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Note della parola chiave

Animali

Tema: Insegnamenti legati al Magistero della Chiesa · Pagina 4 di 5

Comfort di lettura

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EMR 182.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Avete detto: “Lassù dove noi siamo parlano solo i venti e delle volte parla il lupo e fa strage”. Quello che avviene lassù avviene nei cuori per opera di Dio, dell’uomo e di Satana. Perciò potete avere lassù quanto avreste in ogni luogo.

Conoscete abbastanza la Legge per sapere i suoi dieci comandi? Anche tu, bambino? E allora avete sufficienza di sapere. Se voi praticherete con fedeltà quanto Dio ha dato per comando sarete santi. Non lamentatevi di essere lungi dal mondo. Siete preservati da molta corruzione perciò. E Dio non vi è lontano ma più vicino in quella solitudine, dove parla la sua voce nei venti da Lui creati, nelle erbe e nelle acque, che non fra gli uomini. Vi insegna una grande, anzi molte grandi virtù questo gregge. Esso è mansueto e ubbidiente. Di poco si accontenta ed è grato per ciò che ha. Sa amare e riconoscere chi lo cura ed ama. Fate altrettanto dicendo: “Dio è il nostro Pastore e noi siamo le sue pecore. Il suo occhio è su noi. Egli ci tutela e ci concede non ciò che è fonte di vizio ma necessità di vita”.

E tenete lontano il lupo dal cuore. Il lupo sono gli uomini malvagi che forse vi sobillano e seducono a male azioni per ordine di Satana, ed è Satana stesso che vi tenta al peccato per sbranarvi. Vigilate. Voi pastori sapete le abitudini del lupo. Egli è astuto per quanto le pecore sono semplici e innocenti. Si accosta piano, dopo avere osservato dall’alto le abitudini del gregge, scivolando fra i cespugli si avvicina, e per non attirare l’attenzione si immobilizza poi in posizioni di pietra. Non pare un grosso masso rotolato fra le erbe? Ma poi, quando è sicuro che nessuno vigila, balza e azzanna. Così fa Satana. Vi sorveglia per sapere i vostri punti deboli, si aggira a voi d’intorno, pare innocuo e assente, rivolto altrove, mentre tiene d’occhio voi, e poi all’improvviso balza per trarvi in peccato e vi riesce qualche volta.

Ma presso di voi vi è un medico ed un pietoso. Dio e il vostro angelo. Se vi siete feriti, se siete caduti malati, non scostatevi da loro come fa il cane divenuto rabbioso. Ma anzi piangendo gridate a loro: “Aiuto!”. Dio perdona chi si pente, e l’angelo vostro è pronto a supplicare Dio per voi e con voi.»

Dettaglio

Gesù parla del lupo che i pastori a volte sentono.

Annotazione

Voi pastori conoscete le abitudini del lupo. I lupi non sono rari in Palestina. Esistono due razze: il lupo comune (canis lupus), che vive in Galilea e nelle regioni montuose del Basan, e il lupo egiziano (canis lupaster), molto più piccolo e con arti più sottili, che abita il sud(fonte).

EMR 186.2-8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù, tagliato il lago in direzione nord-ovest sud-est, si raccomanda a Pietro di sbarcare presso Ippo. E Pietro ubbidisce senza discutere, scendendo con la barca fino all’imboccatura di un fiumiciattolo che la primavera e il recente temporale fanno pieno e fragoroso e che sbocca nel lago da una gola aspra e scogliosa, come è tutta la costa in questo punto. I garzoni assicurano le barche – ve ne è uno per ogni barca – e ricevono l’ordine di attendere fino a sera per tornare a Cafarnao.

«E fate i pesci con chi vi interroga», consiglia Pietro. «A chi vi domanda dove è il Maestro rispondete sicuri: “Non lo so”. A chi vuole sapere dove è diretto, lo stesso. Tanto è verità.

Non lo sapete».

Si separano, e Gesù intraprende la salita di un ripido sentiero che si inerpica sulla scogliera quasi a picco. Gli apostoli lo seguono per il sentiero malagevole fino al sommo della scogliera, che si placa in un pianoro sparso di querce sotto le quali pasturano molti porci.

