EMR 168.9
Note del tema
Attributi della Vergine Maria
Comfort di lettura
EMR 168.9
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Traduzione in corso
EMR 196.4 · Volume 3
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
Mia Madre si era votata alla verginità per l’amore. Ma aveva, essendo creatura perfetta, la maternità nel sangue e nello spirito. Perché la donna è fatta per essere madre, ed è aberrazione quando è sorda a questo sentimento, che è amore di seconda potenza…
Annotazione
Sui diversi poteri dell'amore, cfr.EMV 196,4-6.
EMR 196.7-8 · Volume 3
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
«Parlaci ancora di tua Madre. È così luminosa la sua infanzia! Ci fa l’anima vergine per riflesso, ed io, povero peccatore, ne ho tanto bisogno!», esclama Matteo.
«Che vi devo dire? Sono tanti episodi, uno più dolce dell’altro…».
«Lei te li ha narrati?».
«Qualcuno. Ma molti di più Giuseppe, come il più bel racconto a Me fanciullo, e anche Alfeo di Sara che, essendo di pochi anni più vecchio di mia Madre, le fu amico nei brevi anni che Lei fu a Nazaret».
«Oh! racconta…», prega Giovanni.
Sono tutti in cerchio, seduti all’ombra degli ulivi, con Jabé al centro che guarda fisso Gesù come udisse una paradisiaca fiaba.
«Vi dirò la lezione di castità che diede mia Madre, pochi giorni avanti l’entrata nel Tempio, al suo piccolo amico e a molti altri.
Si era sposata quel giorno una fanciulla di Nazaret, parente di Sara, e anche Gioacchino ed Anna erano stati invitati alle nozze. Con essi la piccola Maria, che con altri bambini aveva l’incarico di gettare petali sfogliati sul cammino della sposa. Dicono che era bellissima, da piccina, e tutti se la contendevano dopo la festosa entrata della sposa. Era molto difficile vedere Maria perché Ella viveva molto in casa, amando una grotticella, che Lei chiama tuttora “dei suoi sponsali”, più di ogni luogo. Quando perciò era vista, bionda, rosea e gentile, era accasciata dalle carezze. La chiamavano “il fiore di Nazaret”, oppure “la perla di Galilea”, o anche “la pace di Dio” a ricordo di un arcobaleno enorme venuto improvviso al suo primo vagito. Era ed è infatti tutto questo e più ancora. È il Fiore del Cielo e del creato, è la Perla del Paradiso, è la Pace di Dio… Sì, la Pace. Io sono il Pacifico perché sono Figlio del Padre e figlio di Maria: la Pace infinita e la Pace soave.
Quel giorno tutti la volevano baciare e prendere in grembo. E Lei, schiva di baci e di contatti, disse con una gravità gentile: “Ve ne prego. Non mi sgualcite”. Credettero parlasse della sua veste di lino, cinta di una fascia d’azzurro alla vita, ai piccoli polsi, al collo… oppure della ghirlandetta di fiorellini azzurri di cui Anna l’aveva incoronata per trattenerle a posto i riccioli lievi, e l’assicurarono che non le avrebbero sgualcita né veste né ghirlanda. Ma Lei, sicura, piccola donna di tre anni ritta fra un cerchio di adulti, disse seria: “Non penso a ciò che si ripara. Parlo dell’anima mia. È di Dio. E non vuole esser toccata che da Dio”. Le obbiettarono: “Ma noi baciamo te, non la tua anima”. Ed Essa: “Il mio corpo è tempio dell’anima e vi è sacerdote lo Spirito. Il popolo non è ammesso nel recinto sacerdotale. Ve ne prego. Non entrate nel recinto di Dio”.
Alfeo, che aveva allora oltre otto anni e che l’amava molto, fu colpito da questa risposta e il giorno dopo, trovandola presso la sua grotticella, intenta a cogliere fiori, le chiese: “Maria, quando sarai donna mi vorresti per sposo?”. Ancora in lui durava l’effervescenza della festa nuziale a cui aveva assistito. Ed Ella: “Io ti amo molto. Ma non ti vedo come uomo. Ti dico un segreto. Io vedo solo l’anima dei viventi. Quella la amo molto, con tutto il cuore. Ma non vedo altro che Dio come ‘vero Vivente’ a cui potrò dare me stessa”.
