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Note del tema

Apostoli

Pagina 77 di 89

Comfort di lettura

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EMR 201.3-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Andiamo». Marjziam diventa un poco pallido e bacia Maria dicendo:

«Prega!… prega!…».

«Sì, caro. Non avere paura. Sai tanto bene…».

Marjziam si attacca allora a Pietro. Stringe nervosamente la mano di Pietro e, non sentendosi ancora sicuro, vorrebbe la mano di Gesù.

«Io non vengo, Marjziam. Vado a pregare per te. Ci vedremo dopo».

«Non vieni? Perché, Maestro?», dice stupito Pietro.

«Perché è meglio così…». Gesù è molto serio, direi triste. E termina: «Giuseppe, che è giusto, non può che approvare il mio atto».

Infatti Giuseppe non ribatte parola e col suo silenzio, e con un sospiro eloquente, conferma.

«Allora… andiamo…». Pietro è un poco afflitto.

Marjziam si attacca allora a Giovanni. E vanno, preceduti da Giuseppe che è di continuo salutato con profondi inchini. Con loro vanno Simone e Tommaso. Gli altri restano con Gesù.

201.4

Entrano nella sala dove entrò a suo tempo Gesù. Un giovane, che sta scrivendo in un angolo, si alza di scatto vedendo Giuseppe e si piega fino a terra.

«Dio sia con te, Zaccaria. Va’ a chiamare sollecitamente Asrael e Giacobbe».

Il giovane parte per tornare quasi subito con due rabbini, sinagoghi, scribi, che so? Due arcigni personaggi che spianano il loro sussiego solo davanti a Giuseppe. Dietro di loro entrano altri otto meno imponenti. Si siedono lasciando in piedi i postulanti, il d’Arimatea incluso.

«Che vuoi, Giuseppe?», chiede il più anziano.

«Presentare alla vostra sagacia questo figlio di Abramo che ha compito il tempo prescritto per entrare nella Legge e reggervisi da solo».

«Tuo parente?», e guardano stupiti.

«In Dio tutti parenti. Ma il fanciullo è orfano, e questo uomo, della cui onestà io mi faccio mallevadore, lo ha preso per suo, acciò il suo talamo non resti privo di discendenza».

«Chi è l’uomo? Risponda di suo».

«Simone di Giona, di Betsaida di Galilea, coniugato senza prole, pescatore per il mondo, figlio della Legge per l’Altissimo».

«E tu, galileo, ti assumi questa paternità? Perché?».

«È detto[1] nella Legge di avere amore all’orfano e alla vedova. Lo faccio».

«Può mai conoscere costui la Legge al punto di meritare di… Ma tu, fanciullo, rispondi. Chi sei?».

«Jabé Marjziam di Giovanni, delle campagne di Emmaus, nato dodici anni or sono».

«Giudeo dunque. È egli lecito che un galileo lo curi? Scrutiamo le leggi».

«Ma che sono? Lebbroso o maledetto?». Il sangue di Pietro inizia a bollire.

«Taci, Simone. Io parlo per lui. Vi ho detto che mi faccio di quest’uomo mallevadore. Lo conosco come fosse della mia casa. L’Anziano Giuseppe non proporrebbe mai una cosa contraria alla Legge e neppure alle leggi. Vogliate esaminare il fanciullo con giustizia e sollecitudine. Il cortile è pieno di fanciulli che attendono l’esame. Non siate lenti, per amore di tutti».

«Ma chi lo prova che il fanciullo è dodicenne e riscattato dal Tempio?».

«Lo puoi provare con le scritture. Noiosa ricerca ma che si può fare. Fanciullo, mi hai detto essere il primogenito?».

«Sì, signore. Puoi vederlo perché fui sacro al Signore e riscattato con le dovute decime».

«Cerchiamo allora queste notizie…», dice Giuseppe.

«Non serve», rispondono asciutti i due cavillosi.

201.5

«Vieni qui, fanciullo. Di’ il Decalogo». E il bambino lo dice sicuro.

«Dàmmi quel rotolo, Giacobbe. Leggi se sai».

«Dove, rabbi?».

«Dove vuoi. Dove ti cade l’occhio», dice Asrael.

«No. Qui. Dàmmi», dice Giacobbe. E apre fino a un punto il rotolo e poi dice: «Qui».

«“Allora egli disse loro in segreto: ‘Benedite il Dio del Cielo e dategli lode dinanzi a tutti i viventi, perché Egli ha usato con voi la sua misericordia. Certo è bene tenere nascosto il segreto del re, ma è però onorifico rivelare…’”».

