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Note del tema

Antico Testamento

Pagina 18 di 63

Comfort di lettura

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EMR 68.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Il tuo Nome».

«Gesù di Giuseppe di Giacobbe, della stirpe di Davide, e di Maria di Gioacchino della stirpe di Davide e di Anna d’Aronne, Maria, la Vergine sposata nel Tempio, perché orfana, dal Sommo Sacerdote, secondo la legge d’Israele».

EMR 68.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ecco, o Israele. Finito è l’inverno, tempo di attesa. Ora è la gioia della promessa che si compie. Il Pane e il Vino stanno per esser pronti alla tua fame. Il Sole è fra te. Tutto, a questo Sole, prende più ampio e dolce respiro. Anche il precetto della nostra Legge, il primo, il più santo dei precetti santi: “Ama il tuo Dio e ama il tuo prossimo”.

Nella relativa luce che fin qui ti fu concessa, ti fu detto — non avresti potuto fare di più, perché su te ancora pesava il corruccio di Dio per la colpa di disamore di Adamo — ti fu detto: “Ama coloro che ti amano e odia il tuo nemico”. E nemico ti era non solo chi varcava i tuoi patrii confini, ma anche chi ti aveva mancato, privatamente, o che ti pareva avesse mancato. Onde l’odio covava in tutti i cuori, poiché quale è mai quell’uomo che, volutamente o senza volere, non fa offesa al fratello? E quale quello che giunge a vecchiezza senza essere offeso?

Io vi dico: amate anche chi vi offende. Fatelo pensando che Adamo, e ogni uomo per lui, è prevaricatore verso Dio, né vi è alcuno che possa dire: “Io non ho offeso Dio”. Eppure Dio perdona, non una ma dieci e dieci volte perdona, ma mille e diecimila volte perdona, e ne è prova il sussistere dell’uomo sulla terra. Perdonate dunque come Dio perdona. E se non lo potete fare per amore verso il fratello che vi ha nuociuto, fatelo per amore di Dio che vi dà pane e vita, che vi tutela nei bisogni della Terra ed ha predisposto ogni evento per procurarvi l’eterna pace sul suo seno. Questa è la Legge nuova, la Legge della primavera di Dio, del tempo fiorito della Grazia venuta fra gli uomini, del tempo che vi darà il Frutto senza pari che vi aprirà le porte del Cielo.

EMR 69.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ricordi Salomone, Giuda? Era sapiente, il più sapiente di quei tempi. Ricordi che disse, dopo aver conosciuto tutto il sapere? “Vanità delle vanità, tutto è vanità. Temere Dio e osservare i suoi comandamenti, questo è tutto l’uomo”. Or Io ti dico che occorre saper prendere dai cibi nutrimento, ma non veleno. E se un cibo lo si comprende a noi nocivo, perché vi sono in noi reazioni per cui quel cibo è nefasto, essendo più forte dei nostri umori buoni che lo potrebbero neutralizzare, occorre non prendere più di quel cibo, anche se è appetitoso al gusto. Meglio semplice pane e acqua di fonte ai piatti complicati della mensa del re, in cui sono droghe che turbano e avvelenano.

EMR 69.1-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Giuda, Io desidero di rimanere solo nelle ore notturne. Nella notte il mio spirito trae il suo nutrimento dal Padre. Orazione, meditazione e solitudine mi sono più necessarie del nutrimento materiale. Colui che vuole vivere per lo spirito e portare altri a vivere la stessa vita, deve posporre la carne, direi quasi ucciderla nelle sue prepotenze, per dare tutte le sue cure allo spirito. Tutti, sai, Giuda. Anche tu, se vuoi veramente essere di Dio, ossia del soprannaturale».

«Ma noi siamo ancora della Terra, Maestro. Come possiamo trascurare la carne dando tutte le cure allo spirito? Non è, ciò che dici, in antitesi con il comando di Dio: “Non ucciderai”? In questo non è anche compreso il non uccidersi? Se la vita è dono di Dio, dobbiamo amarla o meno?».

