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Note del tema

Maria Valtorta e la sua opera

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Comfort di lettura

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EMR 212.8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Rileggo, per mettere a posto certe parole incomprensibili per pietà dei suoi occhi, Padre, quanto ho scritto ieri. Rileggerlo mi desola… è così inferiore a quello che provavo mentre descrivevo il mio stato d’animo! Eppure allora io, per aiutarmi nel dire ciò che il Signore mi faceva provare, e per la paura di dire male e per avere un sollievo – perché è anche una sofferenza, sa? – io chiamavo il mio S. Giovanni. Gli dicevo: «Tu le sai bene queste cose. Tu le hai provate. Aiutami». Né mi è mancata la sua presenza, il suo sorriso di eterno fanciullo buono e la sua carezza. Ma ora sento che la povera mia parola è così inferiore al sentimento che provavo… Tutto è paglia quanto è umano, l’oro è solo il soprannaturale. Ma l’umano non lo può neppure descrivere.

Annotazione

Rileggo quello che ho scritto ieri: in EMV 212.1-3.

EMR 213

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: A Kerioth, una profezia di Gesù e l'inizio della predicazione apostolica.

Data della visione: lunedì 9 luglio 1945.

Calendario: sabato 15 aprile 28 (3 lire 3788) secondo maria-valtorta.org, sabato 22 aprile 28 secondo Valtorta.fr

Luogo (mappa): Kerioth

Ciclo: Apostolato in Giudea

Sommario: Gesù si trova nella sinagoga di Kerioth. C'è un trambusto e Giuda ottiene il silenzio bussando alle lampade sopra di loro. Cristo fa leggere al capo della sinagoga il quarto capitolo del secondo libro dei Maccabei. Al termine, Gesù prese la parola e spiegò che avrebbe iniziato la predicazione apostolica nella città del suo carissimo discepolo, perché il Maestro non era più sufficiente a soddisfare le esigenze delle folle ed era più saggio che gli apostoli si esercitassero a parlare mentre il Signore era ancora con loro.

Così Gesù non tenne alcun insegnamento pubblico, ma fece una profezia agli abitanti di Kerioth, affinché, quando fosse giunta l'ora del delitto, si ricordassero che egli li amava e che li stava difendendo da un'accusa ingiusta. Dopo tutto, la loro città non è nemica di Cristo.

Verrà dunque il momento in cui si parlerà male del vero Sommo Sacerdote e si attaccherà l'innocente. Un essere infame andrà dai potenti di Israele e consegnerà il Sommo Sacerdote ai suoi nemici. Cristo ha già parlato della sua morte e delle azioni di Giuda la sera del Giovedì Santo. Preannuncia anche la punizione eterna del traditore e il castigo di Israele. Esorta la gente di Kerioth a ricordare le sue parole, in modo che quando si dirà che il Maestro è un malfattore, si potrà rispondere che Gesù ha predetto tutti questi eventi e che la Vittima è morta per espiare i peccati del mondo.

La sinagoga si svuota, mentre Giuda si commuove fino alle lacrime per la stima di Gesù nei suoi confronti. Pietro, da parte sua, è più spaventato all'idea di parlare. Infine, arriva il capo della sinagoga, che si rallegra per l'elezione di Giuda, ma si rattrista per l'indegnità dell'uomo che lo tradirà. Egli spera che Giuda possa rimediare a questo tradimento e Giuda promette che farà ogni sforzo per farlo...

Contenuto del capitolo: 213,1: Giuda ottiene il silenzio nella sinagoga e Gesù fa leggere 2 Maccabei,4. 213,2: Gli apostoli parleranno al mio posto e io vi darò una profezia su Kerioth. 213,3: Verrà il tempo di un grande tradimento. Morte del sommo sacerdote e punizione. 213,4: Kerioth ammira la stima di Gesù per Giuda, che si commuove fino alle lacrime. A Kerioth ci sarà un favorito e un indegno.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 75

EMR 214

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: La madre di Giuda si confida con la Madre di Gesù, giunta a Kerioth insieme a Simone lo Zelota.

Data della visione: martedì 10 luglio 1945

Calendario: domenica 23 aprile 28

Luoghi (mappa): Kerioth. Dapprima nella casa di Maria, madre di Giuda, all'interno della città (214.1-4), poi nella casa di campagna della madre di Giuda (EMV 214.5-8).

Ciclo: Apostolato in Giudea

Sommario: Gesù si appresta a sedersi a tavola nella casa di Maria di Kérioth. Desidera che lei rimanga con loro e tutti approvano questa idea. Cristo cerca di metterla in relazione con Maria di Alfeo e Maria Salome, e Marziam li aiuta in questo senso, poiché dichiara di voler già bene alla madre di Giuda, dato che «si chiama Maria, come tutte le donne che sono buone». Pietro lo prende allora in giro chiedendogli se amerà allora sua moglie, Porfiria, che non si chiama così, e Marziam gli promette di amarla molto se è buona. Simone di Giona glielo conferma e parla più a lungo di sua moglie, che è silenziosa, casta e pacifica. Poi è Giuda a raccontare gli eventi della giornata, e desidera che gli altri apostoli lo accompagnino affinché non sia lui solo a brillare. Gesù lo smorza un po', ma il Maestro si mostra disponibile a guarire i malati.

La Vergine arriva in quel momento con Simone lo Zelota e fa conoscenza con Maria, la madre di Giuda. Porta anche notizie di Elise, che vuole unirsi alle donne discepole. Nel frattempo, è con Giovanna di Kouza, e Gesù dice che al ritorno ripasseranno per Bet-Çur.

La visione continua e Maria vede la Santissima Maria con Maria di Kerioth. Quest'ultima confessa la sua sofferenza per non poter andare con il gruppo apostolico, poi le chiede cosa sia Gesù per Maria. Quest'ultima risponde che è la sua gioia, e la povera Maria, al contrario, risponde che Giuda è il suo dolore. Le spiega il suo comportamento, ammette che preferirebbe vederlo morto, piuttosto che vederlo in cattiva luce agli occhi di Dio. Spiega i suoi capricci, la morte di Joana, una ragazza morta di crepacuore per colpa di suo figlio, e ammette di essere stata sul punto, l'anno scorso, di confessare a Gesù la verità su Giuda. Allora chiede il parere di Maria di Nazareth, e questa ammette che Giuda non ha l'anima limpida di Giovanni, né la dolcezza di Andrea, né la fermezza di Matteo. È un tipo instabile, ma pregheranno molto per lui, dice. Solo che Maria di Kerioth ha paura di suo figlio e supplica la Vergine di aiutarla con le sue preghiere, affinché lui sappia almeno amare veramente Gesù piuttosto che essere un cattivo apostolo. Maria risponde allora che deve pregare il Signore affinché agisca per il meglio, e che deve sperare, perché le sofferenze delle madri salvano i loro figli...

Contenuto del capitolo: 214 .1: Gesù è pieno di riguardo per Maria, madre di Giuda. 214.2: Pietro elogia sua moglie Porfiria. 214.3: Giuda ripartisce l’evangelizzazione del paese tra gli apostoli. Gesù gli consiglia la dolcezza. 214.4: Arrivo di Maria e dello Zelota, rimasta più a lungo con Elise. 214.5: La madre di Giuda non può seguire suo figlio come fa la Vergine Maria. 214.6: Confronto tra due maternità. La madre di Giuda scoppia in lacrime. Mio figlio è il mio dolore. 214.7: Giuda è instabile. Ho tanta paura per lui. Prega il Signore.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 76

EMR 215

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Filippo e Andrea parlano a Bet-Ginna. Guarigione della figlia lunatica dell’albergatore

Data della visione: Mercoledì 11 luglio 1945

Calendario: Mercoledì 3 maggio 28

Luoghi (mappa): Bet-Ginna

Ciclo: Apostolato in Giudea

Sommario: In arrivo

Contenuto del capitolo: 215 .1: Gli apostoli hanno paura di andare a predicare. 215.2: Gesù descrive loro un panorama di città storiche. 215.3: Inviati a Bet-Ginna, Filippo e Andrea annunciano Gesù a un locandiere e ai suoi clienti. 215.4: Apostoli e clienti si scambiano domande: È un santo o un demone? È il Santo tra i santi. Comanda persino alla morte. 215.5: La figlia dell’albergatore è lunatica. Può guarirla? 215.6: Presto, Andrea va a chiamare Gesù, il quale gli fa notare che hanno portato a termine con successo la loro missione. 215.7: L’albergatore supplica Gesù. Gesù esorcizza la figlia di Samuele.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 77

EMR 215.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La vetta del monte è raggiunta. Un ampio panorama si apre di là, ed è bello vederlo stando all’ombra delle folte piante che incoronano la cima, così variato e solare, un accavallarsi di catene che vanno in ogni senso come marosi pietrificati di un oceano corso da venti contrari e poi, come in un golfo quieto, tutto placarsi in una luminosità senza termine che prelude a una vasta pianura in cui si erge, solitario come un faro all’imboccatura di un porto, un monticello.

