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Note della parola chiave

Yabeç (Jabé) - Marziam (Margziam)

Tema: Personaggi principali e secondari · Pagina 1 di 6

Comfort di lettura

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EMR 191.3-4.9 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vi è uno, piuttosto vecchio, che si stringe al fianco un fanciullo di un dieci anni circa; mangia e piange.

«Perché, padre, fai così?…», chiede Gesù.

«Perché la tua bontà è troppa…».

L’uomo di Endor dice con la sua voce gutturale: «È vero… e fa piangere. Ma il pianto è senza amaro…».

«È senza amaro. È vero. E poi… io vorrei una cosa. È anche desiderio questo pianto».

«Che vuoi, padre?».

«Questo fanciullo lo vedi? È mio nipote. Mi è rimasto dopo la frana di questo inverno. Doras neppure sa che mi ha raggiunto, perché lo faccio vivere come una bestia selvatica nel bosco e solo al sabato lo vedo. Se me lo scopre, o lo caccia o lo mette al lavoro… e sarà peggio di un animale da soma questo tenero mio sangue… A Pasqua lo manderò con Michea a Gerusalemme per divenire figlio della Legge… e poi?… È il figlio di mia figlia…».

«Lo daresti a Me, invece? Non piangere. Ho tanti amici che sono onesti, santi e senza figli. Lo alleveranno santamente, nella mia via…».

«Oh! Signore! Da quando ho saputo di Te l’ho desiderato. E pregavo il santo Giona, lui che sa cosa è essere di questo padrone, di salvare il mio nipote da questa morte…».

«Fanciullo, verresti con Me?».

«Sì, mio Signore. E non ti darò dolore».

«È detto».

191.4

«Ma… a chi lo vuoi dare?», chiede Pietro tirando Gesù per una manica. «A Lazzaro anche questo?».

«No, Simone. Ma ce ne sono tanti senza figli…».

«Ci sono anche io…». Il viso di Pietro pare fino affilarsi nel desiderio.

«Simone, te l’ho detto[1]. Tu devi essere il “padre” di tutti i figli che Io ti lascerò in eredità. Ma non devi avere la catena di nessun figlio tuo proprio. Non ti mortificare. Tu sei troppo necessario al Maestro perché il Maestro possa staccarti da Sé per un affetto. Sono esigente, Simone. Sono esigente più di uno sposo gelosissimo. Ti amo con ogni predilezione e ti voglio tutto per Me e di Me».

«Va bene, Signore… Va bene… Sia fatto come Tu vuoi». Il povero Pietro è eroico nel suo aderire a questa volontà di Gesù.

«Sarà il figlio della mia nascente Chiesa. Va bene? Di tutti e di nessuno. Sarà il “nostro” bambino. Ci seguirà quando lo permetteranno le distanze, o ci raggiungerà, e suoi tutori saranno i pastori, loro che amano nei bambini tutti il “loro” bambino Gesù. Vieni qui, fanciullo. Come ti chiami?».

«Jabé di Giovanni, e son di Giuda», dice sicuro il ragazzo.

«Sì. Siamo giudei noi», conferma il vecchio. «Io lavoravo nelle terre di Doras in Giudea, e mia figlia si è sposata con un di quelle parti. Lavorava ai boschi presso Arimatea e quest’inverno…».

«Ho visto la sventura[2]».

«Il fanciullo si è salvato perché quella notte era da un parente lontano… Veramente si è portato il nome, Signore! L’ho detto subito a mia figlia: “Perché? Non ricordi l’antico[3]?”. Ma il marito volle chiamarlo così, e Jabé fu».

«“Il fanciullo invocherà il Signore e il Signore lo benedirà e dilaterà i suoi confini, e la mano del Signore è sulla sua mano, ed egli non sarà più oppresso dal male”. Questo gli concederà il Signore per consolare te, padre, gli spiriti dei morti, e confortare l’orfano.

(...) Io vi benedico, ora. Ma per voi pregherò ogni nuova aurora.

E tu, padre, non avere più affanno per l’agnello che mi affidi. Te lo riporterò ogni tanto perché tu possa giubilare vedendolo crescere in sapienza e bontà sulla via di Dio. Sarà il tuo agnello di questa tua povera Pasqua, il più gradito degli agnelli presentati all’altare di Geové. Jabé, saluta il vecchio padre e poi vieni al tuo Salvatore, al tuo Pastore buono. La pace sia con voi!».