«Risponderò a te come non risponderei ad un semplice, al quale basta fare alzare lo sguardo dell’anima, o della mente, a sfere soprannaturali, per portarselo seco noi in volo nei regni dello spirito. Tu non sei un semplice. Ti sei formato in ambienti che ti hanno affinato… ma che anche ti hanno inquinato con le loro sottigliezze e colle loro dottrine. (...) 69.2 Ma lascia che Io ti risponda a quanto chiedevi, acciò tu non dica che sei rimasto in errore per mia colpa.

Ma lascia che Io ti risponda a quanto chiedevi, acciò tu non dica che sei rimasto in errore per mia colpa. È vero che l’uccidersi è uguale all’uccidere. Sia la propria o l’altrui, la vita è dono di Dio, e solo a Dio che l’ha data è deferito il potere di toglierla. Chi si uccide confessa la sua superbia, e la superbia è odiata da Dio».

«La superbia confessa? Io direi la disperazione».

«E che è la disperazione se non superbia? Considera, Giuda. Perché uno dispera? O perché le sventure si accaniscono su di lui, e lui vuole da sé vincerle e non riesce a tanto. Oppure perché è colpevole e si giudica non perdonabile da Dio. Nel primo e nel secondo caso non è forse la superbia che è regina? Quell’uomo che vuole fare da sé non ha più l’umiltà di tendere la mano al Padre e dirgli: “Io non posso, ma Tu puoi. Aiutami, ché da Te io tutto spero e attendo”. Quell’altro uomo che dice: “Dio non mi può perdonare”, lo dice perché, misurando Dio su se stesso, sa che uno, offeso come egli ha offeso, non potrebbe perdonarlo. Ossia è superbia anche qui. L’umile compatisce e perdona, anche se soffre dell’offesa ricevuta. Il superbo non perdona. È superbo anche perché non sa chinare la fronte e dire: “Padre, ho peccato, perdona al tuo povero figlio colpevole”. Ma non sai, Giuda, che tutto sarà perdonato dal Padre, se sarà chiesto perdono[3] con cuore sincero e contrito, umile e volonteroso di risurrezione nel bene?».

«Ma certi delitti non vanno perdonati. Non possono essere perdonati».

«Tu lo dici. E vero sarà perché così l’uomo vorrà. Ma in verità, oh! in verità ti dico che anche dopo il delitto dei delitti, se il colpevole corresse ai piedi del Padre — si chiama Padre per questo, o Giuda, ed è Padre di perfezione infinita — e piangendo lo supplicasse di perdonarlo, offrendosi all’espiazione, ma senza disperazione, il Padre gli darebbe modo di espiare per meritarsi il perdono e salvarsi lo spirito».

69.3 «Allora Tu dici che gli uomini che la Scrittura cita[4], e che si uccisero, fecero male».

«Non è lecito fare violenza ad alcuno, e neppure a se stesso. Fecero male. Nella loro relativa conoscenza del bene avranno, in certi casi, avuto ancor misericordia da Dio. Ma da quando il Verbo avrà chiarito ogni verità e dato forza agli spiriti col suo Spirito, da allora non sarà più perdonato a chi muore in disperazione. Né nell’attimo del particolare giudizio, né, dopo secoli di Geenna, nel Giudizio finale, né mai. Durezza di Dio questa? No: giustizia. Dio dirà: “Tu hai giudicato, tu, creatura dotata di ragione e di soprannaturale scienza, creata libera, da Me, di seguire il sentiero da te scelto, e hai detto: ‘Dio non mi perdona. Sono separato per sempre da Lui. Giudico che devo di mio applicarmi giustizia per il mio delitto. Esco dalla vita per fuggire dai rimorsi’, senza pensare che i rimorsi non ti avrebbero più raggiunto se tu fossi venuto sul mio paterno seno. E, come hai giudicato, abbiti. Io non violento la libertà che ti ho data”. Questo dirà l’Eterno al suicida. Pensalo, Giuda. La vita è un dono e va amata. Ma che dono è? Dono santo. E allora la si ami santamente. La vita dura finché la carne regge. Poi comincia la grande Vita, l’eterna Vita. Di beatitudine per i giusti, di maledizione per i non giusti. La vita è scopo o è mezzo? È mezzo. Serve per il fine che è l’eternità. E allora diamo alla vita quel tanto che le serva per durare e servire lo spirito nella sua conquista. Continenza della carne in tutti i suoi appetiti, in tutti. Continenza della mente in tutti i suoi desideri, in tutti. Continenza del cuore in tutte le passioni che sanno di umano. Illimitato, invece, sia lo slancio verso le passioni che sono del Cielo: amore di Dio e di prossimo, volontà di servire Dio e prossimo, ubbidienza alla Parola divina, eroismo nel bene e nella virtù.

