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Note della parola chiave

Simon-Pierre - Simone di Giona (apostolo)

Tema: Personaggi principali e secondari · Pagina 23 di 26

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EMR 203.1-2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Sono all’angolo nord-est della cerchia delle mura; lo girano e costeggiano il monte Moria fino al punto in cui, per un ponticello, possono valicare il Cedron.

«Andiamo al Getsemani?», chiede Giacomo d’Alfeo.

«No. Più su. Sul monte degli Ulivi».

«Oh! sarà bello!», dice Giovanni.

«Sarebbe piaciuto anche al bambino», mormora Pietro.

«Oh! ci verrà molte altre volte! Era stanco. Ed è bambino.

Io voglio darvi una grande cosa, perché ormai è giusto che voi l’abbiate».

203.2

Salgono fra gli ulivi, lasciando alla loro destra il Getsemani e elevandosi ancora, su per il monte, sino a raggiungerne la cresta su cui gli ulivi fanno un pettine frusciante.

EMR 203.3-4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Uno fra voi ha molto sofferto in questi giorni. Sofferto per un atto immeritato, e sofferto per lo sforzo fatto su se stesso per contenere lo sdegno che quell’atto aveva eccitato. Sì, Simone di Giona, vieni qui. Non c’è stato un fremito del tuo cuore onesto che mi sia stato ignoto, e non c’è stata pena che Io non abbia condivisa con te. Io e i tuoi compagni…».

«Ma Tu, Signore, sei stato ben più offeso di me! E questa era per me una sofferenza più… più grande, no, più sensibile… neppure… più… più… Ecco: che Giuda abbia avuto schifo di partecipare alla mia festa mi ha fatto male come uomo. Ma di vedere che Tu eri addolorato e offeso mi ha fatto male in un altro modo e ne ho sofferto il doppio… Io… non mi voglio vantare e fare bello usando le tue parole… Ma devo dire, e se faccio superbia dimmelo Tu, devo dire che ho sofferto con la mia anima… e fa più male».

«Non è superbia, Simone. Hai sofferto spiritualmente perché Simone di Giona, pescatore di Galilea, si sta mutando in Pietro di Gesù, Maestro dello spirito, per cui anche i suoi discepoli divengono attivi e sapienti nello spirito. È per questo tuo progredire nella vita dello spirito, è per questo vostro progredire che Io vi voglio questa sera insegnare l’orazione. Quanto siete mutati dalla sosta solitaria[2] in poi!».

«Tutti, Signore?», chiede Bartolomeo un poco incredulo.

«Comprendo ciò che vuoi dire… Ma Io parlo a voi undici.

Non ad altri…».

«Ma che ha Giuda di Simone, Maestro? Noi non lo comprendiamo più… Pareva tanto cambiato, e ora, da quando abbiamo lasciato il lago…», dice desolato Andrea.

«Taci, fratello. La chiave del mistero ce l’ho io! Ci si è attaccato un pezzettino di Belzebù. È andato a cercarlo nella caverna di Endor per stupire e… e è stato servito! Il Maestro lo ha detto quel giorno… A Gamala i diavoli sono entrati nei porci. A Endor i diavoli, usciti da quel disgraziato di Giovanni, sono entrati in lui… Si capisce che… si capisce… Lasciamelo dire, Maestro! Tanto è qui, in gola, e se non lo dico non esce, e mi ci avveleno…».

«Simone, sii buono!».

«Sì, Maestro… e ti assicuro che non farò sgarbi a lui. Ma dico e penso che essendo Giuda un vizioso – tutti lo abbiamo capito – è un poco affine al porco… e si capisce che i demoni scelgono volentieri i porci per i loro… cambi di dimora. Ecco, l’ho detto».

«Tu dici che è così?», chiede Giacomo di Zebedeo.

«E che vuoi che altro sia? Non c’è stata nessuna ragione per diventare così intrattabile. Peggio che all’Acqua Speciosa! E là potevo pensare che era il luogo e la stagione che lo innervosivano. Ma ora…».

203.4

«C’è un’altra ragione, Simone…».

«Dilla, Maestro. Sono contento di ricredermi sul compagno».

«Giuda è geloso. È inquieto per gelosia».

«Geloso? Di chi? Non ha moglie e, anche l’avesse e fosse con le donne, io credo che nessuno di noi userebbe spregio al condiscepolo…».

