Vai al contenuto

Note del tema

La Chiesa cattolica

Pagina 244 di 274

Comfort di lettura

Aa

EMR 209.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«La pace sia con voi.

Ieri ho sentito parlare due grandi sventurati. L’uno all’aurora della vita, l’altra al tramonto: due anime che piangevano la loro desolazione. Ed ho pianto nel mio cuore con loro, vedendo quanto dolore è sulla Terra e come solo Dio lo può sollevare. Dio! La conoscenza esatta di Dio, della sua grande, infinita bontà, della sua costante presenza, delle sue promesse. Ho visto come l’uomo può essere torturato dall’uomo e come può essere travolto dalla morte in desolazioni, sulle quali lavora Satana per aumentare il dolore e per creare rovine. Mi sono detto allora: “Non devono i figli di Dio soffrire di questa tortura nelle torture. Diamo la conoscenza di Dio a chi la ignora, ridiamola a chi l’ha dimenticata sotto bufere di dolore”. Ma anche ho visto che da Me solo non basto più agli infiniti bisogni dei fratelli. E ho deciso di chiamare molti, in numero sempre più grande, perché tutti coloro che hanno bisogno del conforto della conoscenza di Dio lo possano avere.

Questi dodici sono i primi. Come secondi Me sono capaci di condurre a Me, e perciò al conforto, tutti coloro che piegano sotto pesi troppo grandi di dolore. In verità Io ve lo dico: venite a Me, voi tutti che siete addolorati, disgustati, col cuore ferito, stanchi, ed Io condividerò il vostro dolore e vi darò pace. Venite, attraverso ai miei apostoli, attraverso ai miei discepoli e discepole che ogni giorno si aumentano di nuovi volonterosi. Troverete il conforto nei vostri dolori, la compagnia nelle vostre solitudini, l’amore dei fratelli a farvi dimenticare l’odio del mondo; troverete, alto su tutti, consolatore sopra tutti, compagno perfetto, l’amore di Dio. Non dubiterete più di niente. Non direte mai più: “Tutto è finito per me!”. Ma direte: “Tutto per me ha inizio in un mondo soprannaturale che abolisce le distanze e annulla le separazioni”, per cui i figli orfani saranno riuniti coi genitori assurti al seno d’Abramo, e i padri e le madri, le spose e i vedovi, ritroveranno i figli perduti e il perduto consorte.

209.6

In questa terra di Giudea, ancora prossima a Betlemme di Noemi[1], Io vi ricordo che l’amore solleva dal dolore e rende gioia. Guardate, voi che piangete, la desolazione di Noemi dopo che la sua casa rimase senza uomini. Udite le sue parole di sconfortato commiato ad Orfa e a Rut: “Tornatevene alla casa di vostra madre. Il Signore usi misericordia con voi come voi l’avete usata a quelli che sono morti e con me…”. Udite le sue stanche insistenze. Non sperava più nulla dalla vita colei che un tempo era Noemi la bella e che ora era la tragica Noemi spezzata dal dolore, ma solo tornare, per morire, nei luoghi in cui era stata felice nel tempo della sua giovinezza fra l’amore del marito e i baci dei figli. Diceva: “Andate, andate. Inutile venire con me… Io sono come una morta… La mia vita non è più qui, ma là, nell’oltre vita dove essi sono. Non sacrificate più la vostra giovinezza al fianco di una cosa che muore. Perché realmente io sono ‘una cosa’. Tutto m’è indifferente. Dio tutto mi ha preso… Sono un’angoscia. E farei la vostra angoscia… ed essa mi peserebbe sul cuore. E il Signore me ne chiederebbe ragione, Lui che mi ha già tanto percossa, perché tenere voi, vive, presso me morta, sarebbe egoismo. Andate dalle vostre madri…”.

Ma Rut rimase a sorreggere la dolente vecchiaia. Rut aveva compreso che ci sono dolori sempre più grandi del proprio, e che il suo di giovane vedova era più lieve di quello della donna che aveva perduto, oltre che il marito, i due figli; così come il dolore dell’orfano bambino, che si vede costretto a vivere mendicando, senza mai più carezze, senza più consigli buoni, è ben più grande di quello della madre orbata dei figli; così come il dolore di chi, per un complesso di motivi, giunge all’odio contro l’uman genere e vede in ogni uomo un nemico da cui deve difendersi e temere, è ancora più grande degli altri dolori, perché coinvolge non solo carne e sangue e mente, ma lo spirito con i suoi doveri e diritti soprannaturali, e lo porta a perdersi.

Quante madri senza figli per i figli senza madre vi sono nel mondo! Quante vedove senza prole vi sono per essere pietose alle vecchiezze solitarie! Quanti vi sono, fatti privi di amori perché siano tutti per gli infelici, con il loro bisogno di amare e combattere così l’odio, dando, dando, dando amore all’umanità infelice, che sempre più soffre perché sempre più odia!»

Annotazione

Ieri ho ascoltato parlare due grandi sventurati, uno all'alba della vita, l'altro al suo crepuscolo: sono due anime fatte per piangere dal peso della loro sventura. Sono Marziam(EMV 208,1-4) ed Elise(EMV 208,7-11). Questo discorso viene pronunciato per entrambe.

In verità vi dico: venite a me, voi tutti che siete afflitti e disgustati, voi tutti che avete il cuore debole e siete stanchi; io condividerò il vostro dolore e vi porterò la pace". Cfr. Matteo 11, 28-29.

Vangelo di Matteo 11, 28-29

Mt 11, 28-29 : Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete riposo per le vostre anime. Perché il mio giogo è dolce e il mio fardello leggero.