Ecco un episodio».
«“Vero Vivente”!!! Ma sai che è parola profonda!», esclama Bartolomeo.
E Gesù, umilmente e con un sorriso: «Ella era la Madre della Sapienza».
«Era?… Ma non aveva tre anni?».
«Era. Io vivevo già in Lei, essendo Dio in Lei[5], dal suo concepimento, nella sua Unità e Trinità perfettissima».
196.8
«Ma, scusa se io colpevole oso parlare, ma Gioacchino ed Anna sapevano che Ella era la Vergine prescelta?», chiede Giuda Iscariota.
«Non lo sapevano».
«E allora come poté dire Gioacchino che Dio l’aveva salvata in anticipo? Ciò non allude al suo privilegio sulla colpa?».
«Vi allude. Ma Gioacchino parlava per bocca di Dio, come tutti i profeti. Lui pure non comprese la sublime verità soprannaturale che lo Spirito metteva sulle sue labbra. Perché era un giusto, Gioacchino. Tanto da meritare quella paternità. Ed era un umile. Non vi è infatti giustizia dove è superbia. Lui era giusto ed umile. Consolò la Figlia per amor di padre. L’istruì per sapienza di sacerdote, ché tale era essendo tutore dell’Arca di Dio. La consacrò come pontefice del titolo più dolce: “La Senza Macchia”. Un giorno verrà che un altro canuto pontefice dirà al mondo: “Ella è la Concepita senza Macchia”, e darà al mondo dei credenti questa verità, come articolo di fede non impugnabile, perché nel mondo d’allora, sempre più sprofondantesi in un grigiore nebbioso di eresie e di vizi, splenda, pienamente discoperta, la Tutta Bella di Dio, incoronata di stelle, vestita di raggi di luna meno puri di Lei e, sugli astri appoggiata, la Regina del Creato e dell’Increato. Perché Dio-Re ha per Regina, nel suo Regno, Maria».
«Allora Gioacchino era profeta?».
«Era un giusto. La sua anima disse come un’eco ciò che Dio diceva alla sua anima amata da Dio».
Dettaglio
Matteo chiede a Gesù di parlare di sua Madre.
Annotazione
Vi racconterò della lezione di castità che mia Madre diede, pochi giorni prima di entrare nel Tempio, al suo fidanzato e a molti altri. Probabilmente Alphée de Sara.
Io ero Dio in lei, fin dal momento del suo concepimento, nella sua Unità e nella sua perfettissima Trinità. Maria Valtorta annota in una copia dattiloscritta: Maria, santuario perpetuo e purissimo in cui il Dio uno e trino ha fatto la sua perpetua dimora, non fu mai separata dalla Sapienza: il Verbo di Dio era sempre in lei, la vera Arca che porta il Verbo eterno, e nessuna creatura conosceva bene come lei questo Verbo che è la Sapienza divina, che doveva prendere carne in lei, e che doveva ancora e sempre rimanere in lei.
Il dogma dell'Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX l'8 dicembre 1854 nella bolla Ineffabilis Deus. Era stato oggetto di controversia per secoli e fu uno dei motivi della feroce opposizione della teologia consolidata a Maria de Ágreda, che espresse questa rivelazione nelle sue visioni.
(...) La Tutta Bella di Dio, coronata di stelle, vestita con i raggi della luna meno pura di lei e sostenuta dalle stelle, la Regina del creato e dell'increato; perché nel suo Regno, Dio Re ha Maria come Regina. Cfr. Apocalisse 12, 1-2.
Libro dell'Apocalisse 12, 1-2
Ap 12, 1-2: "Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e i dolori del parto".
EMR 196.8 · Volume 3
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
«Gioacchino ed Anna sapevano che Ella era la Vergine prescelta?», chiede Giuda Iscariota.
«Non lo sapevano».
«E allora come poté dire Gioacchino che Dio l’aveva salvata in anticipo? Ciò non allude al suo privilegio sulla colpa?».
