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EMR 186.2.5-8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

186.2

Gesù, tagliato il lago in direzione nord-ovest sud-est, si raccomanda a Pietro di sbarcare presso Ippo. E Pietro ubbidisce senza discutere, scendendo con la barca fino all’imboccatura di un fiumiciattolo che la primavera e il recente temporale fanno pieno e fragoroso e che sbocca nel lago da una gola aspra e scogliosa, come è tutta la costa in questo punto. I garzoni assicurano le barche – ve ne è uno per ogni barca – e ricevono l’ordine di attendere fino a sera per tornare a Cafarnao.

«E fate i pesci con chi vi interroga», consiglia Pietro. «A chi vi domanda dove è il Maestro rispondete sicuri: “Non lo so”. A chi vuole sapere dove è diretto, lo stesso. Tanto è verità.

Non lo sapete».

Si separano, e Gesù intraprende la salita di un ripido sentiero che si inerpica sulla scogliera quasi a picco. Gli apostoli lo seguono per il sentiero malagevole fino al sommo della scogliera, che si placa in un pianoro sparso di querce sotto le quali pasturano molti porci.

«Fetidi animali!», esclama Bartolomeo. «Ci impediscono di passare…».

«No. Non ci impediscono. Vi è posto per tutti», risponde calmo Gesù.

Del resto i guardiani, vedendo degli israeliti, cercano di radunare i porci sotto le querce lasciando libero il sentiero. E gli apostoli passano, facendo mille boccacce, fra le lordure lasciate dagli animali, che grufolano ben pingui e sempre cercanti maggiore pinguedine.

Gesù è passato senza tante storie, dicendo ai guardiani del branco: «Dio vi rimuneri per la vostra gentilezza».

I guardiani, povera gente di poco meno sporca dei loro porci e in compenso infinitamente più magra, lo guardano stupiti e poi bisbigliano fra di loro. Uno dice: «Ma che non sia israelita?». Al che gli altri rispondono: «Non vedi che ha le frange alla veste?».

Il gruppo apostolico si riunisce, ora che può procedere in gruppo su una viottola abbastanza ampia. (...)

186.5

«Ma cosa è questo rovinìo?». Si scansano tutti dal fianco del monte perché pietre e terriccio rotolano e rimbalzano per la china, e si guardano attorno stupiti.

«Ecco, ecco! Ecco là! Due… nudi affatto… vengono verso noi e gesticolano. Folli…».

«O indemoniati», risponde Gesù all’Iscariota, che ha visto per primo due ossessi venire verso Gesù.

Devono essere usciti da qualche caverna nel monte. Urlano. E uno, il più veloce nella corsa, si precipita verso Gesù. Pare uno strano uccellaccio spogliato delle penne, tanto va svelto e tanto remiga con le braccia come fossero ali. Si abbatte ai piedi di Gesù gridando: «Qui sei, Padrone del mondo? Che ho a fare con Te, Gesù, Figlio di Dio altissimo? Già è venuta l’ora del nostro castigo? Perché sei venuto prima del tempo a tormentarci?».

L’altro indemoniato, sia perché fosse legato nella favella, sia perché posseduto da un demonio che lo fa tardo, non fa che buttarsi bocconi e piangere piano e poi, messosi a sedere, resta come inerte, giocherellando coi sassi e coi suoi piedi nudi.

Il demonio continua a parlare per bocca del primo, che si divincola al suolo in un parossismo di terrore. Si direbbe che voglia reagire e non possa che adorare, attratto e respinto nello stesso tempo dal potere di Gesù. Urla: «Ti scongiuro in nome di Dio, cessa di tormentarmi! Lasciami andare!».

«Sì. Ma fuori di costui. Spirito immondo, esci da costoro e di’ il tuo nome».

«Legione è il mio nome perché siamo molti. Teniamo questi da anni e per essi spezziamo lacci e catene, né c’è forza d’uomo che li possa tenere. Terrore essi sono, per causa di noi, e ce ne serviamo per farti bestemmiare. Ci vendichiamo su questi del tuo anatema. Abbassiamo l’uomo sotto la belva per irriderti, e non c’è lupo, sciacallo e iena, non avvoltoio e vampiro simili a questi che noi teniamo. Ma non ci cacciare. Troppo orrido è l’inferno!…».

«Uscite! In nome di Gesù, uscite!». Gesù ha una voce di tuono e i suoi occhi dardeggiano splendori.

«Lasciami almeno entrare[2] in quel branco di porci che Tu hai incontrato».

«Andate».

Con un urlo bestiale i demoni si separano dai due disgraziati e, fra un improvviso turbine di vento che fa ondeggiare le querce come steli, si abbattono sui numerosissimi porci, che con stridi veramente demoniaci si danno a correre come invasati attraverso le querce, si urtano, si feriscono, si mordono e infine si precipitano nel lago quando, giunti sul ciglio dell’alta scogliera, non hanno più che l’acqua sottostante per rifugio. Mentre i guardiani, travolti e desolati, urlano di spavento, le bestie, centinaia, con un succedersi di tonfi precipitano nelle acque quiete, spezzandole in un ribollire di spume, affondano, rigalleggiano, mostrando a turno i tondi ventri o i musi puntuti nei cui occhi è il terrore, e infine affogano.

I pastori, urlando, corrono verso la città.

186.6

Gli apostoli, andati verso il luogo del disastro, tornano dicendo: «Non se ne è salvato uno! Hai reso loro un brutto servizio!».

Gesù, calmo, risponde: «Meglio che periscano duemila porci che non un solo uomo. Date una veste a costoro. Non possono stare così».

Lo Zelote apre un sacco e dà una delle sue vesti. Tommaso dà l’altra. I due sono ancora un poco imbambolati come uscissero da un pesante sonno pieno di incubi.

«Date loro del cibo. Che tornino a vivere da uomini».

E mentre i due mangiano il pane e ulive che viene loro dato e bevono alla fiasca di Pietro, Gesù li osserva.

Infine parlano: «Chi sei Tu?», dice uno.

«Gesù di Nazaret».

«Non ti conosciamo», dice l’altro.

«L’anima vostra mi ha conosciuto. Alzatevi ora e andate alle vostre case».

«Abbiamo molto sofferto, io credo, ma non ricordo bene.

Chi è costui?», dice quello che parlava per il demonio, e accenna al compagno.

«Non lo so. Era con te».

«Chi sei? E perché sei qui?», chiede al compagno.

Colui che era come muto, e che è il più inerte ancora, dice:

«Sono Demetrio. Qui è Sidone?».

«Sidone è sul mare, uomo. Qui sei oltre il lago di Galilea».

«E perché sono qui?».

Nessuno può dare una risposta.

186.7

Sta giungendo della gente seguita dai pastori. Pare impaurita e curiosa. Quando poi vede i due rivestiti e composti, il suo stupore aumenta.

«Quello è Marco di Giosia!… E quello è il figlio del mercante pagano!…».

«E quello è Colui che li ha guariti e che ha fatto perire i nostri porci perché folli dei demoni entrati in loro», dicono i guardiani delle bestie.

«Signore, Tu sei potente, lo riconosciamo. Ma già troppo male ci hai fatto! Un danno di molti talenti. Vattene, te ne preghiamo, che il tuo potere non abbia a far scoscendere il monte e a farlo sprofondare nel lago. Va’ via…».

«Vado. Non mi impongo a nessuno», e Gesù si rivolge per la via già fatta, senza discutere.

Lo segue, in coda agli apostoli, l’indemoniato che parlava. Dietro, a distanza, molti cittadini, per vedere se parte proprio.

186.8

Rifanno il ripido sentiero e tornano alla foce del torrentello, presso le barche. I cittadini restano sul ciglione a guardare. Il liberato scende dietro Gesù.

