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Note del tema

I reprobi accolti da Gesù

Pagina 26 di 34

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EMR 188.1-5.7-10 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

188.1

Il Thabor è ora alle spalle dei camminatori. Già superato. Per una pianura chiusa fra questo monte ed un altro che è in faccia, il gruppo cammina, parlando dell’ascensione fatta da tutti, per quanto sembra che in principio i più anziani se ne volessero risparmiare. Ma ora sono contenti di essere andati là in cima.

Il cammino è facile perché si è su una via maestra abbastanza comoda. L’ora è fresca perché ho l’impressione che abbiano pernottato sulle pendici del Tabor.

«Quello è Endor», dice Gesù accennando un povero paese aggrappato alle prime elevazioni di quest’altro gruppo montano. «Ci vuoi proprio andare?».

«Se mi vuoi fare contento…», risponde l’Iscariota[1].

«E andiamo allora».

«Ma ci sarà molto da camminare?», chiede Bartolomeo che per l’età non deve essere molto voglioso di escursioni panoramiche.

«Oh! no! Ma se volete rimanere…», dice Gesù.

«Sì, sì! Rimanete pure. Mi basta andare col Maestro», si affretta a dire Giuda di Keriot.

«Ecco, io vorrei sapere cosa c’è di bello da vedere, prima di decidere… In cima al Tabor abbiamo visto il mare, e dopo il discorso del ragazzo devo confessare che l’ho visto per bene per la prima volta e l’ho visto come vedi Tu: col cuore. Qui… vorrei sapere se c’è da imparare qualche cosa, e allora vengo anche se devo fare fatica…», dice Pietro.

«Li senti? Tu non hai ancora detto le tue intenzioni. Per gentilezza verso i compagni, dille ora», invita Gesù.

«Non è a Endor che Saul volle andare[2] per consultare la pitonessa?».

«Sì. Ebbene?».

«Ebbene, Maestro, mi piacerebbe andare in quel luogo e sentire da Te parlare di Saul».

«Oh! allora ci vengo anche io!», esclama Pietro entusiasta.

«E allora andiamo».

Fanno a passo svelto l’ultimo tratto di via maestra e poi la lasciano per una via secondaria che porta diritta a Endor.

188.2

È un povero luogo, come ha detto Gesù. Le case sono abbarbicate alle pendici che dopo, oltre il paese, si fanno più aspre. Povera gente le abita. Per lo più i cittadini devono esercitare la pastorizia su per i pascoli del monte e fra i boschi di querce secolari. Pochi campicelli di orzo, o simile biada, nei ritagli propizi, e delle piante di melo e di fico. Poche viti intorno alle case, a fare un poco di decorazione sulle muraglie, oscure come questo fosse un posto piuttosto umido.

«Ora domanderemo dove era il luogo della maga», dice Gesù. E ferma una donna che torna con le anfore dalla fontana.

Questa lo guarda curiosamente, poi risponde sgarbata:

«Non so. Ho ben altre cose, più importanti, io, di queste fole!», e lo pianta in asso.

Gesù si rivolge ad un vecchietto che intaglia un pezzo di legno.

«La maga?… Saul?… E chi se ne occupa più? Però, aspetta… C’è uno che ha studiato e forse saprà… Vieni».

E il vecchietto arranca su per una vietta sassosa fino ad una casa molto misera e molto sciatta. «Sta qui. Ora entro e lo chiamo».

Pietro, accennando a del pollame che razzola in un cortiletto sudicio, dice: «Questo uomo non è israelita». Ma non dice altro, perché torna il vecchietto seguito da un uomo guercio, sporco e disordinato, come tutto quanto è della sua casa.

Il vecchietto dice: «Vedi? Quest’uomo dice che è là, oltre quella casa diroccata. Un sentiero, poi un ruscello, poi un bosco e delle caverne; la più alta, quella che mostra ancora delle mura diroccate sul suo fianco, è quella che cerchi. Non hai detto così?».

«No. Hai tutto confuso. Andrò io con questi stranieri». L’uomo ha una voce aspra e gutturale, il che aumenta il senso di disagio.

188.3

Si incammina. Pietro, Filippo e Tommaso fanno segni su segni a Gesù perché non vada. Ma Gesù non dà retta. Cammina con Giuda, dietro all’uomo, e gli altri lo seguono… di malavoglia.

«Sei israelita?», chiede l’uomo.

«Sì».

