EMR 216.2-4 · Volume 3
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
Gesù va dunque per le messi. La giornata è calda. La zona deserta. Non si vede un uomo per i campi. Solo spighe mature e alberi qua e là. Sole, grani, uccelli, lucertole, ciuffi verdi e fermi nell’aria tranquilla: ecco ciò che è intorno a Gesù. Ai due estremi della via maestra che percorre Gesù, nastro polveroso e abbacinante fra il mareggiare dei grani, è da una parte un paesello, dall’altra una fattoria. Niente altro.
Tutti procedono in silenzio, accaldati. Si sono levati i mantelli, ma certo soffrono ugualmente sotto le vesti di lana, anche se leggere. Solo Gesù, i due cugini e Giuda Iscariota, sono vestiti di lino o di canapa. Certo la veste di Gesù e dell’Iscariota sono di lino bianco; le altre dei figli di Alfeo, per la loro compattezza, mi sembrano più pesanti del lino e sono anche tinte in un colore avorio carico, proprio come lo ha la canapa non imbiancata. Gli altri sono come al solito e vanno asciugandosi il sudore col lino che fa da velo al capo.
Raggiungono un gruppetto di alberi ad un crocevia. Si fermano a quell’ombra salutare e bevono avidi dalle loro fiaschette.
«È calda come fosse levata dal fuoco», brontola Pietro.
«Ci fosse almeno un ruscello! Ma niente, niente!», sospira Bartolomeo. «Fra poco non ne ho più».
«Quasi dico che è meglio la montagna», geme Giacomo di Zebedeo congestionato dal calore.
«Meglio di tutto è la barca. Fresca, riposante, pulita, ah!». Il cuore di Pietro va verso il suo lago e la sua barca.
«Avete ragione tutti. Ma i peccatori sono in montagna come al piano. Se non ci avessero cacciato dall’Acqua Speciosa e perseguitato alle calcagna, sarei venuto qui fra tebet e scebat. Ma presto saremo lungo la marina. L’aria è là temperata dal vento del largo», conforta Gesù.
«Eh! ci vuole. Qui si sembra lucci morenti. Ma come fanno ad essere così belli i grani se non c’è acqua?», chiede Pietro.
«Ci sono acque sotterranee. Mantengono umido il terreno», spiega Gesù.
«Era meglio se erano di sopra, anziché disotto. Che me ne faccio se sono disotto? Non sono una radice io!», dice d’impeto Pietro mentre tutti ridono.
Ma poi Giuda Taddeo si fa serio e dice: «È egoista il suolo come lo sono gli animi, ed è arido ugualmente. Se ci lasciavano sostare a quel paese e passare il sabato così, si sarebbe avuto ombra, acqua, riposo. Ma ci hanno cacciati…».
«Anche cibo si avrebbe avuto. Ma neanche quello. Io ho fame. Ci fossero delle frutta! Ma le piante da frutta sono vicine alle case. E chi ci va? Se sono tutti dell’umore di quelli là…», dice Tommaso accennando al paese lasciato alle spalle, a oriente.
«Prendi il mio cibo. Io non ho mai molta fame», dice lo Zelote.
«Prendete anche il mio», dice Gesù. «Chi si sente più affamato mangi».
Ma messe insieme le cibarie di Gesù, dello Zelote e di Natanaele, appaiono molto pochine, e l’occhio sgomento di Tommaso e dei giovani lo dice. Ma tacciono sbocconcellando le microscopiche parti.
Lo Zelote, paziente, va verso un punto dove un filare verde sul terreno arso fa supporre esistere dell’umidore. Vi è infatti un filo d’acqua in fondo ad un greto, proprio un filo destinato a scomparire fra breve. Dà un grido ai lontani perché vengano a quel ristoro, e tutti vanno, di corsa, seguendo l’ombra saltuaria di un filare di piante poste sull’argine del torrentello semiasciutto, e là possono rinfrescarsi i piedi polverosi, lavarsi il viso sudato, e prima ancora empire le ormai vuote fiaschette e poi lasciarle nell’acqua, là dove è ombra, per averle più fresche.
Si siedono ai piedi di un albero e sonnecchiano stanchi.
216.3
Gesù li guarda con amore e compassione e crolla il capo.
Lo vede in quell’atto lo Zelote, che è andato ancora a bere, e gli chiede: «Che hai, Maestro?».
Gesù si alza, va dallo Zelote e circondandolo con un braccio lo porta seco verso un altro albero dicendo: «Che ho? Mi affliggo per la vostra stanchezza. Se non sapessi ciò che Io sto facendo di voi, non mi darei pace di darvi tanti disagi».
«Disagi? No, Maestro! È la nostra gioia. Tutto si annulla nel venire con Te. Siamo tutti felici, credilo. Non c’è rimpianto, non c’è…».
