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Personaggi del Vangelo come mi è stato rivelato

Pagina 187 di 223

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EMR 188.10 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

L’uomo, che cammina vicino a Gesù e che fatica sotto la sua sacca, attira la curiosità di Pietro. «Ma che hai lì dentro di tanto pesante?», chiede.

«Le vesti… e dei libri… I miei amici dopo e con i polli. Non ho potuto separarmi. E pesano».

«Eh! la scienza pesa! Già! E a chi piace, eh?».

«Mi hanno impedito di impazzire».

«Eh! ci devi volere bene! Ma, che libri sono?».

«Filosofia, storia, poesia greca, romana…».

«Belli, belli. Certo belli. Ma… pensi poterteli portare dietro?».

«Forse riuscirò anche a separarmene. Ma tutto insieme non si può fare, non è vero, Messia?».

«Chiamami Maestro. Sì, non si può. Ma ti farò avere un luogo dove potrai dare un ricovero ai tuoi amici, i libri. Ti potranno servire per discutere con i pagani di Dio».

«Oh! come hai netto il pensiero da ogni restrizione!».

Gesù sorride e Pietro esclama: «Sfido io! È la Sapienza, Lui!».

«È la Bontà, credilo. E tu sei colto?».

«Io? Oh! coltissimo! Distinguo un agone da una carpa, e la mia coltura resta lì. Sono pescatore, amico!», e Pietro ride, umile e schietto.

«Sei un onesto. È una scienza che si impara da sé. Ed è molto difficile ad aversi. Mi piaci».

«Anche tu mi piaci. Perché sei schietto. Anche nell’accusarti. Io perdono tutto, aiuto tutti. Ma sono nemico spietato dei falsi. Mi fanno ribrezzo».

«Hai ragione. Il falso è un delinquente».

«Un delinquente. Lo hai detto. Di’, non ti fidi a darmi un poco la tua sacca? Tanto, sta’ certo, coi libri non scappo… Mi pare che fai fatica…».

«Venti anni di miniera spezzano… Ma perché vuoi faticare tu?».

«Perché il Maestro ci ha insegnato ad amarci come fratelli. Da’ qui. E prendi i miei stracci. È leggera la mia… Non ci sono storie, né poesie. La mia storia, la mia poesia e quell’altra cosa che hai detto, è Lui, il mio Gesù, il nostro Gesù».

Annotazione

Vi troverò un posto dove tenere i vostri amici, i libri. Potrebbero esserti utili per discutere di Dio con i pagani. Allusione ad Antiochia, in Siria, dove Giovanni di En-Dor fu costretto all'esilio, ma dove, con l'aiuto di Sinnica, fu fondata la futura comunità cristiana descritta negli Atti degli Apostoli.

EMR 189.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Naim doveva avere una certa importanza ai tempi di Gesù.

Non è molto vasta, ma ben costruita, chiusa dentro la sua cinta di mura, stesa su una bassa e ridente collina, una propaggine del piccolo Hermon, dominante dall’alto sulla pianura fertilissima che si spiega in direzione nord-ovest.

Vi si giunge, venendo da Endor, dopo avere valicato un fiumicello che certo è affluente del Giordano. Però da qui il Giordano non si vede più, e neppure la sua valle, perché delle colline lo celano facendo un arco a punto interrogativo verso est.

Gesù vi si dirige per una via maestra che congiunge le regioni del lago all’Ermon e ai suoi paesi. Dietro di Lui camminano molti abitanti di Endor parlando fitto fitto fra di loro.

La distanza che separa il gruppo apostolico dalle mura è ormai molto breve: un duecento metri al massimo. E, posto che la strada maestra va diretta ad immettersi per una porta in città, e la porta è spalancata essendo giorno pieno, si può vedere quanto avviene immediatamente al di là delle mura. È così che Gesù, che parlava con gli apostoli e col nuovo convertito, vede venire, fra un grande fracasso di piangenti e simili apparati orientali, un corteo funebre.

«Andiamo a vedere, Maestro?», dicono in molti. E già fra i cittadini di Endor molti si sono precipitati a vedere.

«Andiamo pure», dice Gesù condiscendente.

