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Note del tema

Persone ricche, influenti o potenti

Pagina 21 di 25

Comfort di lettura

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EMR 198.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ho visto Giuseppe d’Arimatea, Lazzaro. Lunedì viene qui con degli amici».

«Oh! allora quel giorno sei mio!».

«Sì. Viene per stare insieme, ma anche per combinare per una cerimonia che si riflette a Jabé. Giovanni, porta il bambino sulla terrazza. Si divertirà».

Giovanni di Zebedeo, ubbidiente sempre, si alza subito dal suo posto, e dopo poco si sente il cinguettio del bambino e le sue piccole pedate sulla terrazza che cinge la casa.

«Il bambino», spiega Gesù alla Madre, agli amici, alle donne, fra cui è Marta, che ha volato per non perdere un minuto di gioia presso il Maestro, «è nipote di un contadino di Doras. Sono passato da Esdrelon…».

«È vero che i campi sono una desolazione e che li vuole vendere?».

«Una desolazione lo sono. Della vendita non so. Un contadino di Giocana me ne ha accennato. Ma non so se è cosa sicura».

«Se li vendesse… li comprerei volentieri per avere un asilo per Te anche in mezzo a quel nido di serpenti».

«Non credo che ci riuscirai. Giocana è pronto a prenderli».

«Vedremo… Ma continua il racconto. Che contadini sono?

Quelli di prima li ha tutti sparsi».

«Sì. Questi vengono dalle sue terre di Giudea, almeno il vecchio che è parente del bambino. Il bambino era tenuto nel bosco, come un animale selvatico, perché Doras non lo scorgesse… e vi è dall’inverno…».

«Oh! povero bambino! Ma perché?». Le donne sono tutte commosse.

«Perché suo padre e sua madre sono rimasti sepolti dalla frana nei pressi di Emmaus. Tutti: padre, madre, fratellini. Lui è vissuto perché non era in casa. Lo hanno condotto dal vecchio padre. Ma che poteva un contadino di Doras? Tu, Isacco, hai parlato di Me come di un salvatore, anche per questo caso».

«Ho fatto male, Signore?», chiede umilmente Isacco.

«Hai fatto bene. Dio lo voleva. Il vecchio mi ha dato il bambino, che deve anche divenire maggiorenne in questi giorni».

«Oh! miserello! Così piccolo a dodici anni?! Il mio Giuda era alto quasi il doppio a quell’età… E Gesù? Che fiore!», dice Maria d’Alfeo.

E Salome: «Anche i miei figli erano ben più forti!».

Marta mormora: «Veramente è ben piccolino! Credevo non avesse ancora dieci anni».

«Eh! la fame è brutta! E la deve avere fatta da quando fu al mondo. Ora poi… Cosa gli doveva dare il vecchio, se là si muore tutti di fame?», dice Pietro.

«Sì, ha molto sofferto. Ma è molto buono e intelligente. L’ho preso per consolare il vecchio e il bambino».

EMR 198.9 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Isacco racconta quanto ha potuto sapere del Battista. C’è chi lo dice in Macheronte e chi a Tiberiade. I discepoli non sono ancora tornati… «Ma non lo avevano seguito?».

«Sì. Ma presso Doco i catturatori traversarono il fiume col prigioniero e non si sa se poi sono risaliti al lago o scesi a Macheronte. Giovanni, Mattia e Simeone si sono sguinzagliati per sapere e non lo abbandoneranno certo».

«E tu, Isacco, non mi abbandonerai certo questo nuovo discepolo. Per ora sta con Me. Voglio faccia la Pasqua con Me».

«Io la farò in Gerusalemme, in casa di Giovanna. Mi ha visto e mi ha offerto una stanza per me e i compagni. Vengono tutti, quest’anno. E saremo con Gionata».

«Anche quelli del Libano?».

«Anche. Ma non potranno forse venire i discepoli di Giovanni».

«Vengono quelli di Giocana, lo sai?».

«Davvero? Starò alla porta, presso i sacerdoti che immolano. Li vedrò e li porterò con me».

«Attendili proprio per l’ultima ora. Non hanno che tempo misurato. Ma hanno l’agnello».

«Io pure. Splendido. Me lo ha dato Lazzaro. Immoleremo questo, e l’altro, il loro, servirà loro per il ritorno».

Annotazione

I pastori del Libano, cioè Daniele e Beniamino.

EMR 199.1-3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La mattinata splendida invita veramente a passeggiare lasciando i letti e le case, e gli abitanti della casa dello Zelote, come tante api al primo sole, sorgono molto presto ed escono a respirare l’aria pura nel frutteto di Lazzaro che circonda la casetta ospitale. Presto si aggiungono anche quelli che sono ospitati da Lazzaro, ossia Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Andrea e Giacomo di Zebedeo. Il sole entra festoso per tutte le finestre e porte spalancate, e le stanze, semplici e linde, si ve stono di una tinta d’oro che avviva i colori delle vesti e fa più lucenti i colori dei capelli e delle pupille.

