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Note del tema

Antico Testamento

Pagina 55 di 63

Comfort di lettura

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EMR 207.11 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

In verità Io sono una carne e in verità Maria è la Madre del Verbo incarnato. Se l’ora della nascita non fu che un’estasi, è perché Ella è la nuova Eva senza peso di colpa e senza eredità di castigo. Ma non ci fu avvilimento in Me a riposare in Lei.

Dettaglio

Gesù disse:

EMR 208.2-3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«In Cielo non si è orfani. Abbiamo Dio. E Dio è tutto. Neppure qui lo siamo. Perché il Padre è sempre con noi».

«Ma Gesù, in quella bella preghiera, che tu di giorno e la mia mamma di notte mi avete insegnato, dice: “Padre nostro che sei nei Cieli”. Noi non siamo in Cielo ancora. Come dunque siamo con Lui?».

«Perché Dio è dapertutto, figlio mio. Egli veglia sul bambino che nasce e sul vecchio che muore. L’infante che nasce in questo momento, nel posto più remoto della Terra, ha l’occhio e l’amore di Dio con sé e lo avrà fino alla morte».

«Anche se è cattivo come Doras?».

«Anche».

«Ma può amarlo, Dio che è buono, Doras che è tanto cattivo e fa piangere il vecchio padre?».

«Lo guarda con sdegno e dolore. Ma se egli si pentisse gli direbbe ciò che disse il padre della parabola al figlio pentito.

208.3

Tu dovresti pregare perché egli si penta e…».

«Oh! no, Madre! Io pregherò perché muoia!!!», dice con foga il bambino. Per quanto l’uscita sia poco… angelica, il suo impeto è tale e così sincero che gli altri devono per forza ridere.

Ma poi Maria riprende la sua dolce serietà di maestra: «No, caro. Ciò non lo devi fare per un peccatore. Dio non ti ascolterebbe e guarderebbe anche te con severità. Noi dobbiamo augurare al prossimo, anche se molto cattivo, il maggior bene. La vita è un bene perché dà modo all’uomo di acquistare meriti agli occhi di Dio».

«Ma se uno è cattivo acquista peccati».

«Si prega perché diventi buono».

Il bambino pensa… ma non gli va molto giù questa lezione sublime (...)

EMR 208.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Prova a pregare solo così: “Padre nostro che sei nei Cieli, pensa Tu a ciò che è desiderio mio…”. Vedrai che il Padre ti ascolta nel migliore dei modi. (...) Digli: “Tu lo sai come amo il vecchio padre e come amo tutti quelli che sono infelici. Pensaci Tu che puoi tutto”. (...) Lascia, lascia fare al buon Dio, e vedrai quanto bene Egli predispone. Lo farai?

EMR 208.5-6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

I tre grandi bacini scavati nella roccia del monte, un’opera veramente grandiosa, splendono nella superficie limpidissima e nella nappa d’acqua che dal primo bacino scende nel secondo più vasto e da questo nel terzo, che è veramente un piccolo lago e che poi la convoglia nelle sue tubazioni verso città lontane. Ma per la umidità del suolo in questa zona, tutto il monte, dalla sorgente alle piscine e da queste al suolo, è di una fertilità bellissima, e fiori più composti di quelli selvaggi ridono per le coste verdi insieme ad erbe profumate e rare. Sembra che qui siano stati seminati dall’uomo i fiori dei giardini e le erbe profumate, che spargono per l’aria, per il sole che le scalda, i loro aromi di cannella, canfora, garofano, lavanda e altri odori piccanti, fragranti, forti, soavi, in una fusione meravigliosa dei migliori odori della terra. Io direi che è una sinfonia di profumi, perché realmente è il poema delle erbe e dei fiori nelle tinte e nelle fragranze.

Tutti gli apostoli sono seduti all’ombra di un albero carico di grandi fiori bianchi di cui non so il nome – delle enormi campanelle di smalto bianco, pendule – ondeggianti al minimo soffio di vento, e ad ogni ondulio è un’onda di fragranza che si sparge. Non conosco il nome di quest’albero. Nel fiore mi ricorda quell’arbusto che è in Calabria, che là chiamano «bottaro», ma nel fusto no certo, perché questo è un albero alto, dal tronco robusto, non un arbusto.

Gesù li chiama ed essi accorrono.

«Abbiamo trovato quasi subito Giuseppe che tornava da un mercato. Questa sera saranno tutti a Betsur. Noi ci siamo riuniti chiamandoci a gran voce e siamo stati qui, al fresco», spiega Pietro.

«Che bel posto! Pare un giardino! Fra noi si discuteva se era naturale o meno, e c’è chi si ostina in una cosa o nell’altra», dice Tommaso.

