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Note del tema

Bibbia, tradizione e testi sacri - Antico e Nuovo Testamento

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EMR 197.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Beati quelli che, avendo vissuto con la benedizione del Signore, si addormentano non nelle tenebre ma in una fulgida aurora.

Parole chiave

EMR 198.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Si avviano tutti verso la casa di Simone: Maria con Jabé in braccio, Gesù tenendo per mano Giovanni di Endor e poi, intorno e dietro, Lazzaro e Marta, gli apostoli con Massimino, Isacco, Giuseppe, Timoneo.

Entrano nella casa sulla cui soglia il vecchio servo di Simone venera Gesù e il suo padrone.

«La pace a te, Giuseppe, e a questa casa», dice Gesù alzando la mano a benedire dopo averla posata sulla testa bianca del vecchio servitore.

Lazzaro e Marta, dopo la prima gioia, sono un poco tristi, e Gesù chiede: «Perché, amici?».

«Perché Tu non sei con noi, e perché tutti vengono a Te meno l’anima che vorremmo fosse tua».

«Fortificate pazienza, speranza e preghiera. E poi, Io sono con voi. Questa casa!… Questa casa non è che il nido da cui il Figlio dell’uomo volerà ogni giorno dai cari amici, così vicini nello spazio, ma, se si considera la cosa soprannaturalmente, infinitamente più vicini nell’amore. Voi siete nel mio cuore ed Io sono nel vostro. Si può essere più vicini di così? Ma questa sera staremo insieme. Vogliate sedervi alla mia tavola».

EMR 198.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Lo adotti?», chiede Lazzaro.

«No. Non posso».

«Allora lo prendo io».

Pietro si vede dileguare la speranza e ha un gemito vero e proprio: «Signore! Tutto a lui?».

Gesù sorride: «Lazzaro, tu hai già fatto tanto e te ne sono grato. Ma questo bambino non te lo posso confidare. È il “nostro” bambino. Di tutti noi. La gioia degli apostoli e del Maestro. Inoltre qui crescerebbe fra il fasto. Io gli voglio fare dono del mio manto regale: “l’onesta povertà”. Quella che il Figlio dell’uomo volle per Sé, per poter avvicinare tutte le più grandi miserie senza mortificare nessuno. Tu hai avuto anche di recente un mio dono…».

«Ah! sì! Il vecchio patriarca e sua figlia. Molto attiva la donna, e il vecchio molto buono».

«Dove sono ora? Voglio dire: in quale luogo?».

«Ma qui, a Betania. Ti pare che volessi allontanare la benedizione che Tu mi mandavi? La donna è al lino. Ci vogliono mani leggere ed esperte per quel lavoro. Il vecchio, posto che vuole proprio lavorare, l’ho messo agli alveari. Ieri – vero, sorella? – aveva la lunga barba tutta d’oro. Le api, sciamando, si erano attaccate tutte a quel barbone, ed egli parlava loro come a tante figlie. È felice».

«Lo credo! Che tu sia benedetto!», dice Gesù.

«Grazie, Maestro.

Annotazione

Il vecchio patriarca e sua figlia. La donna è molto attiva e il vecchio è buono. Ismaele e Sara dal Discorso della montagna. Vedi EMV 172,9 e EMV 173,5.

EMR 199.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Entrano nella cucina e Tommaso fa sobbalzare le due Marie curve sui fornelli gridando col suo vocione: «C’è qui un giovanotto che vi desidera», e ridendo presenta il bambino che si era nascosto dietro la robusta persona.

«Oh! caro! Ma vieni che ti do un bacio! Guarda, Salome, come sta bene!», esclama Maria d’Alfeo.

«Davvero! Ora ha solo bisogno di farsi più robusto. Ma ci penserò io. Vieni che ti bacio anche io», risponde Salome.

«Ma Gesù lo affida ai pastori…», obbietta Tommaso.