«È geloso di Me. Considera: Giuda si è alterato dopo Endor e dopo Esdrelon. Ossia quando ha visto che Io mi sono occupato di Giovanni e di Jabé. Ma ora che Giovanni, soprattutto Giovanni, verrà allontanato passando da Me a Isacco, vedrai che torna allegro e buono».

«E… bene! Non mi vorrai però dire che non è preso da un demonietto. E soprattutto… No, lo dico! E soprattutto non mi vorrai dire che si è migliorato in questi mesi. Ero geloso anche io l’anno scorso… Non avrei voluto nessuno più di noi sei, i primi sei, lo ricordi? Ora, ora… lasciami invocare Dio una volta tanto a testimonio del mio pensiero. Ora dico che sono felice più aumentano i discepoli intorno a Te. Oh! vorrei avere tutti gli uomini e portarli a Te e tutti i mezzi per poter sovvenire chi ne ha bisogno, perché la miseria non sia a nessuno di ostacolo per venire a Te. Dio vede se dico il vero. Ma perché sono così ora? Perché mi sono lasciato cambiare da Te. Lui… non è cambiato. Anzi… Va’ là, Maestro… Un demonietto lo ha preso…».

«Non lo dire. Non lo pensare. Prega perché guarisca. La gelosia è una malattia…».

«Che al tuo fianco guarisce se uno lo vuole. Ah! lo sopporterò, per Te… Ma che fatica!…».

«Ti ho dato il premio per essa: il bambino. E ora ti insegno a pregare…».

«Oh! sì, fratello. Parliamo di questo… e il mio omonimo sia ricordato solo come uno che ha bisogno di questo. Mi pare che ha già il suo castigo. Non è con noi in quest’ora!», dice Giuda.

Dettaglio

La sofferenza di Simon Pietro di fronte alla gelosia di Giuda e dell'Iscariota nei confronti di Giovanni di Endor. Alcuni apostoli intervengono durante questo scambio.

Annotazione

Il mio omonimo: Giuda e Giude sono lo stesso nome, anche se i francesi hanno usato forme diverse.

EMR 203.13 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Vedere nel suo contesto

Citazione

«Alzatevi e andiamo. Rientreremo in città all’aurora. Anzi, domani tu, Simone, e tu, fratello mio (indica Giuda), andrete a prendere le donne e il bambino. Tu, Simone di Giona, e voi altri, starete con Me finché costoro tornano. Poi andremo insieme a Betania».

E scendono fino al Getsemani nella cui casa entrano per il riposo.

EMR 205.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Scendono, radunandosi intorno gli altri man mano che vanno, e si siedono poi a cerchio sotto l’ombra del pometo. Anche Lazzaro, che parlava con lo Zelote, si aggiunge alla compagnia. Venti persone in tutto.

Annotazione

È difficile stabilire con esattezza chi siano le venti persone. Con Gesù e gli apostoli, sono dodici, escluso Giuda. Possiamo aggiungere Maria Salome e Maria di Alfeo, poiché hanno fatto il viaggio in MVA 198 e Maria menziona la loro presenza nei capitoli precedenti. Sono presenti anche la Vergine, Marziam, Lazzaro e Giovanni di Endor. Marta e Massimino hanno finalmente tutti i motivi per assistere alla lezione di Gesù.

In ogni caso, il gruppo presente ascolterà la parabola del figliol prodigo.

EMR 205.8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

…Gli apostoli, insieme alla Madre e alle donne, vanno verso casa preceduti da Marjziam che saltella correndo avanti. Ma presto ritorna e prende Maria per mano dicendole: «Vieni con me. Ti devo dire una cosa, da soli». E Maria lo accontenta.

Torcono verso il pozzo, sito in un angolo del cortiletto, tutto velato da una pergola folta che da terra sale con un arco verso la terrazza. Là dietro è l’Iscariota.

«Giuda, che vuoi? Vai, Marjziam… Parla, che vuoi?».

«Io sono in colpa… Non oso andare dal Maestro né affrontare i compagni… Aiutami…».

«Ti aiuterò. Ma non pensi quanto dolore dài? Mio Figlio ha pianto per causa tua. E i compagni ne hanno sofferto. Ma vieni. Nessuno ti dirà niente. E, se puoi, non ricadere più in queste colpe. È indegno di un uomo, ed è sacrilego verso il Verbo di Dio».

«E tu, Madre, mi perdoni?».

