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Note della parola chiave

Marie da bambina

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Comfort di lettura

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EMR 5.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

5.5 Le donne sopraggiungono festanti con un batuffolino roseo fra candide tele.

È Maria, la Mamma! Una Maria piccolina che potrebbe dormire fra il cerchio di braccia di un fanciullo, una Maria lunga al massimo quanto un braccio, una testolina di avorio tinto di rosa tenue e dalle labbruzze di carminio, che non piangono già più ma fanno l’istintivo atto di succhiare, così piccine che non si sa come faranno a prendere un capezzolo, un nasetto minuto fra due gotine tonde e, quando stuzzicandola le fanno aprire gli occhietti, due pezzettini di cielo, due puntini innocenti e azzurri che guardano, e non vedono, fra ciglia sottili e di un biondo quasi roseo, tanto è biondo. Anche i capellucci sulla testolina tonda hanno la velatura roseo-bionda di certi mieli che sono quasi bianchi.

Per orecchie, due conchigliette rosee e trasparenti, perfette. E per manine… cosa sono quelle due cosine che annaspano per l’aria e poi vanno alla bocca? Chiuse come ora, due bocci di rosa borraccina che abbiano fenduto il verde dei sepali e sporgano la loro seta di rosa tenue; aperte come ora, due gioiellini d’avorio appena rosato, di alabastro appena rosato, con cinque pallide granate per unghiette. Come faranno quelle manine ad asciugare tanto pianto?

E i piedini? Dove sono? Per ora sono solo uno zampettio nascosto fra i lini. Ma ecco che la parente si siede e la scopre… Oh! i piedini! Lunghi un quattro centimetri, hanno per pianta una conchiglia corallata, per dorso una conchiglia di neve venata d’azzurro, per ditine dei capolavori di scultura lillipuziana, anche loro coronate di piccole scaglie di granata pallida. Ma come si troveranno sandaletti, quando quei piedini di bambola faranno i primi passi, tanto piccini da poter stare su quei piedini? E come faranno quei piedini a fare tanto aspro cammino e sorreggere tanto dolore sotto una croce?

Ma ora questo non si sa, e si ride e sorride del suo annaspare e sgambettare, delle belle gambette tornite, delle cosce minute che fanno fossette e braccialetti tanto sono grassottelle, della pancina, una coppa capovolta, del piccolo torace perfetto sotto la cui seta candida si vede il moto del respiro e certo si ode, se, come fa il padre felice ora, vi si appoggia la bocca ad un bacio, battere un cuoricino… Un cuoricino che è il più bello che ha la terra nei secoli dei secoli, l’unico cuore immacolato di uomo.

E la schiena? Ecco che la rivoltano, e si vede la falcatura delle reni e poi le spalle grassottelle e la nuca rosea così forte che, ecco, la testolina si alza sull’arco delle vertebre minute, e pare il capino di un uccello che scruti intorno il mondo nuovo che vede, e ha un gridino di protesta per esser così mostrata, Lei, la Pura e Casta, agli occhi di tanti, Lei che uomo non vedrà mai più nuda, la Tutta Vergine, la Santa ed Immacolata. Coprite, coprite questo Boccio di giglio che non sarà mai aperto sulla terra e che darà, più bello ancor di Lei, il suo Fiore, pur restando boccio. Solo nei Cieli il Giglio del Trino Signore aprirà tutti i suoi petali. Perché lassù non vi è polvere di colpa che possa involontariamente profanare quel candore. Perché lassù vi è da accogliere, alla vista di tutto l’Empireo, il Trino Iddio che ora, fra pochi anni, celato in un cuore senza macchia, sarà in Lei: Padre, Figlio, Sposo.

Eccola di nuovo fra i lini e fra le braccia del padre terreno, cui Ella somiglia. Non ora. Ora è un abbozzo d’uomo. Io dico che gli somiglia fatta donna. Della madre non ha nulla. Del padre il colore della pelle e degli occhi, e certo anche dei capelli che, se ora sono bianchi, in gioventù erano certo biondi come lo dicono le sopracciglia; del padre le fattezze, rese più perfette e gentili per esser Lei donna, e quella Donna; del padre il sorriso e lo sguardo e il modo di muoversi e la statura. Pensando a Gesù, come lo vedo, trovo che Anna ha dato la sua statura al Nipote e il colore più avorio carico della pelle. Mentre Maria non ha quell’imponenza di Anna, una palma alta e flessuosa, ma la gentilezza del padre.

