EMR 196.5
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Traduzione in corso
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EMR 196.5
Traduzione in corso
EMR 196.5 · Volume 3
È infatti difficile risalire alle sorgenti. L’uomo è ormai confitto da secoli e millenni nel fango, e quelle sorgenti sono talmente sulle cime! La prima, poi, è una sorgente che viene da un abisso di altezza: Dio… Ma Io vi prendo per mano e vi conduco alle sorgenti. So dove sono…
Gesù disse:
EMR 196.7 · Volume 3
[Maria] È il Fiore del Cielo e del creato, è la Perla del Paradiso, è la Pace di Dio… Sì, la Pace. Io sono il Pacifico perché sono Figlio del Padre e figlio di Maria: la Pace infinita e la Pace soave.
EMR 196.7 · Volume 3
Era molto difficile vedere Maria perché Ella viveva molto in casa, amando una grotticella, che Lei chiama tuttora “dei suoi sponsali”, più di ogni luogo. Quando perciò era vista, bionda, rosea e gentile, era accasciata dalle carezze. La chiamavano “il fiore di Nazaret”, oppure “la perla di Galilea”, o anche “la pace di Dio” a ricordo di un arcobaleno enorme venuto improvviso al suo primo vagito. Era ed è infatti tutto questo e più ancora. È il Fiore del Cielo e del creato, è la Perla del Paradiso, è la Pace di Dio… Sì, la Pace. Io sono il Pacifico perché sono Figlio del Padre e figlio di Maria: la Pace infinita e la Pace soave.
Durante l'infanzia della Vergine Maria, a Nazareth.
EMR 196.8 · Volume 3
«Gioacchino ed Anna sapevano che Ella era la Vergine prescelta?», chiede Giuda Iscariota.
«Non lo sapevano».
«E allora come poté dire Gioacchino che Dio l’aveva salvata in anticipo? Ciò non allude al suo privilegio sulla colpa?».
«Vi allude. Ma Gioacchino parlava per bocca di Dio, come tutti i profeti. Lui pure non comprese la sublime verità soprannaturale che lo Spirito metteva sulle sue labbra. Perché era un giusto, Gioacchino. Tanto da meritare quella paternità. Ed era un umile. Non vi è infatti giustizia dove è superbia. Lui era giusto ed umile. Consolò la Figlia per amor di padre. L’istruì per sapienza di sacerdote, ché tale era essendo tutore dell’Arca di Dio. La consacrò come pontefice del titolo più dolce: “La Senza Macchia”. Un giorno verrà che un altro canuto pontefice dirà al mondo: “Ella è la Concepita senza Macchia”, e darà al mondo dei credenti questa verità, come articolo di fede non impugnabile, perché nel mondo d’allora, sempre più sprofondantesi in un grigiore nebbioso di eresie e di vizi, splenda, pienamente discoperta, la Tutta Bella di Dio, incoronata di stelle, vestita di raggi di luna meno puri di Lei e, sugli astri appoggiata, la Regina del Creato e dell’Increato. Perché Dio-Re ha per Regina, nel suo Regno, Maria».
«Allora Gioacchino era profeta?».
«Era un giusto. La sua anima disse come un’eco ciò che Dio diceva alla sua anima amata da Dio».
Il dogma dell'Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX l'8 dicembre 1854 nella bolla Ineffabilis Deus. Il dogma dell'Immacolata Concezione è stato oggetto di controversia per secoli ed è stato uno dei motivi della feroce opposizione della teologia consolidata a Maria de Ágreda, che ha espresso questa rivelazione nelle sue visioni.
(...) La Tutta Bella di Dio, coronata di stelle, vestita con i raggi della luna meno pura di lei e sostenuta dalle stelle, la Regina del creato e dell'increato; perché nel suo Regno, Dio Re ha Maria come Regina. Cfr. Apocalisse 12, 1-2.
Libro dell'Apocalisse 12, 1-2
Ap 12, 1-2: "Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e i dolori del parto".
EMR 197 · Volume 3
Pietro è proprio solenne mentre entra in veste di padre nel recinto del Tempio, tenendo per mano Jabé. Sembra persino più alto tanto procede impettito.
Dietro, in gruppo, tutti gli altri. Gesù è l’ultimo, occupato in una conversazione serrata con Giovanni di Endor, che pare vergognarsi di entrare nel Tempio.
Pietro chiede al suo protetto: «Ci sei mai stato?», avendo per risposta la frase: «Quando sono nato, padre. Ma non me ne ricordo», cosa che fa ridere di gusto Pietro, che la ripete ai compagni, che ridono loro pure dicendo bonari e arguti: «Forse dormivi e perciò…», oppure: «Siamo tutti come te. Non ci ricordiamo di quando siamo venuti qui di nascita».
I Dodici sono presenti in questo capitolo, anche se non sono tutti nominati.
EMR 197.2 · Volume 3
«Mi sento straniero nella Casa del Padre… Io l’ho abbandonato per troppo tempo…».
«Tu vi torni preso per mano da Me che sono il Figlio del Padre. Se Io ti conduco davanti all’altare è perché so che tutto è perdonato».
Giovanni di Endor ha un aspro singhiozzo e dice: «Grazie, mio Dio».
«Sì, ringrazia l’Altissimo. (...) Sei mio, sei di Dio, discepolo, e perciò futuro sacerdote del tuo Signore nella nuova èra e religione che avrà nome da Me.»
EMR 197.3-4 · Volume 3
Pietro intanto si industria di spiegare al bambino le cose più degne di rilievo nel Tempio, ma chiama in suo soccorso gli altri più colti, e specie Bartolomeo e Simone, perché si trova a suo agio con questi anziani in questa sua veste di padre.
