Vai al contenuto

Note del tema

Fatti sulla vita pubblica di Gesù Cristo

Pagina 67 di 83

Comfort di lettura

Aa

EMR 185.1-6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

185.1 Ora che tutti dormono le narro la mia gioia. Ho “visto” il Vangelo di oggi.

Noti che stamane, leggendolo, ho detto a me stessa: «Ecco un episodio evangelico che non vedrò mai perché poco si presta ad una visione». Invece, quando meno vi pensavo, è proprio venuto ad empirmi di gioia.

185.2 Ecco quanto vidi.

Una barca a vela, non eccessivamente grande ma neppure piccina, una barca da pesca, sulla quale potevano comodamente muoversi un cinque o sei persone, solca le acque di un bel lago color azzurro intenso.

Gesù dorme a poppa. È vestito di bianco come al solito. Ha il capo reclinato sul braccio sinistro, e sotto al braccio e al capo ha messo il suo manto azzurro-grigio ripiegato a più doppi. È seduto, non sdraiato, sul fondo della barca, e appoggia la testa su quel pezzo di tavolato che sta nella parte estrema di poppa. Non so come la chiamano i marinai. Dorme placidamente. È stanco. È placido.

Pietro è al timone, Andrea si occupa delle vele, Giovanni e due altri che non so chi siano riordinano gomene e reti nel fondo della barca come avessero intenzione di prepararsi ad una pesca, forse nella notte. Direi che il giorno si avvia alla sera perché il sole già cala ad occidente. I discepoli hanno tutti rialzate le tuniche facendole rimborsare alla vita, per mezzo della cintura, per essere più liberi nei movimenti e nel passare qua e là nella barca scavalcando remi e sedili e ceste e reti senza che le vesti diano noia. Si sono tutti levati il manto.

185.3 Vedo che il cielo si incupisce e il sole si nasconde dietro dei nuvoloni temporaleschi sbucati d’improvviso da dietro una punta di collina. Il vento li spinge velocemente verso il lago. Il vento per ora è alto e il lago è ancora quieto, solo si fa più cupo nella tinta e ha un corrugamento nella sua superficie. Non sono ancora onde, ma già si muovono le acque.

Pietro e Andrea osservano cielo e lago e predispongono le manovre per accostare a riva. Ma il vento si abbatte sul lago e in pochi minuti tutto ribolle e schiuma. Onde che cozzano le une contro le altre, che urtano la navicella, la alzano, l’abbassano, la piegano in tutti i sensi, impediscono le manovre del timone come il vento quella della vela che viene abbassata.

Gesù dorme. Né i passi e le voci concitate dei discepoli, né i fischi del vento e neppure gli schiaffi delle onde contro i fianchi e la prora lo svegliano. I suoi capelli ondeggiano al vento e qualche spruzzo d’acqua lo arriva. Ma Egli dorme. Giovanni, da prua, corre a poppa e lo copre col suo mantello che ha tratto da sotto un tavolato. Lo copre con delicato amore.

La tempesta si fa sempre più brutta. Il lago è nero come vi si fosse versato dell’inchiostro, striato dalle spume delle onde. La barca inghiotte acqua e sempre più viene spinta al largo dal vento. I discepoli sudano nella manovra e nel buttare oltre bordo l’acqua che le onde rovesciano. Ma non serve nulla. Essi sguazzano ormai sino a metà gamba nell’acqua e la barca diviene sempre più pesante.

185.4 Pietro perde la calma e la pazienza. Dà al fratello il timone e traballando va verso Gesù e lo scuote vigorosamente.

Gesù si sveglia e alza il capo.

«Salvaci, Maestro, noi periamo!», gli grida Pietro (deve gridare per farsi udire).

Gesù guarda il suo discepolo fissamente, guarda gli altri e poi guarda il lago. «Hai fede che Io vi possa salvare?».

«Presto, Maestro», grida Pietro mentre una vera montagna d’acqua, partendo dal centro del lago, si dirige veloce sulla povera barca. Sembra una tromba d’acqua tanto è alta e spaventosa. I discepoli che la vedono venire si inginocchiano e si aggrappano dove e come possono, sicuri che è la fine.

Gesù si alza. In piedi su quel tavolato di prora. Figura bianca sul livido della bufera. Stende le braccia verso il maroso e dice al vento: «Fermati e taci», e all’acqua: «Quietati. Lo voglio».

E il cavallone si dissolve in schiuma che cade senza nuocere con un ultimo ruggito che si spegne in mormorio, come il vento in un ultimo fischio che si muta in sospiro. E sul lago pacificato torna il sereno del cielo, e la speranza e la fede nel cuore dei discepoli.

La maestà di Gesù non la posso descrivere. Bisogna vederla per comprenderla. Ed io me la gusto nel mio interno perché m’è tuttora presente, e penso a quanto era placido il sonno di Gesù e quanto era potente il suo imperio sui venti e sulle onde.

185.5 Gesù dice poi:

«Non ti commento il Vangelo nel senso con cui tutti lo commentano. Ti illustro l’antefatto del brano evangelico.

Perché Io dormivo? Non sapevo forse che la burrasca stava per venire? Sì, Io lo sapevo. Io solo lo sapevo. E allora perché dormivo?

Gli apostoli erano uomini, Maria. Animati da buona volontà, ma ancora tanto “uomini”. L’uomo si crede sempre capace di tutto. Quando poi è realmente capace in una cosa, è pieno di sussiego e di attaccamento per la sua “capacità”.

Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni erano dei buoni pescatori e perciò si credevano insuperabili nelle manovre marinare. Io per loro ero un grande “rabbi”, ma un nulla come marinaio. Perciò mi giudicavano incapace di aiutarli e, quando salivano in barca per traversare il mare di Galilea, mi pregavano di stare seduto perché non ero capace di altro. Anche il loro affetto era causa di questo, perché non volevano impormi fatiche materiali. Ma l’attaccamento alla loro capacità superava anche l’affetto.

