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Simone lo Zelota e Giuda

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EMR 71.3-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

71.3 Ma ecco Giovanni che viene con Simone. Giovanni, il mio primo. Simone, quello di cui ti parlai due giorni or sono. Simone e Giovanni tu li hai già visti. L’uno era malato…».

«Ah! il lebbroso! Ricordo. Già tuo discepolo?».

«Dal giorno dopo».

«E io perché tanta attesa?».

«Giuda?!».

«È vero. Perdono».

Giovanni ha visto il Maestro e lo indica a Simone. Affrettano il passo. Il saluto di Giovanni è un bacio scambiato col Maestro. Simone, invece, si prostra ai piedi di Gesù e li bacia esclamando: «Gloria al mio Salvatore! Benedici il tuo servo, perché le sue azioni siano sante agli occhi di Dio ed io gli dia gloria per benedirlo di avermi dato Te!».

Gesù gli pone la mano sul capo: «Sì, che ti benedico per ringraziarti del tuo lavoro. Alzati, Simone. Ecco, Giovanni; ecco, Simone: questo è l’ultimo discepolo. Anche lui vuole seguire la Verità. Fratello perciò a voi tutti».

Si salutano a vicenda, i due giudei con reciproca indagine, Giovanni con espansione.

«Sei stanco, Simone?», chiede Gesù.

«No, Maestro. In un con la salute m’è venuta una vigoria che ancor non conoscevo».

«E so che la spendi bene. Ho parlato con molti, e tutti mi hanno detto di te come di colui che li ha già istruiti sul Messia».

Simone sorride contento. «Anche ieri sera ho parlato di Te con uno che è un onesto israelita. Spero che un giorno lo conoscerai. Vorrei essere io a condurti a lui».

«Questo non è impossibile».

Giuda interloquisce: «Maestro, mi hai promesso di venire con me, in Giudea».

«E verrò. Simone continuerà ad istruire le persone sulla mia venuta. Il tempo è breve, amici, e il popolo è tanto.

71.4

Ora Io vado con Simone. A sera voi due mi verrete incontro sulla via del monte Oliveto e distribuiremo denaro ai poveri. Andate».

Gesù, solo con Simone, gli chiede: «Quella persona di Betania è un vero israelita?».

«Un vero israelita. Sono in lui tutte le idee imperanti, ma però ha anche una vera ansia del Messia. E quando gli ho detto: “Egli è fra noi”, lui ha risposto subito: “Felice me che vivo in quest’ora!”».

«Andremo da lui un giorno a portare benedizione alla sua casa. Hai visto il nuovo discepolo?».

«L’ho visto. È giovane e sembra intelligente».

«Sì. Lo è. Tu che sei giudeo lo compatirai più degli altri per le sue idee».

«È un desiderio o un comando?».

«È un dolce comando. Tu che hai sofferto puoi avere più indulgenza. Il dolore è maestro di tante cose».

«Se Tu me lo ordini, io sarò per lui tutto indulgenza».

«Sì. Così. Forse il mio Pietro, e non lui solo, avrà un poco scandalo nel vedere come curo e mi preoccupo di questo discepolo. Ma un giorno capiranno… Più uno è mal formato e più ha bisogno di cure. Gli altri… oh! gli altri si formano anche da sé, per solo contatto. Io non voglio far tutto da Me. Chiedo la volontà dell’uomo e l’aiuto di altri per formare un uomo. Vi chiamo ad aiutarmi… e vi sono grato dell’aiuto».

«Maestro, supponi che da lui ti verranno delusioni?».

«No. Ma è giovane e cresciuto in Gerusalemme…».

«Oh! vicino a Te si correggerà di tutti i vizi di questa città… Io ne sono certo. Io, già vecchio e inaridito dall’astio, sono tornato tutto nuovo da quando ti ho visto…».

Gesù mormora: «E così sia!». Poi, forte: «Vieni con Me nel Tempio. Evangelizzerò il popolo».

E la visione ha termine.

Dettaglio

Gesù è con Giuda e Simone lo Zelota e Giovanni lo raggiungono.

EMR 72.1-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

72.1 Vedo, sin dal primo mattino, Gesù che, sempre alla stessa porta, si unisce coi discepoli Simone e Giuda. Gesù è già con Giovanni. E sento che dice: «Amici, vi chiedo di venire con Me per la Giudea. Se troppo non vi costa, specie a te, Simone».