Maria d’Alfeo e Salome sono intente a servire questi uomini dal gagliardo appetito. Maria invece sta sorvegliando un servo di Lazzaro che mette in ordine i capellucci di Margziam pareggiandoli con più sapienza di quanto non avesse fatto il suo primo parrucchiere.

«Per ora così», dice il servo. «Poi, quando avrai offerto a Dio le tue chiome di bambino, te li raccorcerò per bene. Viene il caldo e starai meglio senza capelli sul collo. E ti si rinforzeranno. Sono aridi e friabili, trascurati. Lo vedi, Maria? Hanno bisogno di cure. Ora li ungo per tenerli al posto. Senti, bambino, che buon odore? È l’olio che usa Marta. Mandorla, palma e midollo del più fino con essenza rara. Fa molto bene. La mia padrona ha detto di tenere questo vasetto per il bambino. Oh!

ecco! Ora sembri il figlio del re», e il servo, che forse è il barbiere della casa di Lazzaro, dà un buffetto sulla guancia di Margziam, saluta Maria e se ne va soddisfatto.

«Vieni che ti vesto», dice Maria al bambino, che per ora ha unicamente una tunichella a maniche corte; credo sia la camicia o quanto a quei tempi ne faceva funzione. E per la finezza del lino comprendo che faceva parte del corredo di Lazzaro bambino. Maria leva l’asciugatoio in cui era quasi fasciato Marjziam e lo riveste della sottoveste di lino increspata alla radice del collo e ai polsi, e della sopraveste rossa, di lana, dall’ampia scollatura e dalle ampie maniche. Il lino splendente esce candidissimo dalla scollatura e dalle maniche della stoffa rossa e opaca. La mano di Maria deve aver provveduto nella notte a regolare la lunghezza della veste e delle maniche, e ora va tutto bene, specie quando Maria gli cinge la vita colla morbida fascia della cintura terminata in un fiocco di lana bianca e rossa. Il bambino non sembra più il povero esserino di pochi giorni or sono.

«Ora vai a giocare, senza sporcarti, mentre io mi preparo», dice Maria accarezzandolo. E il bambino esce, saltellando contento, a cercare i suoi grandi amici.

199.2

Il primo a vederlo è Tommaso: «Ma come sei bello! Di nozze! Mi fai scomparire», dice il sempre allegro Tommaso, grassoccio, tranquillo. E lo prende per mano dicendo: «Vieni che andiamo dalle donne. Ti cercavano per darti l’imbeccata».

Entrano nella cucina e Tommaso fa sobbalzare le due Marie curve sui fornelli gridando col suo vocione: «C’è qui un giovanotto che vi desidera», e ridendo presenta il bambino che si era nascosto dietro la robusta persona.

«Oh! caro! Ma vieni che ti do un bacio! Guarda, Salome, come sta bene!», esclama Maria d’Alfeo.

«Davvero! Ora ha solo bisogno di farsi più robusto. Ma ci penserò io. Vieni che ti bacio anche io», risponde Salome.

«Ma Gesù lo affida ai pastori…», obbietta Tommaso.

«Neanche per idea! In questo il mio Gesù sbaglia. Cosa volete fare e saper fare voi uomini? Litigare – perché, sia detto per caso, siete piuttosto litigiosi… come capretti che si amano ma si danno cornate – mangiare, parlare, avere mille bisogni, e pretendere dal Maestro tutta l’attenzione su di voi… altrimenti sono bronci… I bambini hanno bisogno delle mamme.

Non è vero… come ti chiami?».

«Marjziam».

«Ah! già! Ma benedetta la mia Maria! Poteva metterti un nome più facile!».

«È quasi come il suo!», esclama Salome.

«Sì. Ma il suo è più semplice. Non ci sono quelle tre lettere al centro… Tre sono troppe…».

È entrato l’Iscariota e dice: «Ha messo il nome esatto nel suo significato, secondo l’antica lingua incorrotta».

«Va bene. Ma è difficile, e io ne levo una e dico Marziam. È più facile e non cascherà il mondo per questo. Vero, Simone?».

Pietro, che sta passando davanti alla finestra parlando con Giovanni di Endor, si affaccia e dice: «Che vuoi?».

«Dicevo che io il bambino lo chiamo Marziam. È più facile».

«Hai ragione, donna. Se la Madre me lo permette, lo chiamo anche io così. Ma come stai bene! Però anche io, eh? Guardate!». Infatti è tutto spazzolato, sbarbato sulle guance, con capelli e barba regolati, unti, la veste senza sgualciture, i sandali che sembrano nuovi tanto sono mondi e lucidati con non so che. Le donne lo ammirano ed egli ride contento.