«Ecco. Questo paese che corre così sulla cresta, quasi per godersi tutto il sole, e dove sosteremo, è come il perno di una raggiera di luoghi storici[1]. Venite qui. Ecco là (al settentrione)

Gerimot. Vi ricordate Giosuè? La sconfitta dei re che vollero assalire il campo d’Israele, fatto forte dell’alleanza coi Gabaoniti. E vicino Betsames, la città sacerdotale di Giuda, in cui fu restituita l’arca dai filistei con i voti in oro imposti dagli indovini e sacerdoti al popolo per avere liberazione dai flagelli che tormentavano i colpevoli filistei. Ed ecco là, tutta nel sole, Saraà patria di Sansone, e un poco più a oriente Timnata, dove egli prese moglie e fece tante prodezze e tante sciocchezze. E là Azeco e Soco già campo filisteo. Più giù ancora è Szanoe, una delle città di Giuda. E qui, voltatevi, ecco la valle del Terebinto dove Davide si batté con Golia. E là è Maceda dove Giosuè sconfisse gli Amorrei. Voltatevi ancora. Vedete quel solitario monte in mezzo alla pianura che un tempo fu dei filistei? Là è Get, patria di Golia e luogo di rifugio per Davide presso Achis per fuggire l’ira folle di Saul, e dove il re saggio si finse pazzo perché il mondo preserva i folli contro i savi. Quell’orizzonte aperto sono le pianure della fertilissima terra dei filistei. Noi andremo per là, fino a Ramlè. Ed ora entriamo in Betginna. Tu, proprio tu, Filippo, che mi guardi così implorante, andrai con Andrea per il paese. Noi sosteremo, intanto che voi andate, presso la fontana o nella piazza del paese».

«Oh! Signore! Non ci mandare soli! Vieni anche Tu!», pregano i due.

«Andate, ho detto. L’ubbidienza vi sarà più di aiuto che la mia muta presenza».

Dettaglio

Nei pressi di Bet-Ginna. Per quanto riguarda la difesa dell'opera, si veda l'annotazione con i commenti di Jean-François Lavère.

Annotazione

Avvicinatevi: lì (a nord) si trova Gerimot. Vi ricordate di Giosuè? È il luogo in cui furono sconfitti i re che volevano assalire l’accampamento di Israele, rafforzato dalla sua alleanza con i Gabaoniti. Gerimot, Jarmout, Yarmouth: La descrizione fornita è perfettamente coerente con i recenti ritrovamenti archeologici, che hanno permesso di rintracciare tracce di fortificazioni a Khirbit el Yarmuk, a 27 km a ovest-sud-ovest di Gerusalemme e a meno di due chilometri da Beth Shemesh. Tuttavia, all’epoca di Maria Valtorta, la localizzazione ipotizzata era indicata più a est – Jean-François Lavère,Dizionario geografico del Vangelo secondo Maria Valtorta eL’enigma Valtorta, volume 1, pagina101.     

È il luogo della sconfitta dei re che vollero assalire l’accampamento d’Israele, rafforzato dalla sua alleanza con i Gabaoniti ( Giosuè 10,1-14): Adonisedec, re di Gerusalemme, apprese che Giosuè aveva conquistato Ai e l’aveva consacrata all’anatema, che aveva trattato Ai e il suo re come aveva trattato Gerico e il suo re, e che gli abitanti di Gabaon, avendo fatto pace con Israele, si trovavano in mezzo a loro. Allora fu colto da grande timore; poiché Gabaon era una grande città, come una delle città reali, più grande persino di Ai, e tutti i suoi uomini erano valorosi. Adonisedec, re di Gerusalemme, mandò a dire a Oham, re di Hebron, a Pharam, re di Jerimoth, a Japhia, re di Lachis, e a Dabir, re di Eglon: «Salite da me e venite in mio aiuto, affinché possiamo attaccare Gabaon, poiché essa ha stretto pace con Giosuè e con i figli d’Israele». » Così i cinque re degli Amorei, il re di Gerusalemme, il re di Hebron, il re di Jerimoth, il re di Lachish e il re di Eglon, si radunarono e salirono con tutti i loro eserciti; si accamparono vicino a Gabaon e la assediarono. Gli abitanti di Gabaon mandarono a dire a Giosuè, all’accampamento di Galgala: «Non negare il tuo aiuto ai tuoi servi, affrettati a venire da noi, liberaci, vieni in nostro soccorso; poiché tutti i re degli Amorei che abitano sul monte si sono coalizzati contro di noi». » Giosuè salì da Galgala, insieme a tutti i suoi uomini d’armi e a tutti i valorosi guerrieri. Il Signore disse a Giosuè: «Non temerli, perché li ho consegnati nelle tue mani, e nessuno di loro potrà resisterti». Giosuè li colse di sorpresa; aveva marciato da Ghilgal per tutta la notte. E il Signore seminò il panico tra loro davanti a Israele; Israele inflisse loro una grande sconfitta presso Gabaon, li inseguì sulla strada che sale a Bet-Horon e li sconfisse fino ad Azeca e Maceda. Mentre fuggivano davanti a Israele, lungo la discesa di Bet-Orón, il Signore fece piovere dal cielo su di loro grosse pietre fino ad Azeca, e morirono; quelli che morirono per le pietre di grandine furono più numerosi di quelli che furono uccisi dalla spada dei figli d’Israele. Allora Giosuè parlò al Signore, il giorno in cui il Signore consegnò gli Amorei ai figli d’Israele, e disse alla presenza di Israele: «Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Ajalon! E il sole si fermò, e la luna rimase immobile, finché il popolo non si fu vendicato dei propri nemici. Non è forse scritto nel libro del Giusto? E il sole si fermò in mezzo al cielo e non si affrettò a tramontare, per quasi un giorno intero. Non ci fu, né prima né dopo, un giorno come quello, in cui Yahweh obbedì alla voce di un uomo; poiché Yahweh combatteva per Israele.  

E, nelle vicinanze, Bet-Shémesh, la città sacerdotale di Giuda, dove i Filistei restituirono l’Arca con l’offerta d’oro, imposta al popolo dagli indovini e dai sacerdoti per essere liberati dalle piaghe che tormentavano i Filistei colpevoli. 1 Samuele 6,1-15: L’Arca di Yahweh rimase sette mesi nel paese dei Filistei. Allora i Filistei convocarono i sacerdoti e gli indovini e dissero loro: «Che cosa faremo dell’Arca di Yahweh? Fateci sapere come dobbiamo rimandarla al suo posto». » Essi risposero: «Se rimandate l’arca del Dio d’Israele, non rimandatela a mani vuote, ma non mancate di offrirle un’offerta di espiazione; allora sarete guariti e saprete perché la sua mano non si è ritirata da voi. I Filistei chiesero: «Quale offerta di espiazione gli faremo?» Risposero: «Cinque tumori d’oro e cinque topi d’oro, secondo il numero dei principi dei Filistei, poiché la stessa piaga è stata su di voi e sui vostri principi. Fate dunque delle figure dei vostri tumori e delle figure dei topi che devastano il paese, e rendete così gloria al Dio d’Israele: forse smetterà di far pesare la sua mano su di voi, sui vostri dei e sul vostro paese. Perché indurireste il vostro cuore, come l’Egitto e il Faraone hanno indurito il loro? Non li ha forse lasciati andare, dopo aver esercitato i suoi castighi su di loro? Ora dunque preparate un carro nuovo e prendete due vacche che allattano e che non abbiano mai portato il giogo; attaccate le vacche al carro e riportate i loro piccoli nella stalla, lontano da loro. Prenderete l’arca di Yahweh e la metterete sul carro; poi, dopo aver posto accanto ad essa, in uno scrigno, gli oggetti d’oro che avrete offerto come offerta di espiazione, la rimanderete via e lei se ne andrà. Osservatela: se sale lungo la via del suo confine, verso Bet-Samès, è il Signore che ci ha inflitto questo grande male; altrimenti sapremo che non è stata la sua mano a colpirci, e che ciò ci è accaduto per caso».

Quella gente fece così; presero due vacche che allattavano, le attaccarono al carro e rinchiusero i loro piccoli nella stalla. Misero sul carro l’arca di Yahweh e la cassa con i topi d’oro e le figure dei loro tumori. Le vacche si diressero dritte verso Bet-Seme; seguirono sempre la stessa strada, camminando e muggendo, senza deviare né a destra né a sinistra. I principi dei Filistei le seguirono fino al confine di Bet-Seme. Gli abitanti di Bet-Seme stavano mietendo il grano nella valle. Alzando lo sguardo, videro l’arca e si rallegrarono nel vederla. Il carro giunse nel campo di Giosuè il Bet-Samita e vi si fermò. Lì c’era una grossa pietra. Si spaccò il legno del carro e si offrirono le vacche in olocausto al Signore. I leviti, dopo aver fatto scendere l’arca di Yahweh e la cassetta che vi era accanto, contenente gli oggetti d’oro, posarono il tutto sulla grande pietra. Gli abitanti di Bet-Seme offrirono in quel giorno olocausti e sacrifici a Yahweh.

Ed ecco là, sotto il sole, Çoréa, la patria di Sansone. Saràa , Sar’a, Tsor’ah, Tsorea, Çoréa, Soréa. Cfr.Giudici 13,2: C’era un uomo di Saraa, della tribù di Dan, di nome Manoah; sua moglie era sterile e non aveva mai partorito.