«Perché, Maestro?».

«È aspro il cammino sui monti giudaici… e forse anche più aspro ti sarà l’incontrare taluni che ti hanno fatto del male».

«Per il cammino ti assicuro, ancora una volta, che dopo che Tu mi hai sanato sono più forte di un giovane e nessuna fatica mi pesa, anche perché è fatta per Te, e ora, poi, con Te. Per l’incontro con chi mi ha nuociuto, non c’è più asprezza di risentimenti, e neppure di sentimenti, nel cuore di Simone da quando è tuo. L’odio è caduto insieme alle scaglie del male. E non so, credilo, se dirti che hai fatto maggior miracolo nel guarirmi la carne corrosa o l’anima bruciata dal rancore. Penso di non errare nel dire che il miracolo più grande fu quest’ultimo. Guarisce sempre meno facilmente una piaga dello spirito… e Tu mi hai guarito d’un tratto. Questo è miracolo. Perché, no, d’un tratto uno non guarisce, anche se vuole farlo con tutte le sue forze, non guarisce l’uomo di un abito morale, se Tu non annulli quell’abito col tuo santificante volere».

«Non erri nel giudicare».

72.2 «Perché non lo fai con tutti, così?», chiede Giuda un poco risentito.

«Ma lo fa, Giuda. Perché parli così al Maestro? Non ti senti diverso da quando lo avvicini? Io ero già discepolo di Giovanni il Battezzatore. Ma tutto cambiato mi sono trovato da quando Egli mi ha detto: “Vieni”».

Giovanni, che generalmente non interviene mai, e specie se c’è da farsi avanti al Maestro non lo fa mai, questa volta non sa tacere. Dolce e affettuoso, ha posato una mano sul braccio di Giuda come per calmarlo e gli parla affannoso e persuasivo. Poi si avvede di aver parlato prima di Gesù, arrossisce e dice: «Perdono, Maestro. Ho parlato in tua vece… ma volevo… volevo che Giuda non ti addolorasse».

«Sì, Giovanni. Ma non mi ha addolorato come discepolo. Quando lo sarà, allora, se persisterà nel suo modo di pensare, mi addolorerà.

72.3 Mi rattrista solo constatare quanto l’uomo è corrotto da Satana, che gli travia il pensiero. Tutti, sapete? Tutti avete il pensiero turbato da lui! Ma verrà, oh! verrà il giorno in cui avrete in voi la Forza di Dio, la Grazia; avrete la Sapienza col suo Spirito… Allora avrete tutto per giudicare giustamente».

«E giudicheremo tutti giustamente?».

«No, Giuda».

«Ma parli per noi, discepoli, o per tutti gli uomini?».

«Parlo alludendo prima a voi, poi agli altri tutti. Quando sarà l’ora, il Maestro creerà i suoi operai e li manderà per il mondo…».

«Non lo fai già?».

«Per ora non vi uso che per dire: “C’è il Messia. Venite a Lui”. Allora vi farò capaci di predicare in mio nome, di compiere miracoli in mio nome…».

«Oh! anche miracoli?».

«Sì, sui corpi e sulle anime».

«Oh! come saremo ammirati, allora!». Giuda è gongolante a quest’idea.

72.4 «Non saremo più col Maestro allora, però… e io avrò sempre paura di fare quel che è da Dio con capacità di uomo», dice Giovanni e guarda Gesù pensierosamente e un poco triste anche.

«Giovanni, se il Maestro permette, vorrei dirti il mio pensiero», dice Simone.

«Dillo a Giovanni, desidero che vi consigliate a vicenda».

«Sai già che è un consiglio?».

Gesù sorride e tace.

«Ebbene, allora io ti dico, Giovanni, che non devi, non dobbiamo temere. Appoggiamoci alla sua sapienza di Maestro santo e alla sua promessa. Se Egli dice: “Vi manderò”, segno è che sa di poterci mandare senza che noi si nuoccia a Lui e a noi, ossia alla causa di Dio, che tutti abbiamo cara come sposa testé sposata. Se Egli ci promette di vestire la nostra miseria intellettuale e spirituale con i fulgori della potenza che il Padre gli dà per noi, dobbiamo esser certi che lo farà e noi potremo, non per noi, ma per sua misericordia. Certamente però tutto questo avverrà se noi non metteremo orgoglio, desiderio umano nel nostro operare. Io penso che se corromperemo la nostra missione, che è tutta spirituale, con elementi che sono terrestri, allora verrà meno anche la promessa del Cristo. Non per incapacità sua, ma perché noi strozzeremo questa capacità col laccio della superbia.