«La terra di Giudea ha di queste meraviglie», dice l’Iscariota, inevitabilmente portato alla superbia da tutto, anche dai fiori e dalle erbe.

«Sì, ma… io credo che, se per esempio il giardino di Giovanna a Tiberiade venisse abbandonato e divenisse selvaggio, anche la Galilea avrebbe la meraviglia di rose splendide fra le rovine», ribatte Giacomo di Zebedeo.

«E non sei in errore. In questa zona erano i giardini di Salomone, celebri nel mondo di allora come i suoi palazzi. Forse qui ha sognato il Cantico dei cantici, applicando alla Città santa tutte le bellezze cresciute qui per suo volere», dice Gesù.

«Allora avevo ragione io!», dice il Taddeo.

«Avevi ragione. Sai, Maestro? Egli citava l’Ecclesiaste, riunendo l’idea dei giardini a quella dei serbatoi, e terminava dicendo[2]: “Però si accorse che ogni cosa è vanità e niente dura sotto al sole, fuorché la Parola del mio Gesù”», dice l’altro fratello Giacomo.

«Io ti ringrazio. Ma ringraziamo anche Salomone. Suoi o non suoi gli originari fiori. Certamente sue le vasche che alimentano erbe e uomini. Ne sia benedetto. Andiamo allora fino a quel grande rosaio scapigliato che ha fatto una galleria fiorita da albero ad albero. Lì sosteremo. Siamo quasi a mezza via»…

208.6 …E il cammino riprende verso l’ora di nona, quando le ombre si allungano da ogni albero di questa zona molto ben coltivata in ogni sua parte. Sembra di passare in un immenso orto botanico, perché ogni specie di pianta da fusto, da frutto, o di bellezza, vi è rappresentata. I lavoratori della terra spesseggiano per ogni dove ma non si interessano della comitiva che passa. Non è la sola, d’altronde. Altri gruppi di ebrei sono sulla strada, di ritorno dalle feste pasquali.

La strada è abbastanza buona nonostante sia tagliata fra i monti, e i panorami sempre variati levano la monotonia dell’andare. Ruscelli e torrenti fanno virgole di argento liquido e scrivono parole che poi cantano coi loro mille meandri che si intersecano, che si effondono sotto i boschi, o si nascondono sotto caverne e poi ne escono più belli. Sembra che giuochino con le piante ed i sassi come lieti bambini.

EMR 208.7-11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il tramonto ha inizio quando appare Betsur sulla sua collina, e quasi subito, sulla via secondaria presa per andarvi, ecco i greggi dei pastori e i pastori che accorrono.

Ma quando Elia vede che c’è anche Maria, alza le braccia con stupore e resta così, non osando credere a se stesso.

«La pace a te, Elia. Sono proprio io. Ti era stato promesso e a Gerusalemme non fu possibile vederci… Ma non ci pensare. Ora ci vediamo», dice dolcemente Maria.

«Oh! Madre, Madre!…». Elia non sa che dire. Poi finalmente trova: «Ecco, la mia Pasqua la faccio ora. È lo stesso, e meglio ancora».

«Ma sì, Elia. Abbiamo venduto bene. Possiamo uccidere un agnellino. Oh! siate ospiti della povera tavola…», prega Levi e anche Giuseppe.

«Questa sera siamo stanchi. Domani. Udite. Conoscete una certa Elisa, sposa ad Abramo di Samuele?».

«Sì. È nella sua casa di Betsur. Ma Abramo è morto e lo scorso anno sono morti i suoi figli. Un male di poche ore il primo, né mai si comprese di che è morto. L’altro andò lentamente e nulla fermò il male. Noi le davamo latte di capra novella, perché i medici lo dicevano buono per il malato. Ne beveva tanto, preso da tutti i pastori, perché la povera madre aveva mandato a cercare chiunque avesse una capra di primo latte nel gregge. Ma non servì a nulla. Quando siamo tornati al piano il giovane non si nutriva più. Quando siamo tornati in adar era morto da due lune».

«Povera amica mia! Mi voleva bene nel Tempio… un poco parente mi era nell’antenato… Era buona… Uscì, per sposare Abramo al quale era promessa dall’infanzia, due anni prima di me, e la ricordo quando venne per l’offerta del primogenito al Signore. Mi fece chiamare, non me sola, ma mi volle da sola poi per più tempo… E ora è sola… Oh! bisogna che mi affretti a consolarla! Voi restate. Vado con Elia ed entrerò sola. Il dolore vuole rispetto intorno a sé…».

«Neppure Io, Madre?».