«Neanche per idea! In questo il mio Gesù sbaglia. Cosa volete fare e saper fare voi uomini? Litigare – perché, sia detto per caso, siete piuttosto litigiosi… come capretti che si amano ma si danno cornate – mangiare, parlare, avere mille bisogni, e pretendere dal Maestro tutta l’attenzione su di voi… altrimenti sono bronci… I bambini hanno bisogno delle mamme.»

Dettaglio

Tommaso porta il giovane Marziam da Maria di Alfeo e Maria Salome.

EMR 199.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ecco Gesù che viene dalla casa di Lazzaro insieme allo stesso, e al bambino che gli corre incontro dice: «La pace fra noi, Marjziam. Diamoci il bacio di pace».

Lazzaro, salutato dal bambino, lo carezza e gli dà un dolcetto.

Tutti si riuniscono intorno a Gesù. Anche Maria, rivestita di una veste di lino color turchese su cui è drappeggiato il mantello più scuro, viene verso suo Figlio sorridendo.

«Possiamo andare, allora», dice Gesù. «Tu, Simone, colla Madre mia e il bambino, se proprio vuoi spendere anche ora che Lazzaro ha provveduto».

«Ma certo! E poi… potrò dire di avere potuto per una volta camminare al fianco di tua Madre. Grande onore».

«E allora vai. Tu, Simone, mi accompagnerai dai tuoi amici lebbrosi…».

«Davvero, Maestro? Allora se permetti vado avanti di corsa, a radunarli… Mi raggiungerai. Tanto lo sai dove sono…».

«Va bene. Vai. Gli altri facciano quello che credono. Siete tutti liberi fino a mercoledì mattina. All’ora di terza tutti alla porta Dorata».

«Io vengo con Te, Maestro», dice Giovanni.

«Io pure», dice Giacomo suo fratello.

«Ed anche noi», dicono i due cugini.

«Vengo anche io», dice Matteo e con lui lo dice Andrea.

«E io? Vorrei venire anche io… ma se vado per le spese non posso venire…», dice Pietro, preso fra due voglie.

«Si può fare. Prima si va dai lebbrosi, intanto mia Madre col bambino va in una casa amica di Ofel. Poi la raggiungiamo e tu vai con Lei, mentre Io e gli altri andiamo da Giovanna. Ci riuniremo al Getsemnì per il cibo, e poi verso il tramonto torneremo qui».

«Io, se permetti, vado da alcuni amici…», dice Giuda Iscariota.

«Ma l’ho detto. Fate quello che credete».

«Allora io andrò dai parenti. Forse è già venuto mio padre.

Se c’è te lo conduco», dice Tommaso.

«Noi due, che dici Filippo? Si potrebbe andare da Samuele».

«Ben detto», risponde questo a Bartolomeo.

«E tu, Giovanni?», chiede Gesù all’uomo di Endor. «Preferisci rimanere qui per sistemare i tuoi libri o venire con Me?».

«Veramente preferirei venire con Te… I libri… mi piacciono già meno. Preferisco leggere Te, Libro vivente».

«Allora vieni. Addio, Lazzaro, a…».

«Ma vengo anche io. Le gambe stanno un poco meglio e ti lascerò, dopo i lebbrosi, andando al Getsemnì ad attenderti».

«Andiamo. La pace a voi, donne».

Fino alle vicinanze di Gerusalemme stanno tutti uniti. Poi si separano, andando l’Iscariota per conto suo, entrando in città probabilmente da quella porta che è verso la torre Antonia; mentre Tommaso, con Filippo e Natanaele, fanno ancora qualche decina di metri con Gesù e i compagni e poi entrano in città dal sobborgo di Ofel, insieme a Maria e al bambino.

Annotazione

Tu, Simone, mi accompagnerai dai tuoi amici lebbrosi... Simone lo Zelota è un ex lebbroso, guarito da Gesù.

Siete tutti liberi fino a mercoledì mattina. All'ora della tregua, tutti si recano alla Porta d'Oro. Questa porta conduce direttamente al Tempio da Betania e dal Getsemani.