72.5 Non so se mi spiego bene».

«Ti spieghi molto bene. Ho avuto torto io. Ma sai… penso che, in fondo, desiderare di essere ammirati come discepoli del Messia, tanto suoi da aver meritato di fare ciò che Lui fa, sia desiderio di aumentare ancora la potente figura del Cristo presso le genti. Lode al Maestro che ha tali discepoli, ecco ciò che voglio dire io», gli risponde Giuda.

«Non è tutto errore nel tuo dire. Ma… vedi, Giuda. Io vengo da una casta che è perseguitata per… per avere male capito cosa e come deve essere il Messia. Sì. Se noi lo avessimo atteso con giusta visione del suo essere, non avremmo potuto cadere in errori che sono bestemmia alla Verità e ribellione alla legge di Roma, per cui e da Dio e da Roma fummo puniti. Abbiamo voluto nel Cristo vedere un conquistatore e un liberatore d’Israele, un Maccabeo novello, e più grande del grande Giuda… Questo solo. E perché? Perché, più degli interessi di Dio, abbiamo curato gli interessi nostri: della patria e dei cittadini. Oh! santo anche l’interesse della patria. Ma che è davanti al Cielo eterno? Quanto — nelle lunghe ore di persecuzione prima e di segregazione poi, quando fuggiasco mi nascondevo nelle tane delle bestie selvatiche, condividendo con esse letto e cibo, per sfuggire alla forza romana e soprattutto alle delazioni dei falsi amici; oppure quando, attendendo la morte, già gustavo l’odore del sepolcro nella mia spelonca di lebbroso — ho pensato e ho visto: ho visto la figura vera del Messia… la tua, Maestro umile e buono, la tua, Maestro e Re dello spirito, la tua, o Cristo, Figlio del Padre che al Padre conduci, e non alle regge di polvere, non alle deità di fango. Tu… oh! mi è facile seguirti… Perché, perdona il mio ardire che si proclama giusto, perché ti vedo come ti ho pensato, ti riconosco, subito ti ho riconosciuto. Sì, non è stato un conoscimento di Te, ma un riconoscere Uno che già l’anima aveva conosciuto…».

«Per questo ti ho chiamato… e per questo ti porto con Me, ora, in questo mio primo viaggio in Giudea.

72.6 Voglio che tu completi il riconoscimento… e voglio che anche questi, che l’età fa meno capaci di giungere al vero per meditazione severa, sappiano come il loro Maestro è giunto a quest’ora… Capirete poi. Eccoci in vista della torre di Davide. La porta Orientale è vicina».

«Usciamo da essa?».

«Sì, Giuda. Andiamo a Betlem per primo luogo. Là dove nacqui… È bene che lo sappiate… per dirlo agli altri. Anche questo rientra nel conoscimento del Messia e della Scrittura. Troverete le profezie scritte nelle cose con voce non più di profezia ma di storia. Giriamo lungo le case d’Erode…».

«La vecchia volpe malvagia e lussuriosa».

«Non giudicate. Vi è Dio che giudica. Andiamo per quel sentiero fra queste ortaglie. Sosteremo all’ombra di un albero, presso qualche casa ospitale, sinché il sole è cocente. Poi proseguiremo il cammino».

La visione ha termine.

Dettaglio

Simone lo Zelota, Giuda e Giovanni conversano insieme sui miracoli che Gesù opera sui cuori e sul modo in cui Cristo li trasforma interiormente (72,1-2). Poi la conversazione si sposta sull'invio dei discepoli in missione, con Giovanni che si rattrista di dover lasciare il Maestro e Giuda che sogna di poter fare miracoli. Simone lo Zelota espone poi con umiltà il suo punto di vista e parla della sua esperienza di lebbroso (72,3-4).

EMR 77.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«A proposito. È da qualche giorno che la domanda mi brucia le labbra. Sono amici tuoi e di Dio costoro, non è vero? Gli angeli li hanno benedetti con la pace del Cielo, non è vero? Loro sono rimasti giusti contro tutte le tentazioni, non è vero? Mi spieghi allora perché furono infelici? E Anna? È stata uccisa per averti voluto bene…».