Nelle barche i garzoni sono esterrefatti. Hanno visto la pioggia dei porci nel lago e ancora contemplano i corpi che affiorano sempre più numerosi, sempre più gonfi, con le tonde pance all’aria e le corte zampette stecchite come quattro pioli infissi su un lardoso vescicone. «Ma che è avvenuto?», chiedono.

«Ve lo diremo. Ora sciogliete e andiamo… Dove, Signore?», dice Pietro.

«Nel golfo di Tarichea».

L’uomo che li ha seguiti, ora che li vede salire nelle barche, supplica: «Prendimi con Te, Signore».

«No. Va’ a casa tua; i tuoi hanno diritto di averti. E parla ad essi delle grandi cose che ti ha fatto il Signore e come ha avuto pietà di te. Questa parte di Terra ha bisogno di credere. Accendi le fiamme della fede per riconoscenza al Signore. Va’. Addio».

«Confortami almeno con la tua benedizione, che il demonio non mi riprenda».

«Non temere. Se non vuoi non verrà. Ma ti benedico. Va’ in pace».

Le barche si staccano dalla riva in direzione da est a ovest. Solo allora, mentre fendono i flutti sparsi delle vittime suine, gli abitanti della città, che non ha voluto il Signore, si ritirano dal ciglione e se ne vanno.

Annotazione

Gli addetti legano le barche - ce n'è una per barca - e viene detto loro di aspettare la sera per il ritorno a Cafarnao. Si tratta di due figure anonime, che evidentemente stanno facendo delle manovre. Senza dubbio erano presenti nella EMV 185.

Lasciami almeno entrare in questa mandria di porci: il testo originale parla qui al singolare: Lasciami. Questa richiesta al singolare è interpretata ingenuamente da Pietro in EMV 203,3.

Vangelo di Matteo 8, 28-34

Mt 8, 28-34 : Mentre Gesù veniva all'altra riva del fiume, nel paese dei Gadareni, due indemoniati uscirono di mezzo ai sepolcri per andargli incontro; erano così aggressivi che nessuno poteva passare di là. Ed ecco che cominciarono a gridare: "Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto a tormentarci prima del tempo stabilito?". In lontananza c'era una grande mandria di maiali in cerca di cibo. I demoni supplicarono Gesù: "Se hai intenzione di espellerci, mandaci nella mandria di maiali". Egli disse loro: "Andate". Uscirono ed entrarono nel branco di maiali; ed ecco che tutto il branco si precipitò dalla scogliera al mare e i maiali morirono tra le onde. Le sentinelle fuggirono e andarono in città a raccontare tutto questo e soprattutto ciò che era accaduto agli indemoniati. Ed ecco che tutta la città uscì incontro a Gesù; e quando lo videro, la gente lo pregò di lasciare il loro paese.

Vangelo di Marco 5, 1-20

Mc 5, 1-20: E giunsero all'altra riva del mare di Galilea, nel paese dei Geraseni. Mentre Gesù scendeva dalla barca, subito gli venne incontro un uomo dallo spirito immondo che viveva nei sepolcri e nessuno poteva più legarlo, neppure con una catena; anzi, spesso era stato legato con ferri e catene, ma lui aveva spezzato le catene e i ferri e nessuno poteva trattenerlo. Tutto il giorno e tutta la notte stava tra i sepolcri e sulle colline, gridando e ferendosi con le pietre. Quando vide Gesù da lontano, gli corse incontro, gli cadde davanti e gridò a gran voce: "Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro da parte di Dio, non tormentarmi! Gesù gli disse: "Spirito immondo, esci da quest'uomo! E gli chiese: "Come ti chiami? L'uomo gli rispose: "Mi chiamo Legione, perché siamo in molti". E pregarono insistentemente Gesù di non scacciarli dal paese.

Sulla collina c'era una grande mandria di maiali in cerca di cibo. Allora gli spiriti immondi supplicarono Gesù: "Mandaci da questi maiali e noi entreremo in loro". Egli permise loro di farlo. Così uscirono dall'uomo ed entrarono nei maiali. Erano circa duemila e stavano annegando nel mare. Diffusero la notizia in città e in campagna e la gente venne a vedere cosa era successo.

Quando giunsero da Gesù, videro l'uomo che era stato posseduto seduto, vestito e tornato in sé, colui che aveva avuto la legione di demoni, e furono presi da paura. Quelli che avevano visto tutto questo raccontarono loro la storia dell'indemoniato e quello che era successo ai maiali. Allora cominciarono a supplicare Gesù di lasciare il loro territorio.

Mentre Gesù risaliva sulla barca, l'uomo posseduto lo pregò di poter stare con lui. Egli non acconsentì, ma gli disse: "Va' a casa tua dalla tua famiglia e racconta loro tutto ciò che il Signore ha fatto per te nella sua misericordia". Allora l'uomo partì e cominciò a proclamare nella regione della Decapoli ciò che Gesù aveva fatto per lui, e tutti si meravigliavano.

Vangelo di Luca 8, 26-39

Lc 8, 26-39: Giunsero nel paese dei Geraseni, che è di fronte alla Galilea. Mentre Gesù scendeva a terra, gli venne incontro un indemoniato della città. Da molto tempo non si era vestito e non viveva in una casa, ma tra le tombe. Quando vide Gesù, gridò, cadde ai suoi piedi e disse a gran voce: "Cosa vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi". Gesù, infatti, stava ordinando allo spirito immondo di uscire da quest'uomo, perché lo spirito si era impossessato di lui molte volte. Lo tenevano legato in catene con catene ai piedi, ma egli ruppe i legami e il demonio lo trascinò via in luoghi deserti. Gesù gli chiese: "Come ti chiami? Egli rispose: "Legione". Molti demoni erano entrati in lui. E questi demoni supplicarono Gesù di non ordinare loro di andare nell'abisso. Ora, sulla collina c'era un bel branco di maiali in cerca di cibo. I demoni supplicarono Gesù di permettere loro di entrare nei maiali, ed egli lo fece. Uscirono dall'uomo ed entrarono nei maiali. Dalla cima della rupe, la mandria si precipitò nel lago e annegò. Quando i pastori videro l'accaduto, fuggirono; diffusero la notizia in città e in campagna e la gente uscì per vedere cosa fosse successo.

Quando arrivarono da Gesù, trovarono l'uomo che i demoni avevano lasciato; era seduto ai piedi di Gesù, vestito e stava tornando in sé. Ed erano terrorizzati. Quelli che lo avevano visto raccontarono come era stato salvato. Allora tutta la gente del territorio dei Geraseni chiese a Gesù di andarsene, perché avevano tanta paura. Gesù risalì sulla barca e tornò.

L'uomo che i demoni avevano lasciato gli chiese se poteva stare con lui. Ma Gesù lo mandò via, dicendo: "Torna a casa tua e racconta a tutti quello che Dio ha fatto per te". Così l'uomo uscì e annunciò per tutta la città ciò che Gesù aveva fatto per lui.

EMR 186.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Non è Gamala, quella?», chiede lo Zelote.

«Sì, è Gamala. La conosci?», dice Gesù.

«Vi fui fuggiasco in una notte molto lontana. Poi venne la lebbra e non uscii più dai sepolcri».

«Fin qui fosti inseguito?», chiede Pietro.

«Venivo dalla Siria, dove ero andato cercando protezione.

Ma mi scoprirono e solo la fuga in queste terre mi risparmiò la cattura. Dopo sono sceso lentamente, e sempre minacciato, sino al deserto di Tecua e da lì, lebbroso ormai, alla valle dei Morti. La lebbra mi salvava dai nemici…».

«Pagani questi, vero?», domanda l’Iscariota.

«Quasi tutti. Pochi ebrei per i traffici, e poi una mescolanza di credenze, o di non credenze affatto. Però non furono malvagi col fuggiasco».

«Luoghi da banditi! Che gole!», esclamano in molti.

«Sì. Ma, credetelo, banditi ve ne sono di più dall’altro lato» dice Giovanni, ancora impressionato dalla cattura del Battista.