«Fetidi animali!», esclama Bartolomeo. «Ci impediscono di passare…».

«No. Non ci impediscono. Vi è posto per tutti», risponde calmo Gesù.

Del resto i guardiani, vedendo degli israeliti, cercano di radunare i porci sotto le querce lasciando libero il sentiero. E gli apostoli passano, facendo mille boccacce, fra le lordure lasciate dagli animali, che grufolano ben pingui e sempre cercanti maggiore pinguedine.

Gesù è passato senza tante storie, dicendo ai guardiani del branco: «Dio vi rimuneri per la vostra gentilezza».

I guardiani, povera gente di poco meno sporca dei loro porci e in compenso infinitamente più magra, lo guardano stupiti e poi bisbigliano fra di loro. Uno dice: «Ma che non sia israelita?». Al che gli altri rispondono: «Non vedi che ha le frange alla veste?».

Il gruppo apostolico si riunisce, ora che può procedere in gruppo su una viottola abbastanza ampia. (...)

«Non è Gamala, quella?», chiede lo Zelote.

«Sì, è Gamala. La conosci?», dice Gesù.

«Vi fui fuggiasco in una notte molto lontana. Poi venne la lebbra e non uscii più dai sepolcri».

«Fin qui fosti inseguito?», chiede Pietro.

«Venivo dalla Siria, dove ero andato cercando protezione.

Ma mi scoprirono e solo la fuga in queste terre mi risparmiò la cattura. Dopo sono sceso lentamente, e sempre minacciato, sino al deserto di Tecua e da lì, lebbroso ormai, alla valle dei Morti. La lebbra mi salvava dai nemici…».

«Pagani questi, vero?», domanda l’Iscariota.

«Quasi tutti. Pochi ebrei per i traffici, e poi una mescolanza di credenze, o di non credenze affatto. Però non furono malvagi col fuggiasco».

«Luoghi da banditi! Che gole!», esclamano in molti.

«Sì. Ma, credetelo, banditi ve ne sono di più dall’altro lato» dice Giovanni, ancora impressionato dalla cattura del Battista.

«Dall’altro lato vi sono banditi anche fra quelli che hanno nome di giusti», termina suo fratello.

186.4

Gesù prende la parola: «Eppure li avviciniamo senza ribrezzo. Mentre qui avete torto il viso dovendo passare presso degli animali».

«Sono immondi…».

«Lo è molto di più il peccatore. Queste sono bestie fatte così, e non è loro da addebitarsi se così sono. L’uomo è invece responsabile di essere immondo per il peccato».

«Ma allora perché per noi sono stati classificati immondi[1]?», * chiede Filippo.

«Una volta ne ho accennato. In quest’ordine vi è una ragione soprannaturale e una naturale. La prima è di insegnare al popolo eletto a saper vivere avendo presente la sua elezione e la dignità dell’uomo, anche in una azione comune come è il mangiare. L’uomo selvaggio si ciba di tutto. Basta empirsi il ventre. L’uomo pagano, anche se selvaggio non è, mangia ugualmente di tutto, senza pensare che il supernutrirsi fomenta vizi e tendenze che avviliscono l’uomo. I pagani anzi cercano di portarsi a questa frenesia di piacere che per loro è quasi una religione. I più colti fra voi sanno di feste oscene in onore dei loro dèi che degenerano in una orgia di libidine. Il figlio del popolo di Dio deve sapersi contenere, e nell’ubbidienza e nella prudenza perfezionare sé stesso, avendo presente la sua origine e il suo fine: Dio e il Cielo. La ragione naturale è di non eccitare il sangue con cibi che portano a calori indegni dell’uomo, al quale non è negato l’amore anche carnale, ma che deve temperarlo sempre con la freschezza dell’anima tendente al Cielo, fare perciò un amore, non una sensualità, di quel sentimento che unisce l’uomo alla compagna, nella quale deve vedere la sua simile e non la femmina. Ma le povere bestie non sono colpevoli di essere porci, né degli effetti che la carne dei porci può, a lungo andare, produrre nel sangue. Meno ancora ne hanno colpa gli uomini preposti alla guardia dei porci. Se sono onesti, che differenza sarà, nell’altra vita, fra costoro e lo scriba che sta curvo sui libri e che, purtroppo, non impara da essi la bontà? In verità vi dico che vedremo guardiani di porci fra i giusti, e scribi fra gli ingiusti.