«Tu sempre. Ma gli altri… Neppure tu, piccolino. Sarebbe un dolore. Vieni, vieni, Gesù!».

«Attendeteci sulla piazza del paese. Cercate un ricovero per la notte. Addio», ordina Gesù a tutti.

208.8

E soli con Elia, Gesù e la Madre vanno fino ad una vasta casa tutta chiusa e silenziosa, alla quale il pastore bussa col suo bastone. Una serva mette il viso al finestrino chiedendo chi è.

Maria si fa avanti dicendo: «Maria di Gioacchino e suo Figlio, di Nazaret. Dillo alla tua padrona».

«È inutile. Non vuole vedere nessuno. Si lascia morire nel pianto».

«Pròvati».

«No. So come mi caccia se cerco di distrarla. Non vuole nessuno, vedere nessuno, parlare a nessuno. Solo con il ricordo dei figli parla».

«Vai, donna. Te lo ordino. Dille: “C’è la piccola Maria di Nazaret, quella che nel Tempio t’era figlia…”. Vedrai che mi vuole».

La donna se ne va scuotendo il capo.

Maria spiega al Figlio e al pastore: «Elisa era molto più vecchia di me. Attendeva nel Tempio il ritorno dello sposo, andato in Egitto per affari di eredità, e vi stette perciò fino ad età insolita. Ha quasi dieci anni di più. Le maestre usavano dare alle piccine delle allieve adulte per guidarle… e lei fu la mia compagna-maestra. Era buona e… Ecco la donna».

Infatti la servente accorre stupita e apre il portone ben largo: «Entra, entra!», dice. E poi a bassa voce: «Te benedetta che la fai uscire da quella stanza».

Elia si congeda ed entrano Maria col Figlio.

«Ma quest’uomo, veramente… Per pietà! Ha l’età di Levi…».

«Lascialo entrare. È mio Figlio e la consolerà più di me». La donna si stringe nelle spalle e li precede per il lungo vestibolo di una bella ma triste casa. Tutto è pulito, ma tutto pare morto…

208.9

Una donna alta, ma che va curva nelle sue vesti oscure, viene avanti per l’andito in penombra.

«Elisa! Cara! Sono Maria!», dice Maria correndole incontro e abbracciandola.

«Maria? Tu… Credevo morta tu pure. Mi era stato raccontato… quando? Non so più!… Ho un vuoto qui nella testa… Mi era stato detto che tu eri morta con molte madri dopo la venuta dei Magi. Ma chi mi ha detto che tu eri la Madre del Salvatore?».

«I pastori forse…».

«Oh! i pastori!». La donna ha uno scoppio di pianto angoscioso. «Non lo dire quel nome. Mi ricorda l’ultima speranza per la vita di Levi… Eppure… sì… un pastore mi parlò del Salvatore, ed io ho ucciso mio figlio portandolo al posto dove si diceva che era il Messia, presso il Giordano. Ma non c’era nessuno… e mio figlio è tornato in tempo per morire… La fatica, il freddo… io l’ho ucciso… Ma non ho voluto essere assassina. Mi si diceva che Egli, il Messia, guariva i morbi… e l’ho fatto per quello… Ora mio figlio mi accusa di averlo ucciso…».

«No, Elisa. Sei tu che lo pensi. Ascolta. Io credo che tuo figlio invece mi ha proprio presa per mano dicendo: “Vieni dalla mia cara mamma. Portale il Salvatore. Io sto meglio qui che sulla Terra. Ma lei sente solo il suo pianto, e non può udire le parole che io le sussurro fra i baci, povera mamma che è come posseduta da un demone che la tenta alla disperazione, perché ci vuole divisi. Mentre, se lei si rassegna e crede che Dio tutto fa per un fine di bene, saremo uniti per sempre, col padre e col fratello. Gesù lo può fare”. Ed io sono venuta… con Lui… Non lo vuoi vedere?…». Maria ha parlato tenendo sempre fra le braccia la sventurata, baciandola sui capelli grigi, e con una dolcezza quale Lei sola la può avere.

«Oh! fosse vero! Ma perché, perché allora Daniele non è venuto da te, a dirti di venire prima?… Ma chi mi ha detto un tempo che eri morta? Non ricordo… non ricordo… Anche per questo ho aspettato forse troppo a venire dal Messia. Ma avevano detto che era morto Lui, tu, tutti a Betlemme…».

«Non pensare a chi l’ha detto.

208.10

Vieni, guarda, qui è mio Figlio. Vieni da Lui. Fa’ contente le tue creature e la tua Maria. Lo sai che soffriamo a vederti così?». E la conduce verso Gesù, che si è messo in un angolo buio e che solo ora si fa avanti, sotto ad un lume che la donna di servizio ha messo su un alto scrigno.