«Basta! Basta! Cosa sono queste?», chiede Giacobbe indicando le frange del suo mantello.

«Le frange sacre, signore: le portiamo per ricordarci dei precetti del Signore altissimo».

«È lecito ad un israelita nutrirsi di ogni carne?…», chiede Asrael.

«No, signore. Ma solo di quelle che sono dichiarate monde».

«Dimmi i precetti…».

E docile il bambino attacca le litanie dei: «Non farai…».

«Basta, basta! per essere un galileo sa persino troppo. Uomo, tocca a te giurare che il figlio è maggiorenne».

Pietro, col miglior garbo di cui ancora dispone dopo tante sgarberie, pronuncia il suo discorsetto paterno: «Come voi avete osservato, il figlio mio, giunto alla età prescritta, è capace di guidarsi conoscendo la Legge, i precetti, le consuetudini, le tradizioni, le cerimonie, le benedizioni, le preghiere. Perciò, come avete constatato, può da me e da lui essere chiesta la maggiore età. Veramente ciò doveva essere detto prima da me; ma qui sono state violate, e non da noi galilei, le consuetudini, e fu interrogato il fanciullo prima del padre. Ma ora io vi dico: posto che lo avete ritenuto capace, da questo momento io non sono più responsabile delle sue azioni, né presso Dio né presso gli uomini».

«Passate nella sinagoga».

Il piccolo corteo passa nella sinagoga fra i volti arcigni dei rabbi che Pietro ha messo a posto.

Ritto di fronte ai leggii e alle lampade, Marjziam subisce il taglio dei capelli, che dalle spalle vengono raccorciati fino alle orecchie, e poi Pietro, che ha aperto il suo fagottino, ne leva una bella cintura di lana rossa, ricamata in giallo oro, e la stringe alla vita del fanciullo, e poi, mentre i sacerdoti legano alla fronte e al braccio delle striscioline di cuoio, Pietro si affanna ad appuntare al mantello, che Marziam gli ha passato, le frange sacre. Ed è ben commosso Pietro quando intona la lode al Signore!…

201.6

La cerimonia è finita. Sgusciano fuori svelti e Pietro dice:

«Meno male! Non mi reggevo più! Hai visto, Giuseppe? Neppure hanno compito il rito. Non importa. Tu… tu, figlio mio, hai chi ti consacra… Andiamo a prendere un agnellino per il sacrificio di lode al Signore. Un agnellino caro come te. Io ti ringrazio, Giuseppe! Di’ anche tu “grazie” a questo grande amico. Senza di te ci trattavano male del tutto».

«Simone, io sono contento di essere stato utile ad un giusto tuo pari, e ti prego di venire nella mia casa di Bezeta per il banchetto. Con te tutti, è naturale».

«Andiamo a dirlo al Maestro. Per me… troppo onore!», dice umile Pietro, ma sfavilla di gioia.

Riattraversano le corti e gli atri fino al cortile delle donne, dove Marjziam è felicitato da tutte, e poi gli uomini passano nell’atrio degli israeliti dove è Gesù coi suoi. Si riuniscono tutti, in una composta comunione di felicità, e mentre Pietro va a sacrificare l’agnello si avviano per portici e cortili sino alla prima cinta.

201.7

Come è felice Pietro col suo bambino, perfetto israelita ormai! Tanto da non vedere la ruga che taglia la fronte di Gesù. Tanto da non rilevare il silenzio piuttosto opprimente dei compagni. È soltanto nella sala della casa di Giuseppe – quando il bambino, alla richiesta di rito su quanto vuol fare in futuro, dichiara: «Sarò pescatore come il padre mio» – che, fra le lacrime, Pietro si sovviene e comprende… «Però… Giuda ci ha messo una goccia di veleno in questa festa… E Tu sei crucciato, Maestro… e gli altri sono tristi per questo. Perdonate tutti se io non ho visto prima… Ah! quel Giuda!…».

Il suo sospiro credo sia in tutti i cuori… Ma Gesù, per levare il veleno, si sforza di sorridere e dice: «Non te ne crucciare, Simone. Non manca che tua moglie alla festa… e Io pensavo anche a lei, così buona e sacrificata sempre. Ma presto avrà la sua gioia, inaspettata e chissà come bene accolta. Pensiamo al buono che è nel mondo. Vieni. Sicché Marjziam ha risposto per bene? Lo sapevo in anticipo…».

Giuseppe rientra dopo avere dato ordini ai servi. «Io vi ringrazio tutti», dice, «per avermi ringiovanito con questa cerimonia e per farmi l’onore di avere nella mia casa il Maestro, sua Madre, le parenti, e voi, cari condiscepoli. Venite nel giardino. Vi è aria, e i fiori…»; e tutto ha fine.