EMR 209.6-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«In questa terra di Giudea, ancora prossima a Betlemme di Noemi, Io vi ricordo che l’amore solleva dal dolore e rende gioia. Guardate, voi che piangete, la desolazione di Noemi dopo che la sua casa rimase senza uomini. Udite le sue parole di sconfortato commiato ad Orfa e a Rut: “Tornatevene alla casa di vostra madre. Il Signore usi misericordia con voi come voi l’avete usata a quelli che sono morti e con me…”. Udite le sue stanche insistenze. Non sperava più nulla dalla vita colei che un tempo era Noemi la bella e che ora era la tragica Noemi spezzata dal dolore, ma solo tornare, per morire, nei luoghi in cui era stata felice nel tempo della sua giovinezza fra l’amore del marito e i baci dei figli. Diceva: “Andate, andate. Inutile venire con me… Io sono come una morta… La mia vita non è più qui, ma là, nell’oltre vita dove essi sono. Non sacrificate più la vostra giovinezza al fianco di una cosa che muore. Perché realmente io sono ‘una cosa’. Tutto m’è indifferente. Dio tutto mi ha preso… Sono un’angoscia. E farei la vostra angoscia… ed essa mi peserebbe sul cuore. E il Signore me ne chiederebbe ragione, Lui che mi ha già tanto percossa, perché tenere voi, vive, presso me morta, sarebbe egoismo. Andate dalle vostre madri…”.

Ma Rut rimase a sorreggere la dolente vecchiaia. Rut aveva compreso che ci sono dolori sempre più grandi del proprio, e che il suo di giovane vedova era più lieve di quello della donna che aveva perduto, oltre che il marito, i due figli; così come il dolore dell’orfano bambino, che si vede costretto a vivere mendicando, senza mai più carezze, senza più consigli buoni, è ben più grande di quello della madre orbata dei figli; così come il dolore di chi, per un complesso di motivi, giunge all’odio contro l’uman genere e vede in ogni uomo un nemico da cui deve difendersi e temere, è ancora più grande degli altri dolori, perché coinvolge non solo carne e sangue e mente, ma lo spirito con i suoi doveri e diritti soprannaturali, e lo porta a perdersi.

Quante madri senza figli per i figli senza madre vi sono nel mondo! Quante vedove senza prole vi sono per essere pietose alle vecchiezze solitarie! Quanti vi sono, fatti privi di amori perché siano tutti per gli[2] infelici, con il loro bisogno di amare e combattere così l’odio, dando, dando, dando amore all’umanità infelice, che sempre più soffre perché sempre più odia!

209.7

Il dolore è croce, ma è anche ala. Il lutto spoglia ma per rivestire. Sorgete, voi che piangete! Aprite gli occhi, uscite dagli incubi, dalle tenebre, dagli egoismi! Guardate… Il mondo è la landa dove si piange e muore. E grida: “aiuto!” il mondo, per le bocche degli orfani, dei malati, dei soli, dei dubbiosi, per le bocche di quelli che un tradimento, che una crudeltà fanno prigionieri del rancore. Andate a questi che gridano. Dimenticatevi fra i dimenticati! Guarite fra i malati! Sperate fra i disperati! Il mondo è aperto alle buone volontà di servire Dio nel prossimo e di conquistarsi il Cielo: l’unione con Dio e la riunione con coloro che piangiamo. Qui è la palestra. Là è il trionfo.

Venite. Imitate Rut presso tutti i dolori. Dite voi pure: “Io sarò con voi fino alla morte”. E se anche vi risponderanno, queste sventure che si credono insanabili: “Non chiamatemi più Noemi, ma chiamatemi Mara perché Dio mi ha colmata d’amarezze”, persistete. Ed Io in verità vi dico che un giorno, per il vostro persistere, queste sventure esclameranno: “Sia benedetto il Signore che mi ha levata dall’amarezza, dalla desolazione, dalla solitudine, per opera di una creatura che ha saputo far fruttificare il suo dolore in bene. Dio la benedica in eterno perché ella è la mia salvatrice”.

L’atto buono di Rut presso Noemi, pensatelo, dette al mondo il Messia, perché da David di Isai, da Isai di Obed, viene il Messia, come Obed da Booz, Booz da Salmon, Salmon da Nahasson, Nahasson da Aminadab, Aminadab da Aram, Aram da Esron, Esron da Fares sono venuti, per popolare i campi di Betlemme preparando gli antenati del Signore. Ogni atto buono è origine a grandi cose. Quali voi non vi pensate. E lo sforzo di uno sul proprio egoismo può provocare un’onda tale d’amore che è capace di salire, salire, tenendo fra la sua limpidezza colui che l’ha provocata, sino a portarlo ai piedi dell’altare, al cuore di Dio.

Dio vi dia pace».

Annotazione

È in questa terra di Giudea, ancora vicina alla Betlemme di Naomi, che vi ricordo come l'amore allevia il dolore e porta la gioia. Cfr. il Libro di Ruth, capitolo 1, 1-22.

Libro di Ruth 1, 1-22

Rt 1, 1-22 : Ai tempi in cui governavano i Giudici, c'era una carestia nel paese. Un uomo di Betlemme, in Giuda, andò con la moglie e i due figli a vivere nei campi di Moab. L'uomo si chiamava Elimelech, sua moglie si chiamava Naomi e i suoi due figli si chiamavano Mahalon e Chelon; erano Efratiti di Betlemme di Giuda. Andarono nei campi di Moab e vi si stabilirono.

Quando Elimelech, il marito di Naomi, morì, lei rimase sola con i suoi due figli; essi presero delle mogli moabite, una delle quali si chiamava Orfa e l'altra Ruth, e vissero lì per circa dieci anni. Anche Mahalon e Cheljon morirono entrambi e la donna rimase senza i suoi due figli e il marito. Allora lei e le sue nuore si alzarono e lasciarono i campi di Moab, perché aveva sentito dire nel paese di Moab che Yahweh aveva visitato il suo popolo e aveva dato loro del pane. Così lei e le sue due nuore uscirono dal luogo in cui si erano stabilite e si misero in cammino per tornare nella terra di Giuda. Naomi disse alle due nuore: "Andate e tornate, ognuna a casa sua. Che Yahweh sia gentile con voi, come lo è stato con quelli che sono morti e con me! Che Yahweh vi faccia trovare riposo nella casa di un marito! E li baciò. Esse alzarono la voce, piansero e le dissero: "No, torneremo con te nel tuo popolo". Naomi disse: "Tornate indietro, figlie mie; perché dovreste venire con me? Ho ancora dei figli nel mio grembo che possono diventare vostri mariti? Tornate indietro, figlie mie, andate. Sono troppo vecchia per risposarmi. E quando dico: ho una speranza; quando questa notte stessa prenderò marito e partorirò dei figli, aspettereste che siano cresciuti? Vi asterreste per questo dal risposarvi? No, figlie mie. È molto amaro per me, a causa vostra, che la mano di Jahvè si sia abbattuta su di me". E, alzando la voce, piansero di nuovo. Allora Orfa baciò la suocera, ma Ruth si strinse a lei.