«Dall’altro lato vi sono banditi anche fra quelli che hanno nome di giusti», termina suo fratello.

EMR 186.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

« (...) Avete torto il viso dovendo passare presso degli animali».

«Sono immondi…».

«Lo è molto di più il peccatore. Queste sono bestie fatte così, e non è loro da addebitarsi se così sono. L’uomo è invece responsabile di essere immondo per il peccato».

«Ma allora perché per noi sono stati classificati immondi[1]?», * chiede Filippo.

«Una volta ne ho accennato. In quest’ordine vi è una ragione soprannaturale e una naturale. La prima è di insegnare al popolo eletto a saper vivere avendo presente la sua elezione e la dignità dell’uomo, anche in una azione comune come è il mangiare. L’uomo selvaggio si ciba di tutto. Basta empirsi il ventre. L’uomo pagano, anche se selvaggio non è, mangia ugualmente di tutto, senza pensare che il supernutrirsi fomenta vizi e tendenze che avviliscono l’uomo. I pagani anzi cercano di portarsi a questa frenesia di piacere che per loro è quasi una religione. I più colti fra voi sanno di feste oscene in onore dei loro dèi che degenerano in una orgia di libidine. Il figlio del popolo di Dio deve sapersi contenere, e nell’ubbidienza e nella prudenza perfezionare sé stesso, avendo presente la sua origine e il suo fine: Dio e il Cielo. La ragione naturale è di non eccitare il sangue con cibi che portano a calori indegni dell’uomo, al quale non è negato l’amore anche carnale, ma che deve temperarlo sempre con la freschezza dell’anima tendente al Cielo, fare perciò un amore, non una sensualità, di quel sentimento che unisce l’uomo alla compagna, nella quale deve vedere la sua simile e non la femmina. Ma le povere bestie non sono colpevoli di essere porci, né degli effetti che la carne dei porci può, a lungo andare, produrre nel sangue. Meno ancora ne hanno colpa gli uomini preposti alla guardia dei porci. Se sono onesti, che differenza sarà, nell’altra vita, fra costoro e lo scriba che sta curvo sui libri e che, purtroppo, non impara da essi la bontà? In verità vi dico che vedremo guardiani di porci fra i giusti, e scribi fra gli ingiusti.

Dettaglio

Perché i maiali sono stati dichiarati impuri? Gesù rispose a questa domanda dopo che gli apostoli avevano mostrato il loro disgusto per questi animali.

Annotazione

I maiali sono descritti come impuri in Levitico 11:7 e Deuteronomio 14:8. Più in generale, la classificazione degli animali puliti e impuri, e le relative prescrizioni, si trovano in Genesi 7:2-3; Levitico 11 e Deuteronomio 14:3-21. Si veda l'alterco tra Pietro e un locandiere in EMV 292,1.

Libro del Levitico 11, 7

Levitico 11, 7 : Come ilporco, che ha un corno diviso e un piede palmato, ma non mastica la carcassa: sarà impuro per voi.

Deuteronomio 14, 8

Dt 14, 8 : C'è anche il porco, che ha un corno diviso e non mastica la greppia: sarà impuro per voi. Non mangerete la loro carne e non toccherete le loro carcasse.

Libro della Genesi 7, 2-3

Gn 7, 2-3 : Di tutti gli animali puliti prenderai con te sette coppie, maschi e femmine, e di tutti gli animali non puliti ne prenderai due, un maschio e la sua femmina; sette coppie anche di uccelli del cielo, maschi e femmine, per mantenere in vita la loro razza sulla faccia di tutta la terra.

Libro del Levitico 11

Lev 11: Yahweh parlò a Mosè e ad Aronne, dicendo loro: "Parlate ai figli d'Israele e dite:

Questi sono gli animali che mangerete di tutte le bestie che sono sulla terra: mangerete ogni animale che ha un corno diviso e una zampa che mastica la carcassa. Ma non mangerete alcuno che mastichi solo la carcassa o che abbia solo un corno diviso. Come il cammello, che mastica la carcassa, ma il cui corno non è diviso: sarà impuro per voi. Come il gipeto, che mastica la carcassa ma non ha il corno diviso: sarà impuro per voi. Come la lepre, che mastica la carcassa ma non ha il corno diviso: sarà impura per voi. Come il maiale, che ha un corno diviso e una zampa quadrangolare, ma non mastica la carcassa: sarà impuro per voi. 8Non mangerete la loro carne e non toccherete le loro carcasse: saranno impure per voi.

Questi sono gli animali che dovete mangiare di tutti quelli che sono nelle acque: tutto ciò che ha pinne e squame nelle acque, sia nel mare che nei fiumi, lo dovete mangiare. Ma tutto ciò che non ha pinne e squame, sia nel mare che nei fiumi, di tutti gli animali che si muovono nelle acque e di tutti gli esseri viventi che sono in esse, lo troverete in abominio. Saranno per voi un abominio; non mangerete la loro carne e le loro carcasse saranno per voi un abominio. Tutto ciò che nelle acque non ha pinne o squame è in abominio per voi.

E questi sono gli uccelli che aborrirete; non li mangerete, perché sono un abominio: l'aquila, il falco pescatore e l'avvoltoio: il nibbio e ogni tipo di falco; ogni tipo di corvo; lo struzzo, il nibbio, il gabbiano e ogni tipo di falco; la civetta, il cormorano e il gufo; il cigno, il pellicano e il gipeto; la cicogna, ogni tipo di airone; l'upupa e il pipistrello.

Ogni insetto alato che cammina su quattro zampe è un abominio per voi. Ma di tutti gli insetti alati che camminano su quattro zampe, mangerete quelli che hanno le zampe sopra le zampe, per poter saltare sulla terra. Questi sono quelli che mangerete: ogni tipo di locusta, ogni tipo di solam, ogni tipo di hargol, ogni tipo di hagab. Ogni altro animale alato con quattro zampe è in abominio per voi.

Anche questi vi renderanno impuri: chiunque toccherà il loro corpo morto sarà impuro fino alla sera, e chiunque porterà via una parte del loro corpo morto si laverà le vesti e sarà impuro fino alla sera.

Ogni animale che ha un corno spaccato, ma che non ha le zampe e non mastica la carcassa, sarà impuro per voi; chiunque lo toccherà si renderà impuro. Dei quadrupedi, tutto ciò che cammina sulle piante dei piedi sarà impuro per voi; chiunque toccherà il loro cadavere sarà impuro fino alla sera; e chiunque porterà il loro cadavere si laverà le vesti e sarà impuro fino alla sera. Questi animali saranno impuri per voi.

Tra le bestiole che strisciano sulla terra, queste sono quelle che saranno impure per voi: la donnola, il topo e tutte le specie di lucertole; il toporagno, il camaleonte, la salamandra, la lucertola verde e la talpa. Queste sono le cose impure per voi tra gli esseri striscianti: chiunque le tocchi quando sono morte sarà impuro fino a sera. Tutto ciò su cui cadono i morti sarà impuro: un utensile di legno, una veste, una pelle, una tela di sacco, qualsiasi cosa usiate; la metterete nell'acqua e rimarrà impura fino alla sera, dopo di che sarà pulita. Se una parte di essa cade nel mezzo di un recipiente di terra, tutto ciò che si trova nel mezzo del recipiente sarà impuro e si romperà il recipiente. Ogni cibo preparato con l'acqua sarà contaminato; ogni bevanda usata, qualunque sia il recipiente in cui è contenuta, sarà contaminata. Ogni oggetto su cui cadrà qualcosa del loro corpo morto sarà contaminato; il forno e il recipiente con il suo coperchio saranno distrutti; saranno contaminati e li considererete tali. Ma le sorgenti e le cisterne, dove si formano le pozze d'acqua, rimarranno pure; ma chiunque toccherà il corpo morto sarà impuro. Se uno dei loro corpi morti cade sul seme che deve essere seminato, il seme rimarrà puro; ma se l'acqua è stata messa sul seme e uno dei loro corpi morti vi cade sopra, lo considererete impuro.

