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Note del tema

Sessantasei discepoli

Pagina 26 di 30

Comfort di lettura

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EMR 202.1-4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La vigilia della Pasqua. Solo con i suoi apostoli, perché le donne non sono unite al gruppo, Gesù attende il ritorno di Pietro che ha portato l’agnello pasquale al suo sacrificio.

Mentre attendono, e Gesù parla di Salomone al bambino[1], ecco Giuda che attraversa il grande cortile. È con un gruppo di giovani e parla con grandi gesti magniloquenti e con pose ispirate. Il suo mantello si agita continuamente ed egli se lo drappeggia con pose sapienti… Credo che Cicerone non era più pomposo quando pronunciava le sue orazioni… «Guarda là Giuda!», dice il Taddeo.

«È con un gruppo di saforim», osserva Filippo.

E Tommaso dice: «Vado a sentire cosa dice», e va senza aspettare che Gesù esprima il suo prevedibile «no».

Gesù… oh! che viso ha Gesù! Di vera sofferenza e di severo giudizio. Marjziam, che lo guardava fin da prima, mentre dolce e lievemente mesto gli parlava del grande re d’Israele, vede questo cambiamento e quasi se ne spaventa, e scuote la mano di Gesù per richiamarlo a sé e dice: «Non guardare! Non guardare! Guarda me che ti voglio tanto bene»…

202.2

Tommaso riesce a raggiungere Giuda senza essere visto da lui e lo segue per qualche passo. Non so quello che sente dire, so che dà in una improvvisa esclamazione tonante che fa volgere molti, e specie Giuda che diventa livido di rabbia: «Ma quanti rabbi ha mai Israele! Mi felicito con te, novella luce di sapienza!».

«Non sono una selce. Ma una spugna. E assorbo. E quando il desiderio degli affamati di sapienza lo vuole, ecco che mi spremo per darmi con tutti i miei succhi di vita». Giuda è ampolloso e sprezzante.

«Sembri un’eco fedele. Ma l’eco, per sussistere, deve stare presso la Voce. Se no muore, amico. Tu, mi pare che te ne allontani. Egli è là. Non vieni?».

Giuda diventa di tutti i colori, col viso astioso e ripugnante dei suoi momenti peggiori. Ma si domina. E dice: «Vi saluto, amici. Eccomi con te, Tommaso, caro amico mio. Andiamo subito dal Maestro. Non sapevo che era nel Tempio. Se lo avessi saputo mi sarei dato alla ricerca di Lui», e passa il braccio intorno alle spalle di Tommaso come avesse per lui un grande affetto.

Ma Tommaso, placido ma non scemo, non si lascia abbindolare da queste proteste… e chiede, un poco sornione: «Come? Non sai che è Pasqua? E pensi che il Maestro non sia fedele alla Legge?».

«Oh! mai più! Ma lo scorso anno si mostrava, parlava… Ricordo proprio questo giorno. Mi ha attirato per la sua violenza di re… Ora… Mi sembra uno che abbia perduto vigore. Non ti pare?».

«A me no. Mi sembra uno che ha perduto stima».

«Nella sua missione, ecco, dici bene».

«No. Tu capisci male. Ha perduto stima negli uomini. E tu sei uno di quelli che vi contribuiscono[2]. Vergognati!». Non ride più Tommaso! È cupo, e il suo «vergognati» è sferzante come una frustata.

«Guarda come parli!», minaccia l’Iscariota.

«Guarda come agisci. Qui siamo due giudei, senza testimoni. E per questo parlo. E ti ridico: “Vergognati!”. E ora taci. Non fare il tragico né il piagnucoloso, perché altrimenti parlo davanti a tutti.

202.3

Ecco là il Maestro e i compagni. Régolati».

«La pace a Te, Maestro…».

«La pace a te, Giuda di Simone».

«Mi è tanto dolce trovarti qui… Avrei da parlarti…».

«Parla».

«Sai… io volevo dirti… Non mi puoi ascoltare in disparte?».

«Sei fra i compagni».

«Ma io volevo Te solo».

«A Betania Io sono solo con chi mi vuole e ricerca, ma tu non mi cerchi. Mi sfuggi…».

«No, Maestro. Non lo puoi dire».

«Perché ieri hai offeso Simone, e Me con lui, e con noi Giuseppe d’Arimatea, i compagni, e mia Madre e le altre?».

«Io? Ma non vi ho visti!».

«Non ci hai voluti vedere. Perché non sei venuto, come era convenuto, a benedire il Signore per un innocente accolto nella Legge? Rispondi! Non hai sentito neppure il bisogno di avvisare che non saresti venuto».