Naomi disse a Ruth: "Ecco, tua cognata è tornata al suo popolo e al suo dio; torna da tua cognata". Ruth rispose: "Non mi costringere a lasciarti quando mi allontanerò da te. Dove andrai tu, andrò io; dove abiterai tu, abiterò io; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò io e sarò sepolta lì. Che Yahweh si comporti duramente con me se qualcosa, se non la morte, mi separa da te! Vedendo che Ruth era decisa ad andare con lei, Naomi smise di supplicarla.

Le due proseguirono il loro cammino fino a Betlemme. Quando entrarono a Betlemme, tutta la città si commosse e le donne dissero: "È questa Naomi?" 20Disse loro: "Non chiamatemi Naomi, ma Marah, perché l'Onnipotente mi ha amareggiata: sono partita a mani piene e Yahweh mi riporta a mani vuote. Perché chiamarmi Naomi, dopo che Yahweh ha testimoniato contro di me e l'Onnipotente mi ha afflitta?".

Naomi tornò e con lei la nuora Ruth, la Moabita, che veniva dai campi di Moab. Arrivarono a Betlemme all'inizio della raccolta dell'orzo.

EMR 209.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il dolore dell’orfano bambino, che si vede costretto a vivere mendicando, senza mai più carezze, senza più consigli buoni, è ben più grande di quello della madre orbata dei figli; così come il dolore di chi, per un complesso di motivi, giunge all’odio contro l’uman genere e vede in ogni uomo un nemico da cui deve difendersi e temere, è ancora più grande degli altri dolori, perché coinvolge non solo carne e sangue e mente, ma lo spirito con i suoi doveri e diritti soprannaturali, e lo porta a perdersi.

EMR 209.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Il dolore è croce, ma è anche ala. Il lutto spoglia ma per rivestire. Sorgete, voi che piangete! Aprite gli occhi, uscite dagli incubi, dalle tenebre, dagli egoismi! Guardate… Il mondo è la landa dove si piange e muore. E grida: “aiuto!” il mondo, per le bocche degli orfani, dei malati, dei soli, dei dubbiosi, per le bocche di quelli che un tradimento, che una crudeltà fanno prigionieri del rancore. Andate a questi che gridano. Dimenticatevi fra i dimenticati! Guarite fra i malati! Sperate fra i disperati! Il mondo è aperto alle buone volontà di servire Dio nel prossimo e di conquistarsi il Cielo: l’unione con Dio e la riunione con coloro che piangiamo. Qui è la palestra. Là è il trionfo.

Venite. Imitate Rut presso tutti i dolori. Dite voi pure: “Io sarò con voi fino alla morte”. E se anche vi risponderanno, queste sventure che si credono insanabili: “Non chiamatemi più Noemi, ma chiamatemi Mara perché Dio mi ha colmata d’amarezze”, persistete. Ed Io in verità vi dico che un giorno, per il vostro persistere, queste sventure esclameranno: “Sia benedetto il Signore che mi ha levata dall’amarezza, dalla desolazione, dalla solitudine, per opera di una creatura che ha saputo far fruttificare il suo dolore in bene. Dio la benedica in eterno perché ella è la mia salvatrice”.

Annotazione

Se queste persone sfortunate che si credono incurabili vi dicono: "Non chiamatemi più Naomi, ma Mara, perché Dio mi ha riempito di amarezza", persistete. Cfr. Ruth 1, 1-22.

Libro di Ruth 1, 1-22

Ruth 1, 1-22 : Ai tempi in cui governavano i Giudici, c'era una carestia nel paese. Un uomo di Betlemme, in Giuda, andò con la moglie e i due figli a vivere nei campi di Moab. L'uomo si chiamava Elimelech, sua moglie si chiamava Naomi e i suoi due figli si chiamavano Mahalon e Chelon; erano Efratiti di Betlemme di Giuda. Andarono nei campi di Moab e vi si stabilirono.

Quando Elimelech, il marito di Naomi, morì, lei rimase sola con i suoi due figli; essi presero delle mogli moabite, una delle quali si chiamava Orfa e l'altra Ruth, e vissero lì per circa dieci anni. Anche Mahalon e Cheljon morirono entrambi e la donna rimase senza i suoi due figli e il marito. Allora lei e le sue nuore si alzarono e lasciarono i campi di Moab, perché aveva sentito dire nel paese di Moab che Yahweh aveva visitato il suo popolo e aveva dato loro del pane. Così lei e le sue due nuore uscirono dal luogo in cui si erano stabilite e si misero in cammino per tornare nella terra di Giuda. Naomi disse alle due nuore: "Andate e tornate, ognuna a casa sua. Che Yahweh sia gentile con voi, come lo è stato con quelli che sono morti e con me! Che Yahweh vi faccia trovare riposo nella casa di un marito! E li baciò. Esse alzarono la voce, piansero e le dissero: "No, torneremo con te nel tuo popolo". Naomi disse: "Tornate indietro, figlie mie; perché dovreste venire con me? Ho ancora dei figli nel mio grembo che possono diventare vostri mariti? Tornate indietro, figlie mie, andate. Sono troppo vecchia per risposarmi. E quando dico: ho una speranza; quando questa notte stessa prenderò marito e partorirò dei figli, aspettereste che siano cresciuti? Vi asterreste per questo dal risposarvi? No, figlie mie. È molto amaro per me, a causa vostra, che la mano di Jahvè si sia abbattuta su di me". E, alzando la voce, piansero di nuovo. Allora Orfa baciò la suocera, ma Ruth si strinse a lei.