«Oh! Maestro! Maestro buono! Lasciarti!…».

«Sì. È penoso. Ma non è bene che il sorvegliante qui vi trovi. Sono venuto apposta qui per evitarvi punizioni. Ubbidite per amore all’Amore che vi consiglia».

I disgraziati si alzano con le lacrime agli occhi e vanno alla loro croce. Gesù li benedice ancora e poi, con la mano del fanciullo nella sua, e con l’uomo di Endor dall’altro lato, torna per la via già fatta alla casa di Michea, raggiunto da Andrea e da Giovanni che, finito il loro turno di guardia, si ricongiungono ai confratelli.

Dettaglio

Gesù è con i contadini di Doras e offre loro qualcosa da mangiare per la Pasqua. Uno degli uomini gli presenta il nipote.

Annotazione

"Simone, te l'ho detto", in EMV 104,5. L'ultima menzione di Lazzaro è in relazione all'evento riportato in EMV 172,11.

"Ho visto la catastrofe", in EMV 139,2.

"Perché questo nome? Non ricordi quello vecchio? "(...) "Il bambino invocherà il Signore e il Signore lo benedirà e allargherà i suoi confini; la mano del Signore è nella sua mano ed egli non sarà più oppresso dalla sventura". " La citazione è tratta da 1 Cronache 4, 9-10.

Primo libro delle Cronache 4, 9-10

1 Cap. 4, 9-10 : Yabesh era più onorato dei suoi fratelli. Sua madre gli diede il nome di Yabesh (cioè "Nel dolore"), dicendo: "Yabesh invocò il Dio d'Israele dicendo: "Se tu mi benedici, allargherai il mio territorio, la tua mano sarà con me e allontanerai da me la sventura, così che la mia angoscia finisca" e Dio gli concesse ciò che aveva chiesto.

EMR 192.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Signore, quella cima è il Carmelo?», chiede il cugino Giacomo.

«Sì, fratello. Quella è la catena del Carmelo, e la cima più alta è quella che dà il nome alla catena».

«Deve essere bello anche di lì il mondo. Ci sei mai stato?».

«Una volta, da solo, all’inizio della mia predicazione. E ai piedi di esso guarii il mio primo lebbroso. Ma ci andremo insieme, a rievocare Elia…».

«Grazie, Gesù. Mi hai compreso come sempre».

«E come sempre ti perfeziono, Giacomo».

«Perché?».

«Il perché è scritto in Cielo».

«Non me lo diresti, fratello, Tu che leggi ciò che è scritto in Cielo?».

Gesù e Giacomo procedono a fianco l’uno dell’altro, e solo il piccolo Jabé, sempre per mano di Gesù, può udire la confidente conversazione dei cugini che si sorridono guardandosi negli occhi.

EMR 192.2-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Un bel fiumicello che scorre verso il mare, fatto pieno dalle piogge primaverili e dalle nevi disciolte, ferma il loro andare.

Accorre Pietro e dice: «Il ponte è più su, là dove passa la strada che da Tolemaide va ad Enganmin (o Engannim)».

Gesù torna indietro docilmente valicando il fiumicello su un robusto ponte di pietra. Subito dopo si ripresentano altre montagnole e colline, ma di poca entità.

«Saremo entro sera ad Engannim?», chiede Filippo.

«Certamente. Ma… ora abbiamo il fanciullo. Sei stanco Jabé?», chiede amorosamente Gesù. «Sii sincero come un angelo».

«Un poco, Signore. Ma mi sforzerò a camminare».

«Questo bambino è indebolito», dice con la sua voce gutturale l’uomo di Endor.

«Sfido io!», esclama Pietro. «Con la vita che fa da qualche mese! Vieni, che ti prendo in braccio».

«Oh! no, signore. Non ti affaticare. Posso camminare ancora».

«Vieni, vieni. Non sei certo pesante. Sembri un uccellino malnutrito», e Pietro lo issa a cavalluccio sulle sue spalle quadrate, tenendolo per le gambe.

Vanno presto perché il sole è ormai forte e invita e sprona a raggiungere le colline ombrose.

