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Saul (re di Israele)

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EMR 188.1-3.5-6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il Thabor è ora alle spalle dei camminatori. Già superato. Per una pianura chiusa fra questo monte ed un altro che è in faccia, il gruppo cammina, parlando dell’ascensione fatta da tutti, per quanto sembra che in principio i più anziani se ne volessero risparmiare. Ma ora sono contenti di essere andati là in cima.

Il cammino è facile perché si è su una via maestra abbastanza comoda. L’ora è fresca perché ho l’impressione che abbiano pernottato sulle pendici del Tabor.

«Quello è Endor», dice Gesù accennando un povero paese aggrappato alle prime elevazioni di quest’altro gruppo montano. «Ci vuoi proprio andare?».

«Se mi vuoi fare contento…», risponde l’Iscariota[1].

«E andiamo allora».

«Ma ci sarà molto da camminare?», chiede Bartolomeo che per l’età non deve essere molto voglioso di escursioni panoramiche.

«Oh! no! Ma se volete rimanere…», dice Gesù.

«Sì, sì! Rimanete pure. Mi basta andare col Maestro», si affretta a dire Giuda di Keriot.

«Ecco, io vorrei sapere cosa c’è di bello da vedere, prima di decidere… In cima al Tabor abbiamo visto il mare, e dopo il discorso del ragazzo devo confessare che l’ho visto per bene per la prima volta e l’ho visto come vedi Tu: col cuore. Qui… vorrei sapere se c’è da imparare qualche cosa, e allora vengo anche se devo fare fatica…», dice Pietro.

«Li senti? Tu non hai ancora detto le tue intenzioni. Per gentilezza verso i compagni, dille ora», invita Gesù.

«Non è a Endor che Saul volle andare[2] per consultare la pitonessa?».

«Sì. Ebbene?».

«Ebbene, Maestro, mi piacerebbe andare in quel luogo e sentire da Te parlare di Saul».

«Oh! allora ci vengo anche io!», esclama Pietro entusiasta.

«E allora andiamo».

Fanno a passo svelto l’ultimo tratto di via maestra e poi la lasciano per una via secondaria che porta diritta a Endor.

188.2

È un povero luogo, come ha detto Gesù. Le case sono abbarbicate alle pendici che dopo, oltre il paese, si fanno più aspre. Povera gente le abita. Per lo più i cittadini devono esercitare la pastorizia su per i pascoli del monte e fra i boschi di querce secolari. Pochi campicelli di orzo, o simile biada, nei ritagli propizi, e delle piante di melo e di fico. Poche viti intorno alle case, a fare un poco di decorazione sulle muraglie, oscure come questo fosse un posto piuttosto umido.

«Ora domanderemo dove era il luogo della maga», dice Gesù. E ferma una donna che torna con le anfore dalla fontana.

Questa lo guarda curiosamente, poi risponde sgarbata:

«Non so. Ho ben altre cose, più importanti, io, di queste fole!», e lo pianta in asso.

Gesù si rivolge ad un vecchietto che intaglia un pezzo di legno.

«La maga?… Saul?… E chi se ne occupa più? Però, aspetta… C’è uno che ha studiato e forse saprà… Vieni».

E il vecchietto arranca su per una vietta sassosa fino ad una casa molto misera e molto sciatta. «Sta qui. Ora entro e lo chiamo».

Pietro, accennando a del pollame che razzola in un cortiletto sudicio, dice: «Questo uomo non è israelita». Ma non dice altro, perché torna il vecchietto seguito da un uomo guercio, sporco e disordinato, come tutto quanto è della sua casa.

Il vecchietto dice: «Vedi? Quest’uomo dice che è là, oltre quella casa diroccata. Un sentiero, poi un ruscello, poi un bosco e delle caverne; la più alta, quella che mostra ancora delle mura diroccate sul suo fianco, è quella che cerchi. Non hai detto così?».

«No. Hai tutto confuso. Andrò io con questi stranieri». L’uomo ha una voce aspra e gutturale, il che aumenta il senso di disagio.

188.3

Si incammina. Pietro, Filippo e Tommaso fanno segni su segni a Gesù perché non vada. Ma Gesù non dà retta. Cammina con Giuda, dietro all’uomo, e gli altri lo seguono… di malavoglia. (...)

188.5

Arrivano ad una spelonca che è fatta di macerie crollate e di caverne nel monte. L’uomo cerca di fare ferma la voce e dice: «Ecco, è qui. Entra pure».

«Grazie, amico. Sii buono».

L’uomo non dice nulla e resta dove è, mentre Gesù coi suoi, superando pietroni che certo erano pezzi di muraglie ben robuste, disturbando ramarri e altre brutte bestie, entrano in una vasta grotta affumicata sulle cui pareti, graffiti nel masso, sono ancora segni dello zodiaco e simili storie. In un angolo affumicato vi è una nicchia e, sotto, un buco come fosse un tombino per lo scolo di liquidi. I pipistrelli decorano il soffitto dei loro grappoli che fanno ribrezzo, e un gufo, disturbato dalla luce di un ramo che Giacomo ha acceso per vedere se calpestano scorpioni o aspidi, si lamenta sbattendo le ali ovattate e stringendo gli occhiacci feriti dalla luce. È proprio appollaiato nella nicchia, e un fetore di topi morti, di donnole, di uccelli in putrefazione fra i suoi piedi, si mescola all’odore dello sterco e del suolo umido.

«Un bel posto in verità!», dice Pietro. «Era meglio il tuo Tabor e il mare, ragazzo!». E poi, volgendosi a Gesù: «Maestro, accontenta presto Giuda perché qui… non è certo la sala regale di Antipa!».

«Subito. Che vuoi sapere di preciso?», chiede a Giuda di Keriot.

«Ecco… Vorrei sapere se e perché Saul ha peccato venendo qui… Vorrei sapere se è possibile che una donna possa evocare i morti. Vorrei sapere se… Oh! insomma, parla Tu. Io ti farò domande».

«Affare lungo! Andiamo almeno lì fuori, al sole, sui massi… Ci salveremo dall’umido e dal fetore», prega Pietro.

E Gesù acconsente. Si siedono come possono sulle muraglie crollate.

«Il peccato di Saul non è stato che uno dei peccati dello stesso. Fu preceduto e seguito da molti altri. Tutti gravi. Ingratitudine duplice verso Samuele che lo unge re e che si eclissa poi per non dividere col re l’ammirazione del popolo. Ingrato più volte verso Davide che lo libera da Golia, che lo risparmia nella caverna di Engaddi e ad Achila. Colpevole di multiple disubbidienze e di scandalo nel popolo. Colpevole di avere addolorato Samuele suo benefattore mancando alla carità. Colpevole di gelosia e di attentati verso Davide, altro suo benefattore, e infine del delitto commesso qui».

«Contro chi? Non vi ha ucciso nessuno».

«La sua anima ha ucciso, ha finito di uccidere, qui dentro.

188.6

Perché abbassi il capo?».

«Penso, Maestro».

«Pensi. Lo vedo. Che pensi? Perché sei voluto venire? Non per pura curiosità di studioso, confessalo».

«Sempre si sente parlare di maghi, di negromanzie, di spiriti evocati… Volevo vedere se scoprivo qualcosa… Mi piacerebbe sapere come avviene… Penso che noi, destinati a stupire per attirare, dovremmo essere un poco negromanti. Tu sei Tu e fai col tuo potere. Ma noi dobbiamo chiederlo un potere, un aiuto, per fare opere strane, che si impongano…».

«Oh! ma sei folle? Ma che dici?», urlano in molti.

«Tacete. Lasciatelo parlare. Non è follia la sua».

«Sì, insomma mi pareva che, venendo qui, qualche poco della magia di un tempo potesse entrare in me e farmi più grande. Per l’interesse tuo, credilo».

«So che sei sincero in questo tuo desiderio attuale. Ma ti rispondo con parole eterne, perché sono del Libro, e il Libro sarà finché sarà l’uomo. Creduto o schernito, impugnato[3] in nome della Verità o deriso, sarà, sempre sarà.

È detto: “Ed Eva, visto che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi e bello a vedersi, lo colse e ne mangiò e ne diede al marito… E allora i loro occhi si apersero e si accorsero di essere nudi e si fecero delle cinture… E Dio disse: ‘Come vi siete accorti di essere nudi? Solo per avere mangiato il frutto proibito’. E li cacciò dal paradiso di delizie”. E nel libro di Saul è detto: “Disse Samuele apparendo: ‘Perché mi hai disturbato col farmi evocare? Perché interrogarmi dopo che il Signore si è ritirato da te? Il Signore ti tratterà come ti ho detto… perché tu non hai ubbidito alla voce del Signore’”.

Figlio, non tendere la mano al frutto proibito. Anche solo accostarlo è imprudenza. Non avere curiosità di conoscere l’ultraterreno per tema che non ti se ne apprenda il satanico veleno. Fuggi l’occulto e ciò che non si spiega. Una sola cosa va accolta con santa fede: Dio. Ma ciò che Dio non è, e che non è spiegabile con le forze della ragione e creabile con le forze dell’uomo, fuggilo, fuggilo, ché non ti si aprano le fonti della malizia e tu non comprenda di essere “nudo”. Nudo: repellente nella umanità mista al satanismo. Perché vuoi stupire con prodigi oscuri? Stupisci con la tua santità, e sia luminosa come cosa che viene da Dio. Non avere desiderio di lacerare i veli che separano i viventi dai trapassati. Non disturbare i defunti. Ascoltali, se saggi, finché sono sulla Terra, venerali con l’ubbidirli anche dopo la morte. Ma non turbare la loro seconda vita. Chi non ubbidisce alla voce del Signore perde il Signore. E il Signore ha proibito l’occultismo, la negromanzia, il satanismo in tutte le sue forme. Che vuoi sapere più di quanto la Parola non ti dica già? Che vuoi operare più di quanto la tua bontà e il mio potere ti concedono di operare? Non appetire al peccato, ma alla santità, figlio.