Naomi disse a Ruth: "Ecco, tua cognata è tornata al suo popolo e al suo dio; torna da tua cognata". Ruth rispose: "Non mi costringere a lasciarti quando mi allontanerò da te. Dove andrai tu, andrò io; dove abiterai tu, abiterò io; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò io e sarò sepolta lì. Che Yahweh si comporti duramente con me se qualcosa, se non la morte, mi separa da te! Vedendo che Ruth era decisa ad andare con lei, Naomi smise di supplicarla.

Le due proseguirono il loro cammino fino a Betlemme. Quando entrarono a Betlemme, tutta la città si commosse e le donne dissero: "È questa Naomi?" 20Disse loro: "Non chiamatemi Naomi, ma Marah, perché l'Onnipotente mi ha amareggiata: sono partita a mani piene e Yahweh mi riporta a mani vuote. Perché chiamarmi Naomi, dopo che Yahweh ha testimoniato contro di me e l'Onnipotente mi ha afflitta?".

Naomi tornò e con lei la nuora Ruth, la Moabita, che veniva dai campi di Moab. Arrivarono a Betlemme all'inizio della raccolta dell'orzo.

EMR 209.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ogni atto buono è origine a grandi cose. Quali voi non vi pensate. E lo sforzo di uno sul proprio egoismo può provocare un’onda tale d’amore che è capace di salire, salire, tenendo fra la sua limpidezza colui che l’ha provocata, sino a portarlo ai piedi dell’altare, al cuore di Dio.

EMR 210.1-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ma non credo che vogliate fare un pellegrinaggio a tutti i luoghi noti d’Israele», dice ironico l’Iscariota che discute in un gruppo dove sono Maria d’Alfeo e Salome, oltre Andrea e Tommaso.

«Perché no? Chi lo vieta?», domanda Maria Cleofa.

«Ma io. Mia madre mi attende da tanto…».

«Ma vàcci da tua madre. Ti raggiungeremo poi», dice Salome, e pare che aggiunga mentalmente: «Nessuno si addolorerà per la tua assenza».

«No proprio! Io ci vado col Maestro. Già non c’è più la Madre, come era stabilito. E questo veramente non andava fatto, perché era stato promesso che ci sarebbe stata».

«Si è fermata a Betsur per una opera buona. Quella donna era ben infelice».

«Gesù la poteva guarire subito senza bisogno di farla tornare integra grado a grado. Non so perché ora non ami più fare strepitosi miracoli».

«Se così ha fatto, avrà le sue sante ragioni», dice calmo Andrea.

«Già! E così perde i proseliti.

210.2

La sosta a Gerusalemme! Che delusione! Più c’è bisogno di cose altisonanti e più Lui si rannicchia nell’ombra. Mi ero tanto ripromesso di vedere, di combattere…».

«Scusa la domanda… Ma cosa volevi vedere e chi volevi combattere?», chiede Tommaso.

«Che? Chi? Ma vedere le sue opere di miracolo e poi potere tenere testa a chi dice che è un falso profeta o un indemoniato. Perché questo si dice, capisci? Dicono che se Belzebù non lo sostiene Egli è un povero uomo. E dato che l’umore capriccioso di Belzebù è noto e si sa che egli si diletta di prendere e lasciare, come fa il leopardo con la preda, e che i fatti giustificano questo pensiero, mi inquieto a pensare che Egli non fa nulla. Bella figura che ci facciamo! Gli apostoli di un Maestro… tutto dottrina, questo è innegabile, ma non più altro». Il brusco arresto di Giuda dopo la parola «Maestro» fa pensare che la dovesse dire più grossa.

Le donne sono esterrefatte e Maria d’Alfeo, come parente di Gesù, dice chiaro: «Io non mi stupisco di questo, ma che Egli ti sopporti, ragazzo!».

Ma Andrea, il sempre mite Andrea, perde la pazienza e rosso, inviperito, molto simile al fratello una volta tanto, urla:

«Ma vattene! E non fare più brutte figure per causa del Maestro! E chi ti ha chiamato? Noi ci ha voluti. Ma te no. Hai dovuto insistere più volte perché ti accettasse. Ti sei imposto tu.

Non so chi mi tiene da riferire tutto agli altri…».

«Con voi non si può mai parlare. Hanno ragione di dirvi rissosi e ignoranti…».

«Ecco, veramente anche io non capisco proprio dove trovi l’errore nel Maestro. Io non sapevo di questi umori capricciosi del Demonio. Poveretto! Certo che deve essere strambo. Se era di intelligenza equilibrata non si ribellava a Dio. Ma ne prenderò nota», motteggia Tommaso per stornare la bufera che si avvicina.

«Non scherzare, ché io non scherzo. Puoi forse dire che a Gerusalemme si è fatto notare? Lo ha detto anche Lazzaro del resto…».

La risata di Tommaso è rimbombante. Poi, ancora ridendo, e già il suo riso ha disorientato l’Iscariota, dice: «Non ha fatto niente? Vallo a chiedere ai lebbrosi di Siloan e di Hinnom. Cioè: a Hinnom non ci trovi più nessuno, perché sono tutti guariti. Se tu non c’eri perché avevi fretta di andartene dagli… amici, e perciò non sai, ciò non toglie che le valli di Gerusalemme, e anche molte altre, risuonino degli osanna dei guariti», termina serio Tommaso.

210.3

E aggiunge severo: «Tu sei malato di bile, amico. Ed essa ti fa sentire amaro e vedere verde da per tutto. Deve essere una malattia ricorrente in te. E credi che è poco piacevole convivere con uno come te. Modificati. Io non andrò a dire niente a nessuno, e se queste buone donne mi vogliono ascoltare staranno zitte come me, e così farà Andrea. Ma tu modificati. Non ti credere deluso, perché non c’è delusione. Non necessario, perché il Maestro sa fare da Sé. Non volere essere tu il maestro del Maestro. Se Egli anche per quella povera donna di Elisa ha agito così, è segno che era bene fare così. Lascia che i serpenti fischino e sputino a loro piacere. Non ti prendere l’affanno di volere fare da sensale fra loro e Lui, e tanto meno non ti pensare di avvilirti a stare con Lui. Anche non guarisse più neppur di un raffreddore, sarebbe sempre potente. La sua parola è un continuo miracolo. E mettiti in pace. Non abbiamo dietro gli arcieri! Arriveremo, va’ là, arriveremo a convincere il mondo che Gesù è Gesù. E sta’ quieto anche, che se Maria ha promesso di venire da tua madre ci verrà. Noi intanto andiamo pellegrinando per queste belle contrade, è il nostro lavoro! E, sicuro! Facciamo contente anche le discepole andando a vedere la tomba di Abramo, il suo albero e poi la tomba di Jesse e… che altro avete detto?».

