EMR 168.9
L’Evangelo come mi è stato rivelato
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Note della parola chiave
Comfort di lettura
EMR 168.9
Traduzione in corso
EMR 171.1
Traduzione in corso
EMR 180.5 · Volume 3
In verità vi dico che molti profeti e molti giusti desiderarono vedere ciò che voi vedete e non lo videro, e udire ciò che voi udite e non l’udirono. Si consumarono nel desiderio di comprendere il mistero delle parole, ma spenta la luce della profezia ecco le parole rimanere come carboni spenti, anche per il santo che le aveva avute.
Solo Dio disvela Se stesso. Quando la sua luce si ritrae, terminato il suo scopo di illuminare il mistero, l’incapacità di intendere fascia, come le bende di una mummia, la regale verità della parola ricevuta. Per questo Io ti ho detto stamane: “Verrà un giorno che ritroverai tutto quanto ti ho dato”. Ora non puoi ritenere. Ma dopo la luce verrà su te, e non per un attimo ma per un inseparabile connubio dello Spirito eterno col tuo, onde infallibile sarà il tuo ammaestramento in ciò che è cosa del Regno di Dio. E, così come in te, nei tuoi successori, se vivranno di Dio come di unico pane.
Sull'infallibilità papale e la dettatura di Gesù, si veda l'annotazione sottostante.
Molti profeti e uomini giusti hanno voluto vedere ciò che voi vedete e non l'hanno visto, ascoltare ciò che voi ascoltate e non l'hanno ascoltato. Nella continuità del testo riportato da Matteo.
Mt 13, 16-17 : Ma benedetti i vostri occhi, perché vedono, e le vostre orecchie, perché ascoltano. In verità vi dico che molti profeti e uomini giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete e non l'hanno visto, ascoltare ciò che voi ascoltate e non l'hanno ascoltato.
Luca lo riporta in un altro contesto (Lc 10, 24).
Lc 10, 23-24 : Poi si rivolse ai suoi discepoli e disse loro in particolare: "Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete! Perché vi dico che molti profeti e re volevano vedere ciò che voi vedete e non l'hanno visto, e ascoltare ciò che voi ascoltate e non l'hanno ascoltato.
Per questo vi ho detto stamattina: questo è il tipo di dettaglio che sembra insignificante, ma è molto utile per stabilire la cronologia.
Più tardi, la luce verrà su di voi, non per un istante, ma per un'unione indissolubile dello Spirito eterno con la vostra anima, che renderà il vostro insegnamento infallibile nelle questioni riguardanti il Regno di Dio. Sarà così anche per i vostri successori, se vivranno di Dio come unico pane.
Nota da maria-valtorta.org :
Questa condizione posta all'infallibilità papale deve aver suscitato un'obiezione da parte di padre Migliorini. Maria Valtorta osserva che:
"Avendo sottoposto a Gesù P. M(igliorini) l'obiezione all'infallibilità papale, contraria alla sentenza di p. ... fascicolo ... riga ... di ..., Gesù risponde: "Rispondo alla sua domanda come segue:
È vero che l'infallibilità del Papa in materia spirituale è una verità certa. Essa esiste in ciascuno dei miei vicari, indipendentemente dalla sua forma di vita e dal suo grado di virtù. Ma è altrettanto vero che non troverete un dogma definito e proclamato da papi che sono - notoriamente o meno - privi della mia grazia. L'anima che non è in stato di grazia non può essere nell'amicizia dello Spirito Santo.
Chiunque pensi che una cosa del genere sia possibile, pensa davvero come un eretico!
Dio è giusto: come tratta i poveri, tratta i ricchi. come tratta i laici, tratta il Sovrano Pontefice. Purtroppo ci sono zone d'ombra nella storia della mia Chiesa. Voler chiudere gli occhi e non vedere queste zone d'ombra significa vivere nelle tenebre su tutta la Chiesa, anche sui tantissimi tempi angelicamente luminosi, divinamente luminosi, gloriosi della mia Chiesa.
Perché anche noi dobbiamo essere sinceri in queste cose, come lo sono stato io con i miei apostoli, i miei discepoli e quelli che mi hanno seguito. Molte folle, non tutte sante, non tutte tiepide, non tutte malvagie. Ho riconosciuto il merito o il demerito di ciascuno, ho dato a ciascuno ciò che meritava, senza tener conto di particolari ragioni emotive. La verità è verità, in tutte le cose.
