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Note del tema

Vicino al Lago di Génésareth (Lago di Tiberiade o Mare di Galilea)

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EMR 186.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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In EMV 186, la configurazione dell'area è riprodotta in questa immagine(cliccare sul link) così come Maria Valtorta l'ha disegnata sull'ultima pagina del quaderno manoscritto. Da sinistra a destra, i nomi delle città che si affacciano sul lago sono : Tarichaea, Tiberiade, Magdala, Cafarnao, Betsaida, Gergesa, Hippos. A sud di Hippos, dopo il torrente, si legge "approdo" e Gamla nell'entroterra. Tra questi ci sono dei piccoli punti, spiegati in fondo alla pagina come segue: "A nord si trova Chorazeïn.

EMR 187

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Titolo del capitolo: Da Tarichea a Gerusalemme per la Pasqua. Giovanni è stato catturato dall'amore del mare.

Data della visione: martedì 12 giugno 1945

Calendario: giovedì 16 marzo 28 (3 Nissan 3788).

Luogo (mappa): Vicino a Tarichaea. Verso il monte Tabor

Ciclo: Apostolato in Galilea

Sommario: Il gruppo apostolico si ferma sulla riva opposta a Gamala. Si trovano in un ambiente più selvaggio. Gesù è felice di trovarsi nel deserto, dove gli apostoli sono molto più inquieti. Solo Giacomo di Alfeo, Giovanni e Simone lo Zelota si interessano a ciò che piace a Gesù. Poi viene fatta un'osservazione che provoca il brontolio di Pietro e Cristo fa sapere loro che è angosciato da tanto odio. Ha bisogno di conforto e i discepoli sono toccati dalla sua tristezza. Il Signore promette loro, tuttavia, che troveranno un terreno migliore e dice che porteranno la Pasqua al popolo sofferente. Andranno sul monte Tabor, a En-Dor, a Naim e nella pianura di Esdrelon, senza passare per Nazaret. Da un lato, stava obbedendo a sua madre e, dall'altro, non voleva ferire i sentimenti del fariseo Simone, che gli aveva fatto alcune raccomandazioni.

Giovanni rivelò di voler vedere il grande mare, che si vedeva dal monte Tabor. Gesù glielo chiese e l'apostolo rivelò il suo affetto per questa vasta distesa d'acqua, perché gli ricordava Dio. Voleva andare a evangelizzare a Roma e in Grecia, "nei luoghi oscuri per portarvi la luce". Gli apostoli ascoltano con rispetto le sue parole e Gesù promette che andranno a vedere il mare per fargli sognare di nuovo il futuro del suo Regno nel mondo. Giuda allora chiede di andare anche lui a En-dor, perché è ancora amareggiato per il giudizio del piccolo Beniamino, in EMV 184. Da allora, l'Iscariota si sente sminuito agli occhi del Maestro. Il Signore lo rassicura, dicendo che tutto ciò che deve temere è la sua condotta e il giudizio di Dio, ma accetta di andare in città per convincerlo che gli è ancora caro come prima. Lo avverte solo di non soffrire in seguito di questa visita, perché il suo apostolo ha un desiderio nel cuore che non è necessariamente sano.

Contenuto del capitolo: x

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 47

EMR 187.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù congeda le barche dicendo: «Non tornerò indietro»; e seguito dai suoi attraverso la zona che appariva ubertosa fin dall’opposta sponda, si dirige verso un monte che appare in direzione sud-sudòvest.

Gli apostoli, poco entusiasti del cammino fra questa zona bella ma selvaggia – piena di falaschi che si impigliano ai piedi, di canne che fanno piovere sul capo una pioggerellina di rugiada rimasta trattenuta dalle coltelle delle foglie, di nocchi che percuotono il viso con la mazza dura del loro frutto disseccato, di salci fragili che spiovono da ogni parte facendo il solletico, di traditrici zone d’erba che pare nata su un suolo solido ed invece cela pozze d’acqua in cui il piede sprofonda perché non sono che agglomerati di code di volpe e di vescicolarie nate in minuscoli stagni e così fitte da nascondere l’elemento su cui sono nate – vanno in silenzio, parlandosi solo con gli occhi.