«Si dice che qui è il posto dove abitò Adamo e fu ucciso Abele…».

«Le solite leggende senza senso!…», brontola Giuda.

«Fra un secolo si dirà che è leggenda la grotta di Betlemme e tante altre cose!

210.4

E poi, scusa! Tu hai voluto andare in quel fetido antro di Endor che, ne devi convenire, non era di un… ciclo santo; non ti pare forse? E loro vengono qui dove si dice che sono sangue e ceneri di santi. Endor ci ha portato Giovanni e chissà…».

«Bell’acquisto Giovanni!», motteggia l’Iscariota.

«Nel volto no che non lo è. Nell’anima può essere meglio di noi».

«Questo poi! Con quel passato!».

«Taci. Il Maestro ha detto che non lo dobbiamo ricordare».

«Comodo! Vorrei vedere io, se facessi qualcosa di simile, se voi non lo ricordereste!».

«Addio, Giuda. È meglio che tu stia da solo. Sei troppo inquieto. Almeno sapessi cosa hai!».

«Cosa ho, Toma? Ho che vedo trascurare noi per i primi venuti[1]. Ho che vedo preferire tutti a me. Ho che noto come si aspetta che io non ci sia per insegnare a pregare. E vuoi che mi facciano piacere queste cose?».

«Non fanno piacere. Ma ti faccio osservare che, se tu eri venuto con noi per la Cena di Pasqua, ci saresti stato tu pure sull’Uliveto con noi quando il Maestro ci insegnò la preghiera. Non vedo poi dove noi si sia trascurati per i primi venuti. Perché c’è quel povero innocente parli? O perché c’è quell’infelice di Giovanni?».

«Per l’uno e l’altro. Gesù non ci parla quasi più. Guardalo anche ora… È là che si attarda a parlare, a parlare, col bambino. Ha da aspettare un bel pezzo prima che possa metterlo fra i discepoli! E l’altro, poi, non lo sarà mai. Troppo superbo, colto, indurito e di tendenze cattive. Eppure: “Giovanni di qua, Giovanni di là”…».

«Padre Abramo mantienimi la pazienza!!! E in che ti pare che preferisca altri a te il Maestro?».

«Ma non vedi anche ora? Venuto il tempo di lasciare Betsur, dopo una sosta per istruire tre pastori che potevano benissimo essere istruiti da Isacco, ecco che chi lascia con sua Madre? Io, te? No. Lascia Simone. Un vecchio che quasi non parla!…».

«Ma che quel poco che dice lo dice sempre bene», rimbecca Tommaso, solo ormai, perché le donne con Andrea si sono separate e vanno avanti svelte come per fuggire un pezzo di via tutta sole.

210.5

I due apostoli sono così accalorati che non sentono venire Gesù, perché il rumore della sua pedata si perde del tutto nel polverone della via. Ma se Lui non fa rumore, loro due urlano per dieci, e Gesù sente. Dietro a Lui sono Pietro, Matteo, i due cugini del Signore, Filippo e Bartolomeo e i due figli di Zebedeo, che hanno fra di loro Marziam.

Gesù dice: «Hai detto bene, Tommaso. Simone parla poco, ma quel poco lo dice sempre bene. È una mente pacata e un cuore onesto. È soprattutto una grande buona volontà. Per questo l’ho lasciato con mia Madre. È un vero galantuomo e insieme è uno che sa vivere, che ha sofferto, e che è vecchio. Perciò – parlo, posto che suppongo che c’è chi gli pare ingiusta la scelta – perciò era il più adatto a rimanere. Non potevo, Giuda, permettere che mia Madre rimanesse sola presso una povera donna ancora malata. Ed era giusto che la lasciassi. La Madre compirà l’opera da Me iniziata. Ma non potevo neppure lasciarla con i fratelli miei, né con Andrea, Giacomo o Giovanni, e neppure con te. Se non ne capisci la ragione, non so che dire…».

«Perché è tua Madre, giovane, bella, e la gente…».

«No! La gente avrà sempre fango nel pensiero, sulle labbra e nelle mani, e specie nel cuore, la gente disonesta che vede, in tutti, i sentimenti che ha essa; ma del suo fango Io non me ne curo. Cade da sé quando è secco. Ma ho preferito Simone perché è vecchio e non avrebbe troppo ricordato i figli morti alla desolata. Voi giovani li avreste rievocati con la vostra gioventù… Simone sa vegliare e sa non farsi sentire, non esige mai nulla, sa compatire, sa sorvegliare se stesso. Potevo prendere Pietro. Chi meglio di lui presso mia Madre? Ma è troppo impulsivo ancora. Vedi che glielo dico sul viso, e lui non se ne adombra. Pietro è sincero e ama la sincerità anche se a suo danno. Potevo prendere Natanaele. Ma non è mai stato in Giudea. Simone invece la conosce bene, e sarà prezioso per guidare la Madre a Keriot. Sa anche dove è la tua casa di campagna e quella di città e non farà…».

210.6

«Ma… Maestro!… Ma la Madre tua verrà proprio dalla mia?».

«Ma è detto. E quando una cosa è detta si fa. Noi andremo lentamente, fermandoci ad evangelizzare per questi paesi. Non vuoi che la evangelizzi la tua Giudea?».

«Oh! sì, Maestro… Ma credevo… ma pensavo…».

