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Note del tema

Fatti sugli apostoli

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Comfort di lettura

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EMR 165.5-10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

EMR 175.3-5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La gente si stringe al Maestro, un cerchio che non si vuole aprire a nessun costo. Ma intanto il sole è calato e si inizia il riposo del sabato. I paesi sono lontani. Ma la gente non rimpiange paesi, non cibi, nulla. Se ne preoccupano però gli apostoli e lo dicono a Gesù. Anche i discepoli anziani sono in pensiero. Ci sono le donne e i bambini, e se la notte è tiepida, e soffice è l’erba dei prati, le stelle non sono pane, né si fanno cibarie i sassi delle prode.

Gesù è l’unico che non se la prende. La gente intanto mangia i suoi avanzi come nulla fosse, e Gesù lo fa notare ai suoi:

«In verità vi dico che costoro sono da più di voi! Guardate con che spensieratezza dànno fine a tutto. Ho detto loro: “Chi non può credere che domani Dio darà cibo ai suoi figli si ritiri”, ed essi sono rimasti. Dio non smentirà il suo Messia e non deluderà chi spera in Lui».

Gli apostoli si stringono nelle spalle e non si occupano d’altro.

La sera scende dopo un gran rosso di tramonto, placida e bella, e il silenzio della campagna si distende su tutte le cose, dopo l’ultimo coro degli uccelli. Qualche fruscio di vento e poi un primo volo muto di uccello notturno insieme alla prima stella e al primo gracidare di un ranocchio.

I bambini dormono già. Gli adulti parlano fra loro e ogni tanto qualcuno va dal Maestro a chiedere qualche schiarimento.

175.4

Di modo che non fa stupore quando, attraverso ad un sentiero fra due campi di grano, si vede venire una persona imponente d’aspetto, di abiti e di età. Dietro di lui sono degli uomini. Tutti si volgono a guardarlo e se lo indicano bisbigliando. Il sussurro corre da gruppo a gruppo, si riaccende e si spegne. I gruppi più lontani si accostano attirati dalla curiosità.

L’uomo di nobile aspetto raggiunge Gesù, che seduto ai piedi di un albero ascolta degli uomini, e lo saluta profondamente. Gesù si alza subito e risponde con pari rispetto al saluto. I presenti sono tutta attenzione.

«Ero sul monte e forse Tu hai pensato che io non avessi fede perché me ne andavo per tema di un digiuno. Ma io me ne andavo per altro motivo. Volevo essere fratello fra i fratelli, il fratello maggiore. Vorrei dirti il mio pensiero in disparte. Puoi udirmi? Non ti sono nemico, per quanto io sia uno scriba».

«Andiamo un poco lungi…», e se ne vanno in mezzo ai grani.

«Volevo provvedere al cibo dei pellegrini e sono sceso per ordinare di panificare per una moltitudine. Vedi che sono nello spazio legale, poiché questi campi mi appartengono e da qui alla vetta si può fare in sabato. Sarei venuto domani coi servi. Ma ho saputo che Tu sei qui con la folla. Ti prego di permettermi di provvedere nel sabato. Altrimenti troppo mi spiacerebbe avere rinunciato alle tue parole per nulla».

«Per nulla mai, perché il Padre ti avrebbe compensato con le sue luci. Ma Io ti ringrazio e non ti deludo. Solo ti faccio osservare che la folla è molta».

«Ho fatto accendere tutti i forni, anche quelli usati per essiccare derrate, e riuscirò ad avere pane per tutti».

«Non è per questo. Dico per la quantità di pane…».

«Oh! Non mi scomoda. Lo scorso anno ebbi molto grano.

Quest’anno Tu vedi che spighe. Lasciami fare. Sarà la migliore sicurezza sulla mia campagna. E poi, Maestro… Tu mi hai dato un tal pane oggi… Tu sì che sei Pane dello spirito!…».

«Sia allora come tu vuoi. Vieni che lo diremo ai pellegrini».

«No. Tu lo hai detto».

«E sei scriba?».

«Sì. Lo sono».

«Il Signore ti porti dove il tuo cuore merita».

«Comprendo ciò che non dici. Vuoi dire: alla Verità. Perché in noi è molto errore e… e molto malanimo».

«Chi sei?».

«Un figlio di Dio. Prega il Padre per me. Addio».

«La pace sia con te».

175.5

Gesù ritorna lentamente verso i suoi mentre l’uomo se ne va coi suoi servi.

«Chi era? Che voleva? Ti ha detto qualcosa di spiacevole?

Ha malati?». Le domande assalgono Gesù.

«Chi sia non so. Ossia so che è un animo buono e questo mi…».

«È Giovanni lo scriba», dice uno della folla.

«Ebbene, Io lo so ora perché tu lo dici. Egli voleva semplicemente essere il servo di Dio presso i suoi figli. Pregate per lui, perché domani noi tutti mangeremo per sua bontà».

