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Note del tema

La realtà del peccato, della grazia e del perdono

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Comfort di lettura

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EMR 7.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

7.5 Vorrei anche esser peccatrice, tanto peccatrice, se non temessi di offendere il Signore… Dimmi, mamma. Si può esser peccatrici per amore di Dio?».

«Ma che dici, tesoro? Io non comprendo».

«Voglio dire: peccare per poter essere amata da Dio che diviene Salvatore. Si salva chi è perduto. Non è vero? Io vorrei esser salvata dal Salvatore per avere il suo sguardo d’amore. Per questo vorrei peccare, ma non fare peccato che lo disgusti. Come può salvarmi se non mi perdo?».

Anna è sbalordita. Non sa più che dire.

La soccorre Gioacchino che, camminando sull’erba, si è avvicinato senza rumore dietro la siepe dei tralci bassi. «Ti ha salvata avanti, perché sa che tu lo ami e vuoi amare Lui solo. Per questo tu sei già redenta e puoi esser vergine come tu vuoi», dice Gioacchino.

«Davvero, padre mio?». Maria gli si stringe ai ginocchi e lo guarda con le chiare stelle dei suoi occhi, così simili a quelli paterni e così felici per questa speranza che il padre le dà.

«In verità, piccolo amore. Guarda. Io ti portavo ora questo piccolo passero volato, al suo primo volo, presso la fonte. Avrei potuto lasciarlo, ma le sue deboli ali e le zampine di seta non avevano forza di sollevarsi a nuovo volo o di rattenerlo sulle pietre muscose che scivolano. Sarebbe caduto nella fonte. Non ho aspettato che avvenisse. L’ho preso e te lo dono. Ne farai ciò che vuoi. Il fatto è che è stato salvato prima di cadere nel pericolo. Lo stesso, Dio ha fatto con te. Ora dimmi, Maria. Ho amato più il passero salvandolo prima, o l’avrei amato di più salvandolo poi?».

«Ora l’hai amato, perché non hai permesso si facesse male coll’acqua gelata».

«E Dio ti ha amata di più, perché ti ha salvata avanti che tu peccassi».

«Ed io allora lo amerò del tutto. Del tutto. Passerino bello, io son come te. Il Signore ci ha amati in modo uguale, dandoci salvezza… Ora io ti alleverò e poi ti lascerò andare. E tu canterai nel bosco e io nel Tempio le lodi di Dio, e diremo: “Manda, manda il tuo Promesso a chi attende”.

Dettaglio

Maria bambina ha deciso di essere vergine per amore di Dio e spera di essere la serva della Madre di Dio. Poi aggiunge:

Annotazione

Si può essere peccatori per amore di Dio? (...) Come può salvarmi se non mi perdo?

Questo rapporto paradossale tra il peccato e l'amore riconoscente per il Redentore si ritrova nell'Exultet pasquale: Benedetto il peccato dell'uomo, che ha portato al mondo in difficoltà l'unico Salvatore!

Anche San Paolo coltiva questo paradosso per amore dei suoi fratelli: Io stesso vorrei essere anatema per i Giudei, miei fratelli di razza, separati da Cristo (Romani 9,3).

EMR 7.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

7.8 Cosa è la ragione? Un dono di Dio. Dio la può dunque dare nella misura che vuole, a chi vuole e quando vuole darla. La ragione è, anzi, una delle cose che più vi fanno somiglianti a Dio, Spirito intelligente e ragionante. La ragione e l’intelligenza furono grazie date da Dio all’Uomo nel Paradiso terrestre. E come erano vive quando la Grazia era viva, ancora intatta e operante nello spirito dei due Primi!

Nel libro di Gesù Bar Sirac è detto: “Ogni sapienza viene dal Signore Iddio ed è stata sempre con Lui anche avanti i secoli”. Quale sapienza avrebbero perciò avuto gli uomini se fossero rimasti figli a Dio?

Annotazione

Libro di Ben Sira il Saggio

Si 1, 1 : Ogni saggezza viene dal Signore e rimane con lui per sempre.

