EMR 205.3 · Volume 3
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
L’intelligenza è un grande dono di Dio. Ma è un dono che va usato saggiamente. Altrimenti è come certi farmachi i quali, usati in mal modo, non sanano ma uccidono.
Note del tema
Comfort di lettura
EMR 205.3 · Volume 3
L’intelligenza è un grande dono di Dio. Ma è un dono che va usato saggiamente. Altrimenti è come certi farmachi i quali, usati in mal modo, non sanano ma uccidono.
EMR 205.5 · Volume 3
Io vado dal padre mio! È stolto questo orgoglio che mi fa prigione. E di che? Perché soffrire e nel corpo e più nel cuore mentre posso avere perdono e sollievo? Vado dal padre mio. È detto.
EMR 205.6 · Volume 3
Credi tu che io non ti ami perché non ti do un premio visibile? Ma mattina e sera e in ogni mio alito e pensiero tu sei presente al mio cuore, e ad ogni attimo io ti benedico. Tu hai il premio continuo di essere sempre con me, e tutto quanto è mio è tuo.
Al suo figlio che è giusto e retto e agisce in modo santo, il Padre potrebbe dire:
EMR 205.8 · Volume 3
…Gli apostoli, insieme alla Madre e alle donne, vanno verso casa preceduti da Marjziam che saltella correndo avanti. Ma presto ritorna e prende Maria per mano dicendole: «Vieni con me. Ti devo dire una cosa, da soli». E Maria lo accontenta.
Torcono verso il pozzo, sito in un angolo del cortiletto, tutto velato da una pergola folta che da terra sale con un arco verso la terrazza. Là dietro è l’Iscariota.
«Giuda, che vuoi? Vai, Marjziam… Parla, che vuoi?».
«Io sono in colpa… Non oso andare dal Maestro né affrontare i compagni… Aiutami…».
«Ti aiuterò. Ma non pensi quanto dolore dài? Mio Figlio ha pianto per causa tua. E i compagni ne hanno sofferto. Ma vieni. Nessuno ti dirà niente. E, se puoi, non ricadere più in queste colpe. È indegno di un uomo, ed è sacrilego verso il Verbo di Dio».
«E tu, Madre, mi perdoni?».
«Io? Io non conto presso te che ti senti tanto grande. Io sono la più piccola delle serve del Signore. Come ti puoi preoccupare di me se non hai pietà di mio Figlio?».
«Perché ho anche io una madre e, se ho il tuo perdono, mi pare di avere il suo».
«Ella non sa questa tua colpa».
«Ma ella mi aveva fatto giurare di essere buono col Maestro.
Sono spergiuro. Sento il rimprovero dell’anima di mia madre».
«Senti questo? E il lamento e il rimprovero del Padre e del Verbo non lo senti? Sei un disgraziato, Giuda! Semini, in te e in chi ti ama, il dolore».
Maria è molto seria e mesta. Senza acredine parla, ma con molta serietà. Giuda piange.
«Non piangere. Ma migliorati. Vieni», e lo prende per mano entrando così nella cucina.
Lo stupore di tutti è vivissimo. Ma Maria previene ogni uscita poco pietosa. Dice: «Giuda è ritornato. Fate come il primogenito dopo il discorso del padre. Giovanni, va’ ad avvisare Gesù».
Giovanni di Zebedeo parte di corsa.
Un silenzio grava nella cucina… Poi Giuda dice: «Perdonatemi, tu Simone per il primo. Hai un cuore tanto paterno. Sono un orfano io pure».
«Sì, sì, ti perdono. Per favore, non parlarne più. Siamo fratelli… e non mi piacciono questi alti e bassi di perdoni chiesti e di ricadute fatte. Avviliscono chi li fa e chi li dà. Ecco Gesù. Vai da Lui. E basta».
