Vai al contenuto

Note del tema

Libri dell'Antico Testamento

Pagina 12 di 16

Comfort di lettura

Aa

EMR 177.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù lo guarda andare e poi si rivolge ai presenti e dice:

«In verità vi dico che non ho trovato tanta fede in Israele. Oh! è pur vero[1]! “Il popolo che camminava nelle tenebre vide * una gran luce. Sopra coloro che abitavano nell’oscura regione di morte la Luce è spuntata”, e ancora: “Il Messia, alzata la sua bandiera sulle nazioni, le riunirà”. Oh! Regno mio! Veramente a te affluiranno in numero sterminato! Più che tutti i cammelli e i dromedari di Madian e di Efa, e i portatori d’oro e incenso di Saba, più che tutti i greggi di Cedar e gli arieti di Nabaiot saranno numerosi coloro che verranno a te, ed il mio cuore si dilaterà di gioia vedendo venire a Me i popoli del mare e le potenze delle nazioni. Me aspettano le isole per adorarmi, e i figli degli stranieri edificheranno le mura della mia Chiesa della quale sempre staranno aperte le porte ad accogliere i re e la forza delle nazioni ed a santificarli in Me. Questo che Isaia ha visto, ecco si compirà! Io vi dico che molti verranno da oriente e occidente e sederanno con Abramo, Isacco e Giacobbe nel Regno dei Cieli, mentre i figli del Regno saranno gettati nelle tenebre esteriori, dove sarà pianto e stridor di denti».

«Tu dunque profetizzi che i gentili saranno pari ai figli d’Abramo?».

«Non pari: superiori. Non vi rincresca che perché ciò è vostra colpa. Non Io, ma i Profeti lo dicono, ed i segni già lo confermano.

Dettaglio

Gesù ha appena guarito il servo del centurione romano, come riportato nel Vangelo.

Annotazione

Libro di Isaia, 9, 1

Is 9, 1 : Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce e la luce ha illuminato coloro che vivevano nella terra dell'ombra della morte.

Libro di Isaia 11, 10-12

Is 11, 10-12 : In quel giorno avverrà che la radice di Iesse, innalzata come vessillo per i popoli, sarà cercata dalle nazioni e la sua dimora sarà gloriosa. In quel giorno il Signore stenderà una seconda volta la mano per riscattare il resto del suo popolo, il resto delle terre di Assiria e di Egitto, di Patros, Etiopia, Elam, Sennaar, Hamath e delle isole del mare. Innalzerà uno stendardo per le nazioni, radunerà i reietti d'Israele, riunirà i dispersi di Giuda dalle quattro estremità della terra.

Libro di Isaia 60, 5-10

Is 60, 5-10 : Allora lo vedrai e sarai raggiante; il tuo cuore sussulterà e si dilaterà, perché le ricchezze del mare verranno a te, i tesori delle nazioni verranno a te. Moltitudini di cammelli ti copriranno, i dromedari di Madian e di Efa; verranno tutti quelli di Saba, portando oro e incenso, e proclameranno le lodi di Jahvè. Tutte le greggi di Cedar saranno riunite a te; i montoni di Nabaioth ti serviranno; saliranno sul mio altare come offerta gradita e io glorificherò la casa della mia gloria.

Chi sono questi che volano come nuvole, come colombe verso la loro colombaia? Perché le isole sperano in me e le navi di Tarshish verranno per prime, per riportare i tuoi figli da lontano, con il loro argento e il loro oro, per onorare il nome di Jahvé, il tuo Dio, e il Santo d'Israele, perché ti ha glorificato. I figli degli stranieri costruiranno le tue mura e i loro re saranno tuoi servi, perché ti ho colpito nella mia ira, ma nella mia benevolenza ho avuto compassione di te.

EMR 180.1-2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Vedere nel suo contesto

Citazione

Non so quale osservazione di un compagno abbia originato la risposta scultorea di Pietro che dice: «Avverrà loro come ai fondatori della torre di Babele[1]. La loro stessa superbia provocherà il crollo delle loro teorie e rimarranno schiacciati».

Al fratello obbietta Andrea: «Ma Dio è Misericordia. Impedirà il crollo per dare loro tempo di ravvedersi».

«Non te lo pensare. A coronamento della loro superbia metteranno calunnia e persecuzione. Oh! io già me lo sento. Persecuzioni su noi per disperderci come testimoni odiosi. E, posto che attaccheranno con insidia la Verità, Dio farà le vendette ed essi periranno».

«Avremo noi forza di resistenza?», chiede Tommaso.

«Ecco… per me non l’avrei. Ma fido in Lui», e Pietro accenna il Maestro, che ascolta e tace stando un poco a capo chino come per tenere nascosto il suo viso espressivo.

«Io penso che Dio non ci darà prove superiori alle nostre forze», dice Matteo.

«O per lo meno aumenterà le forze in proporzione delle prove», termina Giacomo d’Alfeo.

«Egli lo fa già.»

Annotazione

Ciò che è accaduto ai costruttori della Torre di Babele accadrà anche a loro. Allusione a Genesi 11,1-9.

Lo ha già fatto: è Simone lo Zelota a parlare. La conversazione poi continua. Si veda la nota seguente.

Libro della Genesi 11, 1-9

Gen 11, 1-9 : Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Quando gli uomini partirono da oriente, trovarono una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Su, facciamo dei mattoni e cuociamoli al fuoco". "E usarono i mattoni al posto delle pietre e il bitume al posto del cemento. Poi dissero: "Su, costruiamoci una città e una torre con la cima nel cielo e facciamoci un monumento, per non essere dispersi sulla faccia di tutta la terra". "Ma Yahweh scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. E Yahweh disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una sola lingua; e quest'opera è l'inizio delle loro imprese; ora nulla impedirà loro di portare a termine i loro progetti. Scendiamo e confondiamo la loro lingua, in modo che non sentano più la lingua degli altri". "Così Yahweh li disperse da lì sulla faccia di tutta la terra ed essi smisero di costruire la città. Per questo fu chiamata Babele, perché lì Yahweh confuse la lingua di tutta la terra, e lì Yahweh li disperse sulla faccia di tutta la terra.

EMR 180.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ai nostri sensi occorre sempre un termine per afferrare un’idea. Ognuno di noi, parlo di noi credenti, crede per forza di fede all’Altissimo, Signore e Creatore, eterno Iddio che sta nel Cielo. Ma anche ogni essere ha bisogno di più di questa nuda fede, vergine, incorporea, atta e sufficiente agli angeli che vedono e amano Dio spiritualmente, condividendo con Lui la natura spirituale e avendo capacità di vedere Dio. Noi abbiamo bisogno di crearci una “figura” di Dio, la quale figura è fatta delle qualità essenziali che doniamo a Dio per dare un nome alla sua perfezione assoluta, infinita. Più l’anima si concentra e più riesce a raggiungere l’esattezza nella cognizione di Dio. Ecco ciò che io dico: il Dio immanente. Io non sono un filosofo. Forse avrò applicato male la parola. Ma insomma per me il Dio immanente è il sentire, il percepire Dio sul nostro spirito, e sentirlo e percepirlo non più come idea astratta ma come reale presenza datrice di una fortezza e di una pace nuova».

«Va bene. Ma insomma come lo sentivi? Quale differenza c’è fra il sentire per fede e sentire per immanenza?», chiede un poco ironico l’Iscariota.

«Dio è sicurezza, ragazzo. Quando tu lo senti come dice Simone, con quella parola che io non capisco alla lettera ma della quale capisco lo spirito – e credi che il nostro male è di capire solo la lettera e non lo spirito delle parole di Dio – vuol dire che riesci ad afferrare non solo il concetto della maestà terribile, ma della paternità dolcissima di Dio. Vuol dire che senti che, quando tutto il mondo ti giudicasse e condannasse con ingiustizia, Uno solo, Lui, l’Eterno che ti è padre, non ti giudica ma ti assolve e consola. Vuol dire che senti che quando tutto il mondo ti odiasse tu sentiresti su te un amore più grande di tutto il mondo. Vuol dire che segregato in una carcere o in un deserto tu sentiresti sempre che Uno ti parla e dice: “Sii santo per essere come il Padre tuo”. Vuol dire che per l’amore vero a questo Padre Dio, che finalmente si arriva a sentire tale, si accetta, si opera, si prende o si lascia senza misure umane, pensando solo a rendere amore per amore, a copiare il più possibile Dio nelle proprie azioni», dice Pietro.

«Sei superbo! Copiare Dio! Non ti è concesso», giudica l’Iscariota.

«Non è superbia. L’amore porta all’ubbidienza. Copiare Dio mi sembra ancora una forma di ubbidienza, perché Dio dice di averci fatto a sua immagine e somiglianza», replica Pietro.

«Ci ha fatto. Noi non dobbiamo andare più su».

