EMR 11.3 · Volume 1
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
La stirpe di Davide è troppo percossa e dispersa per permettere che i diversi rami si riuniscano come fronda a far chioma alla palma regale
Note della parola chiave
Comfort di lettura
EMR 11.3 · Volume 1
La stirpe di Davide è troppo percossa e dispersa per permettere che i diversi rami si riuniscano come fronda a far chioma alla palma regale
EMR 17.6-7
(...) La cupidigia triplice abbranca da allora i tre regni dell’uomo.
Non c’è che la Grazia che riesca ad allentare la stretta di questo mostro spietato. E, se è viva, vivissima, mantenuta sempre più viva dalla volontà del figlio fedele, giunge a strozzare il mostro ed a non aver più a temere di nulla. Non dei tiranni interni, ossia della carne e delle passioni; non dei tiranni esterni, ossia del mondo e dei potenti del mondo. Non delle persecuzioni. Non della morte. È come dice l’apostolo Paolo: “Nessuna di queste cose io temo, né tengo alla mia vita più di me, purché io compia la mia missione ed il ministero ricevuto dal Signore Gesù per rendere testimonianza al Vangelo della Grazia di Dio”.
In questo capitolo Cristo parla del peccato originale e dichiara che da allora la triplice concussione riguarda i regni dell'uomo, che sono la carne, la condotta morale e lo spirito.
EMR 31.9
Ubbidire salva sempre. Anche se non è in tutto perfetto il consiglio che si riceve.
Tu vedi. Noi ubbidimmo. E fu bene. Vero che Erode si limitò a fare sterminare i bambini di Betlemme e dintorni. Ma Satana non avrebbe potuto spingere e propagare queste onde di livore ben oltre, e persuadere a uguale delitto tutti i potenti di Palestina per far sopprimere il futuro Re dei giudei? Avrebbe potuto. E sarebbe avvenuto nei primi tempi del Cristo, quando il ripetersi dei prodigi aveva destato l’attenzione delle folle e l’occhio dei potenti. Come avremmo potuto, se ciò fosse avvenuto, attraversare tutta la Palestina per venire dalla lontana Nazareth in Egitto, terra ospitale agli ebrei perseguitati, e farlo con un piccolo bambino e mentre infuriava una persecuzione? Più facile la fuga da Betlem, anche se ugualmente dolorosa.
L’ubbidienza salva sempre. Ricordalo.
Maria parla dell'obbedienza della Sacra Famiglia quando Zaccaria consigliò loro di rimanere a Betlemme.
EMR 43.6
Giuseppe dall’unione con Gesù ebbe, umanamente parlando, affanni, fatiche, persecuzioni, fame. Altro non ebbe. Ma, poiché tendeva a Gesù solo, tutto questo si cambiò in spirituale pace, in sovrannaturale letizia. Io vorrei portarvi al punto in cui era lo sposo mio quando diceva: “Anche non dovessimo avere più niente, avremo sempre tutto, perché abbiamo Gesù”.
EMR 43.6
Traduzione in corso
EMR 49.2
«Hai padre e madre, fratelli, sorelle, hai la vita, e con la vita la donna e l’amore. Come farai a lasciare tutto per Me?».
«Maestro… non so… ma mi pare, se non è superbia dirlo, che la tua predilezione mi terrà posto di padre e madre e fratelli e sorelle e anche della donna. Di tutto, sì, di tutto mi terrò sazio se Tu mi amerai».
«E se il mio amore ti procurerà dolori e persecuzioni?».
«Nulla sarà, Maestro, se Tu mi amerai».
«E quel giorno che Io avessi a morire…».
Gesù interroga Giovanni.
EMR 49.2
«E quel giorno che Io avessi a morire…».
«No! Sei giovane, Maestro… Perché morire?».
«Perché il Messia è venuto per predicare la Legge nella sua verità e per compiere la Redenzione. E il mondo abborre la Legge né vuole redenzione. Perciò perseguita i messi di Dio».
«Oh! ciò non sia! Non lo dire a chi ti ama, questo pronostico di morte!… Ma se Tu avessi a morire, amerò ancora Te. Lascia che io ti ami». Giovanni ha sguardo supplice. Più chinato che mai, cammina a fianco di Gesù e par che mendichi amore.
Gesù si ferma. Lo guarda, lo trapana collo sguardo del suo occhio profondo, e poi gli pone la mano sul capo chino. «Voglio che tu mi ami».