«Io pure, o quasi, benché non sembri. Ma sono stato molto tempo in altri paesi e ho preso abitudini che questi stolti deplorano. Sono meglio degli altri. Ma mi dicono demonio perché leggo molto, allevo pollame che vendo ai romani e so curare con le erbe. Da giovane, per una donna, mi presi con un romano – allora stavo a Cintio – e lo pugnalai. Lui morì, io vi persi l’occhio e le sostanze e fui condannato all’ergastolo per molti anni… per sempre. Ma sapevo curare, e guarii la figlia di un guardiano. Ciò mi valse la sua amicizia, e un poco di libertà… L’ho usata per fuggire. Ho fatto male, perché l’uomo certo scontò la mia fuga con la vita. Ma la libertà sembra bella quando si è prigionieri…».

«E non è bella, poi?».

«No. È meglio la carcere, dove si è soli, al contatto cogli uomini che non concedono di esser soli e che ci stanno intorno per odiarci…».

«Hai studiato i filosofi?».

«Ero maestro a Cintium… Ero proselite…».

«E ora?».

«E ora sono nulla. Vivo nella realtà. E odio, come fui e come sono odiato».

«Chi ti odia?».

«Tutti. E Dio per il primo. Era mia moglie… e Dio ha permesso mi tradisse e mi rovinasse. Ero libero e rispettato, e Dio ha permesso divenissi un ergastolano. L’abbandono di Dio, l’ingiustizia degli uomini. Ho annullato Quello e questi. Qui non c’è più niente…», e si batte sulla fronte e sul petto. «Cioè, qui, nella testa, c’è il pensiero, il sapere. Qui è che non c’è nulla», e sputa con sprezzo.

«Ti sbagli. Lì hai ancora due cose».

«Quali?».

«Il ricordo e l’odio. Levale.

188.4

Sii veramente vuoto… ed Io ti darò una cosa nuova da mettere lì».

«Che cosa?».

«L’amore».

«Ah! Ah! Ah! Mi fai ridere! Sono trentacinque anni che non ridevo più, uomo. Da quando ebbi la prova che la femmina mi tradiva col mercante di vini romano. L’amore! L’amore a me! Come se io gettassi gioielli ai miei polli! Morirebbero di indigestione se non riuscissero a passarli nello sterco. Lo stesso a me. Mi farebbe peso il tuo amore se non lo potessi digerire…».

«No, uomo! Non dire così!». Gesù gli posa la mano sulla spalla, veramente e palesemente afflitto.

L’uomo lo guarda col suo unico occhio, e quel che vede in quel viso dolce e bellissimo lo fa ammutolire e cambiare espressione. Dal sarcasmo passa ad una serietà profonda, da questa ad una vera mestizia. China il capo e poi chiede con voce mutata: «Chi sei?».

«Gesù di Nazaret. Il Messia».

«Tu!!!».

«Io. Non sapevi di Me, tu che leggi?».

«Sapevo… Ma non che eri vivo e non… oh! soprattutto questo non sapevo! Non sapevo che eri buono con tutti… così… anche con gli assassini… Perdona quanto ti ho detto… di Dio e dell’amore… Ora capisco perché Tu vuoi darmi l’amore… Perché senza l’amore il mondo è un inferno, e Tu, Messia, ne vuoi fare un paradiso».

«Un paradiso in ogni cuore. Dàmmi il ricordo e l’odio che ti tengono malato e lascia che Io ti metta in cuore l’amore!».

«Oh! se ti avessi conosciuto prima!… allora… Ma quando io uccidevo Tu non eri certo nato… Ma dopo… dopo… quando, libero come è libero il serpente nelle foreste, io vissi per avvelenare col mio odio».

«Ma hai fatto anche del bene. Non hai detto che curavi con le erbe?».

«Sì. Per essere tollerato. Ma quante volte ho lottato con la voglia di avvelenare coi filtri!… Vedi? Mi sono rifugiato qui perché… è un paese dove si ignora il mondo e che il mondo ignora. Un paese maledetto. Altrove ero odiato e odiavo e avevo paura di essere riconosciuto… Ma cattivo sono».

«Hai un rimpianto per avere causato del male al guardiano della prigione. Vedi che ancora sei munito di bontà? Non sei malvagio… Sei solo con una grande ferita aperta, e nessuno te la medica… La tua bontà fugge da essa come il sangue dalle ferite. Ma se ci fosse chi ti cura e chiude la tua ferita, povero fratello, la tua bontà, non più sfuggente man mano che si forma, crescerebbe in te…».

L’uomo piange a capo chino, senza che nulla tradisca quel pianto. Solo Gesù, che gli cammina al fianco, lo vede. Sì, lo vede. Ma non dice più altro.

188.5

Arrivano ad una spelonca che è fatta di macerie crollate e di caverne nel monte. L’uomo cerca di fare ferma la voce e dice: «Ecco, è qui. Entra pure».

«Grazie, amico. Sii buono».

L’uomo non dice nulla e resta dove è, mentre Gesù coi suoi, superando pietroni che certo erano pezzi di muraglie ben robuste, disturbando ramarri e altre brutte bestie, entrano in una vasta grotta affumicata sulle cui pareti, graffiti nel masso, sono ancora segni dello zodiaco e simili storie. (...)

