EMR 207.9 · Volume 3
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
Dio dà gli aiuti ora per ora, se rimaniamo umili e fedeli…
Note del tema
Comfort di lettura
EMR 207.9 · Volume 3
Dio dà gli aiuti ora per ora, se rimaniamo umili e fedeli…
EMR 207.10 · Volume 3
«Ora venite qui fuori, presso il rio, all’ombra dell’albero buono che, se fosse più inoltrata l’estate, vi darebbe le sue mele oltre che l’ombra; venite. Mangeremo prima di andare… Dove, Figlio mio?».
«A Jala. È vicino. E domani andremo a Betsur».
Si siedono all’ombra del melo e Maria si mette proprio contro il tronco robusto.
Bartolomeo fissamente la guarda, così giovane e ancora animata celestialmente dalla rievocazione fatta, accettare dal Figlio il cibo che Egli ha benedetto e sorridergli con occhi d’amore, e mormora: «“All’ombra di lui mi sono assisa e il suo cibo è dolce al mio palato”».
Gli risponde Giuda Taddeo: «È vero. Languente ella è d’amore. Ma non si può certo dire che “sotto un melo fu risvegliata”».
«E perché no, fratello? Che ne sappiamo noi dei segreti del Re?», risponde Giacomo di Alfeo.
E Gesù sorridendo: «La nuova Eva è stata concepita dal Pensiero ai piedi del paradisiaco pomo perché del suo riso e del suo pianto fugasse il serpente e disintossicasse l’attossicato frutto. Lei si è fatta albero dal frutto redentore. Venite, amici, e mangiatene. Perché nutrirsi della sua dolcezza è nutrirsi del miele di Dio».
«Maestro, rispondi ad un mio antico desiderio di sapere. Il Cantico che noi stiamo citando prevede Lei?», chiede piano Bartolomeo mentre Maria si occupa del bambino e parla con le donne.
«Dal principio del Libro si parla di Lei, e di Lei si parlerà nei libri futuri finché la parola dell’uomo si muterà nel sempiterno osanna della eterna Città di Dio», e Gesù si volge alle donne.
«Come si sente che è di Davide! Che sapienza, che poesia!», dice lo Zelote parlando coi compagni.
La Vergine Maria racconta la nascita di suo Figlio.
Libro dei canti 2, 3
Ct 2,3 "Come un melo tra gli alberi della foresta è il mio amico tra i giovani, mi piace molto sedermi alla sua ombra. Quanto è dolce il suo frutto per il mio palato".
Libro dei Cantici 8, 5
Ct 8,5 : Chi è questa che sale dal deserto, appoggiata al suo amato? LA NASCITA. Lì ti ha concepito tua madre, lì ti ha concepito, lì ti ha dato alla luce.
EMR 207.10 · Volume 3
Maria si occupa del bambino e parla con le donne.
EMR 207.11 · Volume 3
«Ecco», interloquisce l’Iscariota che, ancora sotto l’impressione del giorno avanti, poco parla pur cercando di mettersi nella libertà che aveva prima, «ecco, io vorrei capire perché dovette proprio avvenire l’Incarnazione. Solo Dio può parlare in modo da sconfiggere Satana. Solo Dio può avere potere di redenzione. E non lo metto in dubbio. Però, ecco, mi pare che il Verbo poteva avvilirsi meno di quanto abbia fatto nascendo come tutti gli uomini, assoggettandosi alle miserie dell’infanzia e così via. Non avrebbe potuto apparire con forma umana, già adulto, in apparenza di adulto? O, se proprio voleva una madre, scegliersela, ma adottiva, come fece per il padre? Mi pare che una volta gliene chiesi, ma non mi rispose ampiamente, o non lo ricordo io».
«Chiediglielo! Posto che siamo in argomento…», dice Tommaso.
«Io no. L’ho fatto inquietare e ancora non mi sento perdonato. Chiedeteglielo voi per me».
«Ma scusa! Noi accettiamo tutto senza tante delucidazioni, e dobbiamo essere noi a fare domande? Non è giusto!», rimbecca Giacomo di Zebedeo.
«Cosa è che non è giusto?», domanda Gesù.