«Ma sei un disgraziato se pensi così, caro ragazzo! Tu dimentichi che noi siamo decaduti e che Dio ci vuole riportare a ciò che eravamo».

180.4

Gesù prende la parola: «Più ancora, Pietro, Giuda e voi tutti. Più ancora. La perfezione di Adamo era ancora suscettibile di aumento mediante l’amore che lo avrebbe portato ad una immagine sempre più esatta del suo Creatore. Adamo senza la macchia del peccato sarebbe stato un tersissimo specchio di Dio. Per questo Io dico: “Siate perfetti come è perfetto il Padre che è nei Cieli”. Come il Padre. Perciò come Dio. Pietro ha detto molto bene. E molto bene Simone. Vi prego ricordare le loro parole e applicarle alle vostre anime».

Dettaglio

Simone lo Zelota esprime una delle sue riflessioni su Dio. L'amore, l'orgoglio, l'obbedienza e la redenzione sono discussi alla fine della nota.

EMR 180.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Parlo loro in parabole perché vedendo vedano solo quello che la loro volontà di aderire a Dio illumina, perché udendo, sempre per la stessa loro volontà di adesione, odano e comprendano. Voi vedete! Molti odono la mia parola, pochi aderiscono a Dio. I loro spiriti sono monchi della buona volontà. In loro si adempie la profezia di Isaia: “Udirete con le orecchie e non intenderete, guarderete con gli occhi e non vedrete”. Perché questo popolo ha un cuore insensibile; sono duri gli orecchi e hanno chiusi gli occhi per non vedere e per non sentire, per non intendere col cuore e non convertirsi acciò Io li guarisca. Ma voi beati per i vostri occhi che vedono e i vostri orecchi che odono, per la vostra buona volontà!

Dettaglio

Perché parli loro in parabole?

Annotazione

Libro di Isaia 6, 9-10

Is 6, 9-10 : Disse: "Va' e di' a questo popolo: "Ascolta, ma non comprendi; vedi, ma non comprendi. Indurisci il cuore di questo popolo, rendi duri i suoi orecchi e tappa i suoi occhi, perché non veda con gli occhi e non ascolti con gli orecchi, perché non si volti e non sia guarito".

Vangelo di Matteo 13, 10-17

Mt 13, 10-17 : I discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: "Perché parli loro in parabole? Egli rispose: "A voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma non a loro. A chi ha, sarà dato e avrà in abbondanza; a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. Parlo loro in parabole, perché guardano ma non vedono e ascoltano ma non sentono e non capiscono". Così si compie per loro la profezia di Isaia: "Ascoltate, ma non comprenderete. Potete guardare, ma non vedrete. Il cuore di questo popolo si è appesantito, è diventato duro d'orecchi, ha chiuso gli occhi, perché i suoi occhi non vedano, i suoi orecchi non odano, il suo cuore non comprenda, non si converta - e io lo guarirò. Ma quanto a voi, beati i vostri occhi, perché vedono, e le vostre orecchie, perché ascoltano. Amen, io vi dico che molti profeti e uomini giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete e non l'hanno visto, udire ciò che voi udite e non l'hanno udito.

EMR 181.4-5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Nel senso universale la parabola ha questa applicazione: il campo è il mondo. Il buon seme sono i figli del Regno di Dio, seminati da Dio sul mondo in attesa di giungere al loro limite ed essere recisi dalla Falciatrice e portati al Padrone del mondo, perché li riponga nei suoi granai. Il loglio sono i figli del Maligno, sparsi a loro volta sul campo di Dio nell’intento di dare pena al Padrone del mondo e di nuocere anche alle spighe di Dio. Il Nemico di Dio li ha, per un sortilegio, seminati apposta, perché veramente il Diavolo snatura l’uomo fino a farne una sua creatura, e questa semina, per traviare altri che non ha potuto asservire altrimenti. La mietitura, anzi la formazione dei covoni e il trasporto degli stessi ai granai, è la fine del mondo, e coloro che la compiono sono gli angeli. A loro è ordinato di radunare le falciate creature e separare il grano dal loglio e, come nella parabola questo si brucia, così verranno bruciati nel fuoco eterno i dannati, all’Ultimo Giudizio.

Il Figlio dell’uomo manderà a togliere dal suo Regno tutti gli operatori di scandali e di iniquità. Perché allora il Regno sarà e in Terra e in Cielo, e fra i cittadini del Regno sulla Terra saranno mescolati molti figli del Nemico. Questi raggiungeranno, come è detto[1] anche dai Profeti, la perfezione dello scandalo e dell’abominio in ogni ministero della Terra, e daranno fiera noia ai figli dello spirito. Nel Regno di Dio, nei Cieli, già saranno stati espulsi i corrotti, perché corruzione non entra in Cielo. Ora dunque gli angeli del Signore, menando la falce fra le schiere dell’ultimo raccolto, falceranno e separeranno il grano dal loglio e getteranno questo nella fornace ardente dove è pianto e stridor di denti, portando invece i giusti, l’eletto grano, nella Gerusalemme eterna dove essi splenderanno come soli nel Regno del Padre mio e vostro.

Questo nel senso universale.

Dettaglio

Gesù ha appena dato la parabola del grano buono e della zizzania e l'ha spiegata agli apostoli. Il testo del Vangelo è disponibile come annotazione.

Annotazione

Raggiungeranno, come annunciano i profeti, la perfezione dello scandalo e dell'abominio in tutta la loro attività terrena. Come annunciano, ad esempio, Daniele 9, 27; 11, 31.36; 12, 11.

Dan 9, 27: Egli stringerà un'alleanza solida con un gran numero di persone per una settimana; a metà della settimana farà cessare il sacrificio e l'oblazione, e sull'ala delle abominazioni verrà un distruttore, finché la distruzione e ciò che è stato decretato siano riversati sui devastati.

Non abbiamo trovato versetti convincenti negli altri riferimenti indicati.

Dn 11, 31.36: Le truppe da lui inviate si fermeranno là; profaneranno il santuario e la fortezza; porranno fine al sacrificio perpetuo e innalzeranno l'abominio del distruttore.

Dan 12,11: Dal momento in cui sarà cessato il sacrificio quotidiano e sarà innalzato l'abominio del distruttore, passeranno milleduecentonovanta giorni.

Questo è dunque il significato universale: Gesù aveva già commentato il significato della Parabola nella sua catechesi del 27 ottobre 1943.

Vangelo di Matteo 13, 23-30; 36-43

Mt 13, 23-30; Mt 13, 36-43: Chi riceve il seme nel terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende: egli porta frutto al centuplo, o al sessanta per cento, o al trenta per cento. E fece loro un'altra parabola: "Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre la gente dormiva, venne il suo nemico, seminò la zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando lo stelo crebbe e produsse una spiga di grano, apparvero anche le erbacce. I servi del padrone vennero a dirgli: "Signore, non è forse buon grano quello che hai seminato nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?". Egli rispose loro: "È stato un nemico a fare questo". I servi gli dissero: "Vuoi che andiamo a toglierla?". Rispose: "No, se togliete la zizzania, rischiate di sradicare anche il grano. Lasciateli crescere insieme fino al tempo della mietitura; e al tempo della mietitura dirò ai mietitori: "Prima togliete le erbacce, legatele in fasci per bruciarle; quanto al grano, raccoglietelo per portarlo nel mio granaio"".

Poi lasciò le folle e tornò a casa. I suoi discepoli vennero da lui e gli dissero: "Spiegaci chiaramente la parabola delle erbacce nel campo". Egli rispose loro: "Il Figlio dell'uomo è colui che semina il buon seme; il campo è il mondo; il buon seme sono i figli del Regno; la zizzania sono i figli del Maligno. Il nemico che ha seminato è il diavolo; il raccolto è la fine del mondo; i mietitori sono gli angeli. Come la zizzania viene portata via e gettata nel fuoco, così sarà alla fine del mondo. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli ed essi toglieranno dal suo regno tutti coloro che sono causa di inciampo e tutti coloro che fanno il male e li getteranno nella fornace, dove ci sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchio ascolti!

EMR 186.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

« (...) Avete torto il viso dovendo passare presso degli animali».

«Sono immondi…».

«Lo è molto di più il peccatore. Queste sono bestie fatte così, e non è loro da addebitarsi se così sono. L’uomo è invece responsabile di essere immondo per il peccato».

«Ma allora perché per noi sono stati classificati immondi[1]?», * chiede Filippo.