188.7

Escono dalle rovine e cominciano a scendere per il sentiero fatto prima. L’uomo guercio è ancora lì.

«Qui ancora?», chiede Gesù mostrando di non vedere il viso rosso per il molto pianto versato.

«Qui. Se mi permetti ti seguo. Ho da dirti una cosa…».

«Vieni dunque con Me. Che vuoi dirmi?».

«Gesù… Io trovo che per avere forza di parlare, e di fare la magia santa di cambiare me stesso, di evocare la mia anima morta come la maga evocò, per Saulle, Samuele, devo dire il tuo Nome, dolce come il tuo sguardo, santo come la tua voce. Tu mi hai dato una nuova vita ed essa è informe, incapace come quella di un neonato mal generato. Si dibatte ancora fra le strette di una scorza malvagia. Aiutami ad uscire dalla mia morte».

«Sì, amico».

«Io… io ho conosciuto di avere ancora un poco di umanità nel mio cuore. Non tutto belva sono, e posso ancora amare ed essere amato, perdonare ed essere perdonato. Il tuo amore, il tuo amore che è perdono, me lo insegna. Non è vero che è così?».

«Sì, amico».

«Allora… portami con Te. Io ero Felice! Ironia! Ma Tu dàmmi un nuovo nome. Che il passato sia realmente morto. Ti seguirò come un cane randagio che finalmente trova un padrone.

Sarò il tuo schiavo se vuoi. Ma non lasciarmi solo…».

«Sì, amico».

«Che nome mi dai?».

«Un nome a Me caro: Giovanni. Poiché tu sei la grazia che fa il Signore».

«Mi prendi con Te?».

«Per ora sì. Poi mi seguirai fra i discepoli. Ma la tua casa?».

«Non ho più casa. Lascerò ai poveri quanto ho. Dàmmi solo amore e un pane».

«Vieni». E Gesù si volge chiamando gli apostoli. «Amici, e specie tu, Giuda, abbiate il mio grazie. Per te, per voi un’anima viene a Dio. Ecco il nuovo discepolo. Viene con noi finché non potremo affidarlo ai fratelli discepoli. Siate felici di avere trovato un cuore e benedite con Me Iddio».

Molto felici veramente non sembrano i dodici. Ma fanno buon viso per ubbidienza e cortesia.

«Se permetti vado avanti. Mi troverai sulla soglia di casa».

«Va’ pure».

L’uomo parte di corsa. Pare un altro.

«Ed ora che siamo soli vi ordino, questo lo ordino, di essere buoni con lui e di tacere il suo passato a chicchessia. Chi parlasse, o chi mancasse verso la carità al fratello redento, verrebbe all’istante respinto da Me. Avete inteso? E vedete quanto è buono il Signore! Venuti qui per fine umano, ci concede di ripartirne avendo ottenuto un fatto soprannaturale. Oh! Io giubilo per la gioia che ora è nel Cielo per il nuovo convertito».

188.8

Giungono davanti alla casa. Sulla soglia, con una veste scura e pulita, un mantello uguale, un paio di sandali nuovi e una capace sacca sulle spalle, è l’uomo. Chiude l’uscio e poi, strano in un uomo che si potrebbe pensare insensibile, prende una gallinella bianca, forse la prediletta, che si accoccola domestica sulle sue mani, e la bacia e piange, e poi la posa.

«Andiamo… e perdona. Ma essi, i miei polli, mi hanno amato… Parlavo con loro e… mi capivano…».

«Ti capisco anche Io… e ti amo. Tanto. Ti darò tutto l’amore che in trentacinque anni il mondo ti ha negato…».

«Oh! lo so! Lo sento! Per questo vengo. Ma compatisci l’uomo che… che ama un animale che… che… che gli è stato più fedele dell’uomo…».

«Sì… sì. Non pensare più al passato. Avrai tanto da fare! E con la tua esperienza farai tanto bene. Simone, vieni qui, e tu, Matteo. Vedi? Questo fu più che prigioniero, e lebbroso fu. Questo fu peccatore. Ed Io li ho cari perché sanno capire i poveri cuori… Non è vero?».

«Per bontà tua, Signore. Ma certo, credi, amico, che tutto si annulla nel servirlo. Resta solo la pace», dice lo Zelote.

«Sì. La pace e una giovinezza nuova succede dove era vecchiezza di vizio o di odio. Io ero pubblicano. Ma ora sono l’apostolo. Abbiamo davanti il mondo. E noi siamo istruiti circa esso. Non siamo i fanciulli svagati che passano presso il frutto nocivo e la pianta che piega e non vedono la realtà. Noi sappiamo. Possiamo evitare il male e insegnare ad altri ad evitarlo. E sappiamo raddrizzare chi piega. Perché sappiamo come è di sollievo essere sorretti. E sappiamo chi sorregge: Lui», dice Matteo.

