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Note della parola chiave

Giuda di Kerioth (apostolo)

Tema: L'entourage di Gesù · Pagina 24 di 28

Comfort di lettura

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EMR 206.1.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Alla presenza dei contadini di Giocana, di Isacco e molti discepoli, delle donne fra cui è Maria Ss. e Marta, e molti di Betania, Gesù parla. Tutti gli apostoli sono presenti. Il bambino, seduto di fronte a Gesù, non perde una parola. Il discorso deve essere iniziato da poco perché ancora viene della gente… Dice Gesù:

«…è per questo timore, che sento così vivo in molti, che voglio oggi proporvi una dolce parabola. Dolce per gli uomini di buona volontà, amara per gli altri. Ma costoro hanno il modo di abolire questo amaro. Divengano loro pure di buona volontà, e il rimprovero, suscitato dalla parabola nella coscienza, cesserà di essere. (...)

[Gesù racconta la parabola delle dieci vergini.]

Miei cari discepoli, Io non voglio indurvi a tremare di Dio, ma anzi ad avere fede nella sua bontà. Sia voi che restate, come voi che andate, pensate che, se farete ciò che fecero le vergini savie, sarete chiamati non solo a fare corteggio allo Sposo, ma, come per la fanciulla Ester, divenuta regina al posto di Vasti, sarete scelti ed eletti a spose, avendo lo Sposo “trovato in voi ogni grazia e favore sopra ogni altro”. Io vi benedico, voi che andate. Portate in voi e ai compagni questa mia parola. La pace del Signore sia sempre con voi».

Gesù si avvicina ai contadini per salutarli ancora, ma Giovanni di Endor gli sussurra: «Maestro, ormai c’è Giuda…».

«Non importa. Accompagnali al carro e fa’ ciò che ti ho detto di fare».

L’assemblea si scioglie lentamente. Molti parlano a Lazzaro… E questo si volge a Gesù che, lasciati i contadini, viene in quel senso e dice: «Maestro, prima che Tu ci lasci, parlaci ancora… Questo vogliono i cuori di Betania».

«La sera scende. Ma è placida e serena. Se volete riunirvi sui fieni falciati, Io vi parlerò prima di lasciare questo paese amico. Oppure domani, all’aurora. Perché è giunta l’ora del commiato».

«Più tardi! Questa sera!», urlano tutti.

«Come voi volete. Andate ora. Alla metà della prima vigilia vi parlerò»…

Annotazione

Se vi comporterete come vergini sagge, non solo sarete chiamate ad accompagnare lo Sposo, ma, come la giovane Ester, che divenne regina al posto di Vashti, sarete scelte ed elette come spose. Vashti - Vashti significa "amata" in persiano. Prima moglie di Assuero (= Serse, 486-465), re di Persia, che la ripudiò perché si rifiutò di partecipare a un banchetto (Ester 2, 1-18). Ester è citata anche in EMV 136,2 e EMV 414,1.

Parole chiave

EMR 206.8-9.14-17 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

…e instancabile infatti – mentre il sole scompare anche col ricordo del suo rosso, in un primo stridere di grilli, incerto, solitario – Gesù si avvia in mezzo ad un prato falciato da poco e su cui l’erbe morenti fanno un tappeto di acuta e morbida fragranza. Lo seguono gli apostoli, le Marie, Marta e Lazzaro con quelli della sua casa, Isacco coi discepoli, e direi tutta Betania. Fra i servi è il vecchione con la donna, i due che sul monte delle Beatitudini hanno trovato un conforto anche per i loro giorni.

Gesù si ferma a benedire il patriarca, che gli bacia piangendo la mano e che accarezza il bambino, che cammina a fianco di Gesù, dicendogli: «Te beato che lo puoi sempre seguire! Sii buono, sta’ attento, figlio. La tua è una gran ventura! Una gran ventura! Sul tuo capo è sospesa una corona… Oh! te beato!».

Quando tutti sono a posto Gesù inizia a parlare.

[Gesù racconta la parabola del re che celebra le nozze di suo figlio.]