E, un po’ più a est, Timna, dove si sposò e dove compì tante imprese eroiche, ma anche tante sciocchezze.  Timnata, Timnatha, Timna. Secondo Maria Valtorta, Timnatah si troverebbe quindi un po’ a est di Saara, il che è del tutto compatibile con il contesto biblico di Giudici 13,1-6 | Giudici 14,1-5 | Giosuè 15,10-57 | Giosuè 19,43 | 2 Cronache 28,18. Ciò indurrebbe a collocarla a una ventina di chilometri a ovest di Betlemme. (Jean-François Lavère,Dizionario geografico del Vangelo secondo Maria Valtorta).        

Dove si sposò e dove compì tante imprese eroiche, ma anche tante sciocchezze Giudici 14,1-20: Sansone scese a Thamna e lì vide una donna tra le figlie dei Filistei. Quando tornò, lo riferì a suo padre e a sua madre, dicendo: «Ho visto a Thamna una donna tra le figlie dei Filistei; prendetela ora come mia moglie». Suo padre e sua madre gli dissero: «Non c’è forse nessuna donna tra le figlie dei tuoi fratelli e in tutto il nostro popolo, che tu debba andare a prendere una moglie tra i Filistei, che sono incirconcisi?» E Sansone disse a suo padre: «Prendila per me, perché mi piace». » Suo padre e sua madre non sapevano che ciò proveniva da Yahweh; poiché egli cercava un pretesto per una contesa con i Filistei. — In quel tempo i Filistei dominavano su Israele. Sansone scese con suo padre e sua madre a Tamna. Quando giunsero alle vigne di Tamna, ecco che un giovane leone ruggente gli venne incontro. Lo Spirito di Yahweh si impadronì di Sansone; e, senza avere nulla in mano, Sansone squartò il leone come si squarta un capretto. E non raccontò a suo padre e a sua madre ciò che aveva fatto.

Scese e parlò alla donna, e lei gli piacque. Qualche tempo dopo, essendo tornato a Thamna per prenderla, fece una deviazione per vedere il cadavere del leone, ed ecco che c’era uno sciame di api e del miele nel corpo del leone. Ne prese un po’ con le mani e lo mangiò lungo la strada; e quando giunse presso suo padre e sua madre, ne diede loro un po’ e lo mangiarono; ma non disse loro che aveva preso il miele dal corpo del leone. Il padre di Sansone scese a casa della donna; e lì Sansone organizzò un banchetto, come era consuetudine tra i giovani. Non appena lo videro, invitarono trenta compagni a stare con lui.

Sansone disse loro: «Vi proporrò un indovinello. Se me lo spiegherete durante i sette giorni del banchetto e se lo indovinerete, vi darò trenta tuniche e trenta cambi di vestiti; ma se non riuscirete a spiegarmelo, sarete voi a darmi trenta tuniche e trenta cambi di vestiti. » Gli dissero: «Proponi il tuo indovinello, affinché lo ascoltiamo». Egli disse loro: «Da chi mangia è uscito ciò che si mangia, dal forte è uscito il dolce». Per tre giorni non riuscirono a risolvere l’indovinello. Il settimo giorno dissero alla moglie di Sansone: «Convinci tuo marito a spiegarci l’enigma; altrimenti bruceremo te e la casa di tuo padre. Ci avete invitato per derubarci, senza dubbio? » La moglie di Sansone piangeva accanto a lui e diceva: «Hai solo odio per me e non mi ami. Hai proposto un indovinello ai figli del mio popolo, e non me l’hai spiegato!» Egli le rispose: «Non l’ho spiegato né a mio padre né a mia madre, e lo spiegherei a te?» Lei pianse così davanti a lui per tutti i sette giorni che durò il banchetto; il settimo giorno, mentre lei lo tormentava, egli le spiegò l’enigma, e lei lo spiegò ai figli del suo popolo. Gli abitanti della città dissero a Sansone, il settimo giorno, prima del tramonto: «Che cosa c’è di più dolce del miele e che cosa c’è di più forte del leone?» E lui disse loro: «Se non aveste arato con la mia giovenca, non avreste indovinato il mio indovinello».

Lo Spirito di Yahweh lo investì, ed egli scese ad Ascalona. Lì uccise trenta uomini e, dopo aver preso le loro spoglie, diede gli abiti di ricambio a coloro che avevano spiegato l’enigma. Poi, infuriato, salì a casa di suo padre. La moglie di Sansone fu data in sposa a uno dei suoi compagni che egli si era scelto come amico.

E lì, Azeqa e Soko, allora accampamento filisteo. 1 Samuele 17,1: I Filistei, dopo aver radunato i loro eserciti per fare la guerra, si riunirono a Socho, che appartiene a Giuda; si accamparono tra Socho e Azeca, a Efes-Dommim.

Ancora più in basso, ecco Zanuah, una delle città della Giudea. Szanoé, Zanuah, Zanoah, Zano’akh. Citata inGiosuè 15,56: «Iezreel, Jucadam, Zanoé»  

E qui – voltatevi – ecco la valle del Terebinto dove Davide sconfisse Golia. Cfr .1 Samuele 17,2-54: Anche Saul e gli uomini d’Israele si radunarono e si accamparono nella valle del Terebinto; si schierarono in ordine di battaglia di fronte ai Filistei. I Filistei erano appostati sul monte da una parte, e Israele era appostato sul monte dall’altra: la valle si trovava tra di loro. Allora uscì dagli accampamenti dei Filistei un campione; si chiamava Golia, era di Gat, ed era alto sei cubiti e un palmo. Un elmo di bronzo gli copriva il capo, e indossava una corazza a scaglie; il peso della corazza era di cinquemila sicli di bronzo. Ai piedi aveva calzari di bronzo e tra le spalle un giavellotto di bronzo. Il fusto della sua lancia era come il fuso di un tessitore, e la punta della lancia pesava seicento sicli di ferro; colui che portava il suo scudo camminava davanti a lui. Golia si fermò e, rivolgendosi ai battaglioni d’Israele, gridò loro: «Perché siete usciti per schierarvi in battaglia? Non sono forse io il Filisteo, e non siete voi gli schiavi di Saul? Scegliete un uomo che scenda contro di me. Se avrà la meglio combattendo contro di me e mi ucciderà, noi saremo soggetti a voi; ma se io avrò la meglio su di lui e lo ucciderò, voi sarete soggetti a noi e ci servirete».

Il filisteo aggiunse: «Oggi lancio questa sfida all’esercito d’Israele: datemi un uomo e combatteremo insieme. » Sentendo queste parole del filisteo, Saul e tutto Israele furono spaventati e colti da grande timore. Ora, Davide era figlio di quell’efraimita di Betlemme di Giuda di nome Isai, che aveva otto figli; quest’uomo, al tempo di Saul, era vecchio, in età avanzata. I tre figli maggiori di Isai erano andati a seguire Saul in guerra; e i nomi di questi tre figli che erano andati in guerra erano Eliab, il maggiore, Abinadab, il secondo, e Samma, il terzo. Davide era il più giovane. I tre maggiori seguivano Saul, mentre Davide andava e veniva da Saul per pascolare le pecore di suo padre a Betlemme. Il filisteo si faceva avanti mattina e sera, e si presentò per quaranta giorni. Isai disse a Davide, suo figlio: «Prendi per i tuoi fratelli questo efa di grano tostato e questi dieci pani, e corri all’accampamento dai tuoi fratelli. E questi dieci formaggi, portali al capo del loro millesimo. Andrai a trovare i tuoi fratelli per vedere se stanno bene e riceverai da loro un segno di saluto. Saul, loro e tutti gli uomini d’Israele si trovano nella valle di Terebinto, impegnati nella guerra contro i Filistei».

Davide si alzò di buon mattino e, affidando le pecore a un pastore, prese le provviste e partì, come Isai gli aveva ordinato. Quando giunse all’accampamento, l’esercito stava uscendo dal campo per schierarsi in battaglia e si levavano grida di guerra. Israeliti e Filistei si schierarono in linea, schiera contro schiera. Davide affidò i suoi bagagli al custode dei bagagli e corse verso la schiera. Appena arrivato, chiese ai suoi fratelli come stavano. Mentre parlava con loro, ecco che il campione — si chiamava Golia, il filisteo di Gat — si fece avanti dalle file dei Filistei, pronunciando le stesse parole, e Davide lo udì. Vedendo quell’uomo, tutti gli Israeliti indietreggiarono davanti a lui, colti da grande timore. Un israelita disse: «Vedete quell’uomo che avanza? Avanza per sfidare Israele. Chi lo ucciderà, il re lo ricompenserà con grandi ricchezze, gli darà sua figlia e libererà la casa di suo padre da ogni onere in Israele». » Davide disse agli uomini che gli stavano accanto: «Che cosa si farà a chi ucciderà quel filisteo e toglierà l’infamia da Israele? Chi è dunque questo filisteo, questo incirconciso, per insultare le schiere del Dio vivente? » Il popolo gli ripeté le stesse parole, dicendo: «Ecco cosa si farà a chi lo ucciderà». Eliab, suo fratello maggiore, lo udì parlare agli uomini, e l’ira di Eliab si accese contro Davide, ed egli disse: «Perché sei sceso, e a chi hai lasciato quel piccolo gregge nel deserto? Conosco la tua superbia e la malizia del tuo cuore; sei sceso per vedere la battaglia.»