«Vi allude. Ma Gioacchino parlava per bocca di Dio, come tutti i profeti. Lui pure non comprese la sublime verità soprannaturale che lo Spirito metteva sulle sue labbra. Perché era un giusto, Gioacchino. Tanto da meritare quella paternità. Ed era un umile. Non vi è infatti giustizia dove è superbia. Lui era giusto ed umile. Consolò la Figlia per amor di padre. L’istruì per sapienza di sacerdote, ché tale era essendo tutore dell’Arca di Dio. La consacrò come pontefice del titolo più dolce: “La Senza Macchia”. Un giorno verrà che un altro canuto pontefice dirà al mondo: “Ella è la Concepita senza Macchia”, e darà al mondo dei credenti questa verità, come articolo di fede non impugnabile, perché nel mondo d’allora, sempre più sprofondantesi in un grigiore nebbioso di eresie e di vizi, splenda, pienamente discoperta, la Tutta Bella di Dio, incoronata di stelle, vestita di raggi di luna meno puri di Lei e, sugli astri appoggiata, la Regina del Creato e dell’Increato. Perché Dio-Re ha per Regina, nel suo Regno, Maria».
«Allora Gioacchino era profeta?».
«Era un giusto. La sua anima disse come un’eco ciò che Dio diceva alla sua anima amata da Dio».
Annotazione
Il dogma dell'Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX l'8 dicembre 1854 nella bolla Ineffabilis Deus. Il dogma dell'Immacolata Concezione è stato oggetto di controversia per secoli ed è stato uno dei motivi della feroce opposizione della teologia consolidata a Maria de Ágreda, che ha espresso questa rivelazione nelle sue visioni.
(...) La Tutta Bella di Dio, coronata di stelle, vestita con i raggi della luna meno pura di lei e sostenuta dalle stelle, la Regina del creato e dell'increato; perché nel suo Regno, Dio Re ha Maria come Regina. Cfr. Apocalisse 12, 1-2.
Libro dell'Apocalisse 12, 1-2
Ap 12, 1-2: "Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e i dolori del parto".
EMR 198.1-4 · Volume 3
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
Attraverso alla ombrosa strada che congiunge il monte degli Ulivi a Betania – e potrei dire che il monte giunge con le sue propaggini verdi sino alle campagne di Betania – Gesù coi suoi cammina sollecito verso la città di Lazzaro.
E non vi è ancora entrato che viene riconosciuto, e volontarie staffette corrono in tutti i sensi ad avvertire della sua venuta. Per cui ecco accorrere Lazzaro e Massimino da un lato, Isacco con Timoneo e Giuseppe dall’altro, terza viene Marta con Marcella che alza il suo velo per curvarsi a baciare la veste di Gesù, e subito dopo accorrono Maria d’Alfeo e Maria Salome che venerano il Maestro e poi si abbracciano i figli; e mentre il piccolo Jabé, sempre per mano di Gesù, sballottato da tutti questi irruenti arrivi, osserva stupefatto, e Giovanni di Endor, sentendosi estraneo, si ritira in fondo al gruppo, in disparte, ecco farsi avanti, sul sentiero che conduce alla casa di Simone, la Madre.
Gesù abbandona la mano di Jabé e dolcemente respinge gli amici per affrettarsi verso di Lei. Le note parole rompono l’aria, squillando come un assolo d’amore sul brusio della folla:
«Figlio!», «Mamma!». Si baciano, e nel bacio di Maria è l’affanno di chi ha temuto per tanto tempo ed ora, nello sciogliersi del terrore che l’ha tenuto, sente la stanchezza dello sforzo fatto, misura in tutta l’estensione il pericolo in cui è incorso… Gesù la carezza, Lui che comprende, e dice: «Oltre il mio angelo avevo il tuo, Madre, a vegliarmi. Non poteva accadermi nulla di male».
«Ne sia data lode al Signore. Ma ho tanto sofferto!».
«Volevo venire più sollecito, ma ho dovuto fare altra via per ubbidire a te. E bene fu, perché il tuo comando, Madre mia, come sempre è fiorito in bene».
«La tua ubbidienza, Figlio!».
«Il tuo comando sapiente, Madre…».
Si sorridono come due innamorati. Ma è possibile che questa Donna sia Madre di quest’Uomo? Dove sono i sedici anni di differenza? La freschezza e la grazia del volto e del corpo verginale fanno di Maria la sorella del suo Figlio, che è nella pienezza della sua bellissima virilità.
