EMR 187.2 · Volume 3
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
Amici, amici! Sono tanto afflitto, sono tanto nauseato… Non aumentate la mia pena con le vostre piccinerie! Lasciatemi cercare un poco di ristoro nelle cose che non sanno odiare…
Note del tema
Comfort di lettura
EMR 187.2 · Volume 3
Amici, amici! Sono tanto afflitto, sono tanto nauseato… Non aumentate la mia pena con le vostre piccinerie! Lasciatemi cercare un poco di ristoro nelle cose che non sanno odiare…
EMR 187.3 · Volume 3
Comprendete il mio bisogno di amare e di essere amato. Non ho che questo conforto sulla Terra: l’amore e fare la volontà di Dio
Gesù disse agli apostoli:
EMR 189.1-4 · Volume 3
Il funerale esce oltre le mura. Cosa sia sulla barella, tenuta alta sulle spalle dei portatori, non è possibile vedere. Si intuisce il corpo steso nelle sue bende e coperto dal lenzuolo solo per il rilievo che fa, e si comprende che è il corpo di uno che ha già raggiunto lo sviluppo completo perché è lungo quanto la barella.
Al suo fianco una donna velata, sorretta da parenti o amiche, cammina piangendo. L’unico pianto vero in tutta quella commedia di piagnone. E quando un sasso incontrato da un portatore, una buca, un rialzo, fa imprimere una scossa alla barella, la madre geme: «Oh! no! Fate piano! Ha tanto sofferto il mio bambino!», e alza una mano tremante ad accarezzare l’orlo della barella – di più non può – e, non potendo di più, bacia i veli ondeggianti e i nastri che il vento talora sommuove e che sfiorano perciò la forma immobile.
«È la madre», dice Pietro compunto e con un luccicore di pianto nell’occhio arguto e buono.
Ma non è il solo che abbia il pianto agli occhi per quello strazio. Lo Zelote, Andrea, Giovanni e persino il sempre allegro Tommaso hanno negli occhi del luccicore. Tutti, tutti sono commossi. Giuda Iscariota mormora: «Fossi io! Oh! povera madre mia…».
189.2
Gesù, il cui occhio è di una dolcezza intollerabile tanto è profonda, si dirige verso la barella.
La madre, che singhiozza più forte perché il corteo sta per torcere verso il sepolcro già aperto, lo scansa con violenza vedendo che Gesù fa per toccare la bara. Nel suo delirio chissà cosa teme. Urla: «È mio!», e con occhi folli guarda Gesù.
«Lo so, madre. È tuo».
«È il mio unico figlio! Perché a lui la morte, a lui che era buono e caro, la gioia di me, vedova? Perché?».
La folla delle piangenti aumenta il suo pagato pianto per far coro alla madre che continua: «Perché lui e non io? Non è giusto che chi ha generato veda perire il suo seme. Il seme deve vivere perché altrimenti, perché altrimenti a che serve che queste viscere si squarcino per dare alla luce un uomo?», e si percuote sul ventre, feroce e disperata.
«Non fare così! Non piangere, madre». Gesù le prende le mani in una stretta potente e le tiene con la sua sinistra mentre con la destra tocca la bara dicendo ai portatori: «Fermatevi e posate a terra la barella».
I portatori ubbidiscono abbassando il lettuccio, che resta appoggiato sui suoi quattro piedi al suolo.
Gesù afferra il lenzuolo che copre il morto e lo getta indietro scoprendo la salma.
La madre grida il suo dolore con il nome del figlio, credo:
«Daniele!».
Gesù, sempre tenendo le mani materne nella sua, si raddrizza, imponente nel suo fulgore di sguardi, col suo viso dei miracoli più potenti, e abbassando la destra ordina con tutta la forza della voce: «Giovinetto! Io te lo dico: sorgi!».
189.3
Il morto, così come è, fra le fasce, si leva a sedere sulla barella e chiama: «Mamma!». La chiama con la voce balbettante e spaurita di un piccolo terrorizzato.
«È tuo, donna. Io te lo rendo in nome di Dio. Aiutalo a liberarsi dal sudario. E siate felici». E Gesù fa per ritirarsi.
Ma sì! La folla lo inchioda alla bara su cui si è rovesciata la madre, che annaspa fra le bende per fare presto, presto, presto, mentre il lamento infantile, implorante, si ripete: «Mamma! Mamma!».