«Una volta ne ho accennato. In quest’ordine vi è una ragione soprannaturale e una naturale. La prima è di insegnare al popolo eletto a saper vivere avendo presente la sua elezione e la dignità dell’uomo, anche in una azione comune come è il mangiare. L’uomo selvaggio si ciba di tutto. Basta empirsi il ventre. L’uomo pagano, anche se selvaggio non è, mangia ugualmente di tutto, senza pensare che il supernutrirsi fomenta vizi e tendenze che avviliscono l’uomo. I pagani anzi cercano di portarsi a questa frenesia di piacere che per loro è quasi una religione. I più colti fra voi sanno di feste oscene in onore dei loro dèi che degenerano in una orgia di libidine. Il figlio del popolo di Dio deve sapersi contenere, e nell’ubbidienza e nella prudenza perfezionare sé stesso, avendo presente la sua origine e il suo fine: Dio e il Cielo. La ragione naturale è di non eccitare il sangue con cibi che portano a calori indegni dell’uomo, al quale non è negato l’amore anche carnale, ma che deve temperarlo sempre con la freschezza dell’anima tendente al Cielo, fare perciò un amore, non una sensualità, di quel sentimento che unisce l’uomo alla compagna, nella quale deve vedere la sua simile e non la femmina. Ma le povere bestie non sono colpevoli di essere porci, né degli effetti che la carne dei porci può, a lungo andare, produrre nel sangue. Meno ancora ne hanno colpa gli uomini preposti alla guardia dei porci. Se sono onesti, che differenza sarà, nell’altra vita, fra costoro e lo scriba che sta curvo sui libri e che, purtroppo, non impara da essi la bontà? In verità vi dico che vedremo guardiani di porci fra i giusti, e scribi fra gli ingiusti.

Dettaglio

Perché i maiali sono stati dichiarati impuri? Gesù rispose a questa domanda dopo che gli apostoli avevano mostrato il loro disgusto per questi animali.

Annotazione

I maiali sono descritti come impuri in Levitico 11:7 e Deuteronomio 14:8. Più in generale, la classificazione degli animali puliti e impuri, e le relative prescrizioni, si trovano in Genesi 7:2-3; Levitico 11 e Deuteronomio 14:3-21. Si veda l'alterco tra Pietro e un locandiere in EMV 292,1.

Libro del Levitico 11, 7

Levitico 11, 7 : Come ilporco, che ha un corno diviso e un piede palmato, ma non mastica la carcassa: sarà impuro per voi.

Deuteronomio 14, 8

Dt 14, 8 : C'è anche il porco, che ha un corno diviso e non mastica la greppia: sarà impuro per voi. Non mangerete la loro carne e non toccherete le loro carcasse.

Libro della Genesi 7, 2-3

Gn 7, 2-3 : Di tutti gli animali puliti prenderai con te sette coppie, maschi e femmine, e di tutti gli animali non puliti ne prenderai due, un maschio e la sua femmina; sette coppie anche di uccelli del cielo, maschi e femmine, per mantenere in vita la loro razza sulla faccia di tutta la terra.

Libro del Levitico 11

Lev 11: Yahweh parlò a Mosè e ad Aronne, dicendo loro: "Parlate ai figli d'Israele e dite:

Questi sono gli animali che mangerete di tutte le bestie che sono sulla terra: mangerete ogni animale che ha un corno diviso e una zampa che mastica la carcassa. Ma non mangerete alcuno che mastichi solo la carcassa o che abbia solo un corno diviso. Come il cammello, che mastica la carcassa, ma il cui corno non è diviso: sarà impuro per voi. Come il gipeto, che mastica la carcassa ma non ha il corno diviso: sarà impuro per voi. Come la lepre, che mastica la carcassa ma non ha il corno diviso: sarà impura per voi. Come il maiale, che ha un corno diviso e una zampa quadrangolare, ma non mastica la carcassa: sarà impuro per voi. 8Non mangerete la loro carne e non toccherete le loro carcasse: saranno impure per voi.

Questi sono gli animali che dovete mangiare di tutti quelli che sono nelle acque: tutto ciò che ha pinne e squame nelle acque, sia nel mare che nei fiumi, lo dovete mangiare. Ma tutto ciò che non ha pinne e squame, sia nel mare che nei fiumi, di tutti gli animali che si muovono nelle acque e di tutti gli esseri viventi che sono in esse, lo troverete in abominio. Saranno per voi un abominio; non mangerete la loro carne e le loro carcasse saranno per voi un abominio. Tutto ciò che nelle acque non ha pinne o squame è in abominio per voi.

E questi sono gli uccelli che aborrirete; non li mangerete, perché sono un abominio: l'aquila, il falco pescatore e l'avvoltoio: il nibbio e ogni tipo di falco; ogni tipo di corvo; lo struzzo, il nibbio, il gabbiano e ogni tipo di falco; la civetta, il cormorano e il gufo; il cigno, il pellicano e il gipeto; la cicogna, ogni tipo di airone; l'upupa e il pipistrello.

Ogni insetto alato che cammina su quattro zampe è un abominio per voi. Ma di tutti gli insetti alati che camminano su quattro zampe, mangerete quelli che hanno le zampe sopra le zampe, per poter saltare sulla terra. Questi sono quelli che mangerete: ogni tipo di locusta, ogni tipo di solam, ogni tipo di hargol, ogni tipo di hagab. Ogni altro animale alato con quattro zampe è in abominio per voi.

Anche questi vi renderanno impuri: chiunque toccherà il loro corpo morto sarà impuro fino alla sera, e chiunque porterà via una parte del loro corpo morto si laverà le vesti e sarà impuro fino alla sera.

Ogni animale che ha un corno spaccato, ma che non ha le zampe e non mastica la carcassa, sarà impuro per voi; chiunque lo toccherà si renderà impuro. Dei quadrupedi, tutto ciò che cammina sulle piante dei piedi sarà impuro per voi; chiunque toccherà il loro cadavere sarà impuro fino alla sera; e chiunque porterà il loro cadavere si laverà le vesti e sarà impuro fino alla sera. Questi animali saranno impuri per voi.

Tra le bestiole che strisciano sulla terra, queste sono quelle che saranno impure per voi: la donnola, il topo e tutte le specie di lucertole; il toporagno, il camaleonte, la salamandra, la lucertola verde e la talpa. Queste sono le cose impure per voi tra gli esseri striscianti: chiunque le tocchi quando sono morte sarà impuro fino a sera. Tutto ciò su cui cadono i morti sarà impuro: un utensile di legno, una veste, una pelle, una tela di sacco, qualsiasi cosa usiate; la metterete nell'acqua e rimarrà impura fino alla sera, dopo di che sarà pulita. Se una parte di essa cade nel mezzo di un recipiente di terra, tutto ciò che si trova nel mezzo del recipiente sarà impuro e si romperà il recipiente. Ogni cibo preparato con l'acqua sarà contaminato; ogni bevanda usata, qualunque sia il recipiente in cui è contenuta, sarà contaminata. Ogni oggetto su cui cadrà qualcosa del loro corpo morto sarà contaminato; il forno e il recipiente con il suo coperchio saranno distrutti; saranno contaminati e li considererete tali. Ma le sorgenti e le cisterne, dove si formano le pozze d'acqua, rimarranno pure; ma chiunque toccherà il corpo morto sarà impuro. Se uno dei loro corpi morti cade sul seme che deve essere seminato, il seme rimarrà puro; ma se l'acqua è stata messa sul seme e uno dei loro corpi morti vi cade sopra, lo considererete impuro.

Se uno degli animali che mangiate muore, chiunque tocchi il suo cadavere sarà impuro fino a sera. Chi mangia del suo cadavere si laverà le vesti e sarà impuro fino a sera; chi trasporta il suo cadavere si laverà le vesti e sarà impuro fino a sera.

Ogni animale che striscia sulla terra è per voi un abominio; non lo mangerete. Non mangerete alcun animale che striscia sulla terra, sia che strisci sul ventre, sia che cammini su quattro piedi, sia che cammini su molti piedi, perché sono in abominio per voi.

Non rendetevi abominevoli con tutti questi esseri striscianti, non rendetevi impuri con essi; sarete contaminati da essi. Perché io sono Jahvé, il vostro Dio; voi vi santificherete e sarete santi, perché io sono santo; e non vi contaminerete con tutti i rettili che strisciano sulla terra. Perché io sono Yahweh, che vi ho fatto uscire dal paese d'Egitto per essere il vostro Dio. Sarete santi, perché io sono santo". Questa è la legge che riguarda i quadrupedi, gli uccelli, ogni essere vivente che si muove nell'acqua e ogni cosa che striscia sulla terra, perché tu possa distinguere tra ciò che è impuro e ciò che è pulito, tra gli animali che si possono mangiare e quelli che non si possono mangiare".