Io non mi impongo che in casi eccezionali, Maria. Generalmente vi lascio liberi e attendo. Quel giorno, stanco e pregato di riposare, ossia di lasciarli fare, loro che erano tanto pratici, mi misi a dormire.

Nel mio sonno era anche mescolata la constatazione del come l’uomo è “uomo” e vuol fare da sé senza sentire che Dio non chiede che di aiutarlo. Vedevo in quei “sordi spirituali”, in quei “ciechi spirituali”, tutti i sordi e ciechi dello spirito, che per secoli e secoli si sarebbero rovinati per “volere fare da sé” avendo Me curvo sui loro bisogni in attesa di essere chiamato in aiuto.

Quando Pietro gridò: “Salvaci!”, la mia amarezza cadde come sasso lasciato andare.

Io non sono “uomo”, sono il Dio-Uomo. Non agisco come voi agite. Voi, quando uno ha respinto il vostro consiglio o aiuto e lo vedete negli impicci, se anche non siete tanto cattivi da goderne, lo siete sempre tanto da rimanere sdegnosamente, indifferentemente a guardarlo senza commuovervi al suo grido di aiuto. Col vostro contegno gli significate: “Quando ti volevo aiutare non mi hai voluto? Ora fa’ da te”. Ma Io sono Gesù. Sono Salvatore. E salvo, Maria. Salvo sempre non appena mi si invoca.

185.6 I poveri uomini potrebbero obbiettare: “E allora perché permetti alle tempeste singole o collettive di formarsi?”.

Se Io con la mia potenza distruggessi il Male, quale che sia, voi giungereste a credervi autori del Bene, che in realtà sarebbe mio dono, e non vi ricordereste mai più di Me. Mai più.

Avete bisogno, poveri figli, del dolore per ricordarvi che avete un Padre. Come il figliol prodigo che si ricordò di averlo quando ebbe fame. Le sventure servono a farvi persuasi del vostro nulla, della vostra insipienza, causa di tanti errori, e della vostra cattiveria, causa di tanti lutti e dolori, delle vostre colpe, causa di punizione che da voi vi date, e della mia esistenza, della mia potenza, della mia bontà.

Ecco quel che vi dice il Vangelo di oggi. Il “vostro” vangelo dell’ora presente, poveri figli. Chiamatemi. Gesù non dorme che perché è angosciato di vedersi disamato da voi. Chiamatemi e verrò».

Annotazione

Ora che tutti dormono, vorrei condividere con voi la mia gioia. Ho "visto" il Vangelo di oggi. Le catechesi quotidiane di Maria Valtorta, registrate nella serie dei "Quaderni", sono iniziate nell'aprile del 1943, ma le visioni del Vangelo sono iniziate solo nel gennaio del 1944. Questa è quindi una delle primissime visioni. Ricordate che non sono in ordine cronologico.

Gesù dorme a poppa. A poppa della barca.

Gesù si alza, in piedi sul ripiano di prua. Il suo volto bianco si staglia contro la livida tempesta. Allunga le braccia verso le onde e dice al vento: "Fermatevi e tacete" e all'acqua: "Calmatevi. Voglio che tu lo faccia". Secondo M.L., un lettore, questo episodio della tempesta calmata può essere paragonato al Salmo 106 (ebraico 107), 23-30. Questo collegamento doveva essere presente anche in seguito nella mente degli apostoli che, come i loro contemporanei, conoscevano a memoria i Salmi. Questo getta ulteriore luce sui commenti di Gesù a Maria Valtorta.

Vangelo di Matteo 8, 23-27

Mt 8, 23-27 : Mentre Gesù saliva sulla barca, i suoi discepoli lo seguivano. Ed ecco che il mare si fece così agitato che la barca fu coperta dalle onde. Ma egli dormiva. I discepoli andarono da lui e lo svegliarono dicendo: "Signore, salvaci! Siamo perduti! Ma egli disse loro: "Perché siete così paurosi, uomini di poca fede? Allora Gesù si alzò e rimproverò i venti e il mare, e ci fu una grande calma. La gente era stupita e diceva: "Chi è costui, che anche i venti e il mare gli obbediscono?

Vangelo di Marco 4, 37-41

Mc 4, 37-41 : Ci fu una violenta tempesta. Le onde si infrangevano contro la barca, che già si stava riempiendo. Egli dormiva sul cuscino a poppa. I discepoli lo svegliarono e gli dissero: "Maestro, siamo perduti; non ti importa? Svegliatosi, minacciò il vento e disse al mare: "Silenzio, silenzio!". Il vento si placò e ci fu una grande calma. Gesù disse loro: "Perché avete tanta paura? Non avete ancora fede? Erano molto spaventati e si dicevano l'un l'altro: "Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?

Vangelo di Luca 8, 23-25

Lc 8, 23-25 : Mentre navigavano, Gesù si addormentò. Sul lago si scatenò una tempesta. Erano sommersi e in grave pericolo. I discepoli andarono da lui e lo svegliarono dicendo: "Maestro, maestro! Siamo perduti! Ed egli si svegliò e rimproverò il vento e le onde agitate. Si calmarono e ci fu pace. Allora Gesù disse loro: "Dov'è la vostra fede? Pieni di paura, si stupirono e si dissero l'un l'altro: "Chi è costui che comanda anche ai venti e alle onde ed essi gli obbediscono?

EMR 185.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Io non sono “uomo”, sono il Dio-Uomo. Non agisco come voi agite. Voi, quando uno ha respinto il vostro consiglio o aiuto e lo vedete negli impicci, se anche non siete tanto cattivi da goderne, lo siete sempre tanto da rimanere sdegnosamente, indifferentemente a guardarlo senza commuovervi al suo grido di aiuto. Col vostro contegno gli significate: “Quando ti volevo aiutare non mi hai voluto? Ora fa’ da te”. Ma Io sono Gesù. Sono Salvatore. E salvo, Maria. Salvo sempre non appena mi si invoca.