«Non mi chiedi perché è fiorito in bene?», chiede Gesù sempre sorridendo.
«So che il mio Gesù non mi tiene nascosto nulla».
«Mamma cara!». La bacia ancora… La gente si è tenuta lontana qualche metro e mostra di non osservare la scena. Ma scommetto che non c’è uno, di tutti questi occhi che pare guardino altrove, che non sbirci la dolce scena.
198.2
Quello che guarda più di tutti è Jabé, che Gesù ha lasciato andare quando è corso ad abbracciare sua Madre e che è rimasto solo, perché nell’affollarsi delle domande e delle risposte l’attenzione è distratta dal povero bambino… Guarda, guarda, poi china il capo, lotta con il pianto… ma infine non ce la fa e scoppia in pianto, gemendo: «Mamma! Mamma!».
Tutti, Gesù e Maria per i primi, si volgono, e tutti cercano riparare o sapere chi è il bambino.
Maria d’Alfeo accorre, e accorre Pietro – erano insieme – dicendo entrambi: «Perché piangi?».
Ma prima che fra il suo grande pianto Jabé possa trovare fiato per parlare, è accorsa Maria e lo ha preso in braccio dicendo:
«Sì, figliolino mio, la Mamma! Non piangere più… e scusa se non ti ho visto prima. Ecco, amici, il mio figliolino…». Si capisce che Gesù, nel fare i pochi metri, le deve avere detto: «È un orfanello che ho preso con Me». Il resto lo ha intuito Maria.
Il bambino piange ancora, ma meno desolatamente, e posto che Maria lo tiene in braccio e lo bacia, finisce col sorridere col visetto ancora lavato di pianto.
«Vieni che ti asciugo tutte queste lacrime. Non devi piangere più! Dàmmi un bacio…».
Jabé… non chiedeva che quello, e dopo tante carezze di uomini barbuti si crogiola tutto nel baciare la guancia liscia di Maria.
198.3
Ma Gesù ha cercato e scorto Giovanni di Endor e lo va a prendere nel suo angolino remoto. E mentre tutti gli apostoli salutano Maria, Gesù viene a Lei tenendo per mano Giovanni di Endor e dice: «Ecco, Madre, l’altro discepolo. Questi due figli ti ha ottenuto il tuo comando».
«La tua ubbidienza, Figlio», ripete Maria e poi saluta l’uomo dicendo: «La Pace è con te».
L’uomo, il rude, inquieto uomo di Endor, che tanto si è già mutato da quel mattino in cui il capriccio dell’Iscariota ha portato Gesù a Endor, finisce di spogliarsi del suo passato mentre si inchina a Maria. Io credo sia così, tanto il volto che si rialza dopo il profondo inchino appare sereno, veramente «pacificato».
Si avviano tutti verso la casa di Simone: Maria con Jabé in braccio, Gesù tenendo per mano Giovanni di Endor e poi, intorno e dietro, Lazzaro e Marta, gli apostoli con Massimino, Isacco, Giuseppe, Timoneo.
EMR 199.8-9 · Volume 3
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
«Sì. Pietro è molto buono. Per lui farei qualunque cosa, perché lo merita».
«Se ti sentisse direbbe col suo buon sorriso schietto: “Ah! Signore, ciò non è vero!”. E avrebbe ragione».
«Perché, Madre?». Ma Gesù sorride già perché ha capito.
«Perché Tu non lo accontenti dandogli un figlio. Mi ha detto tutte le sue speranze, i suoi desideri… e le tue ripulse».
«E non ti ha detto le ragioni con cui le ho giustificate?».
«Sì. Me le ha dette ed ha aggiunto: “È vero… ma io sono un uomo, un povero uomo. Gesù si ostina a vedere in me un grande uomo. Ma io so di essere ben meschino, e perciò… mi potrebbe dare un bambino. Mi ero sposato per averne… muoio senza averne”. E ha detto – accennando al bambino che, felice della bella veste comperata da Pietro, lo aveva baciato dicendogli: “Padre amato” – ha detto: “Vedi, quando questo esserino, che solo dieci giorni or sono non conoscevo ancora, mi dice così, io mi sento diventare più morbido del burro e più dolce del miele, e piango perché… ogni giorno che passa me lo porta via questo bambino…”».
