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Note del tema

Chi sono gli apostoli?

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Comfort di lettura

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EMR 199.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Come ti chiami?».

«Marjziam».

«Ah! già! Ma benedetta la mia Maria! Poteva metterti un nome più facile!».

«È quasi come il suo!», esclama Salome.

«Sì. Ma il suo è più semplice. Non ci sono quelle tre lettere al centro… Tre sono troppe…».

È entrato l’Iscariota e dice: «Ha messo il nome esatto nel suo significato, secondo l’antica lingua incorrotta».

«Va bene. Ma è difficile, e io ne levo una e dico Marziam. È più facile e non cascherà il mondo per questo. Vero, Simone?».

Pietro, che sta passando davanti alla finestra parlando con Giovanni di Endor, si affaccia e dice: «Che vuoi?».

«Dicevo che io il bambino lo chiamo Marziam. È più facile».

«Hai ragione, donna. Se la Madre me lo permette, lo chiamo anche io così. Ma come stai bene! Però anche io, eh? Guardate!». Infatti è tutto spazzolato, sbarbato sulle guance, con capelli e barba regolati, unti, la veste senza sgualciture, i sandali che sembrano nuovi tanto sono mondi e lucidati con non so che. Le donne lo ammirano ed egli ride contento.

Il bambino ha finito il suo pasto ed esce per andare dal suo grande amico, che egli chiama sempre: «Padre».

Dettaglio

Marie d'Alphée chiede al giovane Marziam come si chiama.

Annotazione

"Come ti chiami?

- Marziam.

- Capisco! Ma la mia benedetta Maria avrebbe potuto darti un nome più facile!

- È quasi il suo! esclama Salomé.

- Sì, ma il suo è più semplice. Non ha quelle tre consonanti in mezzo... Tre sono troppe...". MaRGZiam, semplificato in Marziam nella nuova traduzione in accordo con quanto espresso da Maria di Alfeo e Pietro nel resto del testo.

"Prese il nome esatto per quello che significava, in accordo con la lingua antica". Senza dubbio l'ebraico, dato che l'aramaico (una lingua strettamente correlata) era diventato la lingua comune al tempo di Gesù. Questa vicinanza è perfettamente colta nella riflessione di Salomè. Conosciamo questa vicinanza anche dalla preghiera di Gesù sulla croce: Elôi, elôi, lama sabachthani, una citazione aramaica che è leggermente diversa in Matteo 27,46 e in Marco 15,34. Questa vicinanza non esclude però le differenze, poiché il capitolo 8 del libro di Neemia riferisce che gli esuli che tornavano a Gerusalemme sentivano leggere la Torah "nella lingua antica", ma non la capivano: bisognava tradurla.

EMR 199.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Entrano nella cucina e Tommaso fa sobbalzare le due Marie curve sui fornelli gridando col suo vocione: «C’è qui un giovanotto che vi desidera», e ridendo presenta il bambino che si era nascosto dietro la robusta persona.

«Oh! caro! Ma vieni che ti do un bacio! Guarda, Salome, come sta bene!», esclama Maria d’Alfeo.

«Davvero! Ora ha solo bisogno di farsi più robusto. Ma ci penserò io. Vieni che ti bacio anche io», risponde Salome.

«Ma Gesù lo affida ai pastori…», obbietta Tommaso.

«Neanche per idea! In questo il mio Gesù sbaglia. Cosa volete fare e saper fare voi uomini? Litigare – perché, sia detto per caso, siete piuttosto litigiosi… come capretti che si amano ma si danno cornate – mangiare, parlare, avere mille bisogni, e pretendere dal Maestro tutta l’attenzione su di voi… altrimenti sono bronci… I bambini hanno bisogno delle mamme.»

Dettaglio

Tommaso porta il giovane Marziam da Maria di Alfeo e Maria Salome.

EMR 199.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ecco Gesù che viene dalla casa di Lazzaro insieme allo stesso, e al bambino che gli corre incontro dice: «La pace fra noi, Marjziam. Diamoci il bacio di pace».

Lazzaro, salutato dal bambino, lo carezza e gli dà un dolcetto.

Tutti si riuniscono intorno a Gesù. Anche Maria, rivestita di una veste di lino color turchese su cui è drappeggiato il mantello più scuro, viene verso suo Figlio sorridendo.

«Possiamo andare, allora», dice Gesù. «Tu, Simone, colla Madre mia e il bambino, se proprio vuoi spendere anche ora che Lazzaro ha provveduto».

«Ma certo! E poi… potrò dire di avere potuto per una volta camminare al fianco di tua Madre. Grande onore».

«E allora vai. Tu, Simone, mi accompagnerai dai tuoi amici lebbrosi…».

«Davvero, Maestro? Allora se permetti vado avanti di corsa, a radunarli… Mi raggiungerai. Tanto lo sai dove sono…».

«Va bene. Vai. Gli altri facciano quello che credono. Siete tutti liberi fino a mercoledì mattina. All’ora di terza tutti alla porta Dorata».