«Ma più di tutto ti creavi delle pene per delle chimere sognate da te. Alla seconda fase della luna di ziv noi saremo tutti da tua madre. Noi, ossia anche mia Madre con Simone. Per ora Ella evangelizza Betsur, città giudea, così come Giovanna evangelizza Gerusalemme, e con lei lo fa una fanciulla e un sacerdote già lebbroso, così come Lazzaro con Marta e il vecchio Ismaele evangelizzano Betania, così come a Jutta evangelizza Sara e a Keriot certo parla del Messia tua madre. Non puoi certo dire che lascio la Giudea senza voci. Ma anzi do ad essa, chiusa e proterva più di altre regioni, le voci più dolci, quelle delle donne, oltre che quelle di Isacco santo e di Lazzaro amico. Le donne che alla parola uniscono l’arte sottile della donna, maestra nel portare gli animi al punto che vuole. Non parli più? Perché quasi piangi, grande bambino capriccioso? Che ti giova avvelenarti con le ombre? Hai ancora motivo di inquietudine?

Suvvia! Parla…».

«Sono cattivo… e Tu sei tanto buono. La tua bontà mi colpisce sempre, perché è sempre così fresca, così nuova… Io… io non so mai dire quando la trovo sul mio cammino».

«Hai detto il vero. Non lo puoi sapere. Ma è perché non è né

210.7

fresca né nuova. È eterna, Giuda. È onnipresente, Giuda…

210.7Oh! eccoci alle vicinanze di Ebron, e Maria e Salome con Andrea ci fanno grandi gesti. Andiamo. Parlano con degli uomini. Devono avere chiesto dove sono i luoghi storici. Tua madre si ringiovanisce, fratello mio, in questa rievocazione!».

Giuda Taddeo sorride al Cugino che a sua volta sorride.

E Pietro[2]: «Ringiovaniamo tutti! Mi pare di essere a scuola. Ma è una bella scuola! Meglio di quella di quel brontolone di Eliseo. Te lo ricordi, Filippo? Ma ce ne abbiamo fatte, veh! Quella storia delle tribù! “Dite le città delle tribù!”, “Non le avete dette in coro… Tornatele a dire…”, “Simone, pari un ranocchio addormentato. Resti indietro. Tornate da capo”. Ohimè! Ero diventato tutto nomi di città e paesi del tempo dei tempi e non sapevo altro. Invece qui! Si impara proprio! Sai, Marziam? Qualche giorno il tuo padre va a dare l’esame, ora che sa…».

Ridono tutti mentre vanno verso Andrea e le donne.

Dettaglio

Andrea interviene in 210,2, ma sarà soprattutto Tommaso a parlare con Giuda da EMV 210,2 a 210,4 compreso.

Maria di Alfeo e Maria di Salome partecipano alla conversazione, ma si allontanano con Andrea in 210,4, quando la conversazione tra i due apostoli si fa più accesa. Sono nuovamente menzionate in 210,7 con il fratello di Simon Pietro.

Annotazione

Maria di Cleofa: Maria, figlia di Cleofa e moglie di Alfeo. A Nazareth c'erano diverse "Maria di Alfeo". Per renderle più precise, si ricorreva a un secondo legame di parentela o di affiliazione. Troviamo questa diversità nei racconti evangelici: Giuda, il fratello di Giacomo, Giuda, l'uomo (isch) di Kerioth.

Questa donna era molto infelice. Elise, la madre afflitta. Si veda il capitolo precedente.

Le valli di Gerusalemme e molte altre risuonano dei canti di lode di coloro che sono stati guariti. Cfr. EMV 199,3/5.

Accontentiamo le discepole andando a vedere la tomba di Abramo, il suo albero: la tomba dei patriarchi: la quercia di Mambré vicino a Ebron (Genesi 13,18). Nelle vicinanze, Abramo acquistò la grotta di Machpelah, dove seppellì sua moglie Sara (Genesi 23:19). Egli stesso vi fu sepolto (Genesi 25:8-9). Si vedano i testi biblici qui sotto.

La tomba di Jesse: a Hebron si onorano le tombe di Jesse, padre di Davide, e di sua nonna Ruth la Moabita, moglie di Boaz.

Si dice che questo sia il luogo dove visse Adamo e dove fu ucciso Abele ... Sono tradizioni ebraiche (a volte abbellite) a cui fanno eco i Padri della Chiesa (San Girolamo, Origene, Sant'Amboise, ecc.).

Volevate entrare in quella grotta puzzolente di En-Dor: vedi EMV 188.

Giovanna evangelizza Gerusalemme e con lei una ragazza e un sacerdote: si tratta di Giovanni il sacerdote e Annalia. Cfr. EMV 199,4-5 e EMV 199,6.

Libro della Genesi 13, 18

Gn 13, 18: Abram piantò le sue tende e venne ad abitare presso le querce di Mambré, che si trovano a Hebron; e lì costruì un altare a Yahweh.

Libro della Genesi 23, 19

Gen 23, 19 : Dopo ciò, Abramo seppellì Sara, sua moglie, nella grotta di Machpelah, di fronte a Mambré, che è Hebron, nel paese di Chanaan.

Libro della Genesi 25, 8-9

Gn 25, 8-9 : Abramo morì in una felice vecchiaia, anziano e sazio di giorni, e si riunì al suo popolo. 9 Isacco e Ismaele, suoi figli, lo seppellirono nella grotta di Machpela, nel campo di Efron, figlio di Seor l'Ittita, che è di fronte a Mambre.

EMR 210.1.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ma non credo che vogliate fare un pellegrinaggio a tutti i luoghi noti d’Israele», dice ironico l’Iscariota che discute in un gruppo dove sono Maria d’Alfeo e Salome, oltre Andrea e Tommaso.

«Perché no? Chi lo vieta?», domanda Maria Cleofa.

«Ma io. Mia madre mi attende da tanto…».

«Ma vàcci da tua madre. Ti raggiungeremo poi», dice Salome, e pare che aggiunga mentalmente: «Nessuno si addolorerà per la tua assenza».

«No proprio! Io ci vado col Maestro. Già non c’è più la Madre, come era stabilito. E questo veramente non andava fatto, perché era stato promesso che ci sarebbe stata».

«Si è fermata a Betsur per una opera buona. Quella donna era ben infelice».

