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Note del tema

Vizi, difetti, imperfezioni, peccati e inclinazioni malvagie

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EMR 5.14-15

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La sublime rivincita di Dio sulla vendetta di Satana è stata il portare la perfezione della creatura diletta ad una superperfezione, che annullasse almeno in una ogni ricordo di umanità, suscettibile al veleno di Satana, per cui non da casto abbraccio d’uomo ma da divino amplesso, che fa trascolorare lo spirito nell’estasi del Fuoco, sarebbe venuto il Figlio.

5.15 La Verginità della Vergine!…

Vieni. Medita questa verginità profonda, che dà nel contemplarla vertigini d’abisso! Cosa è la povera verginità forzata della donna che nessun uomo ha sposato? Meno che nulla. Cosa la verginità di quella che volle esser vergine per esser di Dio, ma sa esserlo solo nel corpo e non nello spirito, nel quale lascia entrare tanti estranei pensieri, e carezza e accetta carezze di umani pensieri? Comincia ad essere una larva di verginità. Ma ben poco ancora. Cosa è la verginità di una claustrata che vive solo di Dio? Molto. Ma sempre non è perfetta verginità rispetto a quella della Madre mia.

Un coniugio vi è sempre stato, anche nel più santo. Quello di origine fra lo spirito e la Colpa. Quello che solo il Battesimo scioglie. Scioglie, ma, come di donna separata da morte dello sposo, non rende verginità totale quale era quella dei Primi avanti il Peccato. Una cicatrice resta e duole, facendo ricordare di sé, ed è sempre pronta a rifiorire in piaga, come certi morbi che periodicamente i loro virus acutizzano. Nella Vergine non vi è questo segno di disciolto coniugio con la Colpa. La sua anima appare bella e intatta come quando il Padre la pensò adunando in Lei tutte le grazie.

È la Vergine. È l’Unica. È la Perfetta. È la Completa. Pensata tale. Generata tale. Rimasta tale. Incoronata tale. Eternamente tale. È la Vergine. È l’abisso della intangibilità, della purezza, della grazia, che si perde nell’Abisso da cui è scaturito: in Dio, Intangibilità, Purezza, Grazia perfettissime.

Ecco la rivincita del Dio trino ed uno. Contro alle creature profanate Egli alza questa Stella di perfezione. Contro la curiosità malsana, questa Schiva, paga solo di amare Dio. Contro la scienza del male, questa sublime Ignorante. In Lei non è solo ignoranza dell’amore avvilito; non è solo ignoranza dell’amore che Dio aveva dato agli uomini sposi. Ma più ancora. In Lei è l’ignoranza dei fomiti, eredità del Peccato. In Lei vi è solo la sapienza gelida e incandescente dell’Amore divino. Fuoco che corazza di ghiaccio la carne, perché sia specchio trasparente all’altare dove un Dio si sposa con una Vergine, e non si avvilisce, perché la sua Perfezione abbraccia Quella che, come si conviene a sposa, è di solo un punto inferiore allo Sposo, a Lui soggetta perché Donna, ma senza macchia come Egli è».

EMR 5.14

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il vostro amore, o uomini, i vostri amori, che sono? O libidine vestita da amore. O paura insanabile di perdere l’amore del coniuge per libidine sua e di altri. Non siete mai più sicuri del possesso del cuore dello sposo o della sposa, da quando libidine è nel mondo. E tremate e piangete e divenite folli di gelosia, assassini talora per vendicare un tradimento, disperati talaltra, abulici in certi casi, dementi in altri.

EMR 6.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il Male "tante volte si serve dell’occhio per penetrare nel cuore".

Parole chiave

EMR 7.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

7.5 Vorrei anche esser peccatrice, tanto peccatrice, se non temessi di offendere il Signore… Dimmi, mamma. Si può esser peccatrici per amore di Dio?».

«Ma che dici, tesoro? Io non comprendo».

«Voglio dire: peccare per poter essere amata da Dio che diviene Salvatore. Si salva chi è perduto. Non è vero? Io vorrei esser salvata dal Salvatore per avere il suo sguardo d’amore. Per questo vorrei peccare, ma non fare peccato che lo disgusti. Come può salvarmi se non mi perdo?».