Il bambino ha finito il suo pasto ed esce per andare dal suo grande amico, che egli chiama sempre: «Padre».

199.3

Ecco Gesù che viene dalla casa di Lazzaro insieme allo stesso, e al bambino che gli corre incontro dice: «La pace fra noi, Marjziam. Diamoci il bacio di pace».

Lazzaro, salutato dal bambino, lo carezza e gli dà un dolcetto.

Tutti si riuniscono intorno a Gesù. Anche Maria, rivestita di una veste di lino color turchese su cui è drappeggiato il mantello più scuro, viene verso suo Figlio sorridendo.

«Possiamo andare, allora», dice Gesù. «Tu, Simone, colla Madre mia e il bambino, se proprio vuoi spendere anche ora che Lazzaro ha provveduto».

«Ma certo! E poi… potrò dire di avere potuto per una volta camminare al fianco di tua Madre. Grande onore».

«E allora vai. Tu, Simone, mi accompagnerai dai tuoi amici lebbrosi…».

«Davvero, Maestro? Allora se permetti vado avanti di corsa, a radunarli… Mi raggiungerai. Tanto lo sai dove sono…».

«Va bene. Vai. Gli altri facciano quello che credono. Siete tutti liberi fino a mercoledì mattina. All’ora di terza tutti alla porta Dorata».

«Io vengo con Te, Maestro», dice Giovanni.

«Io pure», dice Giacomo suo fratello.

«Ed anche noi», dicono i due cugini.

«Vengo anche io», dice Matteo e con lui lo dice Andrea.

«E io? Vorrei venire anche io… ma se vado per le spese non posso venire…», dice Pietro, preso fra due voglie.

«Si può fare. Prima si va dai lebbrosi, intanto mia Madre col bambino va in una casa amica di Ofel. Poi la raggiungiamo e tu vai con Lei, mentre Io e gli altri andiamo da Giovanna. Ci riuniremo al Getsemnì per il cibo, e poi verso il tramonto torneremo qui».

«Io, se permetti, vado da alcuni amici…», dice Giuda Iscariota.

«Ma l’ho detto. Fate quello che credete».

«Allora io andrò dai parenti. Forse è già venuto mio padre.

Se c’è te lo conduco», dice Tommaso.

«Noi due, che dici Filippo? Si potrebbe andare da Samuele».

«Ben detto», risponde questo a Bartolomeo.

«E tu, Giovanni?», chiede Gesù all’uomo di Endor. «Preferisci rimanere qui per sistemare i tuoi libri o venire con Me?».

«Veramente preferirei venire con Te… I libri… mi piacciono già meno. Preferisco leggere Te, Libro vivente».

«Allora vieni. Addio, Lazzaro, a…».

«Ma vengo anche io. Le gambe stanno un poco meglio e ti lascerò, dopo i lebbrosi, andando al Getsemnì ad attenderti».

«Andiamo. La pace a voi, donne».

Fino alle vicinanze di Gerusalemme stanno tutti uniti. Poi si separano, andando l’Iscariota per conto suo, entrando in città probabilmente da quella porta che è verso la torre Antonia; mentre Tommaso, con Filippo e Natanaele, fanno ancora qualche decina di metri con Gesù e i compagni e poi entrano in città dal sobborgo di Ofel, insieme a Maria e al bambino.

Annotazione

"Come ti chiami?

- Marziam.

- Capisco! Ma la mia benedetta Maria avrebbe potuto darti un nome più facile!

- È quasi il suo! esclama Salomé.

- Sì, ma il suo è più semplice. Non ha quelle tre consonanti in mezzo... Tre sono troppe...". MaRGZiam, semplificato in Marziam nella nuova traduzione in linea con quanto dicono Marie d'Alphée e Pierre nel resto del testo.

"Prese il nome esatto per quello che significava, in accordo con la lingua antica". Ebraico, senza dubbio, poiché l'aramaico (una lingua strettamente correlata) era diventato la lingua comune al tempo di Gesù. Questa vicinanza è perfettamente colta nella riflessione di Salomè. Conosciamo questa vicinanza anche dalla preghiera di Gesù sulla croce: Elôi, elôi, lama sabachthani, una citazione aramaica che è leggermente diversa in Matteo 27,46 e in Marco 15,34. Questa vicinanza non esclude comunque delle differenze, poiché il capitolo 8 del libro di Neemia riferisce che gli esuli che tornavano a Gerusalemme sentivano leggere la Torah "nella lingua antica", ma non la capivano: bisognava tradurla.