«Ecco mio padre!», grida Marjziam che scorge Pietro di ritorno col suo agnello sgozzato, sventrato, riavvolto nella pelle.

«Oh! con lui è Michea e gli altri! Vado, posso andare incontro a loro per sentire del vecchio padre?».

«Vai, figlio», dice Gesù accarezzandolo. E aggiunge, toccando Giovanni di Endor sulla spalla: «Ti prego, accompagnalo e… trattienili un poco». Si rivolge da capo a Giuda: «Rispondi dunque! Io aspetto».

«Maestro… un obbligo improvviso… inderogabile… Ne ho avuto dolore… Ma…».

«Ma non c’era, in tutta Gerusalemme, uno che potesse portare la tua giustificazione, ammesso che tu ne avessi una? Ed era già colpa. Ti ricordo che recentemente un uomo ha lasciato di seppellire il padre per seguirmi, e che questi miei fratelli hanno lasciato fra gli anatemi la casa paterna per seguire Me, e che Simone e Tommaso, e con loro Andrea, Giacomo, Giovanni, Filippo e Natanaele, hanno lasciato la famiglia, e Simone Cananeo la ricchezza per darmela, e Matteo il peccato per seguire Me. E potrei continuare con cento nomi. Vi è chi lascia la vita, la stessa vita, per seguire Me nel Regno dei Cieli. Ma, posto che sei così ingeneroso, sii almeno educato. Non hai carità, ma abbi almeno signorilità. Imita, poiché ti piacciono, i falsi farisei che mi tradiscono, che ci tradiscono mostrandosi educati. Il tuo dovere era di serbarti per noi, ieri, per non offendere Pietro, che esigo sia rispettato da tutti. Ma almeno fossi giunto a mandare un avviso».

«Ho sbagliato.

202.4

Ma ora venivo apposta in cerca di Te per dirti che, sempre per la stessa causa, domani io non posso venire. Sai… Ho degli amici del padre mio e mi…».

«Basta. Va’ pure con loro. Addio».

«Maestro… sei sdegnato con me? Mi hai detto che mi faresti da padre… Io sono un ragazzo sventato, ma un padre perdona…».

«Ti perdono, sì. Ma va’ via. Non fare attendere oltre gli amici di tuo padre, così come Io non faccio attendere oltre gli amici del santo Giona».

«Quando lascerai Betania?».

«Alla fine degli Azzimi. Addio». Gesù si volge e va verso i contadini che sono in estasi davanti al mutato Marjziam.

Fa pochi passi e poi si arresta per la considerazione di Tommaso: «Per Geovà! Voleva vederti nella violenza di re! Lo hai servito!…».

«Vi prego dimenticare tutti l’incidente, così come Io mi sforzo di farlo. E vi ordino il silenzio con Simone di Giona, Giovanni di Endor e il piccolo. Per motivi che la vostra intelligenza è in grado di comprendere, è bene non addolorare e non scandalizzare quei tre. E silenzio a Betania, con le donne. Vi è mia Madre, ricordatevelo».

«Sta’ sicuro, Maestro», «Faremo di tutto per riparare», «E per consolarti, sì», dicono tutti.

«Grazie…»

Annotazione

Gesù parla al bambino di Salomone: probabilmente si tratta del re Salomone.

È con un gruppo di saforim. Saforim (sopherîms): scribi.

Non farò aspettare ancora gli amici del santo Giona. Giona di Esdrelon.

Per Jéovêh! Voleva vederti con la tua violenza regale! Geovà nel testo originale. Si veda la pronuncia del nome divino.

EMR 202.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ecco mio padre!», grida Marjziam che scorge Pietro di ritorno col suo agnello sgozzato, sventrato, riavvolto nella pelle.

«Oh! con lui è Michea e gli altri! Vado, posso andare incontro a loro per sentire del vecchio padre?».

«Vai, figlio», dice Gesù accarezzandolo. E aggiunge, toccando Giovanni di Endor sulla spalla: «Ti prego, accompagnalo e… trattienili un poco».

Dettaglio

Gesù sta rimproverando Giuda quando Marziam vede Pietro e alcuni contadini di Doras.

EMR 202.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù si volge e va verso i contadini che sono in estasi davanti al mutato Marjziam.

Fa pochi passi e poi si arresta per la considerazione di Tommaso: «Per Geovà! Voleva vederti nella violenza di re! Lo hai servito!…».