EMR 186.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù intraprende la salita di un ripido sentiero che si inerpica sulla scogliera quasi a picco. Gli apostoli lo seguono per il sentiero malagevole fino al sommo della scogliera, che si placa in un pianoro sparso di querce sotto le quali pasturano molti porci.

«Fetidi animali!», esclama Bartolomeo. «Ci impediscono di passare…».

«No. Non ci impediscono. Vi è posto per tutti», risponde calmo Gesù.

Del resto i guardiani, vedendo degli israeliti, cercano di radunare i porci sotto le querce lasciando libero il sentiero. E gli apostoli passano, facendo mille boccacce, fra le lordure lasciate dagli animali, che grufolano ben pingui e sempre cercanti maggiore pinguedine.

Gesù è passato senza tante storie, dicendo ai guardiani del branco: «Dio vi rimuneri per la vostra gentilezza».

I guardiani, povera gente di poco meno sporca dei loro porci e in compenso infinitamente più magra, lo guardano stupiti e poi bisbigliano fra di loro. Uno dice: «Ma che non sia israelita?». Al che gli altri rispondono: «Non vedi che ha le frange alla veste?».

Il gruppo apostolico si riunisce, ora che può procedere in gruppo su una viottola abbastanza ampia.

EMR 186.2.5-8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

186.2

Gesù, tagliato il lago in direzione nord-ovest sud-est, si raccomanda a Pietro di sbarcare presso Ippo. E Pietro ubbidisce senza discutere, scendendo con la barca fino all’imboccatura di un fiumiciattolo che la primavera e il recente temporale fanno pieno e fragoroso e che sbocca nel lago da una gola aspra e scogliosa, come è tutta la costa in questo punto. I garzoni assicurano le barche – ve ne è uno per ogni barca – e ricevono l’ordine di attendere fino a sera per tornare a Cafarnao.

«E fate i pesci con chi vi interroga», consiglia Pietro. «A chi vi domanda dove è il Maestro rispondete sicuri: “Non lo so”. A chi vuole sapere dove è diretto, lo stesso. Tanto è verità.

Non lo sapete».

Si separano, e Gesù intraprende la salita di un ripido sentiero che si inerpica sulla scogliera quasi a picco. Gli apostoli lo seguono per il sentiero malagevole fino al sommo della scogliera, che si placa in un pianoro sparso di querce sotto le quali pasturano molti porci.

«Fetidi animali!», esclama Bartolomeo. «Ci impediscono di passare…».

«No. Non ci impediscono. Vi è posto per tutti», risponde calmo Gesù.

Del resto i guardiani, vedendo degli israeliti, cercano di radunare i porci sotto le querce lasciando libero il sentiero. E gli apostoli passano, facendo mille boccacce, fra le lordure lasciate dagli animali, che grufolano ben pingui e sempre cercanti maggiore pinguedine.

Gesù è passato senza tante storie, dicendo ai guardiani del branco: «Dio vi rimuneri per la vostra gentilezza».

I guardiani, povera gente di poco meno sporca dei loro porci e in compenso infinitamente più magra, lo guardano stupiti e poi bisbigliano fra di loro. Uno dice: «Ma che non sia israelita?». Al che gli altri rispondono: «Non vedi che ha le frange alla veste?».

Il gruppo apostolico si riunisce, ora che può procedere in gruppo su una viottola abbastanza ampia. (...)

186.5

«Ma cosa è questo rovinìo?». Si scansano tutti dal fianco del monte perché pietre e terriccio rotolano e rimbalzano per la china, e si guardano attorno stupiti.

«Ecco, ecco! Ecco là! Due… nudi affatto… vengono verso noi e gesticolano. Folli…».

«O indemoniati», risponde Gesù all’Iscariota, che ha visto per primo due ossessi venire verso Gesù.

Devono essere usciti da qualche caverna nel monte. Urlano. E uno, il più veloce nella corsa, si precipita verso Gesù. Pare uno strano uccellaccio spogliato delle penne, tanto va svelto e tanto remiga con le braccia come fossero ali. Si abbatte ai piedi di Gesù gridando: «Qui sei, Padrone del mondo? Che ho a fare con Te, Gesù, Figlio di Dio altissimo? Già è venuta l’ora del nostro castigo? Perché sei venuto prima del tempo a tormentarci?».

L’altro indemoniato, sia perché fosse legato nella favella, sia perché posseduto da un demonio che lo fa tardo, non fa che buttarsi bocconi e piangere piano e poi, messosi a sedere, resta come inerte, giocherellando coi sassi e coi suoi piedi nudi.

Il demonio continua a parlare per bocca del primo, che si divincola al suolo in un parossismo di terrore. Si direbbe che voglia reagire e non possa che adorare, attratto e respinto nello stesso tempo dal potere di Gesù. Urla: «Ti scongiuro in nome di Dio, cessa di tormentarmi! Lasciami andare!».

«Sì. Ma fuori di costui. Spirito immondo, esci da costoro e di’ il tuo nome».

«Legione è il mio nome perché siamo molti. Teniamo questi da anni e per essi spezziamo lacci e catene, né c’è forza d’uomo che li possa tenere. Terrore essi sono, per causa di noi, e ce ne serviamo per farti bestemmiare. Ci vendichiamo su questi del tuo anatema. Abbassiamo l’uomo sotto la belva per irriderti, e non c’è lupo, sciacallo e iena, non avvoltoio e vampiro simili a questi che noi teniamo. Ma non ci cacciare. Troppo orrido è l’inferno!…».

«Uscite! In nome di Gesù, uscite!». Gesù ha una voce di tuono e i suoi occhi dardeggiano splendori.