Il sudario è slegato, slegate le bende, e madre e figlio si possono abbracciare, e lo fanno senza tenere conto dei balsami che appiccicano e che poi la madre leva dal caro viso, dalle care mani, con le stesse bende, e poi, non avendo con che rivestirlo, la madre si leva il mantello e ve lo avvolge, e tutto serve ad accarezzarlo…
189.4
Gesù la guarda… guarda questo gruppo di amore, stretto sulle sponde del lettuccio non più funebre, e piange.
Lo vede Giuda Iscariota, questo pianto, e chiede: «Perché piangi, Signore?».
Gesù volge il volto verso di lui e dice: «Penso a mia Madre…».
Gesù incontra un corteo funebre. La madre del giovane è sconvolta.
EMR 194.5 · Volume 3
«Non mi hai più detto chi parla di Me nel Libro».
«I Profeti, Signore. E prima ancora ne parla il Libro fin da quando è cacciato Adamo e poi a Giacobbe e ad Abramo e a Mosè… Oh!… Mi diceva mio padre che era andato da Giovanni – non questo, l’altro Giovanni, quello del Giordano – che egli, il gran Profeta, ti chiamava l’Agnello… Ecco, ora capisco l’agnello di Mosè… La Pasqua sei Tu!».
Giovanni lo stuzzica: «Ma quale è il Profeta che ha profetato meglio di Lui?».
«Isaia e Daniele. Ma… mi piace di più Daniele, ora che ti amo come il padre mio. Lo posso dire? Dire che ti amo come ho amato mio padre? Sì? Ebbene, ora preferisco Daniele».
«Perché? Chi parla tanto del Cristo è Isaia».
«Sì. Ma parla di dolori del Cristo. Invece Daniele parla del bell’angelo e della tua venuta. È vero… lui pure dice che il Cristo sarà immolato. Ma io penso che l’Agnello sarà immolato d’un colpo solo. Non come dicono Isaia e Davide. Io piangevo sempre quando li sentivo leggere, e la mamma non me li disse più». Quasi quasi piange anche ora, mentre carezza una mano di Gesù.
«Non ci pensare per ora.».
Yabeç ha appena capito chi è Gesù. Sa che è il Messia e Yabeç gli chiede chi ha parlato di lui nell'Antico Testamento.
EMR 196.7 · Volume 3
[Maria] È il Fiore del Cielo e del creato, è la Perla del Paradiso, è la Pace di Dio… Sì, la Pace. Io sono il Pacifico perché sono Figlio del Padre e figlio di Maria: la Pace infinita e la Pace soave.
EMR 199.4-5 · Volume 3
«E ora andiamo da questi infelici!», dice Gesù e volgendo le spalle alla città va verso un luogo desolato, situato sulle pendici di un colle roccioso che è fra le due strade che da Gerico portano a Gerusalemme. Uno strano luogo fatto come a gradinate, dopo la prima salita sulla quale si inerpica un sentiero, di modo che il primo balzo è sopraelevato a picco per almeno tre metri sul sentiero, e così il secondo. Arido, morto… Tristissimo.
«Maestro», grida Simone lo Zelote, «sono qui. Fermati che ti insegno la via…»; e lo Zelote, che si era addossato alla roccia per avere un poco d’ombra, viene avanti e conduce Gesù per un sentiero a gradini diretto verso il Getsemani, ma separato da questo dalla strada che dal monte Uliveto va a Betania.
«Eccoci. Fra i sepolcri di Siloan io vissi, e qui ci sono i miei amici. Parte di essi. Gli altri sono a Ben Innom, ma non possono venire… Dovrebbero traversare la strada e sarebbero visti».
«Andremo anche da loro».
«Grazie! Per loro e per me».
«Ve ne sono molti?».
«L’inverno ha ucciso i più. Ma qui ce ne sono ancora cinque di quelli ai quali io avevo parlato. Ti attendono. Eccoli sull’orlo del loro ergastolo…».
Saranno una diecina di mostri. Dico «saranno» perché, se cinque sono ben visibili, in piedi, gli altri, e per il grigiore della pelle e per la deformità del volto e per il loro sporgere appena dalla sassaia, si distinguono così male che potrebbero essere più come meno. Fra quelli in piedi vi è una sola donna. La dicono tale solamente i capelli incanutiti e incolti che cadono duri e sporchi giù per le spalle sino alla cintura. Ma per il resto non si distingue il sesso, perché la malattia, ben avanzata, l’ha scheletrita annullando ogni curva femminile, così come negli uomini uno solo mostra ancora una traccia di baffi e barba. Gli altri sono stati rasati dal morbo distruttore.