Se uno degli animali che mangiate muore, chiunque tocchi il suo cadavere sarà impuro fino a sera. Chi mangia del suo cadavere si laverà le vesti e sarà impuro fino a sera; chi trasporta il suo cadavere si laverà le vesti e sarà impuro fino a sera.

Ogni animale che striscia sulla terra è per voi un abominio; non lo mangerete. Non mangerete alcun animale che striscia sulla terra, sia che strisci sul ventre, sia che cammini su quattro piedi, sia che cammini su molti piedi, perché sono in abominio per voi.

Non rendetevi abominevoli con tutti questi esseri striscianti, non rendetevi impuri con essi; sarete contaminati da essi. Perché io sono Jahvé, il vostro Dio; voi vi santificherete e sarete santi, perché io sono santo; e non vi contaminerete con tutti i rettili che strisciano sulla terra. Perché io sono Yahweh, che vi ho fatto uscire dal paese d'Egitto per essere il vostro Dio. Sarete santi, perché io sono santo". Questa è la legge che riguarda i quadrupedi, gli uccelli, ogni essere vivente che si muove nell'acqua e ogni cosa che striscia sulla terra, perché tu possa distinguere tra ciò che è impuro e ciò che è pulito, tra gli animali che si possono mangiare e quelli che non si possono mangiare".

Deuteronomio 14, 3-21

Non mangerete nulla di abominevole. Questi sono gli animali che puoi mangiare: il bue, la pecora e la capra; il cervo, la gazzella e il daino; lo stambecco, l'antilope, il bue selvatico e la capra selvatica. Potrete mangiare qualsiasi animale che abbia un corno spaccato e una zampa biancastra e che mastichi la sua carcassa. Ma non mangerete quelli che masticano solo la carcassa o che hanno solo un corno spaccato e un piede a zampa d'elefante, come il cammello, la lepre e il coniglio, che masticano la carcassa ma non hanno un corno spaccato: saranno impuri per voi; e come il maiale, che ha un corno spaccato ma non mastica la carcassa: sarà impuro per voi. Non mangerete la loro carne e non toccherete le loro carcasse.

Questi sono gli animali che mangerete di tutti quelli che sono nelle acque: tutto ciò che ha pinne e squame lo mangerete; ma tutto ciò che non ha pinne e squame non lo mangerete: è impuro per voi. Puoi mangiare qualsiasi uccello pulito. Questi sono quelli che non potete mangiare: l'aquila, il falco pescatore e l'avvoltoio; il falco, il nibbio e ogni tipo di astore; ogni tipo di corvo; lo struzzo, la civetta, il gabbiano e ogni tipo di sparviero; il gufo, l'ibis e la civetta; il pellicano, il cormorano e il loon; 18la cicogna e ogni tipo di airone; l'upupa e il pipistrello. 19Ogni insetto alato è impuro per voi e non può essere mangiato. Dovete mangiare ogni uccello pulito. Non potete mangiare alcun animale morto. Lo darai da mangiare al forestiero all'interno delle tue porte e non lo venderai allo straniero, perché tu sei un popolo santo a Jahvè tuo Dio. Non farai bollire un capretto nel latte di sua madre.

EMR 186.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

L’uomo selvaggio si ciba di tutto. Basta empirsi il ventre. L’uomo pagano, anche se selvaggio non è, mangia ugualmente di tutto, senza pensare che il supernutrirsi fomenta vizi e tendenze che avviliscono l’uomo. I pagani anzi cercano di portarsi a questa frenesia di piacere che per loro è quasi una religione. I più colti fra voi sanno di feste oscene in onore dei loro dèi che degenerano in una orgia di libidine.

Parole chiave

EMR 187.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù congeda le barche dicendo: «Non tornerò indietro»; e seguito dai suoi attraverso la zona che appariva ubertosa fin dall’opposta sponda, si dirige verso un monte che appare in direzione sud-sudòvest.

Annotazione

Questi caratteri anonimi erano presenti anche nell'EMV 186.

Parole chiave

EMR 187.1-3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù congeda le barche dicendo: «Non tornerò indietro»; e seguito dai suoi attraverso la zona che appariva ubertosa fin dall’opposta sponda, si dirige verso un monte che appare in direzione sud-sudòvest.

Gli apostoli, poco entusiasti del cammino fra questa zona bella ma selvaggia – piena di falaschi che si impigliano ai piedi, di canne che fanno piovere sul capo una pioggerellina di rugiada rimasta trattenuta dalle coltelle delle foglie, di nocchi che percuotono il viso con la mazza dura del loro frutto disseccato, di salci fragili che spiovono da ogni parte facendo il solletico, di traditrici zone d’erba che pare nata su un suolo solido ed invece cela pozze d’acqua in cui il piede sprofonda perché non sono che agglomerati di code di volpe e di vescicolarie nate in minuscoli stagni e così fitte da nascondere l’elemento su cui sono nate – vanno in silenzio, parlandosi solo con gli occhi.

Gesù, dal suo canto, pare bearsi in tutto quel verde di mille colori, in tutti quei fiori che strisciano, che stanno eretti, che si aggrappano per salire, che mettono sottili festoni sparsi di lievi convolvoli di un rosa malva tenuissimo, che fanno un tappeto gentile d’azzurro per le migliaia di corolle di miosotidi palustri, che aprono la perfetta coppa della corolla bianca, rosea o azzurra fra le larghe foglie piatte dei nenufari. Gesù ammira i pennacchi delle canne palustri, setosi e tutti imperlati, e si china beato ad osservare la gentilezza delle code di volpe che fanno un velo di smeraldo alle acque. Gesù si ferma estatico davanti ai nidi che gli uccellini costruiscono con un andare e venire giocondo fatto di trilli, di guizzi, di fatica lieta, col beccuccio pieno di fili di fieno, di bambagia delle canne, di bioccoli di lana strappata alle siepi che l’avevano strappata ai greggi trasmigranti… Pare la persona più felice che ci sia. Il mondo dove è con le sue cattiverie, falsità, dolori, insidie? Il mondo è al di là di questa oasi verde e fiorita dove tutto profuma, splende, ride, canta. Qui è la Terra creata dal Padre e non profanata dall’uomo, e qui si può dimenticare l’uomo.

187.2

Vuol fare condividere la sua beatitudine agli altri. Ma non trova terreno propizio. I cuori sono stanchi ed esacerbati di tanto malanimo e lo riversano sulle cose e anche sul Maestro con un mutismo chiuso, che pare l’aria morta che precede un temporale. Solo il cugino Giacomo, lo Zelote e Giovanni si interessano di quanto interessa Gesù. Ma gli altri non sono che… assenti, per non dire ostili. Forse, per non mormorare, tacciono fra di loro. Ma dentro devono parlare, e parlare anche troppo.

È proprio una più viva esclamazione di ammirazione davanti al gioiello vivo di un piombino che viene a volo, portando alla compagna un pesciolino d’argento, che fa aprire loro la bocca.

Gesù dice: «Ma vi può essere qualcosa di più gentile?».

Pietro risponde: «Forse di più gentile no… ma ti assicuro che è più comoda la barca. Qui si è nell’umido lo stesso, e in compenso non si è comodi…».

«Io preferirei la carovaniera a questo… giardino, se ti piace chiamarlo così, e sono proprio d’accordo con Simone», dice l’Iscariota.

«La carovaniera non l’avete voluta voi», risponde Gesù.

«Eh! certo… Ma io non l’avrei data vinta ai geraseni. Me ne sarei andato di là, ma avrei proseguito oltre, lungo il fiume[1], continuando per Gadara, Pella e giù, giù», brontola Bartolomeo.

E il suo grande amico Filippo termina: «Le strade sono di tutti, infine, e ci potevamo transitare noi pure».