«Vi prego dimenticare tutti l’incidente, così come Io mi sforzo di farlo. E vi ordino il silenzio con Simone di Giona, Giovanni di Endor e il piccolo. Per motivi che la vostra intelligenza è in grado di comprendere, è bene non addolorare e non scandalizzare quei tre. E silenzio a Betania, con le donne. Vi è mia Madre, ricordatevelo».

«Sta’ sicuro, Maestro», «Faremo di tutto per riparare», «E per consolarti, sì», dicono tutti.

«Grazie…

Dettaglio

Gesù ha appena rimproverato Giuda e nel frattempo lo lascia.

EMR 202.4-5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù si volge e va verso i contadini che sono in estasi davanti al mutato Marjziam. (...)

«Oh! La pace a voi tutti. Isacco vi ha trovati. Ne sono lieto. Godete in pace la vostra Pasqua. I miei pastori saranno tanti fratelli buoni con voi. Isacco, prima che partano, accompagnameli. Li voglio benedire ancora. Avete visto il bambino?».

«Oh! Maestro! Come sta bene! È già più florido! Oh! lo diremo al vecchio. Come ne sarà felice! Ci ha detto questo giusto che ora Jabé è suo figlio… Una provvidenza! Diremo tutto, tutto».

«Anche che sono figlio della Legge. E che sono felice. E che lo ricordo sempre. E che non pianga per me né per la mamma. Io l’ho vicina e anche lui ce l’ha come un angelo, e ce l’avrà sempre anche nell’ora della morte, e se Gesù avrà già aperto le porte dei Cieli ecco allora che la mamma, più bella di un angelo, verrà incontro al vecchio padre e lo condurrà da Gesù. Lo ha detto Lui. Glielo direte? Lo saprete dire bene?».

«Sì, Jabé».

«No. Ora sono Marjziam. Mi ha dato questo nome la Mamma del Signore. È come se si dicesse il suo nome. Mi vuole tanto bene. Mi mette a letto Lei ogni sera e mi fa dire le preghiere che faceva dire al suo Bambino. E mi sveglia con un bacio, e mi veste, e mi insegna tante cose. Anche Lui però. Ma entrano dentro così piano che si sanno senza fatica. Il mio Maestro!!!».

Il bambino si stringe a Gesù con una tale adorazione di atto e di espressione che commuove.

«Sì, direte tutto questo e anche che non perda la speranza il vecchio. Quest’angelo prega per lui ed Io lo benedico. Anche voi benedico. Andate. La pace sia con voi».

I gruppi si separano andando ognuno per suo conto.

EMR 203.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù esce con i suoi da una casa prossima alle mura e credo sempre nel rione di Bezeta, perché per uscire dalle mura si deve ancora passare davanti alla casa di Giuseppe, che è presso la porta che ho sentito definire “di Erode”. La città è semideserta nella sera placida e lunare. Comprendo che è stata consumata la Pasqua in una delle case di Lazzaro, che però non è per nulla la casa del Cenacolo. Questa è proprio agli antipodi di quella. Una a nord, l’altra a sud di Gerusalemme.

Sulla porta di casa Gesù si accomiata, col suo garbo gentile, da Giovanni di Endor, che Egli lascia a custodia delle donne e

che ringrazia per questa custodia. Bacia Marjziam, che è venuto anche lui sulla porta, e poi si avvia fuori della porta detta di Erode.

Annotazione

Per uscire dalle mura, bisogna passare davanti alla casa di Giuseppe, che si trova vicino alla porta che ho sentito chiamare Porta di Erode. Giuseppe d'Arimatea, che li aveva invitati la sera prima.

EMR 203.1-2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Sono all’angolo nord-est della cerchia delle mura; lo girano e costeggiano il monte Moria fino al punto in cui, per un ponticello, possono valicare il Cedron.

«Andiamo al Getsemani?», chiede Giacomo d’Alfeo.

«No. Più su. Sul monte degli Ulivi».

«Oh! sarà bello!», dice Giovanni.

«Sarebbe piaciuto anche al bambino», mormora Pietro.

«Oh! ci verrà molte altre volte! Era stanco. Ed è bambino.

Io voglio darvi una grande cosa, perché ormai è giusto che voi l’abbiate».

203.2

Salgono fra gli ulivi, lasciando alla loro destra il Getsemani e elevandosi ancora, su per il monte, sino a raggiungerne la cresta su cui gli ulivi fanno un pettine frusciante.

EMR 203.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«C’è un’altra ragione, Simone…».

«Dilla, Maestro. Sono contento di ricredermi sul compagno».

«Giuda è geloso. È inquieto per gelosia».

«Geloso? Di chi? Non ha moglie e, anche l’avesse e fosse con le donne, io credo che nessuno di noi userebbe spregio al condiscepolo…».