Questo vale anche per lo studio della storia. E nello studio della storia della mia Chiesa. La storia, se vuole essere storia e non favola, deve essere imparziale. Le epoche buie, inoltre, sono quelle preannunciate dalle allusioni profetiche al pastore-idolo e a questo Sebna, prefetto del Tempio (questo personaggio sarà solennemente ripetuto nel messaggio a Pio XII del 23 dicembre 1948). Che bruci e bruci, lo ammetto. Ma non si può dire "Anatema" a una verità.
Affidatevi a questa certezza: i dogmi sono veri e l'infallibilità esiste perché non concedo dogmi a chi non li merita. Questo è ciò che era contenuto nella frase che ha dato origine all'obiezione.
Siete soddisfatti. Vada in pace. Le ho dato subito questo chiarimento perché sono l'autore di queste parole, e quindi le conosco e le ricordo, anche se il dettato non è presente".
30-6-45, ore 8 del mattino".
Troviamo la stessa idea nelle parole di Gesù all'apostolo Giacomo, figlio di Alfeo, in EMV 258,6: "Dio darà la sua luce secondo il grado che avete raggiunto. Dio non lascerà che la luce ti venga meno, a meno che il peccato non venga a spegnere la grazia in te".
Questa dottrina dell'infallibilità, voluta da Cristo, è stata riaffermata 20 anni dopo nella Costituzione apostolica sulla Chiesa, Lumen gentium, § 25: "Questa infallibilità, di cui il divino Redentore ha voluto che la sua Chiesa fosse dotata nella definizione della dottrina riguardante la fede o i costumi, si estende fino al contenuto della divina Rivelazione, che deve essere custodita con venerazione ed esposta fedelmente. Il Romano Pontefice, Capo del Collegio episcopale, possiede questa infallibilità in virtù del suo ufficio...".
Nota della seconda edizione:
Se vivono di Dio come unico pane: questa condizione posta all'infallibilità papale deve aver suscitato un'obiezione da parte di padre Migliorini, al quale Maria Valtorta ha trasmesso questa risposta di Gesù (datata 30 giugno 1945). Ne riportiamo i passaggi principali: [...] Gesù mi rispose: "È vero che l'infallibilità del Papa in materia spirituale è una verità certa. Essa esiste in ciascuno dei miei vicari, indipendentemente dalla sua forma di vita e dal suo grado di virtù. Ma è altrettanto vero che non troverete un dogma definito e proclamato da papi che sono - notoriamente o meno - privi della mia grazia. L'anima che non è in stato di grazia non può essere nell'amicizia dello Spirito Santo. [...] Affidatevi dunque a questa certezza: i dogmi sono veri e l'infallibilità esiste perché non concedo dogmi a chi non li merita". Questo è quanto contenuto nella frase che ha dato origine all'obiezione [...]. "La stessa idea si ritrova nelle parole di Gesù all'apostolo Giacomo, figlio di Alfeo, in 258,6: "Dio darà la sua luce secondo il grado che avete raggiunto. Dio non lascerà che la luce ti venga meno, a meno che il peccato non spenga la grazia in te". "
EMR 191.8 · Volume 3
Non odiate mai, per nessuna ragione. L’Odio è forte nel mondo. Ma ha sempre un limite l’Odio. L’Amore non ha limite di potenza né di tempo. Amate perciò, per possederlo a difesa e conforto sulla Terra e a premio in Cielo.
EMR 196.7-8 · Volume 3
«Parlaci ancora di tua Madre. È così luminosa la sua infanzia! Ci fa l’anima vergine per riflesso, ed io, povero peccatore, ne ho tanto bisogno!», esclama Matteo.
«Che vi devo dire? Sono tanti episodi, uno più dolce dell’altro…».
«Lei te li ha narrati?».
«Qualcuno. Ma molti di più Giuseppe, come il più bel racconto a Me fanciullo, e anche Alfeo di Sara che, essendo di pochi anni più vecchio di mia Madre, le fu amico nei brevi anni che Lei fu a Nazaret».
«Oh! racconta…», prega Giovanni.
Sono tutti in cerchio, seduti all’ombra degli ulivi, con Jabé al centro che guarda fisso Gesù come udisse una paradisiaca fiaba.
«Vi dirò la lezione di castità che diede mia Madre, pochi giorni avanti l’entrata nel Tempio, al suo piccolo amico e a molti altri.