186.5

Ma cosa è questo rovinìo?». Si scansano tutti dal fianco del monte perché pietre e terriccio rotolano e rimbalzano per la china, e si guardano attorno stupiti.

«Ecco, ecco! Ecco là! Due… nudi affatto… vengono verso noi e gesticolano. Folli…».

«O indemoniati», risponde Gesù all’Iscariota, che ha visto per primo due ossessi venire verso Gesù.

Devono essere usciti da qualche caverna nel monte. Urlano. E uno, il più veloce nella corsa, si precipita verso Gesù. Pare uno strano uccellaccio spogliato delle penne, tanto va svelto e tanto remiga con le braccia come fossero ali. Si abbatte ai piedi di Gesù gridando: «Qui sei, Padrone del mondo? Che ho a fare con Te, Gesù, Figlio di Dio altissimo? Già è venuta l’ora del nostro castigo? Perché sei venuto prima del tempo a tormentarci?».

L’altro indemoniato, sia perché fosse legato nella favella, sia perché posseduto da un demonio che lo fa tardo, non fa che buttarsi bocconi e piangere piano e poi, messosi a sedere, resta come inerte, giocherellando coi sassi e coi suoi piedi nudi.

Il demonio continua a parlare per bocca del primo, che si divincola al suolo in un parossismo di terrore. Si direbbe che voglia reagire e non possa che adorare, attratto e respinto nello stesso tempo dal potere di Gesù. Urla: «Ti scongiuro in nome di Dio, cessa di tormentarmi! Lasciami andare!».

«Sì. Ma fuori di costui. Spirito immondo, esci da costoro e di’ il tuo nome».

«Legione è il mio nome perché siamo molti. Teniamo questi da anni e per essi spezziamo lacci e catene, né c’è forza d’uomo che li possa tenere. Terrore essi sono, per causa di noi, e ce ne serviamo per farti bestemmiare. Ci vendichiamo su questi del tuo anatema. Abbassiamo l’uomo sotto la belva per irriderti, e non c’è lupo, sciacallo e iena, non avvoltoio e vampiro simili a questi che noi teniamo. Ma non ci cacciare. Troppo orrido è l’inferno!…».

«Uscite! In nome di Gesù, uscite!». Gesù ha una voce di tuono e i suoi occhi dardeggiano splendori.

«Lasciami almeno entrare[2] in quel branco di porci che Tu hai incontrato».

«Andate».

Con un urlo bestiale i demoni si separano dai due disgraziati e, fra un improvviso turbine di vento che fa ondeggiare le querce come steli, si abbattono sui numerosissimi porci, che con stridi veramente demoniaci si danno a correre come invasati attraverso le querce, si urtano, si feriscono, si mordono e infine si precipitano nel lago quando, giunti sul ciglio dell’alta scogliera, non hanno più che l’acqua sottostante per rifugio. Mentre i guardiani, travolti e desolati, urlano di spavento, le bestie, centinaia, con un succedersi di tonfi precipitano nelle acque quiete, spezzandole in un ribollire di spume, affondano, rigalleggiano, mostrando a turno i tondi ventri o i musi puntuti nei cui occhi è il terrore, e infine affogano.

I pastori, urlando, corrono verso la città.

186.6

Gli apostoli, andati verso il luogo del disastro, tornano dicendo: «Non se ne è salvato uno! Hai reso loro un brutto servizio!».

Gesù, calmo, risponde: «Meglio che periscano duemila porci che non un solo uomo. Date una veste a costoro. Non possono stare così».

Lo Zelote apre un sacco e dà una delle sue vesti. Tommaso dà l’altra. I due sono ancora un poco imbambolati come uscissero da un pesante sonno pieno di incubi. (...)

Sta giungendo della gente seguita dai pastori. Pare impaurita e curiosa. Quando poi vede i due rivestiti e composti, il suo stupore aumenta.

«Quello è Marco di Giosia!… E quello è il figlio del mercante pagano!…».