«È un giusto veramente», dice uno.

«Sì. Non so neppure come possa essere amico di altri», commenta un altro.

«Fasciato di scrupoli e di regole come un neonato, ma non è cattivo», termina un terzo.

«Sono i suoi campi questi?», chiedono in molti non della zona.

«Sì. Credo che il lebbroso fosse uno dei suoi servi o contadini. Ma lo sopportava nelle vicinanze, e credo lo sfamasse anche».

La cronaca continua e Gesù se ne astrae chiamando vicino i suoi dodici, ai quali chiede: «Ed ora che vi devo dire per la vostra incredulità? Non ha messo il Padre un pane per noi tutti nelle mani di uno che, per casta, mi è nemico? Oh! uomini di poca fede!… Ma andate fra i soffici fieni e dormite. Io vado a pregare il Padre perché vi apra i cuori e a ringraziarlo per la sua bontà. La pace a voi».

E se ne va alle prime pendici del monte. Là si siede e si raccoglie nella sua orazione. Alzando gli occhi vede il gregge delle stelle che gremiscono il cielo, abbassandoli vede il gregge dei dormienti stesi sui prati. Nient’altro. Ma è tale la gioia che ha nel cuore, che pare trasfigurarsi in luce…

Dettaglio

Gesù è sceso dal Monte delle Beatitudini e una folla lo segue. Gli apostoli sono preoccupati di come verranno sfamati. Questo capitolo mostra un caso pratico di fiducia nella Provvidenza e nella bontà del Padre.

Annotazione

Nel frattempo, il sole è tramontato. È l'inizio del riposo sabbatico. Il riposo sabbatico inizia alle 18 del venerdì. Dai corni di Hattin alla pianura, percorsero dai 5 ai 6 km, ovvero circa un'ora e mezza di cammino. Come abbiamo visto nel capitolo precedente, partirono verso le 15.00/15.30. Quindi sono circa le 17.00.

Ho detto loro: "Chi non può credere che domani Dio darà da mangiare ai suoi figli, deve andarsene", ed essi sono rimasti. Dio non rinnegherà il suo Messia e non deluderà coloro che sperano in lui. Cfr. il capitolo precedente. Maria Valtorta nota addirittura che solo una cinquantina di persone se ne andarono in quel momento.

Non vi sono ostile, anche se sono uno scriba. Gli scribi che non sono ostili a Gesù sono rari. Dei 24 membri di questo collegio, solo 5 erano segretamente favorevoli a Gesù. La maggior parte degli altri 19 era ostile o indifferente.

Si vede che sono nello spazio legale perché questi campi mi appartengono, e da qui alla cima è un percorso che si può fare di sabato. Quindi sono proprio all'ingresso della pianura, a circa 1 km dalla cima di Arbel. Le regole pratiche per l'applicazione della distanza del sabato erano e restano complesse. Tuttavia, la condizione di base, stabilita ai tempi di Salomone, rimane il divieto di allontanarsi più di 2.000 cubiti (circa 900 metri) dai limiti della propria proprietà o di una città. Come sottolinea Maria Valtorta, la vetta è l'ultimo limite accettabile per lo scriba.

EMR 180.4-6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Pietro sembra gli venga un colpo apoplettico tanto diventa rosso. Resta muto per qualche momento e poi dice: «Ebbene, allora dàmmi il premio. La parabola di stamane…».

Anche gli altri si uniscono a Pietro dicendo: «Sì. Lo hai promesso. Le parabole servono bene a fare comprendere il paragone. Ma noi comprendiamo che esse hanno uno spirito superiore al paragone.

180.5

Perché parli ad essi in parabole?».

«Perché a loro non è concesso di intendere più di ciò che spiego. A voi va dato molto di più perché voi, miei apostoli, dovete conoscere il mistero; e vi è perciò dato di intendere i misteri del Regno dei Cieli. Per questo vi dico: “Domandate se non comprendete lo spirito della parabola”. Voi date tutto, e tutto vi va dato perché a vostra volta tutto voi possiate dare. Voi tutto date a Dio: affetti, tempo, interessi, libertà, vita. E tutto Dio vi dà per compensarvi e per farvi capaci di tutto dare in nome di Dio a chi è dopo di voi. Così a chi ha dato sarà dato e con abbondanza. Ma a chi non ha dato che parzialmente o non ha dato affatto, sarà tolto anche quello che ha.

Parlo loro in parabole perché vedendo vedano solo quello che la loro volontà di aderire a Dio illumina, perché udendo, sempre per la stessa loro volontà di adesione, odano e comprendano. Voi vedete! Molti odono la mia parola, pochi aderiscono a Dio. I loro spiriti sono monchi della buona volontà. In loro si adempie la profezia di Isaia: “Udirete con le orecchie e non intenderete, guarderete con gli occhi e non vedrete”. Perché questo popolo ha un cuore insensibile; sono duri gli orecchi e hanno chiusi gli occhi per non vedere e per non sentire, per non intendere col cuore e non convertirsi acciò Io li guarisca. Ma voi beati per i vostri occhi che vedono e i vostri orecchi che odono, per la vostra buona volontà!