«Io? Io non conto presso te che ti senti tanto grande. Io sono la più piccola delle serve del Signore. Come ti puoi preoccupare di me se non hai pietà di mio Figlio?».

«Perché ho anche io una madre e, se ho il tuo perdono, mi pare di avere il suo».

«Ella non sa questa tua colpa».

«Ma ella mi aveva fatto giurare di essere buono col Maestro.

Sono spergiuro. Sento il rimprovero dell’anima di mia madre».

«Senti questo? E il lamento e il rimprovero del Padre e del Verbo non lo senti? Sei un disgraziato, Giuda! Semini, in te e in chi ti ama, il dolore».

Maria è molto seria e mesta. Senza acredine parla, ma con molta serietà. Giuda piange.

«Non piangere. Ma migliorati. Vieni», e lo prende per mano entrando così nella cucina.

Lo stupore di tutti è vivissimo. Ma Maria previene ogni uscita poco pietosa. Dice: «Giuda è ritornato. Fate come il primogenito dopo il discorso del padre. Giovanni, va’ ad avvisare Gesù».

Giovanni di Zebedeo parte di corsa.

Un silenzio grava nella cucina… Poi Giuda dice: «Perdonatemi, tu Simone per il primo. Hai un cuore tanto paterno. Sono un orfano io pure».

«Sì, sì, ti perdono. Per favore, non parlarne più. Siamo fratelli… e non mi piacciono questi alti e bassi di perdoni chiesti e di ricadute fatte. Avviliscono chi li fa e chi li dà. Ecco Gesù. Vai da Lui. E basta».

Giuda va mentre Pietro, non potendo fare altro, si dà a spezzare con foga delle legna secche…

EMR 206.1.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Alla presenza dei contadini di Giocana, di Isacco e molti discepoli, delle donne fra cui è Maria Ss. e Marta, e molti di Betania, Gesù parla. Tutti gli apostoli sono presenti. Il bambino, seduto di fronte a Gesù, non perde una parola. Il discorso deve essere iniziato da poco perché ancora viene della gente… Dice Gesù:

«…è per questo timore, che sento così vivo in molti, che voglio oggi proporvi una dolce parabola. Dolce per gli uomini di buona volontà, amara per gli altri. Ma costoro hanno il modo di abolire questo amaro. Divengano loro pure di buona volontà, e il rimprovero, suscitato dalla parabola nella coscienza, cesserà di essere. (...)

[Gesù racconta la parabola delle dieci vergini.]

Miei cari discepoli, Io non voglio indurvi a tremare di Dio, ma anzi ad avere fede nella sua bontà. Sia voi che restate, come voi che andate, pensate che, se farete ciò che fecero le vergini savie, sarete chiamati non solo a fare corteggio allo Sposo, ma, come per la fanciulla Ester, divenuta regina al posto di Vasti, sarete scelti ed eletti a spose, avendo lo Sposo “trovato in voi ogni grazia e favore sopra ogni altro”. Io vi benedico, voi che andate. Portate in voi e ai compagni questa mia parola. La pace del Signore sia sempre con voi».

Gesù si avvicina ai contadini per salutarli ancora, ma Giovanni di Endor gli sussurra: «Maestro, ormai c’è Giuda…».

«Non importa. Accompagnali al carro e fa’ ciò che ti ho detto di fare».

L’assemblea si scioglie lentamente. Molti parlano a Lazzaro… E questo si volge a Gesù che, lasciati i contadini, viene in quel senso e dice: «Maestro, prima che Tu ci lasci, parlaci ancora… Questo vogliono i cuori di Betania».

«La sera scende. Ma è placida e serena. Se volete riunirvi sui fieni falciati, Io vi parlerò prima di lasciare questo paese amico. Oppure domani, all’aurora. Perché è giunta l’ora del commiato».

«Più tardi! Questa sera!», urlano tutti.

«Come voi volete. Andate ora. Alla metà della prima vigilia vi parlerò»…

Annotazione

Se vi comporterete come vergini sagge, non solo sarete chiamate ad accompagnare lo Sposo, ma, come la giovane Ester, che divenne regina al posto di Vashti, sarete scelte ed elette come spose. Vashti - Vashti significa "amata" in persiano. Prima moglie di Assuero (= Serse, 486-465), re di Persia, che la ripudiò perché si rifiutò di partecipare a un banchetto (Ester 2, 1-18). Ester è citata anche in EMV 136,2 e EMV 414,1.

