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Luoghi del Vangelo come mi è stato rivelato

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EMR 214

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: La madre di Giuda si confida con la Madre di Gesù, giunta a Kerioth insieme a Simone lo Zelota.

Data della visione: martedì 10 luglio 1945

Calendario: domenica 23 aprile 28

Luoghi (mappa): Kerioth. Dapprima nella casa di Maria, madre di Giuda, all'interno della città (214.1-4), poi nella casa di campagna della madre di Giuda (EMV 214.5-8).

Ciclo: Apostolato in Giudea

Sommario: Gesù si appresta a sedersi a tavola nella casa di Maria di Kérioth. Desidera che lei rimanga con loro e tutti approvano questa idea. Cristo cerca di metterla in relazione con Maria di Alfeo e Maria Salome, e Marziam li aiuta in questo senso, poiché dichiara di voler già bene alla madre di Giuda, dato che «si chiama Maria, come tutte le donne che sono buone». Pietro lo prende allora in giro chiedendogli se amerà allora sua moglie, Porfiria, che non si chiama così, e Marziam gli promette di amarla molto se è buona. Simone di Giona glielo conferma e parla più a lungo di sua moglie, che è silenziosa, casta e pacifica. Poi è Giuda a raccontare gli eventi della giornata, e desidera che gli altri apostoli lo accompagnino affinché non sia lui solo a brillare. Gesù lo smorza un po', ma il Maestro si mostra disponibile a guarire i malati.

La Vergine arriva in quel momento con Simone lo Zelota e fa conoscenza con Maria, la madre di Giuda. Porta anche notizie di Elise, che vuole unirsi alle donne discepole. Nel frattempo, è con Giovanna di Kouza, e Gesù dice che al ritorno ripasseranno per Bet-Çur.

La visione continua e Maria vede la Santissima Maria con Maria di Kerioth. Quest'ultima confessa la sua sofferenza per non poter andare con il gruppo apostolico, poi le chiede cosa sia Gesù per Maria. Quest'ultima risponde che è la sua gioia, e la povera Maria, al contrario, risponde che Giuda è il suo dolore. Le spiega il suo comportamento, ammette che preferirebbe vederlo morto, piuttosto che vederlo in cattiva luce agli occhi di Dio. Spiega i suoi capricci, la morte di Joana, una ragazza morta di crepacuore per colpa di suo figlio, e ammette di essere stata sul punto, l'anno scorso, di confessare a Gesù la verità su Giuda. Allora chiede il parere di Maria di Nazareth, e questa ammette che Giuda non ha l'anima limpida di Giovanni, né la dolcezza di Andrea, né la fermezza di Matteo. È un tipo instabile, ma pregheranno molto per lui, dice. Solo che Maria di Kerioth ha paura di suo figlio e supplica la Vergine di aiutarla con le sue preghiere, affinché lui sappia almeno amare veramente Gesù piuttosto che essere un cattivo apostolo. Maria risponde allora che deve pregare il Signore affinché agisca per il meglio, e che deve sperare, perché le sofferenze delle madri salvano i loro figli...

Contenuto del capitolo: 214 .1: Gesù è pieno di riguardo per Maria, madre di Giuda. 214.2: Pietro elogia sua moglie Porfiria. 214.3: Giuda ripartisce l’evangelizzazione del paese tra gli apostoli. Gesù gli consiglia la dolcezza. 214.4: Arrivo di Maria e dello Zelota, rimasta più a lungo con Elise. 214.5: La madre di Giuda non può seguire suo figlio come fa la Vergine Maria. 214.6: Confronto tra due maternità. La madre di Giuda scoppia in lacrime. Mio figlio è il mio dolore. 214.7: Giuda è instabile. Ho tanta paura per lui. Prega il Signore.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 76

EMR 214.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ecco, Figlio, il saluto di Elisa», dice Maria e dà un piccolo rotolo a Gesù, che lo apre e legge, dicendo poi: «Lo sapevo. Ne ero certo. Grazie, Mamma. Per Me e per Elisa. Tu sei veramente la Salute degli infermi!».

«Io? Tu, Figlio. Non io».

«Tu; e sei il mio più grande aiuto». Poi si volge agli apostoli e alle discepole e dice: «Elisa scrive: “Torna, mia Pace. Ti voglio non solo amare, ma servire”. E così abbiamo levato dalla angoscia, dalla melanconia una creatura, e ci siamo guadagnati una discepola. Ci torneremo, sì».

«Vuole conoscere anche le discepole. Viene lentamente, ma senza soste. Povera cara! Ha ancora dei momenti di smarrimento pauroso. Vero, Simone? Un giorno volle provare ad uscire con me, ma vide un amico del suo Daniele… e faticammo molto a calmare il suo pianto. Ma Simone è così bravo! E mi ha suggerito, posto che mostra il desiderio di ritornare nel mondo, ma che il mondo di Betsur è troppo pieno di ricordi per lei, di chiamare Giovanna. È andato lui a chiamarla. Era tornata, dopo le feste, a Bètér presso i suoi splendidi roseti di Giudea. Dice Simone che gli è sembrato un sogno, attraversando quelle colline tutte a roseto, che gli pareva d’essere nel Paradiso. È venuta subito. Lei può capire e compatire una madre che piange i figli! Elisa le si è molto affezionata ed io sono venuta. Giovanna la vuole persuadere ad uscire da Betsur e ad andare nel suo castello. E ci riuscirà, perché è dolce come una colomba ma ferma come un granito nei suoi voleri».

«Andremo a Betsur nel ritorno e poi ci separeremo. Voi discepole resterete con Elisa e Giovanna per qualche tempo. Noi andremo per la Giudea e ci ritroveremo a Gerusalemme per la Pentecoste»…

214.5

…Maria Ss. e Maria madre di Giuda sono insieme. Non nella casa di città, ma in quella di campagna. Sono sole. Gli apostoli con Gesù sono fuori, le discepole col bambino sono per lo splendido pometo e si sentono le loro voci unite al rumore di panni sbattuti sui lavatoi. Forse fanno il bucato mentre il bambino giuoca.

La madre di Giuda, seduta in una stanza in penombra a fianco di Maria, parla alla stessa: «Questi giorni di pace rimarranno come un dolce sogno in me. Troppo brevi! Troppo!

Comprendo che non si deve essere egoisti e che è giusto che voi andiate da quella povera donna e da tanti altri infelici. Ma se potessi! Se potessi fermare il tempo, o venire con voi!… Ma non posso. Non ho parenti all’infuori di mio figlio e devo curare i beni della casa…».

«Comprendo… Separarti dal figlio ti è dolore. Noi madri vorremmo sempre essere con i figli. Ma noi li diamo per una ben grande ragione e non li perdiamo. Neppure la morte ce li leva i figli, se sono loro, e se siamo noi, in grazia agli occhi di Dio. Ma noi li abbiamo ancora sulla Terra, anche se la volontà di Dio li strappa al nostro seno per darli al mondo per il suo bene. Possiamo sempre raggiungerli, e anche l’eco delle loro opere ci dà come una carezza al cuore, perché le loro opere sono il profumo della loro anima».

Annotazione

Torna, mia Pace. Non voglio solo amarti, ma anche servirti. Queste parole fanno seguito alla presenza di Gesù nell'EMV 208 e nell'EMV 209. Maria è poi rimasta a Bet-Çur a partire dall'EMV 210.

Tu sei il mio più grande aiuto. Gesù desidera infatti che ognuno lo aiuti a salvare i peccatori e a diffondere la Buona Novella nei cuori. In questo caso, si tratta di un esempio dell'aiuto di Maria nell'apostolato di Gesù.

EMR 215

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Filippo e Andrea parlano a Bet-Ginna. Guarigione della figlia lunatica dell’albergatore

Data della visione: Mercoledì 11 luglio 1945

Calendario: Mercoledì 3 maggio 28

Luoghi (mappa): Bet-Ginna

Ciclo: Apostolato in Giudea

Sommario: In arrivo

Contenuto del capitolo: 215 .1: Gli apostoli hanno paura di andare a predicare. 215.2: Gesù descrive loro un panorama di città storiche. 215.3: Inviati a Bet-Ginna, Filippo e Andrea annunciano Gesù a un locandiere e ai suoi clienti. 215.4: Apostoli e clienti si scambiano domande: È un santo o un demone? È il Santo tra i santi. Comanda persino alla morte. 215.5: La figlia dell’albergatore è lunatica. Può guarirla? 215.6: Presto, Andrea va a chiamare Gesù, il quale gli fa notare che hanno portato a termine con successo la loro missione. 215.7: L’albergatore supplica Gesù. Gesù esorcizza la figlia di Samuele.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 77

EMR 215.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Non vedo né il ritorno a Betsur, né i roseti di Bètér che ho tanto desiderato di vedere. Gesù è solo con gli apostoli. Non c’è neppure Marziam, rimasto certo con la Madonna e le discepole. Il luogo è molto montagnoso, ma anche molto ricco di vegetazione con boschi di conifere, meglio, di alberi da pinoli, e l’odore delle resine si spande per ogni dove, balsamico e vitalizzatore. E attraverso questi monti verdi Gesù cammina, voltando le spalle all’oriente, insieme ai suoi.

