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Luoghi - Nei pressi di Ascalon - Ashquelôn

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EMR 216

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Le infedeltà dei discepoli nella parabola del dente di leone.

Data della visione: giovedì 12 luglio 1945

Calendario: sabato 6 maggio 28

Luoghi (mappa): Nei pressi di Ashqelôn

Ciclo: Apostolato in Filistea

Sintesi: Gli apostoli avanzano su una pianura inondata dal sole. Prima di soffermarsi sulla visione in sé, Maria descrive le stagioni e le loro differenze, nonché la varietà delle ore e dei luoghi. Come il profumo dell’alba non è simile a quello di mezzogiorno, così il profumo delle rive non è paragonabile a quello delle tempeste o del mare. Il Creatore ha così potuto imprimere un’impronta distintiva a ciascuna delle cose che ha creato. Maria torna poi sulla visione e constata che il gruppo apostolico è madido di sudore per il gran caldo. Essi hanno sete e rimpiangono l’assenza di un ruscello, il fatto di non trovarsi in montagna o addirittura sul lago di Galilea. Gesù li incoraggia allora dicendo che presto arriveranno in riva al mare e che lì il clima sarà più mite. A quanto pare, non sono stati accolti nel villaggio precedente, dove avrebbero avuto ombra, acqua e un posto dove riposare.

Poco dopo, è Tommaso ad ammettere di avere fame e sia Simone lo Zelota che Gesù sono pronti a condividere la loro razione. Mangiano e, poco dopo, l’ex lebbroso e amico di Lazzaro trova un esile filastrocca d’acqua dove possono dissetarsi e riempire le loro borracce. Poi, esausti, si appisolano appoggiati a un albero. Vedendo i discepoli in quello stato, Gesù scuote la testa e spiega a Simone lo Zelota che un giorno saranno felici di aver camminato sotto il sole cocente, esausti e assetati, al seguito del loro Maestro perseguitato. Quando l’apostolo sottolinea che sono felici di seguirlo in quel modo, Gesù risponde che Simon lo Zelota è sempre contento, sì, ma non necessariamente gli altri, e porta l’esempio di un dente di leone. Soffia su di esso e spiega che ben pochi semi raggiungono il suo cuore e che anche in seguito alcuni si staccano ancora da esso. Lo stesso accadrà ai discepoli: alcuni se ne andranno per agitazione, altri per incostanza, per pigrizia, per orgoglio, per leggerezza.

Poco dopo, Simone gli confessa di non riuscire ad amare Giuda e gli chiede se gli sembra sincero. Gesù non gli risponde subito e osserva intensamente le libellule in riva all’acqua. Di fronte all’insistenza di Simone, risponde in modo allusivo.

Contenuto del capitolo: 216 .1: Maria Valtorta si sofferma a descrivere la varietà dei profumi e la bellezza dell’universo. 216.2: Gli apostoli procedono sotto il sole, combattuti dall’accoglienza, dalla fame e dalla sete. Lo Zelota scopre un ruscello. 216.3: Gesù conversa con lo Zelota e paragona la fedeltà dei suoi discepoli al fiore di tarassaco che si disperde. 216.4: Gesù risponde in modo allusivo al suo pensiero su Giuda.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 78

EMR 218.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

L’alba risveglia col suo alito fresco i dormenti. Si alzano dal letto di sabbie su cui hanno dormito a ridosso di una duna sparsa di poche erbe disseccate e si arrampicano in cima alla stessa. Una profonda costa sabbiosa è loro davanti, mentre poco più là e poco più qua sono terreni coltivati e belli. Un torrente privo d’acqua segna dei suoi sassi bianchi il biondo della arena, andando con questo biancore di ossa disseccate fino al mare che luccica lontano, coi sui flutti gonfi per la marea del mattino, fatti più gonfi da un poco di maestrale che pettina l’oceano. Camminano sull’orlo della duna fino al torrente disseccato, lo passano, riprendono l’andare, diagonalmente, sulle dune che franano sotto i passi e che così tutte ondulate sembrano continuare l’oceano con materie solide e asciutte anziché con le mobili acque.

Giungono al lido umido e vanno più spediti, e mentre Gio vanni si ipnotizza a guardare il mare sconfinato che si accende dei primi sfaccettii di sole, e pare che beva quella bellezza e si inazzurri ancor di più nell’occhio, Pietro, più pratico, si scalza, si solleva la veste e sguazza nelle ondette della riva cercando di trovare qualche granchiolino o qualche nicchio da succhiare.

Una bella città marittima è a due buoni chilometri di distanza, stesa lungo la riva sulla scogliera semilunata, oltre la quale il vento e le burrasche hanno trasportato le arene. E la scogliera, ora che l’acqua dopo la marea si ritira, si scopre anche qui, obbligando a tornare sulle sabbie asciutte per non torturare sugli scogli i piedi nudi.

«Da dove entriamo, Signore? Di qui si vede solo una muraglia ben compatta. Dal mare non si può entrare. La città è nel punto più fondo dell’arco», dice Filippo.

«Venite. So da dove si entra».

«Ci sei già stato?».

«Una volta da piccino, e non me ne ricorderei. Ma so da dove si passa».

«Strano! L’ho notato tante volte… Tu non sbagli mai la strada. Qualche volta te la facciamo sbagliare noi. Ma Tu! Sembra che Tu sia sempre stato nel luogo dove ti muovi», osserva Giacomo di Zebedeo.

Gesù sorride ma non risponde.

Dettaglio

Cristo sa bene quale strada seguire durante la sua vita pubblica, e Giacomo, figlio di Zebedeo, glielo fa notare.