77.4 «Si vedono delle case», dice Giovanni che precede di qualche passo gli altri.
«È Ebron. A cavaliere fra due fiumi col suo dorso. Vedi, Maestro? Quel casamento là, fra tutto quel verde, un poco più alto degli altri? È la casa di Zaccaria».
«Affrettiamo il passo».
Fanno svelti gli ultimi metri di strada, entrano in paese. Gli zoccoletti delle pecore paiono nacchere sulle pietre irregolari della via, qui selciata rudimentalmente così. Raggiungono la casa. La gente guarda quel gruppo di uomini di diverso aspetto, età e vestito, fra il bianco delle pecore.
«Oh! È diversa! Qui vi era il cancello!», dice Elia. Ora, invece del cancello, è un portone ferrato che preclude la vista, e anche il muretto di cinta è più alto di un uomo, e perciò nulla si vede.
«Forse sarà aperto sul dietro, andiamo». Girano un vasto quadrilatero, meglio un vasto rettangolo, ma il muro è uguale da per tutto.
«Muro fatto da poco», dice Giovanni osservandolo. «È senza sfregi, e in terra sono ancora pietre calcinose».
«Non vedo neppure il sepolcro… Era verso il bosco. Ora il bosco è fuori del muro e… e pare di tutti. Vi fanno legna…». Elia è perplesso.
77.5 Un uomo, un taglialegna vecchietto, bassetto ma robusto, che osserva il gruppo, lascia di segare un tronco abbattuto e viene verso il gruppo. «Chi cercate?».
«Volevamo entrare nella casa, per pregare al sepolcro di Zaccaria».
«Non c’è più sepolcro. Non sapete? Chi siete?».
«Io amico di Samuele il pastore, Lui…».
«Non occorre, Elia», dice Gesù. Elia tace.
«Ah! Samuele!… Già! Ma da quando Giovanni, figlio di Zaccaria, è in prigione, la casa non è più sua. Ed è sventura, perché egli faceva dare ogni guadagno del suo avere ai poveri di Ebron. Una mattina è venuto un della corte di Erode, ha buttato fuori Gioele, ha messo i sigilli, poi è tornato con degli artieri e ha cominciato a fare alzare il muro… Sull’angolo, là, era il sepolcro. Non lo ha voluto… e una mattina lo trovammo tutto sciupato, mezzo giù… le povere ossa mescolate… Le abbiamo raccolte come si è potuto… Ora sono in un’unica arca… E nella casa del sacerdote Zaccaria quel sozzo ci tiene le sue amanti. Ora c’è una mima di Roma. Per questo ha alzato il muro. Non vuole che si veda… La casa del sacerdote, un lupanare! La casa del miracolo e del Precursore! (...)
«Avete una sinagoga?».
«Sì. Dritto per duecento passi per questa via. Non puoi sbagliare. Vicino è l’arca dei resti violati».
«Addio. E il Signore ti illumini».
Se ne vanno. Girano sul davanti.
77.6 Sul portone è una donna giovane e sfacciatamente vestita. Bellissima. «Signore, vuoi entrare nella casa? Entra».
Gesù la fissa, severo come un giudice, e non parla.
Parla Giuda, in questo spalleggiato da tutti. «Rientra, spudorata! Non profanarci col tuo alito, cagna famelica».
La donna ha un vivo rossore e china il capo. Fa per scomparire confusa, beffata da monelli e passanti.
«Chi è tanto puro da dire: “Non ho mai desiderato il pomo offerto da Eva?”», dice Gesù severo e aggiunge: «Indicatemi costui ed Io lo saluterò “santo”. Nessuno? E allora se, non per ribrezzo ma per debolezza, vi sentite incapaci di avvicinare costei, ritiratevi. Non obbligo i deboli a lotte impari. Donna, vorrei entrare. Questa casa era di un mio parente. Mi è cara».
«Entra, Signore, se non hai schifo di me».
«Lascia aperta la porta. Che il mondo veda e non mormori…».