Dettaglio

Descrizione di Maria appena nata.

EMR 6.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Anna ha fra le braccia la Bambina, tutta avvolta nelle fasce e, anzi, tutta stretta in un ampio tessuto di lana leggera ma che deve essere morbida e calda. E con che cura e amore ella porti e sorvegli la sua creaturina, sollevando di tanto in tanto il lembo del fine e caldo tessuto, per vedere se Maria respira bene, e poi raggiustandolo per ripararla dall’aria rigida di una giornata serena ma fredda di pieno inverno, non è da dire.

EMR 6.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

6.2 «Il Signore ti ha molto amata…», dice con un sospiro Elisabetta.

«È per questo che io gli dò la cosa più amata. Questo mio fiore».

«Come farai a strappartelo dal seno quando sarà l’ora?».

«Ricordando che non l’avevo e che Dio me lo dette. Sarò sempre più felice ora di allora. Quando la saprò nel Tempio mi dirò: “Prega presso il Tabernacolo, prega il Dio d’Israele anche per la sua mamma” e ne avrò pace. E più grande pace avrò nel dire: “Ella è tutta sua. Quando questi due vecchi felici che l’ebbero dal Cielo non saranno più, Egli, l’Eterno, le sarà Padre ancora”. Credi, io ne ho ferma convinzione, questa piccina non è nostra. Nulla io potevo più fare… Egli l’ha messa nel mio seno, dono divino per asciugare il mio pianto e confortare le nostre speranze e le nostre preghiere. Perciò è sua. Noi ne siamo i felici custodi… e di questo ne sia benedetto!».

Dettaglio

Anna sta parlando con Elisabetta, la futura madre di Giovanni Battista. Le chiede come saprà offrire il suo bambino a Dio quando sarà il momento.

EMR 6.4-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

6.4 Zaccaria dice piano qualche parola al collega, il quale annuisce sorridendo. E poi si accosta al gruppo ricomposto e, felicitandosi con la madre e il padre per la loro gioia e per la loro fedeltà alle promesse, riceve il secondo agnello e la farina e le focacce.

«Questa figlia è dunque sacra al Signore? La benedizione di Lui sia con lei e con voi. Ecco Anna che giunge. Sarà una delle sue maestre. Anna di Fanuel, della tribù di Aser. Vieni, donna. Questa piccina è offerta al Tempio in ostia di lode. Tu le sarai maestra, e santa crescerà sotto di te».

La già tutta bianca Anna di Fanuel vezzeggia la Bambina, che si è svegliata e guarda coi suoi occhi innocenti e stupiti tutto quel bianco e quell’oro che il sole accende.

La cerimonia deve essere compiuta. Non ho visto speciale rito per l’offerta di Maria. Forse bastava il dirlo al sacerdote, e soprattutto a Dio, presso il luogo sacro.

6.5 «Vorrei dare l’offerta al Tempio e andare là dove vidi la luce lo scorso anno».

Vanno, accompagnati da Anna di Fanuel. Non entrano nel Tempio vero e proprio; si capisce che, essendo donne e trattandosi di una bambina, non vanno neppure là dove andò Maria per offrire il Figlio. Ma, da ben presso alla porta spalancata, guardano nell’interno semiscuro, da cui vengono dolci canti di fanciulle e brillano lumi preziosi che spandono una luce d’oro su due aiuole di testoline velate di bianco, due vere aiuole di gigli.

«Fra tre anni anche tu sarai là, mio Giglio», promette Anna a Maria, che guarda come affascinata verso l’interno e sorride al canto lento.

«Pare comprenda», dice Anna di Fanuel. «È una bella bambina! Mi sarà cara come fosse delle mie viscere. Te lo prometto, o madre. Se l’età mi concederà di esserlo».

«Lo sarai, donna», dice Zaccaria. «Tu la riceverai fra le sacre fanciulle. Io pure vi sarò. Voglio esservi quel giorno per dirle di pregare per noi sin dal primo momento…» e guarda la moglie, che comprende e sospira.

La cerimonia è finita e Anna di Fanuel si ritira, mentre gli altri escono dal Tempio parlando fra loro.

