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Note della parola chiave

Jean-Baptiste

Tema: Famiglia e parentela di Gesù Cristo · Pagina 9 di 11

Comfort di lettura

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EMR 176.1-2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù nella notte si è alquanto dilungato risalendo il monte, di modo che l’aurora lo mostra ritto su uno scrimolo. Pietro, che lo vede, lo accenna ai compagni ed essi salgono verso di Lui.

«Maestro, perché non sei venuto con noi?», chiedono in diversi.

«Avevo bisogno di pregare».

«Ma hai anche tanto bisogno di riposare».

«Amici, nella notte una voce è venuta dai Cieli chiedendo preghiera per i buoni e per i malvagi, ed anche per Me stesso».

«Perché? Che ne hai bisogno Tu?».

«Come gli altri. La mia forza si nutre di preghiera e la mia gioia di fare ciò che vuole il Padre mio. Il Padre mi ha detto due nomi di persone, e un dolore per Me. Queste tre cose dette hanno tanto bisogno di preghiera».

Gesù è molto triste e guarda i suoi con occhio che pare supplichi chiedendo qualcosa, o che interroghi. Si posa su questo e su quello e in ultimo si posa su Giuda Iscariota fermandovisi.

L’apostolo lo nota e chiede: «Perché mi guardi così?».

«Non vedevo te. Il mio occhio contemplava un’altra cosa…».

«Ed è?».

«Ed è la natura del discepolo. Tutto il bene e tutto il male che un discepolo può dare, può fare per il suo maestro. Pensavo ai discepoli dei Profeti e a quelli di Giovanni. E pensavo ai miei propri. E pregavo per Giovanni, per i discepoli e per Me…».

«Sei triste e stanco questa mattina, Maestro. Di’ a chi ti ama il tuo affanno», invita Giacomo di Zebedeo.

«Sì, dillo, e se c’è cosa che si possa fare per sollevarlo noi lo faremo», dice il cugino Giuda.

Pietro parla con Bartolomeo e Filippo, ma non capisco ciò che dicono.

Gesù risponde: «Essere buoni, sforzatevi ad essere buoni e fedeli. Ecco il sollievo. Non ce ne è nessun altro, Pietro. Hai inteso? Deponi il sospetto. Vogliatemi e vogliatevi bene, non vi fate sedurre da chi mi odia, vogliate soprattutto bene alla volontà di Dio».

«Eh! ma se tutto viene da quella, anche i nostri errori verranno da quella!», esclama Tommaso con aria di filosofo.

«Lo credi? Non è così.

176.2

Ma molta gente si è destata e guarda qui. Scendiamo. E santifichiamo il giorno santo con la parola di Dio».

EMR 180.7-10 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

« Avete inteso? Avete altro da chiedere? No? Allora possiamo andare a prendere riposo per partire domani per Cafarnao. Devo andare ancora in un posto prima di incominciare il viaggio verso Gerusalemme per la Pasqua».

«Passeremo ancora per Arimatea?», chiede l’Iscariota.

«Non è sicuro. A seconda dei…».

Alla porta viene bussato violentemente.

«Ma chi può essere a quest’ora?», dice Pietro alzandosi per aprire.

Si presenta Giovanni. Stravolto, impolverato, con chiari segni di pianto sul viso.

«Tu qui?», gridano tutti. «Ma che è accaduto?».

Gesù, che si è alzato, dice solo: «La Madre dove è?».

E Giovanni, venendo avanti e andando a inginocchiarsi ai piedi del suo Maestro, tendendo le braccia come per avere soccorso, dice: «La Madre sta bene, ma è in pianto come me, come tanti, e ti prega di non venire seguendo il Giordano dalla parte nostra. Mi ha mandato indietro per questo, perché… perché Giovanni tuo cugino è stato preso prigione…». E Giovanni piange mentre molto subbuglio si solleva fra i presenti.

Gesù impallidisce profondamente ma non si agita. Solamente dice: «Alzati e racconta».

«Andavo in giù con la Madre e le donne. Anche Isacco e Timoneo erano con noi. Tre donne e tre uomini. Ho ubbidito al tuo ordine di condurre Maria da Giovanni… ah! Tu lo sapevi che era l’ultimo addio!… Che doveva essere l’ultimo addio… Il temporale di giorni or sono ci ha fatto sostare di poche ore. Ma sono bastate perché Giovanni non potesse più vedere Maria… Noi siamo arrivati all’ora di sesta e lui era stato catturato al gallicinio…».

«Ma dove? Ma come? Da chi? Nel suo antro?», tutti chiedono, tutti vogliono sapere.

«È stato tradito!… Si è usato il tuo Nome per tradirlo!».