69.4 Io ti ho risposto, Giuda. Ne sei persuaso? Ti basta la spiegazione? Sii sempre sincero e chiedi, se non sai ancora abbastanza: sono qui per esser Maestro».

«Ho compreso e mi basta. Ma… è molto difficile fare ciò che ho compreso. Tu lo puoi perché sei santo. Ma io… Sono un uomo, giovane, pieno di vitalità…».

«Sono venuto per gli uomini, Giuda. Non per gli angeli.»

Dettaglio

Gesù è con Giuda e gli dice:

Parole chiave

EMR 70.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ti chiedo di evangelizzarlo con la tua fede e la tua carità, con la tua purezza, (...). È una terra inquinata da acque morte. Va prosciugata col sole dell’amore, purificata con l’onestà di pensieri, desideri e opere, coltivata con la fede. Puoi farlo.

Dettaglio

Gesù parla a Giovanni di Giuda. Le sue parole possono potenzialmente applicarsi a tutti gli evangelizzatori e a tutti i cristiani.

EMR 70.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Voglio vi amiate senza preferenze, aiutandovi scambievolmente, compatendovi l’un l’altro. Nessuno è perfetto, Giovanni. Non i giovani e non i vecchi. Ma, se avrete buona volontà, giungerete alla perfezione e quanto mancherà in voi lo metterò Io. Voi siete come i figli di una santa famiglia. Fra essa vi sono molti caratteri dissimili. Chi è forte, chi è dolce, chi è coraggioso, chi è timido, chi impulsivo e chi molto cauto. Se tutti foste uguali, sareste una forza in un carattere e delle deficienze in tutti gli altri. Mentre così formate un’unione perfetta, perché si completa a vicenda. L’amore vi unisce, vi deve unire, l’amore per la causa di Dio».

«E per Te, Gesù».

«Prima la causa di Dio e poi l’amore per il suo Cristo».

EMR 72.5-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Vedi, Giuda. Io vengo da una casta che è perseguitata per… per avere male capito cosa e come deve essere il Messia. Sì. Se noi lo avessimo atteso con giusta visione del suo essere, non avremmo potuto cadere in errori che sono bestemmia alla Verità e ribellione alla legge di Roma, per cui e da Dio e da Roma fummo puniti. Abbiamo voluto nel Cristo vedere un conquistatore e un liberatore d’Israele, un Maccabeo novello[2], e più grande del grande Giuda… Questo solo. E perché? Perché, più degli interessi di Dio, abbiamo curato gli interessi nostri: della patria e dei cittadini. Oh! santo anche l’interesse della patria. Ma che è davanti al Cielo eterno? Quanto — nelle lunghe ore di persecuzione prima e di segregazione poi, quando fuggiasco mi nascondevo nelle tane delle bestie selvatiche, condividendo con esse letto e cibo, per sfuggire alla forza romana e soprattutto alle delazioni dei falsi amici; oppure quando, attendendo la morte, già gustavo l’odore del sepolcro nella mia spelonca di lebbroso — ho pensato e ho visto: ho visto la figura vera del Messia… la tua, Maestro umile e buono, la tua, Maestro e Re dello spirito, la tua, o Cristo, Figlio del Padre che al Padre conduci, e non alle regge di polvere, non alle deità di fango. Tu… oh! mi è facile seguirti… Perché, perdona il mio ardire che si proclama giusto, perché ti vedo come ti ho pensato, ti riconosco, subito ti ho riconosciuto. Sì, non è stato un conoscimento di Te, ma un riconoscere Uno che già l’anima aveva conosciuto…».