Davide rispose: «Che cosa ho fatto ora? Non è forse solo una parola? » E, voltandosi da lui per rivolgersi a un altro, ripeté le stesse parole; e il popolo gli rispose come la prima volta. Quando si udirono le parole pronunciate da Davide, le riferirono a Saul, che lo fece chiamare. Davide disse a Saul: «Che nessuno si scoraggi! Il tuo servo andrà a combattere contro quel filisteo». Saul disse a Davide: «Non puoi andare contro quel filisteo per combattere con lui, perché tu sei un ragazzo, mentre lui è un uomo di guerra fin dalla sua giovinezza». » Davide disse a Saul: «Quando il tuo servo pascolava le pecore di suo padre, e un leone o un orso veniva a rapire una pecora dal gregge, io mi mettevo all’inseguimento, lo colpivo e strappavo la pecora dalle sue fauci; se si opponeva a me, lo afferravo per le fauci, lo colpivo e lo uccidevo. Il tuo servo ha ucciso sia il leone che l’orso, e lo stesso accadrà al Filisteo, a quell’incirconciso, come a uno di loro, poiché ha oltraggiato le schiere del Dio vivente. » Davide aggiunse: «Il Signore, che mi ha liberato dal leone e dall’orso, mi libererà anche dalla mano di questo filisteo». E Saul disse a Davide: «Va’, e che il Signore sia con te!»

Saul fece vestire Davide con le sue vesti, gli mise in testa un elmo di bronzo e gli fece indossare una corazza; poi Davide si cinse la spada di Saul sopra l’armatura e provò a camminare, poiché non aveva mai indossato un’armatura. Davide disse a Saul: «Non riesco a camminare con queste armi, non ci sono abituato». E, essersene liberato, Davide prese in mano il suo bastone, scelse dal torrente cinque sassi levigati e li mise nella sua borsa da pastore, nella sua sacca. Poi, con la fionda in mano, si avvicinò al filisteo. Il filisteo si avvicinò poco a poco a Davide, preceduto dall’uomo che portava lo scudo. Il filisteo guardò, vide Davide e lo disprezzò, poiché era molto giovane, biondo e di bel viso. Il filisteo disse a Davide: «Sono forse un cane, che tu venga da me con un bastone?» E il filisteo maledisse Davide invocando i propri dei. E il filisteo disse a Davide: «Vieni da me, che io dia la tua carne agli uccelli del cielo e alle bestie dei campi». » Davide rispose al filisteo: «Tu vieni verso di me con la spada, la lancia e il giavellotto; io invece vengo verso di te nel nome di Yahweh degli eserciti, del Dio delle schiere d’Israele, che tu hai insultato. Oggi il Signore ti consegnerà nelle mie mani; io ti colpirò e ti staccherò la testa; oggi darò i cadaveri dell’esercito dei Filistei agli uccelli del cielo e alle bestie della terra; e tutta la terra saprà che Israele ha un Dio; e tutta questa moltitudine saprà che non è né con la spada né con la lancia che Yahweh salva, poiché a Yahweh appartiene la guerra, ed egli vi ha consegnati nelle nostre mani».

Il filisteo, alzandosi, si mise in marcia e avanzò incontro a Davide; Davide si affrettò a correre verso la testa dello schieramento, per andare incontro al filisteo. Davide mise la mano nella sua fionda, ne estrasse una pietra e la scagliò con la fionda; colpì il filisteo alla fronte; la pietra gli si conficcò nella fronte ed egli cadde a faccia in terra. Così Davide, con una fionda e una pietra, ebbe la meglio sul filisteo e lo uccise. E Davide non aveva alcuna spada in mano. Davide corse, si fermò vicino al filisteo e, afferrata la sua spada che estrasse dal fodero, lo uccise e gli tagliò la testa con essa. Vedendo il loro eroe morto, i filistei fuggirono. E gli uomini d’Israele e di Giuda si alzarono, lanciando grida di gioia, e inseguirono i Filistei fino all’ingresso di Gath e fino alle porte di Accaron. I cadaveri dei Filistei giacevano sparsi lungo la strada da Saraim fino a Gath e ad Accaron. Al ritorno dall’inseguimento dei Filistei, i figli d’Israele saccheggiarono il loro accampamento. Davide prese la testa del filisteo e la fece portare a Gerusalemme, e mise nella sua tenda le armi del filisteo.

Quel luogo è Maqqeda, dove Giosuè sconfisse gli Amorrei. Macéda, Makkedah, Maqqeda. Cfr.Giosuè 10,10-41|Giosuè 15,41.  Giosuè 10, 10-41: E il Signore seminò il panico tra loro davanti a Israele; Israele inflisse loro una grande sconfitta presso Gabaon, li inseguì sulla strada che sale a Bet-Oron e li sconfisse fino ad Azeca e a Macéda. Mentre fuggivano davanti a Israele, lungo la discesa di Bet-Oron, il Signore fece piovere dal cielo su di loro grosse pietre fino ad Azeca, e morirono; quelli che morirono per le pietre di grandine furono più numerosi di quelli che furono uccisi dalla spada dei figli d’Israele. Allora Giosuè parlò al Signore, il giorno in cui il Signore consegnò gli Amorei ai figli d’Israele, e disse alla presenza di Israele: «Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Ajalon! E il sole si fermò, e la luna rimase immobile, finché il popolo non si fu vendicato dei propri nemici. Non è forse scritto questo nel libro del Giusto? E il sole si fermò in mezzo al cielo e non si affrettò a tramontare, per quasi un giorno intero. Non ci fu, né prima né dopo, un giorno come quello, in cui il Signore obbedì alla voce di un uomo; poiché il Signore combatteva per Israele.   

Giosuè, e tutto Israele con lui, passò da Lebna a Lachis; vi stese il suo accampamento e la attaccò. E Yahweh consegnò Lachis nelle mani di Israele, che la conquistò il secondo giorno e la passò a fil di spada, insieme a tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, come aveva fatto con Lebna. — Allora Horam, re di Gaser, salì in soccorso di Lachis; Giosuè sconfisse lui e il suo popolo, senza lasciarne sfuggire nessuno. Giosuè e tutto Israele con lui passarono da Lachis a Eglon; vi piantarono il campo e la attaccarono. La conquistarono lo stesso giorno e la passarono a fil di spada; tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, Giosuè li dedicò all’anatema quel giorno, secondo tutto ciò che aveva fatto per Lachis.

Giosuè e tutto Israele con lui salirono da Eglon a Hebron e la attaccarono. Dopo averla conquistata, la colpirono con la lama della spada: la città, il suo re, tutte le città del suo territorio e tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, senza lasciarne sfuggire nessuno, come Giosuè aveva fatto per Eglon; e la dedicò all’anatema, insieme a tutti gli esseri viventi che vi si trovavano. Giosuè, e con lui tutto Israele, si diresse verso Dabir e la attaccò. La conquistò, insieme al suo re e a tutte le città del suo territorio; e li colpirono con la lama della spada, e dedicarono all’anatema tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, senza lasciarne sfuggire nessuno. Giosuè trattò Dabir e il suo re come aveva trattato Hebron e come aveva trattato Lebna e il suo re. Giosuè conquistò tutto il paese: la Montagna, il Negeb, la pianura e le colline, con tutti i loro re, senza lasciarne sfuggire nessuno, dedicando all’anatema ogni essere vivente, come aveva ordinato Yahweh, il Dio d’Israele. Giosuè li sconfisse da Kades-Barnea fino a Gaza e in tutto il paese di Gosen fino a Gabaon.

Giosuè 15, 41: Gideroth , Bet-Dagon, Naama e Maceda: sedici città con i loro villaggi.

Voltatevi ancora. Vedete quella montagna solitaria in mezzo alla pianura che un tempo apparteneva ai Filistei? Lì si trova Gat, patria di Golia e luogo di rifugio per Davide presso Achish per sfuggire alla folle ira di Saul. Get , Gath, Tel es-Safieh. Menzionata più volte nella Bibbia (tra cui 1 Samuele 17,4). Il sito fu identificato nel 1887, ma solo nel 2001 gli scavi hanno confermato le ipotesi precedenti. La descrizione di Maria Valtorta ne risulta ancora più notevole (Jean-François Lavère,Dizionario geografico del Vangelo secondo Maria Valtorta).         

Lì si trova Gat, patria di Golia e luogo di rifugio per Davide presso Achish per sfuggire alla furia sfrenata di Saul. Cfr .1 Samuele 27,1-4: Davide disse a se stesso: «Un giorno perirò per mano di Saul; non c’è nulla di meglio per me che rifugiarmi al più presto nel paese dei Filistei, affinché Saul rinunci a cercarmi ancora in tutto il territorio d’Israele; così sfuggirò alla sua mano. » E Davide si alzò, insieme ai seicento uomini che erano con lui, e andarono da Achis, figlio di Maoch, re di Gath. Davide rimase presso Achis, a Gath, insieme ai suoi uomini, ciascuno con la propria famiglia, e Davide con le sue due mogli, Achinoam di Jezreel e Abigail del Carmelo, moglie di Nabal. Fu riferito a Saul che Davide era fuggito a Gat, ed egli non riprese più a inseguirlo.    