192.3

Sostano in un paese, che sento chiamare Mageddo, per prendere cibo e riposo presso una fonte molto fresca e rumorosa per la molt’acqua che da essa sgorga nel bacino di pietra oscura. Ma nessuno del paese si interessa dei viaggiatori, anonimi fra i molti altri pellegrini più o meno ricchi che vanno a piedi o su asinelli e mule verso Gerusalemme per la Pasqua. Vi è già un’aria di festa e molti bambini sono coi gitanti, esilarati all’idea della cerimonia della maggiore età.

Due ragazzetti di agiata condizione, che vengono a giocare presso la fonte mentre vi è Jabé con Pietro, che se lo tira dietro allettandolo con mille cosette, chiedono al ragazzo: «Vai anche tu per essere figlio della Legge?».

Jabé risponde timidamente: «Sì», ma si nasconde quasi dietro a Pietro.

«È tuo padre questo? Sei povero, vero?».

«Sono povero, sì».

I due fanciulli, forse figli di farisei, lo scrutano ironici e curiosi, e dicono: «Si vede».

Infatti si vede… Il suo abitino è ben misero! Forse il fanciullo è cresciuto, e nonostante che l’orlo della veste, di un marrone stinto dalle intemperie, sia stato disfatto, l’abito arriva appena a metà delle esili gambette brune, lasciando ben scoperti i piccoli piedi mal calzati da due informi sandali tenuti da funicelle che devono torturare il piede.

I fanciulli, spietati per l’egoismo proprio in molti fanciulli, per la crudeltà dei fanciulli non buoni, dicono: «Oh! allora non avrai un abito nuovo per la tua festa! Noi invece!… Vero Gioachino? Io tutto rosso, col manto uguale. Lui, invece, color del cielo, e avremo sandali con fibbie d’argento e una cintura preziosa e un talet tenuto da una lamina d’oro e…».

«…e un cuore di pietra, dico io!», scatta Pietro, che ha finito di rinfrescarsi i piedi e di prendere acqua per tutte le borracce. «Siete cattivi, ragazzi. La cerimonia e la veste non valgono un ranocchio se il cuore non è buono. Preferisco il mio bambino. Sgombrate, superbi! Andate fra i ricchi e abbiate rispetto a chi è povero e onesto.

192.4

Vieni, Jabé! Quest’acqua è buona ai piedini stanchi. Vieni che te li lavo. Dopo camminerai meglio. Oh! queste funicelle come ti hanno fatto del male! Non devi più camminare. Ti porterò in braccio finché siamo ad Engannim. Là troverò un sandalaio e ti comprerò un paio di sandali nuovi». E Pietro lava e asciuga i piedini che da tempo non hanno avuto più tante carezze.

Il bambino lo guarda, tituba, ma poi si piega sull’uomo che gli riallaccia i sandali e lo circonda con le sue braccine scarne e dice: «Come sei buono!», e lo bacia sui capelli brizzolati.

Pietro si commuove. Si siede per terra, là nell’umido, come si trova, e si mette in grembo il bambino e gli dice: «Allora chiamami “padre”».

Il gruppetto è soave. Gesù si avvicina con gli altri.

Ma prima i due superbietti di poc’anzi, che erano rimasti lì curiosi, chiedono: «Ma non è tuo padre?».

«È padre e madre per me», dice sicuro Jabé.

«Sì, caro! Hai detto bene: padre e madre. E, cari i miei signorini, vi assicuro che non andrà malvestito alla cerimonia.

Avrà anche lui un vestito da re, rosso come il fuoco e con una cintura verde come l’erba, e il talet bianco come neve».

Per quanto l’accozzo non sia armonico, pure stupisce i due vanitosi e li mette in fuga.

«Che fai, Simone, nel bagnato?», chiede Gesù con un sorriso.

«Bagnato? Ah! sì. Me ne accorgo ora. Che faccio? Mi rifaccio agnello con l’innocenza sul cuore. Ah! Maestro! Maestro! Bene, andiamo. Ma mi devi lasciare fare con questo piccolo.

Poi lo cederò. Ma finché non è un vero israelita è mio».

«Ma sì! E tu ne sarai sempre il tutore, come un vecchio padre. Va bene? Andiamo, per essere a sera ad Engannim senza far troppo correre il bambino».