(...) Alzatevi e andiamo al riposo. Io vi benedico, o cittadini di Betania, tutti. Io vi benedico e vi do la mia pace. E benedico te in particolare, Lazzaro, amico mio, e te, Marta. Benedico i miei discepoli antichi e nuovi che mando per il mondo a chiamare, a chiamare alle nozze del Re. Inginocchiatevi ché Io vi benedica tutti. Pietro, di’ l’orazione che vi ho insegnata, e dilla stando qui al mio fianco, in piedi, perché così va detta da chi a ciò è destinato da Dio».

L’assemblea si inginocchia tutta sul fieno, rimanendo in piedi solo Gesù nel suo abito di lino, alto e bellissimo, e Pietro nella sua veste marrone scuro, acceso di emozione, quasi tremante, che prega, con la sua voce non bella ma virile, andando adagio, per paura di sbagliare: «Padre nostro…».

Si sente qualche singhiozzo… di uomo, di donna… Marjziam, inginocchiato proprio davanti a Maria che gli tiene le manine congiunte, guarda con un sorriso d’angelo Gesù e dice piano: «Guarda, Madre, come è bello! E come è bello anche il padre mio! Sembra d’essere in Cielo… Ci sarà la mia mamma, qui, a vedere?».

E Maria, in un sussurro che finisce in un bacio, risponde:

«Sì, caro. Ella è qui. E impara la preghiera».

«E io? L’imparerò?».

«Ella la sussurrerà all’anima tua mentre tu dormi, ed io te la ripeterò di giorno».

Il bambino piega indietro la testolina bruna, sul petto di Maria, e sta così mentre Gesù benedice con la sempre solenne benedizione mosaica.

Poi tutti si alzano, andando ognuno alle proprie case; solo Lazzaro segue ancora Gesù, entrando con Lui nella casa di Simone per stare ancora con Lui. Entrano anche tutti gli altri. L’Iscariota si mette in un angolo semibuio, mortificato. Non osa stringersi a Gesù come fanno gli altri…

206.15

Lazzaro si felicita con Gesù. Dice: «Oh! mi duole di vederti partire. Ma sono più contento che se ti avessi visto andare via ieri l’altro!».

«Perché, Lazzaro?».

«Perché mi parevi tanto triste e stanco… Non parlavi, poco sorridevi… Ieri e oggi sei tornato il mio santo e dolce Maestro, e ciò mi dà tanta gioia…».

«Lo ero anche se tacevo…».

«Lo eri. Ma Tu sei serenità e parola. Noi vogliamo questo da Te. Beviamo a queste fonti la nostra forza. Ed ora queste fonti parevano disseccate. Era penosa la nostra sete… Tu vedi che anche i gentili se ne sono stupiti, e sono venuti a cercarle…».

L’Iscariota, a cui si era accostato Giovanni di Zebedeo, osa parlare: «Già, avevano domandato anche a me… Perché io stavo molto presso l’Antonia, sperando di vederti».

«Sapevi dove ero», risponde Gesù brevemente.

«Lo sapevo. Ma speravo che non avresti deluso chi ti attendeva. Anche i romani furono delusi. Non so perché hai agito così…».

«E sei tu che me lo chiedi? Non sei al corrente degli umori del Sinedrio, dei farisei, degli altri ancora, per Me?».

«Che? Avresti avuto paura?».

«No. Nausea.