La povera madre alza il capo… e vedo allora che è l’Elisa che era anche sul Calvario fra le pie donne. Gesù le tende le mani con atto di invito tutto amore. La sventurata lotta un poco, poi gli affida le sue e infine di colpo si abbandona sul petto di Gesù gemendo: «Dimmelo, dimmelo che io non ho colpa della morte di Levi! Dimmelo che essi non sono perduti per sempre! Dimmelo che presto io sarò con loro!…».

«Sì, sì. Ascolta. Essi sono tripudianti ora che tu sei fra le mie braccia. Presto Io andrò da loro, e che devo loro dire, allora? Che tu non ti rassegni al Signore? Questo devo dire? Le donne d’Israele, le donne di Davide, così forti, così savie, devono avere una smentita in te? No. Tu soffri, ma perché hai sofferto sola. Il tuo dolore e te. Tu e il dolore. Non può sopportarsi allora. Non hai più presenti le parole[3] di speranza su coloro che la morte ci ha presi? “Io vi trarrò dai vostri sepolcri e vi condurrò nella terra di Israele. E voi conoscerete che Io sono il Signore quando avrò aperto le vostre tombe e vi avrò tratti dai vostri sepolcri. Quando avrò infuso in voi il mio spirito avrete vita”. La terra d’Israele, per i giusti addormentati nel Signore, è il Regno di Dio. Io lo aprirò e lo darò a quelli che attendono».

«Anche al mio Daniele? Anche al mio Levi?… Aveva tanto ribrezzo della morte!… Non poteva pensare di essere lontano dalla sua mamma. Per questo io volevo morire e andare al suo fianco nel sepolcro…».

«Ma là essi non erano con la loro parte viva. Là erano le cose morte che non potevano udirti. Essi sono nel luogo di attesa…».

«Ma c’è proprio? Oh! non ti fare scandalo di me. La mia memoria se ne è andata in pianto! Ho il capo pieno del rumore del pianto e del rantolo dei figli. Quel rantolo! Quel rantolo!… Mi ha disciolto il cervello. Non ho che quel rantolo qui dentro…».

«Ed Io ti ci metterò le parole della vita. Seminerò la Vita, perché Vita Io sono, dove è il fragore della morte. Ricorda il grande Giuda Maccabeo che volle fatto un sacrificio per i morti, rettamente pensando che essi sono destinati a risorgere, e che occorre loro accelerare la pace con opportuni sacrifici. Se Giuda il Maccabeo non fosse stato certo della risurrezione, avrebbe pregato e fatto pregare per i morti? Egli invece, come è scritto[4], pensò che grande ricompensa è riserbata a coloro che muoiono piamente, come certo i tuoi figli fecero… Vedi che dici di sì? Or dunque non disperare. Ma santamente prega per i tuoi morti perché i loro peccati siano annullati prima della mia venuta a loro. Allora, senza un attimo di attesa, verranno con Me in Cielo. Perché Io sono la Via, la Verità e la Vita, e conduco e dico il Vero e do Vita a chi crede al mio Vero e mi segue. Dimmi. I tuoi figli credevano nella venuta del Messia?».

«Certo, Signore. Lo avevano imparato da me questo credere».

«E Levi credeva possibile la guarigione per mio volere?».

«Sì, Signore. Speravamo in Te ma… non è giovato… ed egli è morto sconfortato dopo avere tanto sperato…». Il pianto della donna riprende più calmo ma più desolato, nella sua calma, di quanto non fosse nella furia di prima.

«Non dire che non è giovato. Chi crede in Me, anche se è morto, vivrà in eterno…

208.11

La sera scende, donna. Io raggiungo i miei apostoli. Ti lascio la Madre mia…».

«Oh! resta Tu pure!… Ho paura che, andando via Tu, mi riprenda quel tormento… Comincia appena appena a calmarsi la bufera sotto il suono delle tue parole…».

«Non temere! Hai Maria con te. Domani verrò di nuovo. Ho alcune cose da dire ai pastori. Posso dire loro di venire presso la tua casa?…».

«Oh! sì. Ci venivano anche lo scorso anno per il figlio mio… Dietro alla casa è un orto e poi un rustico cortile. Possono andare là, come facevano allora per tenere raccolte le greggi…».

«Va bene. Verrò. Sii buona. Ricordati che Maria nel Tempio era affidata a te. Io pure te l’affido questa notte».

«Sì, sta’ quieto. La curerò, la… Dovrò pensare alla sua cena, al suo riposo… Quanto è che non penso a queste cose! Maria, vuoi dormire nella mia stanza come faceva Levi nella sua malattia? Io nel letto del figlio, tu nel mio. E mi sembrerà di risentire il suo respiro leggero… Mi teneva sempre per mano…».