EMR 201.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Come è felice Pietro col suo bambino, perfetto israelita ormai! Tanto da non vedere la ruga che taglia la fronte di Gesù. Tanto da non rilevare il silenzio piuttosto opprimente dei compagni. È soltanto nella sala della casa di Giuseppe – quando il bambino, alla richiesta di rito su quanto vuol fare in futuro, dichiara: «Sarò pescatore come il padre mio» – che, fra le lacrime, Pietro si sovviene e comprende… «Però… Giuda ci ha messo una goccia di veleno in questa festa… E Tu sei crucciato, Maestro… e gli altri sono tristi per questo. Perdonate tutti se io non ho visto prima… Ah! quel Giuda!…».

Il suo sospiro credo sia in tutti i cuori… Ma Gesù, per levare il veleno, si sforza di sorridere e dice: «Non te ne crucciare, Simone. Non manca che tua moglie alla festa… e Io pensavo anche a lei, così buona e sacrificata sempre. Ma presto avrà la sua gioia, inaspettata e chissà come bene accolta. Pensiamo al buono che è nel mondo. Vieni. Sicché Marjziam ha risposto per bene? Lo sapevo in anticipo…».

Giuseppe rientra dopo avere dato ordini ai servi. «Io vi ringrazio tutti», dice, «per avermi ringiovanito con questa cerimonia e per farmi l’onore di avere nella mia casa il Maestro, sua Madre, le parenti, e voi, cari condiscepoli. Venite nel giardino. Vi è aria, e i fiori…»; e tutto ha fine.

Dettaglio

Marziam ha appena superato l'esame di maturità.

EMR 202.1-4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La vigilia della Pasqua. Solo con i suoi apostoli, perché le donne non sono unite al gruppo, Gesù attende il ritorno di Pietro che ha portato l’agnello pasquale al suo sacrificio.

Mentre attendono, e Gesù parla di Salomone al bambino[1], ecco Giuda che attraversa il grande cortile. È con un gruppo di giovani e parla con grandi gesti magniloquenti e con pose ispirate. Il suo mantello si agita continuamente ed egli se lo drappeggia con pose sapienti… Credo che Cicerone non era più pomposo quando pronunciava le sue orazioni… «Guarda là Giuda!», dice il Taddeo.

«È con un gruppo di saforim», osserva Filippo.

E Tommaso dice: «Vado a sentire cosa dice», e va senza aspettare che Gesù esprima il suo prevedibile «no».

Gesù… oh! che viso ha Gesù! Di vera sofferenza e di severo giudizio. Marjziam, che lo guardava fin da prima, mentre dolce e lievemente mesto gli parlava del grande re d’Israele, vede questo cambiamento e quasi se ne spaventa, e scuote la mano di Gesù per richiamarlo a sé e dice: «Non guardare! Non guardare! Guarda me che ti voglio tanto bene»…

202.2

Tommaso riesce a raggiungere Giuda senza essere visto da lui e lo segue per qualche passo. Non so quello che sente dire, so che dà in una improvvisa esclamazione tonante che fa volgere molti, e specie Giuda che diventa livido di rabbia: «Ma quanti rabbi ha mai Israele! Mi felicito con te, novella luce di sapienza!».

«Non sono una selce. Ma una spugna. E assorbo. E quando il desiderio degli affamati di sapienza lo vuole, ecco che mi spremo per darmi con tutti i miei succhi di vita». Giuda è ampolloso e sprezzante.

«Sembri un’eco fedele. Ma l’eco, per sussistere, deve stare presso la Voce. Se no muore, amico. Tu, mi pare che te ne allontani. Egli è là. Non vieni?».

Giuda diventa di tutti i colori, col viso astioso e ripugnante dei suoi momenti peggiori. Ma si domina. E dice: «Vi saluto, amici. Eccomi con te, Tommaso, caro amico mio. Andiamo subito dal Maestro. Non sapevo che era nel Tempio. Se lo avessi saputo mi sarei dato alla ricerca di Lui», e passa il braccio intorno alle spalle di Tommaso come avesse per lui un grande affetto.

Ma Tommaso, placido ma non scemo, non si lascia abbindolare da queste proteste… e chiede, un poco sornione: «Come? Non sai che è Pasqua? E pensi che il Maestro non sia fedele alla Legge?».

«Oh! mai più! Ma lo scorso anno si mostrava, parlava… Ricordo proprio questo giorno. Mi ha attirato per la sua violenza di re… Ora… Mi sembra uno che abbia perduto vigore. Non ti pare?».