EMR 7.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Le vostre lacune nell’intelligenza sono il frutto naturale del vostro decadimento nella Grazia e nell’onestà. Perdendo la Grazia vi siete allontanata, per secoli, la Sapienza. Come meteora che si nasconde dietro a nebulosità di chilometri, la Sapienza non vi è più giunta coi suoi netti bagliori, ma attraverso foschie che le prevaricazioni vostre rendevano sempre più gravi.

EMR 7.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Poi è venuto il Cristo e vi ha reso la Grazia, dono supremo dell’amore di Dio. Ma voi la sapete custodire, questa gemma, netta e pura? No. Quando non la frantumate con individuale volontà di peccato, la sporcate con le continue colpe minori, le debolezze, le simpatie al vizio, anche le simpatie, che, se non sono veri coniugi col vizio settiforme, sono indebolimento della luce della Grazia e della sua attività. Avete poi, a indebolire la magnifica luce dell’intelligenza che Dio aveva dato ai Primi, secoli e secoli di corruzioni, che si ripercuotono deleterie sul fisico e sulla mente.

EMR 10.9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Non è in grazia chi è contrario alla Legge di Dio, che è ben chiara nei suoi ordini

EMR 17.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

L’anima in grazia possiede l’amore e, possedendo l’amo­­re, possiede Dio, ossia il Padre che la conserva, il Figlio che l’ammaestra, lo Spirito che la illumina. Possiede quindi la Conoscenza, la Scienza, la Sapienza. Possiede la Luce.

EMR 17.4-7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dio aveva detto all’uomo e alla donna: “Conoscete tutte le leggi ed i misteri del creato. Ma non vogliate usurparmi il diritto di essere il Creatore dell’uomo. A propagare la stirpe umana basterà il mio amore che circolerà in voi, e senza libidine di senso ma per solo palpito di carità susciterà i nuovi Adami della stirpe. Tutto vi dono. Solo mi serbo questo mistero della formazione dell’uomo”.

17.5 Satana ha voluto levare questa verginità intellettuale al­l’uomo, e con la sua lingua serpentina ha blandito e accarezzato membra e occhi di Eva, suscitandone riflessi e acutezze che prima non avevano, perché la Malizia non li aveva intossicati.

Essa “vide”. E vedendo volle provare. La carne era destata. Oh! se avesse chiamato Dio! Se fosse corsa a dirgli: “Padre! Io son malata. Il Serpente mi ha accarezzata e il turbamento è in me”. Il Padre l’avrebbe purificata e guarita col suo alito, che, come le aveva infuso la vita, poteva infonderle nuovamente innocenza, smemorandola del tossico serpentino ed anzi mettendo in lei la ripugnanza per il Serpente, come è in quelli che un male ha assalito e che, guariti di quel male, ne portano una istintiva ripugnanza. Ma Eva non va al Padre. Eva torna dal Serpente. Quella sensazione è dolce per lei. “Vedendo che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi e bello all’occhio e gradevole all’aspetto, lo colse e ne mangiò”.

E “comprese”. Ormai la malizia era scesa a morderle le viscere. Vide con occhi nuovi e udì con orecchi nuovi gli usi e le voci dei bruti. E li bramò con folle bramosia.

17.6 Iniziò sola il peccato. Lo portò a termine col compagno. Ecco perché sulla donna pesa condanna maggiore. È per lei che l’uomo è divenuto ribelle a Dio e che ha conosciuto lussuria e morte. È per lei che non ha più saputo dominare i suoi tre regni: dello spirito, perché ha permesso che lo spirito disubbidisse a Dio; del morale, perché ha permesso che le passioni lo signoreggiassero; della carne, perché l’avvilì alle leggi istintive dei bruti. “Il Serpente mi ha sedotta”, dice Eva. “La donna m’ha offerto il frutto ed io ne ho mangiato”, dice Adamo. E la cupidigia triplice abbranca da allora i tre regni dell’uomo.

17.7 Non c’è che la Grazia che riesca ad allentare la stretta di questo mostro spietato. E, se è viva, vivissima, mantenuta sempre più viva dalla volontà del figlio fedele, giunge a strozzare il mostro ed a non aver più a temere di nulla. Non dei tiranni interni, ossia della carne e delle passioni; non dei tiranni esterni, ossia del mondo e dei potenti del mondo. Non delle persecuzioni. Non della morte. È come dice l’apostolo Paolo: “Nessuna di queste cose io temo, né tengo alla mia vita più di me, purché io compia la mia missione ed il ministero ricevuto dal Signore Gesù per rendere testimonianza al Vangelo della Grazia di Dio”.

