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Simon-Pierre - Simone di Giona (apostolo)

Tema: Apostoli · Pagina 22 di 26

Comfort di lettura

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EMR 199.7-8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Man perceives the perfume of virgins… Mi ricordo Giuseppe. Io non sapevo che parole usare. Egli non sapeva il mio segreto… Eppure mi aiutò a dirlo con una percezione di santo. Aveva sentito l’odore dell’anima mia… Vedi anche Giovanni?… Che pace!… E tutti lo cercano… Lo stesso Giuda di Keriot, per quanto… No, Figlio. Giuda non è cambiato. Io lo so e Tu lo sai. Noi non parliamo perché non vogliamo dare inizio alla guerra. Ma anche se non parliamo, sappiamo… e anche se non parliamo, gli altri intuiscono… Oh! mio Gesù! Mi hanno raccontato i giovani, oggi, al Getsemani, l’episodio di Magdala e quello della mattina del sabato… L’innocenza parla… perché vede per gli occhi del suo angelo. Ma anche i vecchi intravedono… Non hanno torto. È un essere sfuggente… Tutto in lui è sfuggente… ed io ho paura di lui ed ho sul labbro le stesse parole di Beniamino a Magdala e di Marjziam al Getsemani, perché ho lo stesso ribrezzo per Giuda che hanno i bambini».

«Non tutti possono essere Giovanni!…».

«Ma non lo pretendo! Sarebbe un paradiso la Terra, allora.

Ma, vedi, Tu mi hai detto dell’altro Giovanni… Un uomo che ha ucciso… ma mi fa solo pietà. Giuda mi fa paura».

«Amalo, Madre! Amalo, per amor mio!».

«Sì, Figlio. Ma non servirà neppure il mio amore. Sarà solo sofferenza a me e colpa in lui. Oh! perché mai è entrato! Turba tutti, offende Pietro che è degno di ogni rispetto».

199.8

«Sì. Pietro è molto buono. Per lui farei qualunque cosa, perché lo merita».

Annotazione

Oh, mio Gesù! Oggi, nel Getsemani, i giovani mi hanno raccontato l'episodio della Maddalena e quello del sabato mattina. Due bambini hanno detto che Giuda "li ha spaventati": Beniamino di Magdala in EMV 184,7 e Marziam in EMV 196,6.

EMR 199.8-9 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Sì. Pietro è molto buono. Per lui farei qualunque cosa, perché lo merita».

«Se ti sentisse direbbe col suo buon sorriso schietto: “Ah! Signore, ciò non è vero!”. E avrebbe ragione».

«Perché, Madre?». Ma Gesù sorride già perché ha capito.

«Perché Tu non lo accontenti dandogli un figlio. Mi ha detto tutte le sue speranze, i suoi desideri… e le tue ripulse».

«E non ti ha detto le ragioni con cui le ho giustificate?».

«Sì. Me le ha dette ed ha aggiunto: “È vero… ma io sono un uomo, un povero uomo. Gesù si ostina a vedere in me un grande uomo. Ma io so di essere ben meschino, e perciò… mi potrebbe dare un bambino. Mi ero sposato per averne… muoio senza averne”. E ha detto – accennando al bambino che, felice della bella veste comperata da Pietro, lo aveva baciato dicendogli: “Padre amato” – ha detto: “Vedi, quando questo esserino, che solo dieci giorni or sono non conoscevo ancora, mi dice così, io mi sento diventare più morbido del burro e più dolce del miele, e piango perché… ogni giorno che passa me lo porta via questo bambino…”».

Maria tace osservando Gesù, studiandolo in volto, aspettando una parola… Ma Gesù ha messo il gomito sul ginocchio, la testa sulla mano, e tace guardando la distesa verde del frutteto.