«Sì, Elisa. E prima parleremo di tante cose».

«No. Sei stanca. Devi dormire».

«Tu pure…».

«Oh! io! Non dormo più da mesi… Piango… piango… Non so fare altro…».

«Questa sera invece pregheremo e poi andremo nel letto e tu dormirai… Dormiremo con la mano nella mano anche noi due. Va’ pure, Figlio, e prega per noi…».

«Vi benedico. La pace sia con voi e a questa casa!».

E Gesù se ne va con la servente, che è di stucco e non fa che ripetere: «Che miracolo, Signore! Che miracolo! Dopo tanti mesi ha parlato, ha pensato… Oh! che cosa!… Dicevano che moriva folle… E ne avevo pena perché è buona».

«Sì, è buona, e Dio l’aiuterà perciò. Addio, donna. La pace anche a te».

Gesù esce nella strada semibuia e tutto ha fine.

Dettaglio

Il caso di una madre che ha perso i suoi due figli a causa di una malattia. Gesù viene a consolarla con la Vergine Maria.

Annotazione

Elise era molto più grande di me. Circa dieci anni. Quindi aveva circa sessant'anni.

Quando siamo tornati, nel mese di Adar, era morto da due lune. Addar è in febbraio/marzo.

Non avete mai tenuto a mente le parole di speranza su coloro che la morte ci ha portato via? "Vi farò uscire dalle vostre tombe e vi ricondurrò nella terra d'Israele. Allora saprete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri. Metterò il mio spirito dentro di voi e vivrete". "Vedi Ezechiele 37, 11-14.

Ricordiamo il grande Giuda Maccabeo che voleva fare un sacrificio per i morti, perché pensava giustamente che fossero destinati a risorgere e che l'ora della pace dovesse essere affrettata per loro con sacrifici tempestivi. Se Giuda Maccabeo non fosse stato certo della risurrezione, avrebbe pregato e fatto pregare per i morti? Al contrario, come è scritto, egli pensava che una grande ricompensa fosse riservata a coloro che muoiono piamente, come sicuramente fecero i vostri figli... Si veda il secondo libro dei Maccabei 12, 43-46.

Libro di Ezechiele 37, 11-14

Ezechiele 37, 11-14: E mi disse: "Figlio d'uomo, queste ossa sono tutta la casa d'Israele. Ecco, essi dicono: 'Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è morta, siamo perduti! Perciò profetizza e di' loro: "Così dice il Signore Yahweh: 'Ecco, io aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio, e vi ricondurrò nella terra d'Israele. E saprete che io sono Yahweh quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Metterò il mio Spirito dentro di voi e vivrete; vi darò riposo sulla vostra terra e saprete che io, Yahweh, dico e faccio, - oracolo di Yahweh!".

Secondo libro dei Maccabei 12, 43-45

2 M 12, 43-46 : Poi, raccolta la somma di duemila dracme, la inviò a Gerusalemme perché fosse utilizzata per un sacrificio espiatorio. Un'azione bella e nobile, ispirata dal pensiero della risurrezione! Infatti, se non avesse creduto che i soldati uccisi in battaglia sarebbero risorti, sarebbe stato inutile e vano pregare per i morti. 45 Inoltre, riteneva che un'ottima ricompensa è riservata a coloro che si addormentano nella pietà, e questo è un pensiero santo e pio. Per questo fece questo sacrificio espiatorio per i morti, affinché fossero liberati dai loro peccati.

EMR 208.10 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Dimmelo, dimmelo che io non ho colpa della morte di Levi! Dimmelo che essi non sono perduti per sempre! Dimmelo che presto io sarò con loro!…».

«Sì, sì. Ascolta. Essi sono tripudianti ora che tu sei fra le mie braccia. Presto Io andrò da loro, e che devo loro dire, allora? Che tu non ti rassegni al Signore? Questo devo dire? Le donne d’Israele, le donne di Davide, così forti, così savie, devono avere una smentita in te? No. Tu soffri, ma perché hai sofferto sola. Il tuo dolore e te. Tu e il dolore. Non può sopportarsi allora. Non hai più presenti le parole di speranza su coloro che la morte ci ha presi? “Io vi trarrò dai vostri sepolcri e vi condurrò nella terra di Israele. E voi conoscerete che Io sono il Signore quando avrò aperto le vostre tombe e vi avrò tratti dai vostri sepolcri. Quando avrò infuso in voi il mio spirito avrete vita”. La terra d’Israele, per i giusti addormentati nel Signore, è il Regno di Dio. Io lo aprirò e lo darò a quelli che attendono».