«È vero! È vero! Mi aiuterete. Grazie. È come io passassi da un luogo oscuro e fetido all’aperto di un prato fiorito… Ho provato qualcosa di simile quando sono uscito, libero, finalmente libero, dopo venti anni di ergastolo e di lavoro brutale nelle miniere dell’Anatolia, e mi sono trovato – ero fuggito in una sera burrascosa – in cima ad un monte aspro, ma aperto, ma pieno di sole per l’aurora e coperto di boschi odorosi… La libertà! Ma ora è di più! Tutto in me si dilata! Non avevo più catene da quindici anni. Ma l’odio, ma la paura, ma la solitudine mi erano sempre catene… Ora sono cadute!…

188.9

Eccoci alla casa del vecchio che vi ha portati a me. Uomo! Uomo!».

Il vecchietto accorre e resta di stucco vedendo che il guercio è pulito, in veste da viaggio, e con un viso sorridente.

«Tieni. Questa è la chiave della mia casa. Io vado via, per sempre. Ti sono grato perché tu sei il mio benefattore. Mi hai reso la famiglia. Fa’ del mio tutto quello che vuoi… e cura i miei polli. Non li maltrattare. Ogni sabato viene un romano e compera le uova… Ti daranno dell’utile… Trattale bene le mie gallinelle… e Dio te ne rimuneri».

Il vecchietto è trasecolato… Prende la chiave e resta a bocca aperta.

Gesù dice: «Sì, fa’ come egli dice, e Io pure te ne sarò grato.

In nome di Gesù ti benedico».

«Il Nazareno! Sei Tu! Misericordia! Ho parlato col Signore!

Donne! Donne! Uomini! Il Messia è fra noi!». Strilla come un’aquila e corrono persone da ogni parte.

«Benedici! Benedici!», gridano. E altri: «Resta!»; e altri:

«Dove vai? Almeno di’ dove vai».

«A Naim. Restare non posso».

«Ti seguiamo! Lo vuoi?».

«Venite. E a chi resta pace e benedizione».

Si avviano verso la via maestra. La prendono.

188.10

L’uomo, che cammina vicino a Gesù e che fatica sotto la sua sacca, attira la curiosità di Pietro. «Ma che hai lì dentro di tanto pesante?», chiede.

«Le vesti… e dei libri… I miei amici dopo e con i polli. Non ho potuto separarmi. E pesano».

«Eh! la scienza pesa! Già! E a chi piace, eh?».

«Mi hanno impedito di impazzire».

«Eh! ci devi volere bene! Ma, che libri sono?».

«Filosofia, storia, poesia greca, romana…».

«Belli, belli. Certo belli. Ma… pensi poterteli portare dietro?».

«Forse riuscirò anche a separarmene. Ma tutto insieme non si può fare, non è vero, Messia?».

«Chiamami Maestro. Sì, non si può. Ma ti farò avere un luogo dove potrai dare un ricovero ai tuoi amici, i libri. Ti potranno servire per discutere con i pagani di Dio».

«Oh! come hai netto il pensiero da ogni restrizione!».

Gesù sorride e Pietro esclama: «Sfido io! È la Sapienza, Lui!».

«È la Bontà, credilo. E tu sei colto?».

«Io? Oh! coltissimo! Distinguo un agone da una carpa, e la mia coltura resta lì. Sono pescatore, amico!», e Pietro ride, umile e schietto.

«Sei un onesto. È una scienza che si impara da sé. Ed è molto difficile ad aversi. Mi piaci».

«Anche tu mi piaci. Perché sei schietto. Anche nell’accusarti. Io perdono tutto, aiuto tutti. Ma sono nemico spietato dei falsi. Mi fanno ribrezzo».

«Hai ragione. Il falso è un delinquente».

«Un delinquente. Lo hai detto. Di’, non ti fidi a darmi un poco la tua sacca? Tanto, sta’ certo, coi libri non scappo… Mi pare che fai fatica…».

«Venti anni di miniera spezzano… Ma perché vuoi faticare tu?».

«Perché il Maestro ci ha insegnato ad amarci come fratelli. Da’ qui. E prendi i miei stracci. È leggera la mia… Non ci sono storie, né poesie. La mia storia, la mia poesia e quell’altra cosa che hai detto, è Lui, il mio Gesù, il nostro Gesù».

Annotazione

Il mio nome era Félix! Che ironia! Felix significa felice in latino.

Vi ordino di essere gentili con lui e di non parlare del suo passato con nessuno. Ma è proprio quello che fa Giuda Iscariota quando denuncia al Sinedrio la presenza di uno schiavo di galea (Giovanni d'Oro) e di una schiava fuggitiva (Sintica). Questo li costrinse all'esilio ad Antiochia in Siria. Cfr. EMV 314 ss.