«Amici, amici! Sono tanto afflitto, sono tanto nauseato… Non aumentate la mia pena con le vostre piccinerie! Lasciatemi cercare un poco di ristoro nelle cose che non sanno odiare…».

Il rimprovero, dolce nella sua tristezza, tocca gli apostoli.

«Hai ragione, Maestro. Siamo indegni di Te. Perdona la nostra stoltezza. Tu sei capace di vedere il bello perché sei santo e guardi con gli occhi del cuore. Noi, carnaccia, sentiamo solo questa carnaccia… Ma non ci badare. Credi che, anche fossimo in un paradiso, senza di Te saremmo tristi. Ma con Te… oh! è sempre bello per il cuore. Sono le membra sole che si rifiutano», mormorano in molti.

187.3

«Fra poco usciremo di qui e troveremo suolo più comodo anche se meno fresco», promette Gesù.

«Dove andiamo di preciso?», chiede Pietro.

«A dare la Pasqua a chi soffre. Volevo farlo da tempo. Non ho potuto. L’avrei fatto al ritorno in Galilea. Ora che ci obbligano a fare vie non scelte da noi, vado a benedire i poveri amici di Giona».

«Ma perderemo tempo! La Pasqua è prossima! Sempre ci sono ritardi per cause diverse». Un altro coro di lamenti si alza al cielo.

Non so come Gesù possa portare tanta pazienza… Dice, senza rimproverare nessuno: «Ve ne prego, non mi ostacolate! Comprendete il mio bisogno di amare e di essere amato. Non ho che questo conforto sulla Terra: l’amore e fare la volontà di Dio».

«E andiamo di qui? Non era più bello andarvi da Nazaret?».

«Se ve lo avessi proposto vi sareste ribellati. Nessuno mi crederà da queste parti… e lo faccio per voi che… avete paura».

«Paura? Ah! no! Siamo pronti a combattere per Te».

«Pregate il Signore di non mettervi alla prova. Io vi so rissosi, astiosi, con una smania di offendere chi mi offende, di mortificare il prossimo. Tutto questo lo so. Ma che siate coraggiosi non lo so. Per Me sarei andato anche solo e per la via comune, e nulla mi sarebbe accaduto perché non è l’ora. Ma ho pietà di voi. Ma ho ubbidienza a mia Madre e, sì, anche questo, ma non voglio disgustare il fariseo Simone. Io non li disgusterò. Ma loro saranno disgusto a Me».

«E di qui dove si passa? Non sono pratico di queste zone», dice Tommaso.

«Raggiungiamo il Thabor, lo costeggiamo in parte e passando presso Endor andiamo a Naim; da qui nella piana di Esdrelon. Non temete!… Doras, figlio di Doras, e Giocana sono già a Gerusalemme».

EMR 187.3-4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«E di qui dove si passa? Non sono pratico di queste zone», dice Tommaso.

«Raggiungiamo il Thabor, lo costeggiamo in parte e passando presso Endor andiamo a Naim; da qui nella piana di Esdrelon. Non temete!… Doras, figlio di Doras, e Giocana sono già a Gerusalemme».

187.4

«Oh! sarà bello! Dicono che dalla cima, da un punto, si veda il mare grande, quello di Roma. Mi piace tanto! Ci porti a vederlo?». Giovanni prega col suo volto di fanciullo buono alzato verso Gesù.

«Perché ti piace tanto vederlo?», chiede Gesù accarezzandolo.

«Non so… Perché è grande e non si vede fine… Mi fa pensare a Dio… Quando siamo stati sul Libano io ho visto il mare per la prima volta, perché non ero mai stato altro che lungo il Giordano oppure sul nostro piccolo mare… e ho pianto di emozione. Tanto azzurro! Tanta acqua! E che non trabocca mai!… Che cosa meravigliosa! E gli astri che fanno vie di luce sul mare… Oh! non ridere di me! Guardavo la via d’oro del sole fino ad essere abbacinato, quella d’argento della luna fino a non avere che un candore fisso nell’occhio, e le vedevo perdersi lontano lontano. Mi parlavano quelle vie. Mi dicevano: “Dio è in quella lontananza infinita, e queste sono le vie di fuoco e di purezza che un’anima deve seguire per andare a Dio. Vieni. Tuffati nell’infinito, remigando su queste due vie, e l’Infinito troverai”».

«Sei poeta, Giovanni», dice il Taddeo ammirato.

«Non so se sia poesia questa. So che mi accende il cuore».

«Ma il mare lo hai visto anche a Cesarea e a Tolemaide, e ben da vicino. Eravamo sulla riva! Non vedo la necessità di fare tanta strada per vedere altra acqua marina. In fondo… ci siamo nati sull’acqua…», osserva Giacomo di Zebedeo.

«E ci siamo anche ora, purtroppo!», esclama Pietro che, distrattosi un momento per ascoltare Giovanni, non ha visto una pozzanghera infida e si è innaffiato generosamente… Ridono, lui per il primo.

Ma Giovanni risponde: «È vero. Ma dall’alto è più bello. Si vede di più e più lontano. Si pensa più alto e più vasto… Si desidera… si sogna…», e veramente Giovanni sogna già… Guarda davanti a sé, sorride al suo sogno… Pare una rosa carnicina cosparsa di minutissima rugiada, tanto la sua pelle liscia e chiara di giovane biondo si fa di un vellutato carnicino e si cosparge di un lieve sudore, che la fa ancor più simile a petalo di rosa.

«Cosa desideri? Cosa sogni?», chiede piano Gesù al suo prediletto, e pare un padre che interroghi dolcemente un caro figliolino parlante in un dolce sonno. Parla proprio all’anima di Giovanni, Gesù, tanto è dolce nell’interrogare per non lacerare il sogno dell’amoroso.

«Desidero andare per quel mare infinito… verso altre terre che sono al di là di esso… Desidero andare per parlare di Te… Sogno… sogno un andare verso Roma, verso la Grecia, verso i posti oscuri per portare la Luce… onde i viventi nelle tenebre vengano a contatti con Te e vivano in una comunione con Te, Luce del mondo… Sogno un mondo migliore… da far migliore attraverso la tua conoscenza, ossia attraverso la conoscenza dell’Amore che faccia buoni, che faccia puri, che faccia eroici, un mondo che si ami nel tuo Nome, e sopra l’odio, sopra il peccato, la carne, il vizio della mente, sopra l’oro, sopra ogni cosa alzi il tuo Nome, la tua Fede, la tua Dottrina… e sogno di essere io con questi miei fratelli ad andare per il mare di Dio, su strade di luce a portare Te… come un tempo tua Madre ti ha portato fra noi dai Cieli… Sogno… sogno di essere il fanciullo che, non conoscendo altro che l’amore, è sereno anche incontro ai tormenti… e canta per riconfortare gli adulti che riflettono troppo, e va avanti… incontro alla morte con un sorriso… incontro alla gloria con l’umiltà di chi non sa quanto fa, ma sa solo di venire a Te, Amore…».

Gli apostoli non hanno tirato respiro durante la estatica confessione di Giovanni… Fermi là dove erano, guardano il più giovane che parla con gli occhi velati dalle palpebre come di un velo gettato sull’ardore saliente dal cuore, guardano Gesù che si trasfigura nella gioia di ritrovarsi così completo nel suo discepolo… Quando Giovanni tace, rimanendo un poco curvo – e ricorda la grazia della umile Annunziata di Nazaret – Gesù lo bacia sulla fronte dicendo: «Andremo a vedere il mare, per farti sognare ancora l’avvenire del mio Regno nel mondo».

EMR 187.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Dove andiamo di preciso?», chiede Pietro.

«A dare la Pasqua a chi soffre. Volevo farlo da tempo. Non ho potuto. L’avrei fatto al ritorno in Galilea. Ora che ci obbligano a fare vie non scelte da noi, vado a benedire i poveri amici di Giona».