«Anche al mio Daniele? Anche al mio Levi?… Aveva tanto ribrezzo della morte!… Non poteva pensare di essere lontano dalla sua mamma. Per questo io volevo morire e andare al suo fianco nel sepolcro…».

«Ma là essi non erano con la loro parte viva. Là erano le cose morte che non potevano udirti. Essi sono nel luogo di attesa…».

«Ma c’è proprio? Oh! non ti fare scandalo di me. La mia memoria se ne è andata in pianto! Ho il capo pieno del rumore del pianto e del rantolo dei figli. Quel rantolo! Quel rantolo!… Mi ha disciolto il cervello. Non ho che quel rantolo qui dentro…».

«Ed Io ti ci metterò le parole della vita. Seminerò la Vita, perché Vita Io sono, dove è il fragore della morte. Ricorda il grande Giuda Maccabeo che volle fatto un sacrificio per i morti, rettamente pensando che essi sono destinati a risorgere, e che occorre loro accelerare la pace con opportuni sacrifici. Se Giuda il Maccabeo non fosse stato certo della risurrezione, avrebbe pregato e fatto pregare per i morti? Egli invece, come è scritto, pensò che grande ricompensa è riserbata a coloro che muoiono piamente, come certo i tuoi figli fecero… Vedi che dici di sì? Or dunque non disperare. Ma santamente prega per i tuoi morti perché i loro peccati siano annullati prima della mia venuta a loro. Allora, senza un attimo di attesa, verranno con Me in Cielo. Perché Io sono la Via, la Verità e la Vita, e conduco e dico il Vero e do Vita a chi crede al mio Vero e mi segue.»

Dettaglio

Una madre affranta dalla morte dei suoi due figli chiede a Gesù:

Annotazione

Non avete mai tenuto a mente le parole di speranza su coloro che la morte ci ha portato via? "Vi farò uscire dalle vostre tombe e vi ricondurrò nel paese d'Israele. Allora saprete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri. Metterò il mio spirito dentro di voi e vivrete". "Vedi Ezechiele 37, 11-14.

Ricordiamo il grande Giuda Maccabeo che voleva fare un sacrificio per i morti, perché pensava giustamente che fossero destinati a risorgere e che l'ora della pace dovesse essere affrettata per loro con sacrifici tempestivi. Se Giuda Maccabeo non fosse stato certo della risurrezione, avrebbe pregato e fatto pregare per i morti? Al contrario, come è scritto, egli pensava che una grande ricompensa fosse riservata a coloro che muoiono piamente, come sicuramente fecero i vostri figli... Si veda il secondo libro dei Maccabei 12, 43-46.

Libro di Ezechiele 37, 11-14

Ezechiele 37, 11-14: E mi disse: "Figlio d'uomo, queste ossa sono tutta la casa d'Israele. Ecco, essi dicono: 'Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è morta, siamo perduti! Perciò profetizza e di' loro: "Così dice il Signore Yahweh: 'Ecco, io aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio, e vi ricondurrò nella terra d'Israele. E saprete che io sono Yahweh quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Metterò il mio Spirito dentro di voi e vivrete; vi darò riposo sulla vostra terra e saprete che io, Yahweh, dico e faccio, - oracolo di Yahweh!".

Secondo libro dei Maccabei 12, 43-45

2 M 12, 43-46 : Poi, raccolta la somma di duemila dracme, la inviò a Gerusalemme perché fosse utilizzata per un sacrificio espiatorio. Un'azione bella e nobile, ispirata dal pensiero della risurrezione! Infatti, se non avesse creduto che i soldati uccisi in battaglia sarebbero risorti, sarebbe stato inutile e futile pregare per i morti. Egli riteneva inoltre che una ricompensa molto buona è riservata a coloro che si addormentano nella pietà, e questo è un pensiero santo e pio. Ecco perché fece questo sacrificio espiatorio per i morti, affinché fossero liberati dai loro peccati.

EMR 209.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

In verità Io ve lo dico: venite a Me, voi tutti che siete addolorati, disgustati, col cuore ferito, stanchi, ed Io condividerò il vostro dolore e vi darò pace. Venite, attraverso ai miei apostoli, attraverso ai miei discepoli e discepole che ogni giorno si aumentano di nuovi volonterosi. Troverete il conforto nei vostri dolori, la compagnia nelle vostre solitudini, l’amore dei fratelli a farvi dimenticare l’odio del mondo; troverete, alto su tutti, consolatore sopra tutti, compagno perfetto, l’amore di Dio. Non dubiterete più di niente. Non direte mai più: “Tutto è finito per me!”. Ma direte: “Tutto per me ha inizio in un mondo soprannaturale che abolisce le distanze e annulla le separazioni”, per cui i figli orfani saranno riuniti coi genitori assurti al seno d’Abramo, e i padri e le madri, le spose e i vedovi, ritroveranno i figli perduti e il perduto consorte.