Si era sposata quel giorno una fanciulla di Nazaret, parente di Sara, e anche Gioacchino ed Anna erano stati invitati alle nozze. Con essi la piccola Maria, che con altri bambini aveva l’incarico di gettare petali sfogliati sul cammino della sposa. Dicono che era bellissima, da piccina, e tutti se la contendevano dopo la festosa entrata della sposa. Era molto difficile vedere Maria perché Ella viveva molto in casa, amando una grotticella, che Lei chiama tuttora “dei suoi sponsali”, più di ogni luogo. Quando perciò era vista, bionda, rosea e gentile, era accasciata dalle carezze. La chiamavano “il fiore di Nazaret”, oppure “la perla di Galilea”, o anche “la pace di Dio” a ricordo di un arcobaleno enorme venuto improvviso al suo primo vagito. Era ed è infatti tutto questo e più ancora. È il Fiore del Cielo e del creato, è la Perla del Paradiso, è la Pace di Dio… Sì, la Pace. Io sono il Pacifico perché sono Figlio del Padre e figlio di Maria: la Pace infinita e la Pace soave.
Quel giorno tutti la volevano baciare e prendere in grembo. E Lei, schiva di baci e di contatti, disse con una gravità gentile: “Ve ne prego. Non mi sgualcite”. Credettero parlasse della sua veste di lino, cinta di una fascia d’azzurro alla vita, ai piccoli polsi, al collo… oppure della ghirlandetta di fiorellini azzurri di cui Anna l’aveva incoronata per trattenerle a posto i riccioli lievi, e l’assicurarono che non le avrebbero sgualcita né veste né ghirlanda. Ma Lei, sicura, piccola donna di tre anni ritta fra un cerchio di adulti, disse seria: “Non penso a ciò che si ripara. Parlo dell’anima mia. È di Dio. E non vuole esser toccata che da Dio”. Le obbiettarono: “Ma noi baciamo te, non la tua anima”. Ed Essa: “Il mio corpo è tempio dell’anima e vi è sacerdote lo Spirito. Il popolo non è ammesso nel recinto sacerdotale. Ve ne prego. Non entrate nel recinto di Dio”.
Alfeo, che aveva allora oltre otto anni e che l’amava molto, fu colpito da questa risposta e il giorno dopo, trovandola presso la sua grotticella, intenta a cogliere fiori, le chiese: “Maria, quando sarai donna mi vorresti per sposo?”. Ancora in lui durava l’effervescenza della festa nuziale a cui aveva assistito. Ed Ella: “Io ti amo molto. Ma non ti vedo come uomo. Ti dico un segreto. Io vedo solo l’anima dei viventi. Quella la amo molto, con tutto il cuore. Ma non vedo altro che Dio come ‘vero Vivente’ a cui potrò dare me stessa”.
Ecco un episodio».
«“Vero Vivente”!!! Ma sai che è parola profonda!», esclama Bartolomeo.
E Gesù, umilmente e con un sorriso: «Ella era la Madre della Sapienza».
«Era?… Ma non aveva tre anni?».
«Era. Io vivevo già in Lei, essendo Dio in Lei[5], dal suo concepimento, nella sua Unità e Trinità perfettissima».
196.8
«Ma, scusa se io colpevole oso parlare, ma Gioacchino ed Anna sapevano che Ella era la Vergine prescelta?», chiede Giuda Iscariota.
«Non lo sapevano».
«E allora come poté dire Gioacchino che Dio l’aveva salvata in anticipo? Ciò non allude al suo privilegio sulla colpa?».
«Vi allude. Ma Gioacchino parlava per bocca di Dio, come tutti i profeti. Lui pure non comprese la sublime verità soprannaturale che lo Spirito metteva sulle sue labbra. Perché era un giusto, Gioacchino. Tanto da meritare quella paternità. Ed era un umile. Non vi è infatti giustizia dove è superbia. Lui era giusto ed umile. Consolò la Figlia per amor di padre. L’istruì per sapienza di sacerdote, ché tale era essendo tutore dell’Arca di Dio. La consacrò come pontefice del titolo più dolce: “La Senza Macchia”. Un giorno verrà che un altro canuto pontefice dirà al mondo: “Ella è la Concepita senza Macchia”, e darà al mondo dei credenti questa verità, come articolo di fede non impugnabile, perché nel mondo d’allora, sempre più sprofondantesi in un grigiore nebbioso di eresie e di vizi, splenda, pienamente discoperta, la Tutta Bella di Dio, incoronata di stelle, vestita di raggi di luna meno puri di Lei e, sugli astri appoggiata, la Regina del Creato e dell’Increato. Perché Dio-Re ha per Regina, nel suo Regno, Maria».
«Allora Gioacchino era profeta?».