«Che orrore! Ma chi è stato?», urlano tutti.

E Giovanni rabbrividendo, dicendolo piano questo orrore che neppur l’aria dovrebbe udire, confessa: «Da un suo discepolo…».

Il subbuglio è al colmo. Chi maledice, chi piange, chi sbalordito resta in posa di statua.

180.8

Giovanni si attacca al collo di Gesù e grida: «Io ho paura per Te! per Te! per Te! I santi hanno i traditori che per l’oro si vendono, per l’oro e la paura dei grandi, per sete di premio, per… per ubbidienza a Satana. Per mille, mille cose! Oh! Gesù, Gesù, Gesù! Che dolore! Il mio primo maestro! Il mio Giovanni che mi ha dato Te!».

«Buono! Buono! Non mi accadrà nulla per ora».

«Ma poi? Ma poi? Mi guardo… guardo questi… ho paura di tutti, anche di me. Ci sarà fra noi il tuo traditore…».

«Ma sei pazzo? E credi che non lo faremo a pezzi?», urla Pietro.

E l’Iscariota: «Oh! pazzo per davvero! Io non lo sarò mai. Ma, se mi sentissi indebolito al punto di poterlo diventare, mi ucciderei. Meglio così che uccisore di Dio».

Gesù si libera dalla stretta di Giovanni e scuote rudemente l’Iscariota dicendo: «Non bestemmiare! Nulla ti potrà indebolire, se non vuoi. E se ciò fosse, fa’ di piangere, e non avere un delitto oltre al deicidio. Debole diviene chi da sé si svena di Dio».

180.9

Poi torna da Giovanni, che piange col capo sul tavolo, e dice: «Parla, con ordine. Io pure soffro. Era il mio sangue ed il mio Precursore».

«Non ho visto che i discepoli, parte di essi, costernati e furenti contro il traditore. Gli altri hanno accompagnato Giovanni verso la sua prigione per essergli vicino nella morte».

«Ma non è ancora morto… l’altra volta poté fuggire», cerca di confortare lo Zelote che vuole molto bene a Giovanni.

«Non è ancora morto. Ma morirà», risponde Giovanni.

«Sì. Morirà. Egli lo sa come Io lo so. Nulla e nessuno lo salverà questa volta. Quando? Non so. So che vivo non uscirà dalle mani di Erode».

«Sì, di Erode. Senti. Egli è andato verso quella gola da cui noi pure passammo al ritorno in Galilea, fra l’Ebal e il Garizim, perché gli fu detto dal traditore: “Il Messia è morente per un assalto di nemici. Ti vuole vedere per affidarti un segreto”. E lui è andato col traditore e con qualche altro. Nell’ombra del vallone erano gli armati di Erode e lo hanno preso. Gli altri sono fuggiti portando la notizia ai discepoli rimasti presso Ennon. Erano appena venuti quando giunsi io con la Madre. E quello che è orribile è che era uno delle nostre città… e che sono stati[4] i farisei di Cafarnao alla testa del complotto per prenderlo. Erano stati da lui dicendo che Tu eri stato loro ospite e che da lì partivi per la Giudea… Non sarebbe uscito dal suo rifugio altro che per Te…».

180.10

Un silenzio di tomba succede alla narrazione di Giovanni.

Gesù sembra svenato, cogli occhi di un azzurro cupissimo e come appannati. Sta a capo chino, la mano ancora sulla spalla di Giovanni, e la mano è scossa da un lieve tremito. Nessuno osa parlare.

Gesù rompe il silenzio: «Andremo in Giudea da altra via.

Ma domani devo andare a Cafarnao. Al più presto. Riposate. Io salgo fra gli ulivi. Ho bisogno di essere solo». Ed esce senza aggiungere altro.

«Va certo a piangere», mormora Giacomo d’Alfeo.

«Seguiamolo, fratello», dice Giuda Taddeo.

«No. Lasciatelo piangere. Solo usciamo piano, in ascolto.

Temo insidia da per tutto», risponde lo Zelote.

«Sì. Andiamo. Noi pescatori sulla riva. Se qualcuno viene dal lago lo vedremo. Voi per gli ulivi. È certo al suo solito posto, presso il noce. All’alba prepareremo le barche per andare presto. Quei serpenti! Eh! l’ho detto io! Di’, ragazzo? Ma… la Madre è proprio in sicuro?».

«Oh, sì! Anche i pastori discepoli di Giovanni sono andati con Lei. Andrea… non lo vedremo più il nostro Giovanni!».

«Taci! Taci! Mi sembra il canto del cuculo… Uno precede l’altro e… e…».