«Taci, Simone. L’umanità grida anche nei buoni. E non avete torto, umanamente parlando, di gridare. Vi ho levato alle vostre case, alle famiglie, agli interessi, e voi siete venuti pensando che ben altro fosse il seguirmi… Ma il vostro gridare di ora, il vostro interno gridare, si placherà un giorno, e allora capirete che sarà stato bello venire per nebbie e fango, per polvere e solleone, perseguitati, assetati, stanchi, senza cibo, dietro al Maestro perseguitato, disamato, calunniato… e più, più ancora. Tutto vi parrà bello allora. Perché allora avrete un altro pensiero, e tutto vedrete in un’altra luce. E mi benedirete di avervi condotto per la mia via difficile…».
«Sei triste, Maestro. E il mondo giustifica la tua tristezza. Ma noi no. Noi siamo tutti contenti…».
«Tutti? Ne sei sicuro?».
«Pensi diverso Tu?».
«Sì, Simone. Diverso. Tu sei sempre contento. Tu hai capito.
Molti altri no. Vedi quelli che dormono? Sai quanti pensieri rimuginano anche nel sonno? E tutti quelli che sono fra i discepoli? Credi tu che saranno fedeli finché tutto sarà compiuto? Guarda, facciamo questo vecchio giuoco che certo hai fatto tu pure da bambino (e Gesù coglie un tondo soffione che si erge fra i sassi e che ha raggiunto la perfetta maturazione. Lo porta delicatamente alla bocca, soffia e il soffione si dissolve in minuscoli ombrellini che se ne vanno per l’aria, vagando col loro fiocchetto in alto retto sul manico minuscolo). Vedi? Guarda… Quanti me ne sono ricaduti in grembo come innamorati di Me? Contali… Sono ventitré. Erano almeno tre volte tanti. E gli altri? Guarda. Chi vaga ancora, chi è già caduto come per pesantezza, chi orgoglioso sale, superbo del suo pennacchio d’argento, chi cade nella fanghiglia che abbiamo fatto con le nostre fiaschette. Solo… Guarda, guarda!… Anche dei ventitré che mi erano sulle ginocchia, sette se ne sono andati. È bastato quel calabrone col suo volo per farli volare via!… Di che temevano? O di che sono stati sedotti? Forse del pungiglione o forse dei bei colori neri e gialli, dell’aspetto leggiadro, delle ali iridescenti… Se ne sono andati… Dietro ad una menzognera bellezza… Simone, così sarà dei miei discepoli. Chi per irrequietezza, chi per incostanza, chi per pesantezza, chi per orgoglio, chi per leggerezza, chi per appetito di fango, chi per paura e chi per ingenuità, se ne andranno. Credi tu che tutti quelli che ora mi dicono: “Vengo con Te” Io li troverò, nell’ora decisiva della mia missione, al mio fianco? Erano più di settanta certo i pennacchietti del soffione che il Padre mio creò… e ora sul mio grembo ce ne sono solo sette, perché altri se ne sono andati per questa onda di vento che ha fatto dire di sì agli steli più sottili. Così sarà. E penso a che lotte sono in voi per essermi fedeli…
216.4
Vieni, Simone. Andiamo a guardare quelle libellule che danzano sull’acqua. A meno che tu preferisca riposare».
«No, Maestro. Le tue parole mi hanno contristato. Ma io spero che il lebbroso guarito, l’uomo perseguitato al quale Tu hai dato riabilitazione, il solitario al quale Tu hai donato compagnia, il nostalgico di affetti al quale Tu hai aperto il Cielo e il mondo perché trovasse e desse amore, non ti abbandonerà…»
Dettaglio
André, Filippo, Giacomo di Alfeo, Giuda e Giovanni non parlano in questo episodio, ma sono presenti per tutto il capitolo. Gli apostoli si lamentano del caldo, della sete e della fame, e Gesù finisce per spiegare loro che un giorno saranno felici di aver vissuto quel periodo; poi racconta la parabola del dente di leone per parlare dell’infedeltà dei discepoli. Simone lo Zelota è messo molto in risalto, poiché è lui a dialogare con Cristo.
Annotazione
Se non ci avessero cacciati dalla Belle Eau e se non ci fossero stati sempre alle calcagna, sarei venuto qui tra Tebet e Shebat. All’inizio di gennaio. I discepoli cacciati dalla «Belle Eau», una proprietà di Lazzaro sulle rive del Giordano, cfr. EMV 133,5-7, quando gli apostoli vengono a conoscenza della minaccia. Vengono cacciati in EMV 137, in particolare in EMV 137.5.
Parole chiave
- Andrea (apostolo)
- Bartolomeo - Natanaele (apostolo)
- Filippo (apostolo)
- Giacomo di Alfeo (apostolo)
- Giacomo di Zebedeo (apostolo)
- Giovanni di Zebedeo (apostolo)
- Giuda di Alfeo (apostolo)
- Giuda di Kerioth (apostolo)
- I dodici
- La preoccupazione e l'umanità degli apostoli
- Lezioni e insegnamenti agli apostoli
- Matteo (apostolo)
- Simon-Pierre - Simone di Giona (apostolo)
- Simone lo Zelota (apostolo)
- Tommaso (apostolo)