Questo orizzonte aperto è costituito dalle pianure della terra molto fertile dei Filistei. Passeremo da lì fino a Ramlé. Ramlé , Ramla, Ramleh. Ramlé è presentata dagli storici come l’unica città della Palestina fondata dagli arabi, costruita intorno al 705-715 dal califfo Suleiman ibn Abed al-Malik. Il fatto che il nome sia «citato da Gesù» sembra indicare un’esistenza ben anterioreall’VIIIsecolo (Jean-François Lavère,Dizionario geografico del Vangelo secondo Maria Valtorta).          

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Libro di Giosuè 10, 1-51 (Gerimot | Maggeda)

Giosuè 10,1-51: Adonisedec, re di Gerusalemme, venne a sapere che Giosuè aveva conquistato Ai e l’aveva votata all’anatema, che aveva trattato Ai e il suo re come aveva trattato Gerico e il suo re, e che gli abitanti di Gabaon, avendo fatto pace con Israele, si trovavano in mezzo a loro. Allora fu colto da grande timore; poiché Gabaon era una grande città, come una delle città reali, più grande persino di Ai, e tutti i suoi uomini erano valorosi. Adonisedec, re di Gerusalemme, mandò a dire a Oham, re di Hebron, a Pharam, re di Jerimoth, a Japhia, re di Lachish, e a Dabir, re di Eglon: «Salite da me e venite in mio aiuto, affinché possiamo attaccare Gabaon, poiché essa ha stretto pace con Giosuè e con i figli d’Israele». » Così i cinque re degli Amorei, il re di Gerusalemme, il re di Hebron, il re di Jerimoth, il re di Lachish e il re di Eglon, si radunarono e salirono con tutti i loro eserciti; si accamparono vicino a Gabaon e la assediarono. Gli abitanti di Gabaon mandarono a dire a Giosuè, all’accampamento di Galgala: «Non negare il tuo aiuto ai tuoi servi, affrettati a venire da noi, liberaci, vieni in nostro soccorso; poiché tutti i re degli Amorei che abitano sul monte si sono coalizzati contro di noi». » Giosuè salì da Ghilgal, insieme a tutti i suoi uomini d’armi e a tutti i valorosi guerrieri. Il Signore disse a Giosuè: «Non temerli, perché li ho consegnati nelle tue mani e nessuno di loro potrà resisterti». Giosuè li colse di sorpresa; aveva marciato da Ghilgal per tutta la notte. E il Signore seminò il panico tra loro davanti a Israele; Israele inflisse loro una grande sconfitta presso Gabaon, li inseguì sulla strada che sale a Bet-Oron e li sconfisse fino ad Azeka e Maceda. Mentre fuggivano davanti a Israele, lungo la discesa di Bet-Orón, il Signore fece piovere dal cielo su di loro grosse pietre fino ad Azeca, e morirono; quelli che morirono per le pietre di grandine furono più numerosi di quelli che furono uccisi dalla spada dei figli d’Israele. Allora Giosuè parlò al Signore, il giorno in cui il Signore consegnò gli Amorei ai figli d’Israele, e disse alla presenza di Israele: «Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Ajalon! E il sole si fermò, e la luna rimase immobile, finché il popolo non si fu vendicato dei propri nemici. Non è forse scritto questo nel libro del Giusto? E il sole si fermò in mezzo al cielo e non si affrettò a tramontare, per quasi un giorno intero. Non ci fu, né prima né dopo, un giorno come quello, in cui Yahweh obbedì alla voce di un uomo; poiché Yahweh combatteva per Israele.

Giosuè, e tutto Israele con lui, passò da Lebna a Lachis; vi stabilì il suo accampamento e la attaccò. E Yahweh consegnò Lachis nelle mani di Israele, che la conquistò il secondo giorno e la passò a fil di spada, insieme a tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, come aveva fatto per Lebna. — Allora Horam, re di Gaser, salì in soccorso di Lachis; Giosuè sconfisse lui e il suo popolo, senza lasciarne scampare nessuno. Giosuè e tutto Israele con lui passarono da Lachis a Eglon; vi piantarono il campo davanti alla città e la attaccarono. La conquistarono lo stesso giorno e la passarono a fil di spada; tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, Giosuè li dedicò all’anatema quel giorno, secondo tutto ciò che aveva fatto per Lachis.

Giosuè e tutto Israele con lui salirono da Eglon a Hebron e la attaccarono. Dopo averla conquistata, la colpirono con la lama della spada: la città, il suo re, tutte le città del suo dominio e tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, senza lasciarne sfuggire nessuno, come Giosuè aveva fatto per Eglon; e la dedicò all’anatema, insieme a tutti gli esseri viventi che vi si trovavano. Giosuè, e con lui tutto Israele, si diresse verso Dabir e la attaccò. La conquistò, insieme al suo re e a tutte le città del suo territorio; e li colpirono con la lama della spada, e dedicarono all’anatema tutti gli esseri viventi che vi si trovavano, senza lasciarne sfuggire nessuno. Giosuè trattò Dabir e il suo re come aveva trattato Hebron e come aveva trattato Lebna e il suo re. Giosuè conquistò tutto il paese: la Montagna, il Negeb, la pianura e le colline, con tutti i loro re, senza lasciarne sfuggire nessuno, dedicando all’anatema ogni essere vivente, come aveva ordinato Yahweh, il Dio d’Israele. Giosuè li sconfisse da Kades-Barnea fino a Gaza e in tutto il paese di Gosen fino a Gabaon.

Libro di Giosuè 15, 41 (Macéda)

Giosuè 15, 41: Gideroth, Bet-Dagon, Naama e Maceda: sedici città con i loro villaggi.

Libro di Giosuè 15, 56 (Zanuah)

Gs 15,56: « Iezreel, Iucadam, Zanoe»

Primo Libro di Samuele 6, 1-15 (Bet-Schemesh - L’Arca restituita dai Filistei)

1 Sam 6,1-15: L’Arca di Yahweh rimase sette mesi nel paese dei Filistei. Allora i Filistei convocarono i sacerdoti e gli indovini e dissero loro: «Che cosa faremo dell’Arca di Yahweh? Fateci sapere come dobbiamo rimandarla al suo posto». » Essi risposero: «Se rimandate l’arca del Dio d’Israele, non rimandatela a mani vuote, ma non mancate di offrirgli un’offerta di espiazione; allora sarete guariti e saprete perché la sua mano non si è ritirata da voi. I Filistei chiesero: «Quale offerta di espiazione dovremo presentargli?» Risposero: «Cinque tumori d’oro e cinque topi d’oro, secondo il numero dei principi dei Filistei, poiché la stessa piaga si è abbattuta su di voi e sui vostri principi. Fate dunque delle figure dei vostri tumori e delle figure dei topi che devastano il paese, e rendete così gloria al Dio d’Israele: forse smetterà di far pesare la sua mano su di voi, sui vostri dei e sul vostro paese. Perché indurireste il vostro cuore, come l’Egitto e il Faraone hanno indurito il loro? Non li ha forse lasciati andare, dopo aver scagliato su di loro i suoi castighi? Ora dunque preparate un carro nuovo e prendete due vacche che allattano e che non abbiano mai portato il giogo; attaccate le vacche al carro e riportate i loro piccoli nella stalla, lontano da loro. Prenderete l’arca di Yahweh e la metterete sul carro; poi, dopo aver posto accanto ad essa, in uno scrigno, gli oggetti d’oro che avrete offerto come sacrificio espiatorio, la rimanderete via e lei se ne andrà. Osservatela: se sale lungo la via del suo confine, verso Bet-Samès, è il Signore che ci ha inflitto questo grande male; altrimenti, sapremo che non è stata la sua mano a colpirci, e che ciò ci è accaduto per caso».

Quella gente fece così; presero due vacche che allattavano, le attaccarono al carro e rinchiusero i loro piccoli nella stalla. Posero sul carro l’arca di Yahweh e la cassa con i topi d’oro e le figure dei loro tumori. Le vacche si diressero dritte verso Bet-Seme; seguirono sempre la stessa strada, camminando e muggendo, senza deviare né a destra né a sinistra. I principi dei Filistei le seguirono fino al confine di Bet-Seme. Gli abitanti di Bet-Seme stavano mietendo il grano nella valle. Alzando lo sguardo, videro l’arca e si rallegrarono nel vederla. Il carro giunse nel campo di Giosuè il Bet-Samita e vi si fermò. Lì c’era una grossa pietra. Si spaccò il legno del carro e si offrirono le vacche in olocausto al Signore. I leviti, dopo aver fatto scendere l’arca di Yahweh e la cassa che era accanto, contenente gli oggetti d’oro, posarono il tutto sulla grande pietra. Gli abitanti di Bet-Seme offrirono in quel giorno olocausti e sacrifici a Yahweh.

Primo libro di Samuele 17, 1-54 (Gat | Soco | Azeka | Valle di Tebirinte | Davide e Golia)

1 Sam 17,1: I Filistei, dopo aver radunato le loro schiere per la guerra, si riunirono a Soco, che appartiene a Giuda; si accamparono tra Soco e Azeka, a Efes-Dommim.