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EMR 206.8-9.14-17 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

…e instancabile infatti – mentre il sole scompare anche col ricordo del suo rosso, in un primo stridere di grilli, incerto, solitario – Gesù si avvia in mezzo ad un prato falciato da poco e su cui l’erbe morenti fanno un tappeto di acuta e morbida fragranza. Lo seguono gli apostoli, le Marie, Marta e Lazzaro con quelli della sua casa, Isacco coi discepoli, e direi tutta Betania. Fra i servi è il vecchione con la donna, i due che sul monte delle Beatitudini hanno trovato un conforto anche per i loro giorni.

Gesù si ferma a benedire il patriarca, che gli bacia piangendo la mano e che accarezza il bambino, che cammina a fianco di Gesù, dicendogli: «Te beato che lo puoi sempre seguire! Sii buono, sta’ attento, figlio. La tua è una gran ventura! Una gran ventura! Sul tuo capo è sospesa una corona… Oh! te beato!».

Quando tutti sono a posto Gesù inizia a parlare.

[Gesù racconta la parabola del re che celebra le nozze di suo figlio.]

(...) Alzatevi e andiamo al riposo. Io vi benedico, o cittadini di Betania, tutti. Io vi benedico e vi do la mia pace. E benedico te in particolare, Lazzaro, amico mio, e te, Marta. Benedico i miei discepoli antichi e nuovi che mando per il mondo a chiamare, a chiamare alle nozze del Re. Inginocchiatevi ché Io vi benedica tutti. Pietro, di’ l’orazione che vi ho insegnata, e dilla stando qui al mio fianco, in piedi, perché così va detta da chi a ciò è destinato da Dio».

L’assemblea si inginocchia tutta sul fieno, rimanendo in piedi solo Gesù nel suo abito di lino, alto e bellissimo, e Pietro nella sua veste marrone scuro, acceso di emozione, quasi tremante, che prega, con la sua voce non bella ma virile, andando adagio, per paura di sbagliare: «Padre nostro…».

Si sente qualche singhiozzo… di uomo, di donna… Marjziam, inginocchiato proprio davanti a Maria che gli tiene le manine congiunte, guarda con un sorriso d’angelo Gesù e dice piano: «Guarda, Madre, come è bello! E come è bello anche il padre mio! Sembra d’essere in Cielo… Ci sarà la mia mamma, qui, a vedere?».

E Maria, in un sussurro che finisce in un bacio, risponde:

«Sì, caro. Ella è qui. E impara la preghiera».

«E io? L’imparerò?».

«Ella la sussurrerà all’anima tua mentre tu dormi, ed io te la ripeterò di giorno».

Il bambino piega indietro la testolina bruna, sul petto di Maria, e sta così mentre Gesù benedice con la sempre solenne benedizione mosaica.

Poi tutti si alzano, andando ognuno alle proprie case; solo Lazzaro segue ancora Gesù, entrando con Lui nella casa di Simone per stare ancora con Lui. Entrano anche tutti gli altri. L’Iscariota si mette in un angolo semibuio, mortificato. Non osa stringersi a Gesù come fanno gli altri…

206.15

Lazzaro si felicita con Gesù. Dice: «Oh! mi duole di vederti partire. Ma sono più contento che se ti avessi visto andare via ieri l’altro!».

«Perché, Lazzaro?».

«Perché mi parevi tanto triste e stanco… Non parlavi, poco sorridevi… Ieri e oggi sei tornato il mio santo e dolce Maestro, e ciò mi dà tanta gioia…».

«Lo ero anche se tacevo…».

«Lo eri. Ma Tu sei serenità e parola. Noi vogliamo questo da Te. Beviamo a queste fonti la nostra forza. Ed ora queste fonti parevano disseccate. Era penosa la nostra sete… Tu vedi che anche i gentili se ne sono stupiti, e sono venuti a cercarle…».

L’Iscariota, a cui si era accostato Giovanni di Zebedeo, osa parlare: «Già, avevano domandato anche a me… Perché io stavo molto presso l’Antonia, sperando di vederti».

«Sapevi dove ero», risponde Gesù brevemente.

«Lo sapevo. Ma speravo che non avresti deluso chi ti attendeva. Anche i romani furono delusi. Non so perché hai agito così…».

«E sei tu che me lo chiedi? Non sei al corrente degli umori del Sinedrio, dei farisei, degli altri ancora, per Me?».