«Era un giusto. La sua anima disse come un’eco ciò che Dio diceva alla sua anima amata da Dio».
Matteo chiede a Gesù di parlare di sua Madre.
Vi racconterò della lezione di castità che mia Madre diede, pochi giorni prima di entrare nel Tempio, al suo fidanzato e a molti altri. Probabilmente Alphée de Sara.
Io ero Dio in lei, fin dal momento del suo concepimento, nella sua Unità e nella sua perfettissima Trinità. Maria Valtorta annota in una copia dattiloscritta: Maria, santuario perpetuo e purissimo in cui il Dio uno e trino ha fatto la sua perpetua dimora, non fu mai separata dalla Sapienza: il Verbo di Dio era sempre in lei, la vera Arca che porta il Verbo eterno, e nessuna creatura conosceva bene come lei questo Verbo che è la Sapienza divina, che doveva prendere carne in lei, e che doveva ancora e sempre rimanere in lei.
Il dogma dell'Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX l'8 dicembre 1854 nella bolla Ineffabilis Deus. Era stato oggetto di controversia per secoli e fu uno dei motivi della feroce opposizione della teologia consolidata a Maria de Ágreda, che espresse questa rivelazione nelle sue visioni.
(...) La Tutta Bella di Dio, coronata di stelle, vestita con i raggi della luna meno pura di lei e sostenuta dalle stelle, la Regina del creato e dell'increato; perché nel suo Regno, Dio Re ha Maria come Regina. Cfr. Apocalisse 12, 1-2.
Libro dell'Apocalisse 12, 1-2
Ap 12, 1-2: "Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e i dolori del parto".
EMR 207.9 · Volume 3
Sei contento, Simone di Giona, che non parli e quasi non respiri?».
«Tanto… tanto che mi pare di essere fuori del mondo, in un luogo ancor più santo che se fossi oltre il Velario del Tempio… Tanto che… che ora che ti ho vista in questo luogo e con la luce di allora, io tremo di averti trattata, con rispetto, sì, ma come una grande donna, sempre donna. Ora… ora io non oserò più dirti come prima: “Maria”. Prima eri per me la Mamma del mio Maestro. Ora, ora ti ho vista sulla cima di quelle onde celesti, Regina ti ho vista, e io, miserabile, faccio così, da quello schiavo che sono», e si butta a terra baciando i piedi di Maria.
Gesù parla, ora: «Simone, alzati. Vieni qui, ben vicino a Me». Pietro va alla sinistra di Gesù, perché Maria è a destra.
«Che siamo ora noi?», chiede Gesù.
«Noi? Ma siamo Gesù, Maria e Simone».
«Va bene. Ma quanti siamo?».
«Tre, Maestro».
«Una trinità, allora. Un giorno[3] in Cielo, nella divina Trinità * venne un pensiero: “Ora è tempo che il Verbo vada sulla Terra”, e in un palpito d’amore il Verbo venne sulla Terra. Si separò perciò dal Padre e dallo Spirito santo. Venne ad operare sulla Terra. In Cielo i Due rimasti contemplarono le opere del Verbo, rimanendo più uniti che mai per fondere Pensiero e Amore in aiuto della Parola operante sulla Terra. Verrà un giorno che dal Cielo verrà un ordine: “È tempo che Tu torni perché tutto è compiuto”, e allora il Verbo tornerà ai Cieli, così… (e Gesù si ritira un passo indietro lasciando Maria e Pietro dove erano) e dall’alto dei Cieli contemplerà le opere dei due rimasti sulla Terra, i quali, per movimento santo, si uniranno più che mai, per fondere potere e amore e farne mezzo per compiere il desiderio del Verbo: la redenzione del mondo attraverso il perpetuo insegnamento della sua Chiesa. E il Padre, il Figlio e lo Spirito santo faranno dei loro raggi una catena per stringere, stringere sempre più i due rimasti sulla Terra: mia Madre, l’amore; tu, il potere. Dovrai bene, perciò, trattare Maria da regina, sì, ma non da schiavo. Non ti pare?».
«Mi pare tutto quello che Tu vuoi. Sono annichilito! Io il potere? Oh! se devo essere il potere, allora sì che mi devo appoggiare a Lei! Oh! Madre del mio Signore, non mi abbandonare, mai, mai, mai…».
«Non avere paura. Ti terrò sempre per mano così, come facevo col mio Bambino finché non fu capace di andare da solo».
«E dopo?».
