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Note della parola chiave

Giacomo di Zebedeo (apostolo)

Tema: Santi, Venerabili e Beati della Chiesa Cattolica · Pagina 3 di 17

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EMR 60.5-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

60.5 Gesù, con Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, va a sedersi nell’orto.

(...) 60.6 «Ma ecco tua suocera che viene a noi».

«Maestro… io ti prego di sedere alla mia tavola».

«Grazie, donna. Dio te ne compensi».

Entrano nella cucina e si siedono a tavola, e la vecchia ser-ve gli uomini, con larga distribuzione di pesce in zuppa e arrostito. «Non ho altro che questo», si scusa. E, per non perderci l’abitudine, dice a Pietro: «Fin troppo fanno i tuoi cognati, soli come sono rimasti da quando tu sei andato a Betsaida! E almeno fosse servito a far più ricca mia figlia… Ma sento che ben sovente tu sei assente e non peschi».

«Seguo il Maestro. Sono stato con Lui a Gerusalemme e il sabato sto con Lui. Non perdo il tempo in gozzoviglie».

«Ma non guadagni, però. Faresti meglio, già che vuoi fare il servo del Profeta, di trasferirti qui di nuovo. Almeno, quella povera creatura di mia figlia, mentre tu fai il santo, avrà i parenti che la sfamano».

«Ma non ti vergogni di parlare così davanti a Lui che ti ha guarita?».

«Io non critico Lui. Lui fa il suo mestiere. Critico te, che fai il fannullone. Tanto, tu non sarai mai un profeta né un sacerdote. Sei un ignorante e un peccatore, un buono a nulla».

«Hai ragione che c’è Lui, se no…».

«Simone, tua suocera ti ha dato un ottimo consiglio. Puoi pescare anche da qua. Pescavi anche prima a Cafarnao, a quel che sento. Puoi tornarci anche ora».

«E abitare qui di nuovo? Ma Maestro, Tu non…».

«Buono, Pietro mio. Se tu sarai qui, sarai sul lago o con Me. Perciò, che ti è essere o non essere in questa casa?». Gesù ha messo la mano sulla spalla di Pietro e pare che la calma di Gesù passi nel bollente apostolo.

«Hai ragione. Hai sempre ragione. Lo farò. Ma… e questi?» e accenna Giovanni e Giacomo, suoi soci.

«Non possono venire loro pure?».

«Oh! il padre nostro, e la madre soprattutto, saranno sempre più felici di saperci con Te che con loro. Non faranno ostacolo».

«Forse anche Zebedeo verrà», dice Pietro.

«È più che probabile. E con lui altri. Verremo, Maestro, senza fallo verremo».

Dettaglio

Gesù ha appena guarito la suocera di Pietro. Guarita, servì un pasto al Maestro e ai suoi discepoli... e rimproverò il genero.

EMR 61

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù fa una parabola sul cavallo amato dal re. Parla della volontà dell'uomo, del Figlio inviato dal Padre per salvare la sua creatura amata. La gente dice a Gesù che, di fronte a un simile atteggiamento, il cavallo deve tornare a Dio, poiché il suo re vuole il bene per lui, e Gesù li incoraggia a seguire la risposta che hanno dato.

Poi Gesù vuole dare l'obolo. Si presentano un gobbo (che non aveva osato chiedere il miracolo) e un vecchio venuto a implorare la guarigione di sua figlia, costretta a letto. Gesù li guarisce.

Poi c'era una donna di 27 anni con sette figli che non aveva più nulla. Le diede una grande somma di denaro e le promise che l'aiuto di Dio non le sarebbe mancato.

Infine, c'è un vecchio cencioso a cui Gesù non dà nulla. L'uomo sostiene che Cristo è ingiusto e fa una scenata. Ma Gesù lo rimprovera, perché è un bugiardo, un usuraio, un avaro e un ladro. Gli ordina di andarsene e, mentre la folla ride, Gesù rimprovera anche loro, dicendo di non essere mai scortesi insultando un peccatore, perché ognuno ha il suo peccato. Gesù deve averlo fatto vergognare, perché non è mai permesso fare il ladro, ma lui ha sofferto per averlo fatto, e invita a non essere avidi, a non mentire, a essere puri e onesti.