«Oh! deve essere un fanciullo, perché vedi quanti fiori e nastri sulla barella?», dice Giuda di Keriot a Giovanni.

«Oppure sarà una vergine», risponde Giovanni.

«No, è certo un giovinetto per i colori che vi hanno messo. E poi mancano i mirti…», dice Bartolomeo.

Il funerale esce oltre le mura. Cosa sia sulla barella, tenuta alta sulle spalle dei portatori, non è possibile vedere. Si intuisce il corpo steso nelle sue bende e coperto dal lenzuolo solo per il rilievo che fa, e si comprende che è il corpo di uno che ha già raggiunto lo sviluppo completo perché è lungo quanto la barella.

Al suo fianco una donna velata, sorretta da parenti o amiche, cammina piangendo. L’unico pianto vero in tutta quella commedia di piagnone. E quando un sasso incontrato da un portatore, una buca, un rialzo, fa imprimere una scossa alla barella, la madre geme: «Oh! no! Fate piano! Ha tanto sofferto il mio bambino!», e alza una mano tremante ad accarezzare l’orlo della barella – di più non può – e, non potendo di più, bacia i veli ondeggianti e i nastri che il vento talora sommuove e che sfiorano perciò la forma immobile.

«È la madre», dice Pietro compunto e con un luccicore di pianto nell’occhio arguto e buono.

Ma non è il solo che abbia il pianto agli occhi per quello strazio. Lo Zelote, Andrea, Giovanni e persino il sempre allegro Tommaso hanno negli occhi del luccicore. Tutti, tutti sono commossi. Giuda Iscariota mormora: «Fossi io! Oh! povera madre mia…».

Dettaglio

I due Giacomo, Matteo, Filippo e Giuda non sono menzionati in questo brano, ma sono presenti. Vanno a Nain.

Annotazione

- Oh, deve essere un bambino, perché puoi vedere quanti fiori e nastri ci sono sulla lettiga", dice Giuda a Giovanni.

- O forse è una vergine", risponde Giovanni.

- No, probabilmente è un ragazzo, per i colori che hanno usato, e non ci sono mirti...", dice Barthélemy.

Sono tutte indicazioni dei riti funebri in uso all'epoca. Giuda di Giudea e Bartolomeo di Galilea li hanno identificati allo stesso modo.

EMR 189.1-5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Naim doveva avere una certa importanza ai tempi di Gesù.

Non è molto vasta, ma ben costruita, chiusa dentro la sua cinta di mura, stesa su una bassa e ridente collina, una propaggine del piccolo Hermon, dominante dall’alto sulla pianura fertilissima che si spiega in direzione nord-ovest.

Vi si giunge, venendo da Endor, dopo avere valicato un fiumicello che certo è affluente del Giordano. Però da qui il Giordano non si vede più, e neppure la sua valle, perché delle colline lo celano facendo un arco a punto interrogativo verso est.

Gesù vi si dirige per una via maestra che congiunge le regioni del lago all’Ermon e ai suoi paesi. Dietro di Lui camminano molti abitanti di Endor parlando fitto fitto fra di loro.

La distanza che separa il gruppo apostolico dalle mura è ormai molto breve: un duecento metri al massimo. E, posto che la strada maestra va diretta ad immettersi per una porta in città, e la porta è spalancata essendo giorno pieno, si può vedere quanto avviene immediatamente al di là delle mura. È così che Gesù, che parlava con gli apostoli e col nuovo convertito, vede venire, fra un grande fracasso di piangenti e simili apparati orientali, un corteo funebre.

«Andiamo a vedere, Maestro?», dicono in molti. E già fra i cittadini di Endor molti si sono precipitati a vedere.

«Andiamo pure», dice Gesù condiscendente.

«Oh! deve essere un fanciullo, perché vedi quanti fiori e nastri sulla barella?», dice Giuda di Keriot a Giovanni.

«Oppure sarà una vergine», risponde Giovanni.

«No, è certo un giovinetto per i colori che vi hanno messo. E poi mancano i mirti…», dice Bartolomeo.

Il funerale esce oltre le mura. Cosa sia sulla barella, tenuta alta sulle spalle dei portatori, non è possibile vedere. Si intuisce il corpo steso nelle sue bende e coperto dal lenzuolo solo per il rilievo che fa, e si comprende che è il corpo di uno che ha già raggiunto lo sviluppo completo perché è lungo quanto la barella.