Sono presso il gazofilacio per fare le loro offerte quando li chiama Giuseppe d’Arimatea.
«Qui siete? Da quando?», dice dopo i saluti reciproci.
«Da ieri sera».
«Il Maestro?».
«È là, con un discepolo novello. Ora verrà».
Giuseppe guarda il bambino e chiede a Pietro: «Un tuo nipotino?».
«No… sì… Insomma, nulla come sangue, molto come fede, tutto come amore».
«Non ti capisco…».
«Un orfanello… perciò nulla come sangue. Un discepolo… perciò molto come fede. Un figlio… perciò tutto come amore. Il Maestro lo ha raccolto… e io me lo carezzo. Deve divenire maggiorenne in questi giorni…».
«Già dodici anni? Così piccino?».
«Eh!… ma te lo dirà il Maestro… Giuseppe, tu sei buono… uno dei pochi che buoni siano qui dentro… Dimmi, mi aiuteresti in questa faccenda? Sai… io lo presento come fosse mio figlio. Ma sono galileo e ho una brutta lebbra addosso…».
«Lebbra?!», esclama e interroga spaurito Giuseppe, scostandosi.
«Non avere paura!… Ho la lebbra di essere di Gesù! La più odiosa per quelli del Tempio, salvo poche eccezioni».
«Noooh! Non lo dire!».
«È verità e va detta… Perciò temo che saranno crudeli con il piccolo per via di me e di Gesù. Poi non so come sappia la Legge, l’Halascia, l’Haggadha e i Midrasciot. Gesù dice che sa assai…».
«Eh! ma se lo dice Gesù! Non avere paura!».
«Pur di darmi un dispiacere quelli…».
«Ci vuoi molto bene a questo piccolo! Lo tieni sempre con te?».
«Non posso!… Io cammino sempre… Il bambino è piccolo e gracile…».
«Ma io ci verrei volentieri con te…», dice Jabé che si è rassicurato per le carezze di Giuseppe.
Pietro sfavilla di gioia… Ma dice: «Il Maestro dice che non si deve e non lo faremo… Ma ci vedremo lo stesso… Giuseppe… mi aiuti?».
«Ma sì! Verrò io con te. Davanti a me non faranno ingiustizie. Quando?
197.4
Oh! Maestro! Dàmmi la tua benedizione!».
«La pace a te, Giuseppe. Ho piacere di vederti e in buona salute».
«Io pure, Maestro, e anche gli amici ti vedranno con gioia.
Sei al Getsemani?».
«Ero. Dopo la preghiera vado a Betania».
«Da Lazzaro?».
«No, da Simone. Ho anche la Madre mia e la madre dei miei fratelli e quella di Giovanni e Giacomo. Verrai a trovarmi?».
«Lo chiedi? Grande gioia e grande onore. Te ne ringrazio.
Verrò con diversi amici…».
«Va’ piano, Giuseppe, con gli amici!…», consiglia Simone Zelote.
«Oh! li conoscete già. Prudenza dice: “L’aria non oda”. Ma quando li vedrete capirete che sono amici».
«Allora…».
«Maestro, Simone di Giona mi diceva della cerimonia del piccolo. Sei venuto mentre chiedevo quando intendete farla. Ci voglio essere io pure».
«Il mercoledì avanti Pasqua. Voglio che faccia la sua Pasqua da figlio della Legge».
«Molto bene. È inteso. Verrò a prendervi a Betania. Ma lunedì verrò con gli amici».
«È detto».
«Maestro, ti lascio. La pace sia con Te. È l’ora dell’incenso».
«Addio, Giuseppe. La pace sia con te.»
Non so come faccia a conoscere la Legge, la Halakhah, la Haggadah e i Midrashim. Gesù dice che ne sa abbastanza... Per salvaguardare la Legge, base religiosa e legale della comunità ebraica, i rabbini, dopo l'esilio, la circondarono con un'esegesi chiamata Midrash (Interpretazione). I midrashim sono commenti a passi delle Scritture. Tra i famosi autori di queste tradizioni midrashiche vi sono Hillel, Schammei e Gamaliel.
Ilmidrash si riferisce anche al ramo della conoscenza rabbinica che si occupa delle regole della legge tradizionale (scritta), in contrapposizione alla Mishnah (tradizione orale). Questa interpretazione della Legge mosaica ha dato origine a nuove prescrizioni, regole di comportamento da seguire nel culto e nella legge (le Halâkoth). L'interpretazione delle parti storiche del Pentateuco ha dato origine a storie e leggende(la Haggadah). Tuttavia, per motivi legati alla Legge mosaica, questi midrashim dovevano essere trasmessi solo oralmente di generazione in generazione, anche se alla fine la loro autorità era quasi pari a quella della Legge.
Tempo di incenso. L'incenso veniva bruciato nel Tempio al mattino e alla sera, come prescritto in Esodo 30, 7-8.
Libro dell'Esodo 30, 7-8
Es 30, 7-8 : Quando Aronne verrà ad accendere le lampade ogni mattina, vi brucerà sopra l'incenso. E quando verrà ad accendere le lampade al tramonto, vi brucerà di nuovo l'incenso. Di generazione in generazione, l'incenso salirà in perpetuo davanti al Signore.
EMR 197.5 · Volume 3
Beati quelli che, avendo vissuto con la benedizione del Signore, si addormentano non nelle tenebre ma in una fulgida aurora.
EMR 198
Oltre a Giovanni, Giuda e Pietro, gli altri apostoli non sono nominati da Maria. Tuttavia, sono presenti.