Tu, Simone, mi accompagnerai dai tuoi amici lebbrosi ... Simone lo Zelota è un ex lebbroso, guarito da Gesù.

Siete tutti liberi fino a mercoledì mattina. All'ora della tregua, tutti si recano alla Porta d'Oro. Questa porta conduce direttamente al Tempio da Betania e dal Getsemani.

Nel frattempo, mia Madre e il bambino vanno in una casa amica a Ophel. Questo quartiere si trova a sud del Tempio e quindi a est della città.

Cosa ne pensi, Filippo, del fatto che noi due andiamo a casa di Samuele? Probabilmente Samuele, il fidanzato di Annalia.

Probabilmente entra in città dalla porta vicino alla Torre Antonia. La porta dei Pesci.

EMR 199.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ecco Gesù che viene dalla casa di Lazzaro insieme allo stesso, e al bambino che gli corre incontro dice: «La pace fra noi, Marjziam. Diamoci il bacio di pace».

Lazzaro, salutato dal bambino, lo carezza e gli dà un dolcetto.

Tutti si riuniscono intorno a Gesù. Anche Maria, rivestita di una veste di lino color turchese su cui è drappeggiato il mantello più scuro, viene verso suo Figlio sorridendo.

«Possiamo andare, allora», dice Gesù. «Tu, Simone, colla Madre mia e il bambino, se proprio vuoi spendere anche ora che Lazzaro ha provveduto».

«Ma certo! E poi… potrò dire di avere potuto per una volta camminare al fianco di tua Madre. Grande onore».

«E allora vai. Tu, Simone, mi accompagnerai dai tuoi amici lebbrosi…».

«Davvero, Maestro? Allora se permetti vado avanti di corsa, a radunarli… Mi raggiungerai. Tanto lo sai dove sono…».

«Va bene. Vai. Gli altri facciano quello che credono. Siete tutti liberi fino a mercoledì mattina. All’ora di terza tutti alla porta Dorata».

«Io vengo con Te, Maestro», dice Giovanni.

«Io pure», dice Giacomo suo fratello.

«Ed anche noi», dicono i due cugini.

«Vengo anche io», dice Matteo e con lui lo dice Andrea.

«E io? Vorrei venire anche io… ma se vado per le spese non posso venire…», dice Pietro, preso fra due voglie.

«Si può fare. Prima si va dai lebbrosi, intanto mia Madre col bambino va in una casa amica di Ofel. Poi la raggiungiamo e tu vai con Lei, mentre Io e gli altri andiamo da Giovanna. Ci riuniremo al Getsemnì per il cibo, e poi verso il tramonto torneremo qui».

«Io, se permetti, vado da alcuni amici…», dice Giuda Iscariota.

«Ma l’ho detto. Fate quello che credete».

«Allora io andrò dai parenti. Forse è già venuto mio padre.

Se c’è te lo conduco», dice Tommaso.

«Noi due, che dici Filippo? Si potrebbe andare da Samuele».

«Ben detto», risponde questo a Bartolomeo.

«E tu, Giovanni?», chiede Gesù all’uomo di Endor. «Preferisci rimanere qui per sistemare i tuoi libri o venire con Me?».

«Veramente preferirei venire con Te… I libri… mi piacciono già meno. Preferisco leggere Te, Libro vivente».

«Allora vieni. Addio, Lazzaro, a…».

«Ma vengo anche io. Le gambe stanno un poco meglio e ti lascerò, dopo i lebbrosi, andando al Getsemnì ad attenderti».

«Andiamo. La pace a voi, donne».

Fino alle vicinanze di Gerusalemme stanno tutti uniti. Poi si separano, andando l’Iscariota per conto suo, entrando in città probabilmente da quella porta che è verso la torre Antonia; mentre Tommaso, con Filippo e Natanaele, fanno ancora qualche decina di metri con Gesù e i compagni e poi entrano in città dal sobborgo di Ofel, insieme a Maria e al bambino.

Annotazione

Tu, Simone, mi accompagnerai dai tuoi amici lebbrosi... Simone lo Zelota è un ex lebbroso, guarito da Gesù.

Siete tutti liberi fino a mercoledì mattina. All'ora della tregua, tutti si recano alla Porta d'Oro. Questa porta conduce direttamente al Tempio da Betania e dal Getsemani.

Nel frattempo, mia Madre e il bambino vanno in una casa amica a Ophel. Questo quartiere è a sud del Tempio e quindi a est della città.

Cosa ne pensi, Filippo, del fatto che noi due andiamo a casa di Samuele? Probabilmente Samuele, il fidanzato di Annalia.

Probabilmente entra in città dalla porta vicino alla Torre Antonia. La porta dei Pesci.

EMR 199.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ed ora andiamo a Ben Hinnom», dice Gesù.