«Per l’Arca santa! Tacete! Se parlate ancora di sventura al Maestro, comincio da voi a farvi assaggiare il sapore del mio remo sulle reni!», urla Pietro inferocito. «Voi», dice poi a quelli che restano per gli ulivi, «prendete dei bastoni, dei grossi rami, là nella legnaia ce ne sono, e spargetevi armati. Il primo che si accosta a Gesù per nuocergli sia morto».

«Discepoli! Discepoli! Bisogna essere cauti coi nuovi!», esclama Filippo.

Il nuovo discepolo si sente ferito e chiede: «Dubiti di me? Egli mi ha scelto e voluto».

«Non di te. Ma di quelli che sono scribi e farisei e dei loro adoratori. Da lì verrà la rovina, credetelo».

Escono e si spargono chi per le barche, chi fra gli ulivi delle colline, e tutto ha termine.

Dettaglio

Nei capitoli precedenti, Giovanni di Zebedeo avrebbe accompagnato la Vergine a Hennon per vedere Giovanni.

Annotazione

"Tua madre sta bene, ma è in lacrime come me, come tante persone, e ti prega di non venire lungo il Giordano dalla nostra parte. (...) " Andremo in Giudea per un'altra strada". Gesù conferma in EMV 187,3 di rispettare il desiderio della madre e ne parla nuovamente a Maria in EMV 198,1/2.

Eravamo arrivati all'ora sesta ed era stato catturato al canto del gallo... Gallicinium, "il canto del gallo", corrisponde all'ultimo turno di guardia: dalle 3 alle 6 del mattino.

"Da uno dei suoi discepoli...". Questo fatto, che non sembra essere menzionato in nessuna tradizione, indica che anche il Precursore fu tradito da uno dei suoi discepoli.

Io non tradirò mai. Ma se mi sentissi così debole da poterlo fare, mi ucciderei. È meglio che essere l'assassino di Dio. Questo è il germe dell'idea del suicidio, che Giuda metterà in pratica dopo il suo tradimento (EMV 605,1/13).

Sì, morirà. Lo sa lui, come lo so io. Gesù non l'aveva nascosto a Giovanni stesso quando lo visitò (EMV 148,2). La morte del Battista è annunciata in EMV 270,7.

Si diresse verso la gola che anche noi abbiamo attraversato tornando in Galilea. È stato durante l'incontro con la samaritana Fotinai in EMV 143,4.

I farisei di Cafarnao erano a capo del complotto per catturarlo. Probabilmente furono Gioacchino ed Elia di Cafarnao a organizzare questo complotto (cfr. EMV 182,1).

Non avrebbe lasciato il suo rifugio per nessun altro se non per voi ... Enon (o Hennon), al confine tra Decapoli e Samaria, era fuori dalla giurisdizione di Erode. Giovanni era al sicuro lì.

EMR 181.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Un’alba chiara imperla il lago e fascia i colli di una nebbia leggera come velo di mussola da cui appaiono, ingentiliti, ulivi e noci, e case e dossi dei paesi del lago. Le barche scivolano quiete e silenziose, dirette verso Cafarnao. Ma ad un certo punto Pietro piega la barra del timone così rudemente che la barca si inchina da un lato.

«Che fai?», chiede Andrea.

«C’è la barca di un gufo. Esce ora da Cafarnao. Ho buoni occhi e, da ieri sera, fiuto di segugio. Non voglio che ci vedano. Torno al fiume. Andremo a piedi».

Anche l’altra barca ha seguito la manovra, ma Giacomo, che regge il timone, chiede a Pietro: «Perché fai questo?».

«Te lo dirò. Vienimi dietro».

Gesù, che è seduto a poppa, si riscuote quando è quasi all’altezza del Giordano. «Ma che fai, Simone?», chiede.

«Si scende qui. C’è uno sciacallo in giro. Non si può andare a Cafarnao oggi. Prima vado io a sentire un poco. Io con Simone e Natanaele. Tre degne persone contro tre indegne persone… se pure le indegne non saranno di più».

«Non vedere insidie da tutte le parti, ora! Quella non è la barca di Simone il fariseo?».

«È proprio quella».

«Non c’era alla cattura di Giovanni».

«Non so niente io».

«È sempre rispettoso verso di Me».

«Non so niente io».

«Mi fai parere vile».

«Non so niente io».

Per quanto Gesù non abbia voglia di ridere, deve sorridere per la santa cocciutaggine di Pietro.

«Ma a Cafarnao dovremo pure andare. Se non oggi, più tardi…».

«Ti ho detto che vado prima io e sento e… all’occorrenza… farò anche questa… sarà una grossa spina da inghiottire… ma lo farò per amore di Te… Andrò… andrò dal centurione a chiedere protezione…».