«A me no. Mi sembra uno che ha perduto stima».

«Nella sua missione, ecco, dici bene».

«No. Tu capisci male. Ha perduto stima negli uomini. E tu sei uno di quelli che vi contribuiscono[2]. Vergognati!». Non ride più Tommaso! È cupo, e il suo «vergognati» è sferzante come una frustata.

«Guarda come parli!», minaccia l’Iscariota.

«Guarda come agisci. Qui siamo due giudei, senza testimoni. E per questo parlo. E ti ridico: “Vergognati!”. E ora taci. Non fare il tragico né il piagnucoloso, perché altrimenti parlo davanti a tutti.

202.3

Ecco là il Maestro e i compagni. Régolati».

«La pace a Te, Maestro…».

«La pace a te, Giuda di Simone».

«Mi è tanto dolce trovarti qui… Avrei da parlarti…».

«Parla».

«Sai… io volevo dirti… Non mi puoi ascoltare in disparte?».

«Sei fra i compagni».

«Ma io volevo Te solo».

«A Betania Io sono solo con chi mi vuole e ricerca, ma tu non mi cerchi. Mi sfuggi…».

«No, Maestro. Non lo puoi dire».

«Perché ieri hai offeso Simone, e Me con lui, e con noi Giuseppe d’Arimatea, i compagni, e mia Madre e le altre?».

«Io? Ma non vi ho visti!».

«Non ci hai voluti vedere. Perché non sei venuto, come era convenuto, a benedire il Signore per un innocente accolto nella Legge? Rispondi! Non hai sentito neppure il bisogno di avvisare che non saresti venuto».

«Ecco mio padre!», grida Marjziam che scorge Pietro di ritorno col suo agnello sgozzato, sventrato, riavvolto nella pelle.

«Oh! con lui è Michea e gli altri! Vado, posso andare incontro a loro per sentire del vecchio padre?».

«Vai, figlio», dice Gesù accarezzandolo. E aggiunge, toccando Giovanni di Endor sulla spalla: «Ti prego, accompagnalo e… trattienili un poco». Si rivolge da capo a Giuda: «Rispondi dunque! Io aspetto».

«Maestro… un obbligo improvviso… inderogabile… Ne ho avuto dolore… Ma…».

«Ma non c’era, in tutta Gerusalemme, uno che potesse portare la tua giustificazione, ammesso che tu ne avessi una? Ed era già colpa. Ti ricordo che recentemente un uomo ha lasciato di seppellire il padre per seguirmi, e che questi miei fratelli hanno lasciato fra gli anatemi la casa paterna per seguire Me, e che Simone e Tommaso, e con loro Andrea, Giacomo, Giovanni, Filippo e Natanaele, hanno lasciato la famiglia, e Simone Cananeo la ricchezza per darmela, e Matteo il peccato per seguire Me. E potrei continuare con cento nomi. Vi è chi lascia la vita, la stessa vita, per seguire Me nel Regno dei Cieli. Ma, posto che sei così ingeneroso, sii almeno educato. Non hai carità, ma abbi almeno signorilità. Imita, poiché ti piacciono, i falsi farisei che mi tradiscono, che ci tradiscono mostrandosi educati. Il tuo dovere era di serbarti per noi, ieri, per non offendere Pietro, che esigo sia rispettato da tutti. Ma almeno fossi giunto a mandare un avviso».

«Ho sbagliato.

202.4

Ma ora venivo apposta in cerca di Te per dirti che, sempre per la stessa causa, domani io non posso venire. Sai… Ho degli amici del padre mio e mi…».

«Basta. Va’ pure con loro. Addio».

«Maestro… sei sdegnato con me? Mi hai detto che mi faresti da padre… Io sono un ragazzo sventato, ma un padre perdona…».

«Ti perdono, sì. Ma va’ via. Non fare attendere oltre gli amici di tuo padre, così come Io non faccio attendere oltre gli amici del santo Giona».

«Quando lascerai Betania?».

«Alla fine degli Azzimi. Addio». Gesù si volge e va verso i contadini che sono in estasi davanti al mutato Marjziam.

Fa pochi passi e poi si arresta per la considerazione di Tommaso: «Per Geovà! Voleva vederti nella violenza di re! Lo hai servito!…».

«Vi prego dimenticare tutti l’incidente, così come Io mi sforzo di farlo. E vi ordino il silenzio con Simone di Giona, Giovanni di Endor e il piccolo. Per motivi che la vostra intelligenza è in grado di comprendere, è bene non addolorare e non scandalizzare quei tre. E silenzio a Betania, con le donne. Vi è mia Madre, ricordatevelo».