«Maestro… io vorrei venire. Ma comprendo che non posso.

Vado al Getsemani», dice Lazzaro.

«Vai, vai, Lazzaro. La pace sia con te».

Mentre Lazzaro lentamente si avvia, Giovanni apostolo dice: «Maestro, io lo accompagno. Fa fatica e la stradetta non è molto buona. Poi ti raggiungo a Ben Hinnom».

«Vai pure. Andiamo».

Dettaglio

Gesù ha appena guarito alcuni lebbrosi nei sepolcri di Siloan.

EMR 199.6-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

« Andiamo ora da Giovanna…»… 199.7 …E di nuovo siamo, a sera, nella casetta di Betania.

Dettaglio

Episodio non dettagliato.

Parole chiave

EMR 200.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ancora qualche tempo, poi salgono in gruppo gli apostoli col bambino e Giovanni di Endor. Li seguono le donne con le pietanze e i lumi. Ultimo viene Lazzaro con Simone.

Appena entrano nella stanza esclamano: «Ah! ma veniva di qui!!!», e fiutano l’aria satura di profumo di rose, satura nonostante le porte spalancate. «Ma chi ha profumato così questa stanza? Marta forse?», chiedono in molti.

«Mia sorella non si è mossa di casa, oggi, dopo le mense», risponde Lazzaro.

«E chi allora? Qualche satrapo assiro?», scherza Pietro.

«L’amore di una redenta», dice serio Gesù.

«Poteva risparmiarsi questo inutile sfoggio di redenzione e dare quanto ha speso per i poveri. Sono tanti e sanno che noi diamo. Io non ho più un picciolo», dice irritato l’Iscariota. «E dobbiamo comperare l’agnello, affittare la stanza per il Cenacolo e…».

«Ma vi ho offerto tutto io…», dice Lazzaro.

«Non è giusto. Perde il bello, il rito. La Legge dice: “Prenderai l’agnello per te e la tua casa”. Non dice: “Accetterai l’agnello”».

Bartolomeo si volta di scatto, apre la bocca, ma poi la chiude. Pietro diviene cremisi nello sforzo di tacere. Ma lo Zelote, che è in casa sua, sente di poter parlare e dice: «Queste sono sottigliezze rabbiniche… Ti prego di lasciarle perdere e di conservare, in cambio, rispetto al mio amico Lazzaro».

«Bravo, Simone!». Pietro scoppia se non parla. «Bravo! Mi pare anche che ci si dimentichi un poco troppo che solo il Maestro ha diritto di insegnare…». Pietro dice quel «ci si dimentichi» con uno sforzo eroico per non dire: «che Giuda dimentica».

«È vero… ma… sono nervoso, ecco. Scusa, Maestro».

«Sì. E anche ti rispondo. La gratitudine è una grande virtù.

Io sono grato a Lazzaro. Come quella redenta fu grata a Me. Io spargo su Lazzaro il profumo della mia benedizione, anche per quelli, fra i miei apostoli, che non lo sanno fare, Io, capo di voi tutti. La donna ha sparso ai miei piedi il profumo della sua gioia di salvata. Ha riconosciuto il Re, ed è venuta al Re, prima di molti altri sui quali il Re ha effuso molto più amore che non su di lei. Lasciatela fare senza criticarla. Non potrà essere presente alla mia acclamazione, né alla mia unzione. La sua croce è già sulla sua spalla. Pietro, tu hai detto se era venuto qui un satrapo assiro. In verità ti dico che neppure l’incenso dei Magi, tanto puro e prezioso, era più soave di questo, più prezioso di questo. L’essenza è stemperata nel pianto, e per questo è così acuta: l’umiltà sostiene l’amore e lo rende perfetto. Sediamo a mensa, amici…».

E con l’offerta del cibo cessa la visione.

Dettaglio

Aglaia si presentò a Gesù e versò del profumo nella stanza come segno della sua conversione. Quando gli apostoli salirono al piano superiore, lei era già uscita.

Annotazione

Libro dell'Esodo 12, 3

Es 12, 3: Parlate a tutta la comunità d'Israele e dite: Il decimo giorno di questo mese ognuno prenda un agnello per ogni famiglia, un agnello per ogni casa.

EMR 201.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Deve essere la mattina del mercoledì perché la comitiva degli apostoli e delle donne, preceduta da Gesù e Maria col piccolo fra di loro, si avvicina alla porta dei Pesci. Con loro è anche Giuseppe d’Arimatea che, fedele alla parola data, è andato loro incontro.

Gesù cerca con lo sguardo il milite Alessandro, ma non lo vede.

«Neanche oggi vi è. Vorrei sapere che ne è stato…».