«Oh! Maestro!». Giovanni è felice. Per quanto la sua pupilla sia lucida di pianto, ride con la giovane bocca ben disegnata, e prende la mano divina e la bacia sul dorso e se la stringe al cuore.
Gesù parla a Giovanni.
EMR 72.5-6
«Vedi, Giuda. Io vengo da una casta che è perseguitata per… per avere male capito cosa e come deve essere il Messia. Sì. Se noi lo avessimo atteso con giusta visione del suo essere, non avremmo potuto cadere in errori che sono bestemmia alla Verità e ribellione alla legge di Roma, per cui e da Dio e da Roma fummo puniti. Abbiamo voluto nel Cristo vedere un conquistatore e un liberatore d’Israele, un Maccabeo novello[2], e più grande del grande Giuda… Questo solo. E perché? Perché, più degli interessi di Dio, abbiamo curato gli interessi nostri: della patria e dei cittadini. Oh! santo anche l’interesse della patria. Ma che è davanti al Cielo eterno? Quanto — nelle lunghe ore di persecuzione prima e di segregazione poi, quando fuggiasco mi nascondevo nelle tane delle bestie selvatiche, condividendo con esse letto e cibo, per sfuggire alla forza romana e soprattutto alle delazioni dei falsi amici; oppure quando, attendendo la morte, già gustavo l’odore del sepolcro nella mia spelonca di lebbroso — ho pensato e ho visto: ho visto la figura vera del Messia… la tua, Maestro umile e buono, la tua, Maestro e Re dello spirito, la tua, o Cristo, Figlio del Padre che al Padre conduci, e non alle regge di polvere, non alle deità di fango. Tu… oh! mi è facile seguirti… Perché, perdona il mio ardire che si proclama giusto, perché ti vedo come ti ho pensato, ti riconosco, subito ti ho riconosciuto. Sì, non è stato un conoscimento di Te, ma un riconoscere Uno che già l’anima aveva conosciuto…».
«Per questo ti ho chiamato… e per questo ti porto con Me, ora, in questo mio primo viaggio in Giudea. 72.6 Voglio che tu completi il riconoscimento… e voglio che anche questi, che l’età fa meno capaci di giungere al vero per meditazione severa, sappiano come il loro Maestro è giunto a quest’ora… Capirete poi.»
Simone lo Zelota parla a Giuda.
Primo libro dei Maccabei, 3, 1-26 :
1 M 3, 1-26 : Dopo la morte di Mattia, al suo posto sorse il figlio Giuda, chiamato Maccabeo. Tutti i suoi fratelli e tutti i seguaci del padre vennero in suo aiuto e combatterono volentieri per Israele.
Giuda accrebbe la gloriosa reputazione del suo popolo. Vestito della sua armatura come un eroe e armato delle sue armi da guerra, combatteva le battaglie, proteggendo l'accampamento con la sua spada. Come un leone in azione, come un cucciolo che ruggisce verso la preda, dava la caccia agli uomini infedeli alla Legge, inseguendoli e consegnando al fuoco coloro che turbavano il suo popolo.
Grazie al timore che incuteva, gli uomini infedeli alla Legge venivano abbattuti e tutti i malfattori erano presi dal panico. Attraverso la sua mano arrivò la salvezza. Egli rese amara la vita di molti re e Giacobbe si rallegrò delle sue azioni. La sua memoria è benedetta per sempre.
Attraversò le città di Giuda e spazzò via gli empi. Allontanò l'ira che gravava su Israele. Il suo nome fu udito fino alle estremità della terra ed egli radunò coloro che stavano per morire.
Allora Apollonio radunò i pagani e un grande esercito dalla Samaria per combattere Israele. Giuda ne fu informato. Gli andò incontro, lo picchiò e lo uccise. Le vittime furono molte e i sopravvissuti fuggirono. Il bottino fu raccolto e Giuda prese la spada di Apollonio per usarla ogni giorno in battaglia.
Seronio, comandante dell'esercito siriano, venne a sapere che Giuda aveva riunito intorno a sé un gruppo, un'assemblea di fedeli, per marciare in battaglia. Disse a se stesso: "Mi farò un nome e porterò gloria a me stesso nel regno. Combatterò Giuda e i suoi compagni, che disprezzano gli ordini del re". Così partì a sua volta, accompagnato da un folto gruppo di empi, per vendicarsi dei figli di Israele.