«Io vengo con Te, Maestro», dice Giovanni.

«Io pure», dice Giacomo suo fratello.

«Ed anche noi», dicono i due cugini.

«Vengo anche io», dice Matteo e con lui lo dice Andrea.

«E io? Vorrei venire anche io… ma se vado per le spese non posso venire…», dice Pietro, preso fra due voglie.

«Si può fare. Prima si va dai lebbrosi, intanto mia Madre col bambino va in una casa amica di Ofel. Poi la raggiungiamo e tu vai con Lei, mentre Io e gli altri andiamo da Giovanna. Ci riuniremo al Getsemnì per il cibo, e poi verso il tramonto torneremo qui».

«Io, se permetti, vado da alcuni amici…», dice Giuda Iscariota.

«Ma l’ho detto. Fate quello che credete».

«Allora io andrò dai parenti. Forse è già venuto mio padre.

Se c’è te lo conduco», dice Tommaso.

«Noi due, che dici Filippo? Si potrebbe andare da Samuele».

«Ben detto», risponde questo a Bartolomeo.

«E tu, Giovanni?», chiede Gesù all’uomo di Endor. «Preferisci rimanere qui per sistemare i tuoi libri o venire con Me?».

«Veramente preferirei venire con Te… I libri… mi piacciono già meno. Preferisco leggere Te, Libro vivente».

«Allora vieni. Addio, Lazzaro, a…».

«Ma vengo anche io. Le gambe stanno un poco meglio e ti lascerò, dopo i lebbrosi, andando al Getsemnì ad attenderti».

«Andiamo. La pace a voi, donne».

Fino alle vicinanze di Gerusalemme stanno tutti uniti. Poi si separano, andando l’Iscariota per conto suo, entrando in città probabilmente da quella porta che è verso la torre Antonia; mentre Tommaso, con Filippo e Natanaele, fanno ancora qualche decina di metri con Gesù e i compagni e poi entrano in città dal sobborgo di Ofel, insieme a Maria e al bambino.

Annotazione

Tu, Simone, mi accompagnerai dai tuoi amici lebbrosi... Simone lo Zelota è un ex lebbroso, guarito da Gesù.

Siete tutti liberi fino a mercoledì mattina. All'ora della tregua, tutti si recano alla Porta d'Oro. Questa porta conduce direttamente al Tempio da Betania e dal Getsemani.

Nel frattempo, mia Madre e il bambino vanno in una casa amica a Ophel. Questo quartiere è a sud del Tempio e quindi a est della città.

Cosa ne pensi, Filippo, del fatto che noi due andiamo a casa di Samuele? Probabilmente Samuele, il fidanzato di Annalia.

Probabilmente entra in città dalla porta vicino alla Torre Antonia. La porta dei Pesci.

EMR 199.4-5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«E ora andiamo da questi infelici!», dice Gesù e volgendo le spalle alla città va verso un luogo desolato, situato sulle pendici di un colle roccioso che è fra le due strade che da Gerico portano a Gerusalemme. Uno strano luogo fatto come a gradinate, dopo la prima salita sulla quale si inerpica un sentiero, di modo che il primo balzo è sopraelevato a picco per almeno tre metri sul sentiero, e così il secondo. Arido, morto… Tristissimo.

«Maestro», grida Simone lo Zelote, «sono qui. Fermati che ti insegno la via…»; e lo Zelote, che si era addossato alla roccia per avere un poco d’ombra, viene avanti e conduce Gesù per un sentiero a gradini diretto verso il Getsemani, ma separato da questo dalla strada che dal monte Uliveto va a Betania.

«Eccoci. Fra i sepolcri di Siloan io vissi, e qui ci sono i miei amici. Parte di essi. Gli altri sono a Ben Innom, ma non possono venire… Dovrebbero traversare la strada e sarebbero visti».

«Andremo anche da loro».

«Grazie! Per loro e per me».

«Ve ne sono molti?».

«L’inverno ha ucciso i più. Ma qui ce ne sono ancora cinque di quelli ai quali io avevo parlato. Ti attendono. Eccoli sull’orlo del loro ergastolo…».

Saranno una diecina di mostri. Dico «saranno» perché, se cinque sono ben visibili, in piedi, gli altri, e per il grigiore della pelle e per la deformità del volto e per il loro sporgere appena dalla sassaia, si distinguono così male che potrebbero essere più come meno. Fra quelli in piedi vi è una sola donna. La dicono tale solamente i capelli incanutiti e incolti che cadono duri e sporchi giù per le spalle sino alla cintura. Ma per il resto non si distingue il sesso, perché la malattia, ben avanzata, l’ha scheletrita annullando ogni curva femminile, così come negli uomini uno solo mostra ancora una traccia di baffi e barba. Gli altri sono stati rasati dal morbo distruttore.

Gridano: «Gesù, Salvatore nostro, pietà di noi!», e tendono le mani deformi o impiagate. «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà!».

