai certo questo nuovo discepolo. Per ora sta con Me. Voglio faccia la Pasqua con Me».

«Io la farò in Gerusalemme, in casa di Giovanna. Mi ha visto e mi ha offerto una stanza per me e i compagni. Vengono tutti, quest’anno. E saremo con Gionata».

«Anche quelli del Libano?».

«Anche. Ma non potranno forse venire i discepoli di Giovanni».

«Vengono quelli di Giocana, lo sai?».

«Davvero? Starò alla porta, presso i sacerdoti che immolano. Li vedrò e li porterò con me».

«Attendili proprio per l’ultima ora. Non hanno che tempo misurato. Ma hanno l’agnello».

«Io pure. Splendido. Me lo ha dato Lazzaro. Immoleremo questo, e l’altro, il loro, servirà loro per il ritorno».

Annotazione

I pastori del Libano, cioè Daniele e Beniamino.

EMR 198.11 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

…È notte fatta quando Gesù può parlare in pace con la Madre. Sono saliti sulla terrazza e, seduti su un sedile, l’uno presso l’altra, con la mano nella mano, si parlano e si ascoltano.

Prima è Gesù che narra le cose avvenute. Poi è Maria che dice: «Figlio, dopo la tua partenza, subito dopo, è venuta da me una donna… Ti cercava. Una grande miseria. E una grande redenzione. Ma questa creatura ha bisogno del tuo perdono per essere tenace nella sua risoluzione. L’ho affidata a Susanna dicendo che era una tua guarita. È vero. L’avrei potuta tenere con me se la nostra casa non fosse un mare ormai, dove tutti fanno vela… e molti con malvagi intenti. E la donna ha ribrezzo del mondo, ormai. Vuoi sapere chi è?».

«Un’anima è. Ma dimmi il nome, perché Io la possa accogliere senza errore».

«Aglae è. La romana, mima e peccatrice, che Tu hai cominciato a salvare ad Ebron, che ti ha cercato e trovato all’Acqua Speciosa, che per la sua rinata onestà ha già sofferto. Quanto!… Mi ha detto tutto… Che orrore!…».

«Il suo peccato?».

«Questo e… direi più ancora: che orrore è il mondo! Oh! Figlio mio! Diffida dei farisei di Cafarnao! Di questa infelice si volevano servire per nuocerti. Anche di questa…».

«Lo so, Madre… Dove è Aglae?».

«Giungerà con Susanna avanti la Pasqua».

«Va bene. Io le parlerò. Sarò qui ogni sera e, meno quella pasquale che consacrerò alla famiglia, l’attenderò. Non hai che da trattenerla, se viene. È una grande redenzione, lo hai detto. E così spontanea! In verità ti dico che in pochi cuori il mio seme attecchì con la forza con cui attecchì su questo terreno infelice. E dopo ne aiutò la crescita, fino a completa formazione, Andrea».

«Me lo ha detto».

«Madre, che hai provato avvicinando quella rovina?».

«Ribrezzo e gioia. Mi pareva di essere sull’orlo di un abisso d’inferno, ma insieme mi sentivo trasportare nell’azzurro. Come sei Dio, mio Gesù, quando compi di questi miracoli!».

Restano zitti, sotto le stelle luminosissime e nel biancore di un quarto di luna già tendente ad essere piena. Zitti, amandosi e riposandosi l’uno nell’amore dell’altra.

EMR 199.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La mattinata splendida invita veramente a passeggiare lasciando i letti e le case, e gli abitanti della casa dello Zelote, come tante api al primo sole, sorgono molto presto ed escono a respirare l’aria pura nel frutteto di Lazzaro che circonda la casetta ospitale. Presto si aggiungono anche quelli che sono ospitati da Lazzaro, ossia Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Andrea e Giacomo di Zebedeo. Il sole entra festoso per tutte le finestre e porte spalancate, e le stanze, semplici e linde, si ve stono di una tinta d’oro che avviva i colori delle vesti e fa più lucenti i colori dei capelli e delle pupille.