Deuteronomio 14, 3-21

Non mangerete nulla di abominevole. Questi sono gli animali che puoi mangiare: il bue, la pecora e la capra; il cervo, la gazzella e il daino; lo stambecco, l'antilope, il bue selvatico e la capra selvatica. Potrete mangiare qualsiasi animale che abbia un corno spaccato e una zampa biancastra e che mastichi la sua carcassa. Ma non mangerete quelli che masticano solo la carcassa o che hanno solo un corno spaccato e un piede a zampa d'elefante, come il cammello, la lepre e il coniglio, che masticano la carcassa ma non hanno un corno spaccato: saranno impuri per voi; e come il maiale, che ha un corno spaccato ma non mastica la carcassa: sarà impuro per voi. Non mangerete la loro carne e non toccherete le loro carcasse.

Questi sono gli animali che mangerete di tutti quelli che sono nelle acque: tutto ciò che ha pinne e squame lo mangerete; ma tutto ciò che non ha pinne e squame non lo mangerete: è impuro per voi. Puoi mangiare qualsiasi uccello pulito. Questi sono quelli che non potete mangiare: l'aquila, il falco pescatore e l'avvoltoio; il falco, il nibbio e ogni tipo di astore; ogni tipo di corvo; lo struzzo, la civetta, il gabbiano e ogni tipo di sparviero; il gufo, l'ibis e la civetta; il pellicano, il cormorano e il loon; 18la cicogna e ogni tipo di airone; l'upupa e il pipistrello. 19Ogni insetto alato è impuro per voi e non può essere mangiato. Dovete mangiare ogni uccello pulito. Non potete mangiare alcun animale morto. Lo darai da mangiare al forestiero all'interno delle tue porte e non lo venderai allo straniero, perché tu sei un popolo santo a Jahvè tuo Dio. Non farai bollire un capretto nel latte di sua madre.

EMR 188.1-3.5-6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il Thabor è ora alle spalle dei camminatori. Già superato. Per una pianura chiusa fra questo monte ed un altro che è in faccia, il gruppo cammina, parlando dell’ascensione fatta da tutti, per quanto sembra che in principio i più anziani se ne volessero risparmiare. Ma ora sono contenti di essere andati là in cima.

Il cammino è facile perché si è su una via maestra abbastanza comoda. L’ora è fresca perché ho l’impressione che abbiano pernottato sulle pendici del Tabor.

«Quello è Endor», dice Gesù accennando un povero paese aggrappato alle prime elevazioni di quest’altro gruppo montano. «Ci vuoi proprio andare?».

«Se mi vuoi fare contento…», risponde l’Iscariota[1].

«E andiamo allora».

«Ma ci sarà molto da camminare?», chiede Bartolomeo che per l’età non deve essere molto voglioso di escursioni panoramiche.

«Oh! no! Ma se volete rimanere…», dice Gesù.

«Sì, sì! Rimanete pure. Mi basta andare col Maestro», si affretta a dire Giuda di Keriot.

«Ecco, io vorrei sapere cosa c’è di bello da vedere, prima di decidere… In cima al Tabor abbiamo visto il mare, e dopo il discorso del ragazzo devo confessare che l’ho visto per bene per la prima volta e l’ho visto come vedi Tu: col cuore. Qui… vorrei sapere se c’è da imparare qualche cosa, e allora vengo anche se devo fare fatica…», dice Pietro.

«Li senti? Tu non hai ancora detto le tue intenzioni. Per gentilezza verso i compagni, dille ora», invita Gesù.

«Non è a Endor che Saul volle andare[2] per consultare la pitonessa?».

«Sì. Ebbene?».

«Ebbene, Maestro, mi piacerebbe andare in quel luogo e sentire da Te parlare di Saul».

«Oh! allora ci vengo anche io!», esclama Pietro entusiasta.

«E allora andiamo».

Fanno a passo svelto l’ultimo tratto di via maestra e poi la lasciano per una via secondaria che porta diritta a Endor.

188.2

È un povero luogo, come ha detto Gesù. Le case sono abbarbicate alle pendici che dopo, oltre il paese, si fanno più aspre. Povera gente le abita. Per lo più i cittadini devono esercitare la pastorizia su per i pascoli del monte e fra i boschi di querce secolari. Pochi campicelli di orzo, o simile biada, nei ritagli propizi, e delle piante di melo e di fico. Poche viti intorno alle case, a fare un poco di decorazione sulle muraglie, oscure come questo fosse un posto piuttosto umido.

«Ora domanderemo dove era il luogo della maga», dice Gesù. E ferma una donna che torna con le anfore dalla fontana.

Questa lo guarda curiosamente, poi risponde sgarbata:

«Non so. Ho ben altre cose, più importanti, io, di queste fole!», e lo pianta in asso.

Gesù si rivolge ad un vecchietto che intaglia un pezzo di legno.

«La maga?… Saul?… E chi se ne occupa più? Però, aspetta… C’è uno che ha studiato e forse saprà… Vieni».

E il vecchietto arranca su per una vietta sassosa fino ad una casa molto misera e molto sciatta. «Sta qui. Ora entro e lo chiamo».

Pietro, accennando a del pollame che razzola in un cortiletto sudicio, dice: «Questo uomo non è israelita». Ma non dice altro, perché torna il vecchietto seguito da un uomo guercio, sporco e disordinato, come tutto quanto è della sua casa.

Il vecchietto dice: «Vedi? Quest’uomo dice che è là, oltre quella casa diroccata. Un sentiero, poi un ruscello, poi un bosco e delle caverne; la più alta, quella che mostra ancora delle mura diroccate sul suo fianco, è quella che cerchi. Non hai detto così?».

«No. Hai tutto confuso. Andrò io con questi stranieri». L’uomo ha una voce aspra e gutturale, il che aumenta il senso di disagio.

188.3

Si incammina. Pietro, Filippo e Tommaso fanno segni su segni a Gesù perché non vada. Ma Gesù non dà retta. Cammina con Giuda, dietro all’uomo, e gli altri lo seguono… di malavoglia. (...)

188.5

Arrivano ad una spelonca che è fatta di macerie crollate e di caverne nel monte. L’uomo cerca di fare ferma la voce e dice: «Ecco, è qui. Entra pure».

«Grazie, amico. Sii buono».

L’uomo non dice nulla e resta dove è, mentre Gesù coi suoi, superando pietroni che certo erano pezzi di muraglie ben robuste, disturbando ramarri e altre brutte bestie, entrano in una vasta grotta affumicata sulle cui pareti, graffiti nel masso, sono ancora segni dello zodiaco e simili storie. In un angolo affumicato vi è una nicchia e, sotto, un buco come fosse un tombino per lo scolo di liquidi. I pipistrelli decorano il soffitto dei loro grappoli che fanno ribrezzo, e un gufo, disturbato dalla luce di un ramo che Giacomo ha acceso per vedere se calpestano scorpioni o aspidi, si lamenta sbattendo le ali ovattate e stringendo gli occhiacci feriti dalla luce. È proprio appollaiato nella nicchia, e un fetore di topi morti, di donnole, di uccelli in putrefazione fra i suoi piedi, si mescola all’odore dello sterco e del suolo umido.

«Un bel posto in verità!», dice Pietro. «Era meglio il tuo Tabor e il mare, ragazzo!». E poi, volgendosi a Gesù: «Maestro, accontenta presto Giuda perché qui… non è certo la sala regale di Antipa!».

«Subito. Che vuoi sapere di preciso?», chiede a Giuda di Keriot.

«Ecco… Vorrei sapere se e perché Saul ha peccato venendo qui… Vorrei sapere se è possibile che una donna possa evocare i morti. Vorrei sapere se… Oh! insomma, parla Tu. Io ti farò domande».

«Affare lungo! Andiamo almeno lì fuori, al sole, sui massi… Ci salveremo dall’umido e dal fetore», prega Pietro.

E Gesù acconsente. Si siedono come possono sulle muraglie crollate.

«Il peccato di Saul non è stato che uno dei peccati dello stesso. Fu preceduto e seguito da molti altri. Tutti gravi. Ingratitudine duplice verso Samuele che lo unge re e che si eclissa poi per non dividere col re l’ammirazione del popolo. Ingrato più volte verso Davide che lo libera da Golia, che lo risparmia nella caverna di Engaddi e ad Achila. Colpevole di multiple disubbidienze e di scandalo nel popolo. Colpevole di avere addolorato Samuele suo benefattore mancando alla carità. Colpevole di gelosia e di attentati verso Davide, altro suo benefattore, e infine del delitto commesso qui».

«Contro chi? Non vi ha ucciso nessuno».

«La sua anima ha ucciso, ha finito di uccidere, qui dentro.

188.6

Perché abbassi il capo?».

«Penso, Maestro».

«Pensi. Lo vedo. Che pensi? Perché sei voluto venire? Non per pura curiosità di studioso, confessalo».

«Sempre si sente parlare di maghi, di negromanzie, di spiriti evocati… Volevo vedere se scoprivo qualcosa… Mi piacerebbe sapere come avviene… Penso che noi, destinati a stupire per attirare, dovremmo essere un poco negromanti. Tu sei Tu e fai col tuo potere. Ma noi dobbiamo chiederlo un potere, un aiuto, per fare opere strane, che si impongano…».