206.16

Lo scorso anno, quando ero solo – uno solo contro tutto un mondo che neppur sapeva se ero profeta – ho mostrato di non avere paura. E tu sei un acquisto di quella mia audacia. Ho fatto sentire la mia voce contro tutto un mondo di urlatori; ho fatto sentire la voce di Dio ad un popolo che se l’era dimenticata; ho purificato la Casa di Dio dalle sozzure materiali che erano in essa, non sperando di ripulirla delle ben più gravi sozzure morali che in essa hanno nido, perché non ignoro il futuro degli uomini, ma per fare il mio dovere, per lo zelo della Casa del Signore eterno tramutata in una piazza vociante di barattieri, usurai e di ladri, e per scuotere dal torpore quelli che secoli di trascuratezza sacerdotale avevano fatto cadere in letargo spirituale. È stato lo squillo di raccolta al mio popolo per portarlo a Dio… Quest’anno sono tornato… E ho visto che il Tempio è sempre lo stesso… Che è peggio ancora. Non più spelonca di ladri, ma posto di congiura, e poi diverrà sede del Delitto, e poi lupanare, e poi, finalmente, sarà distrutto da una forza più potente di quella di Sansone, schiacciando una casta indegna di chiamarsi santa. Inutile parlare in quel luogo, nel quale, te lo ricordo, mi fu proibito di parlare. Popolo fedifrago! Popolo avvelenato nei suoi capi, che osa interdire che la Parola di Dio parli nella sua Casa! Mi fu proibito. Ho taciuto per amore dei minimi. Non è ancora l’ora di uccidermi. Troppi hanno bisogno di Me, e i miei apostoli non sono ancora forti per ricevere sulle loro braccia la mia prole: il Mondo. Non piangere, Madre; perdona, tu buona, al bisogno di tuo Figlio di dire, a chi vuole o può illudersi, la verità che Io so… Taccio… Ma guai a coloro per i quali Dio tace!… Madre, Marjziam, non piangete!… Ve ne prego. Nessuno pianga».

Ma in realtà piangono tutti più o meno dolorosamente.

Giuda, pallido come un morto nella sua veste gialla e rossa a righe, osa ancora parlare, con una voce piagnucolosa e ridicola: «Credi, Maestro, che io sono stupito e addolorato… Non so che vuoi dire… Io non so nulla… È vero che io non ho visto nessuno del Tempio. Ho rotto i contatti con tutti… Ma se Tu lo dici sarà vero…».

«Giuda!… Anche Sadoc non hai visto?».

Giuda china il capo borbottando: «È un amico… Come tale l’ho visto. Non come uno del Tempio…».

206.17

Gesù non gli risponde. Si volge a Isacco e a Giovanni di Endor, a cui fa ancora raccomandazioni inerenti al loro lavoro. Intanto le donne confortano Maria che piange e il bambino che piange nel vedere piangere Maria. Anche Lazzaro e gli apostoli sono rattristati.

Ma Gesù viene a loro. Ha ripreso il suo dolce sorriso e, mentre abbraccia la Madre e carezza il bambino, dice: «Ed ora vi saluto, voi che restate. Perché domani all’alba noi partiremo.

Addio, Lazzaro. Addio, Massimino. Giuseppe, Io ti ringrazio per ogni cortesia fatta a mia Madre e alle discepole nella attesa mia. Grazie di tutto. Tu, Lazzaro, benedici ancora Marta in mio nome. Presto ritornerò. Vieni, Madre, al riposo. Anche tu, Maria e Salome, se proprio volete venire voi pure».

«Certo che veniamo!», dicono le due Marie.

«Allora a letto. La pace a tutti. Dio sia con voi». Fa un gesto di benedizione ed esce tenendo per mano il bambino e abbracciata la Madre… La sosta a Betania è finita.

Annotazione

Tra i servi ci sono il vecchio e la donna, i due che, sul monte delle Beatitudini, hanno trovato conforto anche per la loro vita quotidiana. Ismaele e Sara di Betania.

EMR 206.15-17 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Lazzaro si felicita con Gesù. Dice: «Oh! mi duole di vederti partire. Ma sono più contento che se ti avessi visto andare via ieri l’altro!».

«Perché, Lazzaro?».

«Perché mi parevi tanto triste e stanco… Non parlavi, poco sorridevi… Ieri e oggi sei tornato il mio santo e dolce Maestro, e ciò mi dà tanta gioia…».

«Lo ero anche se tacevo…».

«Lo eri. Ma Tu sei serenità e parola. Noi vogliamo questo da Te. Beviamo a queste fonti la nostra forza. Ed ora queste fonti parevano disseccate. Era penosa la nostra sete… Tu vedi che anche i gentili se ne sono stupiti, e sono venuti a cercarle…».

L’Iscariota, a cui si era accostato Giovanni di Zebedeo, osa parlare: «Già, avevano domandato anche a me… Perché io stavo molto presso l’Antonia, sperando di vederti».

«Sapevi dove ero», risponde Gesù brevemente.

«Lo sapevo. Ma speravo che non avresti deluso chi ti attendeva. Anche i romani furono delusi. Non so perché hai agito così…».