Mentre si avvicinava alla salita di Bethoron, Giuda gli uscì incontro con un manipolo di uomini. Quando i suoi uomini videro il drappello che veniva verso di loro, dissero a Giuda: "Come possono pochi di noi combattere contro una folla così grande e forte? Per di più, siamo esausti, perché oggi non abbiamo mangiato nulla!". Giuda rispose: "È facile che i molti cadano nelle mani dei pochi. Al cielo non importa se la salvezza si ottiene con molti uomini o con pochi. La vittoria in battaglia non dipende dalla grandezza dell'esercito: la forza viene dal Cielo.
Vengono da noi pieni di orgoglio e di disprezzo per la Legge, per distruggere noi, le nostre mogli e i nostri figli, e spogliarci dei nostri beni. Noi stiamo combattendo per le nostre vite e per le nostre leggi. Il Cielo stesso li schiaccerà davanti a noi. Non temeteli, dunque!
Con queste parole, si precipitò su di loro inaspettatamente. Serona e la sua truppa furono schiacciati davanti a lui. Furono inseguiti per tutta la discesa da Bethorone alla pianura. Circa ottocento uomini caddero; gli altri fuggirono nel paese dei Filistei. Giuda e i suoi fratelli cominciarono a incutere timore e il panico si impadronì delle nazioni pagane intorno a loro. Il nome di Giuda giunse alle orecchie del re e tutti i pagani commentarono le sue azioni di guerra.
EMR 73.2-8
73.2 Sono giunti al sepolcro, antico ma ben conservato, bene imbiancato. Gesù si ferma a bere ad un rustico pozzo lì vicino.
Gli offre l’acqua una donna venuta ad attingere. Gesù l’interroga: «Sei di Betlemme?».
«Lo sono. Ma ora in tempo di raccolti sto col marito in questa campagna, a curare gli orti ed i frutteti. E Tu sei galileo?».
«Sono nato a Betlemme, ma sto a Nazaret di Galilea».
«Perseguitato anche Tu?».
«La famiglia. Ma perché dici “anche Tu”? Fra i betlemmiti vi sono molti perseguitati?».
«E non lo sai? Quanti anni hai?».
«Trenta».
«Allora sei nato proprio quando… oh! che sventura! Ma perché nacque qui Colui?».
«Chi?».
«Ma quello che si diceva il Salvatore. Maledizione agli stolti che ubbriachi di sicera videro nelle nubi degli angeli, udirono nei belati e nei ragli delle voci di Cielo, e nelle nebbie dell’ebbrezza scambiarono tre miserabili per i più santi della Terra. Maledizione a loro! E a chi in loro credette».
«Ma non mi spieghi, con tutto il tuo maledire, che avvenne. Perché maledici?».
«Perché… Ma senti, dove vuoi andare?».
«A Betlemme coi miei amici. Ho interessi là. Devo salutare vecchi amici e portare loro il saluto della Madre mia. Ma prima vorrei sapere tante cose, perché manchiamo, noi della famiglia, da molti anni. Lasciammo la città che ero di pochi mesi».
«Prima della sventura, allora.
73.3
Senti, se non ti schifa la casa di un contadino, vieni a dividere con noi il pane e il sale. Tu e i tuoi compagni. Parleremo durante la cena e vi darò alloggio sino al mattino. Ho piccola casa. Ma sopra la stalla vi è molto fieno ammucchiato. La notte è calda e serena. Se credi, puoi dormire».
«Il Signore d’Israele compensi la tua ospitalità. Verrò con gioia nella tua casa».
«Il pellegrino porta seco benedizione. Andiamo. Devo però versare ancora sei anfore sulle verdure da poco nate».
«E Io ti aiuterò».
«No. Tu sei un signore. Lo dice il tuo modo di fare».
«Sono un operaio, donna. E costui è pescatore. Questi, giudei, sono di censo e d’impiego. Non Io». E prende un’anfora adagiata sul suo pancione presso il bassissimo muretto del pozzo, la lega e la cala.
Giovanni lo aiuta. Anche gli altri non vogliono esser da meno. Dicono alla donna: «Dove è l’ortaglia? Mostrala a noi. Vi porteremo le giare».
«Dio vi benedica! Ho le reni spezzate dalla fatica. Venite…».