Sento che ragionano di Elisa, che è apparsa molto mutata e persuasa a seguire Giovanna nella sua tenuta di Bètér, e della bontà di Giovanna. E che parlano anche del nuovo giro da fare, andando verso le fertili pianure che precedono la marina. E nomi di glorie passate riaffiorano, suscitando racconti, domande, spiegazioni e discussioni bonarie.

EMR 215.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La vetta del monte è raggiunta. Un ampio panorama si apre di là, ed è bello vederlo stando all’ombra delle folte piante che incoronano la cima, così variato e solare, un accavallarsi di catene che vanno in ogni senso come marosi pietrificati di un oceano corso da venti contrari e poi, come in un golfo quieto, tutto placarsi in una luminosità senza termine che prelude a una vasta pianura in cui si erge, solitario come un faro all’imboccatura di un porto, un monticello.

«Ecco. Questo paese che corre così sulla cresta, quasi per godersi tutto il sole, e dove sosteremo, è come il perno di una raggiera di luoghi storici[1]. Venite qui. Ecco là (al settentrione)

Gerimot. Vi ricordate Giosuè? La sconfitta dei re che vollero assalire il campo d’Israele, fatto forte dell’alleanza coi Gabaoniti. E vicino Betsames, la città sacerdotale di Giuda, in cui fu restituita l’arca dai filistei con i voti in oro imposti dagli indovini e sacerdoti al popolo per avere liberazione dai flagelli che tormentavano i colpevoli filistei. Ed ecco là, tutta nel sole, Saraà patria di Sansone, e un poco più a oriente Timnata, dove egli prese moglie e fece tante prodezze e tante sciocchezze. E là Azeco e Soco già campo filisteo. Più giù ancora è Szanoe, una delle città di Giuda. E qui, voltatevi, ecco la valle del Terebinto dove Davide si batté con Golia. E là è Maceda dove Giosuè sconfisse gli Amorrei. Voltatevi ancora. Vedete quel solitario monte in mezzo alla pianura che un tempo fu dei filistei? Là è Get, patria di Golia e luogo di rifugio per Davide presso Achis per fuggire l’ira folle di Saul, e dove il re saggio si finse pazzo perché il mondo preserva i folli contro i savi. Quell’orizzonte aperto sono le pianure della fertilissima terra dei filistei. Noi andremo per là, fino a Ramlè. Ed ora entriamo in Betginna. Tu, proprio tu, Filippo, che mi guardi così implorante, andrai con Andrea per il paese. Noi sosteremo, intanto che voi andate, presso la fontana o nella piazza del paese».

«Oh! Signore! Non ci mandare soli! Vieni anche Tu!», pregano i due.

«Andate, ho detto. L’ubbidienza vi sarà più di aiuto che la mia muta presenza».

Dettaglio

Nei pressi di Bet-Ginna. Per quanto riguarda la difesa dell'opera, si veda l'annotazione con i commenti di Jean-François Lavère.

Annotazione

Avvicinatevi: lì (a nord) si trova Gerimot. Vi ricordate di Giosuè? È il luogo in cui furono sconfitti i re che volevano assalire l’accampamento di Israele, rafforzato dalla sua alleanza con i Gabaoniti. Gerimot, Jarmout, Yarmouth: La descrizione fornita è perfettamente coerente con i recenti ritrovamenti archeologici, che hanno permesso di rintracciare tracce di fortificazioni a Khirbit el Yarmuk, a 27 km a ovest-sud-ovest di Gerusalemme e a meno di due chilometri da Beth Shemesh. Tuttavia, all’epoca di Maria Valtorta, la localizzazione ipotizzata era indicata più a est – Jean-François Lavère,Dizionario geografico del Vangelo secondo Maria Valtorta eL’enigma Valtorta, volume 1, pagina101.     

È il luogo della sconfitta dei re che vollero assalire l’accampamento d’Israele, rafforzato dalla sua alleanza con i Gabaoniti ( Giosuè 10,1-14): Adonisedec, re di Gerusalemme, apprese che Giosuè aveva conquistato Ai e l’aveva consacrata all’anatema, che aveva trattato Ai e il suo re come aveva trattato Gerico e il suo re, e che gli abitanti di Gabaon, avendo fatto pace con Israele, si trovavano in mezzo a loro. Allora fu colto da grande timore; poiché Gabaon era una grande città, come una delle città reali, più grande persino di Ai, e tutti i suoi uomini erano valorosi. Adonisedec, re di Gerusalemme, mandò a dire a Oham, re di Hebron, a Pharam, re di Jerimoth, a Japhia, re di Lachis, e a Dabir, re di Eglon: «Salite da me e venite in mio aiuto, affinché possiamo attaccare Gabaon, poiché essa ha stretto pace con Giosuè e con i figli d’Israele». » Così i cinque re degli Amorei, il re di Gerusalemme, il re di Hebron, il re di Jerimoth, il re di Lachish e il re di Eglon, si radunarono e salirono con tutti i loro eserciti; si accamparono vicino a Gabaon e la assediarono. Gli abitanti di Gabaon mandarono a dire a Giosuè, all’accampamento di Galgala: «Non negare il tuo aiuto ai tuoi servi, affrettati a venire da noi, liberaci, vieni in nostro soccorso; poiché tutti i re degli Amorei che abitano sul monte si sono coalizzati contro di noi». » Giosuè salì da Galgala, insieme a tutti i suoi uomini d’armi e a tutti i valorosi guerrieri. Il Signore disse a Giosuè: «Non temerli, perché li ho consegnati nelle tue mani, e nessuno di loro potrà resisterti». Giosuè li colse di sorpresa; aveva marciato da Ghilgal per tutta la notte. E il Signore seminò il panico tra loro davanti a Israele; Israele inflisse loro una grande sconfitta presso Gabaon, li inseguì sulla strada che sale a Bet-Horon e li sconfisse fino ad Azeca e Maceda. Mentre fuggivano davanti a Israele, lungo la discesa di Bet-Orón, il Signore fece piovere dal cielo su di loro grosse pietre fino ad Azeca, e morirono; quelli che morirono per le pietre di grandine furono più numerosi di quelli che furono uccisi dalla spada dei figli d’Israele. Allora Giosuè parlò al Signore, il giorno in cui il Signore consegnò gli Amorei ai figli d’Israele, e disse alla presenza di Israele: «Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Ajalon! E il sole si fermò, e la luna rimase immobile, finché il popolo non si fu vendicato dei propri nemici. Non è forse scritto nel libro del Giusto? E il sole si fermò in mezzo al cielo e non si affrettò a tramontare, per quasi un giorno intero. Non ci fu, né prima né dopo, un giorno come quello, in cui Yahweh obbedì alla voce di un uomo; poiché Yahweh combatteva per Israele.  

E, nelle vicinanze, Bet-Shémesh, la città sacerdotale di Giuda, dove i Filistei restituirono l’Arca con l’offerta d’oro, imposta al popolo dagli indovini e dai sacerdoti per essere liberati dalle piaghe che tormentavano i Filistei colpevoli. 1 Samuele 6,1-15: L’Arca di Yahweh rimase sette mesi nel paese dei Filistei. Allora i Filistei convocarono i sacerdoti e gli indovini e dissero loro: «Che cosa faremo dell’Arca di Yahweh? Fateci sapere come dobbiamo rimandarla al suo posto». » Essi risposero: «Se rimandate l’arca del Dio d’Israele, non rimandatela a mani vuote, ma non mancate di offrirle un’offerta di espiazione; allora sarete guariti e saprete perché la sua mano non si è ritirata da voi. I Filistei chiesero: «Quale offerta di espiazione gli faremo?» Risposero: «Cinque tumori d’oro e cinque topi d’oro, secondo il numero dei principi dei Filistei, poiché la stessa piaga è stata su di voi e sui vostri principi. Fate dunque delle figure dei vostri tumori e delle figure dei topi che devastano il paese, e rendete così gloria al Dio d’Israele: forse smetterà di far pesare la sua mano su di voi, sui vostri dei e sul vostro paese. Perché indurireste il vostro cuore, come l’Egitto e il Faraone hanno indurito il loro? Non li ha forse lasciati andare, dopo aver esercitato i suoi castighi su di loro? Ora dunque preparate un carro nuovo e prendete due vacche che allattano e che non abbiano mai portato il giogo; attaccate le vacche al carro e riportate i loro piccoli nella stalla, lontano da loro. Prenderete l’arca di Yahweh e la metterete sul carro; poi, dopo aver posto accanto ad essa, in uno scrigno, gli oggetti d’oro che avrete offerto come offerta di espiazione, la rimanderete via e lei se ne andrà. Osservatela: se sale lungo la via del suo confine, verso Bet-Samès, è il Signore che ci ha inflitto questo grande male; altrimenti sapremo che non è stata la sua mano a colpirci, e che ciò ci è accaduto per caso».