1 Sam 17,2-54: AncheSaul e gli uomini d’Israele si radunarono e si accamparono nella valle di Terebinto; si schierarono in ordine di battaglia di fronte ai Filistei. I Filistei erano schierati sul monte da una parte, e Israele era schierato sul monte dall’altra: la valle si trovava tra di loro. Allora uscì dagli accampamenti dei Filistei un campione; si chiamava Golia, era di Gat, ed era alto sei cubiti e un palmo. Un elmo di bronzo gli copriva il capo, e indossava una corazza a scaglie; il peso della corazza era di cinquemila sicli di bronzo. Ai piedi aveva calzari di bronzo e tra le spalle un giavellotto di bronzo. Il fusto della sua lancia era come il fuso di un tessitore, e la punta della lancia pesava seicento sicli di ferro; colui che portava il suo scudo camminava davanti a lui. Golia si fermò e, rivolgendosi ai battaglioni d’Israele, gridò loro: «Perché siete usciti per schierarvi in battaglia? Non sono forse io il Filisteo, e non siete voi gli schiavi di Saul? Scegliete un uomo che scenda contro di me. Se avrà la meglio combattendo contro di me e mi ucciderà, noi saremo soggetti a voi; ma se io avrò la meglio su di lui e lo ucciderò, voi sarete soggetti a noi e ci servirete».

Il filisteo aggiunse: «Oggi lancio questa sfida all’esercito d’Israele: datemi un uomo, e combatteremo insieme. » Sentendo queste parole del filisteo, Saul e tutto Israele furono spaventati e colti da grande timore. Ora, Davide era figlio di quell’efraimita di Betlemme di Giuda di nome Isai, che aveva otto figli; quest’uomo, al tempo di Saul, era vecchio, in età avanzata. I tre figli maggiori di Isai erano andati a seguire Saul in guerra; e i nomi di questi tre figli che erano andati in guerra erano Eliab, il maggiore, Abinadab, il secondo, e Samma, il terzo. Davide era il più giovane. I tre maggiori seguivano Saul, mentre Davide andava e veniva da Saul per pascolare le pecore di suo padre a Betlemme. Il filisteo si faceva avanti mattina e sera, e si presentò per quaranta giorni. Isai disse a Davide, suo figlio: «Prendi per i tuoi fratelli questo efa di grano tostato e questi dieci pani, e corri all’accampamento dai tuoi fratelli. E questi dieci formaggi, portali al capo del loro millesimo. Andrai a trovare i tuoi fratelli per vedere se stanno bene e riceverai da loro un segno di riconoscimento. Saul, loro e tutti gli uomini d’Israele si trovano nella valle di Terebinto, impegnati nella guerra contro i Filistei».

Davide si alzò di buon mattino e, affidando le pecore a un pastore, prese le provviste e partì, come Isai gli aveva ordinato. Quando giunse all’accampamento, l’esercito stava uscendo dal campo per schierarsi in battaglia e si levavano grida di guerra. Israeliti e Filistei si schierarono in linea, schiera contro schiera. Davide affidò i suoi bagagli al custode dei bagagli e corse verso la schiera. Appena arrivato, chiese ai suoi fratelli come stavano. Mentre parlava con loro, ecco che il campione — si chiamava Golia, il filisteo di Gat — si fece avanti dalle file dei Filistei, pronunciando le stesse parole, e Davide lo udì. Vedendo quell’uomo, tutti gli Israeliti indietreggiarono davanti a lui, colti da grande timore. Un israelita disse: «Vedete quell’uomo che avanza? Avanza per sfidare Israele. Chi lo ucciderà, il re lo ricompenserà con grandi ricchezze, gli darà sua figlia e libererà la casa di suo padre da ogni onere in Israele». » Davide disse agli uomini che gli stavano accanto: «Che cosa si farà a chi ucciderà questo filisteo e toglierà l’infamia da Israele? Chi è dunque questo filisteo, questo incirconciso, per insultare le schiere del Dio vivente? » Il popolo gli ripeté le stesse parole, dicendo: «Ecco cosa si farà a chi lo ucciderà». Eliab, suo fratello maggiore, lo udì parlare agli uomini, e l’ira di Eliab si accese contro Davide, ed egli disse: «Perché sei sceso, e a chi hai lasciato quel piccolo gregge nel deserto? Conosco la tua superbia e la malizia del tuo cuore; sei sceso per vedere la battaglia.»

Davide rispose: «Che cosa ho fatto ora? Non è forse solo una parola? » E, voltandosi da lui per rivolgersi a un altro, ripeté le stesse parole; e il popolo gli rispose come la prima volta. Quando si udirono le parole pronunciate da Davide, le riferirono a Saul, che lo fece chiamare. Davide disse a Saul: «Che nessuno si scoraggi! Il tuo servo andrà a combattere contro quel filisteo». Saul disse a Davide: «Non puoi andare contro quel filisteo per combattere con lui, perché tu sei un ragazzo, mentre lui è un uomo di guerra fin dalla sua giovinezza». » Davide disse a Saul: «Quando il tuo servo pascolava le pecore di suo padre, e un leone o un orso veniva a rapire una pecora dal gregge, io mi mettevo all’inseguimento, lo colpivo e strappavo la pecora dalle sue fauci; se si opponeva a me, lo afferravo per le fauci, lo colpivo e lo uccidevo. Il tuo servo ha ucciso sia il leone che l’orso, e lo stesso accadrà al Filisteo, a quell’incirconciso, come a uno di loro, poiché ha oltraggiato le schiere del Dio vivente. » Davide aggiunse: «Il Signore, che mi ha liberato dal leone e dall’orso, mi libererà anche dalla mano di questo filisteo». E Saul disse a Davide: «Va’, e che il Signore sia con te!»

Saul fece vestire Davide con le sue vesti, gli mise in testa un elmo di bronzo e gli fece indossare una corazza; poi Davide si cinse la spada di Saul sopra l’armatura e cercò di camminare, poiché non aveva mai indossato un’armatura. Davide disse a Saul: «Non riesco a camminare con queste armi, non ci sono abituato». E, essersene liberato, Davide prese in mano il suo bastone, scelse dal torrente cinque sassi levigati e li mise nella sua borsa da pastore, nella sua sacca. Poi, con la fionda in mano, si avvicinò al filisteo. Il filisteo si avvicinò poco a poco a Davide, preceduto dall’uomo che portava lo scudo. Il filisteo guardò, vide Davide e lo disprezzò, poiché era molto giovane, biondo e di bel viso. Il filisteo disse a Davide: «Sono forse un cane, che tu venga da me con un bastone?» E il filisteo maledisse Davide invocando i suoi dèi. E il filisteo disse a Davide: «Vieni da me, che io dia la tua carne agli uccelli del cielo e alle bestie dei campi». » Davide rispose al filisteo: «Tu vieni verso di me con la spada, la lancia e il giavellotto; io invece vengo verso di te nel nome di Yahweh degli eserciti, del Dio delle schiere d’Israele, che tu hai insultato. Oggi il Signore ti consegnerà nelle mie mani; io ti colpirò e ti taglierò la testa; oggi darò i cadaveri dell’esercito dei Filistei agli uccelli del cielo e alle bestie della terra; e tutta la terra saprà che Israele ha un Dio; e tutta questa moltitudine saprà che non è né con la spada né con la lancia che Yahweh salva, poiché a Yahweh appartiene la guerra, ed egli vi ha consegnati nelle nostre mani».

Il filisteo, alzandosi, si mise in marcia e avanzò verso Davide; Davide si affrettò a correre verso la testa dello schieramento, per andare incontro al filisteo. Davide mise la mano nella sua fionda, ne estrasse una pietra e la scagliò con la fionda; colpì il filisteo alla fronte; la pietra gli si conficcò nella fronte ed egli cadde con il volto a terra. Così Davide, con una fionda e una pietra, ebbe la meglio sul filisteo e lo uccise. E Davide non aveva alcuna spada in mano. Davide corse, si fermò vicino al filisteo e, afferrata la sua spada che estrasse dal fodero, lo uccise e gli tagliò la testa con essa. Vedendo il loro eroe morto, i filistei fuggirono. E gli uomini d’Israele e di Giuda si alzarono, lanciando grida di guerra, e inseguirono i Filistei fino all’ingresso di Gath e fino alle porte di Accaron. I cadaveri dei Filistei giacevano sparsi lungo la strada da Saraim fino a Gath e ad Accaron. Al ritorno dall’inseguimento dei Filistei, i figli d’Israele saccheggiarono il loro accampamento. Davide prese la testa del filisteo e la fece portare a Gerusalemme, e mise nella sua tenda le armi del filisteo.

Primo libro di Samuele 27, 1-4 (Gat, Geth | Davide, Achish, Saul)

1 Samuele 27,1-4: Davide disse tra sé: «Un giorno perirò per mano di Saul; non c’è nulla di meglio per me che rifugiarmi al più presto nel paese dei Filistei, affinché Saul smetta di cercarmi in tutto il territorio d’Israele; così sfuggirò alla sua mano. » E Davide si alzò, insieme ai seicento uomini che erano con lui, e andarono da Achis, figlio di Maoch, re di Gath. Davide rimase presso Achis, a Gath, insieme ai suoi uomini, ciascuno con la propria famiglia, e Davide con le sue due mogli, Achinoam di Jezreel e Abigail del Carmelo, moglie di Nabal. Fu riferito a Saul che Davide era fuggito a Gat, ed egli non riprese più a inseguirlo.