Odo Gioacchino che dice: «Non due e i migliori, ma tutti li avrei dati i miei agnelli per questa gioia e per dar lode a Dio!».

Non vedo altro.

Dettaglio

Anna è venuta a presentare Maria al Tempio e a purificarsi dopo il parto. È accompagnata dal marito, da Elisabetta e da Zaccaria. Quando tutto è stato compiuto e lei è stata purificata dal sacerdote, un collega di Zaccaria, Maria Valtorta scrive quanto segue.

EMR 6.6-7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

6.6 Dice Gesù:

«Salomone fa dire alla Sapienza: “Chi è fanciullo venga a me”. E veramente dalla rocca, dalle mura della sua città, l’eterna Sapienza diceva all’eterna Fanciulla: “Vieni a Me”. Ardeva di averla. Più tardi, il Figlio della Fanciulla purissima dirà: “Lasciate venire a Me i bambini, poiché il Regno dei Cieli è loro e chi non diviene simile a loro non avrà parte nel mio Regno”. Le voci si rincorrono e, mentre la voce dal Cielo grida a Maria piccolina: “Vieni a Me”, la voce dell’Uomo dice, e pensa a sua Madre nel dirlo: “Venite a Me se sapete esser fanciulli”.

Il modello ve lo do in mia Madre.

Ecco la perfetta Fanciulla dal cuore di colomba semplice e puro, ecco Quella che anni e contatti di mondo non inselvatichiscono in una barbarie di spirito corrotto, tortuoso, bugiardo. Perché Ella non lo vuole. Venite a Me guardando Maria.

6.7 Tu che la vedi dimmi: il suo sguardo di infante è molto diverso da quello che le vedesti ai piedi della Croce, o nel giubilo della Pentecoste, o nell’ora che le palpebre scesero sul suo occhio di gazzella per l’ultimo sonno? No. Qui è lo sguardo incerto e stupito dell’infante, poi sarà quello stupito e verecondo dell’Annunciata, e poi quello beato della Madre di Betlemme, e poi quello adorante della mia prima sublime Discepola, poi quello straziato della Torturata del Golgota, poi il radioso sguardo della Risurrezione e Pentecoste, poi quello velato dall’estatico sonno dell’ultima visione. Ma, sia che si apra alle prime viste, sia che si chiuda stanco sull’ultima luce, dopo tanto aver visto di gaudio e di orrore, l’occhio è il sereno, puro, placido lembo di cielo che splende sempre uguale sotto la fronte di Maria. Ira, menzogna, superbia, lussuria, odio, curiosità, non lo sporcano mai delle loro nubi fumose.

È l’occhio che guarda Dio con amore, sia che pianga o rida, e che per amore di Dio carezza e perdona e tutto sopporta, e dall’amore per il suo Dio è fatto inattaccabile agli assalti del Male, che tante volte si serve dell’occhio per penetrare nel cuore. L’occhio puro, riposante, benedicente che hanno i puri, i santi, gli innamorati di Dio.

Io l’ho detto: “Lume del tuo corpo è l’occhio. Se l’occhio è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato. Ma se l’occhio è torbido, tutta la tua persona sarà nelle tenebre”. I santi hanno avuto quest’occhio che è lume allo spirito e salvezza alla carne, perché come Maria non hanno che per tutta la vita guardato Dio. Anzi, più ancora, si sono ricordati di Dio.

Ti spiegherò, piccola voce, cosa è il senso di questa mia parola».

Annotazione

Più tardi, il Figlio del Bambino dirà: "Lasciate che i bambini piccoli vengano a me, perché di loro è il regno dei cieli; chi non è come loro non ha parte nel mio regno". "Gesù ha detto questo in EMV 378,8 e in Matteo 19, 14-15, Marco 10, 13-14 e Luca 18, 15-17.

Io l'ho detto in Matteo 6, 22-23(EMV 174.9) e in Luca 11, 34-35(EMV 413.7).

Vangelo di Matteo 6, 22-23 e 19, 14-15

Mt 6, 22-23 : La lampada del corpo è l'occhio. Se il tuo occhio è sano, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre. Quindi, se la luce in voi è tenebra, quanto grandi saranno le tenebre!

Mt 19, 14-15 : Gesù disse loro: "Lasciate stare questi bambini e non impedite loro di venire a me, perché il regno dei cieli è per quelli che sono come loro". "15E imponendo loro le mani, riprese il cammino.