Maria tace osservando Gesù, studiandolo in volto, aspettando una parola… Ma Gesù ha messo il gomito sul ginocchio, la testa sulla mano, e tace guardando la distesa verde del frutteto.
Maria gli prende la mano e la carezza e dice: «Simone ha questo grande desiderio… Mentre andavo con lui non ha fatto che parlarmene, e con ragioni così giuste che… non ho potuto dire nulla per farlo tacere. Erano le stesse ragioni che pensiamo tutte noi, donne e madri. Il bambino non è robusto. Fosse stato come eri Tu… oh! allora avrebbe potuto andare incontro alla vita del discepolo senza paura. Ma è così esile!… Molto intelligente, molto buono… ma nulla di più. Quando un tortorino è delicato non si può lanciarlo a volo presto, come si fa con i forti. I pastori sono buoni… ma sempre uomini. I bambini hanno bisogno delle donne. Perché non lo lasci a Simone? Finché gli neghi una creatura proprio nata da lui, comprendo il motivo. Un piccino nostro è come un’àncora. E Simone, destinato a tanta sorte, non può avere àncore che lo trattengano. Ma però, devi convenire che egli deve essere il “padre” di tutti i figli che Tu gli lascerai. Come può essere padre se non ha fatto scuola con un bambino? Dolce deve essere un padre. Simone è buono, ma dolce no. È impulsivo e intransigente. Non c’è che una creaturina che gli possa insegnare l’arte sottile del compatimento per chi è debole… Considera questa sorte di Simone… È bene il tuo successore! Oh! che la devo pur dire questa atroce parola! Ma per tutto il dolore che mi costa a dirla, ascoltami. Mai ti consiglierei cosa che non fosse buona. Marjziam… Tu ne vuoi fare un perfetto discepolo… Ma è ancora bambino. Tu… te ne andrai prima che lui sia uomo. A chi allora darlo, per completarne la formazione, meglio che a Simone? Infine, povero Simone, Tu sai come è stato tribolato, anche per causa di Te, dalla suocera sua; eppure non ha ripreso un granello del suo passato, della sua libertà di or è un anno, per essere lasciato in pace dalla suocera, che neppur Tu hai potuto mutare. E quella povera creatura di sua moglie? Oh! ha un tale desiderio di amare e di essere amata. La madre… oh!… Il marito? Un caro prepotente… Mai un affetto che le si sia dato senza troppo esigere… Povera donna!… Lasciale il bambino. Ascolta, Figlio. Per ora lo portiamo con noi. Verrò anche io in Giudea. Mi porterai con Te da una mia compagna nel Tempio, e quasi parente, perché da Davide viene. Sta a Betzur. La vedrò volentieri, se ancora vive. Poi, al ritorno in Galilea, lo daremo a Porpora. Quando saremo nei pressi di Betsaida Pietro lo prenderà. Quando verremo qui, lontano, il bambino starà con lei. Ah! ma Tu sorridi ora! Allora fai contenta la tua Mamma. Grazie, mio Gesù».
«Sì, sia fatto come tu vuoi».
199.9
Gesù si alza e chiama forte:
«Simone di Giona, vieni qui».
Pietro ha uno scatto e fa di corsa gli scalini: «Che vuoi, Maestro?».
«Vieni qui, uomo usurpatore e corruttore!».
«Io? Perché? Che ho fatto, Signore?».
«Mi hai corrotto la Madre. Per questo volesti essere solo.
Che ti devo fare?». Ma Gesù sorride e Pietro si rassicura.
«Oh!», dice, «mi hai fatto proprio paura! Ma ora ridi… Che vuoi da me, Maestro? La vita? Non ho più che quella, perché mi hai preso tutto… Ma se vuoi te la do».
«Non ti voglio prendere. Ma ti voglio dare. Però non approfittartene della vittoria e non dare il segreto agli altri, furbissimo uomo che vinci il Maestro con l’arma della parola materna. Avrai il bambino ma…».
Gesù non può più parlare perché Pietro, che si era inginocchiato, salta in piedi e bacia Gesù con tale impeto che gli mozza la parola.
«Ringrazia Lei, non Me. Ma però ricorda che questo ti deve essere di aiuto, non di ostacolo…».