Non ti mortificare. Mi piace che tu ti sveli nella tua umanità. Quello che piace a te piace a molti, a troppi. Solo, il fine che tu metti a questo tuo desiderio: “essere potente per attirare a Me”, leva a quest’umanità molto peso e vi mette ali. Ma sono di uccello notturno. No, mio Giuda. Mettivi ali solari, ali d’angelo al tuo spirito. Col solo vento di esse attirerai cuori e li trasporterai, nella tua scia, a Dio. Possiamo andare?».

«Sì, Maestro! Ho sbagliato…».

«No. Sei stato un indagatore… Il mondo ne sarà sempre pieno. Vieni, vieni. Usciamo da questo luogo di puzzo. Incontro al sole andiamo! Fra pochi giorni è Pasqua, e dopo andremo da tua madre. Io ti evoco quella: la tua casa onesta, la tua madre santa. Oh! che pace!».

Come sempre, il ricordo della madre, la lode del Maestro alla madre, rasserena Giuda.

Annotazione

Non fu forse a En-Dor che Saul volle andare a consultare la Pizia? Come si legge in: 1 Samuele 28:3-25 | 1 Cronache 10:13-14 | Siracide 46:20, con analogie in 2 Re 21:6 | Isaia 8:19-20.

La storia di Saul e dei suoi "molti altri" peccati, come si legge in EMV 188,5 (e in altri passi come EMV 263,2) si trova principalmente in 1 Samuele 9-31.

La pratica della divinazione (o magia, o negromanzia) è proibita in Levitico 19, 26.31 | Levitico 20, 6.27 | Deuteronomio 18, 9-14.

Il nome di pitonessa dato alla maga risale a un dio pagano (Apollo Pitico). Lo "spirito pitonico" dato alla maga è proprio dei pagani (come abbiamo visto in EMV 59,4 e EMV 129,3). Satana "parla con le labbra dei Pitici" (come si legge in EMV 420.10). L'Opera mostra che la setta dei Sadducei, fortemente ostile a Gesù e contraria al suo insegnamento (come si legge in EMV 356,5 | EMV 409,6 e EMV 594,6/7), si abbandonava a tali pratiche, dalle quali si sentiva attratto anche Giuda Iscariota (come si legge in EMV 334,8 e EMV 357,6). Un'invettiva contro i negromanti si trova in EMV 503,7.

Ingratitudine verso Davide che si sbarazzò di Golia e lo risparmiò nella grotta di Engadi (1 Samuele 24, 1-23 ) e ad Hakila (1 Samuele 26, 1-25).

Si legge: "Quando Eva vide che il frutto dell'albero era buono da mangiare e bello da vedere, lo colse, ne mangiò e ne diede un po' a suo marito... Allora i loro occhi si aprirono e videro che erano nudi, e si fecero delle cinture... E Dio disse: 'E chi vi ha detto che eravate nudi? Così avete mangiato dell'albero di cui vi avevo proibito di mangiare". E li cacciò dal paradiso delle delizie. "In Genesi 3, 6.

Nel libro di Saul è scritto: "Samuele disse, al suo apparire: "Perché mi hai turbato facendomi chiamare? Perché mi interroghi dopo che il Signore si è ritirato da te? Il Signore si comporterà con te come ti ho detto... perché non hai obbedito alla voce del Signore". In 1 Samuele 28, 15-19.

Tra pochi giorni sarà Pasqua: 14 Nisan.

Primo libro di Samuele 28, 3-25

1 Samuele 28, 3-25 Samuele morì, tutto Israele fu in lutto per lui e lo seppellirono a Ramah, nella sua città. Saul aveva scacciato dal paese coloro che invocavano i morti e gli indovini.

I Filistei si radunarono e vennero ad accamparsi a Shunam; Saul radunò tutto Israele e si accamparono a Gelboe. Quando Saul vide l'accampamento dei Filistei, ebbe paura e il suo cuore fu molto turbato. Saul chiese al Signore, ma il Signore non gli rispose né con i sogni, né con l'Urim, né con i profeti. Allora Saul disse ai suoi servi: "Trovatemi una donna che richiama i morti, andrò da lei e la consulterò". I suoi servi gli dissero: "A Endor c'è una donna che risveglia i morti". Allora Saul si travestì, indossò altri abiti e partì, accompagnato da due uomini. Giunsero di notte alla casa della donna e Saul le disse: "Dimmi il futuro evocando un morto e portami quello che ti dico". La donna rispose: "Ecco, tu sai cosa ha fatto Saul, come ha eliminato dal paese coloro che evocano i morti e gli indovini; perché mi tendi una trappola, per uccidermi?". Saul le giurò per Yahweh, dicendo: "Come Yahweh vive, non ti accadrà nulla di male per questo". E la donna disse: "Chi devo far salire per te?". Egli rispose: "Portami Samuele".

Quando la donna vide Samuele, emise un forte grido; e la donna disse a Saul: "Perché mi hai ingannato? Tu sei Saul!". Il re le disse: "Non temere; ma cosa hai visto?". La donna disse a Saul: "Vedo un dio che sale dalla terra". Egli le disse: "Che aspetto ha? E lei rispose: "È un vecchio che sale, avvolto in un mantello". Quando Saul capì che si trattava di Samuele, si gettò con la faccia a terra e si prostrò.

Samuele disse a Saul: "Perché mi hai disturbato facendomi salire?". Saul rispose: "Sono in grande difficoltà: i Filistei sono in guerra contro di me e Dio si è allontanato da me; non mi ha risposto né con i profeti né con i sogni. Perciò ti ho chiesto di dirmi cosa devo fare". Samuele rispose: "Perché mi consulti, visto che Yahweh si è allontanato da te ed è diventato tuo avversario? Yahweh ha fatto quello che aveva predetto per mezzo mio: Yahweh ha strappato il regno dalle tue mani e lo ha dato al tuo compagno Davide. Poiché non hai obbedito alla voce di Yahweh e non hai trattato Amalek secondo la ferocia della sua ira, Yahweh ti ha fatto questo oggi. E Yahweh consegnerà anche Israele con te nelle mani dei Filistei. Domani tu e i tuoi figli sarete con me e Yahweh consegnerà l'accampamento di Israele nelle mani dei Filistei". Immediatamente Saul cadde a terra in tutta la sua altezza, perché le parole di Samuele lo avevano riempito di paura; inoltre, le forze gli stavano venendo meno, perché non aveva preso cibo per tutto il giorno e per tutta la notte.

La donna si avvicinò a Saul e, vedendo il suo turbamento, gli disse: "Il tuo servo ha obbedito alla tua voce; ho dato la mia vita in obbedienza alle parole che mi hai detto. Ora anche tu devi ascoltare la voce del tuo servo e lascia che ti offra un pezzo di pane; mangialo, così sarai forte quando riprenderai il tuo cammino". Ma egli rifiutò, dicendo: "Non mangerò". I suoi servi e la donna lo esortarono a mangiare ed egli acconsentì. Si alzò da terra e si sedette sul divano. La donna aveva in casa un vitello grasso, si affrettò a ucciderlo, prese della farina, la impastò e ne fece dei pani azzimi. Li mise davanti a Saul e ai suoi servi ed essi mangiarono. Poi si alzarono e partirono quella stessa notte.

Primo libro delle Cronache 10, 13-14

1 Cap. 10, 13-14: Saul morì a causa della sua trasgressione contro Jahvè, perché non aveva osservato la parola di Jahvè, e per aver chiesto e consultato coloro che richiamano i morti. Non avendo consultato Yahweh, Yahweh lo mise a morte e trasferì il regno a Davide, figlio di Iesse.

Libro del Siracide 46, 20

Si 46, 20: E quando si fu addormentato, profetizzò e annunciò al re la sua prossima fine. E alzò la voce dalla terra e profetizzò, per cancellare l'iniquità del popolo.

Secondo libro dei Re 21, 6

2 Re 21, 6: Fece passare suo figlio attraverso il fuoco; praticò l'augurio e la divinazione; istituì negromanti e stregoni; facendo così sempre più ciò che era male agli occhi di Jahvè, in modo da provocarlo all'ira.

Libro di Isaia 8, 19-20

Is 8, 19-20 : Quando vi diranno: "Consultate coloro che evocano i morti e gli indovini che mormorano e sussurrano", rispondete: "Un popolo non dovrebbe forse consultare il suo Dio? Consulteranno forse i morti per il bene dei vivi? Ecco l'insegnamento e la testimonianza! Se il popolo parla diversamente, non c'è alba per lui".

Primo libro di Samuele 9-31

Dato il numero di capitoli (quasi 12), non li riprodurremo in questa nota.

Libro del Levitico 19, 26.31

Lev 19, 26.31: Non mangerete nulla che contenga sangue. Non praticherai la divinazione o la magia. Non andate da chi invoca spiriti o indovini; non consultateli, per non essere contaminati da loro. Io sono Yahweh, il vostro Dio.

Libro del Levitico 20, 6.27

Lev 20, 6.27: Se qualcuno parla a coloro che evocano spiriti e agli indovini, per fare la prostituta con loro, io volgerò la faccia contro quell'uomo e lo taglierò fuori dal suo popolo. Chiunque, uomo o donna, evocherà spiriti o indovini sarà messo a morte; sarà lapidato: il suo sangue è su di lui.

Libro del Deuteronomio 18, 9-14

Deut 18, 9-14: Quando entrerete nel paese datovi da Jahvè, vostro Dio, non dovrete imparare a imitare le abominazioni di quei popoli. Non si trovi tra voi nessuno che faccia passare il proprio figlio o la propria figlia attraverso il fuoco, che si dedichi alla divinazione, all'augurio, alla superstizione e agli incantesimi, che usi incantesimi, che consulti evocatori e stregoni e che interroghi i morti. Chiunque faccia queste cose è in abominio a Yahweh e a causa di queste abominazioni Yahweh, il vostro Dio, scaccerà queste nazioni da davanti a voi. Sarete retti con Yahweh vostro Dio. Perché queste nazioni che scaccerete ascoltano indovini e divinatori, ma Yahweh, il vostro Dio, non vi permetterà di farlo".