«Tu arguisci perciò che il mio amore e l’amarmi porti sfortuna».

«No… ma…».

«Ma è così. Mi spiace vederti tanto chiuso alla Luce e tanto posseduto dall’umano. No, lascia stare, Giovanni, e anche tu, Simone. Preferisco che egli parli. Io non rimprovero mai. Solo voglio apertura di animi per potervi mettere luce. Vieni qui, Giuda, ascolta. Tu parti da un giudizio comune a tanti viventi e a tanti che vivranno. Ho detto: giudizio. Dovrei dire: errore. Ma, posto che lo fate senza malizia, per ignoranza di ciò che è verità, non è errore, è solo giudizio imperfetto, come lo può essere quello di un bambino. E bambini siete, poveri uomini. Ed Io sono qui, Maestro, per fare di voi degli adulti capaci di discernere il vero dal falso, il buono dal cattivo, il migliore dal buono. Ascoltate, dunque. Cosa è la vita? È un tempo di sosta, direi il limbo del Limbo, che il Padre Dio vi dà per provare la vostra natura di figli buoni o di bastardi, e per destinarvi, in base alle vostre opere, un futuro che sarà senza più soste né prove. Ora ditemi voi: sarebbe giusto che uno, perché ha avuto il raro bene di avere il modo di servire Dio in maniera speciale, abbia anche un bene continuo, per tutta la vita? Non vi pare che già molto ebbe, e che perciò può dirsi beato, anche se, nell’umano, beato non è? Non sarebbe ingiusto che chi ha già luce di divina manifestazione nel cuore, e sorriso di coscienza che approva, abbia anche onori e beni terreni? E non sarebbe anche imprudente?».

77.3

«Maestro, io dico che sarebbe anche profanatore. Perché mettere gioie umane dove sei Tu? Quando uno ti ha — e costoro ti hanno avuto, loro, unici ricchi in Israele per aver avuto Te da trent’anni — non altro deve avere. Non si mette l’oggetto umano sul Propiziatorio… e il vaso consacrato non serve che per sacri usi. Costoro consacrati sono, dal giorno che han visto il tuo sorriso… e nulla, no, nulla che Tu non sia deve entrare nel loro cuore, che ha Te. Fossi io come loro!», dice Simone.

«Però ti sei affrettato, dopo aver visto il Maestro ed esser guarito, a riprendere possesso dei tuoi beni», risponde ironicamente Giuda.

«È vero. L’ho detto e l’ho fatto. Ma sai perché? Come puoi giudicare se tutto non sai? Il mio agente ha avuto ordini netti. Ora che Simone lo Zelote è guarito — e non possono più i nemici nuocergli col segregarlo, né perseguitarlo perché non è più che di Cristo e non ha sètta: ha Gesù e basta — Simone può disporre dei suoi averi che un onesto, un fedele gli ha conservato. E io, padrone ancor per un’ora, ne ho ordinato il riordino per averne più denaro nella vendita e poter dire… no, questo non lo dico».

«Lo dicono gli angeli per te, Simone, e lo scrivono nel libro eterno», dice Gesù.

Simone guarda Gesù. I due sguardi si allacciano, uno stupito, l’altro benedicente.

Dettaglio

Contesto: Giuda pone a Cristo una domanda sui pastori. Gesù gli risponde e dà una lezione agli apostoli: Simone si unisce alla conversazione.

Nota: l'uomo d'affari menzionato da Simone lo Zelota è certamente Lazzaro (cfr. EMV 84,4-5), che vive molto vicino a Simone. Se l'apostolo ha recuperato anche i suoi beni, è per darli al suo servo anziano, Giuseppe di Betania (cfr. anche EMV 84,4-5).

EMR 78.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

78.1 Ho l’impressione che la parte più ripida, ossia il nodo più stretto delle montagne di Giudea, sia fra Ebron e Jutta. Ma potrei anche sbagliare, ed essere questa una valle più ampia e aperta che si apra su orizzonti abbastanza ampi, in cui emergono monti isolati e non più a catena. Forse è una conca fra due catene, non so. È la prima volta che la vedo e ci capisco poco. Colture diverse a campi non vasti ma ben tenuti di cereali: orzo, segale per lo più, e anche bei vigneti nelle parti più soleggiate. Poi bei boschi, più in alto, di pini e abeti, e altre piante di luoghi selvosi. Una via… discreta immette in un piccolo villaggio.