Infine, Gesù libera due persone possedute. Ma è sopraffatto, perché ci sono possedimenti che si incancreniscono nel cuore delle persone e le chiudono all'onestà e all'amore. Gesù è triste. La visione finisce qui.

EMR 62.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Di dove erano questi che venivano a Me?».

«Di Corazim, di Betsaida, di Cafarnao, e fin da Tiberiade e da Gherghesa ne erano venuti, e dai cento e cento paeselli sparsi fra l’una e l’altra città».

«Andate a loro e dite che sarò a Corazim, a Betsaida e nei paesi fra questa e quella».

«Perché non a Cafarnao?».

«Perché Io sono per tutti e tutti mi devono avere, e poi… c’è il vecchio Isacco che mi attende… Non va deluso nella sua speranza».

«Tu ci attendi qui, allora?».

«No. Io vado e voi rimanete a Cafarnao per indirizzare a Me le folle, poi Io verrò».

«Soli restiamo…». Pietro è afflitto.

«Non essere afflitto. L’ubbidienza ti faccia lieto e con essa la persuasione di essermi un utile discepolo. E con te e come te questi altri».

Pietro e Andrea con Giacomo e Giovanni si rasserenano. Gesù li benedice e si separano.

Così finisce la visione.

Dettaglio

Pietro dice a Gesù che alcune persone sono venute a trovarlo e gli chiede:

EMR 64.1-2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vedo le rive del lago di Genezaret. E vedo le barche dei pescatori tratte a riva; sulla riva e addossati ad esse sono Pietro e Andrea, intenti a rassettare le reti, che i garzoni portano loro stillanti dopo averle sciacquate nel lago dai detriti rimasti impigliati in esse. A una distanza di un dieci metri Giovanni e Giacomo, curvi sulla barca loro, sono intenti a mettere ordine nella stessa, aiutati da un garzone e da un uomo sui cinquanta o cinquantacinque anni, che penso esser Zebedeo, perché il garzone lo chiama «padrone» e perché è somigliantissimo a Giacomo.

Pietro e Andrea, con le spalle alla barca, lavorano silenziosi a riannodare fili e i sugheri di segnale. Solo ogni tanto scambiano qualche parola circa il loro lavoro che, a quel che capisco, è stato infruttuoso.

Pietro se ne rammarica non per la borsa vuota né per la fatica inutile, ma dice: «Mi spiace perché… come faremo a dare un cibo a quei poverelli? A noi non vengono che rade offerte, e quei dieci denari e sette dramme che abbiamo raccolto in questi quattro giorni io non le tocco. Solo il Maestro mi deve indicare a chi e come vanno date quelle monete. E fino a sabato Egli non torna! Se avevo fatto buona pesca!… Il pesce più minuto me lo cucinavo e lo davo a quei poveri… e se c’era chi brontolava in casa non me ne faceva niente. I sani possono andare a cercarlo. Ma i malati!…».

«Quel paralitico, poi!… Hanno già fatto tanta strada per portarlo qui…», dice Andrea.

«Senti, fratello. Io penso… che non si può stare divisi e non so perché il Maestro non ci voglia sempre con Lui. Almeno… non vedrei più questi poverini che non posso soccorrere, e quando li vedessi potrei dire loro: “Egli è qui”».

64.2

«Qui sono!». Gesù si è avvicinato camminando piano sulla rena molle.

Pietro e Andrea fanno un balzo. Hanno un grido: «Oh! Maestro!» e chiamano: «Giacomo! Giovanni! Il Maestro! Venite!».

I due accorrono. E tutti si stringono a Gesù. Chi gli bacia la veste e chi le mani, e Giovanni osa passargli un braccio intorno alla vita e posargli il capo sul petto. Gesù lo bacia sui capelli.