Maria d’Alfeo e Salome sono intente a servire questi uomini dal gagliardo appetito. Maria invece sta sorvegliando un servo di Lazzaro che mette in ordine i capellucci di Margziam pareggiandoli con più sapienza di quanto non avesse fatto il suo primo parrucchiere.

EMR 199.1-3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La mattinata splendida invita veramente a passeggiare lasciando i letti e le case, e gli abitanti della casa dello Zelote, come tante api al primo sole, sorgono molto presto ed escono a respirare l’aria pura nel frutteto di Lazzaro che circonda la casetta ospitale. Presto si aggiungono anche quelli che sono ospitati da Lazzaro, ossia Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Andrea e Giacomo di Zebedeo. Il sole entra festoso per tutte le finestre e porte spalancate, e le stanze, semplici e linde, si ve stono di una tinta d’oro che avviva i colori delle vesti e fa più lucenti i colori dei capelli e delle pupille.

Maria d’Alfeo e Salome sono intente a servire questi uomini dal gagliardo appetito. Maria invece sta sorvegliando un servo di Lazzaro che mette in ordine i capellucci di Margziam pareggiandoli con più sapienza di quanto non avesse fatto il suo primo parrucchiere.

«Per ora così», dice il servo. «Poi, quando avrai offerto a Dio le tue chiome di bambino, te li raccorcerò per bene. Viene il caldo e starai meglio senza capelli sul collo. E ti si rinforzeranno. Sono aridi e friabili, trascurati. Lo vedi, Maria? Hanno bisogno di cure. Ora li ungo per tenerli al posto. Senti, bambino, che buon odore? È l’olio che usa Marta. Mandorla, palma e midollo del più fino con essenza rara. Fa molto bene. La mia padrona ha detto di tenere questo vasetto per il bambino. Oh!

ecco! Ora sembri il figlio del re», e il servo, che forse è il barbiere della casa di Lazzaro, dà un buffetto sulla guancia di Margziam, saluta Maria e se ne va soddisfatto.

«Vieni che ti vesto», dice Maria al bambino, che per ora ha unicamente una tunichella a maniche corte; credo sia la camicia o quanto a quei tempi ne faceva funzione. E per la finezza del lino comprendo che faceva parte del corredo di Lazzaro bambino. Maria leva l’asciugatoio in cui era quasi fasciato Marjziam e lo riveste della sottoveste di lino increspata alla radice del collo e ai polsi, e della sopraveste rossa, di lana, dall’ampia scollatura e dalle ampie maniche. Il lino splendente esce candidissimo dalla scollatura e dalle maniche della stoffa rossa e opaca. La mano di Maria deve aver provveduto nella notte a regolare la lunghezza della veste e delle maniche, e ora va tutto bene, specie quando Maria gli cinge la vita colla morbida fascia della cintura terminata in un fiocco di lana bianca e rossa. Il bambino non sembra più il povero esserino di pochi giorni or sono.

«Ora vai a giocare, senza sporcarti, mentre io mi preparo», dice Maria accarezzandolo. E il bambino esce, saltellando contento, a cercare i suoi grandi amici.

199.2

Il primo a vederlo è Tommaso: «Ma come sei bello! Di nozze! Mi fai scomparire», dice il sempre allegro Tommaso, grassoccio, tranquillo. E lo prende per mano dicendo: «Vieni che andiamo dalle donne. Ti cercavano per darti l’imbeccata».

Entrano nella cucina e Tommaso fa sobbalzare le due Marie curve sui fornelli gridando col suo vocione: «C’è qui un giovanotto che vi desidera», e ridendo presenta il bambino che si era nascosto dietro la robusta persona.

«Oh! caro! Ma vieni che ti do un bacio! Guarda, Salome, come sta bene!», esclama Maria d’Alfeo.

«Davvero! Ora ha solo bisogno di farsi più robusto. Ma ci penserò io. Vieni che ti bacio anche io», risponde Salome.

«Ma Gesù lo affida ai pastori…», obbietta Tommaso.

«Neanche per idea! In questo il mio Gesù sbaglia. Cosa volete fare e saper fare voi uomini? Litigare – perché, sia detto per caso, siete piuttosto litigiosi… come capretti che si amano ma si danno cornate – mangiare, parlare, avere mille bisogni, e pretendere dal Maestro tutta l’attenzione su di voi… altrimenti sono bronci… I bambini hanno bisogno delle mamme.