Un silenzio, poi lo Zelote si fa interprete di tutti e ripete le domande di Giuda di Keriot e le risposte degli altri.
«Io non serbo rancore. Questo per prima cosa. Faccio le osservazioni che devo, soffro e perdono. Questo per chi ha paura, frutto ancora del suo turbamento. Riguardo alla Incarnazione reale da Me fatta, dico: è giusto che così sia stato. In futuro molti e molti cadranno in errori sulla mia Incarnazione, prestandomi appunto le erronee forme che Giuda vorrebbe avessi preso. Uomo apparentemente compatto nel corpo, ma in realtà fluido come giuoco di luce, per cui sarei e non sarei una carne. E sarebbe e non sarebbe una maternità quella di Maria. In verità Io sono una carne e in verità Maria è la Madre del Verbo incarnato. Se l’ora della nascita non fu che un’estasi, è perché Ella è la nuova Eva senza peso di colpa e senza eredità di castigo. Ma non ci fu avvilimento in Me a riposare in Lei. Era forse avvilita la manna chiusa nel Tabernacolo? No, anzi ne era onorata per essere in quella dimora. Altri diranno che Io, non essendo carne reale, non patii e non morii durante la mia sosta sulla Terra. Sì, non potendo negare che Io ci fui, si negherà la mia Incarnazione reale o la mia Divinità vera. No, che in verità Io sono Uno col Padre in eterno, e Io sono unito a Dio come Carne, perché in verità si può che l’Amore abbia raggiunto l’irraggiungibile nella sua Perfezione rivestendosi di Carne per salvare la carne. A tutti questi errori risponde la mia intera vita, che dà sangue dalla nascita alla morte, e che si è assoggettata a tutto quanto è comune all’uomo, fuorché al peccato. Nato, sì, da Lei. E per vostro bene. Voi non sapete quanto si tempera la Giustizia da quando ha la Donna a sua collaboratrice. Ti ho fatto contento, Giuda?».
«Sì, Maestro».
«Fa’ tu l’altrettanto con Me».
L’Iscariota curva il capo confuso e forse anche realmente toccato da tanta bontà.
La sosta si prolunga all’ombra fresca del melo. Chi dorme e chi sonnecchia. Ma Maria si alza e torna nella grotta, e Gesù la segue…
EMR 208
Maria Salome e Maria di Alphae sono presenti in EMV 208,1-4, ma non intervengono direttamente nel dialogo tra Marziam, Maria e Gesù.
EMR 208.1 · Volume 3
«Quasi sicuramente li troveremo se ci rimetteremo sulla via di Ebron per qualche tempo. Ve ne prego. Andate due per due in cerca di essi sui sentieri delle montagne. Da qui alle piscine
di Salomone, poi da lì a Betsur. Noi vi seguiremo. È la sua zona di pascolo questa», dice il Signore ai dodici, e comprendo che parla dei pastori.
Gli apostoli si apprestano ad andare ognuno con il compagno preferito, e solo la coppia quasi inseparabile di Giovanni e di Andrea non si unisce, perché tutti e due vanno dall’Iscariota dicendo: «Vengo con te», e Giuda risponde: «Sì, vieni, Andrea. È meglio così, Giovanni. Io e te saremmo due che già conosciamo i pastori. Meglio perciò che tu vada con qualche altro».
«Con me, allora, il ragazzo», dice Pietro lasciando Giacomo di Zebedeo, che senza proteste va con Tommaso, mentre lo Zelote va con Giuda Taddeo, Giacomo di Alfeo con Matteo, e i due inseparabili Filippo e Bartolomeo per conto loro. Il bambino resta con Gesù e con le Marie.
È meglio così, Jean. Io e te saremmo due persone che conoscono già i pastori. Cfr. EMV 75,2 e EMV 75,6.
EMR 208.1-4 · Volume 3
«Quasi sicuramente li troveremo se ci rimetteremo sulla via di Ebron per qualche tempo. Ve ne prego. Andate due per due in cerca di essi sui sentieri delle montagne. Da qui alle piscine
di Salomone, poi da lì a Betsur. Noi vi seguiremo. È la sua zona di pascolo questa», dice il Signore ai dodici, e comprendo che parla dei pastori.