Ma la folla è tanta che non c’è modo di rivolgersi ai soldati, e sarebbe forse anche imprudente, perché i giudei sono più intransigenti che mai nella imminenza della festa e con il rancore per la cattura del Battista, di cui fanno complice anche Pilato e i suoi satelliti. Comprendo tutto questo per gli epiteti e i battibecchi che continuamente si accendono alla porta fra i militi e i cittadini, e gli insulti… pittoreschi e non parlamentari che scoppiettano ad ogni momento come il fuoco di una girandola perpetua.

Le donne di Galilea ne sono scandalizzate e si avvolgono più strette che mai nei loro veli e nei loro mantelli. Maria arrossisce, ma procede sicura, dritta come una palma, guardando suo Figlio, il quale, di suo, non tenta neppure di cercare di fare ragionare gli esaltati ebrei né di consigliare pietà ai soldati verso gli ebrei. E dato che qualche epiteto poco bello va anche al gruppo dei galilei, Giuseppe d’Arimatea viene avanti, presso Gesù, e la folla, che lo conosce, tace per rispetto di lui.

La porta dei Pesci è finalmente superata e questo fiume di popolo che a ondate si riversa in città, mescolato ad asini e a mandre, si dilaga per le vie…

EMR 201.2-3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Eccoci, Maestro!», saluta Tommaso che è con Filippo e Bartolomeo al di là della porta.

«Giuda non c’è?», «Perché qui?», chiedono in diversi.

«No. Noi siamo qui dal primo mattino per tema che Tu anticipassi la venuta. Ma lui non si è visto. Io ieri l’ho incontrato, era con Sadoc lo scriba, sai, Giuseppe? Quello vecchio, magro, con la verruca sotto l’occhio. E c’erano anche altri… giovani, questi. Gli ho gridato: “Ti saluto, Giuda”. Ma non mi ha risposto fingendo di non conoscermi. Ho detto: “Ma che ha costui?” e gli sono andato dietro per qualche metro. Si è separato da Sadoc, col quale pareva un levita, e se ne è andato con gli altri della sua età che… non erano certo dei leviti… E ora non c’è… E lo sapeva che avevamo deciso di venire qui!».

Filippo non dice nulla. Bartolomeo stringe le labbra fino ad annullarle quasi per fare barriera al giudizio che gli sale dal cuore.

«Bene, bene! Andiamo lo stesso! Non piangerò di certo per la sua assenza», dice Pietro.

«Attendiamo ancora per un poco. Può essere stato trattenuto per via», dice serio Gesù.

Si addossano al muro dalla parte dell’ombra, le donne in gruppo, gli uomini in un altro gruppo.

Sono tutti in vesti solenni. Pietro, poi, è proprio di lusso. Sfoggia un copricapo nuovissimo, candido come neve e tenuto da un gallone ricamato in rosso e oro. Ha la sua migliore veste color granata scurissimo, abbellita da una cintura nuova come è il gallone del copricapo, e da essa pende il coltello a guaina come un pugnale, dalla impugnatura bulinata e il fodero di ottone tutto traforato, attraverso al quale luccica il ferro tersissimo della lama. Anche gli altri sono su per giù tutti così armati. Solo Gesù è senza armi, in veste di lino candidissima e col mantello azzurro fiordaliso, che certo Maria gli ha tessuto nell’inverno. Marjziam è vestito di un rosso pallido con un gallone in tinta più scura al collo, alla balza e ai polsi, e uguale gallone ricamato è all’altezza della cintura e ai bordi del mantello, che però il bambino tiene piegato sul braccio, e se lo carezza contento, alzando di tanto in tanto un visetto per metà ridente e per metà preoccupato… Anche Pietro ha in mano un involto che tiene con cura.

201.3

Passa del tempo… e Giuda non viene.

«Non si è degnato…», brontola Pietro e forse direbbe di più, ma l’apostolo Giovanni dice: «Forse ci aspetta alla porta Dorata…».

Vanno al Tempio. Ma Giuda non c’è.

Giuseppe d’Arimatea non pazienta oltre. Dice: «Andiamo». Marjziam diventa un poco pallido e bacia Maria dicendo:

«Prega!… prega!…».

«Sì, caro. Non avere paura. Sai tanto bene…».

Marjziam si attacca allora a Pietro. Stringe nervosamente la mano di Pietro e, non sentendosi ancora sicuro, vorrebbe la mano di Gesù.

«Io non vengo, Marjziam. Vado a pregare per te. Ci vedremo dopo».

«Non vieni? Perché, Maestro?», dice stupito Pietro.

«Perché è meglio così…». Gesù è molto serio, direi triste. E termina: «Giuseppe, che è giusto, non può che approvare il mio atto».

Infatti Giuseppe non ribatte parola e col suo silenzio, e con un sospiro eloquente, conferma.