«E quello è Colui che li ha guariti e che ha fatto perire i nostri porci perché folli dei demoni entrati in loro», dicono i guardiani delle bestie.

«Signore, Tu sei potente, lo riconosciamo. Ma già troppo male ci hai fatto! Un danno di molti talenti. Vattene, te ne preghiamo, che il tuo potere non abbia a far scoscendere il monte e a farlo sprofondare nel lago. Va’ via…».

«Vado. Non mi impongo a nessuno», e Gesù si rivolge per la via già fatta, senza discutere.

Lo segue, in coda agli apostoli, l’indemoniato che parlava. Dietro, a distanza, molti cittadini, per vedere se parte proprio.

186.8

Rifanno il ripido sentiero e tornano alla foce del torrentello, presso le barche. I cittadini restano sul ciglione a guardare. Il liberato scende dietro Gesù.

Nelle barche i garzoni sono esterrefatti. Hanno visto la pioggia dei porci nel lago e ancora contemplano i corpi che affiorano sempre più numerosi, sempre più gonfi, con le tonde pance all’aria e le corte zampette stecchite come quattro pioli infissi su un lardoso vescicone. «Ma che è avvenuto?», chiedono.

«Ve lo diremo. Ora sciogliete e andiamo… Dove, Signore?», dice Pietro.

«Nel golfo di Tarichea».

Dettaglio

Gesù incontra un branco di maiali e i discepoli sono disgustati. Chiedono perché il maiale è stato dichiarato impuro. Più tardi, arrivano due Geraseni posseduti e i demoni entrano in questi animali. Li gettano dalla rupe. Gli uomini che lavorano nelle barche sottostanti sono terrorizzati.

Annotazione

Imaiali sono descritti come impuri in Levitico 11:7 e Deuteronomio 14:8. Più in generale, la classificazione degli animali puliti e impuri, e le relative prescrizioni, si trovano in Genesi 7:2-3; Levitico 11 e Deuteronomio 14:3-21. Si veda l'alterco tra Pietro e un locandiere in EMV 292,1.

Lasciami almeno entrare in questa mandria di porci: il testo originale parla qui al singolare: Lasciami. Questa richiesta al singolare viene interpretata ingenuamente da Pietro in EMV 203,3.

Libro del Levitico 11, 7

Lev 11, 7 : Come ilmaiale, che ha un corno diviso e un piede palmato, ma non mastica la cacca: sarà impuro per voi.

Deuteronomio 14, 8

Dt 14, 8 : C'è anche il maiale, che ha un corno diviso e non mastica la zizzania: sarà impuro per voi. Non mangerete la loro carne e non toccherete le loro carcasse.

Libro della Genesi 7, 2-3

Gn 7, 2-3 : Di tutti gli animali puliti prenderai con te sette coppie, maschi e femmine, e di tutti gli animali non puliti ne prenderai due, un maschio e la sua femmina; sette coppie anche di uccelli del cielo, maschi e femmine, per mantenere in vita la loro razza sulla faccia di tutta la terra.

Libro del Levitico 11

Lev 11: Yahweh parlò a Mosè e ad Aronne, dicendo loro: "Parlate ai figli d'Israele e dite:

Questi sono gli animali che mangerete di tutte le bestie che sono sulla terra: mangerete ogni animale che ha un corno diviso e una zampa che mastica la carcassa. Ma non mangerete alcuno che mastichi solo la carcassa o che abbia solo un corno diviso. Come il cammello, che mastica la carcassa, ma il cui corno non è diviso: sarà impuro per voi. Come il gipeto, che mastica la carcassa ma non ha il corno diviso: sarà impuro per voi. Come la lepre, che mastica la carcassa ma non ha il corno diviso: sarà impura per voi. Come il maiale, che ha un corno diviso e una zampa quadrangolare, ma non mastica la carcassa: sarà impuro per voi. 8Non mangerete la loro carne e non toccherete le loro carcasse: saranno impure per voi.