Maria gli prende la mano e la carezza e dice: «Simone ha questo grande desiderio… Mentre andavo con lui non ha fatto che parlarmene, e con ragioni così giuste che… non ho potuto dire nulla per farlo tacere. Erano le stesse ragioni che pensiamo tutte noi, donne e madri. Il bambino non è robusto. Fosse stato come eri Tu… oh! allora avrebbe potuto andare incontro alla vita del discepolo senza paura. Ma è così esile!… Molto intelligente, molto buono… ma nulla di più. Quando un tortorino è delicato non si può lanciarlo a volo presto, come si fa con i forti. I pastori sono buoni… ma sempre uomini. I bambini hanno bisogno delle donne. Perché non lo lasci a Simone? Finché gli neghi una creatura proprio nata da lui, comprendo il motivo. Un piccino nostro è come un’àncora. E Simone, destinato a tanta sorte, non può avere àncore che lo trattengano. Ma però, devi convenire che egli deve essere il “padre” di tutti i figli che Tu gli lascerai. Come può essere padre se non ha fatto scuola con un bambino? Dolce deve essere un padre. Simone è buono, ma dolce no. È impulsivo e intransigente. Non c’è che una creaturina che gli possa insegnare l’arte sottile del compatimento per chi è debole… Considera questa sorte di Simone… È bene il tuo successore! Oh! che la devo pur dire questa atroce parola! Ma per tutto il dolore che mi costa a dirla, ascoltami. Mai ti consiglierei cosa che non fosse buona. Marjziam… Tu ne vuoi fare un perfetto discepolo… Ma è ancora bambino. Tu… te ne andrai prima che lui sia uomo. A chi allora darlo, per completarne la formazione, meglio che a Simone? Infine, povero Simone, Tu sai come è stato tribolato, anche per causa di Te, dalla suocera sua; eppure non ha ripreso un granello del suo passato, della sua libertà di or è un anno, per essere lasciato in pace dalla suocera, che neppur Tu hai potuto mutare. E quella povera creatura di sua moglie? Oh! ha un tale desiderio di amare e di essere amata. La madre… oh!… Il marito? Un caro prepotente… Mai un affetto che le si sia dato senza troppo esigere… Povera donna!… Lasciale il bambino. Ascolta, Figlio. Per ora lo portiamo con noi. Verrò anche io in Giudea. Mi porterai con Te da una mia compagna nel Tempio, e quasi parente, perché da Davide viene. Sta a Betzur. La vedrò volentieri, se ancora vive. Poi, al ritorno in Galilea, lo daremo a Porpora. Quando saremo nei pressi di Betsaida Pietro lo prenderà. Quando verremo qui, lontano, il bambino starà con lei. Ah! ma Tu sorridi ora! Allora fai contenta la tua Mamma. Grazie, mio Gesù».

«Sì, sia fatto come tu vuoi».

199.9

Gesù si alza e chiama forte:

«Simone di Giona, vieni qui».

Pietro ha uno scatto e fa di corsa gli scalini: «Che vuoi, Maestro?».

«Vieni qui, uomo usurpatore e corruttore!».

«Io? Perché? Che ho fatto, Signore?».

«Mi hai corrotto la Madre. Per questo volesti essere solo.

Che ti devo fare?». Ma Gesù sorride e Pietro si rassicura.

«Oh!», dice, «mi hai fatto proprio paura! Ma ora ridi… Che vuoi da me, Maestro? La vita? Non ho più che quella, perché mi hai preso tutto… Ma se vuoi te la do».

«Non ti voglio prendere. Ma ti voglio dare. Però non approfittartene della vittoria e non dare il segreto agli altri, furbissimo uomo che vinci il Maestro con l’arma della parola materna. Avrai il bambino ma…».

Gesù non può più parlare perché Pietro, che si era inginocchiato, salta in piedi e bacia Gesù con tale impeto che gli mozza la parola.

«Ringrazia Lei, non Me. Ma però ricorda che questo ti deve essere di aiuto, non di ostacolo…».