«Allora… andiamo…». Pietro è un poco afflitto.

Marjziam si attacca allora a Giovanni. E vanno, preceduti da Giuseppe che è di continuo salutato con profondi inchini. Con loro vanno Simone e Tommaso. Gli altri restano con Gesù.

EMR 201.3-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Andiamo». Marjziam diventa un poco pallido e bacia Maria dicendo:

«Prega!… prega!…».

«Sì, caro. Non avere paura. Sai tanto bene…».

Marjziam si attacca allora a Pietro. Stringe nervosamente la mano di Pietro e, non sentendosi ancora sicuro, vorrebbe la mano di Gesù.

«Io non vengo, Marjziam. Vado a pregare per te. Ci vedremo dopo».

«Non vieni? Perché, Maestro?», dice stupito Pietro.

«Perché è meglio così…». Gesù è molto serio, direi triste. E termina: «Giuseppe, che è giusto, non può che approvare il mio atto».

Infatti Giuseppe non ribatte parola e col suo silenzio, e con un sospiro eloquente, conferma.

«Allora… andiamo…». Pietro è un poco afflitto.

Marjziam si attacca allora a Giovanni. E vanno, preceduti da Giuseppe che è di continuo salutato con profondi inchini. Con loro vanno Simone e Tommaso. Gli altri restano con Gesù.

201.4

Entrano nella sala dove entrò a suo tempo Gesù. Un giovane, che sta scrivendo in un angolo, si alza di scatto vedendo Giuseppe e si piega fino a terra.

«Dio sia con te, Zaccaria. Va’ a chiamare sollecitamente Asrael e Giacobbe».

Il giovane parte per tornare quasi subito con due rabbini, sinagoghi, scribi, che so? Due arcigni personaggi che spianano il loro sussiego solo davanti a Giuseppe. Dietro di loro entrano altri otto meno imponenti. Si siedono lasciando in piedi i postulanti, il d’Arimatea incluso.

«Che vuoi, Giuseppe?», chiede il più anziano.

«Presentare alla vostra sagacia questo figlio di Abramo che ha compito il tempo prescritto per entrare nella Legge e reggervisi da solo».

«Tuo parente?», e guardano stupiti.

«In Dio tutti parenti. Ma il fanciullo è orfano, e questo uomo, della cui onestà io mi faccio mallevadore, lo ha preso per suo, acciò il suo talamo non resti privo di discendenza».

«Chi è l’uomo? Risponda di suo».

«Simone di Giona, di Betsaida di Galilea, coniugato senza prole, pescatore per il mondo, figlio della Legge per l’Altissimo».

«E tu, galileo, ti assumi questa paternità? Perché?».

«È detto[1] nella Legge di avere amore all’orfano e alla vedova. Lo faccio».

«Può mai conoscere costui la Legge al punto di meritare di… Ma tu, fanciullo, rispondi. Chi sei?».

«Jabé Marjziam di Giovanni, delle campagne di Emmaus, nato dodici anni or sono».

«Giudeo dunque. È egli lecito che un galileo lo curi? Scrutiamo le leggi».

«Ma che sono? Lebbroso o maledetto?». Il sangue di Pietro inizia a bollire.

«Taci, Simone. Io parlo per lui. Vi ho detto che mi faccio di quest’uomo mallevadore. Lo conosco come fosse della mia casa. L’Anziano Giuseppe non proporrebbe mai una cosa contraria alla Legge e neppure alle leggi. Vogliate esaminare il fanciullo con giustizia e sollecitudine. Il cortile è pieno di fanciulli che attendono l’esame. Non siate lenti, per amore di tutti».

«Ma chi lo prova che il fanciullo è dodicenne e riscattato dal Tempio?».

«Lo puoi provare con le scritture. Noiosa ricerca ma che si può fare. Fanciullo, mi hai detto essere il primogenito?».

«Sì, signore. Puoi vederlo perché fui sacro al Signore e riscattato con le dovute decime».

«Cerchiamo allora queste notizie…», dice Giuseppe.

«Non serve», rispondono asciutti i due cavillosi.

201.5

«Vieni qui, fanciullo. Di’ il Decalogo». E il bambino lo dice sicuro.

«Dàmmi quel rotolo, Giacobbe. Leggi se sai».

«Dove, rabbi?».

«Dove vuoi. Dove ti cade l’occhio», dice Asrael.

«No. Qui. Dàmmi», dice Giacobbe. E apre fino a un punto il rotolo e poi dice: «Qui».

«“Allora egli disse loro in segreto: ‘Benedite il Dio del Cielo e dategli lode dinanzi a tutti i viventi, perché Egli ha usato con voi la sua misericordia. Certo è bene tenere nascosto il segreto del re, ma è però onorifico rivelare…’”».