In verità vi dico che molti profeti e molti giusti desiderarono vedere ciò che voi vedete e non lo videro, e udire ciò che voi udite e non l’udirono. Si consumarono nel desiderio di comprendere il mistero delle parole, ma spenta la luce della profezia ecco le parole rimanere come carboni spenti, anche per il santo che le aveva avute.

Solo Dio disvela Se stesso. Quando la sua luce si ritrae, terminato il suo scopo di illuminare il mistero, l’incapacità di intendere fascia, come le bende di una mummia, la regale verità della parola ricevuta. Per questo Io ti ho detto stamane: “Verrà un giorno che ritroverai tutto quanto ti ho dato”. Ora non puoi ritenere. Ma dopo la luce verrà su te, e non per un attimo ma per un inseparabile connubio dello Spirito eterno col tuo, onde infallibile sarà il tuo ammaestramento in ciò che è cosa del Regno di Dio. E, così come in te, nei tuoi successori, se vivranno di Dio come di unico pane.

180.6

Ora sentite lo spirito della parabola.

Abbiamo quattro generi di campi: quelli fertili, quelli spinosi, quelli sassosi, quelli pieni di sentieri. Abbiamo anche quattro generi di spiriti.

Abbiamo gli spiriti onesti, gli spiriti di buona volontà, preparati dalla stessa e dalla buona opera di un apostolo, di un “vero” apostolo; perché ci sono apostoli che hanno il nome ma non lo spirito di apostoli, i quali sono più micidiali sulle volontà in formazione degli stessi uccelli, spini e sassi. Sconvolgono in modo tale, con le loro intransigenze, con le loro frette, con i loro rimproveri, con le loro minacce, che allontanano per sempre da Dio. Altri ve ne sono che, all’opposto, con un innaffiamento continuo di benignità fuori posto, fanno marcire il seme in un terreno troppo molle. Devirilizzano con la loro devirilizzazione gli animi che curano. Ma stiamo ai veri apostoli, ossia agli specchi tersi di Dio. Essi sono paterni, misericordiosi, pazienti, e nello stesso tempo forti come è il loro Signore. Or bene, gli spiriti preparati da questi e dalla loro propria volontà sono paragonabili ai campi fertili, mondi di pietre e di rovi, netti da gramigne e da logli, in cui prospera la parola di Dio, e ogni parola – un seme – fa cespo e spighe, dando dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta per cento. In questi che mi seguono ce ne sono? Certo. E santi saranno. Fra essi ce ne sono di tutte le caste e di tutti i paesi, anche gentili ci sono, e che pure daranno il cento per cento per la loro buona volontà, unicamente per essa, oppure per la loro e quella di un apostolo o discepolo che me li prepara.

I campi spinosi sono quelli in cui l’incuria ha lasciato penetrare spinosi grovigli di interessi personali che soffocano il buon seme. Occorre sorvegliarsi sempre, sempre, sempre. Non dire mai: “Oh! ormai io sono formato, seminato, posso stare tranquillo che darò seme di vita eterna”. Occorre sorvegliarsi: la lotta fra il Bene e Male è continua. Avete mai osservato una tribù di formiche che si insedia in una casa? Eccole sul focolare. La donna non lascia più cibarie lì e le mette sul tavolo; e loro fiutano l’aria e danno l’assalto al tavolo. La donna le mette nella credenza e loro passano dalla serratura nella credenza.

La donna appende al soffitto le sue provviste e loro fanno un lungo cammino lungo le pareti e i travicelli, si calano per la fune e mangiano. La donna le brucia, le scotta, le avvelena. E poi sta tranquilla credendo di averle distrutte. Oh! se non vigila, che sorpresa! Ecco le nuove nate che escono, e siamo da capo. Così finché si vive; bisogna sorvegliarsi per estirpare le male piante non appena spuntano. In caso contrario esse fanno un soffitto di rovi e soffocano il grano. Le cure mondane, l’inganno delle ricchezze creano il groviglio, affogano la pianta del seme di Dio e non le fanno fare spiga.