«Oh! ma sei folle? Ma che dici?», urlano in molti.

«Tacete. Lasciatelo parlare. Non è follia la sua».

«Sì, insomma mi pareva che, venendo qui, qualche poco della magia di un tempo potesse entrare in me e farmi più grande. Per l’interesse tuo, credilo».

«So che sei sincero in questo tuo desiderio attuale. Ma ti rispondo con parole eterne, perché sono del Libro, e il Libro sarà finché sarà l’uomo. Creduto o schernito, impugnato[3] in nome della Verità o deriso, sarà, sempre sarà.

È detto: “Ed Eva, visto che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi e bello a vedersi, lo colse e ne mangiò e ne diede al marito… E allora i loro occhi si apersero e si accorsero di essere nudi e si fecero delle cinture… E Dio disse: ‘Come vi siete accorti di essere nudi? Solo per avere mangiato il frutto proibito’. E li cacciò dal paradiso di delizie”. E nel libro di Saul è detto: “Disse Samuele apparendo: ‘Perché mi hai disturbato col farmi evocare? Perché interrogarmi dopo che il Signore si è ritirato da te? Il Signore ti tratterà come ti ho detto… perché tu non hai ubbidito alla voce del Signore’”.

Figlio, non tendere la mano al frutto proibito. Anche solo accostarlo è imprudenza. Non avere curiosità di conoscere l’ultraterreno per tema che non ti se ne apprenda il satanico veleno. Fuggi l’occulto e ciò che non si spiega. Una sola cosa va accolta con santa fede: Dio. Ma ciò che Dio non è, e che non è spiegabile con le forze della ragione e creabile con le forze dell’uomo, fuggilo, fuggilo, ché non ti si aprano le fonti della malizia e tu non comprenda di essere “nudo”. Nudo: repellente nella umanità mista al satanismo. Perché vuoi stupire con prodigi oscuri? Stupisci con la tua santità, e sia luminosa come cosa che viene da Dio. Non avere desiderio di lacerare i veli che separano i viventi dai trapassati. Non disturbare i defunti. Ascoltali, se saggi, finché sono sulla Terra, venerali con l’ubbidirli anche dopo la morte. Ma non turbare la loro seconda vita. Chi non ubbidisce alla voce del Signore perde il Signore. E il Signore ha proibito l’occultismo, la negromanzia, il satanismo in tutte le sue forme. Che vuoi sapere più di quanto la Parola non ti dica già? Che vuoi operare più di quanto la tua bontà e il mio potere ti concedono di operare? Non appetire al peccato, ma alla santità, figlio.

Non ti mortificare. Mi piace che tu ti sveli nella tua umanità. Quello che piace a te piace a molti, a troppi. Solo, il fine che tu metti a questo tuo desiderio: “essere potente per attirare a Me”, leva a quest’umanità molto peso e vi mette ali. Ma sono di uccello notturno. No, mio Giuda. Mettivi ali solari, ali d’angelo al tuo spirito. Col solo vento di esse attirerai cuori e li trasporterai, nella tua scia, a Dio. Possiamo andare?».

«Sì, Maestro! Ho sbagliato…».

«No. Sei stato un indagatore… Il mondo ne sarà sempre pieno. Vieni, vieni. Usciamo da questo luogo di puzzo. Incontro al sole andiamo! Fra pochi giorni è Pasqua, e dopo andremo da tua madre. Io ti evoco quella: la tua casa onesta, la tua madre santa. Oh! che pace!».

Come sempre, il ricordo della madre, la lode del Maestro alla madre, rasserena Giuda.

Annotazione

Non fu forse a En-Dor che Saul volle andare a consultare la Pizia? Come si legge in: 1 Samuele 28:3-25 | 1 Cronache 10:13-14 | Siracide 46:20, con analogie in 2 Re 21:6 | Isaia 8:19-20.

La storia di Saul e dei suoi "molti altri" peccati, come si legge in EMV 188,5 (e in altri passi come EMV 263,2) si trova principalmente in 1 Samuele 9-31.

La pratica della divinazione (o magia, o negromanzia) è proibita in Levitico 19, 26.31 | Levitico 20, 6.27 | Deuteronomio 18, 9-14.

Il nome di pitonessa dato alla maga risale a un dio pagano (Apollo Pitico). Lo "spirito pitonico" dato alla maga è proprio dei pagani (come abbiamo visto in EMV 59,4 e EMV 129,3). Satana "parla con le labbra dei Pitici" (come si legge in EMV 420.10). L'Opera mostra che la setta dei Sadducei, fortemente ostile a Gesù e contraria al suo insegnamento (come si legge in EMV 356,5 | EMV 409,6 e EMV 594,6/7), si abbandonava a tali pratiche, dalle quali si sentiva attratto anche Giuda Iscariota (come si legge in EMV 334,8 e EMV 357,6). Un'invettiva contro i negromanti si trova in EMV 503,7.

Ingratitudine verso Davide che si sbarazzò di Golia e lo risparmiò nella grotta di Engadi (1 Samuele 24, 1-23 ) e ad Hakila (1 Samuele 26, 1-25).

Si legge: "Quando Eva vide che il frutto dell'albero era buono da mangiare e bello da vedere, lo colse, ne mangiò e ne diede un po' a suo marito... Allora i loro occhi si aprirono e videro che erano nudi, e si fecero delle cinture... E Dio disse: 'E chi vi ha detto che eravate nudi? Così avete mangiato dell'albero di cui vi avevo proibito di mangiare". E li cacciò dal paradiso delle delizie. "In Genesi 3, 6.

Nel libro di Saul è scritto: "Samuele disse, al suo apparire: "Perché mi hai turbato facendomi chiamare? Perché mi interroghi dopo che il Signore si è ritirato da te? Il Signore si comporterà con te come ti ho detto... perché non hai obbedito alla voce del Signore". In 1 Samuele 28, 15-19.

Tra pochi giorni sarà Pasqua: 14 Nisan.

Primo libro di Samuele 28, 3-25

1 Samuele 28, 3-25 Samuele morì, tutto Israele fu in lutto per lui e lo seppellirono a Ramah, nella sua città. Saul aveva scacciato dal paese coloro che invocavano i morti e gli indovini.

I Filistei si radunarono e vennero ad accamparsi a Shunam; Saul radunò tutto Israele e si accamparono a Gelboe. Quando Saul vide l'accampamento dei Filistei, ebbe paura e il suo cuore fu molto turbato. Saul chiese al Signore, ma il Signore non gli rispose né con i sogni, né con l'Urim, né con i profeti. Allora Saul disse ai suoi servi: "Trovatemi una donna che richiama i morti, andrò da lei e la consulterò". I suoi servi gli dissero: "A Endor c'è una donna che risveglia i morti". Allora Saul si travestì, indossò altri abiti e partì, accompagnato da due uomini. Giunsero di notte alla casa della donna e Saul le disse: "Dimmi il futuro evocando un morto e portami quello che ti dico". La donna rispose: "Ecco, tu sai cosa ha fatto Saul, come ha eliminato dal paese coloro che evocano i morti e gli indovini; perché mi tendi una trappola, per uccidermi?". Saul le giurò per Yahweh, dicendo: "Come Yahweh vive, non ti accadrà nulla di male per questo". E la donna disse: "Chi devo far salire per te?". Egli rispose: "Portami Samuele".

Quando la donna vide Samuele, emise un forte grido; e la donna disse a Saul: "Perché mi hai ingannato? Tu sei Saul!". Il re le disse: "Non temere; ma cosa hai visto?". La donna disse a Saul: "Vedo un dio che sale dalla terra". Egli le disse: "Che aspetto ha? E lei rispose: "È un vecchio che sale, avvolto in un mantello". Quando Saul capì che si trattava di Samuele, si gettò con la faccia a terra e si prostrò.

Samuele disse a Saul: "Perché mi hai disturbato facendomi salire?". Saul rispose: "Sono in grande difficoltà: i Filistei sono in guerra contro di me e Dio si è allontanato da me; non mi ha risposto né con i profeti né con i sogni. Perciò ti ho chiesto di dirmi cosa devo fare". Samuele rispose: "Perché mi consulti, visto che Yahweh si è allontanato da te ed è diventato tuo avversario? Yahweh ha fatto quello che aveva predetto per mezzo mio: Yahweh ha strappato il regno dalle tue mani e lo ha dato al tuo compagno Davide. Poiché non hai obbedito alla voce di Yahweh e non hai trattato Amalek secondo la ferocia della sua ira, Yahweh ti ha fatto questo oggi. E Yahweh consegnerà anche Israele con te nelle mani dei Filistei. Domani tu e i tuoi figli sarete con me e Yahweh consegnerà l'accampamento di Israele nelle mani dei Filistei". Immediatamente Saul cadde a terra in tutta la sua altezza, perché le parole di Samuele lo avevano riempito di paura; inoltre, le forze gli stavano venendo meno, perché non aveva preso cibo per tutto il giorno e per tutta la notte.