Questi sono gli animali che dovete mangiare di tutti quelli che sono nelle acque: tutto ciò che ha pinne e squame nelle acque, sia nel mare che nei fiumi, lo dovete mangiare. Ma tutto ciò che non ha pinne e squame, sia nel mare che nei fiumi, di tutti gli animali che si muovono nelle acque e di tutti gli esseri viventi che sono in esse, lo troverete in abominio. Saranno per voi un abominio; non mangerete la loro carne e le loro carcasse saranno per voi un abominio. Tutto ciò che nelle acque non ha pinne o squame è in abominio per voi.

E questi sono gli uccelli che aborrirete; non li mangerete, perché sono un abominio: l'aquila, il falco pescatore e l'avvoltoio: il nibbio e ogni tipo di falco; ogni tipo di corvo; lo struzzo, il nibbio, il gabbiano e ogni tipo di falco; la civetta, il cormorano e il gufo; il cigno, il pellicano e il gipeto; la cicogna, ogni tipo di airone; l'upupa e il pipistrello.

Ogni insetto alato che cammina su quattro zampe è un abominio per voi. Ma di tutti gli insetti alati che camminano su quattro zampe, mangerete quelli che hanno le zampe sopra le zampe, in modo che possano saltare sulla terra. Questi sono quelli che mangerete: ogni tipo di locusta, ogni tipo di solam, ogni tipo di hargol, ogni tipo di hagab. Ogni altro animale alato con quattro zampe è in abominio per voi.

Anche questi vi renderanno impuri: chiunque toccherà il loro corpo morto sarà impuro fino alla sera, e chiunque porterà via una parte del loro corpo morto si laverà le vesti e sarà impuro fino alla sera.

Ogni animale che ha un corno spaccato, ma che non ha le zampe e non mastica la carcassa, sarà impuro per voi; chiunque lo toccherà si renderà impuro. Dei quadrupedi, tutto ciò che cammina sulle piante dei piedi sarà impuro per voi; chiunque toccherà il loro cadavere sarà impuro fino alla sera; e chiunque porterà il loro cadavere si laverà le vesti e sarà impuro fino alla sera. Questi animali saranno impuri per voi.

Tra le bestiole che strisciano sulla terra, queste sono quelle che saranno impure per voi: la donnola, il topo e tutte le specie di lucertole; il toporagno, il camaleonte, la salamandra, la lucertola verde e la talpa. Queste sono le cose impure per voi tra gli esseri striscianti: chiunque le tocchi quando sono morte sarà impuro fino a sera. Tutto ciò su cui cadono i morti sarà impuro: un utensile di legno, una veste, una pelle, una tela di sacco, qualsiasi cosa usiate; la metterete nell'acqua e rimarrà impura fino alla sera, dopo di che sarà pulita. Se una parte di essa cade nel mezzo di un recipiente di terra, tutto ciò che si trova nel mezzo del recipiente sarà impuro e si romperà il recipiente. Ogni cibo preparato con l'acqua sarà contaminato; ogni bevanda usata, qualunque sia il recipiente in cui è contenuta, sarà contaminata. Ogni oggetto su cui cadrà qualcosa del loro corpo morto sarà contaminato; il forno e il recipiente con il suo coperchio saranno distrutti; saranno contaminati e li considererete tali. Ma le sorgenti e le cisterne, dove si formano le pozze d'acqua, rimarranno pure; ma chiunque toccherà il corpo morto sarà impuro. Se uno dei loro corpi morti cade sul seme che deve essere seminato, il seme rimarrà puro; ma se l'acqua è stata messa sul seme e uno dei loro corpi morti vi cade sopra, lo considererete impuro.

Se uno degli animali che mangiate muore, chiunque tocchi il suo cadavere sarà impuro fino a sera. Chi mangia del suo cadavere si laverà le vesti e sarà impuro fino a sera; chi trasporta il suo cadavere si laverà le vesti e sarà impuro fino a sera.

Ogni animale che striscia sulla terra è per voi un abominio; non lo mangerete. Non mangerete alcun animale che striscia sulla terra, sia che strisci sul ventre, sia che cammini su quattro piedi, sia che cammini su molti piedi, perché sono in abominio per voi.