Nel frattempo, mia Madre e il bambino vanno in una casa amica a Ophel. Questo quartiere è a sud del Tempio e quindi a est della città.

Cosa ne pensi, Filippo, del fatto che noi due andiamo a casa di Samuele? Probabilmente Samuele, il fidanzato di Annalia.

Probabilmente entra in città dalla porta vicino alla Torre Antonia. La porta dei Pesci.

EMR 199.4-5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«E ora andiamo da questi infelici!», dice Gesù e volgendo le spalle alla città va verso un luogo desolato, situato sulle pendici di un colle roccioso che è fra le due strade che da Gerico portano a Gerusalemme. Uno strano luogo fatto come a gradinate, dopo la prima salita sulla quale si inerpica un sentiero, di modo che il primo balzo è sopraelevato a picco per almeno tre metri sul sentiero, e così il secondo. Arido, morto… Tristissimo.

«Maestro», grida Simone lo Zelote, «sono qui. Fermati che ti insegno la via…»; e lo Zelote, che si era addossato alla roccia per avere un poco d’ombra, viene avanti e conduce Gesù per un sentiero a gradini diretto verso il Getsemani, ma separato da questo dalla strada che dal monte Uliveto va a Betania.

«Eccoci. Fra i sepolcri di Siloan io vissi, e qui ci sono i miei amici. Parte di essi. Gli altri sono a Ben Innom, ma non possono venire… Dovrebbero traversare la strada e sarebbero visti».

«Andremo anche da loro».

«Grazie! Per loro e per me».

«Ve ne sono molti?».

«L’inverno ha ucciso i più. Ma qui ce ne sono ancora cinque di quelli ai quali io avevo parlato. Ti attendono. Eccoli sull’orlo del loro ergastolo…».

Saranno una diecina di mostri. Dico «saranno» perché, se cinque sono ben visibili, in piedi, gli altri, e per il grigiore della pelle e per la deformità del volto e per il loro sporgere appena dalla sassaia, si distinguono così male che potrebbero essere più come meno. Fra quelli in piedi vi è una sola donna. La dicono tale solamente i capelli incanutiti e incolti che cadono duri e sporchi giù per le spalle sino alla cintura. Ma per il resto non si distingue il sesso, perché la malattia, ben avanzata, l’ha scheletrita annullando ogni curva femminile, così come negli uomini uno solo mostra ancora una traccia di baffi e barba. Gli altri sono stati rasati dal morbo distruttore.

Gridano: «Gesù, Salvatore nostro, pietà di noi!», e tendono le mani deformi o impiagate. «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà!».

«Che volete che Io vi faccia?», chiede Gesù alzando il volto verso quelle miserie.

«Che Tu ci salvi dal peccato e dalla malattia».

«Dal peccato salva la volontà e il pentimento…».

«Ma, se Tu vuoi, puoi cancellare i nostri peccati. Quelli almeno, se non vuoi guarire i nostri corpi».

«Se Io vi dico: “Scegliete fra le due cose”, quale volete?».

«Il perdono di Dio, Signore. Per essere meno desolati».

Gesù fa un cenno d’approvazione, sorridendo luminosamente, e poi alza le braccia e grida: «Siate esauditi. Lo voglio».

Esauditi! Può essere per il peccato come per la malattia, o per tutte e due le cose, e i cinque infelici restano incerti. Ma incerti non sono gli apostoli, e non possono che urlare il loro osanna vedendo la lebbra sparire rapida come sparisce il fiocco di neve caduto su un fuoco. E allora i cinque comprendono di essere stati esauditi completamente. Il loro grido risuona come uno squillo di vittoria. Si abbracciano fra di loro e gettano baci a Gesù non potendo precipitarsi ai suoi piedi, e poi si volgono ai compagni dicendo: «E voi non volete ancora credere? Ma che infelici siete?».