EMR 17.6-7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

(...) La cupidigia triplice abbranca da allora i tre regni dell’uomo.

Non c’è che la Grazia che riesca ad allentare la stretta di questo mostro spietato. E, se è viva, vivissima, mantenuta sempre più viva dalla volontà del figlio fedele, giunge a strozzare il mostro ed a non aver più a temere di nulla. Non dei tiranni interni, ossia della carne e delle passioni; non dei tiranni esterni, ossia del mondo e dei potenti del mondo. Non delle persecuzioni. Non della morte. È come dice l’apostolo Paolo: “Nessuna di queste cose io temo, né tengo alla mia vita più di me, purché io compia la mia missione ed il ministero ricevuto dal Signore Gesù per rendere testimonianza al Vangelo della Grazia di Dio”.

Dettaglio

In questo capitolo Cristo parla del peccato originale e dichiara che da allora la triplice concussione riguarda i regni dell'uomo, che sono la carne, la condotta morale e lo spirito.

EMR 17.12

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il principio della colpa fu nella disubbidienza. “Non mangiate e non toccate di quell’albero”, aveva detto Iddio. E l’uomo e la donna, i re del creato, che potevano di tutto toccare e mangiare fuor che di quello, perché Dio voleva non renderli che inferiori agli angeli, non tennero conto di quel divieto.

La pianta: il mezzo per provare l’ubbidienza dei figli.

Che è l’ubbidienza al comando di Dio? È bene, perché Dio non comanda che il bene. Che è la disubbidienza? È male, perché mette l’animo nelle disposizioni di ribellione su cui Satana può operare.

EMR 17.12

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Eva va alla pianta da cui sarebbe venuto il suo bene con lo sfuggirla o il suo male coll’avvicinarla. Vi va trascinata dalla curiosità bambina di vedere che avesse in sé di speciale, dall’imprudenza che le fa parere inutile il comando di Dio, dato che lei è forte e pura, regina dell’Eden, in cui tutto le ubbidisce e in cui nulla potrà farle del male. La sua presunzione la rovina. La presunzione è già lievito di superbia.

Alla pianta trova il Seduttore il quale, alla sua inesperienza, alla sua vergine tanto bella inesperienza, alla sua maltutelata da lei inesperienza, canta la canzone della menzogna. “Tu credi che qui sia del male? No. Dio te l’ha detto, perché vi vuol tenere schiavi del suo potere. Credete d’esser re? Non siete neppur liberi come lo è la fiera. Ad essa è concesso di amarsi di amor vero. Non a voi. Ad essa è concesso d’esser creatrice come Dio. Essa genererà figli e vedrà crescere a suo piacere la famiglia. Non voi. A voi negata è questa gioia. A che pro dunque farvi uomo e donna se dovete vivere in tal maniera? Siate dèi. Non sapete quale gioia è l’esser due in una carne sola, che ne crea una terza e molte più terze? Non credete alle promesse di Dio di avere gioia di posterità vedendo i figli crearsi nuove famiglie, lasciando per esse e padre e madre. Vi ha dato una larva di vita: la vita vera è di conoscere le leggi della vita. Allora sarete simili a dèi e potrete dire a Dio: ‘Siamo tuoi uguali’”.

E la seduzione è continuata, perché non vi fu volontà di spezzarla, ma anzi volontà di continuarla e di conoscere ciò che non era dell’uomo. Ecco che l’albero proibito diviene, alla razza, realmente mortale, perché dalle sue rame pende il frutto dell’amaro sapere che viene da Satana. E la donna diviene femmina e, col lievito della conoscenza satanica in cuore, va a corrompere Adamo. Avvilita così la carne, corrotto il morale, degradato lo spirito, conobbero il dolore e la morte dello spirito privato della Grazia, e della carne privata dell’immortalità. E la ferita di Eva generò la sofferenza, che non si placherà finché non sarà estinta l’ultima coppia sulla Terra.