Non rendetevi abominevoli con tutti questi esseri striscianti, non rendetevi impuri con essi; sarete contaminati da essi. Perché io sono Jahvé, il vostro Dio; voi vi santificherete e sarete santi, perché io sono santo; e non vi contaminerete con tutti i rettili che strisciano sulla terra. Perché io sono Yahweh, che vi ho fatto uscire dal paese d'Egitto per essere il vostro Dio. Sarete santi, perché io sono santo". Questa è la legge che riguarda i quadrupedi, gli uccelli, ogni essere vivente che si muove nell'acqua e ogni cosa che striscia sulla terra, perché tu possa distinguere tra ciò che è impuro e ciò che è pulito, tra gli animali che si possono mangiare e quelli che non si possono mangiare".

Deuteronomio 14, 3-21

Non mangerete nulla di abominevole. Questi sono gli animali che puoi mangiare: il bue, la pecora e la capra; il cervo, la gazzella e il daino; lo stambecco, l'antilope, il bue selvatico e la capra selvatica. Potrete mangiare qualsiasi animale che abbia un corno spaccato e una zampa biancastra e che mastichi la sua carcassa. Ma non mangerete quelli che masticano solo la carcassa o che hanno solo un corno spaccato e un piede a zampa d'elefante; come il cammello, la lepre e il coniglio, che masticano la carcassa ma non hanno un corno spaccato: saranno impuri per voi; e come il maiale, che ha un corno spaccato ma non mastica la carcassa: sarà impuro per voi. Non mangerete la loro carne e non toccherete le loro carcasse.

Questi sono gli animali che mangerete di tutti quelli che sono nelle acque: tutto ciò che ha pinne e squame lo mangerete; ma tutto ciò che non ha pinne e squame non lo mangerete: è impuro per voi. Puoi mangiare qualsiasi uccello pulito. Questi sono quelli che non potete mangiare: l'aquila, il falco pescatore e l'avvoltoio; il falco, il nibbio e ogni tipo di astore; ogni tipo di corvo; lo struzzo, la civetta, il gabbiano e ogni tipo di sparviero; il gufo, l'ibis e la civetta; il pellicano, il cormorano e il loon; 18la cicogna e ogni tipo di airone; l'upupa e il pipistrello. 19Ogni insetto alato è impuro per voi e non può essere mangiato. Dovete mangiare ogni uccello pulito. Non potete mangiare alcun animale morto. Lo darai da mangiare al forestiero all'interno delle tue porte e non lo venderai allo straniero, perché tu sei un popolo santo a Jahvè tuo Dio. Non farai bollire un capretto nel latte di sua madre.

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EMR 186.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il panorama è bellissimo. Sopraelevato di poche decine di metri sul lago, permette però di dominare tutto lo specchio d’acqua con le città sparse sulle rive. Tiberiade splende con le sue belle costruzioni in faccia al luogo dove sono gli apostoli. Qui sotto, ai piedi della scogliera basaltica, la breve spiaggia pare un piccolo cuscino di verdura, mentre nella sponda opposta, da Tiberiade all’imbocco del Giordano, vi è una pianura piuttosto ampia e acquitrinosa per le acque del fiume – che pare stentino a riprendere il corso dopo la sosta nel placido lago – ma talmente folta di tutte le erbe e i cespugli dei posti ricchi d’acque, e talmente popolata di uccelli acquatici dai colori variegati come fossero sparsi di gioielli, che si guarda quel luogo come un giardino. Gli uccelli si alzano dalle folte erbe e dai canneti volano sul lago, si tuffano per rapire alle acque un pesce, si alzano ancora più splendenti per l’acqua che ha ravvivato i colori delle piume, e tornano verso la fiorita pianura su cui il vento scherza smuovendone i colori.

Dettaglio

Maria vede gli uccelli sopra il lago di Tiberiade.

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EMR 188.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

È un povero luogo, come ha detto Gesù. Le case sono abbarbicate alle pendici che dopo, oltre il paese, si fanno più aspre. Povera gente le abita. Per lo più i cittadini devono esercitare la pastorizia su per i pascoli del monte e fra i boschi di querce secolari. Pochi campicelli di orzo, o simile biada, nei ritagli propizi, e delle piante di melo e di fico. Poche viti intorno alle case, a fare un poco di decorazione sulle muraglie, oscure come questo fosse un posto piuttosto umido.