Non è vero… come ti chiami?».

«Marjziam».

«Ah! già! Ma benedetta la mia Maria! Poteva metterti un nome più facile!».

«È quasi come il suo!», esclama Salome.

«Sì. Ma il suo è più semplice. Non ci sono quelle tre lettere al centro… Tre sono troppe…».

È entrato l’Iscariota e dice: «Ha messo il nome esatto nel suo significato, secondo l’antica lingua incorrotta».

«Va bene. Ma è difficile, e io ne levo una e dico Marziam. È più facile e non cascherà il mondo per questo. Vero, Simone?».

Pietro, che sta passando davanti alla finestra parlando con Giovanni di Endor, si affaccia e dice: «Che vuoi?».

«Dicevo che io il bambino lo chiamo Marziam. È più facile».

«Hai ragione, donna. Se la Madre me lo permette, lo chiamo anche io così. Ma come stai bene! Però anche io, eh? Guardate!». Infatti è tutto spazzolato, sbarbato sulle guance, con capelli e barba regolati, unti, la veste senza sgualciture, i sandali che sembrano nuovi tanto sono mondi e lucidati con non so che. Le donne lo ammirano ed egli ride contento.

Il bambino ha finito il suo pasto ed esce per andare dal suo grande amico, che egli chiama sempre: «Padre».

199.3

Ecco Gesù che viene dalla casa di Lazzaro insieme allo stesso, e al bambino che gli corre incontro dice: «La pace fra noi, Marjziam. Diamoci il bacio di pace».

Lazzaro, salutato dal bambino, lo carezza e gli dà un dolcetto.

Tutti si riuniscono intorno a Gesù. Anche Maria, rivestita di una veste di lino color turchese su cui è drappeggiato il mantello più scuro, viene verso suo Figlio sorridendo.

«Possiamo andare, allora», dice Gesù. «Tu, Simone, colla Madre mia e il bambino, se proprio vuoi spendere anche ora che Lazzaro ha provveduto».

«Ma certo! E poi… potrò dire di avere potuto per una volta camminare al fianco di tua Madre. Grande onore».

«E allora vai. Tu, Simone, mi accompagnerai dai tuoi amici lebbrosi…».

«Davvero, Maestro? Allora se permetti vado avanti di corsa, a radunarli… Mi raggiungerai. Tanto lo sai dove sono…».

«Va bene. Vai. Gli altri facciano quello che credono. Siete tutti liberi fino a mercoledì mattina. All’ora di terza tutti alla porta Dorata».

«Io vengo con Te, Maestro», dice Giovanni.

«Io pure», dice Giacomo suo fratello.

«Ed anche noi», dicono i due cugini.

«Vengo anche io», dice Matteo e con lui lo dice Andrea.

«E io? Vorrei venire anche io… ma se vado per le spese non posso venire…», dice Pietro, preso fra due voglie.

«Si può fare. Prima si va dai lebbrosi, intanto mia Madre col bambino va in una casa amica di Ofel. Poi la raggiungiamo e tu vai con Lei, mentre Io e gli altri andiamo da Giovanna. Ci riuniremo al Getsemnì per il cibo, e poi verso il tramonto torneremo qui».

«Io, se permetti, vado da alcuni amici…», dice Giuda Iscariota.

«Ma l’ho detto. Fate quello che credete».

«Allora io andrò dai parenti. Forse è già venuto mio padre.

Se c’è te lo conduco», dice Tommaso.

«Noi due, che dici Filippo? Si potrebbe andare da Samuele».

«Ben detto», risponde questo a Bartolomeo.

«E tu, Giovanni?», chiede Gesù all’uomo di Endor. «Preferisci rimanere qui per sistemare i tuoi libri o venire con Me?».

«Veramente preferirei venire con Te… I libri… mi piacciono già meno. Preferisco leggere Te, Libro vivente».

«Allora vieni. Addio, Lazzaro, a…».

«Ma vengo anche io. Le gambe stanno un poco meglio e ti lascerò, dopo i lebbrosi, andando al Getsemnì ad attenderti».