Libro dei Giudici 13, 2 (Corea)

Gdc 13,2: C’era un uomo di Saraa, della tribù di Dan, di nome Manoah; sua moglie era sterile e non aveva mai partorito.

Libro dei Giudici 14, 1-20 (Sansone - Timna)

Gdc 14,1-20: Sansone scese a Timna e lì vide una donna tra le figlie dei Filistei. Quando tornò, lo riferì a suo padre e a sua madre, dicendo: «Ho visto a Timna una donna tra le figlie dei Filistei; prendetela ora come mia moglie». Suo padre e sua madre gli dissero: «Non c’è forse nessuna donna tra le figlie dei tuoi fratelli e in tutto il nostro popolo, che tu debba andare a prendere una moglie tra i Filistei, che sono incirconcisi?» E Sansone disse a suo padre: «Prendila per me, perché mi piace». » Suo padre e sua madre non sapevano che ciò veniva da Yahweh; poiché egli cercava un pretesto per una contesa con i Filistei. — In quel tempo i Filistei dominavano su Israele. Sansone scese con suo padre e sua madre a Tamna. Quando giunsero ai vigneti di Tamna, ecco che un giovane leone ruggente gli venne incontro. Lo Spirito di Yahweh si impadronì di Sansone; e, senza avere nulla in mano, Sansone squartò il leone come si squarta un capretto. E non raccontò a suo padre e a sua madre ciò che aveva fatto.

Scese e parlò alla donna, e lei gli piacque. Qualche tempo dopo, essendo tornato a Thamna per prenderla, fece una deviazione per vedere il cadavere del leone, ed ecco che c’era uno sciame di api e del miele nel corpo del leone. Ne prese un po’ con le mani e lo mangiò lungo la strada; e quando giunse presso suo padre e sua madre, ne diede loro un po’ e loro lo mangiarono; ma non disse loro che aveva preso il miele dal corpo del leone. Il padre di Sansone scese a casa della donna; e lì Sansone organizzò un banchetto, come era consuetudine tra i giovani. Non appena lo videro, invitarono trenta compagni a stare con lui.

Sansone disse loro: «Vi proporrò un indovinello. Se me lo spiegherete durante i sette giorni del banchetto e se lo indovinerete, vi darò trenta tuniche e trenta cambi di vestiti; ma se non riuscirete a spiegarmelo, sarete voi a darmi trenta tuniche e trenta cambi di vestiti. » Gli dissero: «Proponi il tuo indovinello, affinché lo ascoltiamo». Egli disse loro: «Da chi mangia è uscito ciò che si mangia, dal forte è uscito il dolce». Per tre giorni non riuscirono a spiegare l’indovinello. Il settimo giorno dissero alla moglie di Sansone: «Convinci tuo marito a spiegarci l’enigma; altrimenti bruceremo te e la casa di tuo padre. Ci avete invitato per derubarci, senza dubbio? » La moglie di Sansone piangeva accanto a lui e diceva: «Hai solo odio per me e non mi ami. Hai proposto un indovinello ai figli del mio popolo, e non me l’hai spiegato!» Egli le rispose: «Non l’ho spiegato né a mio padre né a mia madre, e dovrei spiegarlo proprio a te!» Lei pianse così davanti a lui per tutti i sette giorni che durò il banchetto; il settimo giorno, mentre lei lo tormentava, egli le spiegò l’enigma, e lei lo spiegò ai figli del suo popolo. Gli abitanti della città dissero a Sansone, il settimo giorno, prima del tramonto: «Che cosa c’è di più dolce del miele e che cosa c’è di più forte del leone?» E lui rispose loro: «Se non aveste arato con la mia giovenca, non avreste indovinato il mio indovinello». Lo Spirito di Yahweh lo investì, ed egli scese ad Ascalona. Lì uccise trenta uomini e, dopo aver preso le loro spoglie, diede gli abiti di ricambio a coloro che avevano risolto l’enigma. Poi, infuriato, salì a casa di suo padre. La moglie di Sansone fu data in sposa a uno dei suoi compagni, che egli si era scelto come amico.

EMR 216

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Titolo del capitolo: Le infedeltà dei discepoli nella parabola del dente di leone.

Data della visione: giovedì 12 luglio 1945

Calendario: sabato 6 maggio 28

Luoghi (mappa): Nei pressi di Ashqelôn

Ciclo: Apostolato in Filistea

Sintesi: Gli apostoli avanzano su una pianura inondata dal sole. Prima di soffermarsi sulla visione in sé, Maria descrive le stagioni e le loro differenze, nonché la varietà delle ore e dei luoghi. Come il profumo dell’alba non è simile a quello di mezzogiorno, così il profumo delle rive non è paragonabile a quello delle tempeste o del mare. Il Creatore ha così potuto imprimere un’impronta distintiva a ciascuna delle cose che ha creato. Maria torna poi sulla visione e constata che il gruppo apostolico è madido di sudore per il gran caldo. Essi hanno sete e rimpiangono l’assenza di un ruscello, il fatto di non trovarsi in montagna o addirittura sul lago di Galilea. Gesù li incoraggia allora dicendo che presto arriveranno in riva al mare e che lì il clima sarà più mite. A quanto pare, non sono stati accolti nel villaggio precedente, dove avrebbero avuto ombra, acqua e un posto dove riposare.

Poco dopo, è Tommaso ad ammettere di avere fame e sia Simone lo Zelota che Gesù sono pronti a condividere la loro razione. Mangiano e, poco dopo, l’ex lebbroso e amico di Lazzaro trova un esile filastrocca d’acqua dove possono dissetarsi e riempire le loro borracce. Poi, esausti, si appisolano appoggiati a un albero. Vedendo i discepoli in quello stato, Gesù scuote la testa e spiega a Simone lo Zelota che un giorno saranno felici di aver camminato sotto il sole cocente, esausti e assetati, al seguito del loro Maestro perseguitato. Quando l’apostolo sottolinea che sono felici di seguirlo in quel modo, Gesù risponde che Simon lo Zelota è sempre contento, sì, ma non necessariamente gli altri, e porta l’esempio di un dente di leone. Soffia su di esso e spiega che ben pochi semi raggiungono il suo cuore e che anche in seguito alcuni si staccano ancora da esso. Lo stesso accadrà ai discepoli: alcuni se ne andranno per agitazione, altri per incostanza, per pigrizia, per orgoglio, per leggerezza.

Poco dopo, Simone gli confessa di non riuscire ad amare Giuda e gli chiede se gli sembra sincero. Gesù non gli risponde subito e osserva intensamente le libellule in riva all’acqua. Di fronte all’insistenza di Simone, risponde in modo allusivo.

Contenuto del capitolo: 216 .1: Maria Valtorta si sofferma a descrivere la varietà dei profumi e la bellezza dell’universo. 216.2: Gli apostoli procedono sotto il sole, combattuti dall’accoglienza, dalla fame e dalla sete. Lo Zelota scopre un ruscello. 216.3: Gesù conversa con lo Zelota e paragona la fedeltà dei suoi discepoli al fiore di tarassaco che si disperde. 216.4: Gesù risponde in modo allusivo al suo pensiero su Giuda.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 78

EMR 216.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Una pianura percossa dal sole che arroventa i grani maturi e ne estrae un odore che già ricorda il pane. L’odore del sole, dei bucati, delle messi, l’odore dell’estate.

Perché ogni stagione, potrei dire ogni mese, e anche ogni ora del giorno, ha il suo odore, così come ogni località ha il suo, per uno dai sensi molto affinati e lo spirito di osservazione molto acuto. È ben diverso l’odore di un giorno invernale e con del vento tagliente, da quello pastoso di un giorno d’inverno che sia nebbioso, o dall’odore che sparge la neve. E quanto diversi da questi l’odore della primavera che viene e che si preannuncia così, in un profumo che non è profumo, ma che è ben diverso dall’odore dell’inverno. Ci si alza una mattina ed ecco che l’aria ha un odore diverso: il primo sospiro della primavera. E su, su, per l’odore dei frutteti in fiore, poi dei giardini, delle messi, fino a quello caldo delle vendemmie, e dentro, come un intermezzo, l’odore della terra dopo un temporale… E le ore? Sarebbe stolto dire che l’odore dell’aurora è come quello del meriggio, e questo come quello della sera o della notte. Il primo, fresco e verginale; l’altro, ridente e gaudente; l’altro ancora, stanco e pure saturo di tutto quanto esalò, nel giorno, i suoi odori; l’ultimo, quello notturno, pacato, raccolto, quasi la terra fosse un’enorme cuna raccogliente il riposo dei suoi piccini.

E i luoghi? Oh! l’odore delle marine così diverso dalle albe alle sere, dai meriggi alle notti, dalle burrasche alle calme, dalle plaghe scogliose a quelle a spiaggia bassa! E l’odore delle alghe che si scoprono dopo le maree, e sembra che il mare abbia aperto le sue viscere per farci aspirare l’afrore del fondo. Così diverso questo odore da quello delle pianure interne, e questo dai luoghi di collina, e questo dagli alti monti.