E mentre Gesù estrae la sua brocca, i tre scompaiono giù per un viottolo… poi tornano con le due brocche vuote, le empiono, tornano via. E così fanno non per tre, ma per ben dieci volte. E Giuda ride dicendo: «Si sta sgolando a benedirci. Le diamo tant’acqua all’insalata che per almeno due giorni la terra sarà umida e la donna non si spezzerà le reni». Quando torna per l’ultima volta, dice: «Maestro, però credo che siamo caduti male».
«Perché, Giuda?».
«Perché ce l’ha col Messia. Le ho detto: “Non bestemmiare. Non sai che è la più grande grazia per il popolo di Dio il Messia? Geovà[1] lo ha promesso a Giacobbe e da lui a tutti i profeti e giusti d’Israele. E tu lo odii?”. Mi ha risposto: “Non Lui. Ma quello che dissero ‘Messia’ dei pastori ubbriachi e dei maledetti indovini d’Oriente”. E siccome quello sei Tu…».
«Non importa. So d’essere posto a prova e contraddizione di molti. Le hai detto che sono Io?».
«No. Non sono stolto. Ho voluto salvare le tue e le nostre spalle».
«Facesti bene. Non per le spalle. Ma perché desidero manifestarmi quando lo giudico giusto. Andiamo».
Giuda lo guida sino all’ortaglia.
73.4
La donna versa le ultime tre brocche e poi li conduce verso una rustica costruzione in mezzo al frutteto. «Entrate», dice. «Mio marito è già in casa».
Si affacciano ad una bassa e affumicata cucina. «La pace sia a questa casa», saluta Gesù.
«Chiunque Tu sia, la benedizione a Te e ai tuoi. Entra», risponde l’uomo. E prima porta un catino con dell’acqua perché i quattro si rinfreschino e si mondino. Poi entrano tutti e si siedono ad una rozza tavola.
«Io vi ringrazio per la mia donna. Mi ha detto. Non avevo mai avvicinato galilei e mi era stato detto che erano rozzi e rissosi. Ma voi siete stati gentili e buoni. Già stanchi… e lavorare tanto. Venite da lontano?».
«Da Gerusalemme. Questi sono giudei. Io e quest’altro siamo di Galilea. Ma credi, uomo, il buono e il cattivo è ovunque».
«È vero. Io, per primo incontro con i galilei, trovo il buono. Donna, porta il cibo. Non ho che pane, verdure, ulive e formaggio. Sono contadino».
«Non sono un signore neppure Io. Legnaiuolo sono».
«Tu? Con questi modi?».
La donna interviene: «L’ospite è di Betlem, ti ho detto, e se sono, i suoi, perseguitati, saranno stati forse ricchi e istruiti come lo erano Giosoè di Ur, Mattia di Isacco, Levi di Abramo… poveri infelici!…».
«Non sei stata interrogata. Perdonala. Le donne sono più ciarliere di passere a sera».
«Erano famiglie betlemmite?».
«Come? Non lo sai chi erano, se sei di Betlemme?».
«Siamo fuggiti che Io avevo pochi mesi…».
La donna, che proprio deve esser ciarliera, torna a parlare: «È andato via prima del massacro».
«Eh! lo vedo. Altrimenti non ci sarebbe più al mondo. Non vi sei più tornato?».
«No».
73.5
«Che gran sventura! Pochi troverai di quelli che, mi ha detto Sara, Tu vuoi conoscere e salutare. Molti uccisi, molti fuggiti, molti… mah! dispersi, né si è mai saputo se morirono nel deserto o se furono spenti in carcere per punirli della loro ribellione. Ma fu ribellione? E chi sarebbe stato inerte lasciando sgozzare tanti innocenti? No, che giusto non è che sia ancor vivo Levi e Elia mentre tanti innocenti sono morti!».
«Chi sono i due, e che fecero?».