Libro della Genesi 3, 6

Gn 3, 6 : Quando la donna vide che il frutto dell'albero era buono per il cibo, gradevole agli occhi e desiderabile per la conoscenza, ne prese il frutto e ne mangiò; ne diede anche al marito che era con lei ed egli ne mangiò.

Primo libro di Samuele 24, 1-23

1 Samuele 24, 1-23: Davide salì di là e si stabilì nelle roccaforti di Engaddi. Quando Saul tornò dall'inseguimento dei Filistei, questi vennero a dirgli: "Ecco, Davide è nel deserto di Engaddi". Saul prese allora tremila dei migliori uomini di tutto Israele e andò alla ricerca di Davide e dei suoi uomini fino alle rocce delle capre selvatiche. Giunse ai recinti delle pecore lungo la strada; lì c'era una grotta, nella quale Saul entrò per coprirsi i piedi; Davide e i suoi uomini erano seduti in fondo alla grotta. Gli uomini di Davide gli dissero: "Questo è il giorno di cui Yahweh ti ha parlato: "Ecco, io consegnerò il tuo nemico nelle tue mani; trattalo come vuoi"". Davide si alzò e tagliò di nascosto il mantello di Saul. Dopo di che, il cuore di Davide batteva forte perché aveva tagliato il lembo del mantello di Saul. E disse ai suoi uomini: "Yahweh non permetta che io faccia una cosa simile contro il mio signore, l'unto di Yahweh, come mettere la mia mano su di lui, perché egli è l'unto di Yahweh!". Con queste parole, Davide rimproverò i suoi uomini e non permise loro di gettarsi su Saul. Saul si alzò per lasciare la grotta e continuò il suo cammino.

Poi Davide si alzò, uscì dalla grotta e cominciò a gridare a Saul, dicendo: "O re, mio signore!". Saul guardò dietro di sé e Davide si inchinò con la faccia a terra e adorò. E Davide disse a Saul: "Perché ascolti le parole della gente che dice: Ecco, Davide cerca di farti del male? Ecco, oggi i tuoi occhi hanno visto come Yahweh ti ha consegnato nelle mie mani proprio oggi, nella caverna. Mi hanno detto di ucciderti, ma il mio occhio ha avuto pietà di te e ho detto: "Non metterò le mani sul mio signore, perché è l'unto di Jahvè". Vedi dunque, padre mio, vedi la gonna del tuo mantello nella mia mano. Poiché ho tagliato il lembo del tuo mantello e non ti ho ucciso, riconosci e vedi che non c'è malvagità o ribellione nel mio comportamento e che non ho peccato contro di te. Ma tu stai dando la caccia alla mia vita per togliermela. Che Yahweh sia giudice tra me e voi e che Yahweh mi vendichi su di voi! Ma la mia mano non sarà su di voi. Dai malvagi viene la malvagità, dice l'antico proverbio; perciò la mia mano non sarà su di te. Dopo chi si mise in cammino il re d'Israele? E voi, invece, a chi andate dietro? Un cane morto? Una pulce? Lascia che Yahweh giudichi e decida tra te e me. Che guardi e difenda la mia causa, e che la sua sentenza mi liberi dalla tua mano!".

Quando Davide ebbe finito di dire queste parole a Saul, Saul disse: "È questa la tua voce, figlio mio Davide?". Saul alzò la voce e pianse. E disse a Davide: "Tu sei più giusto di me, perché tu mi hai fatto del bene e io ti ho fatto del male. Oggi sei stato gentile con me, perché Yahweh mi ha consegnato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso". Se uno incontra il suo nemico, lo lascia forse andare per la sua strada in pace? Che Yahweh ti faccia del bene in cambio di ciò che hai fatto a me oggi! Ora so che sarai re e che il regno di Israele sarà stabile nelle tue mani. Giurami dunque per Yahweh che non distruggerai la mia discendenza dopo di me e non cancellerai il mio nome dalla casa di mio padre". Davide giurò a Saul. Saul andò a casa sua e Davide e i suoi uomini salirono alla fortezza.

Primo libro di Samuele 26, 1-25

1 Sam 26, 1-25 Gli Zifani vennero da Saul a Ghibea e dissero: "Davide è nascosto sulla collina di Hachilah, a est della brughiera". Allora Saul si alzò e scese nel deserto di Zif con tremila dei migliori uomini d'Israele, per cercare Davide nel deserto di Zif. Saul si accampò sulla collina di Hachilah, sul lato orientale della brughiera, lungo la strada, mentre Davide viveva nel deserto. Quando Davide vide che Saul lo cercava nel deserto, mandò delle spie e scoprì che Saul era davvero arrivato. Davide si alzò e giunse nel luogo in cui Saul era accampato. Davide vide il luogo in cui Saul giaceva con Abner, figlio di Ner, il capitano del suo esercito; Saul giaceva in mezzo all'accampamento e il popolo era accampato intorno a lui. - Allora Davide disse ad Ahimelech l'Ittita e ad Abisai, figlio di Sarvia e fratello di Joab: "Chi è disposto a scendere con me nell'accampamento da Saul?". Abisai rispose: "Scenderò con te".

Quando Davide e Abisai giunsero al popolo, di notte, Saul giaceva in mezzo all'accampamento, addormentato, con la lancia conficcata nella terra al suo fianco; Abner e il popolo erano sdraiati intorno a lui. Abisai disse a Davide: "Oggi Dio ha rinchiuso il tuo nemico nelle tue mani; ora, ti prego, permettimi di colpirlo con la lancia e di inchiodarlo a terra con un solo colpo, senza che io debba tornare". Ma Davide disse ad Abisai: "Non ucciderlo! Perché chi metterebbe le mani sull'unto di Yahweh e rimarrebbe impunito?". E Davide disse: "Come vive Yahweh! Sarà solo Yahweh a colpirlo; o verrà il suo giorno ed egli morirà, o scenderà in guerra e perirà; ma Yahweh non permette che io metta le mani sull'unto di Yahweh! Ora prendi la lancia che è al suo capezzale, con la brocca d'acqua, e andiamo".

Davide prese la lancia e la brocca d'acqua che erano al capezzale di Saul e se ne andarono. Nessuno vide, nessuno seppe, nessuno si svegliò, perché tutti dormivano, avendo Yahweh fatto cadere su di loro un sonno profondo.

Davide passò dall'altra parte e si fermò sulla cima del monte in lontananza; c'era un grande spazio tra loro. Davide gridò al popolo e ad Abner, figlio di Ner, dicendo: "Non rispondi, Abner?". Abner rispose: "Chi sei tu che gridi al re?". Davide disse ad Abner: "Non sei forse un uomo? E chi è come te in Israele? Perché non hai tenuto testa al re, tuo signore? Perché uno del popolo è venuto a uccidere il re tuo signore. Quello che hai fatto qui non è giusto. Come Yahweh vive! Meritavi di morire per non aver custodito il tuo padrone, l'unto di Yahweh. Ora guarda dove sono la lancia del re e la brocca d'acqua che era al suo capezzale".

Saul riconobbe la voce di Davide e disse: "È questa la tua voce, figlio mio Davide?". Davide rispose: "È la mia voce, o re, mio signore". E aggiunse: "Perché il mio signore perseguita il suo servo? Che cosa ho fatto e quale crimine ha commesso la mia mano? Il re, mio signore, si degni ora di ascoltare le parole del tuo servo: se è Yahweh che ti agita contro di me, accetta il profumo di un'offerta; ma se sono gli uomini, siano maledetti davanti a Yahweh, poiché ora mi hanno cacciato, per togliermi il posto dall'eredità di Yahweh, dicendo: Andate a servire dèi stranieri! E ora il mio sangue non cada sulla terra, lontano dalla faccia di Jahvè! Perché il re d'Israele si è messo a cercare una pulce, come si insegue una pernice sui monti".

Saul disse: "Ho peccato; torna, figlio mio Davide, perché non ti farò più del male, perché la mia vita è stata oggi preziosa ai tuoi occhi. Ma ho fatto una sciocchezza e ho commesso un grande errore". Davide rispose: "Ecco la lancia, o re; uno dei tuoi giovani venga a prenderla. Yahweh ripagherà ogni uomo secondo la sua giustizia e la sua fedeltà, perché oggi Yahweh ti ha consegnato nelle mie mani e io non ho voluto mettere le mani sull'unto di Yahweh. Ecco, come la tua vita è stata oggi di gran prezzo ai miei occhi, così la mia vita sarà di gran prezzo agli occhi di Yahweh, ed egli mi libererà da ogni angoscia!". Saul disse a Davide: "Benedetto sia mio figlio, Davide! Avrai certamente successo nella tua impresa". Davide proseguì per la sua strada e Saul tornò a casa.

EMR 215.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La vetta del monte è raggiunta. Un ampio panorama si apre di là, ed è bello vederlo stando all’ombra delle folte piante che incoronano la cima, così variato e solare, un accavallarsi di catene che vanno in ogni senso come marosi pietrificati di un oceano corso da venti contrari e poi, come in un golfo quieto, tutto placarsi in una luminosità senza termine che prelude a una vasta pianura in cui si erge, solitario come un faro all’imboccatura di un porto, un monticello.