«Basta! Basta! Cosa sono queste?», chiede Giacobbe indicando le frange del suo mantello.

«Le frange sacre, signore: le portiamo per ricordarci dei precetti del Signore altissimo».

«È lecito ad un israelita nutrirsi di ogni carne?…», chiede Asrael.

«No, signore. Ma solo di quelle che sono dichiarate monde».

«Dimmi i precetti…».

E docile il bambino attacca le litanie dei: «Non farai…».

«Basta, basta! per essere un galileo sa persino troppo. Uomo, tocca a te giurare che il figlio è maggiorenne».

Pietro, col miglior garbo di cui ancora dispone dopo tante sgarberie, pronuncia il suo discorsetto paterno: «Come voi avete osservato, il figlio mio, giunto alla età prescritta, è capace di guidarsi conoscendo la Legge, i precetti, le consuetudini, le tradizioni, le cerimonie, le benedizioni, le preghiere. Perciò, come avete constatato, può da me e da lui essere chiesta la maggiore età. Veramente ciò doveva essere detto prima da me; ma qui sono state violate, e non da noi galilei, le consuetudini, e fu interrogato il fanciullo prima del padre. Ma ora io vi dico: posto che lo avete ritenuto capace, da questo momento io non sono più responsabile delle sue azioni, né presso Dio né presso gli uomini».

«Passate nella sinagoga».

Il piccolo corteo passa nella sinagoga fra i volti arcigni dei rabbi che Pietro ha messo a posto.

Ritto di fronte ai leggii e alle lampade, Marjziam subisce il taglio dei capelli, che dalle spalle vengono raccorciati fino alle orecchie, e poi Pietro, che ha aperto il suo fagottino, ne leva una bella cintura di lana rossa, ricamata in giallo oro, e la stringe alla vita del fanciullo, e poi, mentre i sacerdoti legano alla fronte e al braccio delle striscioline di cuoio, Pietro si affanna ad appuntare al mantello, che Marziam gli ha passato, le frange sacre. Ed è ben commosso Pietro quando intona la lode al Signore!…

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La cerimonia è finita. Sgusciano fuori svelti e Pietro dice:

«Meno male! Non mi reggevo più! Hai visto, Giuseppe? Neppure hanno compito il rito. Non importa. Tu… tu, figlio mio, hai chi ti consacra… Andiamo a prendere un agnellino per il sacrificio di lode al Signore. Un agnellino caro come te. Io ti ringrazio, Giuseppe! Di’ anche tu “grazie” a questo grande amico. Senza di te ci trattavano male del tutto».

«Simone, io sono contento di essere stato utile ad un giusto tuo pari, e ti prego di venire nella mia casa di Bezeta per il banchetto. Con te tutti, è naturale».

«Andiamo a dirlo al Maestro. Per me… troppo onore!», dice umile Pietro, ma sfavilla di gioia.

Riattraversano le corti e gli atri fino al cortile delle donne, dove Marjziam è felicitato da tutte, e poi gli uomini passano nell’atrio degli israeliti dove è Gesù coi suoi. Si riuniscono tutti, in una composta comunione di felicità, e mentre Pietro va a sacrificare l’agnello si avviano per portici e cortili sino alla prima cinta.

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Come è felice Pietro col suo bambino, perfetto israelita ormai! Tanto da non vedere la ruga che taglia la fronte di Gesù. Tanto da non rilevare il silenzio piuttosto opprimente dei compagni. È soltanto nella sala della casa di Giuseppe – quando il bambino, alla richiesta di rito su quanto vuol fare in futuro, dichiara: «Sarò pescatore come il padre mio» – che, fra le lacrime, Pietro si sovviene e comprende… «Però… Giuda ci ha messo una goccia di veleno in questa festa… E Tu sei crucciato, Maestro… e gli altri sono tristi per questo. Perdonate tutti se io non ho visto prima… Ah! quel Giuda!…».

Il suo sospiro credo sia in tutti i cuori… Ma Gesù, per levare il veleno, si sforza di sorridere e dice: «Non te ne crucciare, Simone. Non manca che tua moglie alla festa… e Io pensavo anche a lei, così buona e sacrificata sempre. Ma presto avrà la sua gioia, inaspettata e chissà come bene accolta. Pensiamo al buono che è nel mondo. Vieni. Sicché Marjziam ha risposto per bene? Lo sapevo in anticipo…».

Giuseppe rientra dopo avere dato ordini ai servi. «Io vi ringrazio tutti», dice, «per avermi ringiovanito con questa cerimonia e per farmi l’onore di avere nella mia casa il Maestro, sua Madre, le parenti, e voi, cari condiscepoli. Venite nel giardino. Vi è aria, e i fiori…»; e tutto ha fine.