«E sei tu che me lo chiedi? Non sei al corrente degli umori del Sinedrio, dei farisei, degli altri ancora, per Me?».

«Che? Avresti avuto paura?».

«No. Nausea.

206.16

Lo scorso anno, quando ero solo – uno solo contro tutto un mondo che neppur sapeva se ero profeta – ho mostrato di non avere paura. E tu sei un acquisto di quella mia audacia. Ho fatto sentire la mia voce contro tutto un mondo di urlatori; ho fatto sentire la voce di Dio ad un popolo che se l’era dimenticata; ho purificato la Casa di Dio dalle sozzure materiali che erano in essa, non sperando di ripulirla delle ben più gravi sozzure morali che in essa hanno nido, perché non ignoro il futuro degli uomini, ma per fare il mio dovere, per lo zelo della Casa del Signore eterno tramutata in una piazza vociante di barattieri, usurai e di ladri, e per scuotere dal torpore quelli che secoli di trascuratezza sacerdotale avevano fatto cadere in letargo spirituale. È stato lo squillo di raccolta al mio popolo per portarlo a Dio… Quest’anno sono tornato… E ho visto che il Tempio è sempre lo stesso… Che è peggio ancora. Non più spelonca di ladri, ma posto di congiura, e poi diverrà sede del Delitto, e poi lupanare, e poi, finalmente, sarà distrutto da una forza più potente di quella di Sansone, schiacciando una casta indegna di chiamarsi santa. Inutile parlare in quel luogo, nel quale, te lo ricordo, mi fu proibito di parlare. Popolo fedifrago! Popolo avvelenato nei suoi capi, che osa interdire che la Parola di Dio parli nella sua Casa! Mi fu proibito. Ho taciuto per amore dei minimi. Non è ancora l’ora di uccidermi. Troppi hanno bisogno di Me, e i miei apostoli non sono ancora forti per ricevere sulle loro braccia la mia prole: il Mondo. Non piangere, Madre; perdona, tu buona, al bisogno di tuo Figlio di dire, a chi vuole o può illudersi, la verità che Io so… Taccio… Ma guai a coloro per i quali Dio tace!… Madre, Marjziam, non piangete!… Ve ne prego. Nessuno pianga».

Ma in realtà piangono tutti più o meno dolorosamente.

Giuda, pallido come un morto nella sua veste gialla e rossa a righe, osa ancora parlare, con una voce piagnucolosa e ridicola: «Credi, Maestro, che io sono stupito e addolorato… Non so che vuoi dire… Io non so nulla… È vero che io non ho visto nessuno del Tempio. Ho rotto i contatti con tutti… Ma se Tu lo dici sarà vero…».

«Giuda!… Anche Sadoc non hai visto?».

Giuda china il capo borbottando: «È un amico… Come tale l’ho visto. Non come uno del Tempio…».

Gesù non gli risponde. Si volge a Isacco e a Giovanni di Endor, a cui fa ancora raccomandazioni inerenti al loro lavoro. Intanto le donne confortano Maria che piange e il bambino che piange nel vedere piangere Maria. Anche Lazzaro e gli apostoli sono rattristati.

EMR 207.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Lasciata Betania al primo riso dell’aurora, Gesù va verso Betlemme con sua Madre, Maria di Alfeo e Maria Salome, seguito dagli apostoli e preceduto dal bambino, che trova motivo di gioia da tutto quanto vede: le farfalle che si svegliano, gli uccellini che cantano o sbeccuzzano sul sentiero, i fiori che splendono per i diamanti delle rugiade, l’apparizione di un gregge in cui sono molti agnellini belanti. Superato il torrente che è a sud di Betania, tutto una spuma ridarella fra i sassi, la comitiva si dirige verso Betlemme fra due ordini di colli, tutti verdi di ulivi e di vigneti, con piccoli campi dorati di messi già avviate alla mietitura. La valle è fresca, e abbastanza comoda la via.

Simone di Giona si fa avanti, raggiungendo il gruppo di Gesù, e chiede: «Si va di qui a Betlemme? Giovanni dice che l’altra volta avete fatto un’altra strada».