Ecco ora i campi pieni di sassi. Quanti in Israele! Sono quelli che appartengono ai “figli delle leggi”, come ha detto mio fratello Giuda molto giustamente. In loro non è la pietra unica della Testimonianza, non vi è la pietra della Legge. Vi è la sassaia delle piccole, povere, umane leggi create dagli uomini. Tante e tante che col loro peso hanno fatto a scaglie anche la pietra della Legge. Una rovina che impedisce ogni attecchimento di seme. Non è più nutrita la radice. Non c’è terra, non c’è succo. L’acqua fa marcire perché stagna sul pavimento di selci, il sole si arroventa su quelle selci e brucia le pianticine. Sono gli spiriti dei sostitutori delle complicate dottrine umane alla semplice dottrina di Dio. La ricevono anche con gioia, la mia parola. Al momento ne sono scossi e sedotti. Ma poi… Occorrerebbe l’eroismo di sgobbare a mondare il campo, l’animo e la mente da tutta la sassaia dei retori. Allora il seme farebbe radica e sarebbe un forte cespo. Così… è nulla. Basta un timore di rappresaglie umane. Basta una riflessione: “Ma e poi? Che me ne verrà dagli uomini potenti?”, e il povero seme non nutrito langue. Basta che tutta la sassaia si agiti col suono vano dei cento e cento precetti che si sono sostituiti al Precetto, che ecco che l’uomo perisce col seme ricevuto… Israele ne è pieno. Questo spiega come il venire a Dio vada in ragione inversa della potenza umana.

Ultimi i campi pieni di strade, polverosi, nudi. Quelli dei mondani, degli egoisti. Il loro comodo è la loro legge, il godimento il loro fine. Non fare fatica, sonnecchiare, ridere, mangiare… Lo spirito del mondo è re in questi. La polvere della mondanità ricopre il terreno che diviene terriccio. Gli uccelli, ossia le dissipazioni, si precipitano sui mille sentieri aperti per rendere più facile la vita. Lo spirito del mondo, ossia del Maligno, becca e distrugge ogni seme che cade su questo terreno aperto a tutte le sensualità e le leggerezze.

Dettaglio

Gesù si è appena complimentato con Pietro e Simone, e il fratello di Andrea coglie l'occasione per chiedere una spiegazione della parabola del seminatore.

Annotazione

Dammi la ricompensa. La parabola di questa mattina... Pietro ricorda a Gesù la sua promessa di spiegare loro la parabola del seminatore.(EMV 179,5). (Vedi Matteo 13, 10-11).

Vangelo di Matteo 13, 10-23

Mt 13, 10-23 : I discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: "Perché parli loro in parabole? Egli rispose: "A voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma non a loro. A chi ha, sarà dato e avrà in abbondanza; a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. Parlo loro in parabole, perché guardano ma non vedono e ascoltano ma non sentono e non capiscono". Così si compie per loro la profezia di Isaia: "Ascoltate, ma non comprenderete. Potete guardare, ma non vedrete. Il cuore di questo popolo si è appesantito, è diventato duro d'orecchi, ha chiuso gli occhi, perché i suoi occhi non vedano, i suoi orecchi non odano, il suo cuore non comprenda, non si converta - e io lo guarirò. Ma quanto a voi, beati i vostri occhi, perché vedono, e le vostre orecchie, perché ascoltano. Amen, vi dico che molti profeti e uomini giusti hanno voluto vedere ciò che voi vedete e non l'hanno visto, sentire ciò che voi sentite e non l'hanno sentito.

Ascoltate dunque il significato della parabola del seminatore. Quando qualcuno ascolta la parola del Regno senza comprenderla, il Maligno viene a prendere ciò che è stato seminato nel suo cuore: egli è il campo seminato sul ciglio della strada. Colui che ha ricevuto il seme su un terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e subito la riceve con gioia; ma non ha radici in sé, è l'uomo di un momento: quando arriva l'angoscia o la persecuzione a causa della Parola, subito inciampa. Colui che ha ricevuto il seme tra le spine è colui che ascolta la Parola; ma le preoccupazioni del mondo e l'inganno delle ricchezze soffocano la Parola, che non porta frutto. Chi invece ha ricevuto il seme nel terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende: egli porta frutto al centuplo, o al sessanta per cento, o al trenta per cento".

Vangelo di Marco 4, 10-20

Mc 4, 10-20 : Quando fu solo, quelli che erano intorno a lui con i Dodici lo interrogarono sulle parabole. Egli disse loro: "A voi è dato il mistero del regno di Dio; ma a quelli di fuori tutto è presentato in forma di parabole. E così, come dice il profeta: "Possono guardare con tutti i loro occhi, ma non vedranno; possono ascoltare con tutti i loro orecchi, ma non capiranno; oppure si convertiranno e riceveranno il perdono".