Vangelo di Luca 11, 34-35 e 18, 15-17

Lc 11, 34-35 : La lampada del vostro corpo è l'occhio. Se il tuo occhio è sano, tutto il tuo corpo sarà nella luce; se è cattivo, anche il tuo corpo sarà nelle tenebre.

Lc 18, 15-17 : Alcuni gli portavano anche i loro bambini piccoli perché li toccasse; i suoi discepoli, vedendo questo, li rimproverarono. Ma Gesù chiamò a sé i bambini e disse: "Lasciate che i bambini piccoli vengano a me e non glielo impedite, perché il regno di Dio appartiene a quelli che sono come loro. In verità vi dico che chi non accoglie il regno di Dio come un bambino piccolo, non entrerà in esso. "

Vangelo di Marco 10, 13-14

Mc 10, 13-14 : Gli venivano portati dei bambini piccoli perché li toccasse. Ma i discepoli rimproveravano quelli che li portavano. Gesù, vedendo ciò, si indignò e disse loro: "Lasciate che i bambini piccoli vengano a me e non impediteli, perché il regno dei cieli appartiene a quelli che sono come loro".

EMR 7.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

7.1 Vedo ancora Anna. È da ieri sera che la vedo così: è seduta all’inizio della pergola ombrosa, intenta ad un lavoro di cucito. È tutta vestita di un color grigio sabbia, un abito molto semplice e sciolto, forse per il gran caldo che deve fare.

Al termine della pergola si vedono i falciatori segare il fieno. Ma non deve essere, però, maggengo, perché l’uva è già dietro a colorarsi d’oro, e un grosso melo mostra fra le foglie scure i suoi frutti che stanno divenendo di una lucida cera gialla e rossa, e poi il campo a grano non è che stoppia su cui ondeggiano lievi le fiammelle dei papaveri e si drizzano rigidi e sereni i fiordalisi, raggiati come una stella e azzurri come il cielo d’oriente.

Dalla pergola ombrosa viene avanti una Maria piccina, ma già svelta e indipendente. Il suo breve passo è sicuro e i sandaletti bianchi non inciampano nei sassolini. Ha già in abbozzo il suo dolce passo lievemente ondulante di colomba, ed è tutta bianca come una colombina nella vesticciuola di lino lunga fino ai malleoli e ampia, arricciata al collo da un cordoncino celeste e dalle manichine corte che lasciano vedere gli avambracci rosei e grassottelli. Coi suoi capellucci serici e biondo miele, non molto ricci ma tutti a dolci onde che al termine finiscono in un lieve cannolo, gli occhi di cielo, e il dolce visino lievemente roseo e sorridente, sembra un piccolo angelo. Anche il venticello, che le entra dalle ampie maniche e le gonfia il lino della vesticciola alle spalle, contribuisce a darle l’aspetto di un piccolo angelo con le ali già socchiuse al volo.

Nelle manine ha papaveri e fiordalisi e altri fioretti che crescono fra i grani, ma dei quali non so il nome. Va e, quando è prossima alla madre, spicca una breve corsa, gettando una vocina festosa e va, come una tortorina, a fermare il suo volo contro i ginocchi materni, che si sono un poco aperti per riceverla, mentre il lavoro è stato posato lì presso, perché Ella non si punga, e le braccia sono state tese ad abbracciarla.

Annotazione

Primo libro dei Re 8, 1-5

1 Re 8, 1-5: Salomone radunò a Gerusalemme gli anziani d'Israele e tutti i capi delle tribù, i capifamiglia dei figli d'Israele, per andare a prendere l'arca dell'Alleanza del Signore dalla città di Davide, cioè da Sion. Tutti gli uomini d'Israele si riunirono sotto il re Salomone nel settimo mese, durante la festa dei Tabernacoli. Quando tutti gli anziani d'Israele furono arrivati, i sacerdoti si occuparono dell'Arca. Presero l'Arca del Signore e la Tenda di riunione con tutti gli oggetti sacri che conteneva; i sacerdoti e i leviti li portarono. Il re Salomone e, con lui, tutto il popolo d'Israele che aveva convocato per stare con lui davanti all'Arca, offrirono in sacrificio pecore e buoi: erano così tanti che non si potevano né contare né misurare.

EMR 7.1-2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Fin qui ieri sera, e stamane si ripresenta e continua così.