Giuda va mentre Pietro, non potendo fare altro, si dà a spezzare con foga delle legna secche…
EMR 206.5 · Volume 3
Occorre con l’umiltà tenere sempre netta la veste. Tanto facile è offuscare la purezza del cuore. E chi non è mondo di cuore non può vedere Dio. L’umiltà è come acqua che lava. L’umile si accorge subito, perché ha occhio non offuscato da fumi di orgoglio, di essersi offuscata la veste e corre dal suo Signore e dice: “Ho levato la nettezza a questo mio cuore. Io piango per mondarmi, ai tuoi piedi piango. E tu, mio Sole, imbianca dei tuoi benigni perdoni, dei tuoi paterni amori, la veste mia!”.
Gesù racconta la parabola delle dieci vergini e sottolinea che hanno vestiti puliti.
EMR 206.5 · Tome 3, p. 363
“Ho levato la nettezza a questo mio cuore. Io piango per mondarmi, ai tuoi piedi piango. E tu, mio Sole, imbianca dei tuoi benigni perdoni, dei tuoi paterni amori, la veste mia!”.
EMR 206.5 · Volume 3
Oh! la freschezza del cuore! I bambini l’hanno per dono di Dio. I giusti l’hanno per dono di Dio e volontà propria. I santi l’hanno per dono di Dio e per volontà portata all’eroismo. Ma i peccatori, dall’anima lacerata, bruciata, avvelenata, insozzata, non potranno allora mai più avere una veste fresca? Oh! sì che la possono avere. Cominciano ad averla dal momento che si guardano con ribrezzo, l’aumentano quando decidono di cambiare vita, la perfezionano quando con la penitenza si lavano, si disintossicano, si medicano, si ricompongono la loro povera anima; e con l’aiuto di Dio, che non nega soccorso a chi gli chiede santo aiuto, e con la volontà propria, portata al supereroismo – perché in loro non necessita di tutelare ciò che hanno, ma di ricostruire ciò che loro hanno abbattuto, perciò doppia e tripla e settupla fatica – e infine con una penitenza instancabile, implacabile verso l’io che fu peccatore, riportano la loro anima ad una nuova freschezza d’infanzia, fatta preziosa dall’esperienza che li fa maestri di altri che sono[1] come erano loro un tempo, ossia peccatori.
EMR 206.5 · Volume 3
L’umiltà! Io ho detto: “Quando pregate o fate penitenza, fate che il mondo non se ne avveda”. Nei libri sapienziali è detto: “Non è bene svelare il segreto del Re”. L’umiltà è il velo candido messo a difesa sul bene che si fa e sul bene che Dio ci concede. Non gloria per l’amore di privilegio che Dio concede, non stolta gloria umana. Il dono verrebbe subito ritolto. Ma interno canto del cuore al suo Dio: “L’anima mia ti magnifica, o Signore… perché Tu hai rivolto il tuo sguardo alla bassezza della tua serva”.
EMR 206.7 · Volume 3
Je ne veux pas vous amener à avoir peur de Dieu, mais plutôt à avoir foi en sa bonté.
EMR 206.10 · Volume 3
In verità vi dico che, come Io sono nel Padre, così i poveri sono in Dio. È per questo che Io, Verbo del Padre, ho voluto nascere povero, e povero rimanere. Perché fra i poveri mi sento più prossimo al Padre, che ama i minimi ed è amato da essi con tutta la loro forza. I ricchi hanno tante cose. I poveri hanno solo Dio. I ricchi hanno amici. I poveri sono soli. I ricchi hanno molte consolazioni. I poveri non hanno consolazioni. I ricchi hanno distrazioni. I poveri hanno solo il lavoro. I ricchi hanno tutto reso facile per il denaro. I poveri hanno anche la croce di dover temere malattie e carestie perché sarebbe la fame e la morte per loro. Ma hanno Dio, i poveri. Il loro Amico. Il loro Consolatore. Colui che li distrae dal loro penoso presente con speranze celesti. Colui a cui si può dire – e loro lo sanno dire, lo dicono perché appunto sono poveri, umili, soli –: “Padre, sovvienici della tua misericordia”.