«Che volete che Io vi faccia?», chiede Gesù alzando il volto verso quelle miserie.

«Che Tu ci salvi dal peccato e dalla malattia».

«Dal peccato salva la volontà e il pentimento…».

«Ma, se Tu vuoi, puoi cancellare i nostri peccati. Quelli almeno, se non vuoi guarire i nostri corpi».

«Se Io vi dico: “Scegliete fra le due cose”, quale volete?».

«Il perdono di Dio, Signore. Per essere meno desolati».

Gesù fa un cenno d’approvazione, sorridendo luminosamente, e poi alza le braccia e grida: «Siate esauditi. Lo voglio».

Esauditi! Può essere per il peccato come per la malattia, o per tutte e due le cose, e i cinque infelici restano incerti. Ma incerti non sono gli apostoli, e non possono che urlare il loro osanna vedendo la lebbra sparire rapida come sparisce il fiocco di neve caduto su un fuoco. E allora i cinque comprendono di essere stati esauditi completamente. Il loro grido risuona come uno squillo di vittoria. Si abbracciano fra di loro e gettano baci a Gesù non potendo precipitarsi ai suoi piedi, e poi si volgono ai compagni dicendo: «E voi non volete ancora credere? Ma che infelici siete?».

«Buoni! Siate buoni! I poveri fratelli hanno bisogno di pensare. Non dite loro nulla. La fede non si impone, si predica con pace, dolcezza, pazienza, costanza. Quello che voi farete dopo la vostra purificazione, come Simone fece con voi. Del resto, il miracolo predica già di suo. Voi, guariti, andrete dal sacerdote al più presto. Voi, malati, attendeteci a sera. Vi porteremo cibarie. La pace sia con voi».

Gesù scende di nuovo sulla via seguito dalle benedizioni di tutti.

199.5

«Ed ora andiamo a Ben Hinnom», dice Gesù.

«Maestro… io vorrei venire. Ma comprendo che non posso.

Vado al Getsemani», dice Lazzaro.

«Vai, vai, Lazzaro. La pace sia con te».

Mentre Lazzaro lentamente si avvia, Giovanni apostolo dice: «Maestro, io lo accompagno. Fa fatica e la stradetta non è molto buona. Poi ti raggiungo a Ben Hinnom».

«Vai pure. Andiamo».

Passano il Cedron, costeggiano il lato sud del monte Tofêt e entrano nella valletta tutta sparsa di sepolcri e di lordure, senza un albero, senza uno schermo al sole, che su questo lato meridionale si abbatte con tutti i suoi fuochi e arroventa il pietrame di questi nuovi scaglioni d’inferno, alla base dei quali fumano incendi puteolenti che aumentano il calore. E dentro a questi sepolcri, simili a forni crematori, vi sono dei poveri corpi che si consumano… Siloan sarà brutto nell’inverno, umido come è, e volto quasi a settentrione. Ma questo deve essere tremendo in estate… Simone lo Zelote getta un urlo di richiamo, e prima tre, poi due, poi uno e un altro ancora vengono, come possono, fino al limite prescritto. Qui vi sono due donne, e una ha per mano un orrore di bambino che la lebbra ha preso specialmente nel viso. È già cieco…

E vi è un uomo dall’aspetto nobile, nonostante la misera sua condizione. Prende la parola per tutti: «Sia benedetto il Messia del Signore, che è sceso nella nostra Geenna per trarre da essa coloro che sperano in Lui. Salvaci, Signore, ché noi periamo! Salvaci, Salvatore! Re della stirpe di Davide, Re d’Israele, pietà dei tuoi sudditi. Oh! Germoglio della stirpe di Jesse, di cui è detto che nel tuo tempo non vi sarà più male, stendi la tua mano a raccogliere questi avanzi del tuo popolo. Fai sparire da noi questa morte, asciuga le nostre lacrime, perché così è detto di Te. Chiamaci, Signore, ai tuoi pascoli prelibati, alle tue dolci acque, ché sitibondi siamo. Portaci sulle eterne colline dove non è più colpa e dolore. Abbi pietà, Signore…».

«Chi sei?».

«Giovanni, uno del Tempio. Contaminato forse da un lebbroso. Da poco, e Tu lo vedi, la malattia è su me. Ma questi!… Vi è chi attende la morte da anni, e questa fanciullina vi è da quando ancor non camminava. Non sa che sia il creato di Dio. Quanto conosce o quanto ricorda delle meraviglie di Dio sono questi sepolcri, questo sole spietato e le stelle della notte. Pietà per i colpevoli e per gli innocenti, Signore, Salvatore nostro».

Si sono tutti inginocchiati tendendo le mani.

Gesù piange su tanta miseria e poi apre le braccia gridando:

«Padre, Io lo voglio: salute, vita, vista e santità su loro». Resta a braccia aperte pregando intensamente con tutto il suo spirito. Pare affinarsi e alzarsi nella preghiera, fiamma d’amore, bianca e potente fra il potente oro del sole.