«Ma perderemo tempo! La Pasqua è prossima! Sempre ci sono ritardi per cause diverse». Un altro coro di lamenti si alza al cielo.

Non so come Gesù possa portare tanta pazienza… Dice, senza rimproverare nessuno: «Ve ne prego, non mi ostacolate! Comprendete il mio bisogno di amare e di essere amato. Non ho che questo conforto sulla Terra: l’amore e fare la volontà di Dio».

«E andiamo di qui? Non era più bello andarvi da Nazaret?».

«Se ve lo avessi proposto vi sareste ribellati. Nessuno mi crederà da queste parti… e lo faccio per voi che… avete paura».

«Paura? Ah! no! Siamo pronti a combattere per Te».

«Pregate il Signore di non mettervi alla prova. Io vi so rissosi, astiosi, con una smania di offendere chi mi offende, di mortificare il prossimo. Tutto questo lo so. Ma che siate coraggiosi non lo so. Per Me sarei andato anche solo e per la via comune, e nulla mi sarebbe accaduto perché non è l’ora. Ma ho pietà di voi. Ma ho ubbidienza a mia Madre e, sì, anche questo, ma non voglio disgustare il fariseo Simone. Io non li disgusterò. Ma loro saranno disgusto a Me».

«E di qui dove si passa? Non sono pratico di queste zone», dice Tommaso.

«Raggiungiamo il Thabor, lo costeggiamo in parte e passando presso Endor andiamo a Naim; da qui nella piana di Esdrelon. Non temete!… Doras, figlio di Doras, e Giocana sono già a Gerusalemme».

Annotazione

Obbedisco a mia Madre seguendo le sue raccomandazioni in EMV 180.

Non voglio ferire il fariseo Simon, che le ha dato il suo consiglio in EMV 182.

EMR 188.1-5.7-10 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

188.1

Il Thabor è ora alle spalle dei camminatori. Già superato. Per una pianura chiusa fra questo monte ed un altro che è in faccia, il gruppo cammina, parlando dell’ascensione fatta da tutti, per quanto sembra che in principio i più anziani se ne volessero risparmiare. Ma ora sono contenti di essere andati là in cima.

Il cammino è facile perché si è su una via maestra abbastanza comoda. L’ora è fresca perché ho l’impressione che abbiano pernottato sulle pendici del Tabor.

«Quello è Endor», dice Gesù accennando un povero paese aggrappato alle prime elevazioni di quest’altro gruppo montano. «Ci vuoi proprio andare?».

«Se mi vuoi fare contento…», risponde l’Iscariota[1].

«E andiamo allora».

«Ma ci sarà molto da camminare?», chiede Bartolomeo che per l’età non deve essere molto voglioso di escursioni panoramiche.

«Oh! no! Ma se volete rimanere…», dice Gesù.

«Sì, sì! Rimanete pure. Mi basta andare col Maestro», si affretta a dire Giuda di Keriot.

«Ecco, io vorrei sapere cosa c’è di bello da vedere, prima di decidere… In cima al Tabor abbiamo visto il mare, e dopo il discorso del ragazzo devo confessare che l’ho visto per bene per la prima volta e l’ho visto come vedi Tu: col cuore. Qui… vorrei sapere se c’è da imparare qualche cosa, e allora vengo anche se devo fare fatica…», dice Pietro.

«Li senti? Tu non hai ancora detto le tue intenzioni. Per gentilezza verso i compagni, dille ora», invita Gesù.

«Non è a Endor che Saul volle andare[2] per consultare la pitonessa?».

«Sì. Ebbene?».

«Ebbene, Maestro, mi piacerebbe andare in quel luogo e sentire da Te parlare di Saul».

«Oh! allora ci vengo anche io!», esclama Pietro entusiasta.

«E allora andiamo».

Fanno a passo svelto l’ultimo tratto di via maestra e poi la lasciano per una via secondaria che porta diritta a Endor.

188.2

È un povero luogo, come ha detto Gesù. Le case sono abbarbicate alle pendici che dopo, oltre il paese, si fanno più aspre. Povera gente le abita. Per lo più i cittadini devono esercitare la pastorizia su per i pascoli del monte e fra i boschi di querce secolari. Pochi campicelli di orzo, o simile biada, nei ritagli propizi, e delle piante di melo e di fico. Poche viti intorno alle case, a fare un poco di decorazione sulle muraglie, oscure come questo fosse un posto piuttosto umido.

«Ora domanderemo dove era il luogo della maga», dice Gesù. E ferma una donna che torna con le anfore dalla fontana.

Questa lo guarda curiosamente, poi risponde sgarbata:

«Non so. Ho ben altre cose, più importanti, io, di queste fole!», e lo pianta in asso.

Gesù si rivolge ad un vecchietto che intaglia un pezzo di legno.

«La maga?… Saul?… E chi se ne occupa più? Però, aspetta… C’è uno che ha studiato e forse saprà… Vieni».

E il vecchietto arranca su per una vietta sassosa fino ad una casa molto misera e molto sciatta. «Sta qui. Ora entro e lo chiamo».

Pietro, accennando a del pollame che razzola in un cortiletto sudicio, dice: «Questo uomo non è israelita». Ma non dice altro, perché torna il vecchietto seguito da un uomo guercio, sporco e disordinato, come tutto quanto è della sua casa.

Il vecchietto dice: «Vedi? Quest’uomo dice che è là, oltre quella casa diroccata. Un sentiero, poi un ruscello, poi un bosco e delle caverne; la più alta, quella che mostra ancora delle mura diroccate sul suo fianco, è quella che cerchi. Non hai detto così?».

«No. Hai tutto confuso. Andrò io con questi stranieri». L’uomo ha una voce aspra e gutturale, il che aumenta il senso di disagio.

188.3

Si incammina. Pietro, Filippo e Tommaso fanno segni su segni a Gesù perché non vada. Ma Gesù non dà retta. Cammina con Giuda, dietro all’uomo, e gli altri lo seguono… di malavoglia.

«Sei israelita?», chiede l’uomo.

«Sì».

«Io pure, o quasi, benché non sembri. Ma sono stato molto tempo in altri paesi e ho preso abitudini che questi stolti deplorano. Sono meglio degli altri. Ma mi dicono demonio perché leggo molto, allevo pollame che vendo ai romani e so curare con le erbe. Da giovane, per una donna, mi presi con un romano – allora stavo a Cintio – e lo pugnalai. Lui morì, io vi persi l’occhio e le sostanze e fui condannato all’ergastolo per molti anni… per sempre. Ma sapevo curare, e guarii la figlia di un guardiano. Ciò mi valse la sua amicizia, e un poco di libertà… L’ho usata per fuggire. Ho fatto male, perché l’uomo certo scontò la mia fuga con la vita. Ma la libertà sembra bella quando si è prigionieri…».

«E non è bella, poi?».

«No. È meglio la carcere, dove si è soli, al contatto cogli uomini che non concedono di esser soli e che ci stanno intorno per odiarci…».

«Hai studiato i filosofi?».

«Ero maestro a Cintium… Ero proselite…».

«E ora?».

«E ora sono nulla. Vivo nella realtà. E odio, come fui e come sono odiato».

«Chi ti odia?».

«Tutti. E Dio per il primo. Era mia moglie… e Dio ha permesso mi tradisse e mi rovinasse. Ero libero e rispettato, e Dio ha permesso divenissi un ergastolano. L’abbandono di Dio, l’ingiustizia degli uomini. Ho annullato Quello e questi. Qui non c’è più niente…», e si batte sulla fronte e sul petto. «Cioè, qui, nella testa, c’è il pensiero, il sapere. Qui è che non c’è nulla», e sputa con sprezzo.

«Ti sbagli. Lì hai ancora due cose».

«Quali?».

«Il ricordo e l’odio. Levale.

188.4

Sii veramente vuoto… ed Io ti darò una cosa nuova da mettere lì».

«Che cosa?».

«L’amore».