Poi disse loro: "Non capite questa parabola? E come capirete tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Ci sono quelli che stanno ai margini della strada dove viene seminata la Parola: quando la sentono, subito arriva Satana e porta via la Parola seminata in loro. Allo stesso modo, ci sono quelli che hanno ricevuto il seme in luoghi sassosi: quando sentono la Parola, la accolgono subito con gioia; ma non hanno radice in loro, sono persone di un momento; se arrivano angosce o persecuzioni a causa della Parola, subito inciampano. E ci sono altri che hanno ricevuto il seme nelle spine: questi ascoltano la Parola, ma le preoccupazioni del mondo, l'inganno delle ricchezze e tutte le altre concupiscenze li invadono e soffocano la Parola, che non porta frutto. Ci sono invece quelli che hanno ricevuto il seme nel terreno buono: ascoltano la Parola, l'accolgono e portano frutto: trenta, sessanta, cento, per uno".

Vangelo di Luca 8, 4-18

Lc 8, 4-18 : Mentre si radunavano grandi folle e la gente veniva a Gesù da ogni città, egli raccontò una parabola: "Il seminatore uscì a seminare e, mentre seminava, una parte cadde lungo la strada. I passanti lo calpestarono e gli uccelli del cielo lo mangiarono tutto. Cadde anche sulle pietre; crebbe e appassì, perché non aveva umidità. Cadde anche tra i rovi e i rovi, crescendo, la soffocarono. Infine, una parte cadde nel terreno buono, e crebbe e portò frutti centuplicati". Mentre diceva questo, alzò la voce: "Chi ha orecchie per intendere, intenda!

I suoi discepoli gli chiesero cosa significasse questa parabola. Egli disse loro: "A voi è dato di conoscere i misteri del regno di Dio, ma gli altri hanno solo parabole". Così, come sta scritto: "Guardano ma non vedono, ascoltano ma non capiscono". Questo è il significato della parabola. Il seme è la parola di Dio. Poi arriva il diavolo e toglie la Parola dai loro cuori, per impedire che credano e si salvino. Ci sono quelli che stanno sulle pietre: quando ascoltano, accolgono la Parola con gioia; ma non hanno radici, credono per un momento e poi, nel momento della prova, si arrendono. Quelli che sono caduti nelle spine sono le persone che hanno ascoltato, ma sono soffocate lungo il cammino dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e non raggiungono la maturità. E quelli che sono caduti sul terreno buono sono coloro che hanno ascoltato la Parola con cuore buono e generoso, che la conservano e portano frutto con la loro perseveranza. (...)

Fate attenzione a come ascoltate. Perché a chi ha, sarà dato; e a chi non ha, sarà tolto anche quello che pensa di avere".

Vangelo di Luca 10, 23-24

Lc 10, 23-24 : Poi si rivolse ai suoi discepoli e disse loro in particolare: "Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete! Perché vi dico che molti profeti e re volevano vedere quello che voi vedete e non l'hanno visto, e ascoltare quello che voi ascoltate e non l'hanno ascoltato.

EMR 180.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

In verità vi dico che molti profeti e molti giusti desiderarono vedere ciò che voi vedete e non lo videro, e udire ciò che voi udite e non l’udirono. Si consumarono nel desiderio di comprendere il mistero delle parole, ma spenta la luce della profezia ecco le parole rimanere come carboni spenti, anche per il santo che le aveva avute.

Solo Dio disvela Se stesso. Quando la sua luce si ritrae, terminato il suo scopo di illuminare il mistero, l’incapacità di intendere fascia, come le bende di una mummia, la regale verità della parola ricevuta. Per questo Io ti ho detto stamane: “Verrà un giorno che ritroverai tutto quanto ti ho dato”. Ora non puoi ritenere. Ma dopo la luce verrà su te, e non per un attimo ma per un inseparabile connubio dello Spirito eterno col tuo, onde infallibile sarà il tuo ammaestramento in ciò che è cosa del Regno di Dio. E, così come in te, nei tuoi successori, se vivranno di Dio come di unico pane.

Dettaglio

Sull'infallibilità papale e la dettatura di Gesù, si veda l'annotazione sottostante.

Annotazione

Molti profeti e uomini giusti hanno voluto vedere ciò che voi vedete e non l'hanno visto, ascoltare ciò che voi ascoltate e non l'hanno ascoltato. Nella continuità del testo riportato da Matteo.

Mt 13, 16-17 : Ma benedetti i vostri occhi, perché vedono, e le vostre orecchie, perché ascoltano. In verità vi dico che molti profeti e uomini giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete e non l'hanno visto, ascoltare ciò che voi ascoltate e non l'hanno ascoltato.

Luca lo riporta in un altro contesto (Lc 10, 24).

Lc 10, 23-24 : Poi si rivolse ai suoi discepoli e disse loro in particolare: "Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete! Perché vi dico che molti profeti e re volevano vedere ciò che voi vedete e non l'hanno visto, e ascoltare ciò che voi ascoltate e non l'hanno ascoltato.

Per questo vi ho detto stamattina: questo è il tipo di dettaglio che sembra insignificante, ma è molto utile per stabilire la cronologia.