«Ma no! Non occorre!».

La barca si arresta sulla spiaggetta deserta, opposta a Betsaida. Scendono tutti.

«Venite voi due. Vieni anche te, Filippo. Voi giovani state qui. Faremo presto».

Il neo discepolo Elia prega: «Vieni in casa mia, Maestro. Ne sarei tanto felice di ospitarti…».

«Vengo. Simone, mi raggiungerai alla casa di Elia. Addio, Simone. Va’. Ma sii buono, prudente e misericordioso. Vieni, che ti baci e benedica».

Pietro non assicura di essere né buono, né paziente, né misericordioso. Tace e scambia il bacio col suo Maestro. Anche lo Zelote, Bartolomeo e Filippo scambiano il bacio di addio e le due comitive si separano andando in opposta direzione.

Dettaglio

È il giorno successivo all'arresto di Giovanni Battista.

Annotazione

- Vedo una barca di gufi! Sta lasciando Cafarnao. Devono essere a 3 o 4 km da Cafarnao e Pietro riconosce la barca di uno dei farisei.

Gesù, che era seduto a poppa, si sveglia quando è quasi al livello del Giordano. Poppa o parte posteriore di una barca. Questo è il suo posto "abituale", come si vede in EMV 448,3 e EMV 185,2).

Elia, il nuovo discepolo, chiede l'elemosina: si tratta di un nuovo discepolo, incontrato inEMV 179.

I due gruppi si separano in direzioni opposte. Pietro, con Simone lo Zelota, Filippo e Bartolomeo, si dirige lungo la costa a sud-ovest verso Cafarnao, mentre il gruppo di Gesù sale a nord per raggiungere il sentiero che porta a Corozain.

EMR 181.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ma la gente si affolla già nell’orticello della casa di Elia e reclama la parola del Maestro. E per quanto Gesù non abbia molta voglia di farlo, addolorato come è per la cattura, e per il modo come è avvenuta, del Battista, pure si arrende e all’ombra degli alberi inizia a parlare.

Dettaglio

A casa di Elie de Chorazeïn.

Annotazione

Sebbene Gesù abbia poca voglia di parlare, angosciato dalla cattura di Giovanni Battista e dal modo in cui è avvenuta, cede. Aveva sentito la notizia il giorno prima.

EMR 181.5-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Questo nel senso universale. Ma per voi ve ne è un altro ancora, che risponde alle domande che più volte, e specie da ieri sera, vi fate. Voi vi chiedete: “Ma dunque fra la massa dei discepoli possono essere dei traditori?”, e fremete in cuor vostro di orrore e di paura. Ve ne possono essere. Ve ne sono certo.

Il seminatore sparge il buon seme. In questo caso, più che spargere, si potrebbe dire: “coglie”. Perché il maestro, sia che sia Io o sia che fosse il Battista, aveva scelto i suoi discepoli. Come allora si sono traviati? No, anzi. Male ho detto dicendo “seme” i discepoli. Voi potreste capire male. Dirò allora “campo”. Tanti discepoli tanti campi, scelti dal maestro per costituire l’area del Regno di Dio, i beni di Dio. Su essi il maestro si affatica per coltivarli, acciò diano il cento per cento. Tutte le cure. Tutte. Con pazienza. Con amore. Con sapienza. Con fatica. Con costanza. Vede anche le loro tendenze malvagie. Le loro aridità e le loro avidità. Vede le loro testardaggini e le loro debolezze. Ma spera, spera sempre e corrobora la sua speranza con la preghiera e la penitenza, perché li vuole portare alla perfezione.

Ma i campi sono aperti. Non sono un chiuso giardino cinto da mura di fortezza, di cui sia padrone solo il maestro e in cui solo lui possa penetrare. Sono aperti. Messi al centro del mondo, fra il mondo, tutti li possono avvicinare, tutti vi possono penetrare. Tutti e tutto. Oh! non è il loglio solo il mal seme seminato! Il loglio potrebbe essere simbolo della leggerezza amara dello spirito del mondo. Ma vi nascono, gettati dal Nemico, tutti gli altri semi. Ecco le ortiche. Ecco le gramigne. Ecco le cuscute. Ecco i vilucchi. Ecco infine le cicute e i tossici. Perché? Perché? Che sono?