«È vero», risponde Gesù. «Ma perché venivamo da Gerusalemme. Di qui è più breve. Al sepolcro di Rachele, che le donne vogliono vedere, ci separeremo come avete deciso tempo fa. Ci riuniremo poi a Betsur, dove mia Madre desidera sostare».

«Già, l’abbiamo detto… Ma sarebbe così bello che ci fossimo tutti… la Madre in specie… perché, infine, la regina di Betlemme e della grotta è Lei, e Lei sa proprio bene tutto… Sentito da Lei… sarebbe diverso, ecco».

Gesù sorride guardando Simone che insinua dolcemente il suo desiderio.

«Che grotta, padre?», chiede Marziam.

«La grotta dove è nato Gesù».

«Oh! bello! ci vengo anche io!…».

«Sarebbe bello davvero!», dicono Maria d’Alfeo e Salome.

«Molto bello!… Sarebbe tornare indietro… a quando il mondo ti ignorava, è vero, ma non ti odiava ancora… Sarebbe ritrovare l’amore dei semplici, che non seppero che credere e amare con umiltà e fede… Sarebbe deporre questo peso di amarezza che mi grava sul cuore da quando ti so così odiato, deporlo là nella tua greppia… Ci deve essere rimasta ancora la dolcezza del tuo sguardo, del tuo respiro, del tuo incerto sorriso, là… e mi carezzerebbero il cuore… È così amareggiato!…». Maria parla piano, con desiderio e con mestizia.

«Allora vi andremo, Mamma. Conducici tu. Oggi sei tu la Maestra e Io il Bambino che impara».

«Oh! Figlio! No! Tu sei sempre il Maestro…».

«No, Mamma. Simone di Giona ha detto bene. Nella terra di Betlemme sei tu la Regina. È il tuo primo castello. Maria, della stirpe di Davide, guida questo piccolo popolo nelle tue dimore».

L’Iscariota fa per parlare, ma tace. Gesù, che vede l’atto e l’interpreta, dice: «Se qualcuno, per stanchezza o altro, non vuole venire, prosegua per Betsur liberamente». Ma nessuno parla.

Dettaglio

Alcuni apostoli non parlano durante la EMV 207 (Tommaso, Giovanni, Andrea, Giacomo di Alfeo, Filippo...) ma sono presenti.

EMR 207.11 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ecco», interloquisce l’Iscariota che, ancora sotto l’impressione del giorno avanti, poco parla pur cercando di mettersi nella libertà che aveva prima, «ecco, io vorrei capire perché dovette proprio avvenire l’Incarnazione. Solo Dio può parlare in modo da sconfiggere Satana. Solo Dio può avere potere di redenzione. E non lo metto in dubbio. Però, ecco, mi pare che il Verbo poteva avvilirsi meno di quanto abbia fatto nascendo come tutti gli uomini, assoggettandosi alle miserie dell’infanzia e così via. Non avrebbe potuto apparire con forma umana, già adulto, in apparenza di adulto? O, se proprio voleva una madre, scegliersela, ma adottiva, come fece per il padre? Mi pare che una volta gliene chiesi, ma non mi rispose ampiamente, o non lo ricordo io».

«Chiediglielo! Posto che siamo in argomento…», dice Tommaso.

«Io no. L’ho fatto inquietare e ancora non mi sento perdonato. Chiedeteglielo voi per me».

«Ma scusa! Noi accettiamo tutto senza tante delucidazioni, e dobbiamo essere noi a fare domande? Non è giusto!», rimbecca Giacomo di Zebedeo.

«Cosa è che non è giusto?», domanda Gesù.

Un silenzio, poi lo Zelote si fa interprete di tutti e ripete le domande di Giuda di Keriot e le risposte degli altri.