Più tardi, la luce verrà su di voi, non per un istante, ma per un'unione indissolubile dello Spirito eterno con la vostra anima, che renderà il vostro insegnamento infallibile nelle questioni riguardanti il Regno di Dio. Sarà così anche per i vostri successori, se vivranno di Dio come unico pane.

Nota da maria-valtorta.org :

Questa condizione posta all'infallibilità papale deve aver suscitato un'obiezione da parte di padre Migliorini. Maria Valtorta osserva che:

"Avendo sottoposto a Gesù P. M(igliorini) l'obiezione all'infallibilità papale, contraria alla sentenza di p. ... fascicolo ... riga ... di ..., Gesù risponde: "Rispondo alla sua domanda come segue:

È vero che l'infallibilità del Papa in materia spirituale è una verità certa. Essa esiste in ciascuno dei miei vicari, indipendentemente dalla sua forma di vita e dal suo grado di virtù. Ma è altrettanto vero che non troverete un dogma definito e proclamato da papi che sono - notoriamente o meno - privi della mia grazia. L'anima che non è in stato di grazia non può essere nell'amicizia dello Spirito Santo.

Chiunque pensi che una cosa del genere sia possibile, pensa davvero come un eretico!

Dio è giusto: come tratta i poveri, tratta i ricchi. come tratta i laici, tratta il Sovrano Pontefice. Purtroppo ci sono zone d'ombra nella storia della mia Chiesa. Voler chiudere gli occhi e non vedere queste zone d'ombra significa vivere nelle tenebre su tutta la Chiesa, anche sui tantissimi tempi angelicamente luminosi, divinamente luminosi, gloriosi della mia Chiesa.

Perché anche noi dobbiamo essere sinceri in queste cose, come lo sono stato io con i miei apostoli, i miei discepoli e quelli che mi hanno seguito. Molte folle, non tutte sante, non tutte tiepide, non tutte malvagie. Ho riconosciuto il merito o il demerito di ciascuno, ho dato a ciascuno ciò che meritava, senza tener conto di particolari ragioni emotive. La verità è verità, in tutte le cose.

Questo vale anche per lo studio della storia. E nello studio della storia della mia Chiesa. La storia, se vuole essere storia e non favola, deve essere imparziale. Le epoche buie, inoltre, sono quelle preannunciate dalle allusioni profetiche al pastore-idolo e a questo Sebna, prefetto del Tempio (questo personaggio sarà solennemente ripetuto nel messaggio a Pio XII del 23 dicembre 1948). Che bruci e bruci, lo ammetto. Ma non si può dire "Anatema" a una verità.

Affidatevi a questa certezza: i dogmi sono veri e l'infallibilità esiste perché non concedo dogmi a chi non li merita. Questo è ciò che era contenuto nella frase che ha dato origine all'obiezione.

Siete soddisfatti. Vada in pace. Le ho dato subito questo chiarimento perché sono l'autore di queste parole, e quindi le conosco e le ricordo, anche se il dettato non è presente".

30-6-45, ore 8 del mattino".

Troviamo la stessa idea nelle parole di Gesù all'apostolo Giacomo, figlio di Alfeo, in EMV 258,6: "Dio darà la sua luce secondo il grado che avete raggiunto. Dio non lascerà che la luce ti venga meno, a meno che il peccato non venga a spegnere la grazia in te".

Questa dottrina dell'infallibilità, voluta da Cristo, è stata riaffermata 20 anni dopo nella Costituzione apostolica sulla Chiesa, Lumen gentium, § 25: "Questa infallibilità, di cui il divino Redentore ha voluto che la sua Chiesa fosse dotata nella definizione della dottrina riguardante la fede o i costumi, si estende fino al contenuto della divina Rivelazione, che deve essere custodita con venerazione ed esposta fedelmente. Il Romano Pontefice, Capo del Collegio episcopale, possiede questa infallibilità in virtù del suo ufficio...".

Nota della seconda edizione:

Se vivono di Dio come unico pane: questa condizione posta all'infallibilità papale deve aver suscitato un'obiezione da parte di padre Migliorini, al quale Maria Valtorta ha trasmesso questa risposta di Gesù (datata 30 giugno 1945). Ne riportiamo i passaggi principali: [...] Gesù mi rispose: "È vero che l'infallibilità del Papa in materia spirituale è una verità certa. Essa esiste in ciascuno dei miei vicari, indipendentemente dalla sua forma di vita e dal suo grado di virtù. Ma è altrettanto vero che non troverete un dogma definito e proclamato da papi che sono - notoriamente o meno - privi della mia grazia. L'anima che non è in stato di grazia non può essere nell'amicizia dello Spirito Santo. [...] Affidatevi dunque a questa certezza: i dogmi sono veri e l'infallibilità esiste perché non concedo dogmi a chi non li merita". Questo è quanto contenuto nella frase che ha dato origine all'obiezione [...]. "La stessa idea si ritrova nelle parole di Gesù all'apostolo Giacomo, figlio di Alfeo, in 258,6: "Dio darà la sua luce secondo il grado che avete raggiunto. Dio non lascerà che la luce ti venga meno, a meno che il peccato non spenga la grazia in te". "

EMR 180.7-10 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

« Avete inteso? Avete altro da chiedere? No? Allora possiamo andare a prendere riposo per partire domani per Cafarnao. Devo andare ancora in un posto prima di incominciare il viaggio verso Gerusalemme per la Pasqua».