«Ma… almeno dell’eccidio saprai. L’eccidio d’Erode… Più di mille pargoli[2] in città, un altro migliaio quasi nelle campagne. E tutti, anzi, quasi tutti maschi, perché nella furia, nel buio, nella mischia, i feroci presero, strapparono dalle cune, dai letti materni, dalle case assalite, anche delle bambinelle e le trafissero come gazzelline poppanti prese di mira da un arciere. Ebbene, tutto questo perché? Perché un gruppo di pastori, che per vincere il gelo notturno certo avevano bevuto sicera a gran sorsi, furono presi da delirio e dissero di aver visto angeli, udito canzoni, avuto indicazioni… e dissero a noi di Betlemme: “Venite. Adorate. Il Messia è nato”. Pensa: il Messia in una spelonca! In verità devo dire che ebbri fummo tutti, anche io, allora adolescente, anche la moglie, di allora pochi anni… perché credemmo tutti, e in una povera donna galilea volemmo vedere la Vergine partoriente di cui parlarono i Profeti. Ma se era con un rozzo galileo! Il marito certo. Se era moglie, come poteva esser la “Vergine”? Insomma, credemmo. Doni, adorazioni… case aperte per ospitarli… Oh! l’avevano saputa far bene la parte! Povera Anna! Ci ha rimesso i beni e la vita, e anche i figli di sua figlia, la prima, l’unica che si è salvata perché sposata con un mercante di Gerusalemme, persero i beni, perché la casa fu arsa e tutto il podere segato per ordine d’Erode. Ora è un campo incolto su cui pascolano gli armenti».
«Tutta colpa dei pastori?».
«No, anche di tre stregoni venuti dai regni di Satana. Forse erano compari dei tre… E noi, stolti, ce ne tenevamo per tanto onore! Quel povero archisinagogo! Lo uccidemmo per aver giurato che le profezie mettevano suggello di verità alle parole dei pastori e dei maghi…».
«Tutta colpa dei pastori e dei maghi, dunque?».
«No, galileo. Anche nostra. Della nostra credulità. Lo si aspettava da tanto il Messia! Secoli di attesa. Molte delusioni negli ultimi tempi per i falsi Messia. Uno era galileo, come Te, un altro aveva nome Teoda. Bugiardi! Messia loro! Non erano che avidi avventurieri in caccia di fortuna! Doveva farci sveglia la lezione. Invece…».
73.6
«E allora perché maledite, tutti, i pastori e i maghi? Se vi giudicate stolti voi pure, allora dovreste maledire voi pure. Ma la maledizione non è permessa dal precetto d’amore. Maledizione attira maledizione. Avete voi la sicurezza che siete nel giusto? Non potrebbe esser vero che i pastori e i maghi avessero detto il vero, loro rivelato da Dio? Perché voler credere che fossero mentitori?».
«Perché gli anni della profezia non erano compiuti. Dopo ci pensammo… dopo che il sangue, che fece rosse le vasche e i rii, ci aperse gli occhi del pensiero».
«E non avrebbe potuto l’Altissimo, per eccesso d’amore verso il suo popolo, anticipare la venuta del Salvatore? Su che basarono i maghi la loro asserzione? Mi hai detto che venivano da Oriente…».
«Dai loro calcoli su una nuova stella».
«E non è detto[3]: “Una stella nascerà da Giacobbe e una verga si alzerà da Israele”? E Giacobbe non è il grande patriarca e non ebbe sosta in questa terra di Betlem a lui cara come pupilla del suo occhio, perché ivi morì la sua diletta Rachele? E ancor non è detto da bocca profetica: “Un germoglio spunterà dalla radice di Jesse e un fiore verrà da questa radice”? Isai, padre di Davide, qui nacque. Il germoglio sulla stirpe, segata alla radice da usurpazione di tiranni, non è la “Vergine” che partorirà il Figliolo, non avuto da uomo, ché allora non più vergine sarebbe, ma da volere divino, onde Egli sarà “l’Emmanuele” perché Figlio di Dio, sarà Dio e porterà perciò Dio fra il popolo di Dio come il suo nome dice? E non sarà annunciato, dice la profezia, ai popoli delle tenebre, ossia ai pagani “da una gran luce”? E la stella vista dai maghi non potrebbe esser la stella di Giacobbe, la grande luce delle due profezie di Balaam e di Isaia? E lo stesso eccidio compiuto da Erode non rientra nelle profezie? “Un grido s’è sentito nell’alto… È Rachele che piange i suoi figli”. Era segnato che lacrime gemessero le ossa di Rachele nel suo sepolcro di Efrata quando, per il Salvatore, sarebbe venuta la ricompensa al popolo santo. Lacrime per poi mutarsi in celeste riso, come l’arcobaleno che è fatto delle ultime gocce del temporale, ma dice: “Ecco, il sereno è concesso”».
«Sei molto dotto. Sei rabbi?».
«Lo sono».
«E io lo sento. Vi è luce e vero nelle tue parole. Ma però… oh! troppe ferite sanguinano ancora in questa terra di Betlem per il vero o falso Messia… Non consiglierei lo Stesso a venire mai qui. La terra lo respingerebbe come si respinge un figliastro per causa del quale morirono i figli veri. Ma già… se era Lui… è morto con gli altri sgozzati».