Le ortiche: gli spiriti pungenti, indomabili, che feriscono per sovrabbondanza di veleni e danno tanto disagio. Le gramigne: i parassiti che sfiniscono il maestro senza saper fare altro[2] che strisciare e succhiare, godendo del lavoro di lui e nuocendo ai volonterosi, che veramente trarrebbero maggior frutto se il maestro fosse non turbato e distratto dalle cure che esigono le gramigne. I vilucchi inerti che non si alzano da terra che fruendo degli altri. Le cuscute: tormento sulla via già penosa del maestro e tormento ai discepoli fedeli che lo seguono. Si uncinano, si conficcano, lacerano, graffiano, mettono diffidenza e sofferenza. I tossici: i delinquenti fra i discepoli, coloro che giungono a tradire e a spegnere la vita come le cicute e le altre piante tossiche. Avete mai visto come sono belle coi loro fiorellini che poi divengono palline bianche, rosse, celeste-viola? Chi direbbe che quella corolla stellare, candida o appena rosata, col suo cuoricino d’oro, chi che quei coralli multicolori, tanto simili ad altri frutticini che sono la delizia degli uccelli e dei pargoli, possano, giunti a maturazione, dare morte? Nessuno. E gli innocenti ci cascano. Credono tutti buoni come loro… e ne colgono e muoiono.

Credono tutti buoni come loro! Oh! che verità che sublima il maestro e che condanna il suo traditore! Come? La bontà non disarma? Non rende il malvolere innocuo? No. Non lo rende tale, perché l’uomo caduto preda del Nemico è insensibile a tutto ciò che è superiore. E ogni superiore cosa cambia per lui aspetto. La bontà diviene debolezza che è lecito calpestare e acuisce il suo malvolere come acuisce la voglia di sgozzare, in una fiera, il sentire l’odore del sangue. Anche il maestro è sempre un innocente… e lascia che il suo traditore lo avveleni, perché non vuole e non può lasciar pensare agli altri[3] che un uomo giunga ad essere micidiale a chi è innocente.

181.6

Nei discepoli, i campi del maestro, vengono i nemici. Sono tanti. Il primo è Satana. Gli altri i suoi servi, ossia gli uomini, le passioni, il mondo e la carne. Ecco, ecco il discepolo più facile ad essere percosso da essi perché non sta tutto presso al maestro, ma sta a cavaliere fra il maestro e il mondo. Non sa, non vuole separarsi tutto da ciò che è mondo, carne, passioni e demonio, per essere tutto di chi lo porta a Dio. Su questo spargono i loro semi e mondo e carne, e passioni e demonio. L’oro, il potere, la donna, l’orgoglio, la paura di un mal giudizio del mondo e lo spirito di utilitarismo. “I grandi sono i più forti. Ecco che io li servo per averli amici”. E si diventa delinquenti e dannati per queste misere cose!… Perché il maestro, che vede l’imperfezione del discepolo, anche se non vuole arrendersi al pensiero: “Costui sarà il mio uccisore”, non lo estirpa subito dalle sue file? Questo voi vi chiedete.

Perché è inutile farlo. Se lo facesse non impedirebbe di averlo nemico, doppiamente e più sveltamente nemico per la rabbia o il dolore di essere scoperto o di essere cacciato. Dolore. Sì. Perché delle volte il cattivo discepolo non si avvede di essere tale. È tanto sottile l’opera demoniaca che egli non l’avverte. Si indemonia senza sospettare di essere soggetto a questa operazione. Rabbia. Sì. Rabbia per essere conosciuto per quello che è, quando egli non è incosciente del lavoro di Satana e dei suoi adepti: gli uomini che tentano il debole nelle sue debolezze per levare dal mondo il santo che li offende, nelle loro malvagità, con il paragone della sua bontà.

E allora il santo prega e si abbandona a Dio. “Ciò che Tu permetti si faccia, sia fatto”, dice. Solo aggiunge questa clausola: “purché serva al tuo fine”. Il santo sa che verrà l’ora in cui verranno espulsi dalle sue messi i logli malvagi. Da chi? Da Dio stesso, che non permette oltre di quanto è utile al trionfo della sua volontà d’amore».

181.7

«Ma se Tu ammetti che sempre è Satana, e gli adepti di lui… mi sembra che la responsabilità del discepolo scemi», dice Matteo.

«Non te lo pensare. Se il Male esiste, esiste anche il Bene, ed esiste nell’uomo il discernimento e con esso la libertà».

«Tu dici che Dio non permette oltre di quanto è utile al trionfo della sua volontà d’amore[4]. Dunque anche questo errore è utile, se Egli lo permette, e serve ad un trionfo di volontà divina», dice l’Iscariota.

«E tu arguisci, come Matteo, che ciò giustifica il delitto del discepolo. Dio aveva creato il leone senza ferocia e il serpente senza veleno. Ora l’uno è feroce e l’altro è velenoso. Ma Dio li ha separati dall’uomo per ciò. Medita su questo e applica. »

Dettaglio

Gesù ci ha appena presentato la parabola del grano e della zizzania e il suo significato universale. Poi torna sul tradimento di Giovanni Battista da parte di uno dei suoi discepoli.