«Lo porto io. Pesa di più la mia rete. Non può camminare con queste due suole rotte. Vieni».

E caricandosi del suo figlioccio Pietro riprende felice la sua via, ormai sempre più ombrosa, fra boschi di frutte varie, in un ascendere dolce di colli dai quali la vista spazia sull’ubertosa pianura di Esdrelon.

192.5

Sono già nei pressi di Engannim – che deve essere una bella cittadina, ben munita di acqua portata dai colli con un aereo acquedotto, probabilmente opera romana – quando li fa rifugiare sul bordo della via il rumore di un drappello militare che sopraggiunge. Gli zoccoli dei cavalli suonano sulla via che qui, nei pressi della città, mostra una larva di pavimentazione affiorante dalla polvere accumulata insieme a detriti sulla via, vergine di ogni scopa.

«Salve, Maestro! Come qui?», grida Publio Quintilliano smontando da cavallo e avvicinandosi a Gesù con un aperto sorriso, tenendo per la briglia il cavallo. I suoi soldati si mettono al passo per secondare il superiore.

«Vado a Gerusalemme per la Pasqua».

«Io pure. Si rinforza la guardia per le feste, anche perché Ponzio Pilato viene per esse in città, e vi è Claudia. Noi siamo a staffetta di lei. Sono vie così insicure! Le aquile fugano gli sciacalli», ride il soldato e guarda Gesù. Continua più piano:

«Doppia guardia quest’anno, per proteggere le spalle del sozzo Antipa. Vi è molto malcontento per l’arresto del Profeta. Malcontento in Israele e… malcontento, per riflesso, fra noi. Ma… abbiamo già pensato a far giungere una… benigna suonata di… flauti al Sommo Sacerdote e compari», e a bassa voce termina: «Va’ sicuro. Tutti gli unghioni sono rientrati nelle zampe. Ah! Ah! Hanno paura di noi. Basta che ci si schiarisca la voce che lo prendono per un ruggito. Parlerai a Gerusalemme? Vieni presso il Pretorio. Claudia parla di Te come di un grande filosofo. È bene per Te perché… il proconsole è Claudia».

192.6

Si guarda intorno e vede Pietro carico, rosso, sudato. «Quel bambino?».

«Un orfano che ho preso con Me».

«Ma quel tuo uomo fatica troppo! Fanciullo, hai paura venire per qualche metro a cavallo? Ti metterò sotto la clamide e andrò piano. Ti renderò a… a questo uomo quando saremo alle porte».

Il bambino non fa resistenza, deve essere dolce come un agnello, e Publio lo issa con sé in sella.

E nel dare ordine ai soldati di andare adagio vede anche l’uomo di Endor. Lo fissa e dice: «Tu qui?».

«Io. Ho cessato di vendere le uova ai romani. Ma i polli ci sono ancora. Ora sono col Maestro…».

«Buon per te! Ne avrai più conforto. Addio! Salve, Maestro. Ti aspetto a quel ciuffo d’alberi». E sprona.

«Lo conosci? E ti conosce?», chiedono in molti a Giovanni di Endor.

«Sì, come fornitore di polli. Prima non mi conosceva. Ma una volta fui chiamato al comando a Naim, per fissare le quote, e c’era lui. D’allora, quando andavo a comperare libri o utensili a Cesarea, mi ha sempre salutato. Mi chiama Ciclope o Diogene. Non è cattivo, e per quanto io abbia odio ai romani pure non l’ho offeso, perché mi poteva essere utile».

«Hai sentito, Maestro? Ha fatto bene il mio discorso al centurione di Cafarnao. Ora vado più quieto», dice Pietro.

Raggiungono il folto di alberi alla cui ombra si è appiedata la pattuglia.

«Ecco che rendo il fanciullo. Hai ordini, Maestro?».

«No, Pubblio. Dio ti si mostri».

«Salve», e rimonta e sprona, seguito dai suoi con un grande sferragliar di zoccoli e corazze.

192.7

Entrano in città e Pietro col suo piccolo amico va a comperare i sandaletti.

«Quell’uomo muore dalla voglia di un figlio», dice lo Zelote e termina: «Ha ragione».

«Ve ne darò a migliaia. Ora andiamo a cercare asilo per proseguire domani alla prima aurora».