«Ecco. Questo paese che corre così sulla cresta, quasi per godersi tutto il sole, e dove sosteremo, è come il perno di una raggiera di luoghi storici[1]. Venite qui. Ecco là (al settentrione)

Gerimot. Vi ricordate Giosuè? La sconfitta dei re che vollero assalire il campo d’Israele, fatto forte dell’alleanza coi Gabaoniti. E vicino Betsames, la città sacerdotale di Giuda, in cui fu restituita l’arca dai filistei con i voti in oro imposti dagli indovini e sacerdoti al popolo per avere liberazione dai flagelli che tormentavano i colpevoli filistei. Ed ecco là, tutta nel sole, Saraà patria di Sansone, e un poco più a oriente Timnata, dove egli prese moglie e fece tante prodezze e tante sciocchezze. E là Azeco e Soco già campo filisteo. Più giù ancora è Szanoe, una delle città di Giuda. E qui, voltatevi, ecco la valle del Terebinto dove Davide si batté con Golia. E là è Maceda dove Giosuè sconfisse gli Amorrei. Voltatevi ancora. Vedete quel solitario monte in mezzo alla pianura che un tempo fu dei filistei? Là è Get, patria di Golia e luogo di rifugio per Davide presso Achis per fuggire l’ira folle di Saul, e dove il re saggio si finse pazzo perché il mondo preserva i folli contro i savi. Quell’orizzonte aperto sono le pianure della fertilissima terra dei filistei. Noi andremo per là, fino a Ramlè. Ed ora entriamo in Betginna. Tu, proprio tu, Filippo, che mi guardi così implorante, andrai con Andrea per il paese. Noi sosteremo, intanto che voi andate, presso la fontana o nella piazza del paese».

«Oh! Signore! Non ci mandare soli! Vieni anche Tu!», pregano i due.

«Andate, ho detto. L’ubbidienza vi sarà più di aiuto che la mia muta presenza».

Dettaglio

Nei pressi di Bet-Ginna. Per quanto riguarda la difesa dell'opera, si veda l'annotazione con i commenti di Jean-François Lavère.

Annotazione

Avvicinatevi: lì (a nord) si trova Gerimot. Vi ricordate di Giosuè? È il luogo in cui furono sconfitti i re che volevano assalire l’accampamento di Israele, rafforzato dalla sua alleanza con i Gabaoniti. Gerimot, Jarmout, Yarmouth: La descrizione fornita è perfettamente coerente con i recenti ritrovamenti archeologici, che hanno permesso di rintracciare tracce di fortificazioni a Khirbit el Yarmuk, a 27 km a ovest-sud-ovest di Gerusalemme e a meno di due chilometri da Beth Shemesh. Tuttavia, all’epoca di Maria Valtorta, la localizzazione ipotizzata era indicata più a est – Jean-François Lavère,Dizionario geografico del Vangelo secondo Maria Valtorta eL’enigma Valtorta, volume 1, pagina101.     

È il luogo della sconfitta dei re che vollero assalire l’accampamento d’Israele, rafforzato dalla sua alleanza con i Gabaoniti ( Giosuè 10,1-14): Adonisedec, re di Gerusalemme, apprese che Giosuè aveva conquistato Ai e l’aveva consacrata all’anatema, che aveva trattato Ai e il suo re come aveva trattato Gerico e il suo re, e che gli abitanti di Gabaon, avendo fatto pace con Israele, si trovavano in mezzo a loro. Allora fu colto da grande timore; poiché Gabaon era una grande città, come una delle città reali, più grande persino di Ai, e tutti i suoi uomini erano valorosi. Adonisedec, re di Gerusalemme, mandò a dire a Oham, re di Hebron, a Pharam, re di Jerimoth, a Japhia, re di Lachis, e a Dabir, re di Eglon: «Salite da me e venite in mio aiuto, affinché possiamo attaccare Gabaon, poiché essa ha stretto pace con Giosuè e con i figli d’Israele». » Così i cinque re degli Amorei, il re di Gerusalemme, il re di Hebron, il re di Jerimoth, il re di Lachish e il re di Eglon, si radunarono e salirono con tutti i loro eserciti; si accamparono vicino a Gabaon e la assediarono. Gli abitanti di Gabaon mandarono a dire a Giosuè, all’accampamento di Galgala: «Non negare il tuo aiuto ai tuoi servi, affrettati a venire da noi, liberaci, vieni in nostro soccorso; poiché tutti i re degli Amorei che abitano sul monte si sono coalizzati contro di noi». » Giosuè salì da Galgala, insieme a tutti i suoi uomini d’armi e a tutti i valorosi guerrieri. Il Signore disse a Giosuè: «Non temerli, perché li ho consegnati nelle tue mani, e nessuno di loro potrà resisterti». Giosuè li colse di sorpresa; aveva marciato da Ghilgal per tutta la notte. E il Signore seminò il panico tra loro davanti a Israele; Israele inflisse loro una grande sconfitta presso Gabaon, li inseguì sulla strada che sale a Bet-Horon e li sconfisse fino ad Azeca e Maceda. Mentre fuggivano davanti a Israele, lungo la discesa di Bet-Orón, il Signore fece piovere dal cielo su di loro grosse pietre fino ad Azeca, e morirono; quelli che morirono per le pietre di grandine furono più numerosi di quelli che furono uccisi dalla spada dei figli d’Israele. Allora Giosuè parlò al Signore, il giorno in cui il Signore consegnò gli Amorei ai figli d’Israele, e disse alla presenza di Israele: «Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Ajalon! E il sole si fermò, e la luna rimase immobile, finché il popolo non si fu vendicato dei propri nemici. Non è forse scritto nel libro del Giusto? E il sole si fermò in mezzo al cielo e non si affrettò a tramontare, per quasi un giorno intero. Non ci fu, né prima né dopo, un giorno come quello, in cui Yahweh obbedì alla voce di un uomo; poiché Yahweh combatteva per Israele.  

E, nelle vicinanze, Bet-Shémesh, la città sacerdotale di Giuda, dove i Filistei restituirono l’Arca con l’offerta d’oro, imposta al popolo dagli indovini e dai sacerdoti per essere liberati dalle piaghe che tormentavano i Filistei colpevoli. 1 Samuele 6,1-15: L’Arca di Yahweh rimase sette mesi nel paese dei Filistei. Allora i Filistei convocarono i sacerdoti e gli indovini e dissero loro: «Che cosa faremo dell’Arca di Yahweh? Fateci sapere come dobbiamo rimandarla al suo posto». » Essi risposero: «Se rimandate l’arca del Dio d’Israele, non rimandatela a mani vuote, ma non mancate di offrirle un’offerta di espiazione; allora sarete guariti e saprete perché la sua mano non si è ritirata da voi. I Filistei chiesero: «Quale offerta di espiazione gli faremo?» Risposero: «Cinque tumori d’oro e cinque topi d’oro, secondo il numero dei principi dei Filistei, poiché la stessa piaga è stata su di voi e sui vostri principi. Fate dunque delle figure dei vostri tumori e delle figure dei topi che devastano il paese, e rendete così gloria al Dio d’Israele: forse smetterà di far pesare la sua mano su di voi, sui vostri dei e sul vostro paese. Perché indurireste il vostro cuore, come l’Egitto e il Faraone hanno indurito il loro? Non li ha forse lasciati andare, dopo aver esercitato i suoi castighi su di loro? Ora dunque preparate un carro nuovo e prendete due vacche che allattano e che non abbiano mai portato il giogo; attaccate le vacche al carro e riportate i loro piccoli nella stalla, lontano da loro. Prenderete l’arca di Yahweh e la metterete sul carro; poi, dopo aver posto accanto ad essa, in uno scrigno, gli oggetti d’oro che avrete offerto come offerta di espiazione, la rimanderete via e lei se ne andrà. Osservatela: se sale lungo la via del suo confine, verso Bet-Samès, è il Signore che ci ha inflitto questo grande male; altrimenti sapremo che non è stata la sua mano a colpirci, e che ciò ci è accaduto per caso».

Quella gente fece così; presero due vacche che allattavano, le attaccarono al carro e rinchiusero i loro piccoli nella stalla. Misero sul carro l’arca di Yahweh e la cassa con i topi d’oro e le figure dei loro tumori. Le vacche si diressero dritte verso Bet-Seme; seguirono sempre la stessa strada, camminando e muggendo, senza deviare né a destra né a sinistra. I principi dei Filistei le seguirono fino al confine di Bet-Seme. Gli abitanti di Bet-Seme stavano mietendo il grano nella valle. Alzando lo sguardo, videro l’arca e si rallegrarono nel vederla. Il carro giunse nel campo di Giosuè il Bet-Samita e vi si fermò. Lì c’era una grossa pietra. Si spaccò il legno del carro e si offrirono le vacche in olocausto al Signore. I leviti, dopo aver fatto scendere l’arca di Yahweh e la cassetta che vi era accanto, contenente gli oggetti d’oro, posarono il tutto sulla grande pietra. Gli abitanti di Bet-Seme offrirono in quel giorno olocausti e sacrifici a Yahweh.

Ed ecco là, sotto il sole, Çoréa, la patria di Sansone. Saràa , Sar’a, Tsor’ah, Tsorea, Çoréa, Soréa. Cfr.Giudici 13,2: C’era un uomo di Saraa, della tribù di Dan, di nome Manoah; sua moglie era sterile e non aveva mai partorito.

E, un po’ più a est, Timna, dove si sposò e dove compì tante imprese eroiche, ma anche tante sciocchezze.  Timnata, Timnatha, Timna. Secondo Maria Valtorta, Timnatah si troverebbe quindi un po’ a est di Saara, il che è del tutto compatibile con il contesto biblico di Giudici 13,1-6 | Giudici 14,1-5 | Giosuè 15,10-57 | Giosuè 19,43 | 2 Cronache 28,18. Ciò indurrebbe a collocarla a una ventina di chilometri a ovest di Betlemme. (Jean-François Lavère,Dizionario geografico del Vangelo secondo Maria Valtorta).        