73.7
«Dove abita ora Levi, e dove Elia?».
«Li conosci?». L’uomo è in sospetto.
«Non li conosco. Il loro viso m’è ignoto. Ma sono infelici, ed Io ho sempre pietà degli infelici. Voglio andare a trovarli».
«Umh! sarai il primo dopo quasi sei lustri. Sono ancora pastori e servono un ricco erodiano di Gerusalemme che si è appropriato di molti beni degli uccisi… C’è sempre chi guadagna! Li troverai coi greggi verso le alture che vanno a Ebron. Ma, un consiglio. Non ti far vedere a parlare con essi dai betlemmiti. Ne avresti danno. Li sopportiamo perché… perché c’è l’erodiano. Se no…».
«Oh! l’odio! Perché odiare?».
«Perché è giusto. Ci hanno fatto del male».
«Hanno creduto fare bene».
«Ma fecero male. E male si abbiano. Dovevamo ucciderli come fecero uccidere con la loro stoltezza. Ma eravamo inebetiti e dopo… c’era l’erodiano».
«Se non c’era lui, allora, anche dopo il primo, ancor compatibile sussulto di vendetta, avreste ucciso?».
«Anche ora uccideremmo se non avessimo paura del padrone loro».
«Uomo, Io ti dico: non odiare. Non desiderare il male. Non desiderare di fare il male. Qui non vi è colpa. Ma anche vi fosse, perdona. In nome di Dio perdona. Dillo agli altri betlemmiti. Quando cadrà l’odio dai vostri cuori verrà il Messia; lo conoscerete, allora, perché Egli è vivente, Egli era già quando la strage avvenne. Io ve lo dico. Non per colpa dei pastori e dei maghi, ma per colpa di Satana avvenne la strage. Il Messia vi è nato qui, è venuto a portare la Luce alla terra dei suoi padri. Figlio di Madre vergine della stirpe di Davide, nelle rovine della casa di Davide aperse al mondo il fiume delle grazie eterne, aperse la Vita all’uomo…».
«Via, via! esci di qui! Tu, seguace di questo falso Messia, che non poteva che esser falso, perché ci ha portato sventura, a noi di Betlemme. Tu lo difendi, perciò…».
«Silenzio, uomo. Io sono giudeo e ho amici in alto. Potrei farti pentire dell’insulto», scatta Giuda prendendo per la veste il contadino e scuotendolo, violento e acceso d’ira.
«No, no, via di qua! Non voglio noie né coi betlemiti, né con Roma ed Erode. Andatevene, maledetti, se non volete che vi lasci un segno. Via!…».
«Andiamo, Giuda. Non reagire. Lasciamolo nel suo livore. Dio non penetra dove è astio. Andiamo».
«Sì, andiamo. Ma me la pagherete».
«No, Giuda. No. Non dire così. Sono ciechi… Ce ne saranno tanti sul mio percorso…».
73.8
Escono, seguendo Simone e Giovanni che sono già fuori e che parlottano con la donna, dietro l’angolo della stalla.
«Perdona al marito mio, Signore. Non credevo di far tanto male… Ecco, tieni. Le prenderai domattina. Sono fresche, di oggi. Non ho altro… Perdono. Dove dormirai?» (Dà delle uova).
«Non ci pensare. So dove andare. Va’ in pace per la tua bontà. Addio».
Camminano per qualche metro in silenzio, poi Giuda esplode: «Però Tu, a non farti adorare! Perché non far curvare nella mota quel lurido bestemmiatore? A terra! Atterrato per aver mancato a Te, Messia… Oh! io lo avrei fatto! I samaritani vanno inceneriti col miracolo. Non li scuote che quello».
«Oh! quante volte lo sentirò dire! Ma dovessi incenerire per ogni peccato verso Me!… No, Giuda. Io sono venuto per creare. Non per distruggere».
«Già. Ma intanto gli altri distruggono Te».
Gesù non ribatte.
Se si vuole andare dritti al punto, si veda la seconda nota qui sotto.
I Magi sono citati in 73,3 e 73,5-6.
Il massacro è menzionato in 73,2 e soprattutto in 73,5-6.
I pastori e la Natività sono menzionati soprattutto in 73,2 e 75,5-7.
EMR 75.3
Traduzione in corso