La donna si avvicinò a Saul e, vedendo il suo turbamento, gli disse: "Il tuo servo ha obbedito alla tua voce; ho dato la mia vita in obbedienza alle parole che mi hai detto. Ora anche tu devi ascoltare la voce del tuo servo e lascia che ti offra un pezzo di pane; mangialo, così sarai forte quando riprenderai il tuo cammino". Ma egli rifiutò, dicendo: "Non mangerò". I suoi servi e la donna lo esortarono a mangiare ed egli acconsentì. Si alzò da terra e si sedette sul divano. La donna aveva in casa un vitello grasso, si affrettò a ucciderlo, prese della farina, la impastò e ne fece dei pani azzimi. Li mise davanti a Saul e ai suoi servi ed essi mangiarono. Poi si alzarono e partirono quella stessa notte.

Primo libro delle Cronache 10, 13-14

1 Cap. 10, 13-14: Saul morì a causa della sua trasgressione contro Jahvè, perché non aveva osservato la parola di Jahvè, e per aver chiesto e consultato coloro che richiamano i morti. Non avendo consultato Yahweh, Yahweh lo mise a morte e trasferì il regno a Davide, figlio di Iesse.

Libro del Siracide 46, 20

Si 46, 20: E quando si fu addormentato, profetizzò e annunciò al re la sua prossima fine. E alzò la voce dalla terra e profetizzò, per cancellare l'iniquità del popolo.

Secondo libro dei Re 21, 6

2 Re 21, 6: Fece passare suo figlio attraverso il fuoco; praticò l'augurio e la divinazione; istituì negromanti e stregoni; facendo così sempre più ciò che era male agli occhi di Jahvè, in modo da provocarlo all'ira.

Libro di Isaia 8, 19-20

Is 8, 19-20 : Quando vi diranno: "Consultate coloro che evocano i morti e gli indovini che mormorano e sussurrano", rispondete: "Un popolo non dovrebbe forse consultare il suo Dio? Consulteranno forse i morti per il bene dei vivi? Ecco l'insegnamento e la testimonianza! Se il popolo parla diversamente, non c'è alba per lui".

Primo libro di Samuele 9-31

Dato il numero di capitoli (quasi 12), non li riprodurremo in questa nota.

Libro del Levitico 19, 26.31

Lev 19, 26.31: Non mangerete nulla che contenga sangue. Non praticherai la divinazione o la magia. Non andate da chi invoca spiriti o indovini; non consultateli, per non essere contaminati da loro. Io sono Yahweh, il vostro Dio.

Libro del Levitico 20, 6.27

Lev 20, 6.27: Se qualcuno parla a coloro che evocano spiriti e agli indovini, per fare la prostituta con loro, io volgerò la faccia contro quell'uomo e lo taglierò fuori dal suo popolo. Chiunque, uomo o donna, evocherà spiriti o indovini sarà messo a morte; sarà lapidato: il suo sangue è su di lui.

Libro del Deuteronomio 18, 9-14

Deut 18, 9-14: Quando entrerete nel paese datovi da Jahvè, vostro Dio, non dovrete imparare a imitare le abominazioni di quei popoli. Non si trovi tra voi nessuno che faccia passare il proprio figlio o la propria figlia attraverso il fuoco, che si dedichi alla divinazione, all'augurio, alla superstizione e agli incantesimi, che usi incantesimi, che consulti evocatori e stregoni e che interroghi i morti. Chiunque faccia queste cose è in abominio a Yahweh e a causa di queste abominazioni Yahweh, il vostro Dio, scaccerà queste nazioni da davanti a voi. Sarete retti con Yahweh vostro Dio. Perché queste nazioni che scaccerete ascoltano indovini e divinatori, ma Yahweh, il vostro Dio, non vi permetterà di farlo".

Libro della Genesi 3, 6

Gn 3, 6 : Quando la donna vide che il frutto dell'albero era buono per il cibo, gradevole agli occhi e desiderabile per la conoscenza, ne prese il frutto e ne mangiò; ne diede anche al marito che era con lei ed egli ne mangiò.

Primo libro di Samuele 24, 1-23

1 Samuele 24, 1-23: Davide salì di là e si stabilì nelle roccaforti di Engaddi. Quando Saul tornò dall'inseguimento dei Filistei, questi vennero a dirgli: "Ecco, Davide è nel deserto di Engaddi". Saul prese allora tremila dei migliori uomini di tutto Israele e andò alla ricerca di Davide e dei suoi uomini fino alle rocce delle capre selvatiche. Giunse ai recinti delle pecore lungo la strada; lì c'era una grotta, nella quale Saul entrò per coprirsi i piedi; Davide e i suoi uomini erano seduti in fondo alla grotta. Gli uomini di Davide gli dissero: "Questo è il giorno di cui Yahweh ti ha parlato: "Ecco, io consegnerò il tuo nemico nelle tue mani; trattalo come vuoi"". Davide si alzò e tagliò di nascosto il mantello di Saul. Dopo di che, il cuore di Davide batteva forte perché aveva tagliato il lembo del mantello di Saul. E disse ai suoi uomini: "Yahweh non permetta che io faccia una cosa simile contro il mio signore, l'unto di Yahweh, come mettere la mia mano su di lui, perché egli è l'unto di Yahweh!". Con queste parole, Davide rimproverò i suoi uomini e non permise loro di gettarsi su Saul. Saul si alzò per lasciare la grotta e continuò il suo cammino.

Poi Davide si alzò, uscì dalla grotta e cominciò a gridare a Saul, dicendo: "O re, mio signore!". Saul guardò dietro di sé e Davide si inchinò con la faccia a terra e adorò. E Davide disse a Saul: "Perché ascolti le parole della gente che dice: Ecco, Davide cerca di farti del male? Ecco, oggi i tuoi occhi hanno visto come Yahweh ti ha consegnato nelle mie mani proprio oggi, nella caverna. Mi hanno detto di ucciderti, ma il mio occhio ha avuto pietà di te e ho detto: "Non metterò le mani sul mio signore, perché è l'unto di Jahvè". Vedi dunque, padre mio, vedi la gonna del tuo mantello nella mia mano. Poiché ho tagliato il lembo del tuo mantello e non ti ho ucciso, riconosci e vedi che non c'è malvagità o ribellione nel mio comportamento e che non ho peccato contro di te. Ma tu stai dando la caccia alla mia vita per togliermela. Che Yahweh sia giudice tra me e voi e che Yahweh mi vendichi su di voi! Ma la mia mano non sarà su di voi. Dai malvagi viene la malvagità, dice l'antico proverbio; perciò la mia mano non sarà su di te. Dopo chi si mise in cammino il re d'Israele? E voi, invece, a chi andate dietro? Un cane morto? Una pulce? Lascia che Yahweh giudichi e decida tra te e me. Che guardi e difenda la mia causa, e che la sua sentenza mi liberi dalla tua mano!".

Quando Davide ebbe finito di dire queste parole a Saul, Saul disse: "È questa la tua voce, figlio mio Davide?". Saul alzò la voce e pianse. E disse a Davide: "Tu sei più giusto di me, perché tu mi hai fatto del bene e io ti ho fatto del male. Oggi sei stato gentile con me, perché Yahweh mi ha consegnato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso". Se uno incontra il suo nemico, lo lascia forse andare per la sua strada in pace? Che Yahweh ti faccia del bene in cambio di ciò che hai fatto a me oggi! Ora so che sarai re e che il regno di Israele sarà stabile nelle tue mani. Giurami dunque per Yahweh che non distruggerai la mia discendenza dopo di me e non cancellerai il mio nome dalla casa di mio padre". Davide giurò a Saul. Saul andò a casa sua e Davide e i suoi uomini salirono alla fortezza.

Primo libro di Samuele 26, 1-25

1 Sam 26, 1-25 Gli Zifani vennero da Saul a Ghibea e dissero: "Davide è nascosto sulla collina di Hachilah, a est della brughiera". Allora Saul si alzò e scese nel deserto di Zif con tremila dei migliori uomini d'Israele, per cercare Davide nel deserto di Zif. Saul si accampò sulla collina di Hachilah, sul lato orientale della brughiera, lungo la strada, mentre Davide viveva nel deserto. Quando Davide vide che Saul lo cercava nel deserto, mandò delle spie e scoprì che Saul era davvero arrivato. Davide si alzò e giunse nel luogo in cui Saul era accampato. Davide vide il luogo in cui Saul giaceva con Abner, figlio di Ner, il capitano del suo esercito; Saul giaceva in mezzo all'accampamento e il popolo era accampato intorno a lui. - Allora Davide disse ad Ahimelech l'Ittita e ad Abisai, figlio di Sarvia e fratello di Joab: "Chi è disposto a scendere con me nell'accampamento da Saul?". Abisai rispose: "Scenderò con te".