«Buoni! Siate buoni! I poveri fratelli hanno bisogno di pensare. Non dite loro nulla. La fede non si impone, si predica con pace, dolcezza, pazienza, costanza. Quello che voi farete dopo la vostra purificazione, come Simone fece con voi. Del resto, il miracolo predica già di suo. Voi, guariti, andrete dal sacerdote al più presto. Voi, malati, attendeteci a sera. Vi porteremo cibarie. La pace sia con voi».

Gesù scende di nuovo sulla via seguito dalle benedizioni di tutti.

199.5

«Ed ora andiamo a Ben Hinnom», dice Gesù.

«Maestro… io vorrei venire. Ma comprendo che non posso.

Vado al Getsemani», dice Lazzaro.

«Vai, vai, Lazzaro. La pace sia con te».

Mentre Lazzaro lentamente si avvia, Giovanni apostolo dice: «Maestro, io lo accompagno. Fa fatica e la stradetta non è molto buona. Poi ti raggiungo a Ben Hinnom».

«Vai pure. Andiamo».

Passano il Cedron, costeggiano il lato sud del monte Tofêt e entrano nella valletta tutta sparsa di sepolcri e di lordure, senza un albero, senza uno schermo al sole, che su questo lato meridionale si abbatte con tutti i suoi fuochi e arroventa il pietrame di questi nuovi scaglioni d’inferno, alla base dei quali fumano incendi puteolenti che aumentano il calore. E dentro a questi sepolcri, simili a forni crematori, vi sono dei poveri corpi che si consumano… Siloan sarà brutto nell’inverno, umido come è, e volto quasi a settentrione. Ma questo deve essere tremendo in estate… Simone lo Zelote getta un urlo di richiamo, e prima tre, poi due, poi uno e un altro ancora vengono, come possono, fino al limite prescritto. Qui vi sono due donne, e una ha per mano un orrore di bambino che la lebbra ha preso specialmente nel viso. È già cieco…

E vi è un uomo dall’aspetto nobile, nonostante la misera sua condizione. Prende la parola per tutti: «Sia benedetto il Messia del Signore, che è sceso nella nostra Geenna per trarre da essa coloro che sperano in Lui. Salvaci, Signore, ché noi periamo! Salvaci, Salvatore! Re della stirpe di Davide, Re d’Israele, pietà dei tuoi sudditi. Oh! Germoglio della stirpe di Jesse, di cui è detto che nel tuo tempo non vi sarà più male, stendi la tua mano a raccogliere questi avanzi del tuo popolo. Fai sparire da noi questa morte, asciuga le nostre lacrime, perché così è detto di Te. Chiamaci, Signore, ai tuoi pascoli prelibati, alle tue dolci acque, ché sitibondi siamo. Portaci sulle eterne colline dove non è più colpa e dolore. Abbi pietà, Signore…».

«Chi sei?».

«Giovanni, uno del Tempio. Contaminato forse da un lebbroso. Da poco, e Tu lo vedi, la malattia è su me. Ma questi!… Vi è chi attende la morte da anni, e questa fanciullina vi è da quando ancor non camminava. Non sa che sia il creato di Dio. Quanto conosce o quanto ricorda delle meraviglie di Dio sono questi sepolcri, questo sole spietato e le stelle della notte. Pietà per i colpevoli e per gli innocenti, Signore, Salvatore nostro».

Si sono tutti inginocchiati tendendo le mani.

Gesù piange su tanta miseria e poi apre le braccia gridando:

«Padre, Io lo voglio: salute, vita, vista e santità su loro». Resta a braccia aperte pregando intensamente con tutto il suo spirito. Pare affinarsi e alzarsi nella preghiera, fiamma d’amore, bianca e potente fra il potente oro del sole.

«Mamma, io vedo!», è il primo grido, e ad esso corrisponde l’urlo della madre che si stringe al cuore la sua bambina guarita, e poi quello degli altri e degli apostoli… Il miracolo è compiuto.