«È geloso di Me. Considera: Giuda si è alterato dopo Endor e dopo Esdrelon. Ossia quando ha visto che Io mi sono occupato di Giovanni e di Jabé. Ma ora che Giovanni, soprattutto Giovanni, verrà allontanato passando da Me a Isacco, vedrai che torna allegro e buono».

«E… bene! Non mi vorrai però dire che non è preso da un demonietto. E soprattutto… No, lo dico! E soprattutto non mi vorrai dire che si è migliorato in questi mesi. Ero geloso anche io l’anno scorso… Non avrei voluto nessuno più di noi sei, i primi sei, lo ricordi? Ora, ora… lasciami invocare Dio una volta tanto a testimonio del mio pensiero. Ora dico che sono felice più aumentano i discepoli intorno a Te. Oh! vorrei avere tutti gli uomini e portarli a Te e tutti i mezzi per poter sovvenire chi ne ha bisogno, perché la miseria non sia a nessuno di ostacolo per venire a Te. Dio vede se dico il vero. Ma perché sono così ora? Perché mi sono lasciato cambiare da Te. Lui… non è cambiato. Anzi… Va’ là, Maestro… Un demonietto lo ha preso…».

«Non lo dire. Non lo pensare. Prega perché guarisca. La gelosia è una malattia…».

«Che al tuo fianco guarisce se uno lo vuole. Ah! lo sopporterò, per Te… Ma che fatica!…».

«Ti ho dato il premio per essa: il bambino. E ora ti insegno a pregare…».

«Oh! sì, fratello. Parliamo di questo… e il mio omonimo sia ricordato solo come uno che ha bisogno di questo. Mi pare che ha già il suo castigo. Non è con noi in quest’ora!», dice Giuda Taddeo.

Dettaglio

Pietro fu sorpreso dall'atteggiamento di Giuda e Gesù spiegò che era geloso. Simone di Giona disse allora che anche lui era stato geloso l'anno scorso, ma che ora era cambiato.

EMR 203.13 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Vedere nel suo contesto

Citazione

«Alzatevi e andiamo. Rientreremo in città all’aurora. Anzi, domani tu, Simone, e tu, fratello mio (indica Giuda), andrete a prendere le donne e il bambino. Tu, Simone di Giona, e voi altri, starete con Me finché costoro tornano. Poi andremo insieme a Betania».

E scendono fino al Getsemani nella cui casa entrano per il riposo.

EMR 204.1-3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Nella pace del sabato Gesù si riposa presso un campo di lino tutto in fiore appartenente a Lazzaro. Più che presso, direi che si è immerso nell’alto lino e, seduto sull’orlo di un solco, si assorbe nei suoi pensieri. Non c’è vicino a Lui che qualche silenziosa farfalla o qualche frusciante lucertola, che lo guarda con gli occhietti di giaietto, alzando il capino triangolare dalla gola chiara e palpitante. E null’altro. Nell’ora tarda del meriggio tace anche il minimo soffio di vento fra gli alti steli.

Da lontano, forse dal giardino di Lazzaro, viene la canzone di una donna, e con essa i gridi festosi del bambino che giuoca con qualcuno. Poi una, due, tre voci che chiamano: «Maestro!», «Gesù!».

Gesù si scuote e si alza. Per quanto il lino, al suo completo sviluppo, sia molto alto, Gesù emerge per un bel pezzo da questo mare verde e azzurro.

«Eccolo là, Giovanni!», grida lo Zelote.

E Giovanni a sua volta chiama: «Madre! Il Maestro è qui, nel lino».

E, mentre Gesù si avvicina al sentiero che porta verso le case, ecco giungere Maria.

«Che vuoi, Madre?».

«Figlio mio, sono arrivati dei gentili con delle donne. Dicono di avere saputo da Giovanna che Tu sei qui. Dicono anche che ti hanno atteso per tutti questi giorni presso l’Antonia…».

«Ah! ho capito! Vengo subito. Dove sono?».

«In casa di Lazzaro, nel suo giardino. Egli è amato dai romani e non ne ha il ribrezzo che ne abbiamo noi. Li ha fatti entrare, coi loro carri, nell’ampio giardino per non dare scandalo a nessuno».

«Va bene, Madre.

204.2

Sono soldati e dame romane. Lo so».

«E che vogliono da Te?».

«Quello che molti in Israele non vogliono: Luce».

«Ma come e cosa ti credono? Dio, forse?».

«A modo loro sì. Per loro è facile accogliere l’idea di una incarnazione di un dio in carne mortale, più che fra di noi».