«Ah! Ah! Ah! Mi fai ridere! Sono trentacinque anni che non ridevo più, uomo. Da quando ebbi la prova che la femmina mi tradiva col mercante di vini romano. L’amore! L’amore a me! Come se io gettassi gioielli ai miei polli! Morirebbero di indigestione se non riuscissero a passarli nello sterco. Lo stesso a me. Mi farebbe peso il tuo amore se non lo potessi digerire…».

«No, uomo! Non dire così!». Gesù gli posa la mano sulla spalla, veramente e palesemente afflitto.

L’uomo lo guarda col suo unico occhio, e quel che vede in quel viso dolce e bellissimo lo fa ammutolire e cambiare espressione. Dal sarcasmo passa ad una serietà profonda, da questa ad una vera mestizia. China il capo e poi chiede con voce mutata: «Chi sei?».

«Gesù di Nazaret. Il Messia».

«Tu!!!».

«Io. Non sapevi di Me, tu che leggi?».

«Sapevo… Ma non che eri vivo e non… oh! soprattutto questo non sapevo! Non sapevo che eri buono con tutti… così… anche con gli assassini… Perdona quanto ti ho detto… di Dio e dell’amore… Ora capisco perché Tu vuoi darmi l’amore… Perché senza l’amore il mondo è un inferno, e Tu, Messia, ne vuoi fare un paradiso».

«Un paradiso in ogni cuore. Dàmmi il ricordo e l’odio che ti tengono malato e lascia che Io ti metta in cuore l’amore!».

«Oh! se ti avessi conosciuto prima!… allora… Ma quando io uccidevo Tu non eri certo nato… Ma dopo… dopo… quando, libero come è libero il serpente nelle foreste, io vissi per avvelenare col mio odio».

«Ma hai fatto anche del bene. Non hai detto che curavi con le erbe?».

«Sì. Per essere tollerato. Ma quante volte ho lottato con la voglia di avvelenare coi filtri!… Vedi? Mi sono rifugiato qui perché… è un paese dove si ignora il mondo e che il mondo ignora. Un paese maledetto. Altrove ero odiato e odiavo e avevo paura di essere riconosciuto… Ma cattivo sono».

«Hai un rimpianto per avere causato del male al guardiano della prigione. Vedi che ancora sei munito di bontà? Non sei malvagio… Sei solo con una grande ferita aperta, e nessuno te la medica… La tua bontà fugge da essa come il sangue dalle ferite. Ma se ci fosse chi ti cura e chiude la tua ferita, povero fratello, la tua bontà, non più sfuggente man mano che si forma, crescerebbe in te…».

L’uomo piange a capo chino, senza che nulla tradisca quel pianto. Solo Gesù, che gli cammina al fianco, lo vede. Sì, lo vede. Ma non dice più altro.

188.5

Arrivano ad una spelonca che è fatta di macerie crollate e di caverne nel monte. L’uomo cerca di fare ferma la voce e dice: «Ecco, è qui. Entra pure».

«Grazie, amico. Sii buono».

L’uomo non dice nulla e resta dove è, mentre Gesù coi suoi, superando pietroni che certo erano pezzi di muraglie ben robuste, disturbando ramarri e altre brutte bestie, entrano in una vasta grotta affumicata sulle cui pareti, graffiti nel masso, sono ancora segni dello zodiaco e simili storie. (...)

188.7

Escono dalle rovine e cominciano a scendere per il sentiero fatto prima. L’uomo guercio è ancora lì.

«Qui ancora?», chiede Gesù mostrando di non vedere il viso rosso per il molto pianto versato.

«Qui. Se mi permetti ti seguo. Ho da dirti una cosa…».

«Vieni dunque con Me. Che vuoi dirmi?».

«Gesù… Io trovo che per avere forza di parlare, e di fare la magia santa di cambiare me stesso, di evocare la mia anima morta come la maga evocò, per Saulle, Samuele, devo dire il tuo Nome, dolce come il tuo sguardo, santo come la tua voce. Tu mi hai dato una nuova vita ed essa è informe, incapace come quella di un neonato mal generato. Si dibatte ancora fra le strette di una scorza malvagia. Aiutami ad uscire dalla mia morte».

«Sì, amico».

«Io… io ho conosciuto di avere ancora un poco di umanità nel mio cuore. Non tutto belva sono, e posso ancora amare ed essere amato, perdonare ed essere perdonato. Il tuo amore, il tuo amore che è perdono, me lo insegna. Non è vero che è così?».

«Sì, amico».

«Allora… portami con Te. Io ero Felice! Ironia! Ma Tu dàmmi un nuovo nome. Che il passato sia realmente morto. Ti seguirò come un cane randagio che finalmente trova un padrone.

Sarò il tuo schiavo se vuoi. Ma non lasciarmi solo…».

«Sì, amico».

«Che nome mi dai?».

«Un nome a Me caro: Giovanni. Poiché tu sei la grazia che fa il Signore».

«Mi prendi con Te?».

«Per ora sì. Poi mi seguirai fra i discepoli. Ma la tua casa?».

«Non ho più casa. Lascerò ai poveri quanto ho. Dàmmi solo amore e un pane».

«Vieni». E Gesù si volge chiamando gli apostoli. «Amici, e specie tu, Giuda, abbiate il mio grazie. Per te, per voi un’anima viene a Dio. Ecco il nuovo discepolo. Viene con noi finché non potremo affidarlo ai fratelli discepoli. Siate felici di avere trovato un cuore e benedite con Me Iddio».

Molto felici veramente non sembrano i dodici. Ma fanno buon viso per ubbidienza e cortesia.

«Se permetti vado avanti. Mi troverai sulla soglia di casa».

«Va’ pure».

L’uomo parte di corsa. Pare un altro.

«Ed ora che siamo soli vi ordino, questo lo ordino, di essere buoni con lui e di tacere il suo passato a chicchessia. Chi parlasse, o chi mancasse verso la carità al fratello redento, verrebbe all’istante respinto da Me. Avete inteso? E vedete quanto è buono il Signore! Venuti qui per fine umano, ci concede di ripartirne avendo ottenuto un fatto soprannaturale. Oh! Io giubilo per la gioia che ora è nel Cielo per il nuovo convertito».

188.8

Giungono davanti alla casa. Sulla soglia, con una veste scura e pulita, un mantello uguale, un paio di sandali nuovi e una capace sacca sulle spalle, è l’uomo. Chiude l’uscio e poi, strano in un uomo che si potrebbe pensare insensibile, prende una gallinella bianca, forse la prediletta, che si accoccola domestica sulle sue mani, e la bacia e piange, e poi la posa.

«Andiamo… e perdona. Ma essi, i miei polli, mi hanno amato… Parlavo con loro e… mi capivano…».

«Ti capisco anche Io… e ti amo. Tanto. Ti darò tutto l’amore che in trentacinque anni il mondo ti ha negato…».

«Oh! lo so! Lo sento! Per questo vengo. Ma compatisci l’uomo che… che ama un animale che… che… che gli è stato più fedele dell’uomo…».

«Sì… sì. Non pensare più al passato. Avrai tanto da fare! E con la tua esperienza farai tanto bene. Simone, vieni qui, e tu, Matteo. Vedi? Questo fu più che prigioniero, e lebbroso fu. Questo fu peccatore. Ed Io li ho cari perché sanno capire i poveri cuori… Non è vero?».

«Per bontà tua, Signore. Ma certo, credi, amico, che tutto si annulla nel servirlo. Resta solo la pace», dice lo Zelote.

«Sì. La pace e una giovinezza nuova succede dove era vecchiezza di vizio o di odio. Io ero pubblicano. Ma ora sono l’apostolo. Abbiamo davanti il mondo. E noi siamo istruiti circa esso. Non siamo i fanciulli svagati che passano presso il frutto nocivo e la pianta che piega e non vedono la realtà. Noi sappiamo. Possiamo evitare il male e insegnare ad altri ad evitarlo. E sappiamo raddrizzare chi piega. Perché sappiamo come è di sollievo essere sorretti. E sappiamo chi sorregge: Lui», dice Matteo.