Anna è sbalordita. Non sa più che dire.

La soccorre Gioacchino che, camminando sull’erba, si è avvicinato senza rumore dietro la siepe dei tralci bassi. «Ti ha salvata avanti, perché sa che tu lo ami e vuoi amare Lui solo. Per questo tu sei già redenta e puoi esser vergine come tu vuoi», dice Gioacchino.

«Davvero, padre mio?». Maria gli si stringe ai ginocchi e lo guarda con le chiare stelle dei suoi occhi, così simili a quelli paterni e così felici per questa speranza che il padre le dà.

«In verità, piccolo amore. Guarda. Io ti portavo ora questo piccolo passero volato, al suo primo volo, presso la fonte. Avrei potuto lasciarlo, ma le sue deboli ali e le zampine di seta non avevano forza di sollevarsi a nuovo volo o di rattenerlo sulle pietre muscose che scivolano. Sarebbe caduto nella fonte. Non ho aspettato che avvenisse. L’ho preso e te lo dono. Ne farai ciò che vuoi. Il fatto è che è stato salvato prima di cadere nel pericolo. Lo stesso, Dio ha fatto con te. Ora dimmi, Maria. Ho amato più il passero salvandolo prima, o l’avrei amato di più salvandolo poi?».

«Ora l’hai amato, perché non hai permesso si facesse male coll’acqua gelata».

«E Dio ti ha amata di più, perché ti ha salvata avanti che tu peccassi».

«Ed io allora lo amerò del tutto. Del tutto. Passerino bello, io son come te. Il Signore ci ha amati in modo uguale, dandoci salvezza… Ora io ti alleverò e poi ti lascerò andare. E tu canterai nel bosco e io nel Tempio le lodi di Dio, e diremo: “Manda, manda il tuo Promesso a chi attende”.

Dettaglio

Maria bambina ha deciso di essere vergine per amore di Dio e spera di essere la serva della Madre di Dio. Poi aggiunge:

Annotazione

Si può essere peccatori per amore di Dio? (...) Come può salvarmi se non mi perdo?

Questo rapporto paradossale tra il peccato e l'amore riconoscente per il Redentore si ritrova nell'Exultet pasquale: Benedetto il peccato dell'uomo, che ha portato al mondo in difficoltà l'unico Salvatore!

Anche San Paolo coltiva questo paradosso per amore dei suoi fratelli: Io stesso vorrei essere anatema per i Giudei, miei fratelli di razza, separati da Cristo (Romani 9,3).

EMR 7.7-9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

7.7 Dice Gesù:

«Sento già i commenti dei dottori del cavillo: “Come può una bambina di non ancora tre anni parlare così? È una esagerazione”. E non riflettono che loro mi fanno mostruoso alterando la mia infanzia ad atti da adulto.

L’intelligenza non viene a tutti nello stesso modo e tempo. La Chiesa ha fissato la responsabilità delle azioni a sei anni, perché quella è l’età in cui anche un tardivo può distinguere, almeno rudimentalmente, il bene e il male. Ma vi sono bambini che molto prima sono capaci di discernere e intendere e volere con ragione già sufficientemente sviluppata. La piccola Imelde Lambertini, Rosa da Viterbo, Nellie Organ, Nennolina, vi diano base, o dottori difficili, per credere che mia Madre potesse pensare e parlare così. Non ho preso che quattro nomi a caso nelle migliaia di santi bambini che popolano il mio Paradiso dopo aver ragionato da adulti sulla Terra per più o meno anni.

7.8 Cosa è la ragione? Un dono di Dio. Dio la può dunque dare nella misura che vuole, a chi vuole e quando vuole darla. La ragione è, anzi, una delle cose che più vi fanno somiglianti a Dio, Spirito intelligente e ragionante. La ragione e l’intelligenza furono grazie date da Dio all’Uomo nel Paradiso terrestre. E come erano vive quando la Grazia era viva, ancora intatta e operante nello spirito dei due Primi!