Annotazione

Ci si può chiedere: "Ma possono esserci dei traditori tra i discepoli? " Si veda il capitolo precedente, in EMV 180,8. Il tradimento di un discepolo di Giovanni Battista, che portò all'arresto del profeta, fece molto scalpore.

Le persone buone credono che gli altri siano buoni come loro! Ah, che verità che esalta il maestro e condanna chi lo tradisce! Durante la rilettura del dattiloscritto da parte di padre Migliorini, Maria Valtorta annotò a questo punto: "Lavorare per redimere con bontà, lavorare senza speranze né illusioni, per puro desiderio di fare il proprio dovere fino in fondo, lavorare perché gli altri non si accorgano che quello è un cattivo, perché non lo odino... Che lezione divina dà il Divino Maestro alle guide spirituali e a tutti i cristiani!".

"Dio non permette a nessuno di opporsi al trionfo della sua volontà amorosa più di quanto sia utile". Su un foglio inserito nella copia dattiloscritta, Maria Valtorta scrive:

"Dio ha dato all'uomo l'intelletto per capire, la ragione per guidarsi come creatura ragionevole, la coscienza per consigliare, la legge per sapersi regolare, la libertà di meritare ciò che vuole: Dio e la gloria, o l'inferno e la dannazione.

Inoltre, gli ha dato la grazia o la predestinazione alla grazia perché sia uno stimolo o un mezzo, per elevare le cose sotto elencate a un livello capace di dargli un gusto santo per il soprannaturale e per Dio.

Ora, nell'uomo intelligente, ragionevole, cosciente, libero e soprattutto istruito nella Fede, conoscendo il suo ultimo fine e la Legge divina, ci devono essere solo le azioni che la Legge prescrive e la conoscenza del fine ci incita a praticare, anche se la ragione e la coscienza le indicano come buone a tutti, anche a coloro che non conoscono la religione rivelata, in vista dellal'eterna ricompensa che l'intelletto umano, tanto più se illuminato dalla Grazia, è infinitamente superiore a tutte le concezioni che un credente può immaginare.

Ma talvolta accade che l'uomo, agendo contro la ragione, trasformi la sua libertà in un giogo della più crudele delle schiavitù: quella del diavolo e del peccato, preferendo il Male al Bene.

Anche se Dio permette all'uomo di fare ciò che sceglie di sua spontanea volontà, per giudicarlo e confermarlo nella grazia o per giudicare che merita un castigo, nulla diminuisce la colpa dell'uomo. Infatti, se è vero che l'uomo, su suggerimento di Dio o su istigazione di Satana, può fare il bene o il male, non è meno vero che l'uomo deve seguire solo Dio e i suoi inviti d'amore, perché è da lui che ha ricevuto tutti quei doni naturali, morali e soprannaturali capaci di renderlo figlio di Dio, erede del Regno".

EMR 182.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il ritorno di Pietro avviene solo al mattino di poi. Ed è più calmo della partenza, perché Pietro non ha trovato che buona accoglienza in Cafarnao e la città ripulita da Eli e Gioacchino.

«Devono essere loro quelli del complotto. Perché io ho chiesto ad amici quando se ne sono andati, e ho capito che non erano più tornati dopo essere stati dal Battista come penitenti. E credo che non torneranno tanto presto, ora che ho detto che erano presenti all’arresto… C’è subbuglio per questo arresto del Battista… E mi studierò di farlo sapere anche alle zanzare… È l’arma più buona per noi. Ho incontrato anche il fariseo Simone e… Ma se è come mi è apparso mi sembra ben disposto. Mi ha detto: “Consiglia il Maestro a non seguire il Giordano nella valle occidentale. È più sicura l’altra parte”, ha detto marcando le parole. E ha finito: “Io non ti ho visto. Io non ti ho parlato. Ricordalo. E regolati per il bene mio, tuo e di tutti. Di’ al Maestro che gli sono amico”, e guardava in su come parlasse al vento. Sempre, anche nel fare cose buone, sono falsi e… e, dirò, strani, per non avere rimprovero da Te. Però… eh! però sono andato a dare una toccatina al centurione. Così… dicendo: “Sta bene il tuo servo?”; e avutane conferma ho detto: “Meno male! Guarda di tenerlo sano, perché l’insidia è sul Maestro. Il Battista è già preso…”; e il romano ha capito a volo. Furbo l’uomo! Ha risposto: “Dove è un’insegna sarà una guardia su Lui, e vi sarà chi ricorda agli israeliti che sotto il segno di Roma non è permesso il complotto, pena la morte o la galera”. Sono pagani… ma lo avrei baciato. Mi piace la gente che capisce e che fa! Possiamo andare allora».