«Di che parlavate?».

«Maestro… dicevamo che ti avremmo voluto».

«Perché, amici?».

«Per vederti e amarti vedendoti, e poi per dei poveri e malati. Ti attendono da due e più giorni… Io ho fatto quel che potevo. Li ho messi là, vedi quel capanno in quel campo incolto? Là gli artieri della barca lavorano alle riparazioni. Vi ho messi in ricovero un paralitico, un che ha grande febbre e un bambino che muore sul seno della madre. Non potevo mandarli alla tua ricerca».

«Hai fatto bene. Ma come hai potuto soccorrere loro e chi li ha condotti? Mi hai detto che sono poveri!».

«Certo, Maestro. I ricchi hanno carri e cavalli. I poveri, le gambe solo. Non possono venirti dietro solleciti. Ho fatto come ho potuto. Guarda: questo è l’obolo che ho avuto. Ma non ne ho toccato un solo pìcciolo[1]. Tu lo farai».

«Pietro, tu potevi farlo lo stesso. Certo… Pietro mio, mi spiace che per Me tu abbia rimproveri e fatiche».

«No, Signore. Non devi spiacerti di questo. Io non ne ho dolore. Solo di non aver potuto avere maggior carità mi spiace. Ma credi, ho fatto, tutti abbiamo fatto quanto abbiamo potu­to».

«Lo so. So che hai lavorato e senza scopo. Ma se non c’è cibo, la carità tua resta: viva, attiva, santa agli occhi di Dio».

Dettaglio

Gesù non è con i discepoli, li ha lasciati a casa per un po'.

EMR 65.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

65.2 Gesù dice a Simone: «Chiama anche gli altri due. Andiamo sul lago a gettare la rete».

«Maestro, ho le braccia rotte dall’aver gettato e rialzato la rete per tutta la notte, e per nulla. Il pesce è nel profondo e chissà dove».

«Fa’ quel che ti dico, Pietro. Ascolta sempre chi ti ama».

«Farò quel che Tu dici, per rispetto alla tua parola», e chiama forte i garzoni e anche Giacomo e Giovanni. «Usciamo alla pesca. Il Maestro lo vuole». E mentre si allontanano dice a Gesù: «Però, Maestro, ti assicuro che non è ora propizia. A quest’ora i pesci chissà dove sono a riposo!…».

Gesù, seduto a prora, sorride e tace.

Fanno un arco di cerchio sul lago e poi gettano la rete. Pochi minuti di attesa e poi la barca riceve scosse strane, dato che il lago è liscio come di vetro fuso sotto il sole ormai alto.

«Ma questo è pesce, Maestro!», dice Pietro ad occhi spalancati.

Gesù sorride e tace.

«Issa! Issa!», ordina Pietro ai garzoni. Ma la barca piega di bordo dal lato della rete. «Ohè! Giacomo! Giovanni! Presto! Venite! Coi remi! Presto!».

Quelli corrono e gli sforzi delle due ciurme riescono ad issare la rete senza sciupare la preda.

Le barche accostano. Sono proprio unite. Un cesto, due, cinque, dieci. Sono tutti pieni di preda stupenda, e ce ne sono ancor tanti di pesci guizzanti nella rete: argento e bronzo vivo che si muove per sfuggire alla morte. Allora non c’è che un rimedio: rovesciare il resto nel fondo delle barche. Lo fanno, e il fondo è tutto un agitarsi di vite in agonia. La ciurma è dentro a questa dovizia sino a oltre il malleolo, e le barche affondano oltre la linea di immersione per il peso eccessivo.

«A terra! Vira! Forza! Di vela! Attenti al fondale! Pertiche pronte per riparare l’urto! È troppo il peso!».

65.3 Finché dura la manovra, Pietro non riflette. Ma giunti a terra lo fa. Capisce. Ne ha sgomento. «Maestro Signore! Allontanati da me! Io sono uomo peccatore. Non son degno di starti presso!». È in ginocchio sul greto umido.