«Questo è il sobborgo di Keriot. Ti prego venire nella mia casa di campagna. Mia madre ti attende là. Poi andremo in Keriot», dice Giuda, che non sta più in sé tanto è agitato.

Non ho detto che ora sono solo Gesù con Giuda, Simone e Giovanni. I pastori non ci sono. Forse sono rimasti nei pascoli di Ebron o sono tornati verso Betlemme.

«Come tu vuoi, Giuda. Ma potevamo fermarci anche qui per conoscere tua madre».

«Oh! no! È un casolare. Mia madre vi viene in tempo di raccolti. Ma poi sta a Keriot. E non vuoi che la mia città ti veda? Non vuoi portare ad essa la tua luce?».

«Sì che voglio, Giuda. Ma tu sai già che non guardo al­l’umiltà del luogo che mi ospita».

«Ma oggi sei mio ospite… e Giuda sa essere ospitale».

Camminano ancora qualche metro fra casette sparse per la campagna, e donne e uomini si affacciano, chiamati da bambini. È palese che c’è della curiosità svegliata. Giuda deve avere gettato un grido di richiamo.

«Ecco la mia povera casa. Perdona la sua povertà».

Ma la casa non è poi una catapecchia: è un cubo ad un sol piano, ma vasto e ben tenuto, in mezzo ad un frutteto folto e prosperoso. Una stradetta privata, tutta ben pulita, va dalla via alla casa.

«Permetti che vada avanti, Maestro?».

«Va’ pure».

Giuda parte.

«Maestro, Giuda ha fatto le cose in grande», dice Simone. «Ne avevo sospetto. Ma ora ne sono sicuro. Tu dici, Maestro, e dici bene: spirito, spirito… Ma lui… lui non la intende così. Non ti capirà mai… o molto tardi», corregge per non addolorare Gesù.

Gesù sospira e tace.

EMR 81.6-7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

81.6 Chi è dunque il compratore?».

«Ve ne è uno a Gerico e molti a Gerusalemme. Ma quello di Gerico!!! Ah! è un astuto levantino, battiloro usuraio, barattiere, mercante d’amore, certo ladro, forse omicida… di sicuro perseguitato da Roma. Si fa chiamare Isacco per parere ebreo.

Ma il suo vero nome è Diomede. Lo conosco bene…».

«Lo vediamo!», interrompe Simone Zelote che poco parla ma che tutto osserva. E chiede: «Come fai a conoscerlo tanto bene?».

«Ma… sai… Per far piacere a degli amici potenti. Sono andato da lui… e ho fatto affari… Noi del Tempio… sai…».

«Già!… fate tutti i mestieri», termina Simone con fredda ironia. Giuda avvampa, ma tace.

«Può comprare?», chiede Gesù.

«Io credo. Non gli manca mai il denaro. Certo bisogna saper vendere, perché il greco è astuto, e se vede di avere a che fare con un onesto, un… colombo di nido, lo spenna a dovere. Ma se ha a che fare con un avvoltoio suo pari…».

«Vacci tu, Giuda. Sei il tipo adatto. Hai l’astuzia della volpe e la rapacità dell’avvoltoio. Oh! perdona, Maestro. Ho parlato prima di Te!», dice ancora Simone Zelote. «La penso come tu pensi, e perciò dico a Giuda di andare.

Giovanni, va’ con lui. Noi vi raggiungeremo al calar del sole. Il luogo di ritrovo sarà presso la piazza del mercato. Vai. E fa’ per il meglio».

Giuda si alza subito. Giovanni ha gli occhi imploranti di un cagnolo scacciato. Ma Gesù parla di nuovo coi pastori e non vede questo sguardo implorante. E Giovanni si avvia dietro a Giuda.

81.7 «Vorrei farvi contenti», dice Gesù.

«Lo farai sempre, Maestro. L’Altissimo ti benedica per noi.

Quell’uomo è tuo amico?».

«Lo è. Non ti pare possa esserlo?».

Il pastore Giovanni china il capo e tace. Parla il discepolo Simone: «Solo chi è buono sa vedere. Io non sono buono e non vedo quel che la Bontà vede. Vedo l’esterno. Il buono scende anche nell’interno. Anche tu, Giovanni, vedi come me. Ma il Maestro è buono… e vede…».