«Signore, non avrai a pentirti del dono… Oh! Maria! Che tu sia sempre benedetta, santa e buona…». E Pietro, che è riscivolato in ginocchio, piange proprio, baciando la mano di Maria…

Annotazione

199.9 Gesù si alza e chiama a gran voce:

"Simone, figlio di Giona, vieni qui!".

Pietro trasalì e si affrettò a salire le scale:

"Che cosa vuoi, Maestro?

- Vieni qui, usurpatore e corruttore!

- Io? Perché? Che cosa ho fatto, Signore?

- Hai corrotto mia Madre. Per questo volevi stare da solo. Cosa dovrei fare a te?".

Ma Gesù sorrise e Pietro si rassicurò.

Oh", disse, "mi hai davvero spaventato! Ma ora stai ridendo... Cosa vuoi da me, Maestro?

GESÙ PIACEVOLE: Questo passo ha suscitato polemiche tra alcuni:

- alcuni non riescono a immaginare Gesù che scherza come si fa con i migliori amici (sembrando accusarli dell'antitesi di ciò che evidentemente sono).

- Altri danno una lettura parziale che interpreta la corruzione isolata come una pratica indegna e sconvolgente.

MARIA MEDIATRICE DI TUTTE LE GRAZIE :

Sul primo punto, la barzelletta, va notato che Gesù non usa la volgarità solitamente associata a questo tipo di barzellette, ma ne trae una santa lezione: Maria, Mediatrice di tutte le grazie. Sta "evangelizzando" la nostra umanità.

Quanto all'altra, la lettura del contesto toglie ogni dubbio sull'intenzione di Pietro che, vedendo negato il suo desiderio più profondo, chiede l'aiuto e la mediazione di Maria.

EMR 200.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Passa del tempo, poi si sentono le voci degli apostoli che ritornano… Accorre Andrea: «Maestro, mi vuoi?».

«Sì, vieni qui. Nessuno lo saprà, ma per te è giustizia dirlo.

Andrea, grazie in nome di Dio e di un’anima».

«Grazie? Di che?».

«Non senti questo profumo? È il ricordo della Velata. È venuta. È salvata».

Andrea diviene rosso come una fragola, scivola in ginocchio e non trova una parola… Infine dice: «Ora sono contento. Sia benedetto il Signore!».

«Sì. Alzati. Non dire agli altri che è venuta».

«Tacerò, Signore».

«Vai pure. Ascolta, c’è ancora Giuda di Simone?».

«Sì, ci ha voluto accompagnare… dicendo… tante menzogne. Perché fa così, Signore?».

«Perché è un ragazzo viziato. Dimmi la verità: vi siete litigati?».

«No. Mio fratello è troppo felice col suo bambino per avere voglia di farlo, e gli altri… lo sai… sono più prudenti. Ma certo, in cuor nostro, siamo tutti disgustati. Ma dopo cena torna via… Altri amici… dice lui. Oh! e sprezza le meretrici!…».

«Sii buono, Andrea. Anche tu devi essere felice questa sera…».

«Sì, Maestro. Ho anche io la mia invisibile ma dolce paternità. Vado».

Annotazione

Anch'io ho la mia invisibile, ma dolce paternità. Io me ne vado. Riferimento alla paternità di Pietro nei confronti di Marziam. Gesù gli ha concesso di essere suo padre adottivo in EMV 199.

EMR 200.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ancora qualche tempo, poi salgono in gruppo gli apostoli col bambino e Giovanni di Endor. Li seguono le donne con le pietanze e i lumi. Ultimo viene Lazzaro con Simone.

Appena entrano nella stanza esclamano: «Ah! ma veniva di qui!!!», e fiutano l’aria satura di profumo di rose, satura nonostante le porte spalancate. «Ma chi ha profumato così questa stanza? Marta forse?», chiedono in molti.

«Mia sorella non si è mossa di casa, oggi, dopo le mense», risponde Lazzaro.

«E chi allora? Qualche satrapo assiro?», scherza Pietro.

«L’amore di una redenta», dice serio Gesù.