Al suo fianco una donna velata, sorretta da parenti o amiche, cammina piangendo. L’unico pianto vero in tutta quella commedia di piagnone. E quando un sasso incontrato da un portatore, una buca, un rialzo, fa imprimere una scossa alla barella, la madre geme: «Oh! no! Fate piano! Ha tanto sofferto il mio bambino!», e alza una mano tremante ad accarezzare l’orlo della barella – di più non può – e, non potendo di più, bacia i veli ondeggianti e i nastri che il vento talora sommuove e che sfiorano perciò la forma immobile.

«È la madre», dice Pietro compunto e con un luccicore di pianto nell’occhio arguto e buono.

Ma non è il solo che abbia il pianto agli occhi per quello strazio. Lo Zelote, Andrea, Giovanni e persino il sempre allegro Tommaso hanno negli occhi del luccicore. Tutti, tutti sono commossi. Giuda Iscariota mormora: «Fossi io! Oh! povera madre mia…».

189.2

Gesù, il cui occhio è di una dolcezza intollerabile tanto è profonda, si dirige verso la barella.

La madre, che singhiozza più forte perché il corteo sta per torcere verso il sepolcro già aperto, lo scansa con violenza vedendo che Gesù fa per toccare la bara. Nel suo delirio chissà cosa teme. Urla: «È mio!», e con occhi folli guarda Gesù.

«Lo so, madre. È tuo».

«È il mio unico figlio! Perché a lui la morte, a lui che era buono e caro, la gioia di me, vedova? Perché?».

La folla delle piangenti aumenta il suo pagato pianto per far coro alla madre che continua: «Perché lui e non io? Non è giusto che chi ha generato veda perire il suo seme. Il seme deve vivere perché altrimenti, perché altrimenti a che serve che queste viscere si squarcino per dare alla luce un uomo?», e si percuote sul ventre, feroce e disperata.

«Non fare così! Non piangere, madre». Gesù le prende le mani in una stretta potente e le tiene con la sua sinistra mentre con la destra tocca la bara dicendo ai portatori: «Fermatevi e posate a terra la barella».

I portatori ubbidiscono abbassando il lettuccio, che resta appoggiato sui suoi quattro piedi al suolo.

Gesù afferra il lenzuolo che copre il morto e lo getta indietro scoprendo la salma.

La madre grida il suo dolore con il nome del figlio, credo:

«Daniele!».

Gesù, sempre tenendo le mani materne nella sua, si raddrizza, imponente nel suo fulgore di sguardi, col suo viso dei miracoli più potenti, e abbassando la destra ordina con tutta la forza della voce: «Giovinetto! Io te lo dico: sorgi!».

189.3

Il morto, così come è, fra le fasce, si leva a sedere sulla barella e chiama: «Mamma!». La chiama con la voce balbettante e spaurita di un piccolo terrorizzato.

«È tuo, donna. Io te lo rendo in nome di Dio. Aiutalo a liberarsi dal sudario. E siate felici». E Gesù fa per ritirarsi.

Ma sì! La folla lo inchioda alla bara su cui si è rovesciata la madre, che annaspa fra le bende per fare presto, presto, presto, mentre il lamento infantile, implorante, si ripete: «Mamma! Mamma!».

Il sudario è slegato, slegate le bende, e madre e figlio si possono abbracciare, e lo fanno senza tenere conto dei balsami che appiccicano e che poi la madre leva dal caro viso, dalle care mani, con le stesse bende, e poi, non avendo con che rivestirlo, la madre si leva il mantello e ve lo avvolge, e tutto serve ad accarezzarlo…

189.4

Gesù la guarda… guarda questo gruppo di amore, stretto sulle sponde del lettuccio non più funebre, e piange.

Lo vede Giuda Iscariota, questo pianto, e chiede: «Perché piangi, Signore?».

Gesù volge il volto verso di lui e dice: «Penso a mia Madre…».

Il breve colloquio richiama la donna al suo Benefattore.