«Lasciami almeno entrare[2] in quel branco di porci che Tu hai incontrato».

«Andate».

Con un urlo bestiale i demoni si separano dai due disgraziati e, fra un improvviso turbine di vento che fa ondeggiare le querce come steli, si abbattono sui numerosissimi porci, che con stridi veramente demoniaci si danno a correre come invasati attraverso le querce, si urtano, si feriscono, si mordono e infine si precipitano nel lago quando, giunti sul ciglio dell’alta scogliera, non hanno più che l’acqua sottostante per rifugio. Mentre i guardiani, travolti e desolati, urlano di spavento, le bestie, centinaia, con un succedersi di tonfi precipitano nelle acque quiete, spezzandole in un ribollire di spume, affondano, rigalleggiano, mostrando a turno i tondi ventri o i musi puntuti nei cui occhi è il terrore, e infine affogano.

I pastori, urlando, corrono verso la città.

186.6

Gli apostoli, andati verso il luogo del disastro, tornano dicendo: «Non se ne è salvato uno! Hai reso loro un brutto servizio!».

Gesù, calmo, risponde: «Meglio che periscano duemila porci che non un solo uomo. Date una veste a costoro. Non possono stare così».

Lo Zelote apre un sacco e dà una delle sue vesti. Tommaso dà l’altra. I due sono ancora un poco imbambolati come uscissero da un pesante sonno pieno di incubi.

«Date loro del cibo. Che tornino a vivere da uomini».

E mentre i due mangiano il pane e ulive che viene loro dato e bevono alla fiasca di Pietro, Gesù li osserva.

Infine parlano: «Chi sei Tu?», dice uno.

«Gesù di Nazaret».

«Non ti conosciamo», dice l’altro.

«L’anima vostra mi ha conosciuto. Alzatevi ora e andate alle vostre case».

«Abbiamo molto sofferto, io credo, ma non ricordo bene.

Chi è costui?», dice quello che parlava per il demonio, e accenna al compagno.

«Non lo so. Era con te».

«Chi sei? E perché sei qui?», chiede al compagno.

Colui che era come muto, e che è il più inerte ancora, dice:

«Sono Demetrio. Qui è Sidone?».

«Sidone è sul mare, uomo. Qui sei oltre il lago di Galilea».

«E perché sono qui?».

Nessuno può dare una risposta.

186.7

Sta giungendo della gente seguita dai pastori. Pare impaurita e curiosa. Quando poi vede i due rivestiti e composti, il suo stupore aumenta.

«Quello è Marco di Giosia!… E quello è il figlio del mercante pagano!…».

«E quello è Colui che li ha guariti e che ha fatto perire i nostri porci perché folli dei demoni entrati in loro», dicono i guardiani delle bestie.

«Signore, Tu sei potente, lo riconosciamo. Ma già troppo male ci hai fatto! Un danno di molti talenti. Vattene, te ne preghiamo, che il tuo potere non abbia a far scoscendere il monte e a farlo sprofondare nel lago. Va’ via…».

«Vado. Non mi impongo a nessuno», e Gesù si rivolge per la via già fatta, senza discutere.

Lo segue, in coda agli apostoli, l’indemoniato che parlava. Dietro, a distanza, molti cittadini, per vedere se parte proprio.

186.8

Rifanno il ripido sentiero e tornano alla foce del torrentello, presso le barche. I cittadini restano sul ciglione a guardare. Il liberato scende dietro Gesù.

Nelle barche i garzoni sono esterrefatti. Hanno visto la pioggia dei porci nel lago e ancora contemplano i corpi che affiorano sempre più numerosi, sempre più gonfi, con le tonde pance all’aria e le corte zampette stecchite come quattro pioli infissi su un lardoso vescicone. «Ma che è avvenuto?», chiedono.

«Ve lo diremo. Ora sciogliete e andiamo… Dove, Signore?», dice Pietro.

«Nel golfo di Tarichea».

L’uomo che li ha seguiti, ora che li vede salire nelle barche, supplica: «Prendimi con Te, Signore».

«No. Va’ a casa tua; i tuoi hanno diritto di averti. E parla ad essi delle grandi cose che ti ha fatto il Signore e come ha avuto pietà di te. Questa parte di Terra ha bisogno di credere. Accendi le fiamme della fede per riconoscenza al Signore. Va’. Addio».

«Confortami almeno con la tua benedizione, che il demonio non mi riprenda».

«Non temere. Se non vuoi non verrà. Ma ti benedico. Va’ in pace».

Le barche si staccano dalla riva in direzione da est a ovest. Solo allora, mentre fendono i flutti sparsi delle vittime suine, gli abitanti della città, che non ha voluto il Signore, si ritirano dal ciglione e se ne vanno.

Annotazione

Gli addetti legano le barche - ce n'è una per barca - e viene detto loro di aspettare la sera per il ritorno a Cafarnao. Si tratta di due figure anonime, che evidentemente stanno facendo delle manovre. Senza dubbio erano presenti nella EMV 185.

Lasciami almeno entrare in questa mandria di porci: il testo originale parla qui al singolare: Lasciami. Questa richiesta al singolare è interpretata ingenuamente da Pietro in EMV 203,3.

Vangelo di Matteo 8, 28-34

Mt 8, 28-34 : Mentre Gesù veniva all'altra riva del fiume, nel paese dei Gadareni, due indemoniati uscirono di mezzo ai sepolcri per andargli incontro; erano così aggressivi che nessuno poteva passare di là. Ed ecco che cominciarono a gridare: "Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto a tormentarci prima del tempo stabilito?". In lontananza c'era una grande mandria di maiali in cerca di cibo. I demoni supplicarono Gesù: "Se hai intenzione di espellerci, mandaci nella mandria di maiali". Egli disse loro: "Andate". Uscirono ed entrarono nel branco di maiali; ed ecco che tutto il branco si precipitò dalla scogliera al mare e i maiali morirono tra le onde. Le sentinelle fuggirono e andarono in città a raccontare tutto questo e soprattutto ciò che era accaduto agli indemoniati. Ed ecco che tutta la città uscì incontro a Gesù; e quando lo videro, la gente lo pregò di lasciare il loro paese.