Gesù, dal suo canto, pare bearsi in tutto quel verde di mille colori, in tutti quei fiori che strisciano, che stanno eretti, che si aggrappano per salire, che mettono sottili festoni sparsi di lievi convolvoli di un rosa malva tenuissimo, che fanno un tappeto gentile d’azzurro per le migliaia di corolle di miosotidi palustri, che aprono la perfetta coppa della corolla bianca, rosea o azzurra fra le larghe foglie piatte dei nenufari. Gesù ammira i pennacchi delle canne palustri, setosi e tutti imperlati, e si china beato ad osservare la gentilezza delle code di volpe che fanno un velo di smeraldo alle acque. Gesù si ferma estatico davanti ai nidi che gli uccellini costruiscono con un andare e venire giocondo fatto di trilli, di guizzi, di fatica lieta, col beccuccio pieno di fili di fieno, di bambagia delle canne, di bioccoli di lana strappata alle siepi che l’avevano strappata ai greggi trasmigranti… Pare la persona più felice che ci sia. Il mondo dove è con le sue cattiverie, falsità, dolori, insidie? Il mondo è al di là di questa oasi verde e fiorita dove tutto profuma, splende, ride, canta. Qui è la Terra creata dal Padre e non profanata dall’uomo, e qui si può dimenticare l’uomo.

EMR 187.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Io preferirei la carovaniera a questo… giardino, se ti piace chiamarlo così, e sono proprio d’accordo con Simone», dice l’Iscariota.

«La carovaniera non l’avete voluta voi», risponde Gesù.

«Eh! certo… Ma io non l’avrei data vinta ai geraseni. Me ne sarei andato di là, ma avrei proseguito oltre, lungo il fiume[1], continuando per Gadara, Pella e giù, giù», brontola Bartolomeo.

E il suo grande amico Filippo termina: «Le strade sono di tutti, infine, e ci potevamo transitare noi pure».

«Amici, amici! Sono tanto afflitto, sono tanto nauseato… Non aumentate la mia pena con le vostre piccinerie! Lasciatemi cercare un poco di ristoro nelle cose che non sanno odiare…».

Dettaglio

Gli apostoli brontolano e brontolano sul percorso che stanno seguendo, dopo aver lasciato una zona vicina agli ippopotami e a Gamala.

EMR 187.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

E riprendono la strada diretti verso il Thabor la cui mole appare sempre più vicina, mentre il suolo si spoglia del suo aspetto palustre, si fa solido e più raro di vegetazione, lasciando posto a piante più alte o a cespugli di vitalbe e rovi che ridono con le loro fronde novelle ed i fiori precoci.

EMR 193.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il giorno di poi. La comitiva apostolica, partita al mattino, sta per entrare a sera in Sichem dopo avere superato Samaria, di bell’aspetto, cinta di mura, incoronata di edifici belli e maestosi, intorno ai quali si stringono belle case, ordinate. Ho l’impressione che la città, come Tiberiade, sia da poco ricostruita e con sistemi presi da Roma. Intorno, oltre le mura, una cerchia di terre fertilissime e ben coltivate.

EMR 198.9 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Isacco racconta quanto ha potuto sapere del Battista. C’è chi lo dice in Macheronte e chi a Tiberiade. I discepoli non sono ancora tornati… «Ma non lo avevano seguito?».

«Sì. Ma presso Doco i catturatori traversarono il fiume col prigioniero e non si sa se poi sono risaliti al lago o scesi a Macheronte. Giovanni, Mattia e Simeone si sono sguinzagliati per sapere e non lo abbandoneranno certo».

«E tu, Isacco, non mi abbandonerai certo questo nuovo discepolo. Per ora sta con Me. Voglio faccia la Pasqua con Me».

«Io la farò in Gerusalemme, in casa di Giovanna. Mi ha visto e mi ha offerto una stanza per me e i compagni. Vengono tutti, quest’anno. E saremo con Gionata».

«Anche quelli del Libano?».

«Anche. Ma non potranno forse venire i discepoli di Giovanni».

«Vengono quelli di Giocana, lo sai?».

«Davvero? Starò alla porta, presso i sacerdoti che immolano. Li vedrò e li porterò con me».

«Attendili proprio per l’ultima ora. Non hanno che tempo misurato. Ma hanno l’agnello».

«Io pure. Splendido. Me lo ha dato Lazzaro. Immoleremo questo, e l’altro, il loro, servirà loro per il ritorno».

Annotazione

I pastori del Libano, cioè Daniele e Beniamino.