«Gesù la poteva guarire subito senza bisogno di farla tornare integra grado a grado. Non so perché ora non ami più fare strepitosi miracoli».

«Se così ha fatto, avrà le sue sante ragioni», dice calmo Andrea.

«Già! E così perde i proseliti.» (...)

[Thomas interviene e dice con tono severo:]

«Tu sei malato di bile, amico. Ed essa ti fa sentire amaro e vedere verde da per tutto. Deve essere una malattia ricorrente in te. E credi che è poco piacevole convivere con uno come te. Modificati. Io non andrò a dire niente a nessuno, e se queste buone donne mi vogliono ascoltare staranno zitte come me, e così farà Andrea. Ma tu modificati. Non ti credere deluso, perché non c’è delusione. Non necessario, perché il Maestro sa fare da Sé. Non volere essere tu il maestro del Maestro. Se Egli anche per quella povera donna di Elisa ha agito così, è segno che era bene fare così. Lascia che i serpenti fischino e sputino a loro piacere. Non ti prendere l’affanno di volere fare da sensale fra loro e Lui, e tanto meno non ti pensare di avvilirti a stare con Lui. Anche non guarisse più neppur di un raffreddore, sarebbe sempre potente. La sua parola è un continuo miracolo. E mettiti in pace. Non abbiamo dietro gli arcieri! Arriveremo, va’ là, arriveremo a convincere il mondo che Gesù è Gesù. E sta’ quieto anche, che se Maria ha promesso di venire da tua madre ci verrà. Noi intanto andiamo pellegrinando per queste belle contrade, è il nostro lavoro! »

Annotazione

Maria di Cleofa: Maria, figlia di Cleofa e moglie di Alfeo. A Nazareth c'erano diverse "Maria di Alfeo". Per renderle più precise, si ricorreva a un secondo legame di parentela o di affiliazione. Troviamo questa diversità nei racconti evangelici: Giuda, il fratello di Giacomo, Giuda, l'uomo (isch) di Kerioth.

Questa donna era molto infelice. Elise, la madre afflitta. Si veda il capitolo precedente.

EMR 210.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«La sosta a Gerusalemme! Che delusione! Più c’è bisogno di cose altisonanti e più Lui si rannicchia nell’ombra. Mi ero tanto ripromesso di vedere, di combattere…».

«Scusa la domanda… Ma cosa volevi vedere e chi volevi combattere?», chiede Tommaso.

«Che? Chi? Ma vedere le sue opere di miracolo e poi potere tenere testa a chi dice che è un falso profeta o un indemoniato. Perché questo si dice, capisci? Dicono che se Belzebù non lo sostiene Egli è un povero uomo. E dato che l’umore capriccioso di Belzebù è noto e si sa che egli si diletta di prendere e lasciare, come fa il leopardo con la preda, e che i fatti giustificano questo pensiero, mi inquieto a pensare che Egli non fa nulla. Bella figura che ci facciamo! Gli apostoli di un Maestro… tutto dottrina, questo è innegabile, ma non più altro». Il brusco arresto di Giuda dopo la parola «Maestro» fa pensare che la dovesse dire più grossa.

Le donne sono esterrefatte e Maria d’Alfeo, come parente di Gesù, dice chiaro: «Io non mi stupisco di questo, ma che Egli ti sopporti, ragazzo!».

Ma Andrea, il sempre mite Andrea, perde la pazienza e rosso, inviperito, molto simile al fratello una volta tanto, urla:

«Ma vattene! E non fare più brutte figure per causa del Maestro! E chi ti ha chiamato? Noi ci ha voluti. Ma te no. Hai dovuto insistere più volte perché ti accettasse. Ti sei imposto tu.

Non so chi mi tiene da riferire tutto agli altri…».

«Con voi non si può mai parlare. Hanno ragione di dirvi rissosi e ignoranti…».

«Ecco, veramente anche io non capisco proprio dove trovi l’errore nel Maestro. Io non sapevo di questi umori capricciosi del Demonio. Poveretto! Certo che deve essere strambo. Se era di intelligenza equilibrata non si ribellava a Dio. Ma ne prenderò nota», motteggia Tommaso per stornare la bufera che si avvicina.

«Non scherzare, ché io non scherzo. Puoi forse dire che a Gerusalemme si è fatto notare? Lo ha detto anche Lazzaro del resto…».

La risata di Tommaso è rimbombante. Poi, ancora ridendo, e già il suo riso ha disorientato l’Iscariota, dice: «Non ha fatto niente? Vallo a chiedere ai lebbrosi di Siloan e di Hinnom. Cioè: a Hinnom non ci trovi più nessuno, perché sono tutti guariti. Se tu non c’eri perché avevi fretta di andartene dagli… amici, e perciò non sai, ciò non toglie che le valli di Gerusalemme, e anche molte altre, risuonino degli osanna dei guariti», termina serio Tommaso.

Dettaglio

Giuda critica l'atteggiamento del Maestro, che rimane nell'ombra senza compiere miracoli eclatanti. Cita Lazzaro che fece la stessa osservazione.

Parole chiave

EMR 210.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Facciamo contente anche le discepole andando a vedere la tomba di Abramo, il suo albero e poi la tomba di Jesse e… che altro avete detto?».

«Si dice che qui è il posto dove abitò Adamo e fu ucciso Abele…».

«Le solite leggende senza senso!…», brontola Giuda.

«Fra un secolo si dirà che è leggenda la grotta di Betlemme e tante altre cose!»

Annotazione

Accontentiamo le discepole andando a vedere la tomba di Abramo, il suo albero: la tomba dei patriarchi: la quercia di Mambré, vicino a Hebron (Genesi 13:18). Nelle vicinanze, Abramo acquistò la grotta di Machpelah, dove seppellì sua moglie Sara (Genesi 23:19). Egli stesso vi fu sepolto (Genesi 25:8-9). Si vedano i testi biblici qui sotto.

La tomba di Jesse: a Hebron si onorano le tombe di Jesse, padre di Davide, e di sua nonna Ruth la Moabita, moglie di Boaz.