Quella gente fece così; presero due vacche che allattavano, le attaccarono al carro e rinchiusero i loro piccoli nella stalla. Misero sul carro l’arca di Yahweh e la cassa con i topi d’oro e le figure dei loro tumori. Le vacche si diressero dritte verso Bet-Seme; seguirono sempre la stessa strada, camminando e muggendo, senza deviare né a destra né a sinistra. I principi dei Filistei le seguirono fino al confine di Bet-Seme. Gli abitanti di Bet-Seme stavano mietendo il grano nella valle. Alzando lo sguardo, videro l’arca e si rallegrarono nel vederla. Il carro giunse nel campo di Giosuè il Bet-Samita e vi si fermò. Lì c’era una grossa pietra. Si spaccò il legno del carro e si offrirono le vacche in olocausto al Signore. I leviti, dopo aver fatto scendere l’arca di Yahweh e la cassetta che vi era accanto, contenente gli oggetti d’oro, posarono il tutto sulla grande pietra. Gli abitanti di Bet-Seme offrirono in quel giorno olocausti e sacrifici a Yahweh.

Ed ecco là, sotto il sole, Çoréa, la patria di Sansone. Saràa , Sar’a, Tsor’ah, Tsorea, Çoréa, Soréa. Cfr.Giudici 13,2: C’era un uomo di Saraa, della tribù di Dan, di nome Manoah; sua moglie era sterile e non aveva mai partorito.

E, un po’ più a est, Timna, dove si sposò e dove compì tante imprese eroiche, ma anche tante sciocchezze.  Timnata, Timnatha, Timna. Secondo Maria Valtorta, Timnatah si troverebbe quindi un po’ a est di Saara, il che è del tutto compatibile con il contesto biblico di Giudici 13,1-6 | Giudici 14,1-5 | Giosuè 15,10-57 | Giosuè 19,43 | 2 Cronache 28,18. Ciò indurrebbe a collocarla a una ventina di chilometri a ovest di Betlemme. (Jean-François Lavère,Dizionario geografico del Vangelo secondo Maria Valtorta).        

Dove si sposò e dove compì tante imprese eroiche, ma anche tante sciocchezze Giudici 14,1-20: Sansone scese a Thamna e lì vide una donna tra le figlie dei Filistei. Quando tornò, lo riferì a suo padre e a sua madre, dicendo: «Ho visto a Thamna una donna tra le figlie dei Filistei; prendetela ora come mia moglie». Suo padre e sua madre gli dissero: «Non c’è forse nessuna donna tra le figlie dei tuoi fratelli e in tutto il nostro popolo, che tu debba andare a prendere una moglie tra i Filistei, che sono incirconcisi?» E Sansone disse a suo padre: «Prendila per me, perché mi piace». » Suo padre e sua madre non sapevano che ciò proveniva da Yahweh; poiché egli cercava un pretesto per una contesa con i Filistei. — In quel tempo i Filistei dominavano su Israele. Sansone scese con suo padre e sua madre a Tamna. Quando giunsero alle vigne di Tamna, ecco che un giovane leone ruggente gli venne incontro. Lo Spirito di Yahweh si impadronì di Sansone; e, senza avere nulla in mano, Sansone squartò il leone come si squarta un capretto. E non raccontò a suo padre e a sua madre ciò che aveva fatto.

Scese e parlò alla donna, e lei gli piacque. Qualche tempo dopo, essendo tornato a Thamna per prenderla, fece una deviazione per vedere il cadavere del leone, ed ecco che c’era uno sciame di api e del miele nel corpo del leone. Ne prese un po’ con le mani e lo mangiò lungo la strada; e quando giunse presso suo padre e sua madre, ne diede loro un po’ e lo mangiarono; ma non disse loro che aveva preso il miele dal corpo del leone. Il padre di Sansone scese a casa della donna; e lì Sansone organizzò un banchetto, come era consuetudine tra i giovani. Non appena lo videro, invitarono trenta compagni a stare con lui.

Sansone disse loro: «Vi proporrò un indovinello. Se me lo spiegherete durante i sette giorni del banchetto e se lo indovinerete, vi darò trenta tuniche e trenta cambi di vestiti; ma se non riuscirete a spiegarmelo, sarete voi a darmi trenta tuniche e trenta cambi di vestiti. » Gli dissero: «Proponi il tuo indovinello, affinché lo ascoltiamo». Egli disse loro: «Da chi mangia è uscito ciò che si mangia, dal forte è uscito il dolce». Per tre giorni non riuscirono a risolvere l’indovinello. Il settimo giorno dissero alla moglie di Sansone: «Convinci tuo marito a spiegarci l’enigma; altrimenti bruceremo te e la casa di tuo padre. Ci avete invitato per derubarci, senza dubbio? » La moglie di Sansone piangeva accanto a lui e diceva: «Hai solo odio per me e non mi ami. Hai proposto un indovinello ai figli del mio popolo, e non me l’hai spiegato!» Egli le rispose: «Non l’ho spiegato né a mio padre né a mia madre, e lo spiegherei a te?» Lei pianse così davanti a lui per tutti i sette giorni che durò il banchetto; il settimo giorno, mentre lei lo tormentava, egli le spiegò l’enigma, e lei lo spiegò ai figli del suo popolo. Gli abitanti della città dissero a Sansone, il settimo giorno, prima del tramonto: «Che cosa c’è di più dolce del miele e che cosa c’è di più forte del leone?» E lui disse loro: «Se non aveste arato con la mia giovenca, non avreste indovinato il mio indovinello».

Lo Spirito di Yahweh lo investì, ed egli scese ad Ascalona. Lì uccise trenta uomini e, dopo aver preso le loro spoglie, diede gli abiti di ricambio a coloro che avevano spiegato l’enigma. Poi, infuriato, salì a casa di suo padre. La moglie di Sansone fu data in sposa a uno dei suoi compagni che egli si era scelto come amico.

E lì, Azeqa e Soko, allora accampamento filisteo. 1 Samuele 17,1: I Filistei, dopo aver radunato i loro eserciti per fare la guerra, si riunirono a Socho, che appartiene a Giuda; si accamparono tra Socho e Azeca, a Efes-Dommim.

Ancora più in basso, ecco Zanuah, una delle città della Giudea. Szanoé, Zanuah, Zanoah, Zano’akh. Citata inGiosuè 15,56: «Iezreel, Jucadam, Zanoé»  

E qui – voltatevi – ecco la valle del Terebinto dove Davide sconfisse Golia. Cfr .1 Samuele 17,2-54: Anche Saul e gli uomini d’Israele si radunarono e si accamparono nella valle del Terebinto; si schierarono in ordine di battaglia di fronte ai Filistei. I Filistei erano appostati sul monte da una parte, e Israele era appostato sul monte dall’altra: la valle si trovava tra di loro. Allora uscì dagli accampamenti dei Filistei un campione; si chiamava Golia, era di Gat, ed era alto sei cubiti e un palmo. Un elmo di bronzo gli copriva il capo, e indossava una corazza a scaglie; il peso della corazza era di cinquemila sicli di bronzo. Ai piedi aveva calzari di bronzo e tra le spalle un giavellotto di bronzo. Il fusto della sua lancia era come il fuso di un tessitore, e la punta della lancia pesava seicento sicli di ferro; colui che portava il suo scudo camminava davanti a lui. Golia si fermò e, rivolgendosi ai battaglioni d’Israele, gridò loro: «Perché siete usciti per schierarvi in battaglia? Non sono forse io il Filisteo, e non siete voi gli schiavi di Saul? Scegliete un uomo che scenda contro di me. Se avrà la meglio combattendo contro di me e mi ucciderà, noi saremo soggetti a voi; ma se io avrò la meglio su di lui e lo ucciderò, voi sarete soggetti a noi e ci servirete».

Il filisteo aggiunse: «Oggi lancio questa sfida all’esercito d’Israele: datemi un uomo e combatteremo insieme. » Sentendo queste parole del filisteo, Saul e tutto Israele furono spaventati e colti da grande timore. Ora, Davide era figlio di quell’efraimita di Betlemme di Giuda di nome Isai, che aveva otto figli; quest’uomo, al tempo di Saul, era vecchio, in età avanzata. I tre figli maggiori di Isai erano andati a seguire Saul in guerra; e i nomi di questi tre figli che erano andati in guerra erano Eliab, il maggiore, Abinadab, il secondo, e Samma, il terzo. Davide era il più giovane. I tre maggiori seguivano Saul, mentre Davide andava e veniva da Saul per pascolare le pecore di suo padre a Betlemme. Il filisteo si faceva avanti mattina e sera, e si presentò per quaranta giorni. Isai disse a Davide, suo figlio: «Prendi per i tuoi fratelli questo efa di grano tostato e questi dieci pani, e corri all’accampamento dai tuoi fratelli. E questi dieci formaggi, portali al capo del loro millesimo. Andrai a trovare i tuoi fratelli per vedere se stanno bene e riceverai da loro un segno di saluto. Saul, loro e tutti gli uomini d’Israele si trovano nella valle di Terebinto, impegnati nella guerra contro i Filistei».