«Io non serbo rancore. Questo per prima cosa. Faccio le osservazioni che devo, soffro e perdono. Questo per chi ha paura, frutto ancora del suo turbamento. Riguardo alla Incarnazione reale da Me fatta, dico: è giusto che così sia stato. In futuro molti e molti cadranno in errori sulla mia Incarnazione, prestandomi appunto le erronee forme che Giuda vorrebbe avessi preso. Uomo apparentemente compatto nel corpo, ma in realtà fluido come giuoco di luce, per cui sarei e non sarei una carne. E sarebbe e non sarebbe una maternità quella di Maria. In verità Io sono una carne e in verità Maria è la Madre del Verbo incarnato. Se l’ora della nascita non fu che un’estasi, è perché Ella è la nuova Eva senza peso di colpa e senza eredità di castigo. Ma non ci fu avvilimento in Me a riposare in Lei. Era forse avvilita la manna chiusa nel Tabernacolo? No, anzi ne era onorata per essere in quella dimora. Altri diranno che Io, non essendo carne reale, non patii e non morii durante la mia sosta sulla Terra. Sì, non potendo negare che Io ci fui, si negherà la mia Incarnazione reale o la mia Divinità vera. No, che in verità Io sono Uno col Padre in eterno, e Io sono unito a Dio come Carne, perché in verità si può che l’Amore abbia raggiunto l’irraggiungibile nella sua Perfezione rivestendosi di Carne per salvare la carne. A tutti questi errori risponde la mia intera vita, che dà sangue dalla nascita alla morte, e che si è assoggettata a tutto quanto è comune all’uomo, fuorché al peccato. Nato, sì, da Lei. E per vostro bene. Voi non sapete quanto si tempera la Giustizia da quando ha la Donna a sua collaboratrice. Ti ho fatto contento, Giuda?».

«Sì, Maestro».

«Fa’ tu l’altrettanto con Me».

L’Iscariota curva il capo confuso e forse anche realmente toccato da tanta bontà.

La sosta si prolunga all’ombra fresca del melo. Chi dorme e chi sonnecchia. Ma Maria si alza e torna nella grotta, e Gesù la segue…

EMR 208.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Quasi sicuramente li troveremo se ci rimetteremo sulla via di Ebron per qualche tempo. Ve ne prego. Andate due per due in cerca di essi sui sentieri delle montagne. Da qui alle piscine

di Salomone, poi da lì a Betsur. Noi vi seguiremo. È la sua zona di pascolo questa», dice il Signore ai dodici, e comprendo che parla dei pastori.

Gli apostoli si apprestano ad andare ognuno con il compagno preferito, e solo la coppia quasi inseparabile di Giovanni e di Andrea non si unisce, perché tutti e due vanno dall’Iscariota dicendo: «Vengo con te», e Giuda risponde: «Sì, vieni, Andrea. È meglio così, Giovanni. Io e te saremmo due che già conosciamo i pastori. Meglio perciò che tu vada con qualche altro».

«Con me, allora, il ragazzo», dice Pietro lasciando Giacomo di Zebedeo, che senza proteste va con Tommaso, mentre lo Zelote va con Giuda Taddeo, Giacomo di Alfeo con Matteo, e i due inseparabili Filippo e Bartolomeo per conto loro. Il bambino resta con Gesù e con le Marie.

Annotazione

È meglio così, Jean. Io e te saremmo due persone che conoscono già i pastori. Cfr. EMV 75,2 e EMV 75,6.

EMR 208.5-6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

I tre grandi bacini scavati nella roccia del monte, un’opera veramente grandiosa, splendono nella superficie limpidissima e nella nappa d’acqua che dal primo bacino scende nel secondo più vasto e da questo nel terzo, che è veramente un piccolo lago e che poi la convoglia nelle sue tubazioni verso città lontane. Ma per la umidità del suolo in questa zona, tutto il monte, dalla sorgente alle piscine e da queste al suolo, è di una fertilità bellissima, e fiori più composti di quelli selvaggi ridono per le coste verdi insieme ad erbe profumate e rare. Sembra che qui siano stati seminati dall’uomo i fiori dei giardini e le erbe profumate, che spargono per l’aria, per il sole che le scalda, i loro aromi di cannella, canfora, garofano, lavanda e altri odori piccanti, fragranti, forti, soavi, in una fusione meravigliosa dei migliori odori della terra. Io direi che è una sinfonia di profumi, perché realmente è il poema delle erbe e dei fiori nelle tinte e nelle fragranze.

Tutti gli apostoli sono seduti all’ombra di un albero carico di grandi fiori bianchi di cui non so il nome – delle enormi campanelle di smalto bianco, pendule – ondeggianti al minimo soffio di vento, e ad ogni ondulio è un’onda di fragranza che si sparge. Non conosco il nome di quest’albero. Nel fiore mi ricorda quell’arbusto che è in Calabria, che là chiamano «bottaro», ma nel fusto no certo, perché questo è un albero alto, dal tronco robusto, non un arbusto.