«Che? Avresti avuto paura?».

«No. Nausea.

206.16

Lo scorso anno, quando ero solo – uno solo contro tutto un mondo che neppur sapeva se ero profeta – ho mostrato di non avere paura. E tu sei un acquisto di quella mia audacia. Ho fatto sentire la mia voce contro tutto un mondo di urlatori; ho fatto sentire la voce di Dio ad un popolo che se l’era dimenticata; ho purificato la Casa di Dio dalle sozzure materiali che erano in essa, non sperando di ripulirla delle ben più gravi sozzure morali che in essa hanno nido, perché non ignoro il futuro degli uomini, ma per fare il mio dovere, per lo zelo della Casa del Signore eterno tramutata in una piazza vociante di barattieri, usurai e di ladri, e per scuotere dal torpore quelli che secoli di trascuratezza sacerdotale avevano fatto cadere in letargo spirituale. È stato lo squillo di raccolta al mio popolo per portarlo a Dio… Quest’anno sono tornato… E ho visto che il Tempio è sempre lo stesso… Che è peggio ancora. Non più spelonca di ladri, ma posto di congiura, e poi diverrà sede del Delitto, e poi lupanare, e poi, finalmente, sarà distrutto da una forza più potente di quella di Sansone, schiacciando una casta indegna di chiamarsi santa. Inutile parlare in quel luogo, nel quale, te lo ricordo, mi fu proibito di parlare. Popolo fedifrago! Popolo avvelenato nei suoi capi, che osa interdire che la Parola di Dio parli nella sua Casa! Mi fu proibito. Ho taciuto per amore dei minimi. Non è ancora l’ora di uccidermi. Troppi hanno bisogno di Me, e i miei apostoli non sono ancora forti per ricevere sulle loro braccia la mia prole: il Mondo. Non piangere, Madre; perdona, tu buona, al bisogno di tuo Figlio di dire, a chi vuole o può illudersi, la verità che Io so… Taccio… Ma guai a coloro per i quali Dio tace!… Madre, Marjziam, non piangete!… Ve ne prego. Nessuno pianga».

Ma in realtà piangono tutti più o meno dolorosamente.

Giuda, pallido come un morto nella sua veste gialla e rossa a righe, osa ancora parlare, con una voce piagnucolosa e ridicola: «Credi, Maestro, che io sono stupito e addolorato… Non so che vuoi dire… Io non so nulla… È vero che io non ho visto nessuno del Tempio. Ho rotto i contatti con tutti… Ma se Tu lo dici sarà vero…».

«Giuda!… Anche Sadoc non hai visto?».

Giuda china il capo borbottando: «È un amico… Come tale l’ho visto. Non come uno del Tempio…».

206.17

Gesù non gli risponde. Si volge a Isacco e a Giovanni di Endor, a cui fa ancora raccomandazioni inerenti al loro lavoro. Intanto le donne confortano Maria che piange e il bambino che piange nel vedere piangere Maria. Anche Lazzaro e gli apostoli sono rattristati.

Ma Gesù viene a loro. Ha ripreso il suo dolce sorriso e, mentre abbraccia la Madre e carezza il bambino, dice: «Ed ora vi saluto, voi che restate. Perché domani all’alba noi partiremo.

Addio, Lazzaro. Addio, Massimino. Giuseppe, Io ti ringrazio per ogni cortesia fatta a mia Madre e alle discepole nella attesa mia. Grazie di tutto. Tu, Lazzaro, benedici ancora Marta in mio nome. Presto ritornerò. Vieni, Madre, al riposo. Anche tu, Maria e Salome, se proprio volete venire voi pure».

«Certo che veniamo!», dicono le due Marie.

«Allora a letto. La pace a tutti. Dio sia con voi». Fa un gesto di benedizione ed esce tenendo per mano il bambino e abbracciata la Madre… La sosta a Betania è finita.

Annotazione

Tra i servi ci sono il vecchio e la donna, i due che, sul monte delle Beatitudini, hanno trovato conforto anche per la loro vita quotidiana. Ismaele e Sara di Betania.