«Andiamo. La pace a voi, donne».

Fino alle vicinanze di Gerusalemme stanno tutti uniti. Poi si separano, andando l’Iscariota per conto suo, entrando in città probabilmente da quella porta che è verso la torre Antonia; mentre Tommaso, con Filippo e Natanaele, fanno ancora qualche decina di metri con Gesù e i compagni e poi entrano in città dal sobborgo di Ofel, insieme a Maria e al bambino.

Annotazione

"Come ti chiami?

- Marziam.

- Capisco! Ma la mia benedetta Maria avrebbe potuto darti un nome più facile!

- È quasi il suo! esclama Salomé.

- Sì, ma il suo è più semplice. Non ha quelle tre consonanti in mezzo... Tre sono troppe...". MaRGZiam, semplificato in Marziam nella nuova traduzione in linea con quanto dicono Marie d'Alphée e Pierre nel resto del testo.

"Prese il nome esatto per quello che significava, in accordo con la lingua antica". Ebraico, senza dubbio, poiché l'aramaico (una lingua strettamente correlata) era diventato la lingua comune al tempo di Gesù. Questa vicinanza è perfettamente colta nella riflessione di Salomè. Conosciamo questa vicinanza anche dalla preghiera di Gesù sulla croce: Elôi, elôi, lama sabachthani, una citazione aramaica che è leggermente diversa in Matteo 27,46 e in Marco 15,34. Questa vicinanza non esclude comunque delle differenze, poiché il capitolo 8 del libro di Neemia riferisce che gli esuli che tornavano a Gerusalemme sentivano leggere la Torah "nella lingua antica", ma non la capivano: bisognava tradurla.

Tu, Simone, mi accompagnerai dai tuoi amici lebbrosi ... Simone lo Zelota è un ex lebbroso, guarito da Gesù.

Siete tutti liberi fino a mercoledì mattina. All'ora della tregua, tutti si recano alla Porta d'Oro. Questa porta conduce direttamente al Tempio da Betania e dal Getsemani.

Nel frattempo, mia Madre e il bambino vanno in una casa amica a Ophel. Questo quartiere si trova a sud del Tempio e quindi a est della città.

Cosa ne pensi, Filippo, del fatto che noi due andiamo a casa di Samuele? Probabilmente Samuele, il fidanzato di Annalia.

Probabilmente entra in città dalla porta vicino alla Torre Antonia. La porta dei Pesci.

EMR 199.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La mattinata splendida invita veramente a passeggiare lasciando i letti e le case, e gli abitanti della casa dello Zelote, come tante api al primo sole, sorgono molto presto ed escono a respirare l’aria pura nel frutteto di Lazzaro che circonda la casetta ospitale. Presto si aggiungono anche quelli che sono ospitati da Lazzaro, ossia Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Andrea e Giacomo di Zebedeo. Il sole entra festoso per tutte le finestre e porte spalancate, e le stanze, semplici e linde, si ve stono di una tinta d’oro che avviva i colori delle vesti e fa più lucenti i colori dei capelli e delle pupille.

Maria d’Alfeo e Salome sono intente a servire questi uomini dal gagliardo appetito. Maria invece sta sorvegliando un servo di Lazzaro che mette in ordine i capellucci di Margziam pareggiandoli con più sapienza di quanto non avesse fatto il suo primo parrucchiere.

«Per ora così», dice il servo. «Poi, quando avrai offerto a Dio le tue chiome di bambino, te li raccorcerò per bene. Viene il caldo e starai meglio senza capelli sul collo. E ti si rinforzeranno. Sono aridi e friabili, trascurati. Lo vedi, Maria? Hanno bisogno di cure. Ora li ungo per tenerli al posto. Senti, bambino, che buon odore? È l’olio che usa Marta. Mandorla, palma e midollo del più fino con essenza rara. Fa molto bene. La mia padrona ha detto di tenere questo vasetto per il bambino. Oh!

ecco! Ora sembri il figlio del re», e il servo, che forse è il barbiere della casa di Lazzaro, dà un buffetto sulla guancia di Margziam, saluta Maria e se ne va soddisfatto.