«Che vedi, Simone, in Giuda? Ti ordino di parlare».

«Ecco: penso, guardandolo, a certi luoghi misteriosi che paiono antri di fiere e stagni di febbre. Se ne vede solo un grande intrico e si gira al largo paurosi. Invece… invece dentro sono anche tortore e usignoli, e il suolo è ricco d’acque di salute e di erbe salutifere. Io voglio credere che Giuda sia così… Lo credo perché Tu lo hai preso. Tu che sai…».

«Sì. Io che so… Vi sono molte pieghe nel cuore di quell’uomo… Ma non manca di lati buoni. Lo hai visto a Betlemme e anche a Keriot. Va alzato, questo lato buono, e che è tutto un buono umano, ad una bontà che sia spirituale. Allora Giuda sarà come tu vorresti che fosse. È giovane…».

«Anche Giovanni è giovane…».

«E tu concludi in cuor tuo: ed è migliore. Ma Giovanni è Giovanni! Amalo, Simone, questo povero Giuda… Te ne prego. Se lo amerai… ti parrà più buono».

«Mi sforzo a farlo… per Te… Ma è lui che rompe i miei sforzi come fossero canne del fiume… Ma, Maestro, io ho una legge sola: fare ciò che Tu vuoi. Perciò amo Giuda, nonostante qualcosa gridi in me contro di lui e verso me stesso».

«Che cosa, Simone?».

«Non so di preciso… Qualcosa che è come il grido del milite di guardia nella notte… e che mi dice: “Non dormire! Osserva!”. Non so… Non ha nome questa cosa. Ma c’è… c’è in me contro di lui».

«Non ci pensare più, Simone. Non sforzarti a definirla. Fa male conoscere certe verità… e potresti sbagliare la conoscenza. Lascia fare al tuo Maestro. Tu dàmmi il tuo amore e pensa che esso mi fa felice…».

Dettaglio

Gesù chiede a Giuda chi sia l'acquirente che potrebbe procurarsi i gioielli di Aglae. A quel punto interviene Simone e, quando Giuda se ne va insieme a Giovanni, lo Zelota parla con il Maestro dell'Iscariota. Menzionano anche Giovanni di Zebedeo.

EMR 82.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

(...) Per ultima cosa, ho detto a Isacco-Diomede:“Ricordati che il Giuda del Tempio non esiste più. Ora sono discepolo di un santo. Fingi perciò di non avermi mai conosciuto, se ti preme il collo”. E per poco glielo torco subito, perché mi ha risposto male».

«Che ti ha detto?», chiede con indifferenza Simone.

«Mi ha detto: “Tu discepolo di un santo? Non lo crederò mai, o presto vedrò anche qui il santo a chiedermi una donna”. Mi ha detto: “Diomede è una vecchia sciagura del mondo. Ma tu ne sei quella nuova. Ed io potrei ancora cambiare, perché sono diventato quel che sono da vecchio. Ma tu non cambi. Sei nato così”. Vecchio lurido! Nega il tuo potere, capisci?».

«E, da buon greco, dice molte verità».

«Che vuoi dire, Simone? Per me parli?».

«No. Per tutti. È uno che conosce l’oro e i cuori nella stessa maniera. È un ladro, un lurido di tutti i più luridi commerci. Ma si sente in lui la filosofia dei grandi greci. Conosce l’uomo, animale dalle sette branche di peccato, polipo che strozza il bene, l’onestà, l’amore e tante altre cose, in sé e negli altri».

«Ma non conosce Dio».

«E tu glielo vorresti insegnare?».

«Io. Sì. Perché? Sono i peccatori che hanno bisogno di conoscere Dio».

«Vero. Però… il maestro deve conoscerlo per insegnarlo».

«E non lo conosco?».

«Pace, amici. Vengono i pastori. Non turbiamo il loro animo con querele fra noi. Hai contato il denaro tu? Basta. Porta a termine bene ogni tua azione come hai portato questa e, te lo ripeto, se puoi, in futuro, non mentire neppure per raggiungere una azione buona…».

Dettaglio

Giuda si è recato da un commerciante di gioielli a Gerico, di nome Diomede. Uscendo, racconta ciò che è successo.