Gesù lo guarda e sorride. «Alzati! Seguimi! Più non ti lascio! D’ora in poi tu sarai pescatore d’uomini, e con te questi tuoi compagni. Non temete più nulla. Io vi chiamo. Venite!».

«Subito, Signore. Voi occupatevi delle barche. Portate tutto a Zebedeo e a mio cognato. Andiamo. Tutti per Te, Gesù! Sia benedetto l’Eterno per questa elezione».

E la visione ha termine.

EMR 70.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

70.2 Sono giunti alla casetta. Entrano nella cucina bassa e fumosa. Il padrone li saluta: «La pace sia con Te».

Risponde Gesù: «Pace a questa casa e a te e chi con te vive. Ho con Me un discepolo».

«Vi sarà pane e olio anche per lui».

«Ho portato pesce secco che mi han dato Giacomo e Pietro. E, passando da Nazaret, tua Madre mi ha dato pane e miele per Te. Ho camminato senza soste, ma ora sarà duro».

«Non importa, Giovanni. Avrà sempre il sapore delle mani della Mamma».

Giovanni estrae i suoi tesori dalla bisaccia che aveva in un canto. E vedo preparare il pesce secco in una maniera strana. Lo bagnano per pochi attimi in acqua calda, poi lo ungono e lo fanno arrostire sulla fiamma.

Gesù benedice il cibo e col discepolo si siede alla tavola. Sono anche alla stessa il padrone, che sento chiamare Giona, e il figlio. La madre va e viene portando il pesce, delle ulive nere, delle verdure lessate e condite con olio. Gesù offre anche del miele. E lo offre alla madre stendendolo sul pane. «È del mio alveare», dice. «Le api le cura mia Madre. Mangialo. È buono. Sei tanto buona con Me, tu, Maria, che meriti questo e altro», dice poi, perché la donna non vorrebbe privarlo del dolce miele.

La cena termina sollecita fra brevi discorsi comuni. Appena finita, e dopo aver ringraziato del cibo preso, Gesù dice a Giovanni: «Vieni. Usciamo un poco nell’uliveto. La notte è tiepida e chiara. Sarà dolce stare un poco là fuori».

Il padrone dice: «Maestro, io ti saluto. Sono stanco, e stanco è mio figlio. Noi andiamo al riposo. Lascio la porta accostata e la lucerna sul tavolo. Sai come fare».

«Vai pure, Giona. E spegni anche la lucerna. Vi è un lume di luna così chiaro che ci vedremo anche senza lume».

«Ma il tuo discepolo dove dormirà?».

«Con Me. Sulla mia stuoia vi è posto anche per lui. Vero, Giovanni?».

Giovanni, all’idea di dormire al fianco di Gesù, va in estasi.

Dettaglio

Gesù è con Giovanni e si recano in una casa amica, l'oliveto del Getsemani, di proprietà di Giona e Marco, suo figlio.

EMR 92

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù è ancora a Nazareth. È con Pietro, Andrea, Giovanni, Giacomo, Filippo, Tommaso, Bartolomeo, Giuda, Simone e il pastore Giuseppe. Insegna loro che tutto ciò che è nascosto un giorno sarà conosciuto e che dobbiamo agire per gentilezza senza cercare di essere notati dagli uomini. È Dio che dà la ricompensa. Poi, il Signore li incoraggia a non giudicare dalle apparenze. Descrive brevemente il caso di un padre che parla duramente al figlio: o lo fa per incoraggiare il figlio a pentirsi, o lo fa per pigrizia, che è un peccato. Infine, Gesù parla del fatto che il discepolo lavora su se stesso con l'aiuto del suo maestro, ma che il successo dipende dalla nostra buona volontà. Conclude parlando di sua Madre, che è pronta a seguirlo, ma che è consapevole della contaminazione del mondo che la circonda. Finiamo citando la Genesi con Caino e Abele e il Crimine che avrà luogo con la morte di Gesù.