EMR 193.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Per le vie sempre più affollate di pellegrini Gesù prosegue verso Gerusalemme. Un acquazzone nella notte ha messo un poco di fango nelle vie, ma in compenso ha abbassato la polvere e resa nitida l’aria. Le campagne sembrano un giardino ben curato dal giardiniere.

E vanno tutti solleciti perché sono riposati dalla sosta, e perché il bambino, nei suoi sandaletti nuovi, non soffre nel cammino, ma anzi, sempre più confidente, cinguetta con questo e con quello, confidando a Giovanni che suo padre si chiamava Giovanni e sua madre Maria, e che perciò lui vuole molto bene anche a Giovanni. «Ma già», termina, «voglio bene a tutti, e nel Tempio pregherò tanto tanto per voi e per il Signore Gesù».

È commovente vedere come questo gruppo di uomini, per la maggior parte senza figli, siano paterni e pieni di previdenze per il più piccolo dei discepoli di Gesù. Persino l’uomo di Endor si ammorbidisce nell’aspetto quando obbliga il piccolo a bere un uovo, oppure si arrampica fra i boschi che fanno verdi le colline e le montagne sempre più alte, spaccate da valloni nel cui fondo va la via maestra, per cogliere dei rametti aciduli di rovo o profumati steli di finocchio selvatico, e li porta al piccolo per mitigargli la sete senza aggravarlo d’acqua, e come lo distrae dalla lunghezza della strada facendogli osservare gli aspetti e i panorami diversi.

L’antico pedagogo di Cittium, rovinato dalla cattiveria umana, risorge per questo bambino, una miseria come è miseria lui stesso, e spiana le rughe della sventura e dell’amarezza in un sorriso buono. Se Jabé è già meno miserello coi suoi sandaletti nuovi e il visetto meno triste, su cui non so che mano apostolica ha avuto cura di cancellare ogni segno della vita selvatica fatta per tanti mesi, accomodandogli i capelli fino allora incolti e polverosi ed ora resi soffici e pareggiati da una energica lavata, anche l’uomo di Endor, che ancora resta un poco perplesso quando si sente chiamare Giovanni, ma che poi scuote il capo con un sorriso di compatimento verso la sua poca memoria, è ben diverso. Giorno per giorno il suo viso perde quel che di duro che aveva e acquista una serietà che non fa paura.

Naturalmente queste due miserie, che risorgono per la bontà di Gesù, gravitano col loro amore verso il Maestro. Cari i compagni, ma Gesù… Quando Egli li guarda o parla proprio a loro, la loro espressione diviene tutt’affatto felice.

Dettaglio

La relazione tra i Dodici e Giovanni di Endor e il bambino Marziam.

EMR 193.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dopo aver superato il vallone e poi un colle verde e bellissimo, dal sommo del quale si può ancora intravedere la pianura di Esdrelon – cosa che fa sospirare al fanciullo: «Che farà il vecchio padre?», e lo fa terminare con un sospiro ben triste e un luccicore di pianto negli occhi castani: «Oh! lui è ben meno felice di me… ed è così buono!»; e il lamento del fanciullo getta un velo di tristezza in tutti – ecco che si scende per una valle ubertosa, tutta coltivata di campi e di uliveti, e il lieve vento fa cadere la neve dei fiorellini delle viti e dei più precoci fra gli ulivi. La pianura di Esdrelon è perduta di vista per sempre.

EMR 193.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Una sosta per il pasto e ancora la marcia verso Gerusalemme. Ma deve avere molto piovuto, oppure essere un luogo ricco di acque sotterranee, perché le praterie sembrano un basso acquitrino tanto l’acqua luccica fra le erbe folte, salendo a lambire la via un poco sopraelevata, ma che perciò non evita di essere molto fangosa. Gli adulti si rialzano le vesti per non renderle una crosta di fango, e Giuda Taddeo si mette sulle spalle il bambino per farlo riposare e per potere attraversare più presto la zona inondata e forse malsana.

Il giorno è al declino quando, dopo aver costeggiato nuove colline e superato un’altra valletta rocciosa ed asciutta, entrano in un paese elevato su un terrapieno roccioso e, facendosi strada fra i molti pellegrini, cercano alloggio in una specie di albergo molto rustico: una grande tettoia sotto cui è stesa abbondante paglia, e nulla più. Piccole lampadette accese qua e là illuminano le cene delle famiglie pellegrinanti, famiglie povere, come quella apostolica, perché i ricchi, per lo più, si sono drizzati le tende fuori del paese, sdegnosi di contatti coi popolani del luogo e coi poveri pellegrinanti.

