EMR 162.2
L’Evangelo come mi è stato rivelato
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EMR 162.2
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EMR 162.5
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EMR 164.1-2
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EMR 169.2
EMR 170
Gesù è sui corni di Hattin. La folla è ormai presente e Cristo inizia a parlare con loro. Gli chiedono che cos'è il Regno di Dio, che cos'è Dio e come conquistare il Paradiso, e Gesù risponde loro pazientemente, invitandoli in particolare a seguire la Legge e ad amare. Gesù parlò poi dei doni che Dio aveva dato ad Adamo ed Eva. In particolare, il Signore parla dell'anima, dei doni naturali della bellezza, dell'integrità, dell'intelligenza e della volontà, nonché dei doni morali e della sottomissione dei sensi e della ragione. Parla poi della grazia santificante, che è la "vita dell'anima": Dio si riflette nella sua creatura e vuole che siamo con lui in cielo. Inoltre, Gesù parla dell'immortalità dell'anima e afferma che cancellerà il peccato originale per restituirci la grazia.
La seconda parte del suo discorso riguarda il modo di conquistare il cielo. Dopo aver ricordato che esiste una Legge, incoraggia le anime a non vedere il cammino verso la santità in termini di minaccia ("guai a me se non faccio questo"), ma in termini di amore ("sarei benedetto se facessi questo"). Poi espone le Beatitudini e le sviluppa una per una, prima di concludere il suo discorso.
EMR 171
Gesù è ancora sui Corni di Hattin, continuando il Discorso della Montagna. Innanzitutto, il Signore ci ricorda che non cambia una virgola della Legge, perché è stato lui stesso a darla con la Santissima Trinità. Tuttavia, Cristo la completa, senza sovraccaricarla come fanno gli uomini.
Dopo aver definito l'uomo santo, Cristo prosegue dicendo che chi segue uno dei minimi comandamenti sarà grande nel Regno dei Cieli e che chi viola uno dei Comandamenti sarà uno dei minimi nel Regno celeste. Il Maestro mette in guardia dalla rettitudine dei farisei e degli scribi e avverte anche di guardarsi dai falsi profeti.
Nella seconda parte, Gesù torna sul tema dell'amore per il prossimo e fornisce alcune delle caratteristiche che troviamo nel Vangelo: amare e perdonare, porgere l'altra guancia, pensando che è meglio essere colpiti che aggredire qualcuno che non lo sopporta, e così via. Ci invita a essere generosi, a dare la nostra tunica perché il nostro fratello non commetta un doppio furto se qualcuno cerca di rubarci qualcosa. Infine, Cristo torna sul detto: "Occhio per occhio, dente per dente" e lo sostituisce con l'amore, e ci incoraggia a essere perfetti come il nostro Padre celeste, a non arrabbiarci o serbare rancore verso il nostro prossimo, ma a riconciliarci con lui.
Quando il Maestro termina il suo discorso, Gesù parla di qualcuno che lo odia e non osa chiedere un miracolo. Ma quando i suoi apostoli lo interrogarono, egli disse loro che le scaglie erano cadute dai suoi occhi, non dal suo cuore.
EMR 172
Gesù parla di giuramenti, digiuno e preghiera. Nel suo sermone si sofferma sulla difficoltà dell'uomo ad essere onesto e sui suoi falsi giuramenti: troppo spesso l'uomo è uno spergiuro, e chi chiede un giuramento non ha lui stesso molta fiducia nel prossimo. Quando giuriamo su qualcosa, invocando ciò che ci è più caro, inganniamo il nostro prossimo: siamo ladri, sacrileghi, traditori e assassini. Ma non inganniamo Dio, che è la Verità stessa. Perciò Gesù incoraggia a non fare giuramenti falsi, come nel Vangelo, e ingiunge agli altri di non giurare sui morti, o sul capo famiglia, o sul nostro corpo, che appartiene a Dio. Che il nostro sì sia un sì e il no un no.
Poi, Cristo insiste sulla preghiera del cuore, dove cerchiamo di non farci notare e dove non siamo sopraffatti dagli scrupoli. Dobbiamo smettere di contare il numero di ore che passiamo in preghiera: non contano tanto le preghiere senz'anima, quanto le azioni e le parole dette con amore. Gesù ha detto che pregando possiamo fare qualsiasi cosa: che si tratti di fare una pagnotta o di svolgere il nostro lavoro, purché cerchiamo di amare in tutto. Inoltre, non dobbiamo avere paura di chiedere, perché Dio è un Padre che veglia su di noi e sulle nostre necessità.
Poi il Maestro ha spiegato perché Dio può non rispondere alla nostra preghiera. Può rifiutarci un favore perché ci farebbe male in futuro. A volte, quindi, Dio dice: "Non posso", perché nella sua Sapienza vede che quella grazia, che ci sembra buona ora, ci danneggerebbe in seguito.