«Poteva risparmiarsi questo inutile sfoggio di redenzione e dare quanto ha speso per i poveri. Sono tanti e sanno che noi diamo. Io non ho più un picciolo», dice irritato l’Iscariota. «E dobbiamo comperare l’agnello, affittare la stanza per il Cenacolo e…».

«Ma vi ho offerto tutto io…», dice Lazzaro.

«Non è giusto. Perde il bello, il rito. La Legge dice: “Prenderai l’agnello per te e la tua casa”. Non dice: “Accetterai l’agnello”».

Bartolomeo si volta di scatto, apre la bocca, ma poi la chiude. Pietro diviene cremisi nello sforzo di tacere. Ma lo Zelote, che è in casa sua, sente di poter parlare e dice: «Queste sono sottigliezze rabbiniche… Ti prego di lasciarle perdere e di conservare, in cambio, rispetto al mio amico Lazzaro».

«Bravo, Simone!». Pietro scoppia se non parla. «Bravo! Mi pare anche che ci si dimentichi un poco troppo che solo il Maestro ha diritto di insegnare…». Pietro dice quel «ci si dimentichi» con uno sforzo eroico per non dire: «che Giuda dimentica».

«È vero… ma… sono nervoso, ecco. Scusa, Maestro».

«Sì. E anche ti rispondo. La gratitudine è una grande virtù.

Io sono grato a Lazzaro. Come quella redenta fu grata a Me. Io spargo su Lazzaro il profumo della mia benedizione, anche per quelli, fra i miei apostoli, che non lo sanno fare, Io, capo di voi tutti. La donna ha sparso ai miei piedi il profumo della sua gioia di salvata. Ha riconosciuto il Re, ed è venuta al Re, prima di molti altri sui quali il Re ha effuso molto più amore che non su di lei. Lasciatela fare senza criticarla. Non potrà essere presente alla mia acclamazione, né alla mia unzione. La sua croce è già sulla sua spalla. Pietro, tu hai detto se era venuto qui un satrapo assiro. In verità ti dico che neppure l’incenso dei Magi, tanto puro e prezioso, era più soave di questo, più prezioso di questo. L’essenza è stemperata nel pianto, e per questo è così acuta: l’umiltà sostiene l’amore e lo rende perfetto. Sediamo a mensa, amici…».

E con l’offerta del cibo cessa la visione.

Dettaglio

Aglaia si presentò a Gesù e versò del profumo nella stanza come segno della sua conversione. Quando gli apostoli salirono al piano superiore, lei era già uscita.

Annotazione

Libro dell'Esodo 12, 3

Es 12, 3: Parlate a tutta la comunità d'Israele e dite: Il decimo giorno di questo mese ognuno prenda un agnello per ogni famiglia, un agnello per ogni casa.

EMR 201.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Deve essere la mattina del mercoledì perché la comitiva degli apostoli e delle donne, preceduta da Gesù e Maria col piccolo fra di loro, si avvicina alla porta dei Pesci. Con loro è anche Giuseppe d’Arimatea che, fedele alla parola data, è andato loro incontro.

Gesù cerca con lo sguardo il milite Alessandro, ma non lo vede.

«Neanche oggi vi è. Vorrei sapere che ne è stato…».

Ma la folla è tanta che non c’è modo di rivolgersi ai soldati, e sarebbe forse anche imprudente, perché i giudei sono più intransigenti che mai nella imminenza della festa e con il rancore per la cattura del Battista, di cui fanno complice anche Pilato e i suoi satelliti. Comprendo tutto questo per gli epiteti e i battibecchi che continuamente si accendono alla porta fra i militi e i cittadini, e gli insulti… pittoreschi e non parlamentari che scoppiettano ad ogni momento come il fuoco di una girandola perpetua.