Gesù li chiama ed essi accorrono.

«Abbiamo trovato quasi subito Giuseppe che tornava da un mercato. Questa sera saranno tutti a Betsur. Noi ci siamo riuniti chiamandoci a gran voce e siamo stati qui, al fresco», spiega Pietro.

«Che bel posto! Pare un giardino! Fra noi si discuteva se era naturale o meno, e c’è chi si ostina in una cosa o nell’altra», dice Tommaso.

«La terra di Giudea ha di queste meraviglie», dice l’Iscariota, inevitabilmente portato alla superbia da tutto, anche dai fiori e dalle erbe.

«Sì, ma… io credo che, se per esempio il giardino di Giovanna a Tiberiade venisse abbandonato e divenisse selvaggio, anche la Galilea avrebbe la meraviglia di rose splendide fra le rovine», ribatte Giacomo di Zebedeo.

«E non sei in errore. In questa zona erano i giardini di Salomone, celebri nel mondo di allora come i suoi palazzi. Forse qui ha sognato il Cantico dei cantici, applicando alla Città santa tutte le bellezze cresciute qui per suo volere», dice Gesù.

«Allora avevo ragione io!», dice il Taddeo.

«Avevi ragione. Sai, Maestro? Egli citava l’Ecclesiaste, riunendo l’idea dei giardini a quella dei serbatoi, e terminava dicendo[2]: “Però si accorse che ogni cosa è vanità e niente dura sotto al sole, fuorché la Parola del mio Gesù”», dice l’altro fratello Giacomo.

«Io ti ringrazio. Ma ringraziamo anche Salomone. Suoi o non suoi gli originari fiori. Certamente sue le vasche che alimentano erbe e uomini. Ne sia benedetto. Andiamo allora fino a quel grande rosaio scapigliato che ha fatto una galleria fiorita da albero ad albero. Lì sosteremo. Siamo quasi a mezza via»…

208.6 …E il cammino riprende verso l’ora di nona, quando le ombre si allungano da ogni albero di questa zona molto ben coltivata in ogni sua parte. Sembra di passare in un immenso orto botanico, perché ogni specie di pianta da fusto, da frutto, o di bellezza, vi è rappresentata. I lavoratori della terra spesseggiano per ogni dove ma non si interessano della comitiva che passa. Non è la sola, d’altronde. Altri gruppi di ebrei sono sulla strada, di ritorno dalle feste pasquali.

La strada è abbastanza buona nonostante sia tagliata fra i monti, e i panorami sempre variati levano la monotonia dell’andare. Ruscelli e torrenti fanno virgole di argento liquido e scrivono parole che poi cantano coi loro mille meandri che si intersecano, che si effondono sotto i boschi, o si nascondono sotto caverne e poi ne escono più belli. Sembra che giuochino con le piante ed i sassi come lieti bambini.

EMR 208.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

…E il cammino riprende verso l’ora di nona, quando le ombre si allungano da ogni albero di questa zona molto ben coltivata in ogni sua parte. Sembra di passare in un immenso orto botanico, perché ogni specie di pianta da fusto, da frutto, o di bellezza, vi è rappresentata. I lavoratori della terra spesseggiano per ogni dove ma non si interessano della comitiva che passa. Non è la sola, d’altronde. Altri gruppi di ebrei sono sulla strada, di ritorno dalle feste pasquali.

La strada è abbastanza buona nonostante sia tagliata fra i monti, e i panorami sempre variati levano la monotonia dell’andare. Ruscelli e torrenti fanno virgole di argento liquido e scrivono parole che poi cantano coi loro mille meandri che si intersecano, che si effondono sotto i boschi, o si nascondono sotto caverne e poi ne escono più belli. Sembra che giuochino con le piante ed i sassi come lieti bambini.