Vangelo di Marco 5, 1-20

Mc 5, 1-20: E giunsero all'altra riva del mare di Galilea, nel paese dei Geraseni. Mentre Gesù scendeva dalla barca, subito gli venne incontro un uomo dallo spirito immondo che viveva nei sepolcri e nessuno poteva più legarlo, neppure con una catena; anzi, spesso era stato legato con ferri e catene, ma lui aveva spezzato le catene e i ferri e nessuno poteva trattenerlo. Tutto il giorno e tutta la notte stava tra i sepolcri e sulle colline, gridando e ferendosi con le pietre. Quando vide Gesù da lontano, gli corse incontro, gli cadde davanti e gridò a gran voce: "Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro da parte di Dio, non tormentarmi! Gesù gli disse: "Spirito immondo, esci da quest'uomo! E gli chiese: "Come ti chiami? L'uomo gli rispose: "Mi chiamo Legione, perché siamo in molti". E pregarono insistentemente Gesù di non scacciarli dal paese.

Sulla collina c'era una grande mandria di maiali in cerca di cibo. Allora gli spiriti immondi supplicarono Gesù: "Mandaci da questi maiali e noi entreremo in loro". Egli permise loro di farlo. Così uscirono dall'uomo ed entrarono nei maiali. Erano circa duemila e stavano annegando nel mare. Diffusero la notizia in città e in campagna e la gente venne a vedere cosa era successo.

Quando giunsero da Gesù, videro l'uomo che era stato posseduto seduto, vestito e tornato in sé, colui che aveva avuto la legione di demoni, e furono presi da paura. Quelli che avevano visto tutto questo raccontarono loro la storia dell'indemoniato e quello che era successo ai maiali. Allora cominciarono a supplicare Gesù di lasciare il loro territorio.

Mentre Gesù risaliva sulla barca, l'uomo posseduto lo pregò di poter stare con lui. Egli non acconsentì, ma gli disse: "Va' a casa tua dalla tua famiglia e racconta loro tutto ciò che il Signore ha fatto per te nella sua misericordia". Allora l'uomo partì e cominciò a proclamare nella regione della Decapoli ciò che Gesù aveva fatto per lui, e tutti si meravigliavano.

Vangelo di Luca 8, 26-39

Lc 8, 26-39: Giunsero nel paese dei Geraseni, che è di fronte alla Galilea. Mentre Gesù scendeva a terra, gli venne incontro un indemoniato della città. Da molto tempo non si era vestito e non viveva in una casa, ma tra le tombe. Quando vide Gesù, gridò, cadde ai suoi piedi e disse a gran voce: "Cosa vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi". Gesù, infatti, stava ordinando allo spirito immondo di uscire da quest'uomo, perché lo spirito si era impossessato di lui molte volte. Lo tenevano legato in catene con catene ai piedi, ma egli ruppe i legami e il demonio lo trascinò via in luoghi deserti. Gesù gli chiese: "Come ti chiami? Egli rispose: "Legione". Molti demoni erano entrati in lui. E questi demoni supplicarono Gesù di non ordinare loro di andare nell'abisso. Ora, sulla collina c'era un bel branco di maiali in cerca di cibo. I demoni supplicarono Gesù di permettere loro di entrare nei maiali, ed egli lo fece. Uscirono dall'uomo ed entrarono nei maiali. Dalla cima della rupe, la mandria si precipitò nel lago e annegò. Quando i pastori videro l'accaduto, fuggirono; diffusero la notizia in città e in campagna e la gente uscì per vedere cosa fosse successo.

Quando arrivarono da Gesù, trovarono l'uomo che i demoni avevano lasciato; era seduto ai piedi di Gesù, vestito e stava tornando in sé. Ed erano terrorizzati. Quelli che lo avevano visto raccontarono come era stato salvato. Allora tutta la gente del territorio dei Geraseni chiese a Gesù di andarsene, perché avevano tanta paura. Gesù risalì sulla barca e tornò.

L'uomo che i demoni avevano lasciato gli chiese se poteva stare con lui. Ma Gesù lo mandò via, dicendo: "Torna a casa tua e racconta a tutti quello che Dio ha fatto per te". Così l'uomo uscì e annunciò per tutta la città ciò che Gesù aveva fatto per lui.

EMR 187.1-3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù congeda le barche dicendo: «Non tornerò indietro»; e seguito dai suoi attraverso la zona che appariva ubertosa fin dall’opposta sponda, si dirige verso un monte che appare in direzione sud-sudòvest.

Gli apostoli, poco entusiasti del cammino fra questa zona bella ma selvaggia – piena di falaschi che si impigliano ai piedi, di canne che fanno piovere sul capo una pioggerellina di rugiada rimasta trattenuta dalle coltelle delle foglie, di nocchi che percuotono il viso con la mazza dura del loro frutto disseccato, di salci fragili che spiovono da ogni parte facendo il solletico, di traditrici zone d’erba che pare nata su un suolo solido ed invece cela pozze d’acqua in cui il piede sprofonda perché non sono che agglomerati di code di volpe e di vescicolarie nate in minuscoli stagni e così fitte da nascondere l’elemento su cui sono nate – vanno in silenzio, parlandosi solo con gli occhi.