Gesù passa serio, solenne. La donna lo inchina soggiogata e non osa muoversi. Ma i lazzi della folla la pungono a sangue. Fugge di corsa sino in fondo al giardino, mentre Gesù va sino ai piedi della scala, sogguarda per le porte socchiuse, ma non entra. Poi va dove era il sepolcro, e dove ora è una specie di tempietto pagano.
«Le ossa dei giusti, anche se inaridite e disperse, gemono balsamo di purificazione e spargono semi di vita eterna. Pace ai morti vissuti nel bene! Pace ai puri che dormono nel Signore! Pace a coloro che soffersero, ma non vollero conoscere vizio! Pace ai veri grandi del mondo e del Cielo! Pace!».
77.7 La donna, costeggiando una siepe che la ripara, lo ha raggiunto. «Signore!».
«Donna».
«Il tuo nome, Signore».
«Gesù».
«Non l’ho mai udito. Sono romana, mima e ballerina. Non sono esperta che in lascivie. Che vuol dire quel Nome? Il mio è Aglae e… e vuol dire: vizio».
«Il mio vuol dire: Salvatore».
«Come salvi? Chi?».
«Chi ha buona volontà di salvezza. Salvo insegnando ad esser puri, a volere il dolore ma l’onore, il bene ad ogni costo». Gesù parla senza acredine, ma senza neppure voltarsi verso la donna.
«Io sono perduta…».
«Io sono Colui che ricerca i perduti».
«Io sono morta».
«Io sono Colui che dà Vita».
«Io sono sudiciume e menzogna».
«Io sono Purezza e Verità».
«Anche Bontà sei, Tu che non mi guardi, non mi tocchi e non mi calpesti. Pietà di me…».
«Tu abbiti, per prima, pietà. Dell’anima tua».
«Cosa è l’anima?».
«È ciò che dell’uomo fa un dio e non un animale. Il vizio, il peccato l’uccide e, uccisa che sia, l’uomo torna animale repellente».
«Ti potrò vedere ancora?».
«Chi mi cerca mi trova».
«Dove stai?».
«Dove i cuori hanno bisogno di medico e medicina per tornare onesti».
«Allora… non ti vedrò più… Io sto dove non si vuole medico, medicina e onestà».
«Nulla ti impedisce di venire dove sono. Il mio Nome sarà gridato per le vie e verrà fino a te. Addio».
«Addio, Signore. Lascia che ti chiami “Gesù”. Oh! non per famigliarità!… Perché entri un poco di salvezza in me. Sono Aglae, ricordati di me».
«Sì. Addio».
La donna resta nel fondo, Gesù esce severo. Guarda tutti. Vede perplessità nei discepoli, scherno negli ebroniti. Un servo chiude il portone.
77.8 Gesù va dritto per la via. Bussa alla sinagoga.
Si affaccia un vecchietto astioso. Non dà neppure tempo a Gesù di parlare. «La sinagoga è interdetta, in questo luogo santo, per coloro che commerciano con le meretrici. Via!».
Gesù si volta senza parlare e continua a camminare per la via. I suoi dietro. Finché sono fuori di Ebron. Allora parlano.
«Però l’hai voluto, Maestro», dice Giuda. «Una meretrice!».
«Giuda, in verità ti dico che ella ti supererà. E ora, tu che mi rimproveri, che mi dici sui giudei? Nei luoghi più santi della Giudea siamo stati beffati e cacciati… Ma così è. Viene il tempo che Samaria e i Gentili adoreranno il vero Dio, e il popolo del Signore sarà sporco di sangue e di un delitto… di un delitto rispetto al quale quello delle meretrici che vendono la loro carne e la loro anima sarà poca cosa. Non ho potuto pregare sulle ossa dei miei cugini e del giusto Samuele. Ma non importa. Riposate, ossa sante, giubilate o spiriti che abitavate in esse. La prima risurrezione è vicina. Poi verrà il giorno in cui sarete mostrati agli angeli come quelli dei servi del Signore».
Gesù tace e tutto ha fine.