«Mamma, io vedo!», è il primo grido, e ad esso corrisponde l’urlo della madre che si stringe al cuore la sua bambina guarita, e poi quello degli altri e degli apostoli… Il miracolo è compiuto.

«Giovanni, tu sacerdote, guiderai i compagni nel rito. La pace sia con voi. A voi pure porteremo cibo verso sera». Benedice e fa per avviarsi.

Ma il lebbroso Giovanni grida: «Sui tuoi passi io voglio venire. Dimmi che devo fare, dove andare per predicare di Te!».

«In questa terra desolata e nuda che ha bisogno di convertirsi al Signore. Sia la città di Gerusalemme il tuo campo. Addio».

Dettaglio

Simone lo Zelota chiese a Gesù di andare nella Valle della Morte, dove c'erano dei lebbrosi.

Annotazione

E Simone, che si era appoggiato alla roccia per trovare un po' d'ombra, si fa avanti e conduce Gesù lungo un sentiero a gradini che porta al Getsemani, ma è separato da esso dalla strada che dal Monte degli Ulivi porta a Betania. Segue il disegno di Maria Valtorta, che qui riproduciamo. L'autrice ha posto al centro il "piccolo monte", sulla cui sommità ha scritto tre volte "lebbroso". A nord c'è il "Getsemani", da cui ha scritto "La strada più breve per Betania e Gerico". Sull'altro lato, ha scritto a matita: "Il Monte degli Ulivi è qui". A ovest fece scorrere il "Kidron", oltre il quale tracciò "La strada più lunga per Betania e Gerico".

Così è per gli uomini, di cui solo uno ha un residuo di baffi e barba. Gli altri sono stati rasati da questa malattia distruttiva. Zaccaria il lebbroso. Cfr. EMV 417,2.

EMR 199.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ed ora andiamo a Ben Hinnom», dice Gesù.

«Maestro… io vorrei venire. Ma comprendo che non posso.

Vado al Getsemani», dice Lazzaro.

«Vai, vai, Lazzaro. La pace sia con te».

Mentre Lazzaro lentamente si avvia, Giovanni apostolo dice: «Maestro, io lo accompagno. Fa fatica e la stradetta non è molto buona. Poi ti raggiungo a Ben Hinnom».

«Vai pure. Andiamo».

Dettaglio

Gesù ha appena guarito alcuni lebbrosi nei sepolcri di Siloan.

EMR 199.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Pietro se ne va felice con Maria. Tengono tutti e due il bambino per mano e sembrano una famigliola felice. Molti si volgono a guardarli. Gesù osserva il loro andare con un sorriso.

«Simone è felice!», esclama lo Zelote.

«Perché sorridi, Maestro?», chiede Giacomo di Zebedeo.

«Perché vedo in quel gruppo una grande promessa».

«Quale, Fratello? Che vedi?», domanda il Taddeo.

«Vedo questo: che potrò andarmene tranquillo, quando sarà l’ora. Non devo temere per la mia Chiesa. Allora sarà piccola ed esile come Margziam. Ma ci sarà mia Madre a tenerla per mano così e a farle da Madre; e ci sarà Pietro a farle da padre. Nella sua mano onesta e callosa posso mettere senza preoccupazione la mano della mia nascente Chiesa. Egli le darà la forza della protezione sua. Mia Madre la forza del suo amore. E la Chiesa crescerà… come Margziam… È veramente il bambinosimbolo! Dio benedica mia Madre, il mio Pietro, e il loro e nostro bambino! Andiamo ora da Giovanna…»…

EMR 199.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

…E di nuovo siamo, a sera, nella casetta di Betania. Molti, stanchi, si sono già ritirati. Ma Pietro passeggia avanti e indietro per il sentiero, alzando la testa molto sovente verso la terrazza dove sono seduti in colloquio Gesù e Maria. Giovanni di Endor, invece, parla con lo Zelote stando seduti sotto un melograno tutto in fiore.

EMR 199.7-8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Man perceives the perfume of virgins… Mi ricordo Giuseppe. Io non sapevo che parole usare. Egli non sapeva il mio segreto… Eppure mi aiutò a dirlo con una percezione di santo. Aveva sentito l’odore dell’anima mia… Vedi anche Giovanni?… Che pace!… E tutti lo cercano… Lo stesso Giuda di Keriot, per quanto… No, Figlio. Giuda non è cambiato. Io lo so e Tu lo sai. Noi non parliamo perché non vogliamo dare inizio alla guerra. Ma anche se non parliamo, sappiamo… e anche se non parliamo, gli altri intuiscono… Oh! mio Gesù! Mi hanno raccontato i giovani, oggi, al Getsemani, l’episodio di Magdala e quello della mattina del sabato… L’innocenza parla… perché vede per gli occhi del suo angelo. Ma anche i vecchi intravedono… Non hanno torto. È un essere sfuggente… Tutto in lui è sfuggente… ed io ho paura di lui ed ho sul labbro le stesse parole di Beniamino a Magdala e di Marjziam al Getsemani, perché ho lo stesso ribrezzo per Giuda che hanno i bambini».