Gridano: «Gesù, Salvatore nostro, pietà di noi!», e tendono le mani deformi o impiagate. «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà!».
«Che volete che Io vi faccia?», chiede Gesù alzando il volto verso quelle miserie.
«Che Tu ci salvi dal peccato e dalla malattia».
«Dal peccato salva la volontà e il pentimento…».
«Ma, se Tu vuoi, puoi cancellare i nostri peccati. Quelli almeno, se non vuoi guarire i nostri corpi».
«Se Io vi dico: “Scegliete fra le due cose”, quale volete?».
«Il perdono di Dio, Signore. Per essere meno desolati».
Gesù fa un cenno d’approvazione, sorridendo luminosamente, e poi alza le braccia e grida: «Siate esauditi. Lo voglio».
Esauditi! Può essere per il peccato come per la malattia, o per tutte e due le cose, e i cinque infelici restano incerti. Ma incerti non sono gli apostoli, e non possono che urlare il loro osanna vedendo la lebbra sparire rapida come sparisce il fiocco di neve caduto su un fuoco. E allora i cinque comprendono di essere stati esauditi completamente. Il loro grido risuona come uno squillo di vittoria. Si abbracciano fra di loro e gettano baci a Gesù non potendo precipitarsi ai suoi piedi, e poi si volgono ai compagni dicendo: «E voi non volete ancora credere? Ma che infelici siete?».
«Buoni! Siate buoni! I poveri fratelli hanno bisogno di pensare. Non dite loro nulla. La fede non si impone, si predica con pace, dolcezza, pazienza, costanza. Quello che voi farete dopo la vostra purificazione, come Simone fece con voi. Del resto, il miracolo predica già di suo. Voi, guariti, andrete dal sacerdote al più presto. Voi, malati, attendeteci a sera. Vi porteremo cibarie. La pace sia con voi».
Gesù scende di nuovo sulla via seguito dalle benedizioni di tutti.
199.5
«Ed ora andiamo a Ben Hinnom», dice Gesù.
«Maestro… io vorrei venire. Ma comprendo che non posso.
Vado al Getsemani», dice Lazzaro.
«Vai, vai, Lazzaro. La pace sia con te».
Mentre Lazzaro lentamente si avvia, Giovanni apostolo dice: «Maestro, io lo accompagno. Fa fatica e la stradetta non è molto buona. Poi ti raggiungo a Ben Hinnom».
«Vai pure. Andiamo».
Passano il Cedron, costeggiano il lato sud del monte Tofêt e entrano nella valletta tutta sparsa di sepolcri e di lordure, senza un albero, senza uno schermo al sole, che su questo lato meridionale si abbatte con tutti i suoi fuochi e arroventa il pietrame di questi nuovi scaglioni d’inferno, alla base dei quali fumano incendi puteolenti che aumentano il calore. E dentro a questi sepolcri, simili a forni crematori, vi sono dei poveri corpi che si consumano… Siloan sarà brutto nell’inverno, umido come è, e volto quasi a settentrione. Ma questo deve essere tremendo in estate… Simone lo Zelote getta un urlo di richiamo, e prima tre, poi due, poi uno e un altro ancora vengono, come possono, fino al limite prescritto. Qui vi sono due donne, e una ha per mano un orrore di bambino che la lebbra ha preso specialmente nel viso. È già cieco…
E vi è un uomo dall’aspetto nobile, nonostante la misera sua condizione. Prende la parola per tutti: «Sia benedetto il Messia del Signore, che è sceso nella nostra Geenna per trarre da essa coloro che sperano in Lui. Salvaci, Signore, ché noi periamo! Salvaci, Salvatore! Re della stirpe di Davide, Re d’Israele, pietà dei tuoi sudditi. Oh! Germoglio della stirpe di Jesse, di cui è detto che nel tuo tempo non vi sarà più male, stendi la tua mano a raccogliere questi avanzi del tuo popolo. Fai sparire da noi questa morte, asciuga le nostre lacrime, perché così è detto di Te. Chiamaci, Signore, ai tuoi pascoli prelibati, alle tue dolci acque, ché sitibondi siamo. Portaci sulle eterne colline dove non è più colpa e dolore. Abbi pietà, Signore…».