Gli apostoli si apprestano ad andare ognuno con il compagno preferito, e solo la coppia quasi inseparabile di Giovanni e di Andrea non si unisce, perché tutti e due vanno dall’Iscariota dicendo: «Vengo con te», e Giuda risponde: «Sì, vieni, Andrea. È meglio così, Giovanni. Io e te saremmo due che già conosciamo i pastori. Meglio perciò che tu vada con qualche altro».
«Con me, allora, il ragazzo», dice Pietro lasciando Giacomo di Zebedeo, che senza proteste va con Tommaso, mentre lo Zelote va con Giuda Taddeo, Giacomo di Alfeo con Matteo, e i due inseparabili Filippo e Bartolomeo per conto loro. Il bambino resta con Gesù e con le Marie.
La strada è fresca e bella fra monti tutti verdi per diverse colture boschive e prative. Si incontrano greggi che vanno, nella luce bionda dell’aurora, ai pascoli.
Ad ogni suono di campanaccio Gesù cessa di parlare e guarda, poi chiede ai pastori se Elia, il pastore betlemmita, è in quei luoghi. Comprendo che ormai Elia è detto «il betlemmita». Anche se altri pastori lo sono, egli è per diritto o per scherno «il betlemmita». Ma nessuno lo sa. Rispondono fermando il gregge e cessando di suonare i loro rustici flauti.
I giovani hanno quasi tutti questi primordiali flauti di canne, cosa che fa andare in estasi Marzjiam, finché un pastore vecchio e buono gli dà quello del nipote dicendo: «Lui se ne farà un altro», e Marjziam se ne va felice col suo strumento a tracolla, anche se per ora non lo sa usare.
208.2
«Mi piacerebbe tanto incontrarli!», esclama Maria.
«Li troveremo certo. In questa stagione sono verso Ebron, sempre».
Il bambino si interessa a questi pastori che hanno visto Gesù bambino e fa mille domande a Maria che spiega tutto, paziente e buona.
«Ma perché li hanno castigati? Non avevano fatto che bene!», chiede il bambino dopo il racconto delle loro sventure.
«Perché molte volte l’uomo fa degli errori, accusando gli innocenti del male che in realtà ha fatto un altro. Ma siccome loro sono stati buoni ed hanno saputo perdonare, Gesù li ama tanto. Bisogna sempre sapere perdonare».
«Ma tutti quei bambini che sono stati uccisi come hanno fatto a perdonare a Erode?».
«Sono piccoli martiri, Marzjam, e i martiri sono santi. Essi non solo perdonano al loro carnefice, ma lo amano perché egli apre loro il Cielo».
«Ma loro sono in Cielo?».
«No, per ora no. Ma sono nel Limbo ad essere gioia dei patriarchi e dei giusti».
«Perché?».
«Perché hanno detto, arrivando con la loro anima imporporata di sangue: “Eccoci, noi siamo gli araldi del Cristo Salvatore. Gioite, voi che attendete, perché Egli è già sulla Terra”. E tutti li amano perché portatori di questa buona novella».
«La buona novella mi ha detto il padre che è anche la Parola di Gesù. Allora quando mio padre andrà al Limbo dopo averla detta sulla Terra, e io anche andrò là, saremo amati noi pure?».
«Tu non andrai al Limbo, piccino».
«Perché?».
«Perché Gesù sarà già tornato ai Cieli e li avrà aperti, e tutti i buoni alla loro morte andranno subito in Cielo».
«Io sarò buono, lo prometto. E Simone di Giona? Anche lui, eh? Perché non voglio diventare orfano una seconda volta».
«Anche lui, sta’ certo. Ma in Cielo non si è orfani. Abbiamo Dio. E Dio è tutto. Neppure qui lo siamo. Perché il Padre è sempre con noi».
«Ma Gesù, in quella bella preghiera, che tu di giorno e la mia mamma di notte mi avete insegnato, dice: “Padre nostro che sei nei Cieli”. Noi non siamo in Cielo ancora. Come dunque siamo con Lui?».
«Perché Dio è dapertutto, figlio mio. Egli veglia sul bambino che nasce e sul vecchio che muore. L’infante che nasce in questo momento, nel posto più remoto della Terra, ha l’occhio e l’amore di Dio con sé e lo avrà fino alla morte».