Prende per mano il figlio e lo sorregge, perché è come uno che abbia un resto di torpore nelle membra, e si inginocchia dicendo: «Anche tu, figlio mio. Benedici questo Santo che ti ha reso alla vita e a tua madre», e si china a baciare la veste di Gesù mentre la folla osanna a Dio e al suo Messia, ormai conosciuto per quello che è perché gli apostoli e i cittadini di Endor si sono presi l’incarico di dire chi è Colui che ha operato il miracolo.

E tutta la folla ormai esclama: «Sia benedetto il Dio di Israele. Benedetto il Messia, il suo Inviato! Benedetto Gesù, Figlio di Davide! Un grande Profeta è sorto fra noi! Dio ha veramente visitato il suo popolo! Alleluia! Alleluia!».

189.5

Finalmente Gesù può sgusciare dalla stretta e penetrare in città. La folla lo segue e lo insegue, esigente nel suo amore.

Accorre un uomo e saluta profondamente. «Ti prego sostare nel mio tetto».

«Non posso. La Pasqua mi vieta ogni sosta oltre quelle stabilite».

«Fra poche ore è il tramonto ed è venerdì…».

«Appunto che devo prima del tramonto avere raggiunto la mia tappa. Ti ringrazio lo stesso. Ma non mi trattenere».

«Ma io sono il sinagogo».

«E con ciò vuoi dire che ne hai il diritto. Uomo, bastava che Io tardassi un’ora che quella madre non avrebbe riavuto il figlio. Io vado dove altri infelici mi attendono. Non ritardare per egoismo la loro gioia. Verrò, di certo, un’altra volta e starò con te, in Naim, più giorni. Ora lasciami andare».

L’uomo non insiste più. Dice solo: «È detto. Ti attendo».

«Sì. La pace sia con te e con i cittadini di Naim. Anche a voi di Endor pace e benedizione. Tornate alle case. Dio vi ha parlato attraverso il miracolo. Fate che in voi avvengano, per forza d’amore, tante risurrezioni al Bene per quanti sono i cuori».

Un ultimo coro di osanna. Poi la folla lascia andare Gesù, che traversa diagonalmente la città ed esce verso la campagna, verso Esdrelon.

Annotazione

Vangelo di Luca 7, 11-17

Lc 7, 11-17 : Poi Gesù si recò in una città chiamata Nain. I suoi discepoli e una grande folla andavano con lui. Arrivò vicino alla porta della città proprio mentre un uomo morto veniva portato a seppellire; era figlio unico e sua madre era vedova. Una grande folla della città accompagnava la donna. Quando il Signore vide la donna, ne ebbe compassione e le disse: "Non piangere". Si avvicinò e toccò la bara; i portatori si fermarono e Gesù disse: "Giovane, ti ordino di alzarti". Allora il morto si alzò e cominciò a parlare. E Gesù lo restituì a sua madre. Tutti furono presi dalla paura e resero gloria a Dio, dicendo: "È sorto tra noi un grande profeta e Dio ha visitato il suo popolo". E la notizia di Gesù si diffuse in tutta la Giudea e in tutta la regione.

EMR 189.1-4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il funerale esce oltre le mura. Cosa sia sulla barella, tenuta alta sulle spalle dei portatori, non è possibile vedere. Si intuisce il corpo steso nelle sue bende e coperto dal lenzuolo solo per il rilievo che fa, e si comprende che è il corpo di uno che ha già raggiunto lo sviluppo completo perché è lungo quanto la barella.

Al suo fianco una donna velata, sorretta da parenti o amiche, cammina piangendo. L’unico pianto vero in tutta quella commedia di piagnone. E quando un sasso incontrato da un portatore, una buca, un rialzo, fa imprimere una scossa alla barella, la madre geme: «Oh! no! Fate piano! Ha tanto sofferto il mio bambino!», e alza una mano tremante ad accarezzare l’orlo della barella – di più non può – e, non potendo di più, bacia i veli ondeggianti e i nastri che il vento talora sommuove e che sfiorano perciò la forma immobile.

«È la madre», dice Pietro compunto e con un luccicore di pianto nell’occhio arguto e buono.