«Non tutti possono essere Giovanni!…».

«Ma non lo pretendo! Sarebbe un paradiso la Terra, allora.

Ma, vedi, Tu mi hai detto dell’altro Giovanni… Un uomo che ha ucciso… ma mi fa solo pietà. Giuda mi fa paura».

«Amalo, Madre! Amalo, per amor mio!».

«Sì, Figlio. Ma non servirà neppure il mio amore. Sarà solo sofferenza a me e colpa in lui. Oh! perché mai è entrato! Turba tutti, offende Pietro che è degno di ogni rispetto».

199.8

«Sì. Pietro è molto buono. Per lui farei qualunque cosa, perché lo merita».

Annotazione

Oh, mio Gesù! Oggi, nel Getsemani, i giovani mi hanno raccontato l'episodio della Maddalena e quello del sabato mattina. Due bambini hanno detto che Giuda "li ha spaventati": Beniamino di Magdala in EMV 184,7 e Marziam in EMV 196,6.

EMR 199.8-9 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Sì. Pietro è molto buono. Per lui farei qualunque cosa, perché lo merita».

«Se ti sentisse direbbe col suo buon sorriso schietto: “Ah! Signore, ciò non è vero!”. E avrebbe ragione».

«Perché, Madre?». Ma Gesù sorride già perché ha capito.

«Perché Tu non lo accontenti dandogli un figlio. Mi ha detto tutte le sue speranze, i suoi desideri… e le tue ripulse».

«E non ti ha detto le ragioni con cui le ho giustificate?».

«Sì. Me le ha dette ed ha aggiunto: “È vero… ma io sono un uomo, un povero uomo. Gesù si ostina a vedere in me un grande uomo. Ma io so di essere ben meschino, e perciò… mi potrebbe dare un bambino. Mi ero sposato per averne… muoio senza averne”. E ha detto – accennando al bambino che, felice della bella veste comperata da Pietro, lo aveva baciato dicendogli: “Padre amato” – ha detto: “Vedi, quando questo esserino, che solo dieci giorni or sono non conoscevo ancora, mi dice così, io mi sento diventare più morbido del burro e più dolce del miele, e piango perché… ogni giorno che passa me lo porta via questo bambino…”».

Maria tace osservando Gesù, studiandolo in volto, aspettando una parola… Ma Gesù ha messo il gomito sul ginocchio, la testa sulla mano, e tace guardando la distesa verde del frutteto.

Maria gli prende la mano e la carezza e dice: «Simone ha questo grande desiderio… Mentre andavo con lui non ha fatto che parlarmene, e con ragioni così giuste che… non ho potuto dire nulla per farlo tacere. Erano le stesse ragioni che pensiamo tutte noi, donne e madri. Il bambino non è robusto. Fosse stato come eri Tu… oh! allora avrebbe potuto andare incontro alla vita del discepolo senza paura. Ma è così esile!… Molto intelligente, molto buono… ma nulla di più. Quando un tortorino è delicato non si può lanciarlo a volo presto, come si fa con i forti. I pastori sono buoni… ma sempre uomini. I bambini hanno bisogno delle donne. Perché non lo lasci a Simone? Finché gli neghi una creatura proprio nata da lui, comprendo il motivo. Un piccino nostro è come un’àncora. E Simone, destinato a tanta sorte, non può avere àncore che lo trattengano. Ma però, devi convenire che egli deve essere il “padre” di tutti i figli che Tu gli lascerai. Come può essere padre se non ha fatto scuola con un bambino? Dolce deve essere un padre. Simone è buono, ma dolce no. È impulsivo e intransigente. Non c’è che una creaturina che gli possa insegnare l’arte sottile del compatimento per chi è debole… Considera questa sorte di Simone… È bene il tuo successore! Oh! che la devo pur dire questa atroce parola! Ma per tutto il dolore che mi costa a dirla, ascoltami. Mai ti consiglierei cosa che non fosse buona. Marjziam… Tu ne vuoi fare un perfetto discepolo… Ma è ancora bambino. Tu… te ne andrai prima che lui sia uomo. A chi allora darlo, per completarne la formazione, meglio che a Simone? Infine, povero Simone, Tu sai come è stato tribolato, anche per causa di Te, dalla suocera sua; eppure non ha ripreso un granello del suo passato, della sua libertà di or è un anno, per essere lasciato in pace dalla suocera, che neppur Tu hai potuto mutare. E quella povera creatura di sua moglie? Oh! ha un tale desiderio di amare e di essere amata. La madre… oh!… Il marito? Un caro prepotente… Mai un affetto che le si sia dato senza troppo esigere… Povera donna!… Lasciale il bambino. Ascolta, Figlio. Per ora lo portiamo con noi. Verrò anche io in Giudea. Mi porterai con Te da una mia compagna nel Tempio, e quasi parente, perché da Davide viene. Sta a Betzur. La vedrò volentieri, se ancora vive. Poi, al ritorno in Galilea, lo daremo a Porpora. Quando saremo nei pressi di Betsaida Pietro lo prenderà. Quando verremo qui, lontano, il bambino starà con lei. Ah! ma Tu sorridi ora! Allora fai contenta la tua Mamma. Grazie, mio Gesù».