EMR 207.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Lasciata Betania al primo riso dell’aurora, Gesù va verso Betlemme con sua Madre, Maria di Alfeo e Maria Salome, seguito dagli apostoli e preceduto dal bambino, che trova motivo di gioia da tutto quanto vede: le farfalle che si svegliano, gli uccellini che cantano o sbeccuzzano sul sentiero, i fiori che splendono per i diamanti delle rugiade, l’apparizione di un gregge in cui sono molti agnellini belanti. Superato il torrente che è a sud di Betania, tutto una spuma ridarella fra i sassi, la comitiva si dirige verso Betlemme fra due ordini di colli, tutti verdi di ulivi e di vigneti, con piccoli campi dorati di messi già avviate alla mietitura. La valle è fresca, e abbastanza comoda la via.

Simone di Giona si fa avanti, raggiungendo il gruppo di Gesù, e chiede: «Si va di qui a Betlemme? Giovanni dice che l’altra volta avete fatto un’altra strada».

«È vero», risponde Gesù. «Ma perché venivamo da Gerusalemme. Di qui è più breve. Al sepolcro di Rachele, che le donne vogliono vedere, ci separeremo come avete deciso tempo fa. Ci riuniremo poi a Betsur, dove mia Madre desidera sostare».

«Già, l’abbiamo detto… Ma sarebbe così bello che ci fossimo tutti… la Madre in specie… perché, infine, la regina di Betlemme e della grotta è Lei, e Lei sa proprio bene tutto… Sentito da Lei… sarebbe diverso, ecco».

Gesù sorride guardando Simone che insinua dolcemente il suo desiderio.

«Che grotta, padre?», chiede Marziam.

«La grotta dove è nato Gesù».

«Oh! bello! ci vengo anche io!…».

«Sarebbe bello davvero!», dicono Maria d’Alfeo e Salome.

«Molto bello!… Sarebbe tornare indietro… a quando il mondo ti ignorava, è vero, ma non ti odiava ancora… Sarebbe ritrovare l’amore dei semplici, che non seppero che credere e amare con umiltà e fede… Sarebbe deporre questo peso di amarezza che mi grava sul cuore da quando ti so così odiato, deporlo là nella tua greppia… Ci deve essere rimasta ancora la dolcezza del tuo sguardo, del tuo respiro, del tuo incerto sorriso, là… e mi carezzerebbero il cuore… È così amareggiato!…». Maria parla piano, con desiderio e con mestizia.

«Allora vi andremo, Mamma. Conducici tu. Oggi sei tu la Maestra e Io il Bambino che impara».

«Oh! Figlio! No! Tu sei sempre il Maestro…».

«No, Mamma. Simone di Giona ha detto bene. Nella terra di Betlemme sei tu la Regina. È il tuo primo castello. Maria, della stirpe di Davide, guida questo piccolo popolo nelle tue dimore».

L’Iscariota fa per parlare, ma tace. Gesù, che vede l’atto e l’interpreta, dice: «Se qualcuno, per stanchezza o altro, non vuole venire, prosegua per Betsur liberamente». Ma nessuno parla.

Dettaglio

Alcuni apostoli non parlano durante la EMV 207 (Tommaso, Giovanni, Andrea, Giacomo di Alfeo, Filippo...) ma sono presenti.

EMR 207.9 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Sei contento, Simone di Giona, che non parli e quasi non respiri?».

«Tanto… tanto che mi pare di essere fuori del mondo, in un luogo ancor più santo che se fossi oltre il Velario del Tempio… Tanto che… che ora che ti ho vista in questo luogo e con la luce di allora, io tremo di averti trattata, con rispetto, sì, ma come una grande donna, sempre donna. Ora… ora io non oserò più dirti come prima: “Maria”. Prima eri per me la Mamma del mio Maestro. Ora, ora ti ho vista sulla cima di quelle onde celesti, Regina ti ho vista, e io, miserabile, faccio così, da quello schiavo che sono», e si butta a terra baciando i piedi di Maria.

Gesù parla, ora: «Simone, alzati. Vieni qui, ben vicino a Me». Pietro va alla sinistra di Gesù, perché Maria è a destra.

«Che siamo ora noi?», chiede Gesù.

«Noi? Ma siamo Gesù, Maria e Simone».

«Va bene. Ma quanti siamo?».

«Tre, Maestro».