«Sta’ sicuro, Maestro», «Faremo di tutto per riparare», «E per consolarti, sì», dicono tutti.

«Grazie…»

Annotazione

Gesù parla al bambino di Salomone: probabilmente si tratta del re Salomone.

È con un gruppo di saforim. Saforim (sopherîms): scribi.

Non farò aspettare ancora gli amici del santo Giona. Giona di Esdrelon.

Per Jéovêh! Voleva vederti con la tua violenza regale! Geovà nel testo originale. Si veda la pronuncia del nome divino.

EMR 202.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La vigilia della Pasqua. Solo con i suoi apostoli, perché le donne non sono unite al gruppo, Gesù attende il ritorno di Pietro che ha portato l’agnello pasquale al suo sacrificio.

Mentre attendono, e Gesù parla di Salomone al bambino[1], ecco Giuda che attraversa il grande cortile. È con un gruppo di giovani e parla con grandi gesti magniloquenti e con pose ispirate. Il suo mantello si agita continuamente ed egli se lo drappeggia con pose sapienti… Credo che Cicerone non era più pomposo quando pronunciava le sue orazioni…

EMR 202.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ecco mio padre!», grida Marjziam che scorge Pietro di ritorno col suo agnello sgozzato, sventrato, riavvolto nella pelle.

«Oh! con lui è Michea e gli altri! Vado, posso andare incontro a loro per sentire del vecchio padre?».

«Vai, figlio», dice Gesù accarezzandolo. E aggiunge, toccando Giovanni di Endor sulla spalla: «Ti prego, accompagnalo e… trattienili un poco».

Dettaglio

Gesù sta rimproverando Giuda quando Marziam vede Pietro e alcuni contadini di Doras.

EMR 202.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù si volge e va verso i contadini che sono in estasi davanti al mutato Marjziam.

Fa pochi passi e poi si arresta per la considerazione di Tommaso: «Per Geovà! Voleva vederti nella violenza di re! Lo hai servito!…».

«Vi prego dimenticare tutti l’incidente, così come Io mi sforzo di farlo. E vi ordino il silenzio con Simone di Giona, Giovanni di Endor e il piccolo. Per motivi che la vostra intelligenza è in grado di comprendere, è bene non addolorare e non scandalizzare quei tre. E silenzio a Betania, con le donne. Vi è mia Madre, ricordatevelo».

«Sta’ sicuro, Maestro», «Faremo di tutto per riparare», «E per consolarti, sì», dicono tutti.

«Grazie…

Dettaglio

Gesù ha appena rimproverato Giuda e nel frattempo lo lascia.

EMR 202.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ora venivo apposta in cerca di Te per dirti che, sempre per la stessa causa, domani io non posso venire. Sai… Ho degli amici del padre mio e mi…».

«Basta. Va’ pure con loro. Addio».

«Maestro… sei sdegnato con me? Mi hai detto che mi faresti da padre… Io sono un ragazzo sventato, ma un padre perdona…».

«Ti perdono, sì. Ma va’ via. Non fare attendere oltre gli amici di tuo padre, così come Io non faccio attendere oltre gli amici del santo Giona».

«Quando lascerai Betania?».

«Alla fine degli Azzimi. Addio».

Dettaglio

Gesù sta parlando con Giuda nel Tempio. L'apostolo si era comportato male nei confronti del gruppo apostolico fingendo di non vederli l'altro giorno, e Giuda li stava nuovamente eludendo fingendo di andare a trovare gli amici di suo padre.

EMR 203.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù esce con i suoi da una casa prossima alle mura e credo sempre nel rione di Bezeta, perché per uscire dalle mura si deve ancora passare davanti alla casa di Giuseppe, che è presso la porta che ho sentito definire “di Erode”. La città è semideserta nella sera placida e lunare. Comprendo che è stata consumata la Pasqua in una delle case di Lazzaro, che però non è per nulla la casa del Cenacolo. Questa è proprio agli antipodi di quella. Una a nord, l’altra a sud di Gerusalemme.

Sulla porta di casa Gesù si accomiata, col suo garbo gentile, da Giovanni di Endor, che Egli lascia a custodia delle donne e

che ringrazia per questa custodia. Bacia Marjziam, che è venuto anche lui sulla porta, e poi si avvia fuori della porta detta di Erode.

Annotazione

Per uscire dalle mura, bisogna passare davanti alla casa di Giuseppe, che si trova vicino alla porta che ho sentito chiamare Porta di Erode. Giuseppe d'Arimatea, che li aveva invitati la sera prima.