«Anche se è cattivo come Doras?».
«Anche».
«Ma può amarlo, Dio che è buono, Doras che è tanto cattivo e fa piangere il vecchio padre?».
«Lo guarda con sdegno e dolore. Ma se egli si pentisse gli direbbe ciò che disse il padre della parabola al figlio pentito.
208.3
Tu dovresti pregare perché egli si penta e…».
«Oh! no, Madre! Io pregherò perché muoia!!!», dice con foga il bambino. Per quanto l’uscita sia poco… angelica, il suo impeto è tale e così sincero che gli altri devono per forza ridere.
Ma poi Maria riprende la sua dolce serietà di maestra: «No, caro. Ciò non lo devi fare per un peccatore. Dio non ti ascolterebbe e guarderebbe anche te con severità. Noi dobbiamo augurare al prossimo, anche se molto cattivo, il maggior bene. La vita è un bene perché dà modo all’uomo di acquistare meriti agli occhi di Dio».
«Ma se uno è cattivo acquista peccati».
«Si prega perché diventi buono».
Il bambino pensa… ma non gli va molto giù questa lezione sublime e conclude: «Doras non diventerà buono anche se io prego. È troppo cattivo. Neanche se con me pregassero tutti i bambini martiri di Betlemme lo sarebbe. Non sai che… non sai che… che un giorno ha picchiato con una verga di ferro il vecchio padre perché lo ha trovato seduto nell’ora del lavoro? Non poteva alzarsi perché si sentiva male, e lui… lo ha picchiato lasciandolo come morto e poi gli ha dato un calcio nel viso… Io vedevo perché ero nascosto dietro una siepe… Ero andato fin là perché nessuno mi aveva portato pane da due giorni e avevo fame… Ho dovuto scappare per non farmi sentire, perché piangevo a vedere il padre così, con del sangue sulla barba, a terra, come morto… Sono andato piangendo a mendicare un pane… ma quel pane l’ho sempre qui… e ha sapore del sangue e del pianto di mio padre e mio, e di tutti quelli che sono torturati e che non possono amare chi li tortura. Io, Doras, io lo vorrei percuotere perché senta cosa è la percossa, senza pane lo vorrei lasciare perché sappia cosa è la fame, io lo vorrei far lavorare sotto il sole, nel fango, con la minaccia del sorvegliante e senza mangiare, perché sappia cosa è quello che lui dà ai poveri… Io non posso volergli bene perché… perché egli lo uccide il mio vecchio[1] padre, ed io, se non trovavo voi, di chi ero dopo?».
Il bambino, preso da un convulso di dolore, grida e piange, tremando, stravolto, coi piccoli pugni chiusi a percuotere l’aria non potendo percuotere l’aguzzino. Le donne sono stupite e commosse e cercano di calmarlo. Ma egli è proprio in una crisi di dolore e non sente niente. Urla: «Non posso, non posso amarlo e perdonarlo. Io lo odio, per tutti lo odio, lo odio, lo odio!…». Fa pena e paura.
208.4
È la reazione della creatura che ha troppo sofferto.
E Gesù lo dice: «Questo è il più grande delitto di Doras: portare un innocente ad odiare…».
Ma poi prende in braccio il bambino e gli parla: «Ascolta, Marzjiam. Vuoi tu andare un giorno con la mamma, il padre, i fratellini e il vecchio padre?».
«Siii…».
«E allora non devi odiare nessuno. In Cielo non entra chi odia. Non puoi pregare, per ora, per Doras? Ebbene non pregare, ma non odiare. Sai cosa devi fare? Non devi mai voltarti indietro a pensare il passato…».
«Ma il padre che soffre non è passato…».