Annotazione

Più tardi, quando avrete dato a Dio i capelli dei vostri figli, li accorcerò ancora di più. Questo è legato al Bar Mitzvah. Alcuni rituali del Bar Mitzvah, a cui il giovane Marziam si sta preparando, prevedono la purificazione del futuro figlio della Legge attraverso un bagno rituale e il taglio dei capelli. Questa offerta continuava il rito della circoncisione. Dopo di che, "il bambino era religiosamente pronto per unirsi agli officianti della sinagoga, dove recitava la preghiera del giovedì mattina, seguita da quella del sabato" (Joëlle Balhoul, La maison de mémoire : ethnologie d'une demeure judéo-arabe en Algérie, 1937-1961, pagina 179). Secondo Maria Valtorta, si tratta di un rito antico.

Inoltre, sempre secondo Maria Valtorta, i galileiani (ad esempio Gesù, Giovanni, ecc.) portano i capelli piuttosto lunghi e i giudei piuttosto corti (ad esempio Giuda). Il calore a cui il servo fa riferimento subito dopo può spiegare questo fatto.

EMR 199.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Come ti chiami?».

«Marjziam».

«Ah! già! Ma benedetta la mia Maria! Poteva metterti un nome più facile!».

«È quasi come il suo!», esclama Salome.

«Sì. Ma il suo è più semplice. Non ci sono quelle tre lettere al centro… Tre sono troppe…».

È entrato l’Iscariota e dice: «Ha messo il nome esatto nel suo significato, secondo l’antica lingua incorrotta».

«Va bene. Ma è difficile, e io ne levo una e dico Marziam. È più facile e non cascherà il mondo per questo. Vero, Simone?».

Pietro, che sta passando davanti alla finestra parlando con Giovanni di Endor, si affaccia e dice: «Che vuoi?».

«Dicevo che io il bambino lo chiamo Marziam. È più facile».

«Hai ragione, donna. Se la Madre me lo permette, lo chiamo anche io così. Ma come stai bene! Però anche io, eh? Guardate!». Infatti è tutto spazzolato, sbarbato sulle guance, con capelli e barba regolati, unti, la veste senza sgualciture, i sandali che sembrano nuovi tanto sono mondi e lucidati con non so che. Le donne lo ammirano ed egli ride contento.

Il bambino ha finito il suo pasto ed esce per andare dal suo grande amico, che egli chiama sempre: «Padre».

Dettaglio

Marie d'Alphée chiede al giovane Marziam come si chiama.

Annotazione

"Come ti chiami?

- Marziam.

- Capisco! Ma la mia benedetta Maria avrebbe potuto darti un nome più facile!

- È quasi il suo! esclama Salomé.

- Sì, ma il suo è più semplice. Non ha quelle tre consonanti in mezzo... Tre sono troppe...". MaRGZiam, semplificato in Marziam nella nuova traduzione in accordo con quanto espresso da Maria di Alfeo e Pietro nel resto del testo.

"Prese il nome esatto per quello che significava, in accordo con la lingua antica". Senza dubbio l'ebraico, dato che l'aramaico (una lingua strettamente correlata) era diventato la lingua comune al tempo di Gesù. Questa vicinanza è perfettamente colta nella riflessione di Salomè. Conosciamo questa vicinanza anche dalla preghiera di Gesù sulla croce: Elôi, elôi, lama sabachthani, una citazione aramaica che è leggermente diversa in Matteo 27,46 e in Marco 15,34. Questa vicinanza non esclude però le differenze, poiché il capitolo 8 del libro di Neemia riferisce che gli esuli che tornavano a Gerusalemme sentivano leggere la Torah "nella lingua antica", ma non la capivano: bisognava tradurla.

EMR 199.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ecco Gesù che viene dalla casa di Lazzaro insieme allo stesso, e al bambino che gli corre incontro dice: «La pace fra noi, Marjziam. Diamoci il bacio di pace».

Lazzaro, salutato dal bambino, lo carezza e gli dà un dolcetto.

Tutti si riuniscono intorno a Gesù. Anche Maria, rivestita di una veste di lino color turchese su cui è drappeggiato il mantello più scuro, viene verso suo Figlio sorridendo.