Dettaglio

In En-Dor.

EMR 188.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ora domanderemo dove era il luogo della maga», dice Gesù. E ferma una donna che torna con le anfore dalla fontana.

Questa lo guarda curiosamente, poi risponde sgarbata:

«Non so. Ho ben altre cose, più importanti, io, di queste fole!», e lo pianta in asso.

Gesù si rivolge ad un vecchietto che intaglia un pezzo di legno.

«La maga?… Saul?… E chi se ne occupa più? Però, aspetta… C’è uno che ha studiato e forse saprà… Vieni».

E il vecchietto arranca su per una vietta sassosa fino ad una casa molto misera e molto sciatta. «Sta qui. Ora entro e lo chiamo».

Pietro, accennando a del pollame che razzola in un cortiletto sudicio, dice: «Questo uomo non è israelita». Ma non dice altro, perché torna il vecchietto seguito da un uomo guercio, sporco e disordinato, come tutto quanto è della sua casa.

Dettaglio

Giuda vuole sapere della pizia che parlò al re Saul nell'Antico Testamento. Vengono portati in una casa.

EMR 188.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

L’uomo non dice nulla e resta dove è, mentre Gesù coi suoi, superando pietroni che certo erano pezzi di muraglie ben robuste, disturbando ramarri e altre brutte bestie, entrano in una vasta grotta affumicata sulle cui pareti, graffiti nel masso, sono ancora segni dello zodiaco e simili storie. In un angolo affumicato vi è una nicchia e, sotto, un buco come fosse un tombino per lo scolo di liquidi. I pipistrelli decorano il soffitto dei loro grappoli che fanno ribrezzo, e un gufo, disturbato dalla luce di un ramo che Giacomo ha acceso per vedere se calpestano scorpioni o aspidi, si lamenta sbattendo le ali ovattate e stringendo gli occhiacci feriti dalla luce. È proprio appollaiato nella nicchia, e un fetore di topi morti, di donnole, di uccelli in putrefazione fra i suoi piedi, si mescola all’odore dello sterco e del suolo umido.

«Un bel posto in verità!», dice Pietro. «Era meglio il tuo Tabor e il mare, ragazzo!». E poi, volgendosi a Gesù: «Maestro, accontenta presto Giuda perché qui… non è certo la sala regale di Antipa!».

«Subito. Che vuoi sapere di preciso?», chiede a Giuda di Keriot.

Dettaglio

Giuda voleva andare a En-Dor, dove Saul consultò una maga nel libro di Samuele.

EMR 188.8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Giungono davanti alla casa. Sulla soglia, con una veste scura e pulita, un mantello uguale, un paio di sandali nuovi e una capace sacca sulle spalle, è l’uomo. Chiude l’uscio e poi, strano in un uomo che si potrebbe pensare insensibile, prende una gallinella bianca, forse la prediletta, che si accoccola domestica sulle sue mani, e la bacia e piange, e poi la posa.

«Andiamo… e perdona. Ma essi, i miei polli, mi hanno amato… Parlavo con loro e… mi capivano…».

«Ti capisco anche Io… e ti amo. Tanto. Ti darò tutto l’amore che in trentacinque anni il mondo ti ha negato…».

«Oh! lo so! Lo sento! Per questo vengo. Ma compatisci l’uomo che… che ama un animale che… che… che gli è stato più fedele dell’uomo…».

«Sì… sì. Non pensare più al passato. Avrai tanto da fare! E con la tua esperienza farai tanto bene.»

Dettaglio

Il caso di un uomo che ha vissuto nell'odio e che si sta lasciando tutto alle spalle. Il suo cuore affonda al pensiero di abbandonare i suoi animali.

EMR 191.8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Non sentite nel castigo di questi campi una parola d’odio, anche se i fatti lo potevano giustificare. Non leggete male nel miracolo. Io sono l’Amore e non avrei colpito. Ma, visto che l’Amore non poteva piegare l’Epulone crudele, l’ho abbandonato alla Giustizia, ed essa ha fatto le vendette del martire Giona e dei suoi fratelli. Voi imparate questo dal miracolo. Che la Giustizia è sempre vigile anche se pare assente e che, essendo Dio Padrone di tutto il creato, si può servire, per l’applicazione di essa, dei minimi quali i bruchi e le formiche per mordere il cuore del crudele e dell’avido e farlo morire in un rigurgito di veleno che lo strozza.