Ti darò tutto l'amore che il mondo ti ha negato per trentacinque anni... Cfr. Isaia 43, 3-4: "Io sono il Signore tuo Dio, il Santo d'Israele, il tuo salvatore. Per pagare il tuo riscatto ho dato in cambio di te l'Egitto, l'Etiopia e Seba. Perché sei prezioso ai miei occhi, perché sei prezioso e perché ti amo, io do esseri umani in cambio di te, popoli in cambio della tua vita".

Vi troverò un posto per ospitare i vostri amici, i libri. Saranno utili per discutere di Dio con i pagani. Allusione ad Antiochia, in Siria, dove Giovanni di En-Dor fu costretto all'esilio ma dove, con l'aiuto di Sinedrio, fu fondata la futura comunità cristiana descritta negli Atti degli Apostoli.

EMR 188.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il Thabor è ora alle spalle dei camminatori. Già superato. Per una pianura chiusa fra questo monte ed un altro che è in faccia, il gruppo cammina, parlando dell’ascensione fatta da tutti, per quanto sembra che in principio i più anziani se ne volessero risparmiare. Ma ora sono contenti di essere andati là in cima.

Il cammino è facile perché si è su una via maestra abbastanza comoda. L’ora è fresca perché ho l’impressione che abbiano pernottato sulle pendici del Tabor.

«Quello è Endor», dice Gesù accennando un povero paese aggrappato alle prime elevazioni di quest’altro gruppo montano. «Ci vuoi proprio andare?».

«Se mi vuoi fare contento…», risponde l’Iscariota[1].

«E andiamo allora».

«Ma ci sarà molto da camminare?», chiede Bartolomeo che per l’età non deve essere molto voglioso di escursioni panoramiche.

«Oh! no! Ma se volete rimanere…», dice Gesù.

«Sì, sì! Rimanete pure. Mi basta andare col Maestro», si affretta a dire Giuda di Keriot.

«Ecco, io vorrei sapere cosa c’è di bello da vedere, prima di decidere… In cima al Tabor abbiamo visto il mare, e dopo il discorso del ragazzo devo confessare che l’ho visto per bene per la prima volta e l’ho visto come vedi Tu: col cuore. Qui… vorrei sapere se c’è da imparare qualche cosa, e allora vengo anche se devo fare fatica…», dice Pietro.

«Li senti? Tu non hai ancora detto le tue intenzioni. Per gentilezza verso i compagni, dille ora», invita Gesù.

«Non è a Endor che Saul volle andare[2] per consultare la pitonessa?».

«Sì. Ebbene?».

«Ebbene, Maestro, mi piacerebbe andare in quel luogo e sentire da Te parlare di Saul».

«Oh! allora ci vengo anche io!», esclama Pietro entusiasta.

«E allora andiamo».

Fanno a passo svelto l’ultimo tratto di via maestra e poi la lasciano per una via secondaria che porta diritta a Endor.

Dettaglio

L'attenzione si concentra su Bartolomeo, Giuda, Filippo e Simon Pietro. Gli altri apostoli sono presenti.

EMR 188.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Escono dalle rovine e cominciano a scendere per il sentiero fatto prima. L’uomo guercio è ancora lì.

«Qui ancora?», chiede Gesù mostrando di non vedere il viso rosso per il molto pianto versato.

«Qui. Se mi permetti ti seguo. Ho da dirti una cosa…».

«Vieni dunque con Me. Che vuoi dirmi?».

«Gesù… Io trovo che per avere forza di parlare, e di fare la magia santa di cambiare me stesso, di evocare la mia anima morta come la maga evocò, per Saulle, Samuele, devo dire il tuo Nome, dolce come il tuo sguardo, santo come la tua voce. Tu mi hai dato una nuova vita ed essa è informe, incapace come quella di un neonato mal generato. Si dibatte ancora fra le strette di una scorza malvagia. Aiutami ad uscire dalla mia morte».

«Sì, amico».

«Io… io ho conosciuto di avere ancora un poco di umanità nel mio cuore. Non tutto belva sono, e posso ancora amare ed essere amato, perdonare ed essere perdonato. Il tuo amore, il tuo amore che è perdono, me lo insegna. Non è vero che è così?».

«Sì, amico».

«Allora… portami con Te. Io ero Felice! Ironia! Ma Tu dàmmi un nuovo nome. Che il passato sia realmente morto. Ti seguirò come un cane randagio che finalmente trova un padrone.

Sarò il tuo schiavo se vuoi. Ma non lasciarmi solo…».

«Sì, amico».

«Che nome mi dai?».

«Un nome a Me caro: Giovanni. Poiché tu sei la grazia che fa il Signore».