Annotazione

Vangelo di Matteo 11, 28-29

Mt 11, 28-29 : Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete riposo per le vostre anime. Perché il mio giogo è dolce e il mio fardello leggero.

EMR 209.6-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«In questa terra di Giudea, ancora prossima a Betlemme di Noemi, Io vi ricordo che l’amore solleva dal dolore e rende gioia. Guardate, voi che piangete, la desolazione di Noemi dopo che la sua casa rimase senza uomini. Udite le sue parole di sconfortato commiato ad Orfa e a Rut: “Tornatevene alla casa di vostra madre. Il Signore usi misericordia con voi come voi l’avete usata a quelli che sono morti e con me…”. Udite le sue stanche insistenze. Non sperava più nulla dalla vita colei che un tempo era Noemi la bella e che ora era la tragica Noemi spezzata dal dolore, ma solo tornare, per morire, nei luoghi in cui era stata felice nel tempo della sua giovinezza fra l’amore del marito e i baci dei figli. Diceva: “Andate, andate. Inutile venire con me… Io sono come una morta… La mia vita non è più qui, ma là, nell’oltre vita dove essi sono. Non sacrificate più la vostra giovinezza al fianco di una cosa che muore. Perché realmente io sono ‘una cosa’. Tutto m’è indifferente. Dio tutto mi ha preso… Sono un’angoscia. E farei la vostra angoscia… ed essa mi peserebbe sul cuore. E il Signore me ne chiederebbe ragione, Lui che mi ha già tanto percossa, perché tenere voi, vive, presso me morta, sarebbe egoismo. Andate dalle vostre madri…”.

Ma Rut rimase a sorreggere la dolente vecchiaia. Rut aveva compreso che ci sono dolori sempre più grandi del proprio, e che il suo di giovane vedova era più lieve di quello della donna che aveva perduto, oltre che il marito, i due figli; così come il dolore dell’orfano bambino, che si vede costretto a vivere mendicando, senza mai più carezze, senza più consigli buoni, è ben più grande di quello della madre orbata dei figli; così come il dolore di chi, per un complesso di motivi, giunge all’odio contro l’uman genere e vede in ogni uomo un nemico da cui deve difendersi e temere, è ancora più grande degli altri dolori, perché coinvolge non solo carne e sangue e mente, ma lo spirito con i suoi doveri e diritti soprannaturali, e lo porta a perdersi.

Quante madri senza figli per i figli senza madre vi sono nel mondo! Quante vedove senza prole vi sono per essere pietose alle vecchiezze solitarie! Quanti vi sono, fatti privi di amori perché siano tutti per gli[2] infelici, con il loro bisogno di amare e combattere così l’odio, dando, dando, dando amore all’umanità infelice, che sempre più soffre perché sempre più odia!

209.7

Il dolore è croce, ma è anche ala. Il lutto spoglia ma per rivestire. Sorgete, voi che piangete! Aprite gli occhi, uscite dagli incubi, dalle tenebre, dagli egoismi! Guardate… Il mondo è la landa dove si piange e muore. E grida: “aiuto!” il mondo, per le bocche degli orfani, dei malati, dei soli, dei dubbiosi, per le bocche di quelli che un tradimento, che una crudeltà fanno prigionieri del rancore. Andate a questi che gridano. Dimenticatevi fra i dimenticati! Guarite fra i malati! Sperate fra i disperati! Il mondo è aperto alle buone volontà di servire Dio nel prossimo e di conquistarsi il Cielo: l’unione con Dio e la riunione con coloro che piangiamo. Qui è la palestra. Là è il trionfo.

Venite. Imitate Rut presso tutti i dolori. Dite voi pure: “Io sarò con voi fino alla morte”. E se anche vi risponderanno, queste sventure che si credono insanabili: “Non chiamatemi più Noemi, ma chiamatemi Mara perché Dio mi ha colmata d’amarezze”, persistete. Ed Io in verità vi dico che un giorno, per il vostro persistere, queste sventure esclameranno: “Sia benedetto il Signore che mi ha levata dall’amarezza, dalla desolazione, dalla solitudine, per opera di una creatura che ha saputo far fruttificare il suo dolore in bene. Dio la benedica in eterno perché ella è la mia salvatrice”.