«Mamma! Mamma!». La tortorina bianca è tutta nel nido delle ginocchia materne, coi piccoli piedi sull’erba corta e la faccina curva sul grembo materno, e non si vede che l’oro pallido dei suoi capellucci sulla nuca sottile che Anna si curva a baciare con amore.

7.2 Poi la tortorina alza il capino e dà i suoi fioretti. Tutti alla mamma, e di ogni fiore dice una storia che si è creata.

Questo, così azzurro e grande, è una stella che è venuta giù dal cielo per portare il bacio del Signore alla sua mamma. Ecco, lo baci lì, sul cuore, sul cuore, questo fiorellino celeste, e sentirà che ha sapore di Dio.

Quest’altro, invece, che è azzurro più pallido, come sono gli occhi del papà, ha scritto sulle foglie che il Signore vuole molto bene al papà perché è buono.

E questo, piccino piccino, unico trovato (è un miosotis), è quello che il Signore ha fatto per dire a Maria che le vuol bene.

E questi rossi, lo sa la mamma che sono? Sono pezzi della veste di re David, intrisi nel sangue dei nemici di Israele e seminati sui campi di lotta e di vittoria. Sono nati da quei lembi di eroica veste regale, stracciata nella lotta per il Signore.

Invece questo, bianco e gentile, che pare fatto di sette coppe di seta che guardino il cielo, piene di profumi, e che è nato là, presso la sorgente — glie lo ha colto papà di fra le spine — è fatto con la veste che aveva re Salomone quando, nello stesso mese in cui la piccola sua nipote era nata, tanti anni — oh! quanti! quanti prima! — tanti anni prima, egli, nella pompa candida delle sue vesti, camminò in mezzo alla moltitudine d’Israele davanti all’Arca e al Tabernacolo, e giubilò per la nuvola tornata a circondar la sua gloria, e cantò il cantico e la preghiera della sua gioia.

«Io voglio esser sempre come questo fiore, e come il re saggio io voglio cantare per tutta la vita cantico e preghiera davanti al Tabernacolo», termina la piccola bocca di Maria.

«Mia gioia! Come sai queste cose sante? Chi te le dice? Il padre tuo?».

«No. Non so chi sia. Mi par di averle sempre sapute. Ma forse è uno che me le dice e che io non vedo. Forse uno degli angeli che Dio manda a parlare agli uomini che son buoni.

Annotazione

Primo libro dei Re 8, 1-5

1 Re 8, 1-5: Salomone radunò a Gerusalemme gli anziani d'Israele e tutti i capi delle tribù, i capifamiglia dei figli d'Israele, per andare a prendere l'arca dell'Alleanza del Signore dalla città di Davide, cioè da Sion. Tutti gli uomini d'Israele si riunirono sotto il re Salomone nel settimo mese, durante la festa dei Tabernacoli. Quando tutti gli anziani d'Israele furono arrivati, i sacerdoti si occuparono dell'Arca. Presero l'Arca del Signore e la Tenda di riunione con tutti gli oggetti sacri che conteneva; i sacerdoti e i leviti li portarono. Il re Salomone e, con lui, tutto il popolo d'Israele che aveva convocato per stare con lui davanti all'Arca, offrirono in sacrificio pecore e buoi: erano così tanti che non si potevano né contare né misurare.

EMR 7.3-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

7.3 Mamma, me ne racconti ancora?…».

«Oh! figlia mia! Quale fatto vuoi sapere?».

Maria pensa; seria e raccolta, è da pitturarsi per eternarne l’espressione. Sul visetto infantile si riflettono l’ombre dei suoi pensieri. Sorrisi e sospiri, raggi di sole e ombre di nubi, pensando alla storia d’Israele. Poi sceglie: «Ancora quello di Gabriele a Daniele, in cui è promesso il Cristo».

E ascolta ad occhi chiusi, ripetendo piano le parole che la madre le dice, come per ricordarle meglio. Quando Anna termina, chiede: «Quanto manca ancora ad aver l’Emmanuele?».

«Trent’anni circa, diletta».

«Quanto ancora! E io sarò nel Tempio… Dimmi, se io pregassi tanto, tanto, tanto, giorno e notte, notte e giorno, e volessi esser solo di Dio, per tutta la vita, per questo scopo, l’Eterno mi farebbe grazia di dare prima il Messia al suo popolo?».