Gesù, dal suo canto, pare bearsi in tutto quel verde di mille colori, in tutti quei fiori che strisciano, che stanno eretti, che si aggrappano per salire, che mettono sottili festoni sparsi di lievi convolvoli di un rosa malva tenuissimo, che fanno un tappeto gentile d’azzurro per le migliaia di corolle di miosotidi palustri, che aprono la perfetta coppa della corolla bianca, rosea o azzurra fra le larghe foglie piatte dei nenufari. Gesù ammira i pennacchi delle canne palustri, setosi e tutti imperlati, e si china beato ad osservare la gentilezza delle code di volpe che fanno un velo di smeraldo alle acque. Gesù si ferma estatico davanti ai nidi che gli uccellini costruiscono con un andare e venire giocondo fatto di trilli, di guizzi, di fatica lieta, col beccuccio pieno di fili di fieno, di bambagia delle canne, di bioccoli di lana strappata alle siepi che l’avevano strappata ai greggi trasmigranti… Pare la persona più felice che ci sia. Il mondo dove è con le sue cattiverie, falsità, dolori, insidie? Il mondo è al di là di questa oasi verde e fiorita dove tutto profuma, splende, ride, canta. Qui è la Terra creata dal Padre e non profanata dall’uomo, e qui si può dimenticare l’uomo.

187.2

Vuol fare condividere la sua beatitudine agli altri. Ma non trova terreno propizio. I cuori sono stanchi ed esacerbati di tanto malanimo e lo riversano sulle cose e anche sul Maestro con un mutismo chiuso, che pare l’aria morta che precede un temporale. Solo il cugino Giacomo, lo Zelote e Giovanni si interessano di quanto interessa Gesù. Ma gli altri non sono che… assenti, per non dire ostili. Forse, per non mormorare, tacciono fra di loro. Ma dentro devono parlare, e parlare anche troppo.

È proprio una più viva esclamazione di ammirazione davanti al gioiello vivo di un piombino che viene a volo, portando alla compagna un pesciolino d’argento, che fa aprire loro la bocca.

Gesù dice: «Ma vi può essere qualcosa di più gentile?».

Pietro risponde: «Forse di più gentile no… ma ti assicuro che è più comoda la barca. Qui si è nell’umido lo stesso, e in compenso non si è comodi…».

«Io preferirei la carovaniera a questo… giardino, se ti piace chiamarlo così, e sono proprio d’accordo con Simone», dice l’Iscariota.

«La carovaniera non l’avete voluta voi», risponde Gesù.

«Eh! certo… Ma io non l’avrei data vinta ai geraseni. Me ne sarei andato di là, ma avrei proseguito oltre, lungo il fiume[1], continuando per Gadara, Pella e giù, giù», brontola Bartolomeo.

E il suo grande amico Filippo termina: «Le strade sono di tutti, infine, e ci potevamo transitare noi pure».

«Amici, amici! Sono tanto afflitto, sono tanto nauseato… Non aumentate la mia pena con le vostre piccinerie! Lasciatemi cercare un poco di ristoro nelle cose che non sanno odiare…».

Il rimprovero, dolce nella sua tristezza, tocca gli apostoli.

«Hai ragione, Maestro. Siamo indegni di Te. Perdona la nostra stoltezza. Tu sei capace di vedere il bello perché sei santo e guardi con gli occhi del cuore. Noi, carnaccia, sentiamo solo questa carnaccia… Ma non ci badare. Credi che, anche fossimo in un paradiso, senza di Te saremmo tristi. Ma con Te… oh! è sempre bello per il cuore. Sono le membra sole che si rifiutano», mormorano in molti.

187.3

«Fra poco usciremo di qui e troveremo suolo più comodo anche se meno fresco», promette Gesù.

«Dove andiamo di preciso?», chiede Pietro.

«A dare la Pasqua a chi soffre. Volevo farlo da tempo. Non ho potuto. L’avrei fatto al ritorno in Galilea. Ora che ci obbligano a fare vie non scelte da noi, vado a benedire i poveri amici di Giona».

«Ma perderemo tempo! La Pasqua è prossima! Sempre ci sono ritardi per cause diverse». Un altro coro di lamenti si alza al cielo.

Non so come Gesù possa portare tanta pazienza… Dice, senza rimproverare nessuno: «Ve ne prego, non mi ostacolate! Comprendete il mio bisogno di amare e di essere amato. Non ho che questo conforto sulla Terra: l’amore e fare la volontà di Dio».

«E andiamo di qui? Non era più bello andarvi da Nazaret?».

«Se ve lo avessi proposto vi sareste ribellati. Nessuno mi crederà da queste parti… e lo faccio per voi che… avete paura».

«Paura? Ah! no! Siamo pronti a combattere per Te».

«Pregate il Signore di non mettervi alla prova. Io vi so rissosi, astiosi, con una smania di offendere chi mi offende, di mortificare il prossimo. Tutto questo lo so. Ma che siate coraggiosi non lo so. Per Me sarei andato anche solo e per la via comune, e nulla mi sarebbe accaduto perché non è l’ora. Ma ho pietà di voi. Ma ho ubbidienza a mia Madre e, sì, anche questo, ma non voglio disgustare il fariseo Simone. Io non li disgusterò. Ma loro saranno disgusto a Me».

«E di qui dove si passa? Non sono pratico di queste zone», dice Tommaso.

«Raggiungiamo il Thabor, lo costeggiamo in parte e passando presso Endor andiamo a Naim; da qui nella piana di Esdrelon. Non temete!… Doras, figlio di Doras, e Giocana sono già a Gerusalemme».

EMR 187.3-4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«E di qui dove si passa? Non sono pratico di queste zone», dice Tommaso.

«Raggiungiamo il Thabor, lo costeggiamo in parte e passando presso Endor andiamo a Naim; da qui nella piana di Esdrelon. Non temete!… Doras, figlio di Doras, e Giocana sono già a Gerusalemme».

187.4

«Oh! sarà bello! Dicono che dalla cima, da un punto, si veda il mare grande, quello di Roma. Mi piace tanto! Ci porti a vederlo?». Giovanni prega col suo volto di fanciullo buono alzato verso Gesù.