Le donne di Galilea ne sono scandalizzate e si avvolgono più strette che mai nei loro veli e nei loro mantelli. Maria arrossisce, ma procede sicura, dritta come una palma, guardando suo Figlio, il quale, di suo, non tenta neppure di cercare di fare ragionare gli esaltati ebrei né di consigliare pietà ai soldati verso gli ebrei. E dato che qualche epiteto poco bello va anche al gruppo dei galilei, Giuseppe d’Arimatea viene avanti, presso Gesù, e la folla, che lo conosce, tace per rispetto di lui.

La porta dei Pesci è finalmente superata e questo fiume di popolo che a ondate si riversa in città, mescolato ad asini e a mandre, si dilaga per le vie…

EMR 201.2-3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Eccoci, Maestro!», saluta Tommaso che è con Filippo e Bartolomeo al di là della porta.

«Giuda non c’è?», «Perché qui?», chiedono in diversi.

«No. Noi siamo qui dal primo mattino per tema che Tu anticipassi la venuta. Ma lui non si è visto. Io ieri l’ho incontrato, era con Sadoc lo scriba, sai, Giuseppe? Quello vecchio, magro, con la verruca sotto l’occhio. E c’erano anche altri… giovani, questi. Gli ho gridato: “Ti saluto, Giuda”. Ma non mi ha risposto fingendo di non conoscermi. Ho detto: “Ma che ha costui?” e gli sono andato dietro per qualche metro. Si è separato da Sadoc, col quale pareva un levita, e se ne è andato con gli altri della sua età che… non erano certo dei leviti… E ora non c’è… E lo sapeva che avevamo deciso di venire qui!».

Filippo non dice nulla. Bartolomeo stringe le labbra fino ad annullarle quasi per fare barriera al giudizio che gli sale dal cuore.

«Bene, bene! Andiamo lo stesso! Non piangerò di certo per la sua assenza», dice Pietro.

«Attendiamo ancora per un poco. Può essere stato trattenuto per via», dice serio Gesù.

Si addossano al muro dalla parte dell’ombra, le donne in gruppo, gli uomini in un altro gruppo.

Sono tutti in vesti solenni. Pietro, poi, è proprio di lusso. Sfoggia un copricapo nuovissimo, candido come neve e tenuto da un gallone ricamato in rosso e oro. Ha la sua migliore veste color granata scurissimo, abbellita da una cintura nuova come è il gallone del copricapo, e da essa pende il coltello a guaina come un pugnale, dalla impugnatura bulinata e il fodero di ottone tutto traforato, attraverso al quale luccica il ferro tersissimo della lama. Anche gli altri sono su per giù tutti così armati. Solo Gesù è senza armi, in veste di lino candidissima e col mantello azzurro fiordaliso, che certo Maria gli ha tessuto nell’inverno. Marjziam è vestito di un rosso pallido con un gallone in tinta più scura al collo, alla balza e ai polsi, e uguale gallone ricamato è all’altezza della cintura e ai bordi del mantello, che però il bambino tiene piegato sul braccio, e se lo carezza contento, alzando di tanto in tanto un visetto per metà ridente e per metà preoccupato… Anche Pietro ha in mano un involto che tiene con cura.

201.3

Passa del tempo… e Giuda non viene.

«Non si è degnato…», brontola Pietro e forse direbbe di più, ma l’apostolo Giovanni dice: «Forse ci aspetta alla porta Dorata…».

Vanno al Tempio. Ma Giuda non c’è.

Giuseppe d’Arimatea non pazienta oltre. Dice: «Andiamo». Marjziam diventa un poco pallido e bacia Maria dicendo:

«Prega!… prega!…».

«Sì, caro. Non avere paura. Sai tanto bene…».

Marjziam si attacca allora a Pietro. Stringe nervosamente la mano di Pietro e, non sentendosi ancora sicuro, vorrebbe la mano di Gesù.

«Io non vengo, Marjziam. Vado a pregare per te. Ci vedremo dopo».

«Non vieni? Perché, Maestro?», dice stupito Pietro.