Ma non è il solo che abbia il pianto agli occhi per quello strazio. Lo Zelote, Andrea, Giovanni e persino il sempre allegro Tommaso hanno negli occhi del luccicore. Tutti, tutti sono commossi. Giuda Iscariota mormora: «Fossi io! Oh! povera madre mia…».

189.2

Gesù, il cui occhio è di una dolcezza intollerabile tanto è profonda, si dirige verso la barella.

La madre, che singhiozza più forte perché il corteo sta per torcere verso il sepolcro già aperto, lo scansa con violenza vedendo che Gesù fa per toccare la bara. Nel suo delirio chissà cosa teme. Urla: «È mio!», e con occhi folli guarda Gesù.

«Lo so, madre. È tuo».

«È il mio unico figlio! Perché a lui la morte, a lui che era buono e caro, la gioia di me, vedova? Perché?».

La folla delle piangenti aumenta il suo pagato pianto per far coro alla madre che continua: «Perché lui e non io? Non è giusto che chi ha generato veda perire il suo seme. Il seme deve vivere perché altrimenti, perché altrimenti a che serve che queste viscere si squarcino per dare alla luce un uomo?», e si percuote sul ventre, feroce e disperata.

«Non fare così! Non piangere, madre». Gesù le prende le mani in una stretta potente e le tiene con la sua sinistra mentre con la destra tocca la bara dicendo ai portatori: «Fermatevi e posate a terra la barella».

I portatori ubbidiscono abbassando il lettuccio, che resta appoggiato sui suoi quattro piedi al suolo.

Gesù afferra il lenzuolo che copre il morto e lo getta indietro scoprendo la salma.

La madre grida il suo dolore con il nome del figlio, credo:

«Daniele!».

Gesù, sempre tenendo le mani materne nella sua, si raddrizza, imponente nel suo fulgore di sguardi, col suo viso dei miracoli più potenti, e abbassando la destra ordina con tutta la forza della voce: «Giovinetto! Io te lo dico: sorgi!».

189.3

Il morto, così come è, fra le fasce, si leva a sedere sulla barella e chiama: «Mamma!». La chiama con la voce balbettante e spaurita di un piccolo terrorizzato.

«È tuo, donna. Io te lo rendo in nome di Dio. Aiutalo a liberarsi dal sudario. E siate felici». E Gesù fa per ritirarsi.

Ma sì! La folla lo inchioda alla bara su cui si è rovesciata la madre, che annaspa fra le bende per fare presto, presto, presto, mentre il lamento infantile, implorante, si ripete: «Mamma! Mamma!».

Il sudario è slegato, slegate le bende, e madre e figlio si possono abbracciare, e lo fanno senza tenere conto dei balsami che appiccicano e che poi la madre leva dal caro viso, dalle care mani, con le stesse bende, e poi, non avendo con che rivestirlo, la madre si leva il mantello e ve lo avvolge, e tutto serve ad accarezzarlo…

189.4

Gesù la guarda… guarda questo gruppo di amore, stretto sulle sponde del lettuccio non più funebre, e piange.

Lo vede Giuda Iscariota, questo pianto, e chiede: «Perché piangi, Signore?».

Gesù volge il volto verso di lui e dice: «Penso a mia Madre…».

Dettaglio

Gesù incontra un corteo funebre. La madre del giovane è sconvolta.

EMR 189.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Finalmente Gesù può sgusciare dalla stretta e penetrare in città. La folla lo segue e lo insegue, esigente nel suo amore.

Accorre un uomo e saluta profondamente. «Ti prego sostare nel mio tetto».

«Non posso. La Pasqua mi vieta ogni sosta oltre quelle stabilite».

«Fra poche ore è il tramonto ed è venerdì…».

«Appunto che devo prima del tramonto avere raggiunto la mia tappa. Ti ringrazio lo stesso. Ma non mi trattenere».

«Ma io sono il sinagogo».

«E con ciò vuoi dire che ne hai il diritto. Uomo, bastava che Io tardassi un’ora che quella madre non avrebbe riavuto il figlio. Io vado dove altri infelici mi attendono. Non ritardare per egoismo la loro gioia. Verrò, di certo, un’altra volta e starò con te, in Naim, più giorni. Ora lasciami andare».

L’uomo non insiste più. Dice solo: «È detto. Ti attendo».