«Non lo so, cara. Il Profeta dice: “Settanta settimane”. Credo che profezia non erri. Ma è tanto buono il Signore», si affretta ad aggiungere Anna, vedendo imperlarsi di un pianto le ciglia d’oro della sua bambina, «che io credo che se tu pregherai tanto, tanto, tanto, Egli ti esaudirà».

Il sorriso torna sul visetto che è lievemente alzato verso la madre, e un occhiellino di sole che passa fra due pampini fa brillare le stille del già cessato pianto, come fossero goccioline di rugiada sospese agli steli esilissimi del musco alpino.

7.4 «E allora io pregherò e mi farò vergine per questo».

«Ma sai tu che vuol dire tal cosa?».

«Vuol dire non conoscere amore d’uomo ma solo di Dio. Vuol dire non aver altro pensiero che per il Signore. Vuol dire rimanere bambine nella carne e angeli nel cuore. Vuol dire non avere occhi altro che per guardare Dio, orecchie per udirlo, bocca per lodarlo, mani per offrirsi ostie, piedi per seguirlo veloci, e cuore e vita per darli a Lui».

«Te benedetta! Ma allora non avrai mai bambini, tu che ami tanto i bambini e gli agnellini e le tortorine… Sai? Un bambino per una donna è come un agnellino bianco e ricciuto, è come una colombina dalle piume di seta e la bocca di corallo che si possono amare, baciare e sentirsi dire: “Mamma”».

«Non importa. Io sarò di Dio. Nel Tempio pregherò. E forse un giorno vedrò l’Emmanuele. La Vergine che gli deve esser Madre, come dice il gran Profeta, già deve esser nata ed è nel Tempio… Io le sarò compagna… e ancella… Oh! sì! Se la potessi conoscere, per luce di Dio, la vorrei servire, quella beata! E, dopo, ella mi porterebbe il Figlio, mi porterebbe al suo Figlio, e servirei Lui pure. Pensa, mamma!… Servire il Messia!!…». Maria è sopraffatta da questo pensiero, che la sublima e la annienta insieme. Con le manine incrociate sul piccolo seno e la testolina un poco curva in avanti e accesa d’emozione, pare una infantile riproduzione dell’Annunciata che io vidi. Riprende: «Ma me lo permetterà il Re d’Israele, l’Unto di Dio, di servirlo?».

«Non ne aver dubbi. Non dice re Salomone: “Sessanta son le regine e ottanta le altre mogli e le fanciulle son senza numero” ? Tu vedi che nella reggia del Re saranno senza numero le fanciulle vergini che serviranno il loro Signore».

«Oh! vedi allora che devo esser vergine? Lo devo. Se Egli per madre vuole una vergine, è segno che ama sopra ogni cosa la verginità. Voglio mi ami, me, sua serva, per la verginità che mi farà un poco simile alla sua Madre diletta… Questo voglio…

Dettaglio

Maria è con sua madre e le chiede di raccontarle una storia della Sacra Scrittura.

Annotazione

"Ancora una volta, la parola di Gabriele a Daniele, quella in cui Cristo ci viene promesso". Daniele 9, 20-27. Questa parola profetica sarà interpretata in EMV 10,5 e EMV 41,3/4.

Libro di Daniele 9, 20-27

Dn 9, 20-27: Stavo ancora parlando, pregando, confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo Israele, presentando la mia supplica al Signore mio Dio, per il monte santo del mio Dio; stavo ancora parlando nella mia preghiera quando Gabriele - l'essere che avevo visto all'inizio della visione - venne rapidamente da me nell'ora dell'offerta della sera.

Mi istruì dicendo: "Daniele, sono uscito ora per aprire la tua comprensione. Dall'inizio della tua supplica è sorta una parola e io sono venuto ad annunciartela, perché tu sei amato da Dio. Comprendete la parola e cercate di comprendere l'apparizione.

Settanta settimane sono state riservate al tuo popolo e alla tua città santa, per porre fine alla perversione e al peccato, per espiare l'iniquità e realizzare la giustizia eterna, per compiere la visione e la profezia e per consacrare il Santo dei Santi.