L’atto buono di Rut presso Noemi, pensatelo, dette al mondo il Messia, perché da David di Isai, da Isai di Obed, viene il Messia, come Obed da Booz, Booz da Salmon, Salmon da Nahasson, Nahasson da Aminadab, Aminadab da Aram, Aram da Esron, Esron da Fares sono venuti, per popolare i campi di Betlemme preparando gli antenati del Signore. Ogni atto buono è origine a grandi cose. Quali voi non vi pensate. E lo sforzo di uno sul proprio egoismo può provocare un’onda tale d’amore che è capace di salire, salire, tenendo fra la sua limpidezza colui che l’ha provocata, sino a portarlo ai piedi dell’altare, al cuore di Dio.

Dio vi dia pace».

Annotazione

È in questa terra di Giudea, ancora vicina alla Betlemme di Naomi, che vi ricordo come l'amore allevia il dolore e porta la gioia. Cfr. il Libro di Ruth, capitolo 1, 1-22.

Libro di Ruth 1, 1-22

Rt 1, 1-22 : Ai tempi in cui governavano i Giudici, c'era una carestia nel paese. Un uomo di Betlemme, in Giuda, andò con la moglie e i due figli a vivere nei campi di Moab. L'uomo si chiamava Elimelech, sua moglie si chiamava Naomi e i suoi due figli si chiamavano Mahalon e Chelon; erano Efratiti di Betlemme di Giuda. Andarono nei campi di Moab e vi si stabilirono.

Quando Elimelech, il marito di Naomi, morì, lei rimase sola con i suoi due figli; essi presero delle mogli moabite, una delle quali si chiamava Orfa e l'altra Ruth, e vissero lì per circa dieci anni. Anche Mahalon e Cheljon morirono entrambi e la donna rimase senza i suoi due figli e il marito. Allora lei e le sue nuore si alzarono e lasciarono i campi di Moab, perché aveva sentito dire nel paese di Moab che Yahweh aveva visitato il suo popolo e aveva dato loro del pane. Così lei e le sue due nuore uscirono dal luogo in cui si erano stabilite e si misero in cammino per tornare nella terra di Giuda. Naomi disse alle due nuore: "Andate e tornate, ognuna a casa sua. Che Yahweh sia gentile con voi, come lo è stato con quelli che sono morti e con me! Che Yahweh vi faccia trovare riposo nella casa di un marito! E li baciò. Esse alzarono la voce, piansero e le dissero: "No, torneremo con te nel tuo popolo". Naomi disse: "Tornate indietro, figlie mie; perché dovreste venire con me? Ho ancora dei figli nel mio grembo che possono diventare vostri mariti? Tornate indietro, figlie mie, andate. Sono troppo vecchia per risposarmi. E quando dico: ho una speranza; quando questa notte stessa prenderò marito e partorirò dei figli, aspettereste che siano cresciuti? Vi asterreste per questo dal risposarvi? No, figlie mie. È molto amaro per me, a causa vostra, che la mano di Jahvè si sia abbattuta su di me". E, alzando la voce, piansero di nuovo. Allora Orfa baciò la suocera, ma Ruth si strinse a lei.

Naomi disse a Ruth: "Ecco, tua cognata è tornata al suo popolo e al suo dio; torna da tua cognata". Ruth rispose: "Non mi costringere a lasciarti quando mi allontanerò da te. Dove andrai tu, andrò io; dove abiterai tu, abiterò io; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò io e sarò sepolta lì. Che Yahweh si comporti duramente con me se qualcosa, se non la morte, mi separa da te! Vedendo che Ruth era decisa ad andare con lei, Naomi smise di supplicarla.

Le due proseguirono il loro cammino fino a Betlemme. Quando entrarono a Betlemme, tutta la città si commosse e le donne dissero: "È questa Naomi?" 20Disse loro: "Non chiamatemi Naomi, ma Marah, perché l'Onnipotente mi ha amareggiata: sono partita a mani piene e Yahweh mi riporta a mani vuote. Perché chiamarmi Naomi, dopo che Yahweh ha testimoniato contro di me e l'Onnipotente mi ha afflitta?".

Naomi tornò e con lei la nuora Ruth, la Moabita, che veniva dai campi di Moab. Arrivarono a Betlemme all'inizio della raccolta dell'orzo.

EMR 209.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il dolore dell’orfano bambino, che si vede costretto a vivere mendicando, senza mai più carezze, senza più consigli buoni, è ben più grande di quello della madre orbata dei figli; così come il dolore di chi, per un complesso di motivi, giunge all’odio contro l’uman genere e vede in ogni uomo un nemico da cui deve difendersi e temere, è ancora più grande degli altri dolori, perché coinvolge non solo carne e sangue e mente, ma lo spirito con i suoi doveri e diritti soprannaturali, e lo porta a perdersi.