«Sì. La pace sia con te e con i cittadini di Naim. Anche a voi di Endor pace e benedizione. Tornate alle case. Dio vi ha parlato attraverso il miracolo. Fate che in voi avvengano, per forza d’amore, tante risurrezioni al Bene per quanti sono i cuori».

Un ultimo coro di osanna. Poi la folla lascia andare Gesù, che traversa diagonalmente la città ed esce verso la campagna, verso Esdrelon.

Dettaglio

Gesù ha appena risuscitato Daniele dai morti. La folla esulta.

Annotazione

Vado dove mi aspettano altre persone infelici. Non ritardate la loro gioia per egoismo". Gesù sta parlando dei contadini di Yokhanan, che lo aspettano nella pianura di Esdrelon.

EMR 190.1-3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il tramonto si inizia con un arrossar di cielo quando Gesù giunge in vista dei campi di Giocana.

«Affrettiamo il passo, amici, prima che cali il sole. E tu, Pietro, va’ con tuo fratello ad avvisare i nostri amici, quelli di Doras».

«Ci vado, sì, anche per vedere se il figlio è proprio via». Pietro dice quella parola: figlio, in un modo tale che vale per un lungo discorso. E se ne va.

Intanto Gesù procede più adagio, guardandosi intorno per vedere se vede qualche contadino di Giocana. Ma non ci sono che i campi fertili, con le spighe già ben formate.

Finalmente, tra il rameggiare del vigneto, sporge un viso sudato e viene un grido: «Oh! Signore benedetto!», e il contadino corre fuori dal vigneto per venire a prostrarsi davanti a Gesù.

«La pace sia a te, Isaia!».

«Oh! anche il mio nome ti ricordi?».

«L’ho scritto in cuore. Alzati. I compagni dove sono?».

«Là, nei pometi. Ma ora li avverto. Sei nostro ospite, vero?

Non c’è il padrone e possiamo farti festa. E poi… un poco la paura, un poco la gioia, è più buono. Pensa, ci ha concesso l’agnello quest’anno e di andare al Tempio! Ci ha dato sei giorni soli… ma correremo per la strada… Anche noi a Gerusalemme… Pensa!… E in grazia di Te». L’uomo è ai sette cieli dalla gioia di essere stato trattato da uomo e da israelita.

«Io non ho fatto nulla, che mi sappia…», dice Gesù sorridendo.

«Eh! no! Hai fatto. Doras, e poi i campi di Doras, e questi invece, così belli quest’anno… Giocana ha saputo della tua venuta, e non è sciocco. Ha paura e… e ha paura».

«Di che?».

«Paura che gli succeda come a Doras. Nella vita e nelle sostanze. Hai visto i campi di Doras?».

«Vengo da Naim…».

«Allora non li hai visti. Sono tutti rovinati. (L’uomo dice questo a voce bassa e pur marcata, come chi confida una cosa tremenda, in segreto). Tutti rovinati! Non fieni, non biade, non frutta. Viti seccate, pometi seccati… Morto… tutto morto… come a Sodoma e Gomorra… Vieni, vieni che te li mostro».

«Non occorre. Vado da quei contadini…».

«Ma non ci sono più! Non lo sai? Li ha sparsi o licenziati tutti Doras, figlio di Doras, e quelli che ha sparsi per i loro altri luoghi di campagna hanno l’obbligo di non parlare di Te, pena la frusta… Non parlare di Te! Sarà difficile! Lo ha detto anche Giocana a noi».

«Che ha detto?».

«Ha detto: “Io non sono così stolto come Doras, e non vi dico: ‘Non voglio che parliate del Nazareno’. Sarebbe inutile, perché lo fareste lo stesso e non vi voglio perdere uccidendovi come bestie riottose sotto la frusta. Anzi vi dico: ‘Siate buoni come certo il Nazareno vi insegna e diteglielo che io vi tratto bene’. Non voglio essere maledetto io pure”. Li vede bene che cosa sono questi campi dopo che Tu li hai benedetti, e cosa sono quelli dopo che li hai maledetti.

190.2

Oh! ecco quelli che mi hanno arato il campo[1]…», e l’uomo corre incontro a Pietro e Andrea.