«E dopo ti sorreggerò con la preghiera. Su, Simone. Non dubitare mai del potere di Dio. Non ne dubitai io, e non Giuseppe. Neppure tu devi dubitare. Dio dà gli aiuti ora per ora, se rimaniamo umili e fedeli…»
La Vergine ha appena raccontato la Natività con le sue parole.
Trinità celeste - Trinità terrestre: Per stabilire un parallelo tra la Trinità celeste (Padre, Figlio e Spirito Santo) e la Trinità terrena (Gesù, Maria e Pietro), la spiegazione deve ricorrere all'espediente di attribuire a Dio pensieri e comportamenti umani, stabilendo separazioni e ricongiungimenti tra le Persone divine.
Tuttavia", annota Maria Valtorta in una copia dattiloscritta, "non si può negare l'unione ipostatica (= unione delle due nature, divina e umana) per la quale il Verbo, essendo veramente nella carne del Figlio di Dio e di Maria, non cessò di essere una cosa sola con il Padre e quindi con l'Amore; non cessò di essere il Santo dei Santi, perché lo era per la sua natura divina e lo era nella sua natura umana, per grazia e per volontà perfettissima".
Questa nota, accompagnata dai testi diEMV 207,11 | EMV324,3 | EMV 567,17 | EMV 630,21 e EMV 634,11 e dalle note diEMV 54,5 | EMV 68,1 | EMV 342,5 e EMV 346,5, può essere utilizzata anche per interpretare correttamente le espressioni che si trovano in EMV 62.2 (per unirmi al Padre) | EMV 62,4 (ero nel Padre) | EMV 123,5 (ho lasciato il cielo) | EMV 126,1 (non a me, ma a Colui che mi ha mandato) | EMV 126,10 | EMV 128,2 (non io. Dio) | EMV 129,3 (Dio è in cielo. Si adora e si va a Lui) | EMV 249,4 | EMV 254.3 (Dovresti chiedere a colui che li ha fatti) | EMV 272,2 | EMV 287,6 (A Dio, non al suo servo) | EMV 298,6 (Non da me, ma dal Padre) | EMV 317,5 | EMV 371,6 | EMV 399,4 (Ha lasciato il Padre) | EMV 452,11 | EMV 479,2 (Ritorna al Padre) | EMV 487.9 | EMV 517,2 (Una parte dell'unione ho lasciato) | EMV 534,8 (La sapienza ha lasciato il cielo) | EMV600,21 (Ho lasciato il Padre) | EMV 618,5 (Non sono più separato dal Padre) | EMV 632,34 (Ha lasciato il cielo) | EMV 637,6 (Ho lasciato il cielo) | EMV 642,9, ecc.
Infine, va notato il concetto espresso da Maria Valtorta nel testo di EMV 474,2/3: la divinità, sempre unita ipostaticamente all'Uomo Gesù, non era in ogni momento sensibile all'Uomo Redentore, che doveva arrivare a sperimentare questo dolore.
EMR 207.11 · Volume 3
In verità Io sono Uno col Padre in eterno, e Io sono unito a Dio come Carne, perché in verità si può che l’Amore abbia raggiunto l’irraggiungibile nella sua Perfezione rivestendosi di Carne per salvare la carne. A tutti questi errori risponde la mia intera vita, che dà sangue dalla nascita alla morte, e che si è assoggettata a tutto quanto è comune all’uomo, fuorché al peccato. Nato, sì, da Lei. E per vostro bene. Voi non sapete quanto si tempera la Giustizia da quando ha la Donna a sua collaboratrice.
Alcuni sosterranno che Gesù non ha avuto una vera carne e non ha conosciuto né la sofferenza né la morte. Negheranno la sua incarnazione e la sua divinità. Gesù allora disse:
EMR 211.6 · Volume 3
Ogni parola del Libro è insegnamento che, dal momento in cui lo Spirito la fa scrivere per un fatto presente, si riferisce ad un fatto che verrà in futuro.
EMR 215.4 · Volume 3
«È il predetto Messia. Io ve ne scongiuro, per il vostro bene, ascoltatelo. Voi avete nominato il Battista. Ebbene, io ero con lui, e lui ci indicò Gesù che passava dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Quando Gesù scese al battesimo nel Giordano, si aprirono i Cieli e una Voce gridò: “Ecco il mio Figlio diletto nel quale Io mi sono compiaciuto”, e l’Amore di Dio scese come una colomba a splendere sul suo capo».
André parla del battesimo di Gesù.
Riguardo al battesimo di Gesù: cfr. EMV 45.
EMR 586.15
Traduzione in corso