Nel libro di Gesù Bar Sirac è detto: “Ogni sapienza viene dal Signore Iddio ed è stata sempre con Lui anche avanti i secoli”. Quale sapienza avrebbero perciò avuto gli uomini se fossero rimasti figli a Dio?

Le vostre lacune nell’intelligenza sono il frutto naturale del vostro decadimento nella Grazia e nell’onestà. Perdendo la Grazia vi siete allontanata, per secoli, la Sapienza. Come meteora che si nasconde dietro a nebulosità di chilometri, la Sapienza non vi è più giunta coi suoi netti bagliori, ma attraverso foschie che le prevaricazioni vostre rendevano sempre più gravi.

Poi è venuto il Cristo e vi ha reso la Grazia, dono supremo dell’amore di Dio. Ma voi la sapete custodire, questa gemma, netta e pura? No. Quando non la frantumate con individuale volontà di peccato, la sporcate con le continue colpe minori, le debolezze, le simpatie al vizio, anche le simpatie, che, se non sono veri coniugi col vizio settiforme, sono indebolimento della luce della Grazia e della sua attività. Avete poi, a indebolire la magnifica luce dell’intelligenza che Dio aveva dato ai Primi, secoli e secoli di corruzioni, che si ripercuotono deleterie sul fisico e sulla mente.

7.9 Ma Maria era non solo la Pura, la nuova Eva ricreata per gioia di Dio: era la super Eva, era il Capolavoro dell’Altissimo, era la Piena di Grazia, era la Madre del Verbo nella mente di Dio.

“Fonte della Sapienza” dice Gesù Bar Sirac “è il Verbo”. Il Figlio non avrà, dunque, messo sul labbro della Madre la sua sapienza?

Se a un profeta, che doveva dire le parole che il Verbo, la Sapienza, gli affidava per dirle agli uomini, fu mondata la bocca coi carboni ardenti, non avrà l’Amore, alla sua Sposa infante che doveva portare la Parola, nettata ed esaltata la favella, perché non più parlasse da bambina e poi da donna, ma solo e sempre da creatura celeste, fusa alla gran luce e sapienza di Dio?

Il miracolo non è nell’intelligenza superiore mostrata in puerile età da Maria, come poi da Me. Il miracolo è nel contenere la Intelligenza infinita, che vi abitava, negli argini atti a non trasecolare le folle e a non svegliare l’attenzione satanica.

Ancora parlerò su questo, che rientra nel “ricordarsi” che i santi hanno di Dio».

Dettaglio

Dettato dopo che Maria ha visto un episodio dell'infanzia di Maria, in cui quest'ultima mostra una vivace intelligenza e ricorda testi biblici che racconta come se fosse stata presente. Anna esclama: "Come fai a sapere queste cose sante? Chi te le ha insegnate? Tuo padre?" "No, non so chi. Mi sembra di averle sempre sapute. Ma forse è qualcuno che me le dice ma che io non vedo. Forse è uno degli angeli che Dio manda a parlare alle persone buone". E Gesù commenta questo episodio.

EMR 7.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Le vostre lacune nell’intelligenza sono il frutto naturale del vostro decadimento nella Grazia e nell’onestà. Perdendo la Grazia vi siete allontanata, per secoli, la Sapienza. Come meteora che si nasconde dietro a nebulosità di chilometri, la Sapienza non vi è più giunta coi suoi netti bagliori, ma attraverso foschie che le prevaricazioni vostre rendevano sempre più gravi.

EMR 7.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Poi è venuto il Cristo e vi ha reso la Grazia, dono supremo dell’amore di Dio. Ma voi la sapete custodire, questa gemma, netta e pura? No. Quando non la frantumate con individuale volontà di peccato, la sporcate con le continue colpe minori, le debolezze, le simpatie al vizio, anche le simpatie, che, se non sono veri coniugi col vizio settiforme, sono indebolimento della luce della Grazia e della sua attività. Avete poi, a indebolire la magnifica luce dell’intelligenza che Dio aveva dato ai Primi, secoli e secoli di corruzioni, che si ripercuotono deleterie sul fisico e sulla mente.