Ma Pietro lo saluta brevemente e prosegue il suo andare, e già grida: «Oh! Maestro! Ma non c’è più nessuno! Tutti visi nuovi. E c’è tutto devastato! In verità potrebbe fare a meno di tenere contadini qui. È peggio che sul mar Salato!…».

«Lo so. Me lo ha detto Isaia».

«Ma vieni a vedere! Che vista!…».

Gesù lo accontenta, dicendo prima a Isaia: «Allora sarò con voi. Avverti i compagni. E non vi scomodate. Il cibo l’ho Io. Ci basta un fienile per dormire e il vostro amore. Verrò subito».

La vista dei campi di Doras è realmente desolante. Campi e prati aridi e nudi, secchi i vigneti, distrutto il fogliame e il frutto sugli alberi da milioni di insetti d’ogni genere. Anche presso la casa il giardino-frutteto mostra l’aspetto desolato di un bosco morente.

I contadini vagano qua e là strappando erbacce, schiacciando bruchi, lumache, lombrichi e simili, scuotendo i rami tenendovi sotto dei catini pieni d’acqua per affogarvi le farfalline, gli afidi e altri parassiti che coprono le superstiti foglie ed emungono la pianta fino a farla morire. Cercano un segno di vita nei tralci dei vigneti. Ma questi si spezzano aridi non appena sono toccati e talora piegano alla base come se una sega avesse reciso le radici.

Il contrasto coi campi di Giocana, coi vigneti e frutteti di questo, è vivissimo, e la desolazione dei campi maledetti sembra ancor più violenta se la si paragona alla fertilità degli altri.

«Ha la mano pesante il Dio del Sinai», mormora Simone Zelote.

Gesù fa un atto come dire: «Eccóme!», ma non dice nulla. Solo chiede: «Come è avvenuto?».

Un contadino risponde fra i denti: «Talpe, cavallette, vermi… ma va’ via! Il sorvegliante è fedele a Doras… Non ci fare delmale…».

Gesù ha un sospiro e se ne va.

Un altro contadino dice, rimanendo curvo a rincalzare un melo, nella speranza di salvarlo: «Ti raggiungeremo domani… quando il sorvegliante va a Jesrael per la preghiera… in casa di Michea verremo».

Gesù fa un gesto di benedizione e se ne va.

190.3

Quando torna al crocicchio vi sono tutti i contadini di Giocana, festosi, felici, e si circondano il loro Messia portandolo alle povere case.

«Hai visto di là?».

«Ho visto. Domani verranno i contadini di Doras».

«Già, mentre le iene sono alla preghiera… Facciamo così ogni sabato… e parliamo di Te, con quello che sappiamo da Giona, da Isacco che viene a trovarci spesso, e col tuo discorso di tisri. Come sappiamo parliamo. Perché non si può non parlare di Te. E tanto più se ne parla quanto più si soffre ed è proibito farlo. Quei poveri… bevono la vita ogni sabato… Ma in questa pianura quanti ce ne sono che hanno bisogno di sapere, almeno sapere di Te, e che non possono venire fin qui…».

«Penserò anche a loro. E voi siate benedetti per ciò che fate».

Il sole cade mentre Gesù entra in una affumicata cucina. Il riposo del sabato ha inizio.

Annotazione

"L'uomo corre incontro a Pietro e Andrea". Cfr. EMV 109,4: Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, che presero il posto degli aratori per poter ascoltare la parola di Gesù.

Il Dio del Sinai ha la mano pesante. Un riferimento diretto alle parole di Gesù in EMV 109,12.

Stiamo parlando di Te, con quello che abbiamo imparato da Giona, da Isacco che viene spesso da noi e dal tuo discorso a Tisri. Cfr. EMV 109,5.

EMR 190.1-2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Hai visto i campi di Doras?».

«Vengo da Naim…».

«Allora non li hai visti. Sono tutti rovinati. (L’uomo dice questo a voce bassa e pur marcata, come chi confida una cosa tremenda, in segreto). Tutti rovinati! Non fieni, non biade, non frutta. Viti seccate, pometi seccati… Morto… tutto morto… come a Sodoma e Gomorra… Vieni, vieni che te li mostro. (...) Oh! ecco quelli che mi hanno arato il campo…», e l’uomo corre incontro a Pietro e Andrea.