«Mi prendi con Te?».

«Per ora sì. Poi mi seguirai fra i discepoli. Ma la tua casa?».

«Non ho più casa. Lascerò ai poveri quanto ho. Dàmmi solo amore e un pane».

«Vieni». E Gesù si volge chiamando gli apostoli. «Amici, e specie tu, Giuda, abbiate il mio grazie. Per te, per voi un’anima viene a Dio. Ecco il nuovo discepolo. Viene con noi finché non potremo affidarlo ai fratelli discepoli. Siate felici di avere trovato un cuore e benedite con Me Iddio».

Molto felici veramente non sembrano i dodici. Ma fanno buon viso per ubbidienza e cortesia.

«Se permetti vado avanti. Mi troverai sulla soglia di casa».

«Va’ pure».

L’uomo parte di corsa. Pare un altro.

«Ed ora che siamo soli vi ordino, questo lo ordino, di essere buoni con lui e di tacere il suo passato a chicchessia. Chi parlasse, o chi mancasse verso la carità al fratello redento, verrebbe all’istante respinto da Me. Avete inteso? E vedete quanto è buono il Signore! Venuti qui per fine umano, ci concede di ripartirne avendo ottenuto un fatto soprannaturale. Oh! Io giubilo per la gioia che ora è nel Cielo per il nuovo convertito».

Dettaglio

Giovanni di En-Dor si converte e Gesù lo presenta ai Dodici, che non sono molto contenti. Gesù ringrazia in modo particolare Giuda, perché è grazie a lui che sono arrivati in questo villaggio e lo hanno conosciuto.

Annotazione

Vi ordino di essere gentili con lui e di non parlare a nessuno del suo passato". Giuda Iscariota, tuttavia, fece proprio questo, denunciando al Sinedrio la presenza di uno schiavo di galea (Giovanni di En-Dor) e di uno schiavo fuggiasco (Sinnica). Questo li costrinse all'esilio ad Antiochia in Siria. Cfr. EMV 314 ss.

EMR 188.8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Giungono davanti alla casa. Sulla soglia, con una veste scura e pulita, un mantello uguale, un paio di sandali nuovi e una capace sacca sulle spalle, è l’uomo. Chiude l’uscio e poi, strano in un uomo che si potrebbe pensare insensibile, prende una gallinella bianca, forse la prediletta, che si accoccola domestica sulle sue mani, e la bacia e piange, e poi la posa.

«Andiamo… e perdona. Ma essi, i miei polli, mi hanno amato… Parlavo con loro e… mi capivano…».

«Ti capisco anche Io… e ti amo. Tanto. Ti darò tutto l’amore che in trentacinque anni il mondo ti ha negato…».

«Oh! lo so! Lo sento! Per questo vengo. Ma compatisci l’uomo che… che ama un animale che… che… che gli è stato più fedele dell’uomo…».

«Sì… sì. Non pensare più al passato. Avrai tanto da fare! E con la tua esperienza farai tanto bene. Simone, vieni qui, e tu, Matteo. Vedi? Questo fu più che prigioniero, e lebbroso fu. Questo fu peccatore. Ed Io li ho cari perché sanno capire i poveri cuori… Non è vero?».

«Per bontà tua, Signore. Ma certo, credi, amico, che tutto si annulla nel servirlo. Resta solo la pace», dice lo Zelote.

«Sì. La pace e una giovinezza nuova succede dove era vecchiezza di vizio o di odio. Io ero pubblicano. Ma ora sono l’apostolo. Abbiamo davanti il mondo. E noi siamo istruiti circa esso. Non siamo i fanciulli svagati che passano presso il frutto nocivo e la pianta che piega e non vedono la realtà. Noi sappiamo. Possiamo evitare il male e insegnare ad altri ad evitarlo. E sappiamo raddrizzare chi piega. Perché sappiamo come è di sollievo essere sorretti. E sappiamo chi sorregge: Lui», dice Matteo.

«È vero! È vero! Mi aiuterete. Grazie. È come io passassi da un luogo oscuro e fetido all’aperto di un prato fiorito… Ho provato qualcosa di simile quando sono uscito, libero, finalmente libero, dopo venti anni di ergastolo e di lavoro brutale nelle miniere dell’Anatolia, e mi sono trovato – ero fuggito in una sera burrascosa – in cima ad un monte aspro, ma aperto, ma pieno di sole per l’aurora e coperto di boschi odorosi… La libertà! Ma ora è di più! Tutto in me si dilata! Non avevo più catene da quindici anni. Ma l’odio, ma la paura, ma la solitudine mi erano sempre catene… Ora sono cadute!…

Dettaglio

Giovanni di En-Dor si era appena convertito. Gesù lo consolò e poi chiamò Simone lo Zelota e Matteo, che erano in grado di capire l'uomo.