Dove si sposò e dove compì tante imprese eroiche, ma anche tante sciocchezze Giudici 14,1-20: Sansone scese a Thamna e lì vide una donna tra le figlie dei Filistei. Quando tornò, lo riferì a suo padre e a sua madre, dicendo: «Ho visto a Thamna una donna tra le figlie dei Filistei; prendetela ora come mia moglie». Suo padre e sua madre gli dissero: «Non c’è forse nessuna donna tra le figlie dei tuoi fratelli e in tutto il nostro popolo, che tu debba andare a prendere una moglie tra i Filistei, che sono incirconcisi?» E Sansone disse a suo padre: «Prendila per me, perché mi piace». » Suo padre e sua madre non sapevano che ciò proveniva da Yahweh; poiché egli cercava un pretesto per una contesa con i Filistei. — In quel tempo i Filistei dominavano su Israele. Sansone scese con suo padre e sua madre a Tamna. Quando giunsero alle vigne di Tamna, ecco che un giovane leone ruggente gli venne incontro. Lo Spirito di Yahweh si impadronì di Sansone; e, senza avere nulla in mano, Sansone squartò il leone come si squarta un capretto. E non raccontò a suo padre e a sua madre ciò che aveva fatto.

Scese e parlò alla donna, e lei gli piacque. Qualche tempo dopo, essendo tornato a Thamna per prenderla, fece una deviazione per vedere il cadavere del leone, ed ecco che c’era uno sciame di api e del miele nel corpo del leone. Ne prese un po’ con le mani e lo mangiò lungo la strada; e quando giunse presso suo padre e sua madre, ne diede loro un po’ e lo mangiarono; ma non disse loro che aveva preso il miele dal corpo del leone. Il padre di Sansone scese a casa della donna; e lì Sansone organizzò un banchetto, come era consuetudine tra i giovani. Non appena lo videro, invitarono trenta compagni a stare con lui.

Sansone disse loro: «Vi proporrò un indovinello. Se me lo spiegherete durante i sette giorni del banchetto e se lo indovinerete, vi darò trenta tuniche e trenta cambi di vestiti; ma se non riuscirete a spiegarmelo, sarete voi a darmi trenta tuniche e trenta cambi di vestiti. » Gli dissero: «Proponi il tuo indovinello, affinché lo ascoltiamo». Egli disse loro: «Da chi mangia è uscito ciò che si mangia, dal forte è uscito il dolce». Per tre giorni non riuscirono a risolvere l’indovinello. Il settimo giorno dissero alla moglie di Sansone: «Convinci tuo marito a spiegarci l’enigma; altrimenti bruceremo te e la casa di tuo padre. Ci avete invitato per derubarci, senza dubbio? » La moglie di Sansone piangeva accanto a lui e diceva: «Hai solo odio per me e non mi ami. Hai proposto un indovinello ai figli del mio popolo, e non me l’hai spiegato!» Egli le rispose: «Non l’ho spiegato né a mio padre né a mia madre, e lo spiegherei a te?» Lei pianse così davanti a lui per tutti i sette giorni che durò il banchetto; il settimo giorno, mentre lei lo tormentava, egli le spiegò l’enigma, e lei lo spiegò ai figli del suo popolo. Gli abitanti della città dissero a Sansone, il settimo giorno, prima del tramonto: «Che cosa c’è di più dolce del miele e che cosa c’è di più forte del leone?» E lui disse loro: «Se non aveste arato con la mia giovenca, non avreste indovinato il mio indovinello».

Lo Spirito di Yahweh lo investì, ed egli scese ad Ascalona. Lì uccise trenta uomini e, dopo aver preso le loro spoglie, diede gli abiti di ricambio a coloro che avevano spiegato l’enigma. Poi, infuriato, salì a casa di suo padre. La moglie di Sansone fu data in sposa a uno dei suoi compagni che egli si era scelto come amico.

E lì, Azeqa e Soko, allora accampamento filisteo. 1 Samuele 17,1: I Filistei, dopo aver radunato i loro eserciti per fare la guerra, si riunirono a Socho, che appartiene a Giuda; si accamparono tra Socho e Azeca, a Efes-Dommim.

Ancora più in basso, ecco Zanuah, una delle città della Giudea. Szanoé, Zanuah, Zanoah, Zano’akh. Citata inGiosuè 15,56: «Iezreel, Jucadam, Zanoé»  

E qui – voltatevi – ecco la valle del Terebinto dove Davide sconfisse Golia. Cfr .1 Samuele 17,2-54: Anche Saul e gli uomini d’Israele si radunarono e si accamparono nella valle del Terebinto; si schierarono in ordine di battaglia di fronte ai Filistei. I Filistei erano appostati sul monte da una parte, e Israele era appostato sul monte dall’altra: la valle si trovava tra di loro. Allora uscì dagli accampamenti dei Filistei un campione; si chiamava Golia, era di Gat, ed era alto sei cubiti e un palmo. Un elmo di bronzo gli copriva il capo, e indossava una corazza a scaglie; il peso della corazza era di cinquemila sicli di bronzo. Ai piedi aveva calzari di bronzo e tra le spalle un giavellotto di bronzo. Il fusto della sua lancia era come il fuso di un tessitore, e la punta della lancia pesava seicento sicli di ferro; colui che portava il suo scudo camminava davanti a lui. Golia si fermò e, rivolgendosi ai battaglioni d’Israele, gridò loro: «Perché siete usciti per schierarvi in battaglia? Non sono forse io il Filisteo, e non siete voi gli schiavi di Saul? Scegliete un uomo che scenda contro di me. Se avrà la meglio combattendo contro di me e mi ucciderà, noi saremo soggetti a voi; ma se io avrò la meglio su di lui e lo ucciderò, voi sarete soggetti a noi e ci servirete».

Il filisteo aggiunse: «Oggi lancio questa sfida all’esercito d’Israele: datemi un uomo e combatteremo insieme. » Sentendo queste parole del filisteo, Saul e tutto Israele furono spaventati e colti da grande timore. Ora, Davide era figlio di quell’efraimita di Betlemme di Giuda di nome Isai, che aveva otto figli; quest’uomo, al tempo di Saul, era vecchio, in età avanzata. I tre figli maggiori di Isai erano andati a seguire Saul in guerra; e i nomi di questi tre figli che erano andati in guerra erano Eliab, il maggiore, Abinadab, il secondo, e Samma, il terzo. Davide era il più giovane. I tre maggiori seguivano Saul, mentre Davide andava e veniva da Saul per pascolare le pecore di suo padre a Betlemme. Il filisteo si faceva avanti mattina e sera, e si presentò per quaranta giorni. Isai disse a Davide, suo figlio: «Prendi per i tuoi fratelli questo efa di grano tostato e questi dieci pani, e corri all’accampamento dai tuoi fratelli. E questi dieci formaggi, portali al capo del loro millesimo. Andrai a trovare i tuoi fratelli per vedere se stanno bene e riceverai da loro un segno di saluto. Saul, loro e tutti gli uomini d’Israele si trovano nella valle di Terebinto, impegnati nella guerra contro i Filistei».

Davide si alzò di buon mattino e, affidando le pecore a un pastore, prese le provviste e partì, come Isai gli aveva ordinato. Quando giunse all’accampamento, l’esercito stava uscendo dal campo per schierarsi in battaglia e si levavano grida di guerra. Israeliti e Filistei si schierarono in linea, schiera contro schiera. Davide affidò i suoi bagagli al custode dei bagagli e corse verso la schiera. Appena arrivato, chiese ai suoi fratelli come stavano. Mentre parlava con loro, ecco che il campione — si chiamava Golia, il filisteo di Gat — si fece avanti dalle file dei Filistei, pronunciando le stesse parole, e Davide lo udì. Vedendo quell’uomo, tutti gli Israeliti indietreggiarono davanti a lui, colti da grande timore. Un israelita disse: «Vedete quell’uomo che avanza? Avanza per sfidare Israele. Chi lo ucciderà, il re lo ricompenserà con grandi ricchezze, gli darà sua figlia e libererà la casa di suo padre da ogni onere in Israele». » Davide disse agli uomini che gli stavano accanto: «Che cosa si farà a chi ucciderà quel filisteo e toglierà l’infamia da Israele? Chi è dunque questo filisteo, questo incirconciso, per insultare le schiere del Dio vivente? » Il popolo gli ripeté le stesse parole, dicendo: «Ecco cosa si farà a chi lo ucciderà». Eliab, suo fratello maggiore, lo udì parlare agli uomini, e l’ira di Eliab si accese contro Davide, ed egli disse: «Perché sei sceso, e a chi hai lasciato quel piccolo gregge nel deserto? Conosco la tua superbia e la malizia del tuo cuore; sei sceso per vedere la battaglia.»

Davide rispose: «Che cosa ho fatto ora? Non è forse solo una parola? » E, voltandosi da lui per rivolgersi a un altro, ripeté le stesse parole; e il popolo gli rispose come la prima volta. Quando si udirono le parole pronunciate da Davide, le riferirono a Saul, che lo fece chiamare. Davide disse a Saul: «Che nessuno si scoraggi! Il tuo servo andrà a combattere contro quel filisteo». Saul disse a Davide: «Non puoi andare contro quel filisteo per combattere con lui, perché tu sei un ragazzo, mentre lui è un uomo di guerra fin dalla sua giovinezza». » Davide disse a Saul: «Quando il tuo servo pascolava le pecore di suo padre, e un leone o un orso veniva a rapire una pecora dal gregge, io mi mettevo all’inseguimento, lo colpivo e strappavo la pecora dalle sue fauci; se si opponeva a me, lo afferravo per le fauci, lo colpivo e lo uccidevo. Il tuo servo ha ucciso sia il leone che l’orso, e lo stesso accadrà al Filisteo, a quell’incirconciso, come a uno di loro, poiché ha oltraggiato le schiere del Dio vivente. » Davide aggiunse: «Il Signore, che mi ha liberato dal leone e dall’orso, mi libererà anche dalla mano di questo filisteo». E Saul disse a Davide: «Va’, e che il Signore sia con te!»