«Possiamo andare, allora», dice Gesù. «Tu, Simone, colla Madre mia e il bambino, se proprio vuoi spendere anche ora che Lazzaro ha provveduto».

«Ma certo! E poi… potrò dire di avere potuto per una volta camminare al fianco di tua Madre. Grande onore».

«E allora vai. Tu, Simone, mi accompagnerai dai tuoi amici lebbrosi…».

«Davvero, Maestro? Allora se permetti vado avanti di corsa, a radunarli… Mi raggiungerai. Tanto lo sai dove sono…».

«Va bene. Vai. Gli altri facciano quello che credono. Siete tutti liberi fino a mercoledì mattina. All’ora di terza tutti alla porta Dorata».

«Io vengo con Te, Maestro», dice Giovanni.

«Io pure», dice Giacomo suo fratello.

«Ed anche noi», dicono i due cugini.

«Vengo anche io», dice Matteo e con lui lo dice Andrea.

«E io? Vorrei venire anche io… ma se vado per le spese non posso venire…», dice Pietro, preso fra due voglie.

«Si può fare. Prima si va dai lebbrosi, intanto mia Madre col bambino va in una casa amica di Ofel. Poi la raggiungiamo e tu vai con Lei, mentre Io e gli altri andiamo da Giovanna. Ci riuniremo al Getsemnì per il cibo, e poi verso il tramonto torneremo qui».

«Io, se permetti, vado da alcuni amici…», dice Giuda Iscariota.

«Ma l’ho detto. Fate quello che credete».

«Allora io andrò dai parenti. Forse è già venuto mio padre.

Se c’è te lo conduco», dice Tommaso.

«Noi due, che dici Filippo? Si potrebbe andare da Samuele».

«Ben detto», risponde questo a Bartolomeo.

«E tu, Giovanni?», chiede Gesù all’uomo di Endor. «Preferisci rimanere qui per sistemare i tuoi libri o venire con Me?».

«Veramente preferirei venire con Te… I libri… mi piacciono già meno. Preferisco leggere Te, Libro vivente».

«Allora vieni. Addio, Lazzaro, a…».

«Ma vengo anche io. Le gambe stanno un poco meglio e ti lascerò, dopo i lebbrosi, andando al Getsemnì ad attenderti».

«Andiamo. La pace a voi, donne».

Fino alle vicinanze di Gerusalemme stanno tutti uniti. Poi si separano, andando l’Iscariota per conto suo, entrando in città probabilmente da quella porta che è verso la torre Antonia; mentre Tommaso, con Filippo e Natanaele, fanno ancora qualche decina di metri con Gesù e i compagni e poi entrano in città dal sobborgo di Ofel, insieme a Maria e al bambino.

Annotazione

Tu, Simone, mi accompagnerai dai tuoi amici lebbrosi... Simone lo Zelota è un ex lebbroso, guarito da Gesù.

Siete tutti liberi fino a mercoledì mattina. All'ora della tregua, tutti si recano alla Porta d'Oro. Questa porta conduce direttamente al Tempio da Betania e dal Getsemani.

Nel frattempo, mia Madre e il bambino vanno in una casa amica a Ophel. Questo quartiere è a sud del Tempio e quindi a est della città.

Cosa ne pensi, Filippo, del fatto che noi due andiamo a casa di Samuele? Probabilmente Samuele, il fidanzato di Annalia.

Probabilmente entra in città dalla porta vicino alla Torre Antonia. La porta dei Pesci.

EMR 199.4-5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«E ora andiamo da questi infelici!», dice Gesù e volgendo le spalle alla città va verso un luogo desolato, situato sulle pendici di un colle roccioso che è fra le due strade che da Gerico portano a Gerusalemme. Uno strano luogo fatto come a gradinate, dopo la prima salita sulla quale si inerpica un sentiero, di modo che il primo balzo è sopraelevato a picco per almeno tre metri sul sentiero, e così il secondo. Arido, morto… Tristissimo.