Quando Davide e Abisai giunsero al popolo, di notte, Saul giaceva in mezzo all'accampamento, addormentato, con la lancia conficcata nella terra al suo fianco; Abner e il popolo erano sdraiati intorno a lui. Abisai disse a Davide: "Oggi Dio ha rinchiuso il tuo nemico nelle tue mani; ora, ti prego, permettimi di colpirlo con la lancia e di inchiodarlo a terra con un solo colpo, senza che io debba tornare". Ma Davide disse ad Abisai: "Non ucciderlo! Perché chi metterebbe le mani sull'unto di Yahweh e rimarrebbe impunito?". E Davide disse: "Come vive Yahweh! Sarà solo Yahweh a colpirlo; o verrà il suo giorno ed egli morirà, o scenderà in guerra e perirà; ma Yahweh non permette che io metta le mani sull'unto di Yahweh! Ora prendi la lancia che è al suo capezzale, con la brocca d'acqua, e andiamo".

Davide prese la lancia e la brocca d'acqua che erano al capezzale di Saul e se ne andarono. Nessuno vide, nessuno seppe, nessuno si svegliò, perché tutti dormivano, avendo Yahweh fatto cadere su di loro un sonno profondo.

Davide passò dall'altra parte e si fermò sulla cima del monte in lontananza; c'era un grande spazio tra loro. Davide gridò al popolo e ad Abner, figlio di Ner, dicendo: "Non rispondi, Abner?". Abner rispose: "Chi sei tu che gridi al re?". Davide disse ad Abner: "Non sei forse un uomo? E chi è come te in Israele? Perché non hai tenuto testa al re, tuo signore? Perché uno del popolo è venuto a uccidere il re tuo signore. Quello che hai fatto qui non è giusto. Come Yahweh vive! Meritavi di morire per non aver custodito il tuo padrone, l'unto di Yahweh. Ora guarda dove sono la lancia del re e la brocca d'acqua che era al suo capezzale".

Saul riconobbe la voce di Davide e disse: "È questa la tua voce, figlio mio Davide?". Davide rispose: "È la mia voce, o re, mio signore". E aggiunse: "Perché il mio signore perseguita il suo servo? Che cosa ho fatto e quale crimine ha commesso la mia mano? Il re, mio signore, si degni ora di ascoltare le parole del tuo servo: se è Yahweh che ti agita contro di me, accetta il profumo di un'offerta; ma se sono gli uomini, siano maledetti davanti a Yahweh, poiché ora mi hanno cacciato, per togliermi il posto dall'eredità di Yahweh, dicendo: Andate a servire dèi stranieri! E ora il mio sangue non cada sulla terra, lontano dalla faccia di Jahvè! Perché il re d'Israele si è messo a cercare una pulce, come si insegue una pernice sui monti".

Saul disse: "Ho peccato; torna, figlio mio Davide, perché non ti farò più del male, perché la mia vita è stata oggi preziosa ai tuoi occhi. Ma ho fatto una sciocchezza e ho commesso un grande errore". Davide rispose: "Ecco la lancia, o re; uno dei tuoi giovani venga a prenderla. Yahweh ripagherà ogni uomo secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, perché oggi Yahweh ti ha consegnato nelle mie mani e io non ho voluto mettere le mani sull'unto di Yahweh. Ecco, come la tua vita è stata oggi di gran prezzo ai miei occhi, così la mia vita sarà di gran prezzo agli occhi di Yahweh, ed egli mi libererà da ogni angoscia!". Saul disse a Davide: "Benedetto sia mio figlio, Davide! Avrai certamente successo nella tua impresa". Davide proseguì per la sua strada e Saul tornò a casa.

EMR 191.3-4.9 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vi è uno, piuttosto vecchio, che si stringe al fianco un fanciullo di un dieci anni circa; mangia e piange.

«Perché, padre, fai così?…», chiede Gesù.

«Perché la tua bontà è troppa…».

L’uomo di Endor dice con la sua voce gutturale: «È vero… e fa piangere. Ma il pianto è senza amaro…».

«È senza amaro. È vero. E poi… io vorrei una cosa. È anche desiderio questo pianto».

«Che vuoi, padre?».

«Questo fanciullo lo vedi? È mio nipote. Mi è rimasto dopo la frana di questo inverno. Doras neppure sa che mi ha raggiunto, perché lo faccio vivere come una bestia selvatica nel bosco e solo al sabato lo vedo. Se me lo scopre, o lo caccia o lo mette al lavoro… e sarà peggio di un animale da soma questo tenero mio sangue… A Pasqua lo manderò con Michea a Gerusalemme per divenire figlio della Legge… e poi?… È il figlio di mia figlia…».

«Lo daresti a Me, invece? Non piangere. Ho tanti amici che sono onesti, santi e senza figli. Lo alleveranno santamente, nella mia via…».

«Oh! Signore! Da quando ho saputo di Te l’ho desiderato. E pregavo il santo Giona, lui che sa cosa è essere di questo padrone, di salvare il mio nipote da questa morte…».

«Fanciullo, verresti con Me?».

«Sì, mio Signore. E non ti darò dolore».

«È detto».

191.4

«Ma… a chi lo vuoi dare?», chiede Pietro tirando Gesù per una manica. «A Lazzaro anche questo?».

«No, Simone. Ma ce ne sono tanti senza figli…».

«Ci sono anche io…». Il viso di Pietro pare fino affilarsi nel desiderio.

«Simone, te l’ho detto[1]. Tu devi essere il “padre” di tutti i figli che Io ti lascerò in eredità. Ma non devi avere la catena di nessun figlio tuo proprio. Non ti mortificare. Tu sei troppo necessario al Maestro perché il Maestro possa staccarti da Sé per un affetto. Sono esigente, Simone. Sono esigente più di uno sposo gelosissimo. Ti amo con ogni predilezione e ti voglio tutto per Me e di Me».

«Va bene, Signore… Va bene… Sia fatto come Tu vuoi». Il povero Pietro è eroico nel suo aderire a questa volontà di Gesù.

«Sarà il figlio della mia nascente Chiesa. Va bene? Di tutti e di nessuno. Sarà il “nostro” bambino. Ci seguirà quando lo permetteranno le distanze, o ci raggiungerà, e suoi tutori saranno i pastori, loro che amano nei bambini tutti il “loro” bambino Gesù. Vieni qui, fanciullo. Come ti chiami?».

«Jabé di Giovanni, e son di Giuda», dice sicuro il ragazzo.

«Sì. Siamo giudei noi», conferma il vecchio. «Io lavoravo nelle terre di Doras in Giudea, e mia figlia si è sposata con un di quelle parti. Lavorava ai boschi presso Arimatea e quest’inverno…».

«Ho visto la sventura[2]».

«Il fanciullo si è salvato perché quella notte era da un parente lontano… Veramente si è portato il nome, Signore! L’ho detto subito a mia figlia: “Perché? Non ricordi l’antico[3]?”. Ma il marito volle chiamarlo così, e Jabé fu».

«“Il fanciullo invocherà il Signore e il Signore lo benedirà e dilaterà i suoi confini, e la mano del Signore è sulla sua mano, ed egli non sarà più oppresso dal male”. Questo gli concederà il Signore per consolare te, padre, gli spiriti dei morti, e confortare l’orfano.

(...) Io vi benedico, ora. Ma per voi pregherò ogni nuova aurora.

E tu, padre, non avere più affanno per l’agnello che mi affidi. Te lo riporterò ogni tanto perché tu possa giubilare vedendolo crescere in sapienza e bontà sulla via di Dio. Sarà il tuo agnello di questa tua povera Pasqua, il più gradito degli agnelli presentati all’altare di Geové. Jabé, saluta il vecchio padre e poi vieni al tuo Salvatore, al tuo Pastore buono. La pace sia con voi!».

«Oh! Maestro! Maestro buono! Lasciarti!…».

«Sì. È penoso. Ma non è bene che il sorvegliante qui vi trovi. Sono venuto apposta qui per evitarvi punizioni. Ubbidite per amore all’Amore che vi consiglia».

I disgraziati si alzano con le lacrime agli occhi e vanno alla loro croce. Gesù li benedice ancora e poi, con la mano del fanciullo nella sua, e con l’uomo di Endor dall’altro lato, torna per la via già fatta alla casa di Michea, raggiunto da Andrea e da Giovanni che, finito il loro turno di guardia, si ricongiungono ai confratelli.

Dettaglio

Gesù è con i contadini di Doras e offre loro qualcosa da mangiare per la Pasqua. Uno degli uomini gli presenta il nipote.