«Chi sei?».
«Giovanni, uno del Tempio. Contaminato forse da un lebbroso. Da poco, e Tu lo vedi, la malattia è su me. Ma questi!… Vi è chi attende la morte da anni, e questa fanciullina vi è da quando ancor non camminava. Non sa che sia il creato di Dio. Quanto conosce o quanto ricorda delle meraviglie di Dio sono questi sepolcri, questo sole spietato e le stelle della notte. Pietà per i colpevoli e per gli innocenti, Signore, Salvatore nostro».
Si sono tutti inginocchiati tendendo le mani.
Gesù piange su tanta miseria e poi apre le braccia gridando:
«Padre, Io lo voglio: salute, vita, vista e santità su loro». Resta a braccia aperte pregando intensamente con tutto il suo spirito. Pare affinarsi e alzarsi nella preghiera, fiamma d’amore, bianca e potente fra il potente oro del sole.
«Mamma, io vedo!», è il primo grido, e ad esso corrisponde l’urlo della madre che si stringe al cuore la sua bambina guarita, e poi quello degli altri e degli apostoli… Il miracolo è compiuto.
«Giovanni, tu sacerdote, guiderai i compagni nel rito. La pace sia con voi. A voi pure porteremo cibo verso sera». Benedice e fa per avviarsi.
Ma il lebbroso Giovanni grida: «Sui tuoi passi io voglio venire. Dimmi che devo fare, dove andare per predicare di Te!».
«In questa terra desolata e nuda che ha bisogno di convertirsi al Signore. Sia la città di Gerusalemme il tuo campo. Addio».
Simone lo Zelota chiese a Gesù di andare nella Valle della Morte, dove c'erano dei lebbrosi.
E Simone, che si era appoggiato alla roccia per trovare un po' d'ombra, si fa avanti e conduce Gesù lungo un sentiero a gradini che porta al Getsemani, ma è separato da esso dalla strada che dal Monte degli Ulivi porta a Betania. Segue il disegno di Maria Valtorta, che qui riproduciamo. L'autrice ha posto al centro il "piccolo monte", sulla cui sommità ha scritto tre volte "lebbroso". A nord c'è il "Getsemani", da cui ha scritto "La strada più breve per Betania e Gerico". Sull'altro lato, ha scritto a matita: "Il Monte degli Ulivi è qui". A ovest fece scorrere il "Kidron", oltre il quale tracciò "La strada più lunga per Betania e Gerico".
Così è per gli uomini, di cui solo uno ha un residuo di baffi e barba. Gli altri sono stati rasati da questa malattia distruttiva. Zaccaria il lebbroso. Cfr. EMV 417,2.
EMR 203.1 · Volume 3
Grazie, amici, del vostro grande amore per Me. Se poteste vedere come esso mi consola, voi restereste stupiti. Vedete, Io procedo fra continui attriti e delusioni. Delusioni per voi. Per Me, persuadetevene, non ho nessuna delusione, non essendomi concesso il dono di ignorare… Anche per questo vi consiglio a lasciarvi guidare da Me. Se Io permetto questo o quello, non ostacolatelo. Se Io non intervengo a porre fine ad una cosa, non pensatevi di farlo voi. Ogni cosa a suo tempo.
EMR 205.8 · Volume 3
…Gli apostoli, insieme alla Madre e alle donne, vanno verso casa preceduti da Marjziam che saltella correndo avanti. Ma presto ritorna e prende Maria per mano dicendole: «Vieni con me. Ti devo dire una cosa, da soli». E Maria lo accontenta.
Torcono verso il pozzo, sito in un angolo del cortiletto, tutto velato da una pergola folta che da terra sale con un arco verso la terrazza. Là dietro è l’Iscariota.
«Giuda, che vuoi? Vai, Marjziam… Parla, che vuoi?».
«Io sono in colpa… Non oso andare dal Maestro né affrontare i compagni… Aiutami…».
«Ti aiuterò. Ma non pensi quanto dolore dài? Mio Figlio ha pianto per causa tua. E i compagni ne hanno sofferto. Ma vieni. Nessuno ti dirà niente. E, se puoi, non ricadere più in queste colpe. È indegno di un uomo, ed è sacrilego verso il Verbo di Dio».