«Giovanni, tu sacerdote, guiderai i compagni nel rito. La pace sia con voi. A voi pure porteremo cibo verso sera». Benedice e fa per avviarsi.

Ma il lebbroso Giovanni grida: «Sui tuoi passi io voglio venire. Dimmi che devo fare, dove andare per predicare di Te!».

«In questa terra desolata e nuda che ha bisogno di convertirsi al Signore. Sia la città di Gerusalemme il tuo campo. Addio».

Dettaglio

Simone lo Zelota chiese a Gesù di andare nella Valle della Morte, dove c'erano dei lebbrosi.

Annotazione

E Simone, che si era appoggiato alla roccia per trovare un po' d'ombra, si fa avanti e conduce Gesù lungo un sentiero a gradini che porta al Getsemani, ma è separato da esso dalla strada che dal Monte degli Ulivi porta a Betania. Segue il disegno di Maria Valtorta, che qui riproduciamo. L'autrice ha posto al centro il "piccolo monte", sulla cui sommità ha scritto tre volte "lebbroso". A nord c'è il "Getsemani", da cui ha scritto "La strada più breve per Betania e Gerico". Sull'altro lato, ha scritto a matita: "Il Monte degli Ulivi è qui". A ovest fece scorrere il "Kidron", oltre il quale tracciò "La strada più lunga per Betania e Gerico".

Così è per gli uomini, di cui solo uno ha un residuo di baffi e barba. Gli altri sono stati rasati da questa malattia distruttiva. Zaccaria il lebbroso. Cfr. EMV 417,2.

EMR 199.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«E voi non volete ancora credere? Ma che infelici siete?».

«Buoni! Siate buoni! I poveri fratelli hanno bisogno di pensare. Non dite loro nulla. La fede non si impone, si predica con pace, dolcezza, pazienza, costanza.»

Dettaglio

Gesù ha appena guarito alcuni lebbrosi. Ci sono ancora altri che non hanno chiesto il miracolo, ma hanno visto i loro colleghi guariti. Viene poi chiesto loro perché non credono ancora nel Messia.

EMR 199.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Sia benedetto il Messia del Signore, che è sceso nella nostra Geenna per trarre da essa coloro che sperano in Lui. Salvaci, Signore, ché noi periamo! Salvaci, Salvatore! Re della stirpe di Davide, Re d’Israele, pietà dei tuoi sudditi. Oh! Germoglio della stirpe di Jesse, di cui è detto che nel tuo tempo non vi sarà più male, stendi la tua mano a raccogliere questi avanzi del tuo popolo. Fai sparire da noi questa morte, asciuga le nostre lacrime, perché così è detto di Te. Chiamaci, Signore, ai tuoi pascoli prelibati, alle tue dolci acque, ché sitibondi siamo. Portaci sulle eterne colline dove non è più colpa e dolore. Abbi pietà, Signore…».

EMR 199.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Pietro se ne va felice con Maria. Tengono tutti e due il bambino per mano e sembrano una famigliola felice. Molti si volgono a guardarli. Gesù osserva il loro andare con un sorriso.

«Simone è felice!», esclama lo Zelote.

«Perché sorridi, Maestro?», chiede Giacomo di Zebedeo.

«Perché vedo in quel gruppo una grande promessa».

«Quale, Fratello? Che vedi?», domanda il Taddeo.

«Vedo questo: che potrò andarmene tranquillo, quando sarà l’ora. Non devo temere per la mia Chiesa. Allora sarà piccola ed esile come Margziam. Ma ci sarà mia Madre a tenerla per mano così e a farle da Madre; e ci sarà Pietro a farle da padre. Nella sua mano onesta e callosa posso mettere senza preoccupazione la mano della mia nascente Chiesa. Egli le darà la forza della protezione sua. Mia Madre la forza del suo amore. E la Chiesa crescerà… come Margziam… È veramente il bambinosimbolo! Dio benedica mia Madre, il mio Pietro, e il loro e nostro bambino! Andiamo ora da Giovanna…»…