Ma Pietro lo saluta brevemente e prosegue il suo andare, e già grida: «Oh! Maestro! Ma non c’è più nessuno! Tutti visi nuovi. E c’è tutto devastato! In verità potrebbe fare a meno di tenere contadini qui. È peggio che sul mar Salato!…».

«Lo so. Me lo ha detto Isaia».

«Ma vieni a vedere! Che vista!…». (...)

La vista dei campi di Doras è realmente desolante. Campi e prati aridi e nudi, secchi i vigneti, distrutto il fogliame e il frutto sugli alberi da milioni di insetti d’ogni genere. Anche presso la casa il giardino-frutteto mostra l’aspetto desolato di un bosco morente.

I contadini vagano qua e là strappando erbacce, schiacciando bruchi, lumache, lombrichi e simili, scuotendo i rami tenendovi sotto dei catini pieni d’acqua per affogarvi le farfalline, gli afidi e altri parassiti che coprono le superstiti foglie ed emungono la pianta fino a farla morire. Cercano un segno di vita nei tralci dei vigneti. Ma questi si spezzano aridi non appena sono toccati e talora piegano alla base come se una sega avesse reciso le radici.

Il contrasto coi campi di Giocana, coi vigneti e frutteti di questo, è vivissimo, e la desolazione dei campi maledetti sembra ancor più violenta se la si paragona alla fertilità degli altri.

«Ha la mano pesante il Dio del Sinai», mormora Simone Zelote.

Gesù fa un atto come dire: «Eccóme!», ma non dice nulla. Solo chiede: «Come è avvenuto?».

Un contadino risponde fra i denti: «Talpe, cavallette, vermi… ma va’ via! Il sorvegliante è fedele a Doras… Non ci fare delmale…».

Gesù ha un sospiro e se ne va.

Dettaglio

Gesù parla con Isaia, un contadino di Yokhanan.

Annotazione

"L'uomo corre incontro a Pietro e Andrea". Cfr. EMV 109,4: Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, che hanno preso il posto degli aratori per poter ascoltare la parola di Gesù.

Parliamo di Te, con quello che abbiamo imparato da Giona, da Isacco che viene spesso da noi, e dal tuo discorso a Tisri. Cfr. EMV 109,5.

Il Dio del Sinai ha la mano pesante. Riferimento diretto alle parole di Gesù in EMV 109,12.

EMR 190.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il tramonto si inizia con un arrossar di cielo quando Gesù giunge in vista dei campi di Giocana.

«Affrettiamo il passo, amici, prima che cali il sole. E tu, Pietro, va’ con tuo fratello ad avvisare i nostri amici, quelli di Doras».

«Ci vado, sì, anche per vedere se il figlio è proprio via». Pietro dice quella parola: figlio, in un modo tale che vale per un lungo discorso. E se ne va.

Annotazione

Gesù aveva avvertito inEMV 187,3 che il figlio di Doras era già a Gerusalemme.

EMR 190.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Quando torna al crocicchio vi sono tutti i contadini di Giocana, festosi, felici, e si circondano il loro Messia portandolo alle povere case.

«Hai visto di là?».

«Ho visto. Domani verranno i contadini di Doras».

«Già, mentre le iene sono alla preghiera… Facciamo così ogni sabato… e parliamo di Te, con quello che sappiamo da Giona, da Isacco che viene a trovarci spesso, e col tuo discorso di tisri. Come sappiamo parliamo. Perché non si può non parlare di Te. E tanto più se ne parla quanto più si soffre ed è proibito farlo. Quei poveri… bevono la vita ogni sabato… Ma in questa pianura quanti ce ne sono che hanno bisogno di sapere, almeno sapere di Te, e che non possono venire fin qui…».

«Penserò anche a loro. E voi siate benedetti per ciò che fate».

Dettaglio

Gesù incontra i contadini di Yokhanan.

Annotazione

Stiamo parlando di Te, con quello che abbiamo imparato da Giona, da Isacco che viene spesso da noi e dal tuo discorso a Tisri. Cfr. EMV 109,5.