«È vero. Ma guarda, Marzjiam, prova a pregare solo così:
“Padre nostro che sei nei Cieli, pensa Tu a ciò che è desiderio mio…”. Vedrai che il Padre ti ascolta nel migliore dei modi. Se anche tu uccidessi Doras, che faresti? Perderesti l’amore di Dio, il Cielo, l’unione col padre e la madre e non leveresti dalle pene il vecchio che ami. Tu sei troppo piccino per poterlo fare. Ma Dio lo può. Dillo a Lui. Digli: “Tu lo sai come amo il vecchio padre e come amo tutti quelli che sono infelici. Pensaci Tu che puoi tutto”. Come? Non vuoi predicare la Buona Novella? Ma essa parla di amore e perdono! Come puoi dire ad un altro: “Non odiare. Perdona”, se tu non sai amare e perdonare? Lascia, lascia fare al buon Dio, e vedrai quanto bene Egli predispone. Lo farai?».
«Sì, perché ti voglio bene».
Gesù bacia il bambino e lo mette a terra. L’episodio è superato e anche la strada.
È meglio così, Jean. Io e te saremmo due persone che conoscono già i pastori. Cfr. EMV 75,2 e EMV 75,6.
Quando viene suonato il clarino, Gesù smette di parlare. Clarina: campana posta al collo del bestiame.
In questa bella preghiera che tu e mia madre mi avete insegnato, lei di notte e tu di giorno: cfr. EMV 206,14.
Se si fosse pentito, gli avrebbe detto ciò che il padre della parabola disse al figlio pentito. Nella parabola del figliol prodigo(EMV 205,5).
EMR 208.1 · Volume 3
«Quasi sicuramente li troveremo se ci rimetteremo sulla via di Ebron per qualche tempo. Ve ne prego. Andate due per due in cerca di essi sui sentieri delle montagne. Da qui alle piscine
di Salomone, poi da lì a Betsur. Noi vi seguiremo. È la sua zona di pascolo questa», dice il Signore ai dodici, e comprendo che parla dei pastori.
Gli apostoli si apprestano ad andare ognuno con il compagno preferito, e solo la coppia quasi inseparabile di Giovanni e di Andrea non si unisce, perché tutti e due vanno dall’Iscariota dicendo: «Vengo con te», e Giuda risponde: «Sì, vieni, Andrea. È meglio così, Giovanni. Io e te saremmo due che già conosciamo i pastori. Meglio perciò che tu vada con qualche altro».
«Con me, allora, il ragazzo», dice Pietro lasciando Giacomo di Zebedeo, che senza proteste va con Tommaso, mentre lo Zelote va con Giuda Taddeo, Giacomo di Alfeo con Matteo, e i due inseparabili Filippo e Bartolomeo per conto loro. Il bambino resta con Gesù e con le Marie.
La strada è fresca e bella fra monti tutti verdi per diverse colture boschive e prative. Si incontrano greggi che vanno, nella luce bionda dell’aurora, ai pascoli.
Ad ogni suono di campanaccio Gesù cessa di parlare e guarda, poi chiede ai pastori se Elia, il pastore betlemmita, è in quei luoghi. Comprendo che ormai Elia è detto «il betlemmita». Anche se altri pastori lo sono, egli è per diritto o per scherno «il betlemmita». Ma nessuno lo sa. Rispondono fermando il gregge e cessando di suonare i loro rustici flauti.
I giovani hanno quasi tutti questi primordiali flauti di canne, cosa che fa andare in estasi Marzjiam, finché un pastore vecchio e buono gli dà quello del nipote dicendo: «Lui se ne farà un altro», e Marjziam se ne va felice col suo strumento a tracolla, anche se per ora non lo sa usare.
È meglio così, Jean. Io e te saremmo due persone che conoscono già i pastori. Cfr. EMV 75,2 e EMV 75,6.
EMR 208.2 · Volume 3
«Mi piacerebbe tanto incontrarli!», esclama Maria.
«Li troveremo certo. In questa stagione sono verso Ebron, sempre».
Il bambino si interessa a questi pastori che hanno visto Gesù bambino e fa mille domande a Maria che spiega tutto, paziente e buona.
«Ma perché li hanno castigati? Non avevano fatto che bene!», chiede il bambino dopo il racconto delle loro sventure.
«Perché molte volte l’uomo fa degli errori, accusando gli innocenti del male che in realtà ha fatto un altro. Ma siccome loro sono stati buoni ed hanno saputo perdonare, Gesù li ama tanto. Bisogna sempre sapere perdonare».
Sui pastori della Natività.
EMR 208.4