Sappiate e comprendete! Dal momento in cui è stato dato l'ordine di ricostruire Gerusalemme fino alla venuta di un messia, di un leader, ci saranno sette settimane. Per sessantadue settimane si ricostruiranno le piazze e le mura, ma nell'angoscia dei tempi. E dopo le sessantadue settimane, un messia sarà rimosso. Il popolo di un futuro leader distruggerà la città e il Luogo Santo. Poi, con un diluvio, arriverà la sua fine. Fino alla fine della guerra, avranno luogo le devastazioni decise. Per una settimana, questo capo rafforzerà l'alleanza con una moltitudine; per metà della settimana, farà cessare il sacrificio e l'offerta, e su un'ala del Tempio ci sarà l'Abominio della Desolazione, finché lo sterminio deciso non si scioglierà sull'autore di questa desolazione".

EMR 7.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

7.5 Vorrei anche esser peccatrice, tanto peccatrice, se non temessi di offendere il Signore… Dimmi, mamma. Si può esser peccatrici per amore di Dio?».

«Ma che dici, tesoro? Io non comprendo».

«Voglio dire: peccare per poter essere amata da Dio che diviene Salvatore. Si salva chi è perduto. Non è vero? Io vorrei esser salvata dal Salvatore per avere il suo sguardo d’amore. Per questo vorrei peccare, ma non fare peccato che lo disgusti. Come può salvarmi se non mi perdo?».

Anna è sbalordita. Non sa più che dire.

La soccorre Gioacchino che, camminando sull’erba, si è avvicinato senza rumore dietro la siepe dei tralci bassi. «Ti ha salvata avanti, perché sa che tu lo ami e vuoi amare Lui solo. Per questo tu sei già redenta e puoi esser vergine come tu vuoi», dice Gioacchino.

«Davvero, padre mio?». Maria gli si stringe ai ginocchi e lo guarda con le chiare stelle dei suoi occhi, così simili a quelli paterni e così felici per questa speranza che il padre le dà.

«In verità, piccolo amore. Guarda. Io ti portavo ora questo piccolo passero volato, al suo primo volo, presso la fonte. Avrei potuto lasciarlo, ma le sue deboli ali e le zampine di seta non avevano forza di sollevarsi a nuovo volo o di rattenerlo sulle pietre muscose che scivolano. Sarebbe caduto nella fonte. Non ho aspettato che avvenisse. L’ho preso e te lo dono. Ne farai ciò che vuoi. Il fatto è che è stato salvato prima di cadere nel pericolo. Lo stesso, Dio ha fatto con te. Ora dimmi, Maria. Ho amato più il passero salvandolo prima, o l’avrei amato di più salvandolo poi?».

«Ora l’hai amato, perché non hai permesso si facesse male coll’acqua gelata».

«E Dio ti ha amata di più, perché ti ha salvata avanti che tu peccassi».

«Ed io allora lo amerò del tutto. Del tutto. Passerino bello, io son come te. Il Signore ci ha amati in modo uguale, dandoci salvezza… Ora io ti alleverò e poi ti lascerò andare. E tu canterai nel bosco e io nel Tempio le lodi di Dio, e diremo: “Manda, manda il tuo Promesso a chi attende”.

Dettaglio

Maria bambina ha deciso di essere vergine per amore di Dio e spera di essere la serva della Madre di Dio. Poi aggiunge:

Annotazione

Si può essere peccatori per amore di Dio? (...) Come può salvarmi se non mi perdo?

Questo rapporto paradossale tra il peccato e l'amore riconoscente per il Redentore si ritrova nell'Exultet pasquale: Benedetto il peccato dell'uomo, che ha portato al mondo in difficoltà l'unico Salvatore!

Anche San Paolo coltiva questo paradosso per amore dei suoi fratelli: Io stesso vorrei essere anatema per i Giudei, miei fratelli di razza, separati da Cristo (Romani 9,3).

EMR 7.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

7.6 papà mio! Quando mi conduci al Tempio?».

«Presto, mia perla. Ma non ti duole lasciare il padre tuo?».

«Tanto! Ma tu verrai… e poi, se non facesse male, che sacrificio sarebbe?».

«E ti ricorderai di noi?».

«Sempre. Dopo la preghiera per l’Emmanuele io pregherò per voi. Che Dio vi dia gioia e lunga vita… sino al giorno in cui Egli sarà Salvatore. Poi dirò che vi prenda per portarvi alla Gerusalemme del Cielo».

La visione mi cessa con Maria stretta nel laccio delle braccia paterne…