Davide si alzò di buon mattino e, affidando le pecore a un pastore, prese le provviste e partì, come Isai gli aveva ordinato. Quando giunse all’accampamento, l’esercito stava uscendo dal campo per schierarsi in battaglia e si levavano grida di guerra. Israeliti e Filistei si schierarono in linea, schiera contro schiera. Davide affidò i suoi bagagli al custode dei bagagli e corse verso la schiera. Appena arrivato, chiese ai suoi fratelli come stavano. Mentre parlava con loro, ecco che il campione — si chiamava Golia, il filisteo di Gat — si fece avanti dalle file dei Filistei, pronunciando le stesse parole, e Davide lo udì. Vedendo quell’uomo, tutti gli Israeliti indietreggiarono davanti a lui, colti da grande timore. Un israelita disse: «Vedete quell’uomo che avanza? Avanza per sfidare Israele. Chi lo ucciderà, il re lo ricompenserà con grandi ricchezze, gli darà sua figlia e libererà la casa di suo padre da ogni onere in Israele». » Davide disse agli uomini che gli stavano accanto: «Che cosa si farà a chi ucciderà quel filisteo e toglierà l’infamia da Israele? Chi è dunque questo filisteo, questo incirconciso, per insultare le schiere del Dio vivente? » Il popolo gli ripeté le stesse parole, dicendo: «Ecco cosa si farà a chi lo ucciderà». Eliab, suo fratello maggiore, lo udì parlare agli uomini, e l’ira di Eliab si accese contro Davide, ed egli disse: «Perché sei sceso, e a chi hai lasciato quel piccolo gregge nel deserto? Conosco la tua superbia e la malizia del tuo cuore; sei sceso per vedere la battaglia.»

Davide rispose: «Che cosa ho fatto ora? Non è forse solo una parola? » E, voltandosi da lui per rivolgersi a un altro, ripeté le stesse parole; e il popolo gli rispose come la prima volta. Quando si udirono le parole pronunciate da Davide, le riferirono a Saul, che lo fece chiamare. Davide disse a Saul: «Che nessuno si scoraggi! Il tuo servo andrà a combattere contro quel filisteo». Saul disse a Davide: «Non puoi andare contro quel filisteo per combattere con lui, perché tu sei un ragazzo, mentre lui è un uomo di guerra fin dalla sua giovinezza». » Davide disse a Saul: «Quando il tuo servo pascolava le pecore di suo padre, e un leone o un orso veniva a rapire una pecora dal gregge, io mi mettevo all’inseguimento, lo colpivo e strappavo la pecora dalle sue fauci; se si opponeva a me, lo afferravo per le fauci, lo colpivo e lo uccidevo. Il tuo servo ha ucciso sia il leone che l’orso, e lo stesso accadrà al Filisteo, a quell’incirconciso, come a uno di loro, poiché ha oltraggiato le schiere del Dio vivente. » Davide aggiunse: «Il Signore, che mi ha liberato dal leone e dall’orso, mi libererà anche dalla mano di questo filisteo». E Saul disse a Davide: «Va’, e che il Signore sia con te!»

Saul fece vestire Davide con le sue vesti, gli mise in testa un elmo di bronzo e gli fece indossare una corazza; poi Davide si cinse la spada di Saul sopra l’armatura e provò a camminare, poiché non aveva mai indossato un’armatura. Davide disse a Saul: «Non riesco a camminare con queste armi, non ci sono abituato». E, essersene liberato, Davide prese in mano il suo bastone, scelse dal torrente cinque sassi levigati e li mise nella sua borsa da pastore, nella sua sacca. Poi, con la fionda in mano, si avvicinò al filisteo. Il filisteo si avvicinò poco a poco a Davide, preceduto dall’uomo che portava lo scudo. Il filisteo guardò, vide Davide e lo disprezzò, poiché era molto giovane, biondo e di bel viso. Il filisteo disse a Davide: «Sono forse un cane, che tu venga da me con un bastone?» E il filisteo maledisse Davide invocando i propri dei. E il filisteo disse a Davide: «Vieni da me, che io dia la tua carne agli uccelli del cielo e alle bestie dei campi». » Davide rispose al filisteo: «Tu vieni verso di me con la spada, la lancia e il giavellotto; io invece vengo verso di te nel nome di Yahweh degli eserciti, del Dio delle schiere d’Israele, che tu hai insultato. Oggi il Signore ti consegnerà nelle mie mani; io ti colpirò e ti staccherò la testa; oggi darò i cadaveri dell’esercito dei Filistei agli uccelli del cielo e alle bestie della terra; e tutta la terra saprà che Israele ha un Dio; e tutta questa moltitudine saprà che non è né con la spada né con la lancia che Yahweh salva, poiché a Yahweh appartiene la guerra, ed egli vi ha consegnati nelle nostre mani».

Il filisteo, alzandosi, si mise in marcia e avanzò incontro a Davide; Davide si affrettò a correre verso la testa dello schieramento, per andare incontro al filisteo. Davide mise la mano nella sua fionda, ne estrasse una pietra e la scagliò con la fionda; colpì il filisteo alla fronte; la pietra gli si conficcò nella fronte ed egli cadde a faccia in terra. Così Davide, con una fionda e una pietra, ebbe la meglio sul filisteo e lo uccise. E Davide non aveva alcuna spada in mano. Davide corse, si fermò vicino al filisteo e, afferrata la sua spada che estrasse dal fodero, lo uccise e gli tagliò la testa con essa. Vedendo il loro eroe morto, i filistei fuggirono. E gli uomini d’Israele e di Giuda si alzarono, lanciando grida di gioia, e inseguirono i Filistei fino all’ingresso di Gath e fino alle porte di Accaron. I cadaveri dei Filistei giacevano sparsi lungo la strada da Saraim fino a Gath e ad Accaron. Al ritorno dall’inseguimento dei Filistei, i figli d’Israele saccheggiarono il loro accampamento. Davide prese la testa del filisteo e la fece portare a Gerusalemme, e mise nella sua tenda le armi del filisteo.

Quel luogo è Maqqeda, dove Giosuè sconfisse gli Amorrei. Macéda, Makkedah, Maqqeda. Cfr.Giosuè 10,10-41|Giosuè 15,41.  Giosuè 10, 10-41: E il Signore seminò il panico tra loro davanti a Israele; Israele inflisse loro una grande sconfitta presso Gabaon, li inseguì sulla strada che sale a Bet-Oron e li sconfisse fino ad Azeca e a Macéda. Mentre fuggivano davanti a Israele, lungo la discesa di Bet-Oron, il Signore fece piovere dal cielo su di loro grosse pietre fino ad Azeca, e morirono; quelli che morirono per le pietre di grandine furono più numerosi di quelli che furono uccisi dalla spada dei figli d’Israele. Allora Giosuè parlò al Signore, il giorno in cui il Signore consegnò gli Amorei ai figli d’Israele, e disse alla presenza di Israele: «Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Ajalon! E il sole si fermò, e la luna rimase immobile, finché il popolo non si fu vendicato dei propri nemici. Non è forse scritto questo nel libro del Giusto? E il sole si fermò in mezzo al cielo e non si affrettò a tramontare, per quasi un giorno intero. Non ci fu, né prima né dopo, un giorno come quello, in cui il Signore obbedì alla voce di un uomo; poiché il Signore combatteva per Israele.   

Giosuè, e tutto Israele con lui, passò da Lebna a Lachis; vi stese il suo accampamento e la attaccò. E Yahweh consegnò Lachis nelle mani di Israele, che la conquistò il secondo giorno e la passò a fil di spada, insieme a tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, come aveva fatto con Lebna. — Allora Horam, re di Gaser, salì in soccorso di Lachis; Giosuè sconfisse lui e il suo popolo, senza lasciarne sfuggire nessuno. Giosuè e tutto Israele con lui passarono da Lachis a Eglon; vi piantarono il campo e la attaccarono. La conquistarono lo stesso giorno e la passarono a fil di spada; tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, Giosuè li dedicò all’anatema quel giorno, secondo tutto ciò che aveva fatto per Lachis.

Giosuè e tutto Israele con lui salirono da Eglon a Hebron e la attaccarono. Dopo averla conquistata, la colpirono con la lama della spada: la città, il suo re, tutte le città del suo territorio e tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, senza lasciarne sfuggire nessuno, come Giosuè aveva fatto per Eglon; e la dedicò all’anatema, insieme a tutti gli esseri viventi che vi si trovavano. Giosuè, e con lui tutto Israele, si diresse verso Dabir e la attaccò. La conquistò, insieme al suo re e a tutte le città del suo territorio; e li colpirono con la lama della spada, e dedicarono all’anatema tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, senza lasciarne sfuggire nessuno. Giosuè trattò Dabir e il suo re come aveva trattato Hebron e come aveva trattato Lebna e il suo re. Giosuè conquistò tutto il paese: la Montagna, il Negeb, la pianura e le colline, con tutti i loro re, senza lasciarne sfuggire nessuno, dedicando all’anatema ogni essere vivente, come aveva ordinato Yahweh, il Dio d’Israele. Giosuè li sconfisse da Kades-Barnea fino a Gaza e in tutto il paese di Gosen fino a Gabaon.

Giosuè 15, 41: Gideroth , Bet-Dagon, Naama e Maceda: sedici città con i loro villaggi.