«Signore, non avrai a pentirti del dono… Oh! Maria! Che tu sia sempre benedetta, santa e buona…». E Pietro, che è riscivolato in ginocchio, piange proprio, baciando la mano di Maria…
Annotazione
199.9 Gesù si alza e chiama a gran voce:
"Simone, figlio di Giona, vieni qui!".
Pietro trasalì e si affrettò a salire le scale:
"Che cosa vuoi, Maestro?
- Vieni qui, usurpatore e corruttore!
- Io? Perché? Che cosa ho fatto, Signore?
- Hai corrotto mia Madre. Per questo volevi stare da solo. Cosa dovrei fare a te?".
Ma Gesù sorrise e Pietro si rassicurò.
Oh", disse, "mi hai davvero spaventato! Ma ora stai ridendo... Cosa vuoi da me, Maestro?
GESÙ PIACEVOLE: Questo passo ha suscitato polemiche tra alcuni:
- alcuni non riescono a immaginare Gesù che scherza come si fa con i migliori amici (sembrando accusarli dell'antitesi di ciò che evidentemente sono).
- Altri danno una lettura parziale che interpreta la corruzione isolata come una pratica indegna e sconvolgente.
MARIA MEDIATRICE DI TUTTE LE GRAZIE :
Sul primo punto, la barzelletta, va notato che Gesù non usa la volgarità solitamente associata a questo tipo di barzellette, ma ne trae una santa lezione: Maria, Mediatrice di tutte le grazie. Sta "evangelizzando" la nostra umanità.
Quanto all'altra, la lettura del contesto toglie ogni dubbio sull'intenzione di Pietro che, vedendo negato il suo desiderio più profondo, chiede l'aiuto e la mediazione di Maria.
EMR 207.10 · Volume 3
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
«Ora venite qui fuori, presso il rio, all’ombra dell’albero buono che, se fosse più inoltrata l’estate, vi darebbe le sue mele oltre che l’ombra; venite. Mangeremo prima di andare… Dove, Figlio mio?».
«A Jala. È vicino. E domani andremo a Betsur».
Si siedono all’ombra del melo e Maria si mette proprio contro il tronco robusto.
Bartolomeo fissamente la guarda, così giovane e ancora animata celestialmente dalla rievocazione fatta, accettare dal Figlio il cibo che Egli ha benedetto e sorridergli con occhi d’amore, e mormora: «“All’ombra di lui mi sono assisa e il suo cibo è dolce al mio palato”».
Gli risponde Giuda Taddeo: «È vero. Languente ella è d’amore. Ma non si può certo dire che “sotto un melo fu risvegliata”».
«E perché no, fratello? Che ne sappiamo noi dei segreti del Re?», risponde Giacomo di Alfeo.
E Gesù sorridendo: «La nuova Eva è stata concepita dal Pensiero ai piedi del paradisiaco pomo perché del suo riso e del suo pianto fugasse il serpente e disintossicasse l’attossicato frutto. Lei si è fatta albero dal frutto redentore. Venite, amici, e mangiatene. Perché nutrirsi della sua dolcezza è nutrirsi del miele di Dio».
«Maestro, rispondi ad un mio antico desiderio di sapere. Il Cantico che noi stiamo citando prevede Lei?», chiede piano Bartolomeo mentre Maria si occupa del bambino e parla con le donne.
«Dal principio del Libro si parla di Lei, e di Lei si parlerà nei libri futuri finché la parola dell’uomo si muterà nel sempiterno osanna della eterna Città di Dio», e Gesù si volge alle donne.
«Come si sente che è di Davide! Che sapienza, che poesia!», dice lo Zelote parlando coi compagni.
Dettaglio
La Vergine Maria racconta la nascita di suo Figlio.
Annotazione
Libro dei canti 2, 3
Ct 2,3 "Come un melo tra gli alberi della foresta è il mio amico tra i giovani, mi piace molto sedermi alla sua ombra. Quanto è dolce il suo frutto per il mio palato".
Libro dei Cantici 8, 5
Ct 8,5 : Chi è questa che sale dal deserto, appoggiata al suo amato? LA NASCITA. Lì ti ha concepito tua madre, lì ti ha concepito, lì ti ha dato alla luce.