«È vero! È vero! Mi aiuterete. Grazie. È come io passassi da un luogo oscuro e fetido all’aperto di un prato fiorito… Ho provato qualcosa di simile quando sono uscito, libero, finalmente libero, dopo venti anni di ergastolo e di lavoro brutale nelle miniere dell’Anatolia, e mi sono trovato – ero fuggito in una sera burrascosa – in cima ad un monte aspro, ma aperto, ma pieno di sole per l’aurora e coperto di boschi odorosi… La libertà! Ma ora è di più! Tutto in me si dilata! Non avevo più catene da quindici anni. Ma l’odio, ma la paura, ma la solitudine mi erano sempre catene… Ora sono cadute!…

188.9

Eccoci alla casa del vecchio che vi ha portati a me. Uomo! Uomo!».

Il vecchietto accorre e resta di stucco vedendo che il guercio è pulito, in veste da viaggio, e con un viso sorridente.

«Tieni. Questa è la chiave della mia casa. Io vado via, per sempre. Ti sono grato perché tu sei il mio benefattore. Mi hai reso la famiglia. Fa’ del mio tutto quello che vuoi… e cura i miei polli. Non li maltrattare. Ogni sabato viene un romano e compera le uova… Ti daranno dell’utile… Trattale bene le mie gallinelle… e Dio te ne rimuneri».

Il vecchietto è trasecolato… Prende la chiave e resta a bocca aperta.

Gesù dice: «Sì, fa’ come egli dice, e Io pure te ne sarò grato.

In nome di Gesù ti benedico».

«Il Nazareno! Sei Tu! Misericordia! Ho parlato col Signore!

Donne! Donne! Uomini! Il Messia è fra noi!». Strilla come un’aquila e corrono persone da ogni parte.

«Benedici! Benedici!», gridano. E altri: «Resta!»; e altri:

«Dove vai? Almeno di’ dove vai».

«A Naim. Restare non posso».

«Ti seguiamo! Lo vuoi?».

«Venite. E a chi resta pace e benedizione».

Si avviano verso la via maestra. La prendono.

188.10

L’uomo, che cammina vicino a Gesù e che fatica sotto la sua sacca, attira la curiosità di Pietro. «Ma che hai lì dentro di tanto pesante?», chiede.

«Le vesti… e dei libri… I miei amici dopo e con i polli. Non ho potuto separarmi. E pesano».

«Eh! la scienza pesa! Già! E a chi piace, eh?».

«Mi hanno impedito di impazzire».

«Eh! ci devi volere bene! Ma, che libri sono?».

«Filosofia, storia, poesia greca, romana…».

«Belli, belli. Certo belli. Ma… pensi poterteli portare dietro?».

«Forse riuscirò anche a separarmene. Ma tutto insieme non si può fare, non è vero, Messia?».

«Chiamami Maestro. Sì, non si può. Ma ti farò avere un luogo dove potrai dare un ricovero ai tuoi amici, i libri. Ti potranno servire per discutere con i pagani di Dio».

«Oh! come hai netto il pensiero da ogni restrizione!».

Gesù sorride e Pietro esclama: «Sfido io! È la Sapienza, Lui!».

«È la Bontà, credilo. E tu sei colto?».

«Io? Oh! coltissimo! Distinguo un agone da una carpa, e la mia coltura resta lì. Sono pescatore, amico!», e Pietro ride, umile e schietto.

«Sei un onesto. È una scienza che si impara da sé. Ed è molto difficile ad aversi. Mi piaci».

«Anche tu mi piaci. Perché sei schietto. Anche nell’accusarti. Io perdono tutto, aiuto tutti. Ma sono nemico spietato dei falsi. Mi fanno ribrezzo».

«Hai ragione. Il falso è un delinquente».

«Un delinquente. Lo hai detto. Di’, non ti fidi a darmi un poco la tua sacca? Tanto, sta’ certo, coi libri non scappo… Mi pare che fai fatica…».

«Venti anni di miniera spezzano… Ma perché vuoi faticare tu?».

«Perché il Maestro ci ha insegnato ad amarci come fratelli. Da’ qui. E prendi i miei stracci. È leggera la mia… Non ci sono storie, né poesie. La mia storia, la mia poesia e quell’altra cosa che hai detto, è Lui, il mio Gesù, il nostro Gesù».

Annotazione

Il mio nome era Félix! Che ironia! Felix significa felice in latino.

Vi ordino di essere gentili con lui e di non parlare del suo passato con nessuno. Ma è proprio quello che fa Giuda Iscariota quando denuncia al Sinedrio la presenza di uno schiavo di galea (Giovanni d'Oro) e di una schiava fuggitiva (Sintica). Questo li costrinse all'esilio ad Antiochia in Siria. Cfr. EMV 314 ss.

Ti darò tutto l'amore che il mondo ti ha negato per trentacinque anni... Cfr. Isaia 43, 3-4: "Io sono il Signore tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo salvatore. Per pagare il tuo riscatto ho dato in cambio di te l'Egitto, l'Etiopia e Seba. Perché sei prezioso ai miei occhi, perché sei prezioso e perché ti amo, io do esseri umani in cambio di te, popoli in cambio della tua vita".

Vi troverò un posto per ospitare i vostri amici, i libri. Saranno utili per discutere di Dio con i pagani. Allusione ad Antiochia, in Siria, dove Giovanni di En-Dor fu costretto all'esilio ma dove, con l'aiuto di Sinedrio, fu fondata la futura comunità cristiana descritta negli Atti degli Apostoli.

EMR 188.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il Thabor è ora alle spalle dei camminatori. Già superato. Per una pianura chiusa fra questo monte ed un altro che è in faccia, il gruppo cammina, parlando dell’ascensione fatta da tutti, per quanto sembra che in principio i più anziani se ne volessero risparmiare. Ma ora sono contenti di essere andati là in cima.

Il cammino è facile perché si è su una via maestra abbastanza comoda. L’ora è fresca perché ho l’impressione che abbiano pernottato sulle pendici del Tabor.

«Quello è Endor», dice Gesù accennando un povero paese aggrappato alle prime elevazioni di quest’altro gruppo montano. «Ci vuoi proprio andare?».

«Se mi vuoi fare contento…», risponde l’Iscariota[1].

«E andiamo allora».

«Ma ci sarà molto da camminare?», chiede Bartolomeo che per l’età non deve essere molto voglioso di escursioni panoramiche.

«Oh! no! Ma se volete rimanere…», dice Gesù.

«Sì, sì! Rimanete pure. Mi basta andare col Maestro», si affretta a dire Giuda di Keriot.

«Ecco, io vorrei sapere cosa c’è di bello da vedere, prima di decidere… In cima al Tabor abbiamo visto il mare, e dopo il discorso del ragazzo devo confessare che l’ho visto per bene per la prima volta e l’ho visto come vedi Tu: col cuore. Qui… vorrei sapere se c’è da imparare qualche cosa, e allora vengo anche se devo fare fatica…», dice Pietro.

«Li senti? Tu non hai ancora detto le tue intenzioni. Per gentilezza verso i compagni, dille ora», invita Gesù.

«Non è a Endor che Saul volle andare[2] per consultare la pitonessa?».

«Sì. Ebbene?».

«Ebbene, Maestro, mi piacerebbe andare in quel luogo e sentire da Te parlare di Saul».

«Oh! allora ci vengo anche io!», esclama Pietro entusiasta.

«E allora andiamo».

Fanno a passo svelto l’ultimo tratto di via maestra e poi la lasciano per una via secondaria che porta diritta a Endor.

Dettaglio

L'attenzione si concentra su Bartolomeo, Giuda, Filippo e Simon Pietro. Gli altri apostoli sono presenti.