E scende notte e silenzio… Il primo a cadere dormente è il bambino, che si reclina stanco in grembo a Pietro che poi lo sistema sulla paglia e lo copre con cura.

Gesù raduna gli adulti in una preghiera e poi ognuno si getta sulla lettiera per ristorarsi dal molto cammino.

EMR 193.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Viaggiano bene loro!», dice Pietro stanco e sudato. «Ma se Dio ci aiuta dopodomani sera saremo a Gerusalemme».

«No, Simone. Io non posso che deviare andando verso il Giordano».

«Ma perché, Signore?».

«Per quel bambino. È molto triste, e troppo lo sarebbe rivedendo il monte della sciagura».

«Ma non lo vediamo! O meglio, ne vediamo l’altra parte… e… e ci penso io a tenerlo distratto. Io e Giovanni… Si distrae subito, povero tortorino senza nido. Andare verso il Giordano! Ohibò! Meglio di qui. Via diretta. Più breve. Più sicura. No. No. Questa, questa. Lo vedi? Anche le romane la fanno. Lungo il mare e il fiume fumano le febbri, a queste prime acque d’estate. Qui è sano. E poi… Quando si arriva se la si allunga ancora? Pensa in che orgasmo sarà tua Madre dopo il brutto fatto del Battista!…».

Pietro la vince e Gesù acconsente.

«Riposeremo presto e bene, allora, e domani all’alba partiremo per essere dopo domani sera al Getsemani. Andremo il dì dopo, venerdì, dalla Madre, a Betania, dove scaricheremo i libri di Giovanni, che vi hanno affaticato non poco, e troveremo Isacco a cui daremo questo povero fratello…».

«E il bambino? Lo dai subito?».

Gesù sorride: «No. Lo darò alla Madre, che lo prepari per la “sua” festa. E poi lo terremo con noi per la Pasqua. Ma dopo dovremo pure lasciarlo… Non ti ci affezionare troppo! O meglio: amalo come fosse un tuo nato, ma con spirito soprannaturale. Tu vedi, è debole e si stanca. Anche a Me sarebbe piaciuto istruirmelo e crescerlo nutrito da Me nella Sapienza. Ma Io sono l’Instancabile e Jabé è troppo giovane e troppo debole per fare le nostre fatiche. Noi andremo per la Giudea, poi torneremo a Gerusalemme per la Pentecoste, e poi andremo… andremo, evangelizzando… Lo ritroveremo per l’estate nella nostra patria.»

Dettaglio

Il gruppo apostolico si era appena imbattuto in alcuni romani che si recavano a Gerusalemme con lettighe e carrozze da viaggio.

EMR 193.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Eccoci alle porte di Sichem. Va’ avanti con tuo fratello e con Giuda di Simone a cercare alloggio. Io verrò sulla piazza del mercato e ti aspetterò».

E si separano mentre Pietro galoppa in cerca di un ricovero e mentre gli altri camminano a fatica per le strade, ingombre di gente urlante e gesticolante, di asini, di carri, tutti diretti verso Gerusalemme per la Pasqua imminente. Le voci, i richiami, le imprecazioni si mescolano ai ragli asinini, facendo un rumore che rimbomba forte sotto gli androni gettati da casa a casa, con un rumore che ricorda il rombo di certe conchiglie accostate all’orecchio. L’eco va di voltone in voltone, dove già le ombre si adunano, e la gente, come acqua sempre sospinta, si getta per le vie, vi si insinua cercando un tetto, una piazza, un prato per passarvi la notte… Gesù, col bambino per mano, addossato ad un albero, attende Pietro sulla piazza, che per l’occasione è sempre piena di venditori.

«Che non ci veda nessuno e ci riconosca!», dice l’Iscariota.

«Come riconoscere un granello fra la rena», risponde Tommaso. «Non vedi quanta folla?».

Torna Pietro: «Fuori città vi è una tettoia con del fieno. E non ho trovato altro».

«Non cercheremo altro. È fin troppo bello per il Figlio dell’uomo».