Anche Marzjiam ora, completamente rasserenato, giuoca e tenta suonare il suo strumento per imitare gli uccellini. Ma veramente i suoi non sono canti ma lamenti molto discordi, che mi sembrano assai sgraditi ai più difficili della comitiva, ossia a Bartolomeo per l’età sua e a Giuda di Keriot per molti motivi. Ma nessuno parla chiaramente e il bambino fischia saltellando qua e là. Solo due volte accenna ad un paesello annidato fra i boschi e dice: «È il mio?», e diviene tutto pallido. Ma Simone, che se lo tiene ben vicino, risponde: «Il tuo è molto lontano di qui. Vieni, vieni che vediamo di cogliere quel bel fiore per portarlo a Maria», e lo distrae così.

EMR 209.1-2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La notizia che Elisa si è persuasa ad uscire dalla sua melanconia tragica si deve essere sparsa per il paese, tanto che quando Gesù, seguito da apostoli e discepoli, va verso la casa, attraversando il paese, molta gente lo osserva attentamente e anche interroga questo o quel pastore per avere spiegazioni su di Lui, su come mai è venuto, su chi sono quelli che sono con Lui, e chi è il bambino, e chi le donne, e che medicina ha dato a Elisa per trarla dalle oscurità della pazzia così subito, non appena apparso, e che farà, e che dirà… E chi più ha voglia di mettere domande ne metta… Ultima a farsi è la domanda: «Non si potrebbe venire noi pure?», al che i pastori rispondono: «Questo non lo sappiamo.

Bisogna chiederlo al Maestro. Andateci».

«E se ci tratta male?».

«Egli non tratta male neppure i peccatori. Andate, andate.

Ne avrà piacere».

209.2

Un gruppo di persone – donne e uomini per lo più molto adulti, dell’età di Elisa – si consultano e poi vanno avanti, si avvicinano a Gesù, che parla con Pietro e Bartolomeo, e chiamano un poco incerti: «Maestro…».

«Che volete?», domanda Bartolomeo.

«Parlare col Maestro per chiedere…».

«La pace venga a voi. Quali domande volete farmi?».

Quelli si rinfrancano davanti al suo sorriso e dicono: «Siamo tutti amici di Elisa, della sua casa. Abbiamo sentito che ella è guarita. Vorremmo vederla. E sentire Te. Possiamo venire?».

«A sentire Me certo. A vedere lei no, amici. Mortificate l’amicizia e anche la curiosità. Perché c’è anche questa. Abbiate rispetto per un grande dolore che non va turbato».

«Ma non è guarita?».

«Si volge alla Luce. Ma quando cessa la notte viene di un subito il meriggio? E quando si accende un focolare spento la fiamma viene subito forte? Lo stesso è per Elisa. E se un vento intempestivo si avventa sulla fiammella che sorge, non la spegne forse? Abbiate perciò prudenza. La donna è tutta una ferita. Anche l’amicizia potrebbe esasperarla, perché ha bisogno di riposo, di silenzio, di una solitudine non più tragica come era quella di ieri, ma di una solitudine rassegnata, per ritrovare se stessa…».

«Allora quando mai la vedremo?».

«Più presto che non vi pensiate. Perché ormai è messa nella scia della salute. Ma se sapeste cosa è uscire da quelle tenebre! Sono peggio della morte. E chi ne esce, in fondo, ha vergogna di esservi stato e che il mondo lo sappia».

«Sei medico?».

«Sono il Maestro».

Sono giunti davanti alla casa.

Gesù si volge ai pastori: «Andate nel cortile. Venga pure con voi chi vuole. Ma che nessuno faccia rumore e non oltrepassi il cortile. Vegliate anche voi», dice agli apostoli, «perché ciò avvenga. E voi (parla a Salome e a Maria d’Alfeo) badate che il bambino non faccia chiasso. Addio».

E bussa alla porta mentre gli altri scantonano per una viuz

EMR 209.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Le donne restano nel giardino, ma dopo poco, quando si sente la voce di Gesù, che saluta i presenti, spargersi nell’aria quieta, Elisa, come attirata da una forza irresistibile, si accosta lentamente ad una siepe molto alta, oltre la quale è il cortile.

Gesù parla prima ai tre pastori. È proprio vicino alla siepe, avendo di fronte gli apostoli e quei cittadini di Betsur che lo hanno seguito. Le Marie col bambino sono sedute in un angolo.