«Maestro», grida Simone lo Zelote, «sono qui. Fermati che ti insegno la via…»; e lo Zelote, che si era addossato alla roccia per avere un poco d’ombra, viene avanti e conduce Gesù per un sentiero a gradini diretto verso il Getsemani, ma separato da questo dalla strada che dal monte Uliveto va a Betania.

«Eccoci. Fra i sepolcri di Siloan io vissi, e qui ci sono i miei amici. Parte di essi. Gli altri sono a Ben Innom, ma non possono venire… Dovrebbero traversare la strada e sarebbero visti».

«Andremo anche da loro».

«Grazie! Per loro e per me».

«Ve ne sono molti?».

«L’inverno ha ucciso i più. Ma qui ce ne sono ancora cinque di quelli ai quali io avevo parlato. Ti attendono. Eccoli sull’orlo del loro ergastolo…».

Saranno una diecina di mostri. Dico «saranno» perché, se cinque sono ben visibili, in piedi, gli altri, e per il grigiore della pelle e per la deformità del volto e per il loro sporgere appena dalla sassaia, si distinguono così male che potrebbero essere più come meno. Fra quelli in piedi vi è una sola donna. La dicono tale solamente i capelli incanutiti e incolti che cadono duri e sporchi giù per le spalle sino alla cintura. Ma per il resto non si distingue il sesso, perché la malattia, ben avanzata, l’ha scheletrita annullando ogni curva femminile, così come negli uomini uno solo mostra ancora una traccia di baffi e barba. Gli altri sono stati rasati dal morbo distruttore.

Gridano: «Gesù, Salvatore nostro, pietà di noi!», e tendono le mani deformi o impiagate. «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà!».

«Che volete che Io vi faccia?», chiede Gesù alzando il volto verso quelle miserie.

«Che Tu ci salvi dal peccato e dalla malattia».

«Dal peccato salva la volontà e il pentimento…».

«Ma, se Tu vuoi, puoi cancellare i nostri peccati. Quelli almeno, se non vuoi guarire i nostri corpi».

«Se Io vi dico: “Scegliete fra le due cose”, quale volete?».

«Il perdono di Dio, Signore. Per essere meno desolati».

Gesù fa un cenno d’approvazione, sorridendo luminosamente, e poi alza le braccia e grida: «Siate esauditi. Lo voglio».

Esauditi! Può essere per il peccato come per la malattia, o per tutte e due le cose, e i cinque infelici restano incerti. Ma incerti non sono gli apostoli, e non possono che urlare il loro osanna vedendo la lebbra sparire rapida come sparisce il fiocco di neve caduto su un fuoco. E allora i cinque comprendono di essere stati esauditi completamente. Il loro grido risuona come uno squillo di vittoria. Si abbracciano fra di loro e gettano baci a Gesù non potendo precipitarsi ai suoi piedi, e poi si volgono ai compagni dicendo: «E voi non volete ancora credere? Ma che infelici siete?».

«Buoni! Siate buoni! I poveri fratelli hanno bisogno di pensare. Non dite loro nulla. La fede non si impone, si predica con pace, dolcezza, pazienza, costanza. Quello che voi farete dopo la vostra purificazione, come Simone fece con voi. Del resto, il miracolo predica già di suo. Voi, guariti, andrete dal sacerdote al più presto. Voi, malati, attendeteci a sera. Vi porteremo cibarie. La pace sia con voi».

Gesù scende di nuovo sulla via seguito dalle benedizioni di tutti.

199.5

«Ed ora andiamo a Ben Hinnom», dice Gesù.

«Maestro… io vorrei venire. Ma comprendo che non posso.

Vado al Getsemani», dice Lazzaro.

«Vai, vai, Lazzaro. La pace sia con te».

Mentre Lazzaro lentamente si avvia, Giovanni apostolo dice: «Maestro, io lo accompagno. Fa fatica e la stradetta non è molto buona. Poi ti raggiungo a Ben Hinnom».

«Vai pure. Andiamo».