«Passeremo ancora per Arimatea?», chiede l’Iscariota.

«Non è sicuro. A seconda dei…».

Alla porta viene bussato violentemente.

«Ma chi può essere a quest’ora?», dice Pietro alzandosi per aprire.

Si presenta Giovanni. Stravolto, impolverato, con chiari segni di pianto sul viso.

«Tu qui?», gridano tutti. «Ma che è accaduto?».

Gesù, che si è alzato, dice solo: «La Madre dove è?».

E Giovanni, venendo avanti e andando a inginocchiarsi ai piedi del suo Maestro, tendendo le braccia come per avere soccorso, dice: «La Madre sta bene, ma è in pianto come me, come tanti, e ti prega di non venire seguendo il Giordano dalla parte nostra. Mi ha mandato indietro per questo, perché… perché Giovanni tuo cugino è stato preso prigione…». E Giovanni piange mentre molto subbuglio si solleva fra i presenti.

Gesù impallidisce profondamente ma non si agita. Solamente dice: «Alzati e racconta».

«Andavo in giù con la Madre e le donne. Anche Isacco e Timoneo erano con noi. Tre donne e tre uomini. Ho ubbidito al tuo ordine di condurre Maria da Giovanni… ah! Tu lo sapevi che era l’ultimo addio!… Che doveva essere l’ultimo addio… Il temporale di giorni or sono ci ha fatto sostare di poche ore. Ma sono bastate perché Giovanni non potesse più vedere Maria… Noi siamo arrivati all’ora di sesta e lui era stato catturato al gallicinio…».

«Ma dove? Ma come? Da chi? Nel suo antro?», tutti chiedono, tutti vogliono sapere.

«È stato tradito!… Si è usato il tuo Nome per tradirlo!».

«Che orrore! Ma chi è stato?», urlano tutti.

E Giovanni rabbrividendo, dicendolo piano questo orrore che neppur l’aria dovrebbe udire, confessa: «Da un suo discepolo…».

Il subbuglio è al colmo. Chi maledice, chi piange, chi sbalordito resta in posa di statua.

180.8

Giovanni si attacca al collo di Gesù e grida: «Io ho paura per Te! per Te! per Te! I santi hanno i traditori che per l’oro si vendono, per l’oro e la paura dei grandi, per sete di premio, per… per ubbidienza a Satana. Per mille, mille cose! Oh! Gesù, Gesù, Gesù! Che dolore! Il mio primo maestro! Il mio Giovanni che mi ha dato Te!».

«Buono! Buono! Non mi accadrà nulla per ora».

«Ma poi? Ma poi? Mi guardo… guardo questi… ho paura di tutti, anche di me. Ci sarà fra noi il tuo traditore…».

«Ma sei pazzo? E credi che non lo faremo a pezzi?», urla Pietro.

E l’Iscariota: «Oh! pazzo per davvero! Io non lo sarò mai. Ma, se mi sentissi indebolito al punto di poterlo diventare, mi ucciderei. Meglio così che uccisore di Dio».

Gesù si libera dalla stretta di Giovanni e scuote rudemente l’Iscariota dicendo: «Non bestemmiare! Nulla ti potrà indebolire, se non vuoi. E se ciò fosse, fa’ di piangere, e non avere un delitto oltre al deicidio. Debole diviene chi da sé si svena di Dio».

180.9

Poi torna da Giovanni, che piange col capo sul tavolo, e dice: «Parla, con ordine. Io pure soffro. Era il mio sangue ed il mio Precursore».

«Non ho visto che i discepoli, parte di essi, costernati e furenti contro il traditore. Gli altri hanno accompagnato Giovanni verso la sua prigione per essergli vicino nella morte».

«Ma non è ancora morto… l’altra volta poté fuggire», cerca di confortare lo Zelote che vuole molto bene a Giovanni.

«Non è ancora morto. Ma morirà», risponde Giovanni.

«Sì. Morirà. Egli lo sa come Io lo so. Nulla e nessuno lo salverà questa volta. Quando? Non so. So che vivo non uscirà dalle mani di Erode».