«Perché è meglio così…». Gesù è molto serio, direi triste. E termina: «Giuseppe, che è giusto, non può che approvare il mio atto».

Infatti Giuseppe non ribatte parola e col suo silenzio, e con un sospiro eloquente, conferma.

«Allora… andiamo…». Pietro è un poco afflitto.

Marjziam si attacca allora a Giovanni. E vanno, preceduti da Giuseppe che è di continuo salutato con profondi inchini. Con loro vanno Simone e Tommaso. Gli altri restano con Gesù.

EMR 201.3-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Andiamo». Marjziam diventa un poco pallido e bacia Maria dicendo:

«Prega!… prega!…».

«Sì, caro. Non avere paura. Sai tanto bene…».

Marjziam si attacca allora a Pietro. Stringe nervosamente la mano di Pietro e, non sentendosi ancora sicuro, vorrebbe la mano di Gesù.

«Io non vengo, Marjziam. Vado a pregare per te. Ci vedremo dopo».

«Non vieni? Perché, Maestro?», dice stupito Pietro.

«Perché è meglio così…». Gesù è molto serio, direi triste. E termina: «Giuseppe, che è giusto, non può che approvare il mio atto».

Infatti Giuseppe non ribatte parola e col suo silenzio, e con un sospiro eloquente, conferma.

«Allora… andiamo…». Pietro è un poco afflitto.

Marjziam si attacca allora a Giovanni. E vanno, preceduti da Giuseppe che è di continuo salutato con profondi inchini. Con loro vanno Simone e Tommaso. Gli altri restano con Gesù.

201.4

Entrano nella sala dove entrò a suo tempo Gesù. Un giovane, che sta scrivendo in un angolo, si alza di scatto vedendo Giuseppe e si piega fino a terra.

«Dio sia con te, Zaccaria. Va’ a chiamare sollecitamente Asrael e Giacobbe».

Il giovane parte per tornare quasi subito con due rabbini, sinagoghi, scribi, che so? Due arcigni personaggi che spianano il loro sussiego solo davanti a Giuseppe. Dietro di loro entrano altri otto meno imponenti. Si siedono lasciando in piedi i postulanti, il d’Arimatea incluso.

«Che vuoi, Giuseppe?», chiede il più anziano.

«Presentare alla vostra sagacia questo figlio di Abramo che ha compito il tempo prescritto per entrare nella Legge e reggervisi da solo».

«Tuo parente?», e guardano stupiti.

«In Dio tutti parenti. Ma il fanciullo è orfano, e questo uomo, della cui onestà io mi faccio mallevadore, lo ha preso per suo, acciò il suo talamo non resti privo di discendenza».

«Chi è l’uomo? Risponda di suo».

«Simone di Giona, di Betsaida di Galilea, coniugato senza prole, pescatore per il mondo, figlio della Legge per l’Altissimo».

«E tu, galileo, ti assumi questa paternità? Perché?».

«È detto[1] nella Legge di avere amore all’orfano e alla vedova. Lo faccio».

«Può mai conoscere costui la Legge al punto di meritare di… Ma tu, fanciullo, rispondi. Chi sei?».

«Jabé Marjziam di Giovanni, delle campagne di Emmaus, nato dodici anni or sono».

«Giudeo dunque. È egli lecito che un galileo lo curi? Scrutiamo le leggi».

«Ma che sono? Lebbroso o maledetto?». Il sangue di Pietro inizia a bollire.

«Taci, Simone. Io parlo per lui. Vi ho detto che mi faccio di quest’uomo mallevadore. Lo conosco come fosse della mia casa. L’Anziano Giuseppe non proporrebbe mai una cosa contraria alla Legge e neppure alle leggi. Vogliate esaminare il fanciullo con giustizia e sollecitudine. Il cortile è pieno di fanciulli che attendono l’esame. Non siate lenti, per amore di tutti».

«Ma chi lo prova che il fanciullo è dodicenne e riscattato dal Tempio?».