«E tu, Madre, mi perdoni?».
«Io? Io non conto presso te che ti senti tanto grande. Io sono la più piccola delle serve del Signore. Come ti puoi preoccupare di me se non hai pietà di mio Figlio?».
«Perché ho anche io una madre e, se ho il tuo perdono, mi pare di avere il suo».
«Ella non sa questa tua colpa».
«Ma ella mi aveva fatto giurare di essere buono col Maestro.
Sono spergiuro. Sento il rimprovero dell’anima di mia madre».
«Senti questo? E il lamento e il rimprovero del Padre e del Verbo non lo senti? Sei un disgraziato, Giuda! Semini, in te e in chi ti ama, il dolore».
Maria è molto seria e mesta. Senza acredine parla, ma con molta serietà. Giuda piange.
«Non piangere. Ma migliorati. Vieni», e lo prende per mano entrando così nella cucina.
Lo stupore di tutti è vivissimo. Ma Maria previene ogni uscita poco pietosa. Dice: «Giuda è ritornato. Fate come il primogenito dopo il discorso del padre. Giovanni, va’ ad avvisare Gesù».
Giovanni di Zebedeo parte di corsa.
Un silenzio grava nella cucina… Poi Giuda dice: «Perdonatemi, tu Simone per il primo. Hai un cuore tanto paterno. Sono un orfano io pure».
«Sì, sì, ti perdono. Per favore, non parlarne più. Siamo fratelli… e non mi piacciono questi alti e bassi di perdoni chiesti e di ricadute fatte. Avviliscono chi li fa e chi li dà. Ecco Gesù. Vai da Lui. E basta».
Giuda va mentre Pietro, non potendo fare altro, si dà a spezzare con foga delle legna secche…
EMR 206.10 · Volume 3
In verità vi dico che, come Io sono nel Padre, così i poveri sono in Dio. È per questo che Io, Verbo del Padre, ho voluto nascere povero, e povero rimanere. Perché fra i poveri mi sento più prossimo al Padre, che ama i minimi ed è amato da essi con tutta la loro forza. I ricchi hanno tante cose. I poveri hanno solo Dio. I ricchi hanno amici. I poveri sono soli. I ricchi hanno molte consolazioni. I poveri non hanno consolazioni. I ricchi hanno distrazioni. I poveri hanno solo il lavoro. I ricchi hanno tutto reso facile per il denaro. I poveri hanno anche la croce di dover temere malattie e carestie perché sarebbe la fame e la morte per loro. Ma hanno Dio, i poveri. Il loro Amico. Il loro Consolatore. Colui che li distrae dal loro penoso presente con speranze celesti. Colui a cui si può dire – e loro lo sanno dire, lo dicono perché appunto sono poveri, umili, soli –: “Padre, sovvienici della tua misericordia”.
EMR 206.15 · Volume 3
Lazzaro si felicita con Gesù. Dice: «Oh! mi duole di vederti partire. Ma sono più contento che se ti avessi visto andare via ieri l’altro!».
«Perché, Lazzaro?».
«Perché mi parevi tanto triste e stanco… Non parlavi, poco sorridevi… Ieri e oggi sei tornato il mio santo e dolce Maestro, e ciò mi dà tanta gioia…».
«Lo ero anche se tacevo…».
«Lo eri. Ma Tu sei serenità e parola. Noi vogliamo questo da Te. Beviamo a queste fonti la nostra forza. Ed ora queste fonti parevano disseccate. Era penosa la nostra sete… Tu vedi che anche i gentili se ne sono stupiti, e sono venuti a cercarle…».
L’Iscariota, a cui si era accostato Giovanni di Zebedeo, osa parlare: «Già, avevano domandato anche a me… Perché io stavo molto presso l’Antonia, sperando di vederti».
«Sapevi dove ero», risponde Gesù brevemente.
«Lo sapevo. Ma speravo che non avresti deluso chi ti attendeva. Anche i romani furono delusi. Non so perché hai agito così…».
«E sei tu che me lo chiedi? Non sei al corrente degli umori del Sinedrio, dei farisei, degli altri ancora, per Me?».
«Che? Avresti avuto paura?».
«No. Nausea.»
Vedete, anche i pagani furono sorpresi e vennero a cercarli... Riferimento a EMV 204, con visite di Plautina, Lidia, Flavia Domitilla e Valeria.