«Per questo ti ho chiamato… e per questo ti porto con Me, ora, in questo mio primo viaggio in Giudea. 72.6 Voglio che tu completi il riconoscimento… e voglio che anche questi, che l’età fa meno capaci di giungere al vero per meditazione severa, sappiano come il loro Maestro è giunto a quest’ora… Capirete poi.»

Dettaglio

Simone lo Zelota parla a Giuda.

Annotazione

Primo libro dei Maccabei, 3, 1-26 :

1 M 3, 1-26 : Dopo la morte di Mattia, al suo posto sorse il figlio Giuda, chiamato Maccabeo. Tutti i suoi fratelli e tutti i seguaci del padre vennero in suo aiuto e combatterono volentieri per Israele.

Giuda accrebbe la gloriosa reputazione del suo popolo. Vestito della sua armatura come un eroe e armato delle sue armi da guerra, combatteva le battaglie, proteggendo l'accampamento con la sua spada. Come un leone in azione, come un cucciolo che ruggisce verso la preda, dava la caccia agli uomini infedeli alla Legge, inseguendoli e consegnando al fuoco coloro che turbavano il suo popolo.

Grazie al timore che incuteva, gli uomini infedeli alla Legge venivano abbattuti e tutti i malfattori erano presi dal panico. Attraverso la sua mano arrivò la salvezza. Egli rese amara la vita di molti re e Giacobbe si rallegrò delle sue azioni. La sua memoria è benedetta per sempre.

Attraversò le città di Giuda e spazzò via gli empi. Allontanò l'ira che gravava su Israele. Il suo nome fu udito fino alle estremità della terra ed egli radunò coloro che stavano per morire.

Allora Apollonio radunò i pagani e un grande esercito dalla Samaria per combattere Israele. Giuda ne fu informato. Gli andò incontro, lo picchiò e lo uccise. Le vittime furono molte e i sopravvissuti fuggirono. Il bottino fu raccolto e Giuda prese la spada di Apollonio per usarla ogni giorno in battaglia.

Seronio, comandante dell'esercito siriano, venne a sapere che Giuda aveva riunito intorno a sé un gruppo, un'assemblea di fedeli, per marciare in battaglia. Disse a se stesso: "Mi farò un nome e porterò gloria a me stesso nel regno. Combatterò Giuda e i suoi compagni, che disprezzano gli ordini del re". Così partì a sua volta, accompagnato da un folto gruppo di empi, per vendicarsi dei figli di Israele.

Mentre si avvicinava alla salita di Bethoron, Giuda gli uscì incontro con un manipolo di uomini. Quando i suoi uomini videro il drappello che veniva verso di loro, dissero a Giuda: "Come possono pochi di noi combattere contro una folla così grande e forte? Per di più, siamo esausti, perché oggi non abbiamo mangiato nulla!". Giuda rispose: "È facile che i molti cadano nelle mani dei pochi. Al cielo non importa se la salvezza si ottiene con molti uomini o con pochi. La vittoria in battaglia non dipende dalla grandezza dell'esercito: la forza viene dal Cielo.

Vengono da noi pieni di orgoglio e di disprezzo per la Legge, per distruggere noi, le nostre mogli e i nostri figli, e spogliarci dei nostri beni. Noi stiamo combattendo per le nostre vite e per le nostre leggi. Il Cielo stesso li schiaccerà davanti a noi. Non temeteli, dunque!

Con queste parole, si precipitò su di loro inaspettatamente. Serona e la sua truppa furono schiacciati davanti a lui. Furono inseguiti per tutta la discesa da Bethorone alla pianura. Circa ottocento uomini caddero; gli altri fuggirono nel paese dei Filistei. Giuda e i suoi fratelli cominciarono a incutere timore e il panico si impadronì delle nazioni pagane intorno a loro. Il nome di Giuda giunse alle orecchie del re e tutti i pagani commentarono le sue azioni di guerra.

EMR 73.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

« (...) Non potrebbe esser vero che i pastori e i maghi avessero detto il vero, loro rivelato da Dio? Perché voler credere che fossero mentitori?».

«Perché gli anni della profezia non erano compiuti. Dopo ci pensammo… dopo che il sangue, che fece rosse le vasche e i rii, ci aperse gli occhi del pensiero».