«Sì, sia fatto come tu vuoi».

199.9

Gesù si alza e chiama forte:

«Simone di Giona, vieni qui».

Pietro ha uno scatto e fa di corsa gli scalini: «Che vuoi, Maestro?».

«Vieni qui, uomo usurpatore e corruttore!».

«Io? Perché? Che ho fatto, Signore?».

«Mi hai corrotto la Madre. Per questo volesti essere solo.

Che ti devo fare?». Ma Gesù sorride e Pietro si rassicura.

«Oh!», dice, «mi hai fatto proprio paura! Ma ora ridi… Che vuoi da me, Maestro? La vita? Non ho più che quella, perché mi hai preso tutto… Ma se vuoi te la do».

«Non ti voglio prendere. Ma ti voglio dare. Però non approfittartene della vittoria e non dare il segreto agli altri, furbissimo uomo che vinci il Maestro con l’arma della parola materna. Avrai il bambino ma…».

Gesù non può più parlare perché Pietro, che si era inginocchiato, salta in piedi e bacia Gesù con tale impeto che gli mozza la parola.

«Ringrazia Lei, non Me. Ma però ricorda che questo ti deve essere di aiuto, non di ostacolo…».

«Signore, non avrai a pentirti del dono… Oh! Maria! Che tu sia sempre benedetta, santa e buona…». E Pietro, che è riscivolato in ginocchio, piange proprio, baciando la mano di Maria…

Annotazione

199.9 Gesù si alza e chiama a gran voce:

"Simone, figlio di Giona, vieni qui!".

Pietro trasalì e si affrettò a salire le scale:

"Che cosa vuoi, Maestro?

- Vieni qui, usurpatore e corruttore!

- Io? Perché? Che cosa ho fatto, Signore?

- Hai corrotto mia Madre. Per questo volevi stare da solo. Cosa dovrei fare a te?".

Ma Gesù sorrise e Pietro si rassicurò.

Oh", disse, "mi hai davvero spaventato! Ma ora stai ridendo... Cosa vuoi da me, Maestro?

GESÙ PIACEVOLE: Questo passo ha suscitato polemiche tra alcuni:

- alcuni non riescono a immaginare Gesù che scherza come si fa con i migliori amici (sembrando accusarli dell'antitesi di ciò che evidentemente sono).

- Altri danno una lettura parziale che interpreta la corruzione isolata come una pratica indegna e sconvolgente.

MARIA MEDIATRICE DI TUTTE LE GRAZIE :

Sul primo punto, la barzelletta, va notato che Gesù non usa la volgarità solitamente associata a questo tipo di barzellette, ma ne trae una santa lezione: Maria, Mediatrice di tutte le grazie. Sta "evangelizzando" la nostra umanità.

Quanto all'altra, la lettura del contesto toglie ogni dubbio sull'intenzione di Pietro che, vedendo negato il suo desiderio più profondo, chiede l'aiuto e la mediazione di Maria.

EMR 200.2-6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

È tanto assorto che non avverte il brusio di molte voci e lo scalpiccio di molti passi entro il corridoio di entrata, e poi due pedate leggere che salgono la scaletta esterna e si avvicinano allo stanzone. Solo quando Maria lo chiama alza il capo.

«Figlio, è giunta a Gerusalemme Susanna con la famiglia e mi ha subito accompagnato Aglae. La vuoi udire mentre siamo soli?».

«Sì, Madre. Subito. E che non salga nessuno finché tutto è finito. Spero avere tutto finito prima del ritorno degli altri. Ma ti prego di vegliare acciò non ci siano curiosità indiscrete… in nessuno… e specie per Giuda di Simone».

«Sorveglierò con cura…».

Maria esce per tornare dopo poco tenendo per mano Aglae, non più infagottata nel suo mantellone grigio e nel suo velo calato sul davanti, non più con i sandali alti e complicati di fibbie e di strisce che aveva prima, ma resa in tutto simile ad una ebrea per i sandali piatti e bassi, semplicissimi come quelli di Maria, per la veste di un azzurro cupo sulla quale è drappeggiato il manto, e per il velo bianco messo come lo usano le donne ebree popolane, ossia semplicemente sul capo con un lembo gettato sulle spalle di modo che il viso ne è velato ma non totalmente. L’abito comune a quello di infinite altre donne, e l’essere in un gruppo di galilei, hanno risparmiato ad Aglae di essere riconosciuta.