«Andiamo. Ma non occorreva tutto questo», dice Gesù.

«Occorreva, occorreva!».

Gesù si accomiata dalla famiglia ospitale e anche dal neodiscepolo, al quale deve avere dato istruzioni.

Dettaglio

Pietro si recò a Cafarnao e chiese informazioni sul tradimento di Giovanni Battista.

Annotazione

Pietro arrivò solo il mattino seguente. Era più tranquillo rispetto alla partenza, perché aveva trovato a Cafarnao un'accoglienza calorosa e la città si era liberata di Eli e Gioacchino. Questi erano i due farisei di Cafarnao maggiormente sospettati di aver organizzato l'arresto del Battista (cfr. EMV 180,9).

Ho incontrato anche il fariseo Simone e... Ma se è come mi è apparso, sembra ben disposto. Fu questo fariseo a organizzare il banchetto in cui Maria Maddalena pianse ai piedi di Gesù (cfr. EMV 236,1).

Mi disse, enfatizzando le parole: "Consiglia al Maestro di non passare lungo il lato occidentale del Giordano. L'altro lato è più sicuro". "Gesù cita questo" consiglio" in EMV 187,3.

Tuttavia, sono andato a fare una visitina al centurione. Così Pietro riuscì a superare il suo pregiudizio nei confronti dei Gentili, come aveva previsto per amore di Gesù, in EMV 181,1.

"Ovunque ci sia un'insegna romana, sarà una salvaguardia per lui, e ci sarà qualcuno che ricorderà ai Giudei che, sotto le insegne romane, non è permesso complottare senza esporsi alla morte o alla galera". "Sotto la Pax Romana, gli esempi di congiurati messi a morte non erano rari.

EMR 186.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Non è Gamala, quella?», chiede lo Zelote.

«Sì, è Gamala. La conosci?», dice Gesù.

«Vi fui fuggiasco in una notte molto lontana. Poi venne la lebbra e non uscii più dai sepolcri».

«Fin qui fosti inseguito?», chiede Pietro.

«Venivo dalla Siria, dove ero andato cercando protezione.

Ma mi scoprirono e solo la fuga in queste terre mi risparmiò la cattura. Dopo sono sceso lentamente, e sempre minacciato, sino al deserto di Tecua e da lì, lebbroso ormai, alla valle dei Morti. La lebbra mi salvava dai nemici…».

«Pagani questi, vero?», domanda l’Iscariota.

«Quasi tutti. Pochi ebrei per i traffici, e poi una mescolanza di credenze, o di non credenze affatto. Però non furono malvagi col fuggiasco».

«Luoghi da banditi! Che gole!», esclamano in molti.

«Sì. Ma, credetelo, banditi ve ne sono di più dall’altro lato» dice Giovanni, ancora impressionato dalla cattura del Battista.

«Dall’altro lato vi sono banditi anche fra quelli che hanno nome di giusti», termina suo fratello.

EMR 192.5-6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Sono già nei pressi di Engannim – che deve essere una bella cittadina, ben munita di acqua portata dai colli con un aereo acquedotto, probabilmente opera romana – quando li fa rifugiare sul bordo della via il rumore di un drappello militare che sopraggiunge. Gli zoccoli dei cavalli suonano sulla via che qui, nei pressi della città, mostra una larva di pavimentazione affiorante dalla polvere accumulata insieme a detriti sulla via, vergine di ogni scopa.

«Salve, Maestro! Come qui?», grida Publio Quintilliano smontando da cavallo e avvicinandosi a Gesù con un aperto sorriso, tenendo per la briglia il cavallo. I suoi soldati si mettono al passo per secondare il superiore.

«Vado a Gerusalemme per la Pasqua».

«Io pure. Si rinforza la guardia per le feste, anche perché Ponzio Pilato viene per esse in città, e vi è Claudia. Noi siamo a staffetta di lei. Sono vie così insicure! Le aquile fugano gli sciacalli», ride il soldato e guarda Gesù. Continua più piano:

«Doppia guardia quest’anno, per proteggere le spalle del sozzo Antipa. Vi è molto malcontento per l’arresto del Profeta. Malcontento in Israele e… malcontento, per riflesso, fra noi. Ma… abbiamo già pensato a far giungere una… benigna suonata di… flauti al Sommo Sacerdote e compari», e a bassa voce termina: «Va’ sicuro. Tutti gli unghioni sono rientrati nelle zampe. Ah! Ah! Hanno paura di noi. Basta che ci si schiarisca la voce che lo prendono per un ruggito. Parlerai a Gerusalemme? Vieni presso il Pretorio. Claudia parla di Te come di un grande filosofo. È bene per Te perché… il proconsole è Claudia».