«E non avrebbe potuto l’Altissimo, per eccesso d’amore verso il suo popolo, anticipare la venuta del Salvatore? Su che basarono i maghi la loro asserzione? Mi hai detto che venivano da Oriente…».

«Dai loro calcoli su una nuova stella».

«E non è detto[3]: “Una stella nascerà da Giacobbe e una verga si alzerà da Israele”? E Giacobbe non è il grande patriarca e non ebbe sosta in questa terra di Betlem a lui cara come pupilla del suo occhio, perché ivi morì la sua diletta Rachele? E ancor non è detto da bocca profetica: “Un germoglio spunterà dalla radice di Jesse e un fiore verrà da questa radice”? Isai, padre di Davide, qui nacque. Il germoglio sulla stirpe, segata alla radice da usurpazione di tiranni, non è la “Vergine” che partorirà il Figliolo, non avuto da uomo, ché allora non più vergine sarebbe, ma da volere divino, onde Egli sarà “l’Emmanuele” perché Figlio di Dio, sarà Dio e porterà perciò Dio fra il popolo di Dio come il suo nome dice? E non sarà annunciato, dice la profezia, ai popoli delle tenebre, ossia ai pagani “da una gran luce”? E la stella vista dai maghi non potrebbe esser la stella di Giacobbe, la grande luce delle due profezie di Balaam e di Isaia? E lo stesso eccidio compiuto da Erode non rientra nelle profezie? “Un grido s’è sentito nell’alto… È Rachele che piange i suoi figli”. Era segnato che lacrime gemessero le ossa di Rachele nel suo sepolcro di Efrata quando, per il Salvatore, sarebbe venuta la ricompensa al popolo santo. Lacrime per poi mutarsi in celeste riso, come l’arcobaleno che è fatto delle ultime gocce del temporale, ma dice: “Ecco, il sereno è concesso”».

«Sei molto dotto. Sei rabbi?».

«Lo sono».

«E io lo sento. Vi è luce e vero nelle tue parole. Ma però… oh! troppe ferite sanguinano ancora in questa terra di Betlem per il vero o falso Messia… Non consiglierei lo Stesso a venire mai qui. La terra lo respingerebbe come si respinge un figliastro per causa del quale morirono i figli veri. Ma già… se era Lui… è morto con gli altri sgozzati».

Annotazione

Libro della Genesi 35, 15-20

Gen 35, 15-20

Giacobbe chiamò il luogo in cui Dio aveva parlato con lui "Bethel". Si accamparono e lasciarono Bethel. Avevano ancora un po' di strada da fare per raggiungere Efrata, quando Rachele partorì. Il travaglio fu doloroso. Durante questo parto difficile, la levatrice le disse: "Non aver paura! Hai ancora un figlio! Con l'ultimo respiro, mentre stava morendo, Rachele lo chiamò Ben-Oni (cioè figlio del lutto), ma suo padre lo chiamò Beniamino (cioè figlio del giusto). Rachele morì e fu sepolta sulla strada per Efrata, cioè Betlemme. Giacobbe eresse una stele sulla sua tomba. Questa è ancora oggi la stele sulla tomba di Rachele.

Libro dei Numeri 24, 15-17

Num 24, 15-17: Balaam pronuncia di nuovo queste parole enigmatiche: "L'oracolo di Balaam, figlio di Beor, l'oracolo dell'uomo dagli occhi penetranti, l'oracolo di colui che ascolta le parole di Dio, che possiede la conoscenza dell'Altissimo. Egli vede ciò che il Potente gli fa vedere, cade in estasi e i suoi occhi si aprono. Vedo questo eroe - ma non ora - lo vedo - ma non da vicino: Una stella sorge da Giacobbe, uno scettro sorge da Israele. Spezzerà i fianchi di Moab, decimerà tutti i figli di Seth.

Primo libro di Samuele 17, 12

1 Samuele 17,12: Davide era figlio di quell'Efrate di Betlemme, in Giuda, che si chiamava Iesse e aveva otto figli. Ai tempi di Saul, quest'uomo era molto anziano.

Libro di Isaia

Is 7, 14: Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, una vergine è incinta, partorirà un figlio e lo chiamerà Immanuel (cioè Dio con noi).