Saul fece vestire Davide con le sue vesti, gli mise in testa un elmo di bronzo e gli fece indossare una corazza; poi Davide si cinse la spada di Saul sopra l’armatura e provò a camminare, poiché non aveva mai indossato un’armatura. Davide disse a Saul: «Non riesco a camminare con queste armi, non ci sono abituato». E, essersene liberato, Davide prese in mano il suo bastone, scelse dal torrente cinque sassi levigati e li mise nella sua borsa da pastore, nella sua sacca. Poi, con la fionda in mano, si avvicinò al filisteo. Il filisteo si avvicinò poco a poco a Davide, preceduto dall’uomo che portava lo scudo. Il filisteo guardò, vide Davide e lo disprezzò, poiché era molto giovane, biondo e di bel viso. Il filisteo disse a Davide: «Sono forse un cane, che tu venga da me con un bastone?» E il filisteo maledisse Davide invocando i propri dei. E il filisteo disse a Davide: «Vieni da me, che io dia la tua carne agli uccelli del cielo e alle bestie dei campi». » Davide rispose al filisteo: «Tu vieni verso di me con la spada, la lancia e il giavellotto; io invece vengo verso di te nel nome di Yahweh degli eserciti, del Dio delle schiere d’Israele, che tu hai insultato. Oggi il Signore ti consegnerà nelle mie mani; io ti colpirò e ti staccherò la testa; oggi darò i cadaveri dell’esercito dei Filistei agli uccelli del cielo e alle bestie della terra; e tutta la terra saprà che Israele ha un Dio; e tutta questa moltitudine saprà che non è né con la spada né con la lancia che Yahweh salva, poiché a Yahweh appartiene la guerra, ed egli vi ha consegnati nelle nostre mani».

Il filisteo, alzandosi, si mise in marcia e avanzò incontro a Davide; Davide si affrettò a correre verso la testa dello schieramento, per andare incontro al filisteo. Davide mise la mano nella sua fionda, ne estrasse una pietra e la scagliò con la fionda; colpì il filisteo alla fronte; la pietra gli si conficcò nella fronte ed egli cadde a faccia in terra. Così Davide, con una fionda e una pietra, ebbe la meglio sul filisteo e lo uccise. E Davide non aveva alcuna spada in mano. Davide corse, si fermò vicino al filisteo e, afferrata la sua spada che estrasse dal fodero, lo uccise e gli tagliò la testa con essa. Vedendo il loro eroe morto, i filistei fuggirono. E gli uomini d’Israele e di Giuda si alzarono, lanciando grida di gioia, e inseguirono i Filistei fino all’ingresso di Gath e fino alle porte di Accaron. I cadaveri dei Filistei giacevano sparsi lungo la strada da Saraim fino a Gath e ad Accaron. Al ritorno dall’inseguimento dei Filistei, i figli d’Israele saccheggiarono il loro accampamento. Davide prese la testa del filisteo e la fece portare a Gerusalemme, e mise nella sua tenda le armi del filisteo.

Quel luogo è Maqqeda, dove Giosuè sconfisse gli Amorrei. Macéda, Makkedah, Maqqeda. Cfr.Giosuè 10,10-41|Giosuè 15,41.  Giosuè 10, 10-41: E il Signore seminò il panico tra loro davanti a Israele; Israele inflisse loro una grande sconfitta presso Gabaon, li inseguì sulla strada che sale a Bet-Oron e li sconfisse fino ad Azeca e a Macéda. Mentre fuggivano davanti a Israele, lungo la discesa di Bet-Oron, il Signore fece piovere dal cielo su di loro grosse pietre fino ad Azeca, e morirono; quelli che morirono per le pietre di grandine furono più numerosi di quelli che furono uccisi dalla spada dei figli d’Israele. Allora Giosuè parlò al Signore, il giorno in cui il Signore consegnò gli Amorei ai figli d’Israele, e disse alla presenza di Israele: «Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Ajalon! E il sole si fermò, e la luna rimase immobile, finché il popolo non si fu vendicato dei propri nemici. Non è forse scritto questo nel libro del Giusto? E il sole si fermò in mezzo al cielo e non si affrettò a tramontare, per quasi un giorno intero. Non ci fu, né prima né dopo, un giorno come quello, in cui il Signore obbedì alla voce di un uomo; poiché il Signore combatteva per Israele.   

Giosuè, e tutto Israele con lui, passò da Lebna a Lachis; vi stese il suo accampamento e la attaccò. E Yahweh consegnò Lachis nelle mani di Israele, che la conquistò il secondo giorno e la passò a fil di spada, insieme a tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, come aveva fatto con Lebna. — Allora Horam, re di Gaser, salì in soccorso di Lachis; Giosuè sconfisse lui e il suo popolo, senza lasciarne sfuggire nessuno. Giosuè e tutto Israele con lui passarono da Lachis a Eglon; vi piantarono il campo e la attaccarono. La conquistarono lo stesso giorno e la passarono a fil di spada; tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, Giosuè li dedicò all’anatema quel giorno, secondo tutto ciò che aveva fatto per Lachis.

Giosuè e tutto Israele con lui salirono da Eglon a Hebron e la attaccarono. Dopo averla conquistata, la colpirono con la lama della spada: la città, il suo re, tutte le città del suo territorio e tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, senza lasciarne sfuggire nessuno, come Giosuè aveva fatto per Eglon; e la dedicò all’anatema, insieme a tutti gli esseri viventi che vi si trovavano. Giosuè, e con lui tutto Israele, si diresse verso Dabir e la attaccò. La conquistò, insieme al suo re e a tutte le città del suo territorio; e li colpirono con la lama della spada, e dedicarono all’anatema tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, senza lasciarne sfuggire nessuno. Giosuè trattò Dabir e il suo re come aveva trattato Hebron e come aveva trattato Lebna e il suo re. Giosuè conquistò tutto il paese: la Montagna, il Negeb, la pianura e le colline, con tutti i loro re, senza lasciarne sfuggire nessuno, dedicando all’anatema ogni essere vivente, come aveva ordinato Yahweh, il Dio d’Israele. Giosuè li sconfisse da Kades-Barnea fino a Gaza e in tutto il paese di Gosen fino a Gabaon.

Giosuè 15, 41: Gideroth , Bet-Dagon, Naama e Maceda: sedici città con i loro villaggi.

Voltatevi ancora. Vedete quella montagna solitaria in mezzo alla pianura che un tempo apparteneva ai Filistei? Lì si trova Gat, patria di Golia e luogo di rifugio per Davide presso Achish per sfuggire alla folle ira di Saul. Get , Gath, Tel es-Safieh. Menzionata più volte nella Bibbia (tra cui 1 Samuele 17,4). Il sito fu identificato nel 1887, ma solo nel 2001 gli scavi hanno confermato le ipotesi precedenti. La descrizione di Maria Valtorta ne risulta ancora più notevole (Jean-François Lavère,Dizionario geografico del Vangelo secondo Maria Valtorta).         

Lì si trova Gat, patria di Golia e luogo di rifugio per Davide presso Achish per sfuggire alla furia sfrenata di Saul. Cfr .1 Samuele 27,1-4: Davide disse a se stesso: «Un giorno perirò per mano di Saul; non c’è nulla di meglio per me che rifugiarmi al più presto nel paese dei Filistei, affinché Saul rinunci a cercarmi ancora in tutto il territorio d’Israele; così sfuggirò alla sua mano. » E Davide si alzò, insieme ai seicento uomini che erano con lui, e andarono da Achis, figlio di Maoch, re di Gath. Davide rimase presso Achis, a Gath, insieme ai suoi uomini, ciascuno con la propria famiglia, e Davide con le sue due mogli, Achinoam di Jezreel e Abigail del Carmelo, moglie di Nabal. Fu riferito a Saul che Davide era fuggito a Gat, ed egli non riprese più a inseguirlo.    

Questo orizzonte aperto è costituito dalle pianure della terra molto fertile dei Filistei. Passeremo da lì fino a Ramlé. Ramlé , Ramla, Ramleh. Ramlé è presentata dagli storici come l’unica città della Palestina fondata dagli arabi, costruita intorno al 705-715 dal califfo Suleiman ibn Abed al-Malik. Il fatto che il nome sia «citato da Gesù» sembra indicare un’esistenza ben anterioreall’VIIIsecolo (Jean-François Lavère,Dizionario geografico del Vangelo secondo Maria Valtorta).          

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Libro di Giosuè 10, 1-51 (Gerimot | Maggeda)

Giosuè 10,1-51: Adonisedec, re di Gerusalemme, venne a sapere che Giosuè aveva conquistato Ai e l’aveva votata all’anatema, che aveva trattato Ai e il suo re come aveva trattato Gerico e il suo re, e che gli abitanti di Gabaon, avendo fatto pace con Israele, si trovavano in mezzo a loro. Allora fu colto da grande timore; poiché Gabaon era una grande città, come una delle città reali, più grande persino di Ai, e tutti i suoi uomini erano valorosi. Adonisedec, re di Gerusalemme, mandò a dire a Oham, re di Hebron, a Pharam, re di Jerimoth, a Japhia, re di Lachish, e a Dabir, re di Eglon: «Salite da me e venite in mio aiuto, affinché possiamo attaccare Gabaon, poiché essa ha stretto pace con Giosuè e con i figli d’Israele». » Così i cinque re degli Amorei, il re di Gerusalemme, il re di Hebron, il re di Jerimoth, il re di Lachish e il re di Eglon, si radunarono e salirono con tutti i loro eserciti; si accamparono vicino a Gabaon e la assediarono. Gli abitanti di Gabaon mandarono a dire a Giosuè, all’accampamento di Galgala: «Non negare il tuo aiuto ai tuoi servi, affrettati a venire da noi, liberaci, vieni in nostro soccorso; poiché tutti i re degli Amorei che abitano sul monte si sono coalizzati contro di noi». » Giosuè salì da Ghilgal, insieme a tutti i suoi uomini d’armi e a tutti i valorosi guerrieri. Il Signore disse a Giosuè: «Non temerli, perché li ho consegnati nelle tue mani e nessuno di loro potrà resisterti». Giosuè li colse di sorpresa; aveva marciato da Ghilgal per tutta la notte. E il Signore seminò il panico tra loro davanti a Israele; Israele inflisse loro una grande sconfitta presso Gabaon, li inseguì sulla strada che sale a Bet-Oron e li sconfisse fino ad Azeka e Maceda. Mentre fuggivano davanti a Israele, lungo la discesa di Bet-Orón, il Signore fece piovere dal cielo su di loro grosse pietre fino ad Azeca, e morirono; quelli che morirono per le pietre di grandine furono più numerosi di quelli che furono uccisi dalla spada dei figli d’Israele. Allora Giosuè parlò al Signore, il giorno in cui il Signore consegnò gli Amorei ai figli d’Israele, e disse alla presenza di Israele: «Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Ajalon! E il sole si fermò, e la luna rimase immobile, finché il popolo non si fu vendicato dei propri nemici. Non è forse scritto questo nel libro del Giusto? E il sole si fermò in mezzo al cielo e non si affrettò a tramontare, per quasi un giorno intero. Non ci fu, né prima né dopo, un giorno come quello, in cui Yahweh obbedì alla voce di un uomo; poiché Yahweh combatteva per Israele.