Voltatevi ancora. Vedete quella montagna solitaria in mezzo alla pianura che un tempo apparteneva ai Filistei? Lì si trova Gat, patria di Golia e luogo di rifugio per Davide presso Achish per sfuggire alla folle ira di Saul. Get , Gath, Tel es-Safieh. Menzionata più volte nella Bibbia (tra cui 1 Samuele 17,4). Il sito fu identificato nel 1887, ma solo nel 2001 gli scavi hanno confermato le ipotesi precedenti. La descrizione di Maria Valtorta ne risulta ancora più notevole (Jean-François Lavère,Dizionario geografico del Vangelo secondo Maria Valtorta).         

Lì si trova Gat, patria di Golia e luogo di rifugio per Davide presso Achish per sfuggire alla furia sfrenata di Saul. Cfr .1 Samuele 27,1-4: Davide disse a se stesso: «Un giorno perirò per mano di Saul; non c’è nulla di meglio per me che rifugiarmi al più presto nel paese dei Filistei, affinché Saul rinunci a cercarmi ancora in tutto il territorio d’Israele; così sfuggirò alla sua mano. » E Davide si alzò, insieme ai seicento uomini che erano con lui, e andarono da Achis, figlio di Maoch, re di Gath. Davide rimase presso Achis, a Gath, insieme ai suoi uomini, ciascuno con la propria famiglia, e Davide con le sue due mogli, Achinoam di Jezreel e Abigail del Carmelo, moglie di Nabal. Fu riferito a Saul che Davide era fuggito a Gat, ed egli non riprese più a inseguirlo.    

Questo orizzonte aperto è costituito dalle pianure della terra molto fertile dei Filistei. Passeremo da lì fino a Ramlé. Ramlé , Ramla, Ramleh. Ramlé è presentata dagli storici come l’unica città della Palestina fondata dagli arabi, costruita intorno al 705-715 dal califfo Suleiman ibn Abed al-Malik. Il fatto che il nome sia «citato da Gesù» sembra indicare un’esistenza ben anterioreall’VIIIsecolo (Jean-François Lavère,Dizionario geografico del Vangelo secondo Maria Valtorta).          

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Libro di Giosuè 10, 1-51 (Gerimot | Maggeda)

Giosuè 10,1-51: Adonisedec, re di Gerusalemme, venne a sapere che Giosuè aveva conquistato Ai e l’aveva votata all’anatema, che aveva trattato Ai e il suo re come aveva trattato Gerico e il suo re, e che gli abitanti di Gabaon, avendo fatto pace con Israele, si trovavano in mezzo a loro. Allora fu colto da grande timore; poiché Gabaon era una grande città, come una delle città reali, più grande persino di Ai, e tutti i suoi uomini erano valorosi. Adonisedec, re di Gerusalemme, mandò a dire a Oham, re di Hebron, a Pharam, re di Jerimoth, a Japhia, re di Lachish, e a Dabir, re di Eglon: «Salite da me e venite in mio aiuto, affinché possiamo attaccare Gabaon, poiché essa ha stretto pace con Giosuè e con i figli d’Israele». » Così i cinque re degli Amorei, il re di Gerusalemme, il re di Hebron, il re di Jerimoth, il re di Lachish e il re di Eglon, si radunarono e salirono con tutti i loro eserciti; si accamparono vicino a Gabaon e la assediarono. Gli abitanti di Gabaon mandarono a dire a Giosuè, all’accampamento di Galgala: «Non negare il tuo aiuto ai tuoi servi, affrettati a venire da noi, liberaci, vieni in nostro soccorso; poiché tutti i re degli Amorei che abitano sul monte si sono coalizzati contro di noi». » Giosuè salì da Ghilgal, insieme a tutti i suoi uomini d’armi e a tutti i valorosi guerrieri. Il Signore disse a Giosuè: «Non temerli, perché li ho consegnati nelle tue mani e nessuno di loro potrà resisterti». Giosuè li colse di sorpresa; aveva marciato da Ghilgal per tutta la notte. E il Signore seminò il panico tra loro davanti a Israele; Israele inflisse loro una grande sconfitta presso Gabaon, li inseguì sulla strada che sale a Bet-Oron e li sconfisse fino ad Azeka e Maceda. Mentre fuggivano davanti a Israele, lungo la discesa di Bet-Orón, il Signore fece piovere dal cielo su di loro grosse pietre fino ad Azeca, e morirono; quelli che morirono per le pietre di grandine furono più numerosi di quelli che furono uccisi dalla spada dei figli d’Israele. Allora Giosuè parlò al Signore, il giorno in cui il Signore consegnò gli Amorei ai figli d’Israele, e disse alla presenza di Israele: «Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Ajalon! E il sole si fermò, e la luna rimase immobile, finché il popolo non si fu vendicato dei propri nemici. Non è forse scritto questo nel libro del Giusto? E il sole si fermò in mezzo al cielo e non si affrettò a tramontare, per quasi un giorno intero. Non ci fu, né prima né dopo, un giorno come quello, in cui Yahweh obbedì alla voce di un uomo; poiché Yahweh combatteva per Israele.

Giosuè, e tutto Israele con lui, passò da Lebna a Lachis; vi stabilì il suo accampamento e la attaccò. E Yahweh consegnò Lachis nelle mani di Israele, che la conquistò il secondo giorno e la passò a fil di spada, insieme a tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, come aveva fatto per Lebna. — Allora Horam, re di Gaser, salì in soccorso di Lachis; Giosuè sconfisse lui e il suo popolo, senza lasciarne scampare nessuno. Giosuè e tutto Israele con lui passarono da Lachis a Eglon; vi piantarono il campo davanti alla città e la attaccarono. La conquistarono lo stesso giorno e la passarono a fil di spada; tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, Giosuè li dedicò all’anatema quel giorno, secondo tutto ciò che aveva fatto per Lachis.

Giosuè e tutto Israele con lui salirono da Eglon a Hebron e la attaccarono. Dopo averla conquistata, la colpirono con la lama della spada: la città, il suo re, tutte le città del suo dominio e tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, senza lasciarne sfuggire nessuno, come Giosuè aveva fatto per Eglon; e la dedicò all’anatema, insieme a tutti gli esseri viventi che vi si trovavano. Giosuè, e con lui tutto Israele, si diresse verso Dabir e la attaccò. La conquistò, insieme al suo re e a tutte le città del suo territorio; e li colpirono con la lama della spada, e dedicarono all’anatema tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, senza lasciarne sfuggire nessuno. Giosuè trattò Dabir e il suo re come aveva trattato Hebron e come aveva trattato Lebna e il suo re. Giosuè conquistò tutto il paese: la Montagna, il Negeb, la pianura e le colline, con tutti i loro re, senza lasciarne sfuggire nessuno, dedicando all’anatema ogni essere vivente, come aveva ordinato Yahweh, il Dio d’Israele. Giosuè li sconfisse da Kades-Barnea fino a Gaza e in tutto il paese di Gosen fino a Gabaon.

Libro di Giosuè 15, 41 (Macéda)

Giosuè 15, 41: Gideroth, Bet-Dagon, Naama e Maceda: sedici città con i loro villaggi.

Libro di Giosuè 15, 56 (Zanuah)

Gs 15,56: « Iezreel, Iucadam, Zanoe»

Primo Libro di Samuele 6, 1-15 (Bet-Schemesh - L’Arca restituita dai Filistei)

1 Sam 6,1-15: L’Arca di Yahweh rimase sette mesi nel paese dei Filistei. Allora i Filistei convocarono i sacerdoti e gli indovini e dissero loro: «Che cosa faremo dell’Arca di Yahweh? Fateci sapere come dobbiamo rimandarla al suo posto». » Essi risposero: «Se rimandate l’arca del Dio d’Israele, non rimandatela a mani vuote, ma non mancate di offrirgli un’offerta di espiazione; allora sarete guariti e saprete perché la sua mano non si è ritirata da voi. I Filistei chiesero: «Quale offerta di espiazione dovremo presentargli?» Risposero: «Cinque tumori d’oro e cinque topi d’oro, secondo il numero dei principi dei Filistei, poiché la stessa piaga si è abbattuta su di voi e sui vostri principi. Fate dunque delle figure dei vostri tumori e delle figure dei topi che devastano il paese, e rendete così gloria al Dio d’Israele: forse smetterà di far pesare la sua mano su di voi, sui vostri dei e sul vostro paese. Perché indurireste il vostro cuore, come l’Egitto e il Faraone hanno indurito il loro? Non li ha forse lasciati andare, dopo aver scagliato su di loro i suoi castighi? Ora dunque preparate un carro nuovo e prendete due vacche che allattano e che non abbiano mai portato il giogo; attaccate le vacche al carro e riportate i loro piccoli nella stalla, lontano da loro. Prenderete l’arca di Yahweh e la metterete sul carro; poi, dopo aver posto accanto ad essa, in uno scrigno, gli oggetti d’oro che avrete offerto come sacrificio espiatorio, la rimanderete via e lei se ne andrà. Osservatela: se sale lungo la via del suo confine, verso Bet-Samès, è il Signore che ci ha inflitto questo grande male; altrimenti, sapremo che non è stata la sua mano a colpirci, e che ciò ci è accaduto per caso».