Annotazione

Estratto dal Dictionnaire des lieux de l'Evangile tel qu'il m'est révélé, p. 19. Jean d'Endor, un evaso, ricorda i suoi "vent'anni di prigione e di lavoro estenuante nelle miniere dell'Anatolia" (...) "nelle miniere di piombo e nelle cave di marmi preziosi". Si tratta di un riferimento notevole, poiché le miniere dell'Anatolia sono famose per l'estrazione di rame, piombo e marmo fin dall'antichità. Esse sono all'origine della leggenda di Re Mida e hanno fatto la fama di Creso. Ancora oggi, la Turchia è considerata il Paese per eccellenza del marmo bianco e le sue miniere di piombo sono rinomate (le miniere di Gümüşhane e Karasu). In un commento, Gesù giustifica l'uso del termine Anatolia al posto di Bitinia e Mysia.

L'Anatolia, nota anche come Asia Minore in latino, è la penisola all'estremità occidentale dell'Asia, corrispondente all'attuale Turchia.

EMR 189.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Naim doveva avere una certa importanza ai tempi di Gesù.

Non è molto vasta, ma ben costruita, chiusa dentro la sua cinta di mura, stesa su una bassa e ridente collina, una propaggine del piccolo Hermon, dominante dall’alto sulla pianura fertilissima che si spiega in direzione nord-ovest.

Vi si giunge, venendo da Endor, dopo avere valicato un fiumicello che certo è affluente del Giordano. Però da qui il Giordano non si vede più, e neppure la sua valle, perché delle colline lo celano facendo un arco a punto interrogativo verso est.

Gesù vi si dirige per una via maestra che congiunge le regioni del lago all’Ermon e ai suoi paesi. Dietro di Lui camminano molti abitanti di Endor parlando fitto fitto fra di loro.

La distanza che separa il gruppo apostolico dalle mura è ormai molto breve: un duecento metri al massimo. E, posto che la strada maestra va diretta ad immettersi per una porta in città, e la porta è spalancata essendo giorno pieno, si può vedere quanto avviene immediatamente al di là delle mura. È così che Gesù, che parlava con gli apostoli e col nuovo convertito, vede venire, fra un grande fracasso di piangenti e simili apparati orientali, un corteo funebre.

«Andiamo a vedere, Maestro?», dicono in molti. E già fra i cittadini di Endor molti si sono precipitati a vedere.

«Andiamo pure», dice Gesù condiscendente.

«Oh! deve essere un fanciullo, perché vedi quanti fiori e nastri sulla barella?», dice Giuda di Keriot a Giovanni.

«Oppure sarà una vergine», risponde Giovanni.

«No, è certo un giovinetto per i colori che vi hanno messo. E poi mancano i mirti…», dice Bartolomeo.

Il funerale esce oltre le mura. Cosa sia sulla barella, tenuta alta sulle spalle dei portatori, non è possibile vedere. Si intuisce il corpo steso nelle sue bende e coperto dal lenzuolo solo per il rilievo che fa, e si comprende che è il corpo di uno che ha già raggiunto lo sviluppo completo perché è lungo quanto la barella.

Al suo fianco una donna velata, sorretta da parenti o amiche, cammina piangendo. L’unico pianto vero in tutta quella commedia di piagnone. E quando un sasso incontrato da un portatore, una buca, un rialzo, fa imprimere una scossa alla barella, la madre geme: «Oh! no! Fate piano! Ha tanto sofferto il mio bambino!», e alza una mano tremante ad accarezzare l’orlo della barella – di più non può – e, non potendo di più, bacia i veli ondeggianti e i nastri che il vento talora sommuove e che sfiorano perciò la forma immobile.

«È la madre», dice Pietro compunto e con un luccicore di pianto nell’occhio arguto e buono.

Ma non è il solo che abbia il pianto agli occhi per quello strazio. Lo Zelote, Andrea, Giovanni e persino il sempre allegro Tommaso hanno negli occhi del luccicore. Tutti, tutti sono commossi. Giuda Iscariota mormora: «Fossi io! Oh! povera madre mia…».

Dettaglio

I due Giacomo, Matteo, Filippo e Giuda non sono menzionati in questo brano, ma sono presenti. Vanno a Nain.

Annotazione

- Oh, deve essere un bambino, perché puoi vedere quanti fiori e nastri ci sono sulla lettiga", dice Giuda a Giovanni.

- O forse è una vergine", risponde Giovanni.

- No, probabilmente è un ragazzo, per i colori che hanno usato, e non ci sono mirti...", dice Barthélemy.

Sono tutte indicazioni dei riti funebri in uso all'epoca. Giuda di Giudea e Bartolomeo di Galilea li hanno identificati allo stesso modo.