Giosuè, e tutto Israele con lui, passò da Lebna a Lachis; vi stabilì il suo accampamento e la attaccò. E Yahweh consegnò Lachis nelle mani di Israele, che la conquistò il secondo giorno e la passò a fil di spada, insieme a tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, come aveva fatto per Lebna. — Allora Horam, re di Gaser, salì in soccorso di Lachis; Giosuè sconfisse lui e il suo popolo, senza lasciarne scampare nessuno. Giosuè e tutto Israele con lui passarono da Lachis a Eglon; vi piantarono il campo davanti alla città e la attaccarono. La conquistarono lo stesso giorno e la passarono a fil di spada; tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, Giosuè li dedicò all’anatema quel giorno, secondo tutto ciò che aveva fatto per Lachis.

Giosuè e tutto Israele con lui salirono da Eglon a Hebron e la attaccarono. Dopo averla conquistata, la colpirono con la lama della spada: la città, il suo re, tutte le città del suo dominio e tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, senza lasciarne sfuggire nessuno, come Giosuè aveva fatto per Eglon; e la dedicò all’anatema, insieme a tutti gli esseri viventi che vi si trovavano. Giosuè, e con lui tutto Israele, si diresse verso Dabir e la attaccò. La conquistò, insieme al suo re e a tutte le città del suo territorio; e li colpirono con la lama della spada, e dedicarono all’anatema tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, senza lasciarne sfuggire nessuno. Giosuè trattò Dabir e il suo re come aveva trattato Hebron e come aveva trattato Lebna e il suo re. Giosuè conquistò tutto il paese: la Montagna, il Negeb, la pianura e le colline, con tutti i loro re, senza lasciarne sfuggire nessuno, dedicando all’anatema ogni essere vivente, come aveva ordinato Yahweh, il Dio d’Israele. Giosuè li sconfisse da Kades-Barnea fino a Gaza e in tutto il paese di Gosen fino a Gabaon.

Libro di Giosuè 15, 41 (Macéda)

Giosuè 15, 41: Gideroth, Bet-Dagon, Naama e Maceda: sedici città con i loro villaggi.

Libro di Giosuè 15, 56 (Zanuah)

Gs 15,56: « Iezreel, Iucadam, Zanoe»

Primo Libro di Samuele 6, 1-15 (Bet-Schemesh - L’Arca restituita dai Filistei)

1 Sam 6,1-15: L’Arca di Yahweh rimase sette mesi nel paese dei Filistei. Allora i Filistei convocarono i sacerdoti e gli indovini e dissero loro: «Che cosa faremo dell’Arca di Yahweh? Fateci sapere come dobbiamo rimandarla al suo posto». » Essi risposero: «Se rimandate l’arca del Dio d’Israele, non rimandatela a mani vuote, ma non mancate di offrirgli un’offerta di espiazione; allora sarete guariti e saprete perché la sua mano non si è ritirata da voi. I Filistei chiesero: «Quale offerta di espiazione dovremo presentargli?» Risposero: «Cinque tumori d’oro e cinque topi d’oro, secondo il numero dei principi dei Filistei, poiché la stessa piaga si è abbattuta su di voi e sui vostri principi. Fate dunque delle figure dei vostri tumori e delle figure dei topi che devastano il paese, e rendete così gloria al Dio d’Israele: forse smetterà di far pesare la sua mano su di voi, sui vostri dei e sul vostro paese. Perché indurireste il vostro cuore, come l’Egitto e il Faraone hanno indurito il loro? Non li ha forse lasciati andare, dopo aver scagliato su di loro i suoi castighi? Ora dunque preparate un carro nuovo e prendete due vacche che allattano e che non abbiano mai portato il giogo; attaccate le vacche al carro e riportate i loro piccoli nella stalla, lontano da loro. Prenderete l’arca di Yahweh e la metterete sul carro; poi, dopo aver posto accanto ad essa, in uno scrigno, gli oggetti d’oro che avrete offerto come sacrificio espiatorio, la rimanderete via e lei se ne andrà. Osservatela: se sale lungo la via del suo confine, verso Bet-Samès, è il Signore che ci ha inflitto questo grande male; altrimenti, sapremo che non è stata la sua mano a colpirci, e che ciò ci è accaduto per caso».

Quella gente fece così; presero due vacche che allattavano, le attaccarono al carro e rinchiusero i loro piccoli nella stalla. Posero sul carro l’arca di Yahweh e la cassa con i topi d’oro e le figure dei loro tumori. Le vacche si diressero dritte verso Bet-Seme; seguirono sempre la stessa strada, camminando e muggendo, senza deviare né a destra né a sinistra. I principi dei Filistei le seguirono fino al confine di Bet-Seme. Gli abitanti di Bet-Seme stavano mietendo il grano nella valle. Alzando lo sguardo, videro l’arca e si rallegrarono nel vederla. Il carro giunse nel campo di Giosuè il Bet-Samita e vi si fermò. Lì c’era una grossa pietra. Si spaccò il legno del carro e si offrirono le vacche in olocausto al Signore. I leviti, dopo aver fatto scendere l’arca di Yahweh e la cassa che era accanto, contenente gli oggetti d’oro, posarono il tutto sulla grande pietra. Gli abitanti di Bet-Seme offrirono in quel giorno olocausti e sacrifici a Yahweh.

Primo libro di Samuele 17, 1-54 (Gat | Soco | Azeka | Valle di Tebirinte | Davide e Golia)

1 Sam 17,1: I Filistei, dopo aver radunato le loro schiere per la guerra, si riunirono a Soco, che appartiene a Giuda; si accamparono tra Soco e Azeka, a Efes-Dommim.

1 Sam 17,2-54: AncheSaul e gli uomini d’Israele si radunarono e si accamparono nella valle di Terebinto; si schierarono in ordine di battaglia di fronte ai Filistei. I Filistei erano schierati sul monte da una parte, e Israele era schierato sul monte dall’altra: la valle si trovava tra di loro. Allora uscì dagli accampamenti dei Filistei un campione; si chiamava Golia, era di Gat, ed era alto sei cubiti e un palmo. Un elmo di bronzo gli copriva il capo, e indossava una corazza a scaglie; il peso della corazza era di cinquemila sicli di bronzo. Ai piedi aveva calzari di bronzo e tra le spalle un giavellotto di bronzo. Il fusto della sua lancia era come il fuso di un tessitore, e la punta della lancia pesava seicento sicli di ferro; colui che portava il suo scudo camminava davanti a lui. Golia si fermò e, rivolgendosi ai battaglioni d’Israele, gridò loro: «Perché siete usciti per schierarvi in battaglia? Non sono forse io il Filisteo, e non siete voi gli schiavi di Saul? Scegliete un uomo che scenda contro di me. Se avrà la meglio combattendo contro di me e mi ucciderà, noi saremo soggetti a voi; ma se io avrò la meglio su di lui e lo ucciderò, voi sarete soggetti a noi e ci servirete».

Il filisteo aggiunse: «Oggi lancio questa sfida all’esercito d’Israele: datemi un uomo, e combatteremo insieme. » Sentendo queste parole del filisteo, Saul e tutto Israele furono spaventati e colti da grande timore. Ora, Davide era figlio di quell’efraimita di Betlemme di Giuda di nome Isai, che aveva otto figli; quest’uomo, al tempo di Saul, era vecchio, in età avanzata. I tre figli maggiori di Isai erano andati a seguire Saul in guerra; e i nomi di questi tre figli che erano andati in guerra erano Eliab, il maggiore, Abinadab, il secondo, e Samma, il terzo. Davide era il più giovane. I tre maggiori seguivano Saul, mentre Davide andava e veniva da Saul per pascolare le pecore di suo padre a Betlemme. Il filisteo si faceva avanti mattina e sera, e si presentò per quaranta giorni. Isai disse a Davide, suo figlio: «Prendi per i tuoi fratelli questo efa di grano tostato e questi dieci pani, e corri all’accampamento dai tuoi fratelli. E questi dieci formaggi, portali al capo del loro millesimo. Andrai a trovare i tuoi fratelli per vedere se stanno bene e riceverai da loro un segno di riconoscimento. Saul, loro e tutti gli uomini d’Israele si trovano nella valle di Terebinto, impegnati nella guerra contro i Filistei».

Davide si alzò di buon mattino e, affidando le pecore a un pastore, prese le provviste e partì, come Isai gli aveva ordinato. Quando giunse all’accampamento, l’esercito stava uscendo dal campo per schierarsi in battaglia e si levavano grida di guerra. Israeliti e Filistei si schierarono in linea, schiera contro schiera. Davide affidò i suoi bagagli al custode dei bagagli e corse verso la schiera. Appena arrivato, chiese ai suoi fratelli come stavano. Mentre parlava con loro, ecco che il campione — si chiamava Golia, il filisteo di Gat — si fece avanti dalle file dei Filistei, pronunciando le stesse parole, e Davide lo udì. Vedendo quell’uomo, tutti gli Israeliti indietreggiarono davanti a lui, colti da grande timore. Un israelita disse: «Vedete quell’uomo che avanza? Avanza per sfidare Israele. Chi lo ucciderà, il re lo ricompenserà con grandi ricchezze, gli darà sua figlia e libererà la casa di suo padre da ogni onere in Israele». » Davide disse agli uomini che gli stavano accanto: «Che cosa si farà a chi ucciderà questo filisteo e toglierà l’infamia da Israele? Chi è dunque questo filisteo, questo incirconciso, per insultare le schiere del Dio vivente? » Il popolo gli ripeté le stesse parole, dicendo: «Ecco cosa si farà a chi lo ucciderà». Eliab, suo fratello maggiore, lo udì parlare agli uomini, e l’ira di Eliab si accese contro Davide, ed egli disse: «Perché sei sceso, e a chi hai lasciato quel piccolo gregge nel deserto? Conosco la tua superbia e la malizia del tuo cuore; sei sceso per vedere la battaglia.»