Quella gente fece così; presero due vacche che allattavano, le attaccarono al carro e rinchiusero i loro piccoli nella stalla. Posero sul carro l’arca di Yahweh e la cassa con i topi d’oro e le figure dei loro tumori. Le vacche si diressero dritte verso Bet-Seme; seguirono sempre la stessa strada, camminando e muggendo, senza deviare né a destra né a sinistra. I principi dei Filistei le seguirono fino al confine di Bet-Seme. Gli abitanti di Bet-Seme stavano mietendo il grano nella valle. Alzando lo sguardo, videro l’arca e si rallegrarono nel vederla. Il carro giunse nel campo di Giosuè il Bet-Samita e vi si fermò. Lì c’era una grossa pietra. Si spaccò il legno del carro e si offrirono le vacche in olocausto al Signore. I leviti, dopo aver fatto scendere l’arca di Yahweh e la cassa che era accanto, contenente gli oggetti d’oro, posarono il tutto sulla grande pietra. Gli abitanti di Bet-Seme offrirono in quel giorno olocausti e sacrifici a Yahweh.

Primo libro di Samuele 17, 1-54 (Gat | Soco | Azeka | Valle di Tebirinte | Davide e Golia)

1 Sam 17,1: I Filistei, dopo aver radunato le loro schiere per la guerra, si riunirono a Soco, che appartiene a Giuda; si accamparono tra Soco e Azeka, a Efes-Dommim.

1 Sam 17,2-54: AncheSaul e gli uomini d’Israele si radunarono e si accamparono nella valle di Terebinto; si schierarono in ordine di battaglia di fronte ai Filistei. I Filistei erano schierati sul monte da una parte, e Israele era schierato sul monte dall’altra: la valle si trovava tra di loro. Allora uscì dagli accampamenti dei Filistei un campione; si chiamava Golia, era di Gat, ed era alto sei cubiti e un palmo. Un elmo di bronzo gli copriva il capo, e indossava una corazza a scaglie; il peso della corazza era di cinquemila sicli di bronzo. Ai piedi aveva calzari di bronzo e tra le spalle un giavellotto di bronzo. Il fusto della sua lancia era come il fuso di un tessitore, e la punta della lancia pesava seicento sicli di ferro; colui che portava il suo scudo camminava davanti a lui. Golia si fermò e, rivolgendosi ai battaglioni d’Israele, gridò loro: «Perché siete usciti per schierarvi in battaglia? Non sono forse io il Filisteo, e non siete voi gli schiavi di Saul? Scegliete un uomo che scenda contro di me. Se avrà la meglio combattendo contro di me e mi ucciderà, noi saremo soggetti a voi; ma se io avrò la meglio su di lui e lo ucciderò, voi sarete soggetti a noi e ci servirete».

Il filisteo aggiunse: «Oggi lancio questa sfida all’esercito d’Israele: datemi un uomo, e combatteremo insieme. » Sentendo queste parole del filisteo, Saul e tutto Israele furono spaventati e colti da grande timore. Ora, Davide era figlio di quell’efraimita di Betlemme di Giuda di nome Isai, che aveva otto figli; quest’uomo, al tempo di Saul, era vecchio, in età avanzata. I tre figli maggiori di Isai erano andati a seguire Saul in guerra; e i nomi di questi tre figli che erano andati in guerra erano Eliab, il maggiore, Abinadab, il secondo, e Samma, il terzo. Davide era il più giovane. I tre maggiori seguivano Saul, mentre Davide andava e veniva da Saul per pascolare le pecore di suo padre a Betlemme. Il filisteo si faceva avanti mattina e sera, e si presentò per quaranta giorni. Isai disse a Davide, suo figlio: «Prendi per i tuoi fratelli questo efa di grano tostato e questi dieci pani, e corri all’accampamento dai tuoi fratelli. E questi dieci formaggi, portali al capo del loro millesimo. Andrai a trovare i tuoi fratelli per vedere se stanno bene e riceverai da loro un segno di riconoscimento. Saul, loro e tutti gli uomini d’Israele si trovano nella valle di Terebinto, impegnati nella guerra contro i Filistei».

Davide si alzò di buon mattino e, affidando le pecore a un pastore, prese le provviste e partì, come Isai gli aveva ordinato. Quando giunse all’accampamento, l’esercito stava uscendo dal campo per schierarsi in battaglia e si levavano grida di guerra. Israeliti e Filistei si schierarono in linea, schiera contro schiera. Davide affidò i suoi bagagli al custode dei bagagli e corse verso la schiera. Appena arrivato, chiese ai suoi fratelli come stavano. Mentre parlava con loro, ecco che il campione — si chiamava Golia, il filisteo di Gat — si fece avanti dalle file dei Filistei, pronunciando le stesse parole, e Davide lo udì. Vedendo quell’uomo, tutti gli Israeliti indietreggiarono davanti a lui, colti da grande timore. Un israelita disse: «Vedete quell’uomo che avanza? Avanza per sfidare Israele. Chi lo ucciderà, il re lo ricompenserà con grandi ricchezze, gli darà sua figlia e libererà la casa di suo padre da ogni onere in Israele». » Davide disse agli uomini che gli stavano accanto: «Che cosa si farà a chi ucciderà questo filisteo e toglierà l’infamia da Israele? Chi è dunque questo filisteo, questo incirconciso, per insultare le schiere del Dio vivente? » Il popolo gli ripeté le stesse parole, dicendo: «Ecco cosa si farà a chi lo ucciderà». Eliab, suo fratello maggiore, lo udì parlare agli uomini, e l’ira di Eliab si accese contro Davide, ed egli disse: «Perché sei sceso, e a chi hai lasciato quel piccolo gregge nel deserto? Conosco la tua superbia e la malizia del tuo cuore; sei sceso per vedere la battaglia.»

Davide rispose: «Che cosa ho fatto ora? Non è forse solo una parola? » E, voltandosi da lui per rivolgersi a un altro, ripeté le stesse parole; e il popolo gli rispose come la prima volta. Quando si udirono le parole pronunciate da Davide, le riferirono a Saul, che lo fece chiamare. Davide disse a Saul: «Che nessuno si scoraggi! Il tuo servo andrà a combattere contro quel filisteo». Saul disse a Davide: «Non puoi andare contro quel filisteo per combattere con lui, perché tu sei un ragazzo, mentre lui è un uomo di guerra fin dalla sua giovinezza». » Davide disse a Saul: «Quando il tuo servo pascolava le pecore di suo padre, e un leone o un orso veniva a rapire una pecora dal gregge, io mi mettevo all’inseguimento, lo colpivo e strappavo la pecora dalle sue fauci; se si opponeva a me, lo afferravo per le fauci, lo colpivo e lo uccidevo. Il tuo servo ha ucciso sia il leone che l’orso, e lo stesso accadrà al Filisteo, a quell’incirconciso, come a uno di loro, poiché ha oltraggiato le schiere del Dio vivente. » Davide aggiunse: «Il Signore, che mi ha liberato dal leone e dall’orso, mi libererà anche dalla mano di questo filisteo». E Saul disse a Davide: «Va’, e che il Signore sia con te!»

Saul fece vestire Davide con le sue vesti, gli mise in testa un elmo di bronzo e gli fece indossare una corazza; poi Davide si cinse la spada di Saul sopra l’armatura e cercò di camminare, poiché non aveva mai indossato un’armatura. Davide disse a Saul: «Non riesco a camminare con queste armi, non ci sono abituato». E, essersene liberato, Davide prese in mano il suo bastone, scelse dal torrente cinque sassi levigati e li mise nella sua borsa da pastore, nella sua sacca. Poi, con la fionda in mano, si avvicinò al filisteo. Il filisteo si avvicinò poco a poco a Davide, preceduto dall’uomo che portava lo scudo. Il filisteo guardò, vide Davide e lo disprezzò, poiché era molto giovane, biondo e di bel viso. Il filisteo disse a Davide: «Sono forse un cane, che tu venga da me con un bastone?» E il filisteo maledisse Davide invocando i suoi dèi. E il filisteo disse a Davide: «Vieni da me, che io dia la tua carne agli uccelli del cielo e alle bestie dei campi». » Davide rispose al filisteo: «Tu vieni verso di me con la spada, la lancia e il giavellotto; io invece vengo verso di te nel nome di Yahweh degli eserciti, del Dio delle schiere d’Israele, che tu hai insultato. Oggi il Signore ti consegnerà nelle mie mani; io ti colpirò e ti taglierò la testa; oggi darò i cadaveri dell’esercito dei Filistei agli uccelli del cielo e alle bestie della terra; e tutta la terra saprà che Israele ha un Dio; e tutta questa moltitudine saprà che non è né con la spada né con la lancia che Yahweh salva, poiché a Yahweh appartiene la guerra, ed egli vi ha consegnati nelle nostre mani».