«Allora sono giunti a credere nella tua fede…».

«Non ancora, Mamma. Prima devo distruggere la loro. Per adesso Io sono per loro un sapiente, un filosofo, come loro dicono. Ma, sia questa brama di conoscere dottrine filosofiche, sia la loro tendenza a credere possibile la incarnazione di un dio, mi aiutano molto[1] nel portarli alla vera fede. Credilo, sono più ingenui, nel loro pensiero, di molti d’Israele».

«Ma saranno sinceri? Si dice che il Battista…».

«No. Fosse stato per loro, Giovanni sarebbe libero e sicuro.

Chi non è ribelle è lasciato stare. Anzi, ti dico, presso di loro l’essere profeti – loro dicono filosofi, perché l’elevatezza della sapienza soprannaturale per loro è sempre filosofia – è una garanzia per essere rispettati. Non essere preoccupata, Mamma. Non mi verrà da lì il male…».

«Ma i farisei… se sanno, che diranno anche di Lazzaro?

Tu… sei Tu e devi portare la Parola al mondo. Ma Lazzaro!… È già tanto offeso da loro…».

«Ma è intoccabile. Lo sanno protetto da Roma».

«Ti lascio, Figlio mio. Ecco Massimino per condurti ai gentili»; e Maria, che aveva camminato al fianco di Gesù per tutto questo tempo, si ritira svelta, andando verso la casa dello Zelote, mentre Gesù entra da una porticina di ferro, aperta nella cinta del giardino, in una parte remota di esso, là dove il giardino si muta in frutteto, presso cioè al luogo dove, in futuro, sarebbe stato sepolto Lazzaro.

Là è anche Lazzaro e nessun altro: «Maestro, mi sono permesso di ospitarli…».

«Hai fatto bene. Dove sono?».

«Là in quell’ombra di bossi e lauri. Come vedi, sono lontani almeno cinquecento passi dalla casa».

«Va bene, va bene…

204.3

La Luce venga a voi tutti».

EMR 204.1-2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Che vuoi, Madre?».

«Figlio mio, sono arrivati dei gentili con delle donne. Dicono di avere saputo da Giovanna che Tu sei qui. Dicono anche che ti hanno atteso per tutti questi giorni presso l’Antonia…».

«Ah! ho capito! Vengo subito. Dove sono?».

«In casa di Lazzaro, nel suo giardino. Egli è amato dai romani e non ne ha il ribrezzo che ne abbiamo noi. Li ha fatti entrare, coi loro carri, nell’ampio giardino per non dare scandalo a nessuno».

«Va bene, Madre.

204.2

Sono soldati e dame romane. Lo so».

«E che vogliono da Te?».

«Quello che molti in Israele non vogliono: Luce».

«Ma come e cosa ti credono? Dio, forse?».

«A modo loro sì. Per loro è facile accogliere l’idea di una incarnazione di un dio in carne mortale, più che fra di noi».

«Allora sono giunti a credere nella tua fede…».

«Non ancora, Mamma. Prima devo distruggere la loro. Per adesso Io sono per loro un sapiente, un filosofo, come loro dicono. Ma, sia questa brama di conoscere dottrine filosofiche, sia la loro tendenza a credere possibile la incarnazione di un dio, mi aiutano molto[1] nel portarli alla vera fede. Credilo, sono più ingenui, nel loro pensiero, di molti d’Israele».

«Ma saranno sinceri? Si dice che il Battista…».

«No. Fosse stato per loro, Giovanni sarebbe libero e sicuro.

Chi non è ribelle è lasciato stare. Anzi, ti dico, presso di loro l’essere profeti – loro dicono filosofi, perché l’elevatezza della sapienza soprannaturale per loro è sempre filosofia – è una garanzia per essere rispettati. Non essere preoccupata, Mamma. Non mi verrà da lì il male…».

«Ma i farisei… se sanno, che diranno anche di Lazzaro?

Tu… sei Tu e devi portare la Parola al mondo. Ma Lazzaro!… È già tanto offeso da loro…».

«Ma è intoccabile. Lo sanno protetto da Roma».

«Ti lascio, Figlio mio. Ecco Massimino per condurti ai gentili»; e Maria, che aveva camminato al fianco di Gesù per tutto questo tempo, si ritira svelta, andando verso la casa dello Zelote, mentre Gesù entra da una porticina di ferro, aperta nella cinta del giardino, in una parte remota di esso, là dove il giardino si muta in frutteto, presso cioè al luogo dove, in futuro, sarebbe stato sepolto Lazzaro.