«Perché ti piace tanto vederlo?», chiede Gesù accarezzandolo.

«Non so… Perché è grande e non si vede fine… Mi fa pensare a Dio… Quando siamo stati sul Libano io ho visto il mare per la prima volta, perché non ero mai stato altro che lungo il Giordano oppure sul nostro piccolo mare… e ho pianto di emozione. Tanto azzurro! Tanta acqua! E che non trabocca mai!… Che cosa meravigliosa! E gli astri che fanno vie di luce sul mare… Oh! non ridere di me! Guardavo la via d’oro del sole fino ad essere abbacinato, quella d’argento della luna fino a non avere che un candore fisso nell’occhio, e le vedevo perdersi lontano lontano. Mi parlavano quelle vie. Mi dicevano: “Dio è in quella lontananza infinita, e queste sono le vie di fuoco e di purezza che un’anima deve seguire per andare a Dio. Vieni. Tuffati nell’infinito, remigando su queste due vie, e l’Infinito troverai”».

«Sei poeta, Giovanni», dice il Taddeo ammirato.

«Non so se sia poesia questa. So che mi accende il cuore».

«Ma il mare lo hai visto anche a Cesarea e a Tolemaide, e ben da vicino. Eravamo sulla riva! Non vedo la necessità di fare tanta strada per vedere altra acqua marina. In fondo… ci siamo nati sull’acqua…», osserva Giacomo di Zebedeo.

«E ci siamo anche ora, purtroppo!», esclama Pietro che, distrattosi un momento per ascoltare Giovanni, non ha visto una pozzanghera infida e si è innaffiato generosamente… Ridono, lui per il primo.

Ma Giovanni risponde: «È vero. Ma dall’alto è più bello. Si vede di più e più lontano. Si pensa più alto e più vasto… Si desidera… si sogna…», e veramente Giovanni sogna già… Guarda davanti a sé, sorride al suo sogno… Pare una rosa carnicina cosparsa di minutissima rugiada, tanto la sua pelle liscia e chiara di giovane biondo si fa di un vellutato carnicino e si cosparge di un lieve sudore, che la fa ancor più simile a petalo di rosa.

«Cosa desideri? Cosa sogni?», chiede piano Gesù al suo prediletto, e pare un padre che interroghi dolcemente un caro figliolino parlante in un dolce sonno. Parla proprio all’anima di Giovanni, Gesù, tanto è dolce nell’interrogare per non lacerare il sogno dell’amoroso.

«Desidero andare per quel mare infinito… verso altre terre che sono al di là di esso… Desidero andare per parlare di Te… Sogno… sogno un andare verso Roma, verso la Grecia, verso i posti oscuri per portare la Luce… onde i viventi nelle tenebre vengano a contatti con Te e vivano in una comunione con Te, Luce del mondo… Sogno un mondo migliore… da far migliore attraverso la tua conoscenza, ossia attraverso la conoscenza dell’Amore che faccia buoni, che faccia puri, che faccia eroici, un mondo che si ami nel tuo Nome, e sopra l’odio, sopra il peccato, la carne, il vizio della mente, sopra l’oro, sopra ogni cosa alzi il tuo Nome, la tua Fede, la tua Dottrina… e sogno di essere io con questi miei fratelli ad andare per il mare di Dio, su strade di luce a portare Te… come un tempo tua Madre ti ha portato fra noi dai Cieli… Sogno… sogno di essere il fanciullo che, non conoscendo altro che l’amore, è sereno anche incontro ai tormenti… e canta per riconfortare gli adulti che riflettono troppo, e va avanti… incontro alla morte con un sorriso… incontro alla gloria con l’umiltà di chi non sa quanto fa, ma sa solo di venire a Te, Amore…».

Gli apostoli non hanno tirato respiro durante la estatica confessione di Giovanni… Fermi là dove erano, guardano il più giovane che parla con gli occhi velati dalle palpebre come di un velo gettato sull’ardore saliente dal cuore, guardano Gesù che si trasfigura nella gioia di ritrovarsi così completo nel suo discepolo… Quando Giovanni tace, rimanendo un poco curvo – e ricorda la grazia della umile Annunziata di Nazaret – Gesù lo bacia sulla fronte dicendo: «Andremo a vedere il mare, per farti sognare ancora l’avvenire del mio Regno nel mondo».

EMR 188.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il Thabor è ora alle spalle dei camminatori. Già superato. Per una pianura chiusa fra questo monte ed un altro che è in faccia, il gruppo cammina, parlando dell’ascensione fatta da tutti, per quanto sembra che in principio i più anziani se ne volessero risparmiare. Ma ora sono contenti di essere andati là in cima.

Il cammino è facile perché si è su una via maestra abbastanza comoda. L’ora è fresca perché ho l’impressione che abbiano pernottato sulle pendici del Tabor.

«Quello è Endor», dice Gesù accennando un povero paese aggrappato alle prime elevazioni di quest’altro gruppo montano. «Ci vuoi proprio andare?».

«Se mi vuoi fare contento…», risponde l’Iscariota[1].

«E andiamo allora».

«Ma ci sarà molto da camminare?», chiede Bartolomeo che per l’età non deve essere molto voglioso di escursioni panoramiche.

«Oh! no! Ma se volete rimanere…», dice Gesù.

«Sì, sì! Rimanete pure. Mi basta andare col Maestro», si affretta a dire Giuda di Keriot.

«Ecco, io vorrei sapere cosa c’è di bello da vedere, prima di decidere… In cima al Tabor abbiamo visto il mare, e dopo il discorso del ragazzo devo confessare che l’ho visto per bene per la prima volta e l’ho visto come vedi Tu: col cuore. Qui… vorrei sapere se c’è da imparare qualche cosa, e allora vengo anche se devo fare fatica…», dice Pietro.