EMR 10.9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

10.9 L’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio. Una delle somiglianze è nella possibilità, per lo spirito, di ricordare, vedere e prevedere. Questo spiega la facoltà di leggere nel futuro. Facoltà che viene, per volere di Dio, molte volte e direttamente, altre per ricordo che si alza come sole su un mattino, illuminando un dato punto dell’orizzonte dei secoli già visto dal seno di Dio.

Sono misteri che sono troppo alti perché li possiate comprendere in pieno. Ma riflettete.

Quell’Intelligenza suprema, quel Pensiero che tutto sa, quella Vista che tutto vede, che vi crea con un moto del suo volere e con un alito del suo amore infinito, facendovi suoi figli per l’origine e suoi figli per la mèta vostra, può forse darvi cosa che sia diversa da Lui? Ve la dà in parte infinitesimale, perché non potrebbe la creatura contenere il Creatore. Ma quella parte è perfetta e completa nella sua infinitesimalità.

Quale tesoro di intelligenza non ha dato Dio all’uomo, ad Adamo! La colpa l’ha menomato, ma il mio Sacrificio lo reintegra e vi apre i fulgori della Intelligenza, i suoi fiumi, la sua scienza. Oh! sublimità della mente umana, unita per la Grazia a Dio, compartecipe della capacità di Dio di conoscere!… Della mente umana unita per la Grazia a Dio.

Non c’è altro modo. Lo ricordino i curiosi di segreti ultra umani. Ogni cognizione che non venga da anima in grazia — e non è in grazia chi è contrario alla Legge di Dio, che è ben chiara nei suoi ordini — non può che venire da Satana, e difficilmente corrisponde a verità, per quanto si riferisce ad argomenti umani, mai risponde a verità per quanto si riferisce al sopraumano, perché il Demonio è padre di menzogna e seco trascina su sentiero di menzogna. Non c’è nessun altro metodo, per conoscere il vero, che quello che viene da Dio, il quale parla e dice o richiama a memoria, così come un padre richiama a memoria un figlio sulla casa paterna, e dice: “Ricordi quando con Me facevi questo, vedevi quello, udivi quest’altro? Ricordi quando ricevevi il mio bacio di commiato? Ricordi quando mi vedesti per la prima volta, il folgorante sole del mio volto sulla tua vergine anima testé creata e ancora monda, perché appena da Me uscita, dalla tabe che ti ha poi menomata? Ricordi quando comprendesti in un palpito d’amore cosa è l’Amore? Quale è il mistero del nostro Essere e Procedere?”. E, dove la capacità limitata dell’uomo in grazia non giunge, ecco lo Spirito di scienza che parla e ammaestra.

Ma, per possedere lo Spirito, occorre la Grazia. Ma, per possedere la Verità e Scienza, occorre la Grazia. Ma, per avere seco il Padre, occorre la Grazia. Tenda in cui le Tre Persone fanno dimora, Propiziatorio su cui posa l’Eterno e parla, non da dentro alla nube, ma svelando la sua Faccia al figlio fedele. I santi si ricordano di Dio. Delle parole udite nella Mente creatrice e che la Bontà risuscita nel loro cuore per innalzarli come aquile nella contemplazione del Vero, nella conoscenza del Tempo.

EMR 17.6-7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

(...) La cupidigia triplice abbranca da allora i tre regni dell’uomo.

Non c’è che la Grazia che riesca ad allentare la stretta di questo mostro spietato. E, se è viva, vivissima, mantenuta sempre più viva dalla volontà del figlio fedele, giunge a strozzare il mostro ed a non aver più a temere di nulla. Non dei tiranni interni, ossia della carne e delle passioni; non dei tiranni esterni, ossia del mondo e dei potenti del mondo. Non delle persecuzioni. Non della morte. È come dice l’apostolo Paolo: “Nessuna di queste cose io temo, né tengo alla mia vita più di me, purché io compia la mia missione ed il ministero ricevuto dal Signore Gesù per rendere testimonianza al Vangelo della Grazia di Dio”.

Dettaglio

In questo capitolo Cristo parla del peccato originale e dichiara che da allora la triplice concussione riguarda i regni dell'uomo, che sono la carne, la condotta morale e lo spirito.