Il filisteo, alzandosi, si mise in marcia e avanzò verso Davide; Davide si affrettò a correre verso la testa dello schieramento, per andare incontro al filisteo. Davide mise la mano nella sua fionda, ne estrasse una pietra e la scagliò con la fionda; colpì il filisteo alla fronte; la pietra gli si conficcò nella fronte ed egli cadde con il volto a terra. Così Davide, con una fionda e una pietra, ebbe la meglio sul filisteo e lo uccise. E Davide non aveva alcuna spada in mano. Davide corse, si fermò vicino al filisteo e, afferrata la sua spada che estrasse dal fodero, lo uccise e gli tagliò la testa con essa. Vedendo il loro eroe morto, i filistei fuggirono. E gli uomini d’Israele e di Giuda si alzarono, lanciando grida di guerra, e inseguirono i Filistei fino all’ingresso di Gath e fino alle porte di Accaron. I cadaveri dei Filistei giacevano sparsi lungo la strada da Saraim fino a Gath e ad Accaron. Al ritorno dall’inseguimento dei Filistei, i figli d’Israele saccheggiarono il loro accampamento. Davide prese la testa del filisteo e la fece portare a Gerusalemme, e mise nella sua tenda le armi del filisteo.

Primo libro di Samuele 27, 1-4 (Gat, Geth | Davide, Achish, Saul)

1 Samuele 27,1-4: Davide disse tra sé: «Un giorno perirò per mano di Saul; non c’è nulla di meglio per me che rifugiarmi al più presto nel paese dei Filistei, affinché Saul smetta di cercarmi in tutto il territorio d’Israele; così sfuggirò alla sua mano. » E Davide si alzò, insieme ai seicento uomini che erano con lui, e andarono da Achis, figlio di Maoch, re di Gath. Davide rimase presso Achis, a Gath, insieme ai suoi uomini, ciascuno con la propria famiglia, e Davide con le sue due mogli, Achinoam di Jezreel e Abigail del Carmelo, moglie di Nabal. Fu riferito a Saul che Davide era fuggito a Gat, ed egli non riprese più a inseguirlo.

Libro dei Giudici 13, 2 (Corea)

Gdc 13,2: C’era un uomo di Saraa, della tribù di Dan, di nome Manoah; sua moglie era sterile e non aveva mai partorito.

Libro dei Giudici 14, 1-20 (Sansone - Timna)

Gdc 14,1-20: Sansone scese a Timna e lì vide una donna tra le figlie dei Filistei. Quando tornò, lo riferì a suo padre e a sua madre, dicendo: «Ho visto a Timna una donna tra le figlie dei Filistei; prendetela ora come mia moglie». Suo padre e sua madre gli dissero: «Non c’è forse nessuna donna tra le figlie dei tuoi fratelli e in tutto il nostro popolo, che tu debba andare a prendere una moglie tra i Filistei, che sono incirconcisi?» E Sansone disse a suo padre: «Prendila per me, perché mi piace». » Suo padre e sua madre non sapevano che ciò veniva da Yahweh; poiché egli cercava un pretesto per una contesa con i Filistei. — In quel tempo i Filistei dominavano su Israele. Sansone scese con suo padre e sua madre a Tamna. Quando giunsero ai vigneti di Tamna, ecco che un giovane leone ruggente gli venne incontro. Lo Spirito di Yahweh si impadronì di Sansone; e, senza avere nulla in mano, Sansone squartò il leone come si squarta un capretto. E non raccontò a suo padre e a sua madre ciò che aveva fatto.

Scese e parlò alla donna, e lei gli piacque. Qualche tempo dopo, essendo tornato a Thamna per prenderla, fece una deviazione per vedere il cadavere del leone, ed ecco che c’era uno sciame di api e del miele nel corpo del leone. Ne prese un po’ con le mani e lo mangiò lungo la strada; e quando giunse presso suo padre e sua madre, ne diede loro un po’ e loro lo mangiarono; ma non disse loro che aveva preso il miele dal corpo del leone. Il padre di Sansone scese a casa della donna; e lì Sansone organizzò un banchetto, come era consuetudine tra i giovani. Non appena lo videro, invitarono trenta compagni a stare con lui.

Sansone disse loro: «Vi proporrò un indovinello. Se me lo spiegherete durante i sette giorni del banchetto e se lo indovinerete, vi darò trenta tuniche e trenta cambi di vestiti; ma se non riuscirete a spiegarmelo, sarete voi a darmi trenta tuniche e trenta cambi di vestiti. » Gli dissero: «Proponi il tuo indovinello, affinché lo ascoltiamo». Egli disse loro: «Da chi mangia è uscito ciò che si mangia, dal forte è uscito il dolce». Per tre giorni non riuscirono a spiegare l’indovinello. Il settimo giorno dissero alla moglie di Sansone: «Convinci tuo marito a spiegarci l’enigma; altrimenti bruceremo te e la casa di tuo padre. Ci avete invitato per derubarci, senza dubbio? » La moglie di Sansone piangeva accanto a lui e diceva: «Hai solo odio per me e non mi ami. Hai proposto un indovinello ai figli del mio popolo, e non me l’hai spiegato!» Egli le rispose: «Non l’ho spiegato né a mio padre né a mia madre, e dovrei spiegarlo proprio a te!» Lei pianse così davanti a lui per tutti i sette giorni che durò il banchetto; il settimo giorno, mentre lei lo tormentava, egli le spiegò l’enigma, e lei lo spiegò ai figli del suo popolo. Gli abitanti della città dissero a Sansone, il settimo giorno, prima del tramonto: «Che cosa c’è di più dolce del miele e che cosa c’è di più forte del leone?» E lui rispose loro: «Se non aveste arato con la mia giovenca, non avreste indovinato il mio indovinello». Lo Spirito di Yahweh lo investì, ed egli scese ad Ascalona. Lì uccise trenta uomini e, dopo aver preso le loro spoglie, diede gli abiti di ricambio a coloro che avevano risolto l’enigma. Poi, infuriato, salì a casa di suo padre. La moglie di Sansone fu data in sposa a uno dei suoi compagni, che egli si era scelto come amico.

EMR 216

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Le infedeltà dei discepoli nella parabola del dente di leone.

Data della visione: giovedì 12 luglio 1945

Calendario: sabato 6 maggio 28

Luoghi (mappa): Nei pressi di Ashqelôn

Ciclo: Apostolato in Filistea

Sintesi: Gli apostoli avanzano su una pianura inondata dal sole. Prima di soffermarsi sulla visione in sé, Maria descrive le stagioni e le loro differenze, nonché la varietà delle ore e dei luoghi. Come il profumo dell’alba non è simile a quello di mezzogiorno, così il profumo delle rive non è paragonabile a quello delle tempeste o del mare. Il Creatore ha così potuto imprimere un’impronta distintiva a ciascuna delle cose che ha creato. Maria torna poi sulla visione e constata che il gruppo apostolico è madido di sudore per il gran caldo. Essi hanno sete e rimpiangono l’assenza di un ruscello, il fatto di non trovarsi in montagna o addirittura sul lago di Galilea. Gesù li incoraggia allora dicendo che presto arriveranno in riva al mare e che lì il clima sarà più mite. A quanto pare, non sono stati accolti nel villaggio precedente, dove avrebbero avuto ombra, acqua e un posto dove riposare.

Poco dopo, è Tommaso ad ammettere di avere fame e sia Simone lo Zelota che Gesù sono pronti a condividere la loro razione. Mangiano e, poco dopo, l’ex lebbroso e amico di Lazzaro trova un esile filastrocca d’acqua dove possono dissetarsi e riempire le loro borracce. Poi, esausti, si appisolano appoggiati a un albero. Vedendo i discepoli in quello stato, Gesù scuote la testa e spiega a Simone lo Zelota che un giorno saranno felici di aver camminato sotto il sole cocente, esausti e assetati, al seguito del loro Maestro perseguitato. Quando l’apostolo sottolinea che sono felici di seguirlo in quel modo, Gesù risponde che Simon lo Zelota è sempre contento, sì, ma non necessariamente gli altri, e porta l’esempio di un dente di leone. Soffia su di esso e spiega che ben pochi semi raggiungono il suo cuore e che anche in seguito alcuni si staccano ancora da esso. Lo stesso accadrà ai discepoli: alcuni se ne andranno per agitazione, altri per incostanza, per pigrizia, per orgoglio, per leggerezza.

Poco dopo, Simone gli confessa di non riuscire ad amare Giuda e gli chiede se gli sembra sincero. Gesù non gli risponde subito e osserva intensamente le libellule in riva all’acqua. Di fronte all’insistenza di Simone, risponde in modo allusivo.

Contenuto del capitolo: 216 .1: Maria Valtorta si sofferma a descrivere la varietà dei profumi e la bellezza dell’universo. 216.2: Gli apostoli procedono sotto il sole, combattuti dall’accoglienza, dalla fame e dalla sete. Lo Zelota scopre un ruscello. 216.3: Gesù conversa con lo Zelota e paragona la fedeltà dei suoi discepoli al fiore di tarassaco che si disperde. 216.4: Gesù risponde in modo allusivo al suo pensiero su Giuda.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 78

EMR 216.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù va dunque per le messi. La giornata è calda. La zona deserta. Non si vede un uomo per i campi. Solo spighe mature e alberi qua e là. Sole, grani, uccelli, lucertole, ciuffi verdi e fermi nell’aria tranquilla: ecco ciò che è intorno a Gesù. Ai due estremi della via maestra che percorre Gesù, nastro polveroso e abbacinante fra il mareggiare dei grani, è da una parte un paesello, dall’altra una fattoria. Niente altro.

