77.1 «Verso che ora giungeremo?», chiede Gesù che cammina al centro del gruppo, preceduto dalle pecore che brucano l’erba delle prode.
«Verso l’ora terza. Sono circa dieci miglia», risponde Elia.
«E poi andiamo a Keriot?», chiede Giuda.
«Sì. Andiamo là».
«E non era più breve andare da Jutta a Keriot? Non ci deve esser molto. Vero, tu, pastore?».
«Due miglia di più, poco meno, o poco più».
«Così ne facciamo più di venti per niente».
«Giuda, perché così inquieto?», dice Gesù.
«Non inquieto, Maestro. Ma mi avevi promesso di venire a casa mia…».
«E vi verrò. Mantengo sempre le mie promesse».
«Ho mandato ad avvertire mia madre… e Tu, del resto, lo hai detto: coi morti si è anche con lo spirito».
«L’ho detto. Ma, Giuda, rifletti: tu per Me non hai ancora sofferto. Questi è trent’anni che soffrono, e non hanno mai tradito, neppure il ricordo di Me. Neppure il ricordo. Non sapevano se ero vivo o morto… eppure sono rimasti fedeli. Mi ricordavano neonato, infante senza altro che pianto e bisogno di latte… eppure mi hanno sempre venerato come Dio. Per causa mia sono stati colpiti, maledetti, perseguitati come un obbrobrio della Giudea, eppure la loro fede ad ogni colpo non vacillava, non inaridiva, ma metteva radici più fonde e si faceva più vigorosa».
77.2 «A proposito. È da qualche giorno che la domanda mi brucia le labbra. Sono amici tuoi e di Dio costoro, non è vero? Gli angeli li hanno benedetti con la pace del Cielo, non è vero? Loro sono rimasti giusti contro tutte le tentazioni, non è vero? Mi spieghi allora perché furono infelici? E Anna? È stata uccisa per averti voluto bene…».
«Tu arguisci perciò che il mio amore e l’amarmi porti sfortuna».
«No… ma…».
«Ma è così. Mi spiace vederti tanto chiuso alla Luce e tanto posseduto dall’umano. No, lascia stare, Giovanni, e anche tu, Simone. Preferisco che egli parli. Io non rimprovero mai. Solo voglio apertura di animi per potervi mettere luce. Vieni qui, Giuda, ascolta. Tu parti da un giudizio comune a tanti viventi e a tanti che vivranno. Ho detto: giudizio. Dovrei dire: errore. Ma, posto che lo fate senza malizia, per ignoranza di ciò che è verità, non è errore, è solo giudizio imperfetto, come lo può essere quello di un bambino. E bambini siete, poveri uomini. Ed Io sono qui, Maestro, per fare di voi degli adulti capaci di discernere il vero dal falso, il buono dal cattivo, il migliore dal buono. Ascoltate, dunque. Cosa è la vita? È un tempo di sosta, direi il limbo del Limbo, che il Padre Dio vi dà per provare la vostra natura di figli buoni o di bastardi, e per destinarvi, in base alle vostre opere, un futuro che sarà senza più soste né prove. Ora ditemi voi: sarebbe giusto che uno, perché ha avuto il raro bene di avere il modo di servire Dio in maniera speciale, abbia anche un bene continuo, per tutta la vita? Non vi pare che già molto ebbe, e che perciò può dirsi beato, anche se, nell’umano, beato non è? Non sarebbe ingiusto che chi ha già luce di divina manifestazione nel cuore, e sorriso di coscienza che approva, abbia anche onori e beni terreni? E non sarebbe anche imprudente?».
77.3 «Maestro, io dico che sarebbe anche profanatore. Perché mettere gioie umane dove sei Tu? Quando uno ti ha — e costoro ti hanno avuto, loro, unici ricchi in Israele per aver avuto Te da trent’anni — non altro deve avere. Non si mette l’oggetto umano sul Propiziatorio… e il vaso consacrato non serve che per sacri usi. Costoro consacrati sono, dal giorno che han visto il tuo sorriso… e nulla, no, nulla che Tu non sia deve entrare nel loro cuore, che ha Te. Fossi io come loro!», dice Simone.
«Però ti sei affrettato, dopo aver visto il Maestro ed esser guarito, a riprendere possesso dei tuoi beni», risponde ironicamente Giuda.
«È vero. L’ho detto e l’ho fatto. Ma sai perché? Come puoi giudicare se tutto non sai? Il mio agente ha avuto ordini netti. Ora che Simone lo Zelote è guarito — e non possono più i nemici nuocergli col segregarlo, né perseguitarlo perché non è più che di Cristo e non ha sètta: ha Gesù e basta — Simone può disporre dei suoi averi che un onesto, un fedele gli ha conservato. E io, padrone ancor per un’ora, ne ho ordinato il riordino per averne più denaro nella vendita e poter dire… no, questo non lo dico».
«Lo dicono gli angeli per te, Simone, e lo scrivono nel libro eterno», dice Gesù.
Simone guarda Gesù. I due sguardi si allacciano, uno stupito, l’altro benedicente.
«Come sempre, io ho torto».
«No, Giuda. Hai il senso pratico. Tu stesso lo dici».
«Oh! ma con Gesù!… Anche Simon Pietro era attaccato al senso pratico, e ora invece!… Anche tu, Giuda, diventerai come lui. È poco che sei col Maestro, noi è di più, e siamo già migliorati», dice Giovanni sempre dolce e conciliante.
«Non mi ha voluto. Altrimenti sarei stato suo da Pasqua». Giuda ha proprio i nervi, oggi.
Gesù tronca la questione dicendo a Levi: «Sei mai stato in Galilea?».
«Sì, Signore».
«Verrai tu con Me, per condurmi da Giona. Lo conosci?».
«Sì. A Pasqua ci si vedeva sempre. Andavo da lui, allora».
Giuseppe china la fronte mortificato. Gesù vede. «Insieme non potete venire. Elia rimarrebbe solo alle pecore. Ma tu verrai con Me sino al passo di Gerico, dove ci separeremo per qualche tempo. Ti dirò poi quello che devi fare».
«Noi più niente?».
«Anche voi, Giuda, anche voi».