EMR 207.11
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Traduzione in corso
Parole chiave
EMR 207.11 · Volume 3
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
«Ecco», interloquisce l’Iscariota che, ancora sotto l’impressione del giorno avanti, poco parla pur cercando di mettersi nella libertà che aveva prima, «ecco, io vorrei capire perché dovette proprio avvenire l’Incarnazione. Solo Dio può parlare in modo da sconfiggere Satana. Solo Dio può avere potere di redenzione. E non lo metto in dubbio. Però, ecco, mi pare che il Verbo poteva avvilirsi meno di quanto abbia fatto nascendo come tutti gli uomini, assoggettandosi alle miserie dell’infanzia e così via. Non avrebbe potuto apparire con forma umana, già adulto, in apparenza di adulto? O, se proprio voleva una madre, scegliersela, ma adottiva, come fece per il padre? Mi pare che una volta gliene chiesi, ma non mi rispose ampiamente, o non lo ricordo io».
«Chiediglielo! Posto che siamo in argomento…», dice Tommaso.
«Io no. L’ho fatto inquietare e ancora non mi sento perdonato. Chiedeteglielo voi per me».
«Ma scusa! Noi accettiamo tutto senza tante delucidazioni, e dobbiamo essere noi a fare domande? Non è giusto!», rimbecca Giacomo di Zebedeo.
«Cosa è che non è giusto?», domanda Gesù.
Un silenzio, poi lo Zelote si fa interprete di tutti e ripete le domande di Giuda di Keriot e le risposte degli altri.
«Io non serbo rancore. Questo per prima cosa. Faccio le osservazioni che devo, soffro e perdono. Questo per chi ha paura, frutto ancora del suo turbamento. Riguardo alla Incarnazione reale da Me fatta, dico: è giusto che così sia stato. In futuro molti e molti cadranno in errori sulla mia Incarnazione, prestandomi appunto le erronee forme che Giuda vorrebbe avessi preso. Uomo apparentemente compatto nel corpo, ma in realtà fluido come giuoco di luce, per cui sarei e non sarei una carne. E sarebbe e non sarebbe una maternità quella di Maria. In verità Io sono una carne e in verità Maria è la Madre del Verbo incarnato. Se l’ora della nascita non fu che un’estasi, è perché Ella è la nuova Eva senza peso di colpa e senza eredità di castigo. Ma non ci fu avvilimento in Me a riposare in Lei. Era forse avvilita la manna chiusa nel Tabernacolo? No, anzi ne era onorata per essere in quella dimora. Altri diranno che Io, non essendo carne reale, non patii e non morii durante la mia sosta sulla Terra. Sì, non potendo negare che Io ci fui, si negherà la mia Incarnazione reale o la mia Divinità vera. No, che in verità Io sono Uno col Padre in eterno, e Io sono unito a Dio come Carne, perché in verità si può che l’Amore abbia raggiunto l’irraggiungibile nella sua Perfezione rivestendosi di Carne per salvare la carne. A tutti questi errori risponde la mia intera vita, che dà sangue dalla nascita alla morte, e che si è assoggettata a tutto quanto è comune all’uomo, fuorché al peccato. Nato, sì, da Lei. E per vostro bene. Voi non sapete quanto si tempera la Giustizia da quando ha la Donna a sua collaboratrice. Ti ho fatto contento, Giuda?».
«Sì, Maestro».
«Fa’ tu l’altrettanto con Me».
L’Iscariota curva il capo confuso e forse anche realmente toccato da tanta bontà.
La sosta si prolunga all’ombra fresca del melo. Chi dorme e chi sonnecchia. Ma Maria si alza e torna nella grotta, e Gesù la segue…
Parole chiave
- Dio Padre
- Eresie ed errori dottrinali
- Gesù Cristo - Dio-Uomo
- Gesù Cristo - Parola di Dio
- Giacomo di Zebedeo (apostolo)
- Giuda di Kerioth (apostolo)
- Incarnazione
- L'umiltà di Gesù Cristo
- La Vergine Maria - Corredentrice
- La Vergine Maria - Madre di Dio
- La Vergine Maria - Nuova Eva
- La redenzione
- La sofferenza e il dolore di Gesù Cristo
- Manna
- Maternità della Vergine Maria
- Santissima Trinità
- Simone lo Zelota (apostolo)
- Tommaso (apostolo)