Tutti procedono in silenzio, accaldati. Si sono levati i mantelli, ma certo soffrono ugualmente sotto le vesti di lana, anche se leggere. Solo Gesù, i due cugini e Giuda Iscariota, sono vestiti di lino o di canapa. Certo la veste di Gesù e dell’Iscariota sono di lino bianco; le altre dei figli di Alfeo, per la loro compattezza, mi sembrano più pesanti del lino e sono anche tinte in un colore avorio carico, proprio come lo ha la canapa non imbiancata. Gli altri sono come al solito e vanno asciugandosi il sudore col lino che fa da velo al capo.

Raggiungono un gruppetto di alberi ad un crocevia. Si fermano a quell’ombra salutare e bevono avidi dalle loro fiaschette.

«È calda come fosse levata dal fuoco», brontola Pietro.

«Ci fosse almeno un ruscello! Ma niente, niente!», sospira Bartolomeo. «Fra poco non ne ho più».

«Quasi dico che è meglio la montagna», geme Giacomo di Zebedeo congestionato dal calore.

«Meglio di tutto è la barca. Fresca, riposante, pulita, ah!». Il cuore di Pietro va verso il suo lago e la sua barca.

«Avete ragione tutti. Ma i peccatori sono in montagna come al piano. Se non ci avessero cacciato dall’Acqua Speciosa e perseguitato alle calcagna, sarei venuto qui fra tebet e scebat. Ma presto saremo lungo la marina. L’aria è là temperata dal vento del largo», conforta Gesù.

Dettaglio

Riferimento alla Belle-Eau mentre gli apostoli camminano sotto un caldo soffocante.

Annotazione

Se non ci avessero cacciati dalla Belle Eau e se non ci fossero stati sempre alle calcagna, sarei venuto qui tra Tebet e Shebat. All’inizio di gennaio. I discepoli cacciati dalla «Belle Eau», una proprietà di Lazzaro sulle rive del Giordano, cfr. EMV 133,5-7, quando gli apostoli vengono a conoscenza della minaccia. Vengono cacciati in EMV 137, in particolare in EMV 137.5.

EMR 218

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Titolo del capitolo: Vari incontri ad Ashqelôn (Ascalona), città della Filistea

Data della visione: sabato 14 luglio 1945

Calendario: domenica 7 maggio 28 (25 Lyar o Ziv 3788)

Luoghi (mappa): Ashqêlon (Ascalona)

Ciclo: Apostolato in Filistea

Sintesi: Gli apostoli si risvegliano lì e riprendono il cammino. Giungono su una riva e Giovanni rimane incantato dal mare. Gli apostoli chiedono da dove entreranno ad Ashqêlon e Gesù afferma di sapere quale strada prendere. I discepoli gli chiedono quindi se ci sia già stato, e lui risponde di sì: tuttavia, era troppo piccolo per ricordarsene. Giacomo di Zebedeo fa allora notare che il Cristo non sbaglia mai strada e non è la prima volta che se ne rende conto.

Si incamminano verso un piccolo borgo rurale dove vivono alcuni orticoltori. Dato che hanno fame, Tommaso contratta duramente con uno di loro per procurarsi delle uova, e alla fine ne ottiene due dozzine. Si recano quindi da un altro orticoltore che, a sua volta, avrebbe del pane. All’inizio il vecchio li ignora, ma Pietro riesce infine a suscitare una reazione menzionando Sansone, il personaggio biblico, e Simone di Giona finisce per dire che è cristiano, che appartiene a Cristo, il Messia e il re d’Israele che sconfiggerà «il mondo intero e persino l’inferno». Ciò suscita la curiosità dell’uomo, che li invita ad avvicinarsi. Le sue schiave, due donne africane di nome Anibé e Nubi, vengono a servirli e mangiano insieme. Il vecchio Anania spiega da dove provengono le donne e chiede come Gesù intenda compiere la sua conquista. Quest’ultimo spiega allora che vuole donarci il Regno dei Cieli, persino a lui che è un filisteo. Quest’ultimo è interessato al concetto di eternità dell’anima, che viene rivelato anche ad Anibé e Nubi. Gesù gli promette inoltre che la moglie e il figlio che ha perso non sono morti, poiché l’anima sopravvive. Il orticoltore finisce per offrire loro un alloggio, e il gruppo apostolico lo lascia per recarsi in città. Gesù manda gli apostoli a predicare e lui, dal canto suo, passeggia da solo ad Ascalona.

Lì incontra Alessandro, un bambino che è stato espulso dalla classe perché era turbolento. Dopo aver ottenuto dal bambino la promessa di non comportarsi più male e, soprattutto, di non costruire più un burattino di legno che prende in giro il capo della sinagoga, Gesù lo accompagna fino al negozio dei suoi genitori. Lì incontra sua madre e la povera Dina, un’altra bambina la cui madre è gravemente malata. La piccola ha perso il padre in mare e, poiché questi era un dipendente dei genitori di Alessandro, questi ultimi si sono presi cura di lei come meglio potevano. Ma la madre di Dina sta morendo di una malattia incurabile. Gesù le chiede quindi di accompagnarla a casa e, lungo la strada, lei afferma che se sapesse dove si trova il Messia, crederebbe in lui e gli chiederebbe di compiere un miracolo. Gesù sorride di fronte alla sua professione di fede e, quando giungono dalla morente, si rivela per quello che è e guarisce la madre. Poi prende congedo da quella povera famiglia di Asqêlon.

Contenuto del capitolo: 218.1: In cammino, lungo la riva, verso la città già in vista. 218.2: Al mercato, Tommaso contratta per delle uova con un filisteo. 218.3: Pietro chiede del pane al filisteo Anania e gli parla del Messia. 218.4: Anania offre da mangiare a Gesù e ai suoi. 218.5: Gesù gli parla del Regno per tutti, anche per i filistei, e della sua anima. 218.6: Gesù manda gli apostoli a predicare divisi in quattro gruppi. Da solo, respinge una prostituta, ma accoglie i bambini. 218.7: Va con il piccolo Alessandro che gli racconta la storia della piccola Dina. A Gesù viene consegnato un burattino irrispettoso. 218.8: Ammira i tappeti della fabbrica e la bontà della madre. 218.9: Parla del Messia alla piccola Dina, che lo accompagna a casa sua. 218.10: Dove guarisce la madre morente.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 80

EMR 218.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

L’alba risveglia col suo alito fresco i dormenti. Si alzano dal letto di sabbie su cui hanno dormito a ridosso di una duna sparsa di poche erbe disseccate e si arrampicano in cima alla stessa. Una profonda costa sabbiosa è loro davanti, mentre poco più là e poco più qua sono terreni coltivati e belli. Un torrente privo d’acqua segna dei suoi sassi bianchi il biondo della arena, andando con questo biancore di ossa disseccate fino al mare che luccica lontano, coi sui flutti gonfi per la marea del mattino, fatti più gonfi da un poco di maestrale che pettina l’oceano. Camminano sull’orlo della duna fino al torrente disseccato, lo passano, riprendono l’andare, diagonalmente, sulle dune che franano sotto i passi e che così tutte ondulate sembrano continuare l’oceano con materie solide e asciutte anziché con le mobili acque.

Giungono al lido umido e vanno più spediti, e mentre Gio vanni si ipnotizza a guardare il mare sconfinato che si accende dei primi sfaccettii di sole, e pare che beva quella bellezza e si inazzurri ancor di più nell’occhio, Pietro, più pratico, si scalza, si solleva la veste e sguazza nelle ondette della riva cercando di trovare qualche granchiolino o qualche nicchio da succhiare.

Una bella città marittima è a due buoni chilometri di distanza, stesa lungo la riva sulla scogliera semilunata, oltre la quale il vento e le burrasche hanno trasportato le arene. E la scogliera, ora che l’acqua dopo la marea si ritira, si scopre anche qui, obbligando a tornare sulle sabbie asciutte per non torturare sugli scogli i piedi nudi.

«Da dove entriamo, Signore? Di qui si vede solo una muraglia ben compatta. Dal mare non si può entrare. La città è nel punto più fondo dell’arco», dice Filippo.

«Venite. So da dove si entra».

«Ci sei già stato?».

«Una volta da piccino, e non me ne ricorderei. Ma so da dove si passa».

«Strano! L’ho notato tante volte… Tu non sbagli mai la strada. Qualche volta te la facciamo sbagliare noi. Ma Tu! Sembra che Tu sia sempre stato nel luogo dove ti muovi», osserva Giacomo di Zebedeo.

Gesù sorride ma non risponde.

Dettaglio

Cristo sa bene quale strada seguire durante la sua vita pubblica, e Giacomo, figlio di Zebedeo, glielo fa notare.