«Lo puoi provare con le scritture. Noiosa ricerca ma che si può fare. Fanciullo, mi hai detto essere il primogenito?».

«Sì, signore. Puoi vederlo perché fui sacro al Signore e riscattato con le dovute decime».

«Cerchiamo allora queste notizie…», dice Giuseppe.

«Non serve», rispondono asciutti i due cavillosi.

201.5

«Vieni qui, fanciullo. Di’ il Decalogo». E il bambino lo dice sicuro.

«Dàmmi quel rotolo, Giacobbe. Leggi se sai».

«Dove, rabbi?».

«Dove vuoi. Dove ti cade l’occhio», dice Asrael.

«No. Qui. Dàmmi», dice Giacobbe. E apre fino a un punto il rotolo e poi dice: «Qui».

«“Allora egli disse loro in segreto: ‘Benedite il Dio del Cielo e dategli lode dinanzi a tutti i viventi, perché Egli ha usato con voi la sua misericordia. Certo è bene tenere nascosto il segreto del re, ma è però onorifico rivelare…’”».

«Basta! Basta! Cosa sono queste?», chiede Giacobbe indicando le frange del suo mantello.

«Le frange sacre, signore: le portiamo per ricordarci dei precetti del Signore altissimo».

«È lecito ad un israelita nutrirsi di ogni carne?…», chiede Asrael.

«No, signore. Ma solo di quelle che sono dichiarate monde».

«Dimmi i precetti…».

E docile il bambino attacca le litanie dei: «Non farai…».

«Basta, basta! per essere un galileo sa persino troppo. Uomo, tocca a te giurare che il figlio è maggiorenne».

Pietro, col miglior garbo di cui ancora dispone dopo tante sgarberie, pronuncia il suo discorsetto paterno: «Come voi avete osservato, il figlio mio, giunto alla età prescritta, è capace di guidarsi conoscendo la Legge, i precetti, le consuetudini, le tradizioni, le cerimonie, le benedizioni, le preghiere. Perciò, come avete constatato, può da me e da lui essere chiesta la maggiore età. Veramente ciò doveva essere detto prima da me; ma qui sono state violate, e non da noi galilei, le consuetudini, e fu interrogato il fanciullo prima del padre. Ma ora io vi dico: posto che lo avete ritenuto capace, da questo momento io non sono più responsabile delle sue azioni, né presso Dio né presso gli uomini».

«Passate nella sinagoga».

Il piccolo corteo passa nella sinagoga fra i volti arcigni dei rabbi che Pietro ha messo a posto.

Ritto di fronte ai leggii e alle lampade, Marjziam subisce il taglio dei capelli, che dalle spalle vengono raccorciati fino alle orecchie, e poi Pietro, che ha aperto il suo fagottino, ne leva una bella cintura di lana rossa, ricamata in giallo oro, e la stringe alla vita del fanciullo, e poi, mentre i sacerdoti legano alla fronte e al braccio delle striscioline di cuoio, Pietro si affanna ad appuntare al mantello, che Marziam gli ha passato, le frange sacre. Ed è ben commosso Pietro quando intona la lode al Signore!…

201.6

La cerimonia è finita. Sgusciano fuori svelti e Pietro dice:

«Meno male! Non mi reggevo più! Hai visto, Giuseppe? Neppure hanno compito il rito. Non importa. Tu… tu, figlio mio, hai chi ti consacra… Andiamo a prendere un agnellino per il sacrificio di lode al Signore. Un agnellino caro come te. Io ti ringrazio, Giuseppe! Di’ anche tu “grazie” a questo grande amico. Senza di te ci trattavano male del tutto».

«Simone, io sono contento di essere stato utile ad un giusto tuo pari, e ti prego di venire nella mia casa di Bezeta per il banchetto. Con te tutti, è naturale».

«Andiamo a dirlo al Maestro. Per me… troppo onore!», dice umile Pietro, ma sfavilla di gioia.