Si dice che questo sia il luogo dove visse Adamo e dove fu ucciso Abele ... Si tratta di tradizioni ebraiche (a volte abbellite) a cui fanno eco i Padri della Chiesa (San Girolamo, Origene, Sant'Amboise, ecc.).

Libro della Genesi 13, 18

Gn 13, 18: Abram piantò le sue tende e venne ad abitare presso le querce di Mambré, che si trovano a Hebron; e lì costruì un altare a Yahweh.

Libro della Genesi 23, 19

Gen 23, 19 : Dopo ciò, Abramo seppellì Sara, sua moglie, nella grotta di Machpelah, di fronte a Mambré, che è Hebron, nel paese di Chanaan.

Libro della Genesi 25, 8-9

Gn 25, 8-9 : Abramo morì in una felice vecchiaia, anziano e sazio di giorni, e si riunì al suo popolo. 9 Isacco e Ismaele, suoi figli, lo seppellirono nella grotta di Machpela, nel campo di Efron, figlio di Seor l'Ittita, che è di fronte a Mambre.

EMR 210.4-6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Padre Abramo mantienimi la pazienza!!! E in che ti pare che preferisca altri a te il Maestro?».

«Ma non vedi anche ora? Venuto il tempo di lasciare Betsur, dopo una sosta per istruire tre pastori che potevano benissimo essere istruiti da Isacco, ecco che chi lascia con sua Madre? Io, te? No. Lascia Simone. Un vecchio che quasi non parla!…».

«Ma che quel poco che dice lo dice sempre bene», rimbecca Tommaso, solo ormai, perché le donne con Andrea si sono separate e vanno avanti svelte come per fuggire un pezzo di via tutta sole.

210.5 I due apostoli sono così accalorati che non sentono venire Gesù, perché il rumore della sua pedata si perde del tutto nel polverone della via. Ma se Lui non fa rumore, loro due urlano per dieci, e Gesù sente. Dietro a Lui sono Pietro, Matteo, i due cugini del Signore, Filippo e Bartolomeo e i due figli di Zebedeo, che hanno fra di loro Marziam.

Gesù dice: «Hai detto bene, Tommaso. Simone parla poco, ma quel poco lo dice sempre bene. È una mente pacata e un cuore onesto. È soprattutto una grande buona volontà. Per questo l’ho lasciato con mia Madre. È un vero galantuomo e insieme è uno che sa vivere, che ha sofferto, e che è vecchio. Perciò – parlo, posto che suppongo che c’è chi gli pare ingiusta la scelta – perciò era il più adatto a rimanere. Non potevo, Giuda, permettere che mia Madre rimanesse sola presso una povera donna ancora malata. Ed era giusto che la lasciassi. La Madre compirà l’opera da Me iniziata. Ma non potevo neppure lasciarla con i fratelli miei, né con Andrea, Giacomo o Giovanni, e neppure con te. Se non ne capisci la ragione, non so che dire…».

«Perché è tua Madre, giovane, bella, e la gente…».

«No! La gente avrà sempre fango nel pensiero, sulle labbra e nelle mani, e specie nel cuore, la gente disonesta che vede, in tutti, i sentimenti che ha essa; ma del suo fango Io non me ne curo. Cade da sé quando è secco. Ma ho preferito Simone perché è vecchio e non avrebbe troppo ricordato i figli morti alla desolata. Voi giovani li avreste rievocati con la vostra gioventù… Simone sa vegliare e sa non farsi sentire, non esige mai nulla, sa compatire, sa sorvegliare se stesso. Potevo prendere Pietro. Chi meglio di lui presso mia Madre? Ma è troppo impulsivo ancora. Vedi che glielo dico sul viso, e lui non se ne adombra. Pietro è sincero e ama la sincerità anche se a suo danno. Potevo prendere Natanaele. Ma non è mai stato in Giudea. Simone invece la conosce bene, e sarà prezioso per guidare la Madre a Keriot. Sa anche dove è la tua casa di campagna e quella di città e non farà…».

210.6 «Ma… Maestro!… Ma la Madre tua verrà proprio dalla mia?».

«Ma è detto. E quando una cosa è detta si fa. Noi andremo lentamente, fermandoci ad evangelizzare per questi paesi. Non vuoi che la evangelizzi la tua Giudea?».

«Oh! sì, Maestro… Ma credevo… ma pensavo…».

«Ma più di tutto ti creavi delle pene per delle chimere sognate da te. Alla seconda fase della luna di ziv noi saremo tutti da tua madre. Noi, ossia anche mia Madre con Simone. Per ora Ella evangelizza Betsur, città giudea, così come Giovanna evangelizza Gerusalemme, e con lei lo fa una fanciulla e un sacerdote già lebbroso, così come Lazzaro con Marta e il vecchio Ismaele evangelizzano Betania, così come a Jutta evangelizza Sara e a Keriot certo parla del Messia tua madre. Non puoi certo dire che lascio la Giudea senza voci. Ma anzi do ad essa, chiusa e proterva più di altre regioni, le voci più dolci, quelle delle donne, oltre che quelle di Isacco santo e di Lazzaro amico. Le donne che alla parola uniscono l’arte sottile della donna, maestra nel portare gli animi al punto che vuole. Non parli più? Perché quasi piangi, grande bambino capriccioso? Che ti giova avvelenarti con le ombre? Hai ancora motivo di inquietudine?

Suvvia! Parla…».

«Sono cattivo… e Tu sei tanto buono. La tua bontà mi colpisce sempre, perché è sempre così fresca, così nuova… Io… io non so mai dire quando la trovo sul mio cammino».

«Hai detto il vero. Non lo puoi sapere. Ma è perché non è né fresca né nuova. È eterna, Giuda. È onnipresente, Giuda...»

Dettaglio

Giuda e Tommaso litigano e l'Iscariota rimprovera Gesù di aver lasciato la Vergine Maria a Bet-çur.

Annotazione

Il secondo quarto di luna di Ziv, saremo tutti a casa di tua madre: Ziv corrisponde ad aprile/maggio.

Giovanna evangelizza Gerusalemme e con lei una ragazza e un sacerdote: si tratta di Giovanni sacerdote e Annalia. Cfr. EMV 199,4-5 e EMV 199,6.