Annotazione

"Simone, te l'ho detto", in EMV 104,5. L'ultima menzione di Lazzaro è in relazione all'evento riportato in EMV 172,11.

"Ho visto la catastrofe", in EMV 139,2.

"Perché questo nome? Non ricordi quello vecchio? "(...) "Il bambino invocherà il Signore e il Signore lo benedirà e allargherà i suoi confini; la mano del Signore è nella sua mano ed egli non sarà più oppresso dalla sventura". " La citazione è tratta da 1 Cronache 4, 9-10.

Primo libro delle Cronache 4, 9-10

1 Cap. 4, 9-10 : Yabesh era più onorato dei suoi fratelli. Sua madre gli diede il nome di Yabesh (cioè "Nel dolore"), dicendo: "Yabesh invocò il Dio d'Israele dicendo: "Se tu mi benedici, allargherai il mio territorio, la tua mano sarà con me e allontanerai da me la sventura, così che la mia angoscia finisca" e Dio gli concesse ciò che aveva chiesto.

EMR 192.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Signore, quella cima è il Carmelo?», chiede il cugino Giacomo.

«Sì, fratello. Quella è la catena del Carmelo, e la cima più alta è quella che dà il nome alla catena».

«Deve essere bello anche di lì il mondo. Ci sei mai stato?».

«Una volta, da solo, all’inizio della mia predicazione. E ai piedi di esso guarii il mio primo lebbroso. Ma ci andremo insieme, a rievocare Elia…».

«Grazie, Gesù. Mi hai compreso come sempre».

«E come sempre ti perfeziono, Giacomo».

«Perché?».

«Il perché è scritto in Cielo».

«Non me lo diresti, fratello, Tu che leggi ciò che è scritto in Cielo?».

Gesù e Giacomo procedono a fianco l’uno dell’altro, e solo il piccolo Jabé, sempre per mano di Gesù, può udire la confidente conversazione dei cugini che si sorridono guardandosi negli occhi.

Gesù, passando un braccio sulle spalle di Giacomo per attirarselo ancora più vicino, chiede: «Lo vuoi proprio sapere? Ebbene te lo dirò ad indovinello, e quando ne troverai la chiave sarai sapiente. Ascolta: “Radunati i falsi profeti sul monte Carmelo, si avvicinò Elia e disse al popolo: ‘Fino a quando zoppicherete da due parti? Se il Signore è Dio, seguitelo; se lo è Baal, seguite lui’. Il popolo non rispose. Allora Elia seguitò a dire al popolo: ‘Dei profeti del Signore sono rimasto io solo’”; e, unica forza del solo, era il grido: “‘Esaudiscimi, Signore, esaudiscimi affinché questo popolo riconosca che Tu sei il Signore Iddio e che hai di nuovo convertito i loro cuori’. Allora il fuoco del Signore cadde e divorò l’olocausto”. Fratello, indovina».

Giacomo pensa a capo chino e Gesù lo guarda sorridendo.

Fanno qualche metro così, poi Giacomo dice: «Ha attinenza con Elia o col mio futuro?».

«Col tuo futuro, naturalmente…».

Giacomo pensa ancora e poi mormora: «Sarei destinato io ad invitare Israele a seguire con verità una via? Sarei io chiamato ad essere l’unico rimasto in Israele? Se sì, vuoi dire che gli altri saranno perseguitati e dispersi e che… e che… pregherò Te per la conversione di questo popolo… quasi fossi un sacerdote… quasi fossi… una vittima… Ma se così è, incendiami da ora, Gesù…».

«Lo sei già. Ma sarai rapito dal Fuoco, come Elia. Per questo andremo, Io e te soli, a parlare sul Carmelo».

«Quando? Dopo la Pasqua?».

«Dopo una Pasqua, sì. E allora ti dirò tante cose…».

Annotazione

Primo libro dei Re, 18, 20-22.37-38

1 Re 18, 20-22.37-38: Achab mandò messaggeri a tutti i figli d'Israele e radunò i profeti sul monte Carmelo. Allora Elia si presentò a tutto il popolo e disse: "Fino a quando sarete campati da una parte e dall'altra? Se Yahweh è Dio, andate dietro a lui; se Baal, andate dietro a lui!". Il popolo non gli rispose nulla. Allora Elia disse al popolo: "Io sono l'unico dei profeti di Yahweh, mentre ci sono quattrocentocinquanta profeti di Baal (...) Ascoltami, Yahweh, ascoltami! Perché questo popolo sappia che tu, Yahweh, sei Dio e che sei tu a far tornare indietro i loro cuori". Allora il fuoco di Yahweh cadde e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la terra, e assorbì l'acqua che era nella fossa.

EMR 194.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ecco una nuova salita molto ripida poiché, lasciata la via maestra, polverosa e affollata, la comitiva ha preferito prendere questa scorciatoia boscosa. E, giunti alla cima, ecco in lontananza splendere, già distintamente, un mare lucente, sospeso sopra un agglomerato bianco, forse case nitide di calcina.

«Jabé», chiama Gesù, «vieni qui. Vedi quel punto d’oro? È la Casa del Signore. Là tu giurerai di ubbidire alla Legge. Ma la conosci bene?».

«La mamma me ne parlava e il padre mi insegnava i precetti. So leggere e… e credo sapere ciò che “essi” mi hanno detto prima di morire…». Il bambino, che è accorso con un sorriso alla chiamata di Gesù, piange ora, col capino basso e la mano che trema nella mano di Gesù.

«Non piangere. Senti. Sai dove siamo? Questa è Betel. Qui il santo Giacobbe fece il suo sogno angelico. Lo sai? Lo ricordi?».

«Sì, Signore. Vide una scala che toccava dalla Terra al Cielo, e su e giù andavano gli angeli, e la mamma mi diceva che nell’ora della morte, se si era stati sempre buoni, si vedeva la stessa cosa e si andava per quella scala alla Casa di Dio. Tante cose mi diceva la mamma… Ma ora non me le dirà più… le ho tutte qui ed è tutto quello che ho di lei…». Le lacrime scendono sul visetto tanto triste.

«Ma non piangere così! Senti, Jabé. Ho anche Io una Madre che si chiama Maria, e che è santa e buona e sa dire tante cose. È più sapiente di un maestro, e più buona e bella di un angelo. Ora andiamo da Lei. Ti vorrà tanto bene. Ti dirà tante cose. E poi con Lei è la mamma di Giovanni, anche lei tanto buona e di nome Maria. E la madre di mio fratello Giuda, anche lei dolce come un pan di miele, e anche lei ha nome Maria. Ti vorranno tanto bene. Ma tanto. Perché sei un bravo bambino, e per amor mio che ti amo tanto. E poi tu crescerai con loro e fatto grande sarai un santo di Dio, predicherai come un dottore il Gesù che ti ha ridato una madre qui, e che aprirà le porte dei Cieli alla tua madre morta, al padre tuo, e che te l’aprirà anche a te, alla tua ora. Tu non avrai neppure bisogno di salire la lunga scala dei Cieli all’ora della morte. L’avrai già salita durante la vita tua, essendo un buon discepolo, e ti troverai là, alla soglia aperta del Paradiso, ed Io ci sarò e ti dirò: “Vieni, amico mio e figlio di Maria” e staremo insieme».

Il sorriso fulgido di Gesù, che cammina un poco curvo per essere più vicino al visetto alzato del bambino che gli cammina a lato con la manina nella sua, e il racconto meraviglioso rasciugano le lacrime e fanno spuntare un sorriso.

Annotazione

Libro della Genesi 28, 10-19

Gen 28, 10-19 : Giacobbe lasciò Bersabea e andò ad Haran. Giunto in un luogo, vi rimase tutta la notte, perché il sole era tramontato. Prese una delle pietre che si trovavano lì, ne fece il suo giaciglio e si sdraiò in quel luogo. Poi fece un sogno ed ecco che una scala era posta sulla terra e la sua cima arrivava fino al cielo; ed ecco che gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa e Yahweh era in piedi in cima. Egli disse: "Io sono Yahweh, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. Io darò questa terra su cui giaci a te e alla tua discendenza. La tua discendenza sarà come la polvere della terra; ti estenderai a occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno; e tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua discendenza. Ecco, io sono con voi, vi custodirò dovunque andrete e vi ricondurrò in questa terra. Perché non vi lascerò finché non avrò fatto ciò che vi ho detto". "

Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: "Certamente Yahweh è in questo luogo e io non lo sapevo! "E, spaventato, aggiunse: "Quanto è terribile questo luogo! Questa è la casa di Dio, questa è la porta del cielo". "Giacobbe si alzò di buon mattino, prese la pietra che aveva fatto per il suo capezzale, la eresse a monumento e versò olio sulla sua sommità. Chiamò il luogo Bethel, ma il nome originario della città era Luz.