Riattraversano le corti e gli atri fino al cortile delle donne, dove Marjziam è felicitato da tutte, e poi gli uomini passano nell’atrio degli israeliti dove è Gesù coi suoi. Si riuniscono tutti, in una composta comunione di felicità, e mentre Pietro va a sacrificare l’agnello si avviano per portici e cortili sino alla prima cinta.

201.7

Come è felice Pietro col suo bambino, perfetto israelita ormai! Tanto da non vedere la ruga che taglia la fronte di Gesù. Tanto da non rilevare il silenzio piuttosto opprimente dei compagni. È soltanto nella sala della casa di Giuseppe – quando il bambino, alla richiesta di rito su quanto vuol fare in futuro, dichiara: «Sarò pescatore come il padre mio» – che, fra le lacrime, Pietro si sovviene e comprende… «Però… Giuda ci ha messo una goccia di veleno in questa festa… E Tu sei crucciato, Maestro… e gli altri sono tristi per questo. Perdonate tutti se io non ho visto prima… Ah! quel Giuda!…».

Il suo sospiro credo sia in tutti i cuori… Ma Gesù, per levare il veleno, si sforza di sorridere e dice: «Non te ne crucciare, Simone. Non manca che tua moglie alla festa… e Io pensavo anche a lei, così buona e sacrificata sempre. Ma presto avrà la sua gioia, inaspettata e chissà come bene accolta. Pensiamo al buono che è nel mondo. Vieni. Sicché Marjziam ha risposto per bene? Lo sapevo in anticipo…».

Giuseppe rientra dopo avere dato ordini ai servi. «Io vi ringrazio tutti», dice, «per avermi ringiovanito con questa cerimonia e per farmi l’onore di avere nella mia casa il Maestro, sua Madre, le parenti, e voi, cari condiscepoli. Venite nel giardino. Vi è aria, e i fiori…»; e tutto ha fine.

EMR 202.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La vigilia della Pasqua. Solo con i suoi apostoli, perché le donne non sono unite al gruppo, Gesù attende il ritorno di Pietro che ha portato l’agnello pasquale al suo sacrificio.

Mentre attendono, e Gesù parla di Salomone al bambino[1], ecco Giuda che attraversa il grande cortile. È con un gruppo di giovani e parla con grandi gesti magniloquenti e con pose ispirate. Il suo mantello si agita continuamente ed egli se lo drappeggia con pose sapienti… Credo che Cicerone non era più pomposo quando pronunciava le sue orazioni…

EMR 202.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ecco mio padre!», grida Marjziam che scorge Pietro di ritorno col suo agnello sgozzato, sventrato, riavvolto nella pelle.

«Oh! con lui è Michea e gli altri! Vado, posso andare incontro a loro per sentire del vecchio padre?».

«Vai, figlio», dice Gesù accarezzandolo. E aggiunge, toccando Giovanni di Endor sulla spalla: «Ti prego, accompagnalo e… trattienili un poco».

Dettaglio

Gesù sta rimproverando Giuda quando Marziam vede Pietro e alcuni contadini di Doras.

EMR 202.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù si volge e va verso i contadini che sono in estasi davanti al mutato Marjziam.

Fa pochi passi e poi si arresta per la considerazione di Tommaso: «Per Geovà! Voleva vederti nella violenza di re! Lo hai servito!…».

«Vi prego dimenticare tutti l’incidente, così come Io mi sforzo di farlo. E vi ordino il silenzio con Simone di Giona, Giovanni di Endor e il piccolo. Per motivi che la vostra intelligenza è in grado di comprendere, è bene non addolorare e non scandalizzare quei tre. E silenzio a Betania, con le donne. Vi è mia Madre, ricordatevelo».

«Sta’ sicuro, Maestro», «Faremo di tutto per riparare», «E per consolarti, sì», dicono tutti.

«Grazie…

Dettaglio

Gesù ha appena rimproverato Giuda e nel frattempo lo lascia.