È tanta l’infinità del Creatore, che ha potuto imprimere un segno, o di luce, o di colore, o di profumo, o di suono, o di forma, o di altezza, su ognuna delle infinite cose che Egli ha creato. Bellezza infinita dell’Universo, che non ti vedo più che così, attraverso le visioni e il ricordo di ciò che vidi, amando Dio e pregandolo attraverso le sue opere e per la gioia che il vederle mi davano, quanto sei vasta, potente, inesauribile e scevra di stanchezze! Non ne hai e non ne dai. Ma anzi l’uomo si rinnova nel guardarti, Universo del mio Signore, si fa più buono, più puro, si eleva, dimentica… Oh! poterti sempre guardare, e dimenticare gli uomini nella loro parte inferiore, e amarli nella e per la loro anima e per condurli a Dio!

Ed ecco che seguendo Gesù, che va con gli apostoli per questa pianura piena di messi, io divago di nuovo lasciandomi prendere dalla gioia di parlare del mio Dio nelle sue splendide opere. È amore anche questo, perché la creatura loda nella creatura ciò che in essa ama o loda, semplicemente, la creatura che ama. E così è anche fra creatura e Creatore. Chi lo ama lo loda, e tanto più lo ama tanto più lo loda per Se stesso e per le sue opere. Ma ora impongo silenzio al cuore e vado dietro a Gesù, non come adoratrice ma come fedele cronista.

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Maria Valtorta loda il Creatore nella Creazione.

EMR 217

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Titolo del capitolo: Le spighe raccolte nel giorno di sabato

Data della visione: venerdì 13 luglio 1945

Calendario: sabato 6 maggio 28 (24 lyyar o ziv 3788)

Luoghi (mappa): Ashqêlon (Ascalona)

Ciclo: Apostolato in Filistea

Sintesi: Gli apostoli hanno fame e si lamentano perché nessuno accetta di dare loro da mangiare. Si disperdono quindi in un campo di grano per procurarsi del cibo. Lungo la strada, Gesù incontra dei farisei che gli sono ostili. Jonathas ben Ouziel gli chiede allora perché si trovi lì e il Maestro risponde che ci sono anime da salvare. È stato mandato per evangelizzare, e il membro del Sinedrio ribatte che nulla prova che sia stato mandato da Dio. Gesù finisce per dirgli che non chiede nulla, ma che sta compiendo la sua missione, che vuole donare la vita eterna, anche a Jonathas, e che questi può perderla offendendo Dio e rifiutando il suo Messia.

L’uomo allora si mette in scena fingendo di essere nel giusto e, dopo che Gesù ha pronunciato una profezia contro di lui, il fariseo chiede perché permetta ai suoi apostoli di nutrirsi nei campi e di commettere un peccato, dato che è sabato. Pietro si giustifica a nome di tutti, ma Jonathas fa sapere di essere scandalizzato, e Gesù prende allora la parola riprendendo le parole del Vangelo. Cita Davide e i pani consacrati, dichiara che i discepoli hanno raccolto le spighe di grano che appartengono anche agli uccelli, ma ancor più ai figli del Padre. Conclude dicendo che il Figlio dell’Uomo è il signore del sabato e pronuncia un’altra profezia su Gionata. Poi il gruppo apostolico si allontana dal resto della comitiva e va a dormire in una sorta di dune di sabbia, poiché si stanno avvicinando al mare e ad Asqêlon.

Contenuto del capitolo: 217 .1: Gli apostoli, respinti, finiscono per mangiare delle spighe di grano. 217.2: Gionata, figlio di Uziel, cerca di provocare Gesù. 217.3: Gesù risponde con l’esempio di Davide all’accusa di furto e di violazione del sabato. 217.4: Gesù misericordioso, Signore del sabato.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 79

Parole chiave

EMR 217.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Si volge ai discepoli: «Venite. Andiamo a cercare un letto fra le sabbie che sono ormai vicine. Avremo sempre a compagne le stelle e ci daranno ristoro le rugiade. Dio provvederà, Lui che mandò la manna ad Israele, a nutrire noi pure, poveri e fedeli a Lui».

E Gesù lascia in asso il gruppo astioso e se ne va coi suoi, mentre la sera scende con le prime ombre violette… Trovano finalmente una siepe di fichi d’India sulla cui cima, irta di palette pungenti, sono dei fichi che iniziano a maturare. Ma tutto è buono per chi ha fame. E, pungendosi, colgono i più maturi e vanno, finché i campi cessano in dune sabbiose. Viene da lontano un rumore di mare.

«Sostiamo qui. La sabbia è soffice e calda. Domani entreremo in Ascalona», dice Gesù, e tutti cadono stanchi ai piedi di un’alta duna.

Dettaglio

Obiezione sollevata: i fichi d’India sono un anacronismo. Vedi la nota.

Contesto: Gesù se ne va dopo essere stato avvicinato da un gruppo di farisei ostili.

Annotazione

Alla fine trovano una siepe di fichi d’India, sulle cui cime, irte di spine, i fichi cominciano a maturare. Questa menzione suscita curiosità: si ritiene infatti che il fico d’India, o fico d’India, sia stato importato dal Messico da Cristoforo Colombo. Si tratta di un grossolano anacronismo o di una rara conoscenza di Maria Valtorta? Vedi il commento e un video sull’argomento.

EMR 218

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Titolo del capitolo: Vari incontri ad Ashqelôn (Ascalona), città della Filistea

Data della visione: sabato 14 luglio 1945

Calendario: domenica 7 maggio 28 (25 Lyar o Ziv 3788)

Luoghi (mappa): Ashqêlon (Ascalona)

Ciclo: Apostolato in Filistea

Sintesi: Gli apostoli si risvegliano lì e riprendono il cammino. Giungono su una riva e Giovanni rimane incantato dal mare. Gli apostoli chiedono da dove entreranno ad Ashqêlon e Gesù afferma di sapere quale strada prendere. I discepoli gli chiedono quindi se ci sia già stato, e lui risponde di sì: tuttavia, era troppo piccolo per ricordarsene. Giacomo di Zebedeo fa allora notare che il Cristo non sbaglia mai strada e non è la prima volta che se ne rende conto.

Si incamminano verso un piccolo borgo rurale dove vivono alcuni orticoltori. Dato che hanno fame, Tommaso contratta duramente con uno di loro per procurarsi delle uova, e alla fine ne ottiene due dozzine. Si recano quindi da un altro orticoltore che, a sua volta, avrebbe del pane. All’inizio il vecchio li ignora, ma Pietro riesce infine a suscitare una reazione menzionando Sansone, il personaggio biblico, e Simone di Giona finisce per dire che è cristiano, che appartiene a Cristo, il Messia e il re d’Israele che sconfiggerà «il mondo intero e persino l’inferno». Ciò suscita la curiosità dell’uomo, che li invita ad avvicinarsi. Le sue schiave, due donne africane di nome Anibé e Nubi, vengono a servirli e mangiano insieme. Il vecchio Anania spiega da dove provengono le donne e chiede come Gesù intenda compiere la sua conquista. Quest’ultimo spiega allora che vuole donarci il Regno dei Cieli, persino a lui che è un filisteo. Quest’ultimo è interessato al concetto di eternità dell’anima, che viene rivelato anche ad Anibé e Nubi. Gesù gli promette inoltre che la moglie e il figlio che ha perso non sono morti, poiché l’anima sopravvive. Il orticoltore finisce per offrire loro un alloggio, e il gruppo apostolico lo lascia per recarsi in città. Gesù manda gli apostoli a predicare e lui, dal canto suo, passeggia da solo ad Ascalona.

Lì incontra Alessandro, un bambino che è stato espulso dalla classe perché era turbolento. Dopo aver ottenuto dal bambino la promessa di non comportarsi più male e, soprattutto, di non costruire più un burattino di legno che prende in giro il capo della sinagoga, Gesù lo accompagna fino al negozio dei suoi genitori. Lì incontra sua madre e la povera Dina, un’altra bambina la cui madre è gravemente malata. La piccola ha perso il padre in mare e, poiché questi era un dipendente dei genitori di Alessandro, questi ultimi si sono presi cura di lei come meglio potevano. Ma la madre di Dina sta morendo di una malattia incurabile. Gesù le chiede quindi di accompagnarla a casa e, lungo la strada, lei afferma che se sapesse dove si trova il Messia, crederebbe in lui e gli chiederebbe di compiere un miracolo. Gesù sorride di fronte alla sua professione di fede e, quando giungono dalla morente, si rivela per quello che è e guarisce la madre. Poi prende congedo da quella povera famiglia di Asqêlon.

Contenuto del capitolo: 218.1: In cammino, lungo la riva, verso la città già in vista. 218.2: Al mercato, Tommaso contratta per delle uova con un filisteo. 218.3: Pietro chiede del pane al filisteo Anania e gli parla del Messia. 218.4: Anania offre da mangiare a Gesù e ai suoi. 218.5: Gesù gli parla del Regno per tutti, anche per i filistei, e della sua anima. 218.6: Gesù manda gli apostoli a predicare divisi in quattro gruppi. Da solo, respinge una prostituta, ma accoglie i bambini. 218.7: Va con il piccolo Alessandro che gli racconta la storia della piccola Dina. A Gesù viene consegnato un burattino irrispettoso. 218.8: Ammira i tappeti della fabbrica e la bontà della madre. 218.9: Parla del Messia alla piccola Dina, che lo accompagna a casa sua. 218.10: Dove guarisce la madre morente.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 80