«Li senti? Tu non hai ancora detto le tue intenzioni. Per gentilezza verso i compagni, dille ora», invita Gesù.

«Non è a Endor che Saul volle andare[2] per consultare la pitonessa?».

«Sì. Ebbene?».

«Ebbene, Maestro, mi piacerebbe andare in quel luogo e sentire da Te parlare di Saul».

«Oh! allora ci vengo anche io!», esclama Pietro entusiasta.

«E allora andiamo».

Fanno a passo svelto l’ultimo tratto di via maestra e poi la lasciano per una via secondaria che porta diritta a Endor.

Dettaglio

L'attenzione si concentra su Bartolomeo, Giuda, Filippo e Simon Pietro. Gli altri apostoli sono presenti.

EMR 188.3-4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Sei israelita?», chiede l’uomo.

«Sì».

«Io pure, o quasi, benché non sembri. Ma sono stato molto tempo in altri paesi e ho preso abitudini che questi stolti deplorano. Sono meglio degli altri. Ma mi dicono demonio perché leggo molto, allevo pollame che vendo ai romani e so curare con le erbe. Da giovane, per una donna, mi presi con un romano – allora stavo a Cintio – e lo pugnalai. Lui morì, io vi persi l’occhio e le sostanze e fui condannato all’ergastolo per molti anni… per sempre. Ma sapevo curare, e guarii la figlia di un guardiano. Ciò mi valse la sua amicizia, e un poco di libertà… L’ho usata per fuggire. Ho fatto male, perché l’uomo certo scontò la mia fuga con la vita. Ma la libertà sembra bella quando si è prigionieri…».

«E non è bella, poi?».

«No. È meglio la carcere, dove si è soli, al contatto cogli uomini che non concedono di esser soli e che ci stanno intorno per odiarci…».

«Hai studiato i filosofi?».

«Ero maestro a Cintium… Ero proselite…».

«E ora?».

«E ora sono nulla. Vivo nella realtà. E odio, come fui e come sono odiato».

«Chi ti odia?».

«Tutti. E Dio per il primo. Era mia moglie… e Dio ha permesso mi tradisse e mi rovinasse. Ero libero e rispettato, e Dio ha permesso divenissi un ergastolano. L’abbandono di Dio, l’ingiustizia degli uomini. Ho annullato Quello e questi. Qui non c’è più niente…», e si batte sulla fronte e sul petto. «Cioè, qui, nella testa, c’è il pensiero, il sapere. Qui è che non c’è nulla», e sputa con sprezzo.

«Ti sbagli. Lì hai ancora due cose».

«Quali?».

«Il ricordo e l’odio. Levale.

188.4

Sii veramente vuoto… ed Io ti darò una cosa nuova da mettere lì».

«Che cosa?».

«L’amore».

«Ah! Ah! Ah! Mi fai ridere! Sono trentacinque anni che non ridevo più, uomo. Da quando ebbi la prova che la femmina mi tradiva col mercante di vini romano. L’amore! L’amore a me! Come se io gettassi gioielli ai miei polli! Morirebbero di indigestione se non riuscissero a passarli nello sterco. Lo stesso a me. Mi farebbe peso il tuo amore se non lo potessi digerire…».

«No, uomo! Non dire così!». Gesù gli posa la mano sulla spalla, veramente e palesemente afflitto.

L’uomo lo guarda col suo unico occhio, e quel che vede in quel viso dolce e bellissimo lo fa ammutolire e cambiare espressione. Dal sarcasmo passa ad una serietà profonda, da questa ad una vera mestizia. China il capo e poi chiede con voce mutata: «Chi sei?».

«Gesù di Nazaret. Il Messia».

«Tu!!!».

«Io. Non sapevi di Me, tu che leggi?».

«Sapevo… Ma non che eri vivo e non… oh! soprattutto questo non sapevo! Non sapevo che eri buono con tutti… così… anche con gli assassini… Perdona quanto ti ho detto… di Dio e dell’amore… Ora capisco perché Tu vuoi darmi l’amore… Perché senza l’amore il mondo è un inferno, e Tu, Messia, ne vuoi fare un paradiso».

«Un paradiso in ogni cuore. Dàmmi il ricordo e l’odio che ti tengono malato e lascia che Io ti metta in cuore l’amore!».

«Oh! se ti avessi conosciuto prima!… allora… Ma quando io uccidevo Tu non eri certo nato… Ma dopo… dopo… quando, libero come è libero il serpente nelle foreste, io vissi per avvelenare col mio odio».

«Ma hai fatto anche del bene. Non hai detto che curavi con le erbe?».

«Sì. Per essere tollerato. Ma quante volte ho lottato con la voglia di avvelenare coi filtri!… Vedi? Mi sono rifugiato qui perché… è un paese dove si ignora il mondo e che il mondo ignora. Un paese maledetto. Altrove ero odiato e odiavo e avevo paura di essere riconosciuto… Ma cattivo sono».

«Hai un rimpianto per avere causato del male al guardiano della prigione. Vedi che ancora sei munito di bontà? Non sei malvagio… Sei solo con una grande ferita aperta, e nessuno te la medica… La tua bontà fugge da essa come il sangue dalle ferite. Ma se ci fosse chi ti cura e chiude la tua ferita, povero fratello, la tua bontà, non più sfuggente man mano che si forma, crescerebbe in te…».

L’uomo piange a capo chino, senza che nulla tradisca quel pianto. Solo Gesù, che gli cammina al fianco, lo vede. Sì, lo vede. Ma non dice più altro.

Dettaglio

Gesù sta parlando con un uomo guercio che ha appena incontrato. Si chiama Felix ed è pieno di odio per Dio e per gli uomini.

Annotazione

Tante volte ho lottato contro il desiderio di avvelenare con le pozioni!... Il filtro serve a liberare un liquido dalle sue impurità. Una pozione è una bevanda magica generalmente usata per ottenere l'amore.