EMR 190.1-2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Hai visto i campi di Doras?».

«Vengo da Naim…».

«Allora non li hai visti. Sono tutti rovinati. (L’uomo dice questo a voce bassa e pur marcata, come chi confida una cosa tremenda, in segreto). Tutti rovinati! Non fieni, non biade, non frutta. Viti seccate, pometi seccati… Morto… tutto morto… come a Sodoma e Gomorra… Vieni, vieni che te li mostro. (...) Oh! ecco quelli che mi hanno arato il campo…», e l’uomo corre incontro a Pietro e Andrea.

Ma Pietro lo saluta brevemente e prosegue il suo andare, e già grida: «Oh! Maestro! Ma non c’è più nessuno! Tutti visi nuovi. E c’è tutto devastato! In verità potrebbe fare a meno di tenere contadini qui. È peggio che sul mar Salato!…».

«Lo so. Me lo ha detto Isaia».

«Ma vieni a vedere! Che vista!…». (...)

La vista dei campi di Doras è realmente desolante. Campi e prati aridi e nudi, secchi i vigneti, distrutto il fogliame e il frutto sugli alberi da milioni di insetti d’ogni genere. Anche presso la casa il giardino-frutteto mostra l’aspetto desolato di un bosco morente.

I contadini vagano qua e là strappando erbacce, schiacciando bruchi, lumache, lombrichi e simili, scuotendo i rami tenendovi sotto dei catini pieni d’acqua per affogarvi le farfalline, gli afidi e altri parassiti che coprono le superstiti foglie ed emungono la pianta fino a farla morire. Cercano un segno di vita nei tralci dei vigneti. Ma questi si spezzano aridi non appena sono toccati e talora piegano alla base come se una sega avesse reciso le radici.

Il contrasto coi campi di Giocana, coi vigneti e frutteti di questo, è vivissimo, e la desolazione dei campi maledetti sembra ancor più violenta se la si paragona alla fertilità degli altri.

«Ha la mano pesante il Dio del Sinai», mormora Simone Zelote.

Gesù fa un atto come dire: «Eccóme!», ma non dice nulla. Solo chiede: «Come è avvenuto?».

Un contadino risponde fra i denti: «Talpe, cavallette, vermi… ma va’ via! Il sorvegliante è fedele a Doras… Non ci fare delmale…».

Gesù ha un sospiro e se ne va.

Dettaglio

Gesù parla con Isaia, un contadino di Yokhanan.

Annotazione

"L'uomo corre incontro a Pietro e Andrea". Cfr. EMV 109,4: Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, che hanno preso il posto degli aratori per poter ascoltare la parola di Gesù.

Parliamo di Te, con quello che abbiamo imparato da Giona, da Isacco che viene spesso da noi, e dal tuo discorso a Tisri. Cfr. EMV 109,5.

Il Dio del Sinai ha la mano pesante. Riferimento diretto alle parole di Gesù in EMV 109,12.

EMR 191.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Consegna a Michea tanto denaro che domani egli possa ricompensare quanto oggi si è fatto prestare dai contadini di questa zona», dice Gesù a Giuda Iscariota, che generalmente amministra le… sostanze comuni.

E poi Gesù chiama Andrea e Giovanni e li manda in due punti in cui si può vedere la strada o le strade che vengono da Jezrael. Chiama poi Pietro e Simone e li manda incontro ai contadini di Doras con l’ordine di fermarli presso il confine fra le due proprietà.

Infine dice a Giacomo e Giuda: «Prendete le cibarie e venite».

EMR 191.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Pace a voi, amici. Venite. Oggi la sinagoga è qui ed Io sono il vostro sinagogo. Ma prima voglio essere il vostro padre di famiglia. Sedete in cerchio, che vi dia un cibo. Oggi avete lo Sposo, e facciamo convito di nozze».

E Gesù scopre una cesta e ne trae pani che dà agli stupiti contadini di Doras, e dall’altra leva quelle cibarie che ha potuto trovare: formaggi, verdure che ha fatto cucinare e un piccolo caprettino o agnellino, cotto intero, che spartisce ai poveri disgraziati, poi versa il vino e fa circolare il rozzo calice perché tutti bevano.

«Ma perché? Ma perché? E loro?», dicono quelli di Doras accennando a quelli di Giocana.

«Loro hanno già avuto».

«Ma che spesa! Come hai potuto?».

«Ci sono ancora dei buoni in Israele», dice Gesù sorridendo.

«Ma oggi è sabato…».

«Ringraziate quest’uomo», dice Gesù accennando all’uomo di Endor. «È lui che ha procurato l’agnello. Il resto fu facile averlo».

Quei poveretti divorano – è la parola – il cibo da tanto sconosciuto.

Dettaglio

Gesù incontra i contadini di Doras e Yokhanan.