Passano il Cedron, costeggiano il lato sud del monte Tofêt e entrano nella valletta tutta sparsa di sepolcri e di lordure, senza un albero, senza uno schermo al sole, che su questo lato meridionale si abbatte con tutti i suoi fuochi e arroventa il pietrame di questi nuovi scaglioni d’inferno, alla base dei quali fumano incendi puteolenti che aumentano il calore. E dentro a questi sepolcri, simili a forni crematori, vi sono dei poveri corpi che si consumano… Siloan sarà brutto nell’inverno, umido come è, e volto quasi a settentrione. Ma questo deve essere tremendo in estate… Simone lo Zelote getta un urlo di richiamo, e prima tre, poi due, poi uno e un altro ancora vengono, come possono, fino al limite prescritto. Qui vi sono due donne, e una ha per mano un orrore di bambino che la lebbra ha preso specialmente nel viso. È già cieco…

E vi è un uomo dall’aspetto nobile, nonostante la misera sua condizione. Prende la parola per tutti: «Sia benedetto il Messia del Signore, che è sceso nella nostra Geenna per trarre da essa coloro che sperano in Lui. Salvaci, Signore, ché noi periamo! Salvaci, Salvatore! Re della stirpe di Davide, Re d’Israele, pietà dei tuoi sudditi. Oh! Germoglio della stirpe di Jesse, di cui è detto che nel tuo tempo non vi sarà più male, stendi la tua mano a raccogliere questi avanzi del tuo popolo. Fai sparire da noi questa morte, asciuga le nostre lacrime, perché così è detto di Te. Chiamaci, Signore, ai tuoi pascoli prelibati, alle tue dolci acque, ché sitibondi siamo. Portaci sulle eterne colline dove non è più colpa e dolore. Abbi pietà, Signore…».

«Chi sei?».

«Giovanni, uno del Tempio. Contaminato forse da un lebbroso. Da poco, e Tu lo vedi, la malattia è su me. Ma questi!… Vi è chi attende la morte da anni, e questa fanciullina vi è da quando ancor non camminava. Non sa che sia il creato di Dio. Quanto conosce o quanto ricorda delle meraviglie di Dio sono questi sepolcri, questo sole spietato e le stelle della notte. Pietà per i colpevoli e per gli innocenti, Signore, Salvatore nostro».

Si sono tutti inginocchiati tendendo le mani.

Gesù piange su tanta miseria e poi apre le braccia gridando:

«Padre, Io lo voglio: salute, vita, vista e santità su loro». Resta a braccia aperte pregando intensamente con tutto il suo spirito. Pare affinarsi e alzarsi nella preghiera, fiamma d’amore, bianca e potente fra il potente oro del sole.

«Mamma, io vedo!», è il primo grido, e ad esso corrisponde l’urlo della madre che si stringe al cuore la sua bambina guarita, e poi quello degli altri e degli apostoli… Il miracolo è compiuto.

«Giovanni, tu sacerdote, guiderai i compagni nel rito. La pace sia con voi. A voi pure porteremo cibo verso sera». Benedice e fa per avviarsi.

Ma il lebbroso Giovanni grida: «Sui tuoi passi io voglio venire. Dimmi che devo fare, dove andare per predicare di Te!».

«In questa terra desolata e nuda che ha bisogno di convertirsi al Signore. Sia la città di Gerusalemme il tuo campo. Addio».

Dettaglio

Simone lo Zelota chiese a Gesù di andare nella Valle della Morte, dove c'erano dei lebbrosi.

Annotazione

E Simone, che si era appoggiato alla roccia per trovare un po' d'ombra, si fa avanti e conduce Gesù lungo un sentiero a gradini che porta al Getsemani, ma è separato da esso dalla strada che dal Monte degli Ulivi porta a Betania. Segue il disegno di Maria Valtorta, che qui riproduciamo. L'autrice ha posto al centro il "piccolo monte", sulla cui sommità ha scritto tre volte "lebbroso". A nord c'è il "Getsemani", da cui ha scritto "La strada più breve per Betania e Gerico". Sull'altro lato, ha scritto a matita: "Il Monte degli Ulivi è qui". A ovest fece scorrere il "Kidron", oltre il quale tracciò "La strada più lunga per Betania e Gerico".

Così è per gli uomini, di cui solo uno ha un residuo di baffi e barba. Gli altri sono stati rasati da questa malattia distruttiva. Zaccaria il lebbroso. Cfr. EMV 417,2.