Entra a capo chino, divenendo di porpora ad ogni passo che fa, e credo che, se Maria non la tirasse dolcemente verso Gesù, si sarebbe inginocchiata sulla soglia.

«Ecco, Figlio, colei che ti cerca da tanto tempo. Ascoltala», dice Maria quando è presso a Gesù e poi si ritira, abbassando le tende sulle porte spalancate e chiudendo quella che è più prossima alla scaletta.

200.3

Aglae si libera del sacchetto che ha sulle spalle e poi si inginocchia ai piedi di Gesù con un grande scoppio di pianto. Scivola fino a terra e piange col capo appoggiato sulle braccia incrociate al suolo.

«Non piangere così. Non è più tempo. Piangere dovevi quando eri in odio a Dio. Non ora che lo ami e ne sei amata».

Ma Aglae continua a piangere… «Non credi che così è?».

La voce si fa strada fra i singhiozzi: «Io lo amo, è vero, come so, come posso… Ma, per quanto io sappia e creda che Dio è Bontà, non posso osare di sperare di avere il suo amore. Ho troppo peccato… Lo avrò, forse, un giorno… Ma devo piangere tanto ancora… Per ora sono sola nel mio amore. Sono sola… Non è la disperata solitudine degli anni passati. È una solitudine piena del desiderio di Dio, perciò non più disperata… ma così triste, così triste…».

«Aglae, come male ancora conosci il Signore! Questo desiderio di Lui ti è prova che Dio risponde al tuo amore, che ti è amico, che ti chiama, che ti invita, che ti vuole. Dio è incapace di rimanere inerte davanti al desiderio della creatura, perché quel desiderio lo ha acceso Lui, Creatore e Signore di ogni creatura, in quel cuore. Lo ha acceso Lui perché ha amato di privilegiato amore l’anima che ora lo desidera. Il desiderio di Dio sempre precede il desiderio della creatura, perché Egli è il Perfettissimo e perciò il suo amore è ben più solerte e acceso dell’amore della creatura».

«Ma come, come può Dio amare il mio fango?».

«Non cercare di comprendere con la tua intelligenza. È un abisso di misericordia, incomprensibile a mente umana. Ma là dove l’intelligenza dell’uomo non può comprendere, comprende invece l’intelligenza dell’amore, l’amore dello spirito. Questo comprende ed entra sicuro nel mistero che è Dio e nel mistero dei rapporti dell’anima con Dio. Entra, Io te lo dico. Entra poiché Dio lo vuole».

«Oh! Salvatore mio! Ma allora io sono proprio perdonata?

Amata proprio io sono? Lo devo credere?».

«Ti ho mai mentito?».

«Oh! no, Signore! Tutto quanto mi hai detto[1] ad Ebron si è avverato. Tu mi hai salvata come è detto dal tuo Nome. Tu mi hai cercata, povera anima perduta. Tu mi hai dato la vita di quest’anima che io portavo in me morta. Tu mi hai detto che se ti avessi cercato ti avrei trovato. E fu vero. Tu mi hai detto che sei dovunque l’uomo ha bisogno di medico e medicina. Ed è vero. Tutto, tutto quanto hai detto alla povera Aglae, da quelle parole del mattino di giugno, alle altre dell’Acqua Speciosa…».

«Devi allora credere anche a queste».

«Sì, credo, credo! Ma Tu dimmi: “Io ti perdono !”».

«Io ti perdono in nome di Dio e di Gesù».

«Grazie…

200.4

Ma ora… Ora che devo fare? Dimmi, Salvatore mio, che cosa devo fare per avere la Vita eterna? L’uomo si corrompe solo nel guardarmi… Io non posso vivere col tremito continuo di essere scoperta e circuita… In questo viaggio io tremavo ad ogni sguardo d’uomo… Io non voglio più peccare né fare peccare. Dammi la via da seguire. Qual che sia la seguirò. Tu vedi che sono forte anche negli stenti… E anche se per troppo stento incontrassi la morte non ne ho paura. La chiamerò “amica mia” perché mi leverà dai pericoli della Terra, e per sempre. Parla, mio Salvatore».

«Va’ in luogo deserto».

«Dove, Signore?».

«Dove vuoi. Dove ti porterà il tuo spirito».

«Sarà capace di tanto il mio spirito appena formato?».

«Sì, perché Dio ti conduce».

«E chi mi parlerà più di Dio?».

«La tua anima risorta, per ora…».

«Ti vedrò mai più?».

«Mai più sulla Terra. Ma fra poco ti avrò redenta del tutto e allora verrò al tuo spirito per prepararti all’ascesa a Dio».

«Come avverrà la mia completa redenzione se non ti vedrò più? Come me la darai?».

«Morendo per tutti i peccatori».

«Oh! no! Tu no, morire!».

«Per darvi la Vita devo darmi la morte. Sono venuto per questo in veste umana. Non piangere… Mi raggiungerai presto dove Io sarò dopo il sacrificio mio e tuo».