192.6

Si guarda intorno e vede Pietro carico, rosso, sudato. «Quel bambino?».

«Un orfano che ho preso con Me».

«Ma quel tuo uomo fatica troppo! Fanciullo, hai paura venire per qualche metro a cavallo? Ti metterò sotto la clamide e andrò piano. Ti renderò a… a questo uomo quando saremo alle porte».

Il bambino non fa resistenza, deve essere dolce come un agnello, e Publio lo issa con sé in sella.

E nel dare ordine ai soldati di andare adagio vede anche l’uomo di Endor. Lo fissa e dice: «Tu qui?».

«Io. Ho cessato di vendere le uova ai romani. Ma i polli ci sono ancora. Ora sono col Maestro…».

«Buon per te! Ne avrai più conforto. Addio! Salve, Maestro. Ti aspetto a quel ciuffo d’alberi». E sprona.

«Lo conosci? E ti conosce?», chiedono in molti a Giovanni di Endor.

«Sì, come fornitore di polli. Prima non mi conosceva. Ma una volta fui chiamato al comando a Naim, per fissare le quote, e c’era lui. D’allora, quando andavo a comperare libri o utensili a Cesarea, mi ha sempre salutato. Mi chiama Ciclope o Diogene. Non è cattivo, e per quanto io abbia odio ai romani pure non l’ho offeso, perché mi poteva essere utile».

«Hai sentito, Maestro? Ha fatto bene il mio discorso al centurione di Cafarnao. Ora vado più quieto», dice Pietro.

Raggiungono il folto di alberi alla cui ombra si è appiedata la pattuglia.

«Ecco che rendo il fanciullo. Hai ordini, Maestro?».

«No, Pubblio. Dio ti si mostri».

«Salve», e rimonta e sprona, seguito dai suoi con un grande sferragliar di zoccoli e corazze.

Annotazione

C'è molto malcontento a causa dell'arresto del profeta: in EMV 180.

Il mio discorso al centurione di Cafarnao ha avuto effetto: in EMV 182.

EMR 193.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Viaggiano bene loro!», dice Pietro stanco e sudato. «Ma se Dio ci aiuta dopodomani sera saremo a Gerusalemme».

«No, Simone. Io non posso che deviare andando verso il Giordano».

«Ma perché, Signore?».

«Per quel bambino. È molto triste, e troppo lo sarebbe rivedendo il monte della sciagura».

«Ma non lo vediamo! O meglio, ne vediamo l’altra parte… e… e ci penso io a tenerlo distratto. Io e Giovanni… Si distrae subito, povero tortorino senza nido. Andare verso il Giordano! Ohibò! Meglio di qui. Via diretta. Più breve. Più sicura. No. No. Questa, questa. Lo vedi? Anche le romane la fanno. Lungo il mare e il fiume fumano le febbri, a queste prime acque d’estate. Qui è sano. E poi… Quando si arriva se la si allunga ancora? Pensa in che orgasmo sarà tua Madre dopo il brutto fatto del Battista!…».

Pietro la vince e Gesù acconsente.

«Riposeremo presto e bene, allora, e domani all’alba partiremo per essere dopo domani sera al Getsemani. Andremo il dì dopo, venerdì, dalla Madre, a Betania, dove scaricheremo i libri di Giovanni, che vi hanno affaticato non poco, e troveremo Isacco a cui daremo questo povero fratello…».

«E il bambino? Lo dai subito?».

Gesù sorride: «No. Lo darò alla Madre, che lo prepari per la “sua” festa. E poi lo terremo con noi per la Pasqua. Ma dopo dovremo pure lasciarlo… Non ti ci affezionare troppo! O meglio: amalo come fosse un tuo nato, ma con spirito soprannaturale. Tu vedi, è debole e si stanca. Anche a Me sarebbe piaciuto istruirmelo e crescerlo nutrito da Me nella Sapienza. Ma Io sono l’Instancabile e Jabé è troppo giovane e troppo debole per fare le nostre fatiche. Noi andremo per la Giudea, poi torneremo a Gerusalemme per la Pentecoste, e poi andremo… andremo, evangelizzando… Lo ritroveremo per l’estate nella nostra patria.»

Dettaglio

Il gruppo apostolico si era appena imbattuto in alcuni romani che si recavano a Gerusalemme con lettighe e carrozze da viaggio.