Dettaglio

A proposito dell'anatema sulle terre di Doras.

EMR 194.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ma Tu dici che aprirai le porte dei Cieli. Non sono serrate per il gran Peccato? La mamma mi diceva che nessuno poteva entrare finché non fosse venuto il perdono e che i giusti lo attendevano nel Limbo».

«Così è. Ma poi Io andrò al Padre dopo avere predicato la parola di Dio e… e avervi ottenuto il perdono, e dirò: “Padre mio, ora tutta la tua volontà Io l’ho compiuta. Ora Io voglio il mio premio per il mio sacrificio. Vengano, i giusti che attendono, al tuo Regno”. E il Padre mi dirà: “Sia come Tu vuoi”. Ed allora Io scenderò a chiamare tutti i giusti, e il Limbo aprirà le sue porte al suono della mia voce, e usciranno esultanti i santi Patriarchi, i luminosi Profeti, le donne benedette d’Israele e poi, sai quanti bambini? Come un prato in fiore di bambini di ogni età! E cantando mi verranno dietro, ascendendo al bel Paradiso».

«E ci sarà la mia mamma?».

«Certamente».

«Tu non mi hai detto che ci sarà con Te sulla porta del Cielo quando sarò anche io morto…».

«Ella, e con lei il padre tuo, non avranno bisogno di essere su quella porta. Come fulgidi angeli intrecceranno sempre voli dal Cielo alla Terra, da Gesù al piccolo loro Jabé, e quando tu sarai per morire faranno come fanno quei due uccellini, là, in quella siepe. Li vedi?». Gesù prende in braccio il bambino perché veda meglio. «Vedi come stanno sulle loro piccole uova? Attendono che si schiudano e dopo stenderanno le ali sulla loro covata per proteggerla da ogni male e poi, quando sarà cresciuta e pronta al volo, la sorreggeranno con le loro forti ali portandola su, su, su… verso il sole. I tuoi parenti faranno così con te».

«Proprio così sarà?».

«Proprio così».

«Ma Tu glielo dirai di ricordarsi di venire?».

«Non ce ne sarà bisogno perché essi ti amano, ma Io lo dirò loro».

«Oh! come ti voglio bene!». Il bambino, ancora in braccio a Gesù, gli si stringe al collo e lo bacia con una espansione così gioiosa che commuove.

Gesù ricambia il bacio e lo posa.

EMR 196.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Un giorno, udite, mi raccontava di quando era una fanciullina. Non aveva ancora tre anni perché ancora non era nel Tempio, e il cuore le si frangeva d’amore dando, come fiore e uliva pigiati e franti nel torchio, tutti i suoi oli e i suoi profumi. E in un delirio d’amore diceva alla madre sua che voleva esser vergine per piacere di più al Salvatore, ma che avrebbe voluto essere peccatrice per potere essere salvata, e quasi piangeva perché la madre non la capiva e non sapeva dirle come si può fare ad essere la “pura” e la “peccatrice” insieme. Le dette pace suo padre portandole un piccolo passero che egli aveva salvato mentre pericolava sull’orlo di una fontana. Le fece la parabola dell’uccellino[1], dicendo che Dio l’aveva salvata in anticipo e che perciò Lei lo doveva benedire due volte. E la piccola Vergine di Dio, la grandissima Vergine Maria, esercitò la sua prima maternità spirituale su quel nidiace che Ella rese al volo quando fu forte, ma che non lasciò mai più l’orto di Nazaret, consolando coi suoi voli e coi suoi cinguettii la triste casa e i tristi cuori di Anna e Gioacchino dopo che Maria fu nel Tempio. Morì poco prima che spirasse Anna… Aveva finito il suo compito…

Dettaglio

Gesù racconta un episodio dell'infanzia della Vergine Maria.

Annotazione

Le raccontò la parabola dell'uccellino: cfr. il paradosso del "peccatore per amore" espresso dall'Immacolato e la parabola dell'uccellino: cfr. EMV 7.5.