Is 9, 1 : Una grande luce è spuntata sul popolo che camminava nelle tenebre e una luce ha illuminato gli abitanti del paese delle tenebre.

Is 11, 1 : Un ramo spunterà dal ceppo di Iesse, padre di Davide, un germoglio spunterà dalle sue radici.

Libro di Geremia 31, 15 :

Ger 31, 15: Così dice il Signore: C'è un grido a Rama, un lamento e un pianto amaro. Rachele piange i suoi figli; rifiuta di essere consolata, perché i suoi figli non ci sono più.

EMR 74.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

74.2 Andiamo».

«Dove, Maestro?».

«A Betlemme».

«Ancora? Mi pare che non ci sia buon’aria per noi…».

«Non importa. Andiamo. Voglio farvi vedere dove scesero i Magi e dove ero Io».

«Allora, senti. Scusa, sai, Maestro? Ma lascia che parli. Facciamo una cosa. A Betlem, e nell’albergo, lascia che sia io quello che discorre e chiede. Per voi galilei non c’è molto amore in Giudea, e qui meno che altrove. Anzi facciamo così: Tu e Giovanni apparite galilei anche alla veste. Troppo semplice. E poi… quei capelli! Perché vi ostinate a tenerli così lunghi? Io e Simone vi diamo il mantello e prendiamo il vostro. Tu, Simone, a Giovanni; io al Maestro. Ecco… così. Vedi? Sembrate subito un poco più giudei. Ora questo». E si leva il copricapo — un telo a righe gialle, marroni, rosse, verdi, come il mantello, tutte alternate, tenuto a posto da un cordone giallo — e lo mette sul capo di Gesù e lo accomoda lungo le guance per celare i lunghi capelli biondi. Giovanni prende quello verde scurissimo di Simone. «Oh! ora va meglio! Io ho il senso pratico».

«Sì, Giuda. Tu hai il senso pratico. È vero. Guarda però che non superi l’altro senso».

«Quale, Maestro?».

«Il senso spirituale».

«Noooh! Ma in certi casi è bene saper esser politici più di ambasciatori. E senti… sii buono ancora… è per tuo bene… Non mi smentire se dirò delle cose… delle cose… non vere, ecco».

«Che vuoi dire? Perché mentire? Io sono la Verità e non voglio menzogna, né in Me né intorno a Me».

«Oh! non dirò che mezze menzogne. Dirò che siamo tutti di ritorno da luoghi lontani, dall’Egitto magari, e che vogliamo aver notizie di cari amici. Dirò che siamo giudei di ritorno da un esilio… In fondo, in tutto c’è un poco di vero… e poi, parlo io… bugia più, bugia meno…».

«Ma Giuda! Perché ingannare?».

«Lascia perdere, Maestro! Il mondo si regge sugli inganni. E sono necessari qualche volta. Bene, per farti contento dirò solo che veniamo da lontano e che siamo giudei. Questo è vero per tre su quattro. E tu, Giovanni, non parlare mai. Ti tradiresti».

«Starò zitto».

«Poi… se le cose si mettono bene… allora diremo il resto. Ma ci spero poco… Sono astuto e sento a volo».

«Lo vedo, Giuda. Ma preferirei fossi semplice».

«Serve poco. Nel tuo gruppo io sarò quello delle missioni difficili. Lasciami fare».

Gesù è poco propenso. Ma cede.

Dettaglio

Giuda fa notare a Gesù che non dirà davvero la verità alla gente di Betlemme su ciò che è accaduto al tempo della Strage degli Innocenti. Ma Gesù non vuole menzogne intorno a sé o dentro di sé.

EMR 74.7.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Oh! moltiplicati affanni del perdere i figli dopo averli partoriti! Oh! tremendi triboli dell’aver seminato e sudato per la prole, ed esser padre senza più prole! (...) Io vorrei rendervi alla carne, anche alla carne, i figli. Ma Io ve lo dico: siate buoni, rassegnati, perdonate, sperate, gioite in una speranza, in una certezza giubilate. Presto riavrete i vostri figli, angeli nel Cielo, perché il Messia sta per aprire le porte dei Cieli e, se giusti sarete, la morte sarà Vita che viene e Amore che torna…».

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