«Mio, Signore? Io pure morrò per Te?».

«Sì. Ma in altra maniera. Morirà ora per ora la tua carne e per volere della tua volontà. È quasi un anno che sta morendo. Quando essa sarà tutta morta, Io ti chiamerò».

«Avrò la forza di distruggere la mia carne colpevole?».

«Nella solitudine dove sarai e dove Satana ti assalirà con livida violenza quanto più tu diverrai dei Cieli, troverai un mio apostolo, già peccatore e poi redento».

«Allora non il benedetto che mi parlava di Te? Egli è troppo onesto per essere stato peccatore».

«Non quello. Un altro. Ti raggiungerà all’ora giusta. Ti dirà quanto ancora non puoi sapere. Va’ in pace. La benedizione di Dio sia su di te».

200.5

Aglae, che è sempre stata in ginocchio, si curva a baciare i piedi del Signore. Non osa di più. Poi afferra il suo sacco, lo capovolge. Ne cadono semplici vesti, un piccolo sacchetto che risuona e un’anfora di un delicato alabastro rosa.

Aglae ripone le vesti, raccoglie il sacchetto e dice: «Questo per i tuoi poveri. È il resto dei miei gioielli. Non ho serbato che delle monete per viatico durante il viaggio… perché, se anche Tu non lo avessi detto, sarei andata in luogo remoto. E questo è per Te. Meno soave del profumo della tua santità. Ma è tutto quello che può dare di meglio la Terra. E mi serviva per fare il peggio… Ecco. Dio mi conceda di odorare almeno come questo, al tuo cospetto, in Cielo», e stappa l’anfora dal tappo prezioso spargendone il contenuto al suolo. Un odore acuto di rose sale a ondate dai mattoni che si impregnano dell’essenza preziosa.

Aglae ritira l’anfora vuota. «Per ricordo di quest’ora», dice e poi si curva ancora a baciare i piedi di Gesù e si rialza, si ritira a ritroso, esce, chiude la porta… Si sente il suo passo allontanarsi verso la scala, la sua voce scambiare poche parole con Maria, e poi il rumore dei sandali che scendono la scala, e poi più nulla. Di Aglae non resta che il sacchettino ai piedi di Gesù e l’aroma acutissimo per tutta la stanza.

Gesù si alza… raccoglie il sacchetto e se lo pone in seno, va ad una apertura che guarda sulla via, sorride vedendo la donna sola che si allontana nel suo mantello ebraico verso Betlemme. Fa un gesto di benedizione e poi va sulla terrazza e chiama: «Mamma».

Maria sale lesta la scala: «L’hai fatta felice, Figlio mio. È andata, con fortezza e con pace».

«Sì, Madre. Quando tornerà Andrea, mandamelo per primo».

200.6

Passa del tempo, poi si sentono le voci degli apostoli che ritornano… Accorre Andrea: «Maestro, mi vuoi?».

«Sì, vieni qui. Nessuno lo saprà, ma per te è giustizia dirlo.

Andrea, grazie in nome di Dio e di un’anima».

«Grazie? Di che?».

«Non senti questo profumo? È il ricordo della Velata. È venuta. È salvata».

Andrea diviene rosso come una fragola, scivola in ginocchio e non trova una parola… Infine dice: «Ora sono contento. Sia benedetto il Signore!».

«Sì. Alzati. Non dire agli altri che è venuta».

«Tacerò, Signore».

«Vai pure. Ascolta, c’è ancora Giuda di Simone?».

«Sì, ci ha voluto accompagnare… dicendo… tante menzogne. Perché fa così, Signore?».

«Perché è un ragazzo viziato. Dimmi la verità: vi siete litigati?».

«No. Mio fratello è troppo felice col suo bambino per avere voglia di farlo, e gli altri… lo sai… sono più prudenti. Ma certo, in cuor nostro, siamo tutti disgustati. Ma dopo cena torna via… Altri amici… dice lui. Oh! e sprezza le meretrici!…».

«Sii buono, Andrea. Anche tu devi essere felice questa sera…».

«Sì, Maestro. Ho anche io la mia invisibile ma dolce paternità. Vado».

Dettaglio

André compare solo in 200,6. Aglaia lo cita in 200,4. Poiché la sorte di Aglaia era importante per il fratello di Pietro, includiamo l'intera discussione che Aglaia ebbe con Gesù.

Annotazione

Tutto ciò che mi hai detto a Hebron si è avverato. In EMV 77.

Troverete uno dei miei apostoli che un tempo era un peccatore, poi è stato redento. Probabilmente Matteo.

Quindi non era l'apostolo benedetto che mi parlava di te? Andrea.

Anch'io ho la mia invisibile, ma dolce paternità. Io me ne vado. Riferimento alla paternità di Pietro nei confronti di Marziam. Gesù gli ha concesso di essere suo padre adottivo in EMV 199.

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