«Una trinità, allora. Un giorno[3] in Cielo, nella divina Trinità * venne un pensiero: “Ora è tempo che il Verbo vada sulla Terra”, e in un palpito d’amore il Verbo venne sulla Terra. Si separò perciò dal Padre e dallo Spirito santo. Venne ad operare sulla Terra. In Cielo i Due rimasti contemplarono le opere del Verbo, rimanendo più uniti che mai per fondere Pensiero e Amore in aiuto della Parola operante sulla Terra. Verrà un giorno che dal Cielo verrà un ordine: “È tempo che Tu torni perché tutto è compiuto”, e allora il Verbo tornerà ai Cieli, così… (e Gesù si ritira un passo indietro lasciando Maria e Pietro dove erano) e dall’alto dei Cieli contemplerà le opere dei due rimasti sulla Terra, i quali, per movimento santo, si uniranno più che mai, per fondere potere e amore e farne mezzo per compiere il desiderio del Verbo: la redenzione del mondo attraverso il perpetuo insegnamento della sua Chiesa. E il Padre, il Figlio e lo Spirito santo faranno dei loro raggi una catena per stringere, stringere sempre più i due rimasti sulla Terra: mia Madre, l’amore; tu, il potere. Dovrai bene, perciò, trattare Maria da regina, sì, ma non da schiavo. Non ti pare?».

«Mi pare tutto quello che Tu vuoi. Sono annichilito! Io il potere? Oh! se devo essere il potere, allora sì che mi devo appoggiare a Lei! Oh! Madre del mio Signore, non mi abbandonare, mai, mai, mai…».

«Non avere paura. Ti terrò sempre per mano così, come facevo col mio Bambino finché non fu capace di andare da solo».

«E dopo?».

«E dopo ti sorreggerò con la preghiera. Su, Simone. Non dubitare mai del potere di Dio. Non ne dubitai io, e non Giuseppe. Neppure tu devi dubitare. Dio dà gli aiuti ora per ora, se rimaniamo umili e fedeli…»

Dettaglio

La Vergine ha appena raccontato la Natività con le sue parole.

Annotazione

Trinità celeste - Trinità terrestre: Per stabilire un parallelo tra la Trinità celeste (Padre, Figlio e Spirito Santo) e la Trinità terrena (Gesù, Maria e Pietro), la spiegazione deve ricorrere all'espediente di attribuire a Dio pensieri e comportamenti umani, stabilendo separazioni e ricongiungimenti tra le Persone divine.

Tuttavia", annota Maria Valtorta in una copia dattiloscritta, "non si può negare l'unione ipostatica (= unione delle due nature, divina e umana) per la quale il Verbo, essendo veramente nella carne del Figlio di Dio e di Maria, non cessò di essere una cosa sola con il Padre e quindi con l'Amore; non cessò di essere il Santo dei Santi, perché lo era per la sua natura divina e lo era nella sua natura umana, per grazia e per volontà perfettissima".

Questa nota, accompagnata dai testi diEMV 207,11 | EMV324,3 | EMV 567,17 | EMV 630,21 e EMV 634,11 e dalle note diEMV 54,5 | EMV 68,1 | EMV 342,5 e EMV 346,5, può essere utilizzata anche per interpretare correttamente le espressioni che si trovano in EMV 62.2 (per unirmi al Padre) | EMV 62,4 (ero nel Padre) | EMV 123,5 (ho lasciato il cielo) | EMV 126,1 (non a me, ma a Colui che mi ha mandato) | EMV 126,10 | EMV 128,2 (non io. Dio) | EMV 129,3 (Dio è in cielo. Si adora e si va a Lui) | EMV 249,4 | EMV 254.3 (Dovresti chiedere a colui che li ha fatti) | EMV 272,2 | EMV 287,6 (A Dio, non al suo servo) | EMV 298,6 (Non da me, ma dal Padre) | EMV 317,5 | EMV 371,6 | EMV 399,4 (Ha lasciato il Padre) | EMV 452,11 | EMV 479,2 (Ritorna al Padre) | EMV 487.9 | EMV 517,2 (Una parte dell'unione ho lasciato) | EMV 534,8 (La sapienza ha lasciato il cielo) | EMV600,21 (Ho lasciato il Padre) | EMV 618,5 (Non sono più separato dal Padre) | EMV 632,34 (Ha lasciato il cielo) | EMV 637,6 (Ho lasciato il cielo) | EMV 642,9, ecc.

Infine, va notato il concetto espresso da Maria Valtorta nel testo di EMV 474,2/3: la divinità, sempre unita ipostaticamente all'Uomo Gesù, non era in ogni momento sensibile all'Uomo Redentore, che doveva arrivare a sperimentare questo dolore.