Infine, Gesù applica al digiuno ciò che dice sulla preghiera: non dobbiamo metterci in mostra in pubblico o essere tristi, ma essere gioiosi e comportarci come se avessimo mangiato bene. Nascondere questo digiuno agli altri sarà un atto di eroismo e Dio ci ricompenserà per non aver cercato la lode degli uomini. Inoltre, chi digiuna per amore si nutre di amore.
Il Salvatore manda via la gente che sta ascoltando e accoglie due poveri. Uno è Ismaele, un uomo rifiutato dalla figlia che vuole fare la sua ultima Pasqua; l'altro è una donna di nome Sarath che è malata. Egli guarisce Sarath e Gesù le chiede di prendersi cura del vecchio. Cristo chiede poi a Simone lo Zelota se può affidarli a Lazzaro, visto che sono due poveri che non hanno nulla, e Lazzaro gli assicura che può farlo. L'episodio si conclude con il vecchio che adotta felicemente una nuova figlia e trova un nuovo protettore.
EMR 173.1 · Volume 3
Lo stesso discorso della Montagna.
La folla aumenta sempre, più i giorni passano. Vi sono uomini, donne, vecchi, bambini, ricchi, poveri. È sempre presente la coppia Stefano-Erma, per quanto ancora non aggregata e fusa ai vecchi discepoli capitanati da Isacco. E ancora vi è la nuova coppia, costituita ieri, del vecchione e della donna. Sono ben davanti, vicino al loro Consolatore, e i loro aspetti sono molto più sollevati di ieri. Il vecchio, quasi per rifarsi dei molti mesi o anni che fu trascurato dalla figlia, ha messo la sua mano rugosa sulle ginocchia della donna, e questa gliela carezza per quel bisogno innato della donna, moralmente sana, di essere materna.
Gesù passa loro vicino per salire al suo rustico pulpito e nel passare carezza la testa del vecchione, che lo guarda come lo vedesse già in veste di Dio.
EMR 176.1-2 · Volume 3
Gesù nella notte si è alquanto dilungato risalendo il monte, di modo che l’aurora lo mostra ritto su uno scrimolo. Pietro, che lo vede, lo accenna ai compagni ed essi salgono verso di Lui.
«Maestro, perché non sei venuto con noi?», chiedono in diversi.
«Avevo bisogno di pregare».
«Ma hai anche tanto bisogno di riposare».
«Amici, nella notte una voce è venuta dai Cieli chiedendo preghiera per i buoni e per i malvagi, ed anche per Me stesso».
«Perché? Che ne hai bisogno Tu?».
«Come gli altri. La mia forza si nutre di preghiera e la mia gioia di fare ciò che vuole il Padre mio. Il Padre mi ha detto due nomi di persone, e un dolore per Me. Queste tre cose dette hanno tanto bisogno di preghiera».
Gesù è molto triste e guarda i suoi con occhio che pare supplichi chiedendo qualcosa, o che interroghi. Si posa su questo e su quello e in ultimo si posa su Giuda Iscariota fermandovisi.
L’apostolo lo nota e chiede: «Perché mi guardi così?».
«Non vedevo te. Il mio occhio contemplava un’altra cosa…».
«Ed è?».
«Ed è la natura del discepolo. Tutto il bene e tutto il male che un discepolo può dare, può fare per il suo maestro. Pensavo ai discepoli dei Profeti e a quelli di Giovanni. E pensavo ai miei propri. E pregavo per Giovanni, per i discepoli e per Me…».
«Sei triste e stanco questa mattina, Maestro. Di’ a chi ti ama il tuo affanno», invita Giacomo di Zebedeo.
«Sì, dillo, e se c’è cosa che si possa fare per sollevarlo noi lo faremo», dice il cugino Giuda.
Pietro parla con Bartolomeo e Filippo, ma non capisco ciò che dicono.
Gesù risponde: «Essere buoni, sforzatevi ad essere buoni e fedeli. Ecco il sollievo. Non ce ne è nessun altro, Pietro. Hai inteso? Deponi il sospetto. Vogliatemi e vogliatevi bene, non vi fate sedurre da chi mi odia, vogliate soprattutto bene alla volontà di Dio».
«Eh! ma se tutto viene da quella, anche i nostri errori verranno da quella!», esclama Tommaso con aria di filosofo.
«Lo credi? Non è così.
176.2
Ma molta gente si è destata e guarda qui. Scendiamo. E santifichiamo il giorno santo con la parola di Dio».
EMR 180.7 · Volume 3
«Andavo in giù con la Madre e le donne. Anche Isacco e Timoneo erano con noi. Tre donne e tre uomini. Ho ubbidito al tuo ordine di condurre Maria da Giovanni… ah! Tu lo sapevi che era l’ultimo addio!… Che doveva essere l’ultimo addio… Il temporale di giorni or sono ci ha fatto sostare di poche ore. Ma sono bastate perché Giovanni non potesse più vedere Maria… Noi siamo arrivati all’ora di sesta e lui era stato catturato al gallicinio…».
Giovanni spiega a Gesù il suo viaggio a Hennon.
Tra le "donne" potrebbe esserci anche Maria di Alfeo, ma non ne abbiamo conferma.