Davide rispose: «Che cosa ho fatto ora? Non è forse solo una parola? » E, voltandosi da lui per rivolgersi a un altro, ripeté le stesse parole; e il popolo gli rispose come la prima volta. Quando si udirono le parole pronunciate da Davide, le riferirono a Saul, che lo fece chiamare. Davide disse a Saul: «Che nessuno si scoraggi! Il tuo servo andrà a combattere contro quel filisteo». Saul disse a Davide: «Non puoi andare contro quel filisteo per combattere con lui, perché tu sei un ragazzo, mentre lui è un uomo di guerra fin dalla sua giovinezza». » Davide disse a Saul: «Quando il tuo servo pascolava le pecore di suo padre, e un leone o un orso veniva a rapire una pecora dal gregge, io mi mettevo all’inseguimento, lo colpivo e strappavo la pecora dalle sue fauci; se si opponeva a me, lo afferravo per le fauci, lo colpivo e lo uccidevo. Il tuo servo ha ucciso sia il leone che l’orso, e lo stesso accadrà al Filisteo, a quell’incirconciso, come a uno di loro, poiché ha oltraggiato le schiere del Dio vivente. » Davide aggiunse: «Il Signore, che mi ha liberato dal leone e dall’orso, mi libererà anche dalla mano di questo filisteo». E Saul disse a Davide: «Va’, e che il Signore sia con te!»

Saul fece vestire Davide con le sue vesti, gli mise in testa un elmo di bronzo e gli fece indossare una corazza; poi Davide si cinse la spada di Saul sopra l’armatura e cercò di camminare, poiché non aveva mai indossato un’armatura. Davide disse a Saul: «Non riesco a camminare con queste armi, non ci sono abituato». E, essersene liberato, Davide prese in mano il suo bastone, scelse dal torrente cinque sassi levigati e li mise nella sua borsa da pastore, nella sua sacca. Poi, con la fionda in mano, si avvicinò al filisteo. Il filisteo si avvicinò poco a poco a Davide, preceduto dall’uomo che portava lo scudo. Il filisteo guardò, vide Davide e lo disprezzò, poiché era molto giovane, biondo e di bel viso. Il filisteo disse a Davide: «Sono forse un cane, che tu venga da me con un bastone?» E il filisteo maledisse Davide invocando i suoi dèi. E il filisteo disse a Davide: «Vieni da me, che io dia la tua carne agli uccelli del cielo e alle bestie dei campi». » Davide rispose al filisteo: «Tu vieni verso di me con la spada, la lancia e il giavellotto; io invece vengo verso di te nel nome di Yahweh degli eserciti, del Dio delle schiere d’Israele, che tu hai insultato. Oggi il Signore ti consegnerà nelle mie mani; io ti colpirò e ti taglierò la testa; oggi darò i cadaveri dell’esercito dei Filistei agli uccelli del cielo e alle bestie della terra; e tutta la terra saprà che Israele ha un Dio; e tutta questa moltitudine saprà che non è né con la spada né con la lancia che Yahweh salva, poiché a Yahweh appartiene la guerra, ed egli vi ha consegnati nelle nostre mani».

Il filisteo, alzandosi, si mise in marcia e avanzò verso Davide; Davide si affrettò a correre verso la testa dello schieramento, per andare incontro al filisteo. Davide mise la mano nella sua fionda, ne estrasse una pietra e la scagliò con la fionda; colpì il filisteo alla fronte; la pietra gli si conficcò nella fronte ed egli cadde con il volto a terra. Così Davide, con una fionda e una pietra, ebbe la meglio sul filisteo e lo uccise. E Davide non aveva alcuna spada in mano. Davide corse, si fermò vicino al filisteo e, afferrata la sua spada che estrasse dal fodero, lo uccise e gli tagliò la testa con essa. Vedendo il loro eroe morto, i filistei fuggirono. E gli uomini d’Israele e di Giuda si alzarono, lanciando grida di guerra, e inseguirono i Filistei fino all’ingresso di Gath e fino alle porte di Accaron. I cadaveri dei Filistei giacevano sparsi lungo la strada da Saraim fino a Gath e ad Accaron. Al ritorno dall’inseguimento dei Filistei, i figli d’Israele saccheggiarono il loro accampamento. Davide prese la testa del filisteo e la fece portare a Gerusalemme, e mise nella sua tenda le armi del filisteo.

Primo libro di Samuele 27, 1-4 (Gat, Geth | Davide, Achish, Saul)

1 Samuele 27,1-4: Davide disse tra sé: «Un giorno perirò per mano di Saul; non c’è nulla di meglio per me che rifugiarmi al più presto nel paese dei Filistei, affinché Saul smetta di cercarmi in tutto il territorio d’Israele; così sfuggirò alla sua mano. » E Davide si alzò, insieme ai seicento uomini che erano con lui, e andarono da Achis, figlio di Maoch, re di Gath. Davide rimase presso Achis, a Gath, insieme ai suoi uomini, ciascuno con la propria famiglia, e Davide con le sue due mogli, Achinoam di Jezreel e Abigail del Carmelo, moglie di Nabal. Fu riferito a Saul che Davide era fuggito a Gat, ed egli non riprese più a inseguirlo.

Libro dei Giudici 13, 2 (Corea)

Gdc 13,2: C’era un uomo di Saraa, della tribù di Dan, di nome Manoah; sua moglie era sterile e non aveva mai partorito.

Libro dei Giudici 14, 1-20 (Sansone - Timna)

Gdc 14,1-20: Sansone scese a Timna e lì vide una donna tra le figlie dei Filistei. Quando tornò, lo riferì a suo padre e a sua madre, dicendo: «Ho visto a Timna una donna tra le figlie dei Filistei; prendetela ora come mia moglie». Suo padre e sua madre gli dissero: «Non c’è forse nessuna donna tra le figlie dei tuoi fratelli e in tutto il nostro popolo, che tu debba andare a prendere una moglie tra i Filistei, che sono incirconcisi?» E Sansone disse a suo padre: «Prendila per me, perché mi piace». » Suo padre e sua madre non sapevano che ciò veniva da Yahweh; poiché egli cercava un pretesto per una contesa con i Filistei. — In quel tempo i Filistei dominavano su Israele. Sansone scese con suo padre e sua madre a Tamna. Quando giunsero ai vigneti di Tamna, ecco che un giovane leone ruggente gli venne incontro. Lo Spirito di Yahweh si impadronì di Sansone; e, senza avere nulla in mano, Sansone squartò il leone come si squarta un capretto. E non raccontò a suo padre e a sua madre ciò che aveva fatto.

Scese e parlò alla donna, e lei gli piacque. Qualche tempo dopo, essendo tornato a Thamna per prenderla, fece una deviazione per vedere il cadavere del leone, ed ecco che c’era uno sciame di api e del miele nel corpo del leone. Ne prese un po’ con le mani e lo mangiò lungo la strada; e quando giunse presso suo padre e sua madre, ne diede loro un po’ e loro lo mangiarono; ma non disse loro che aveva preso il miele dal corpo del leone. Il padre di Sansone scese a casa della donna; e lì Sansone organizzò un banchetto, come era consuetudine tra i giovani. Non appena lo videro, invitarono trenta compagni a stare con lui.

Sansone disse loro: «Vi proporrò un indovinello. Se me lo spiegherete durante i sette giorni del banchetto e se lo indovinerete, vi darò trenta tuniche e trenta cambi di vestiti; ma se non riuscirete a spiegarmelo, sarete voi a darmi trenta tuniche e trenta cambi di vestiti. » Gli dissero: «Proponi il tuo indovinello, affinché lo ascoltiamo». Egli disse loro: «Da chi mangia è uscito ciò che si mangia, dal forte è uscito il dolce». Per tre giorni non riuscirono a spiegare l’indovinello. Il settimo giorno dissero alla moglie di Sansone: «Convinci tuo marito a spiegarci l’enigma; altrimenti bruceremo te e la casa di tuo padre. Ci avete invitato per derubarci, senza dubbio? » La moglie di Sansone piangeva accanto a lui e diceva: «Hai solo odio per me e non mi ami. Hai proposto un indovinello ai figli del mio popolo, e non me l’hai spiegato!» Egli le rispose: «Non l’ho spiegato né a mio padre né a mia madre, e dovrei spiegarlo proprio a te!» Lei pianse così davanti a lui per tutti i sette giorni che durò il banchetto; il settimo giorno, mentre lei lo tormentava, egli le spiegò l’enigma, e lei lo spiegò ai figli del suo popolo. Gli abitanti della città dissero a Sansone, il settimo giorno, prima del tramonto: «Che cosa c’è di più dolce del miele e che cosa c’è di più forte del leone?» E lui rispose loro: «Se non aveste arato con la mia giovenca, non avreste indovinato il mio indovinello». Lo Spirito di Yahweh lo investì, ed egli scese ad Ascalona. Lì uccise trenta uomini e, dopo aver preso le loro spoglie, diede gli abiti di ricambio a coloro che avevano risolto l’enigma. Poi, infuriato, salì a casa di suo padre. La moglie di Sansone fu data in sposa a uno dei suoi compagni, che egli si era scelto come amico.