«Sì, di Erode. Senti. Egli è andato verso quella gola da cui noi pure passammo al ritorno in Galilea, fra l’Ebal e il Garizim, perché gli fu detto dal traditore: “Il Messia è morente per un assalto di nemici. Ti vuole vedere per affidarti un segreto”. E lui è andato col traditore e con qualche altro. Nell’ombra del vallone erano gli armati di Erode e lo hanno preso. Gli altri sono fuggiti portando la notizia ai discepoli rimasti presso Ennon. Erano appena venuti quando giunsi io con la Madre. E quello che è orribile è che era uno delle nostre città… e che sono stati[4] i farisei di Cafarnao alla testa del complotto per prenderlo. Erano stati da lui dicendo che Tu eri stato loro ospite e che da lì partivi per la Giudea… Non sarebbe uscito dal suo rifugio altro che per Te…».

180.10

Un silenzio di tomba succede alla narrazione di Giovanni.

Gesù sembra svenato, cogli occhi di un azzurro cupissimo e come appannati. Sta a capo chino, la mano ancora sulla spalla di Giovanni, e la mano è scossa da un lieve tremito. Nessuno osa parlare.

Gesù rompe il silenzio: «Andremo in Giudea da altra via.

Ma domani devo andare a Cafarnao. Al più presto. Riposate. Io salgo fra gli ulivi. Ho bisogno di essere solo». Ed esce senza aggiungere altro.

«Va certo a piangere», mormora Giacomo d’Alfeo.

«Seguiamolo, fratello», dice Giuda Taddeo.

«No. Lasciatelo piangere. Solo usciamo piano, in ascolto.

Temo insidia da per tutto», risponde lo Zelote.

«Sì. Andiamo. Noi pescatori sulla riva. Se qualcuno viene dal lago lo vedremo. Voi per gli ulivi. È certo al suo solito posto, presso il noce. All’alba prepareremo le barche per andare presto. Quei serpenti! Eh! l’ho detto io! Di’, ragazzo? Ma… la Madre è proprio in sicuro?».

«Oh, sì! Anche i pastori discepoli di Giovanni sono andati con Lei. Andrea… non lo vedremo più il nostro Giovanni!».

«Taci! Taci! Mi sembra il canto del cuculo… Uno precede l’altro e… e…».

«Per l’Arca santa! Tacete! Se parlate ancora di sventura al Maestro, comincio da voi a farvi assaggiare il sapore del mio remo sulle reni!», urla Pietro inferocito. «Voi», dice poi a quelli che restano per gli ulivi, «prendete dei bastoni, dei grossi rami, là nella legnaia ce ne sono, e spargetevi armati. Il primo che si accosta a Gesù per nuocergli sia morto».

«Discepoli! Discepoli! Bisogna essere cauti coi nuovi!», esclama Filippo.

Il nuovo discepolo si sente ferito e chiede: «Dubiti di me? Egli mi ha scelto e voluto».

«Non di te. Ma di quelli che sono scribi e farisei e dei loro adoratori. Da lì verrà la rovina, credetelo».

Escono e si spargono chi per le barche, chi fra gli ulivi delle colline, e tutto ha termine.

Dettaglio

Nei capitoli precedenti, Giovanni di Zebedeo avrebbe accompagnato la Vergine a Hennon per vedere Giovanni.

Annotazione

"Tua madre sta bene, ma è in lacrime come me, come tante persone, e ti prega di non venire lungo il Giordano dalla nostra parte. (...) " Andremo in Giudea per un'altra strada". Gesù conferma in EMV 187,3 di rispettare il desiderio della madre e ne parla nuovamente a Maria in EMV 198,1/2.

Eravamo arrivati all'ora sesta ed era stato catturato al canto del gallo... Gallicinium, "il canto del gallo", corrisponde all'ultimo turno di guardia: dalle 3 alle 6 del mattino.

"Da uno dei suoi discepoli...". Questo fatto, che non sembra essere menzionato in nessuna tradizione, indica che anche il Precursore fu tradito da uno dei suoi discepoli.

Io non tradirò mai. Ma se mi sentissi così debole da poterlo fare, mi ucciderei. È meglio che essere l'assassino di Dio. Questo è il germe dell'idea del suicidio, che Giuda metterà in pratica dopo il suo tradimento (EMV 605,1/13).

Sì, morirà. Lo sa lui, come lo so io. Gesù non l'aveva nascosto a Giovanni stesso quando lo visitò (EMV 148,2). La morte del Battista è annunciata in EMV 270,7.

Si diresse verso la gola che anche noi abbiamo attraversato tornando in Galilea. È stato durante l'incontro con la samaritana Fotinai in EMV 143,4.

I farisei di Cafarnao erano a capo del complotto per catturarlo. Probabilmente furono Gioacchino ed Elia di Cafarnao a organizzare questo complotto (cfr. EMV 182,1).

Non avrebbe lasciato il suo rifugio per nessun altro se non per voi ... Enon (o Hennon), al confine tra Decapoli e Samaria, era fuori dalla giurisdizione di Erode. Giovanni era al sicuro lì.