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Luoghi - Jutta (Yutta)

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EMR 76

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Elia, Levi, Giuseppe, Gesù, Giovanni, Simone lo Zelota e Giuda si avvicinano a Yutta. Cristo intende andare a Hebron per pregare sulle ossa di Samuele e Zaccaria, ma dà la priorità a Isacco, perché dobbiamo sempre prenderci cura di coloro che soffrono. Anche pregare per i nostri morti è importante, ma essi sono già in pace se erano giusti.

Dopo aver parlato della differenza tra uomo e animale, della comunione dei santi e del legame tra i morti e i vivi, Gesù e i suoi amici arrivano a Yutta. Elia va a trovare Isacco, dicendogli che Gesù vuole vederlo e gli dice di venire. Il pastore, che era storpio e paralizzato, fu subito guarito e andò a vedere il Salvatore il più presto possibile.

Lì lo adorò e lo portò da una famiglia di Yutta che si era presa cura di lui. Si tratta di una coppia con quattro figli: i loro nomi sono Maria, Giuseppe, Emmanuele e l'ultimo non è ancora stato nominato. La famigliola crede nel Messia e lo invita a circoncidere il figlio appena nato. Gesù decide che si chiamerà Jesai. Il sacerdote venuto a celebrare la cerimonia presta poca attenzione al Signore e i loro ospiti sono mortificati, ma lui li rassicura e li conforta. Invita Giovanni a mostrare la pecora a Giuseppe ed Emmanuele. La piccola Maria rimane vicina a Gesù ed egli la invita a essere buona come sua Madre. La bambina accetta immediatamente e gli parla con familiarità. Ripreso da Giuda, Gesù le dice di lasciar perdere, perché gli innocenti sono la sua gioia e solo loro possono pronunciare il suo nome con la stessa purezza di sua Madre.

EMR 76.1.3-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

76.1 Una fresca valle sonante d’acque che vanno verso sud fra balzi e spume di un torrentello d’argento, che spruzza la sua ridente freschezza sui piccoli pascoli delle prode, ma pare che la linfa sua salga anche per le pendici, tanto sono verdi: uno smeraldo, variegato nel suo verde, che dal suolo sale, attraverso i cespugli e gli arbusti del sottobosco, sino alle cime delle alte piante, fra cui sono molti noci, del bosco vero e proprio, tutto intersecato di zone aperte, che sono pianori verdi dall’erba nutrita, pascolo sano e robusto per gli armenti.

Gesù scende, coi suoi e coi tre pastori, verso il torrente. Pazientemente si ferma quando c’è da attendere una pecora che si attarda o uno dei pastori che deve rincorrere un’agnella che si svia. È proprio il Buon Pastore ora. Anche Lui si è munito di un lungo ramo per scansare le ramaglie delle more e dei biancospini e vitalbe, che sporgono da tutte le parti e cercano afferrare le vesti. E ciò completa la sua figura pastorale.

«Vedi? Jutta è lassù. Ora passeremo il torrente, vi è un posto di guado che nell’estate serve, senza ricorrere al ponte. (...)

[Gesù parla delle ossa, del suffragio dei defunti, della comunione dei santi. Poi dice:]

76.3 Ma eccoci al guado, credo. Vedo una fila di pietre affiorare dalla poca acqua del fondo».

«Sì, è quello, Maestro. In tempo di piena è sonante cascata, ora non è che sette rivoli d’acqua che ridono fra le sei grosse pietre del guado».

Infatti sei grossi massi, abbastanza squadrati, sono stesi, alla distanza di un buon palmo fra loro, sul fondo del torrente, e l’acqua, prima unita in un unico nastro brillante, si separa in sette nastri minori, affrettandosi, ridente, a riunirsi al di là del guado in un’unica freschezza che scorre via parlottando fra le ghiaie del fondo.

I pastori sorvegliano il passaggio delle pecorelle, che parte passano sui sassi e parte preferiscono scendere nell’acqua, alta non più di un palmo, e bere a questa diamantina onda che spuma e ride.

Gesù passa sulle pietre e dietro Lui i discepoli. Riprendono l’andare sull’altra sponda.

76.4 «Mi hai detto che vuoi far noto a Isacco che Tu ci sei, ma non entrare in paese?».

«Sì, così voglio».

«Allora è bene separarci. Io andrò da lui, Levi e Giuseppe resteranno col gregge e con voi. Salgo di qui. Farò più presto».

E Elia intraprende a salire su per la costa, verso un biancheggiare di case che splendono al sole là, in alto. Mi pare di seguirlo. Eccolo alle prime case. Prende un vicoletto fra case e orti. Cammina per qualche decina di metri. Poi svolta in una via più larga e da questa entra in una piazza.

Non ho detto che tutto ciò avviene nelle prime ore del mattino. Lo dico ora per spiegare che sulla piazza vi è ancora il mercato, e massaie e venditori vociano intorno alle piante che fanno ombra alla piazza.

Elia va sicuro sino al punto dove la piazza torna ad esser via, una via abbastanza bella. La più bella, forse, del paese. All’angolo vi è una casupola, meglio, una stanza con la porta aperta. Quasi sulla porta un povero letto e, sopra, uno scheletrico infermo, che lamentosamente chiede ad ogni passante un obolo.

Elia entra come un razzo. «Isacco… sono io».

«Tu? Non ti attendevo. Sei venuto la scorsa luna».

«Isacco… Isacco… Sai perché sono venuto?».

«Non so… sei commosso… che avviene?».

«Ho visto Gesù di Nazaret, uomo, rabbi ormai. È venuto a cercarmi… e ci vuole vedere. Oh! Isacco! Stai male?».

Infatti Isacco si è abbandonato come morisse. Ma si riprende: «No. La notizia… Dove è? Come è? Oh! lo potessi vedere!».

«È giù, a valle. Mi manda a dirti così, proprio così: “Vieni, Isacco, ché ti voglio vedere e benedire”. Ora chiamerò qualcuno che mi aiuti e ti porterò giù».

«Così ha detto?».

«Così. Ma che fai?».

«Vado».

Isacco respinge le coperture, muove le gambe inerti, le getta dal pagliericcio, le punta al suolo, si alza, ancora un poco incerto e traballante. Tutto in un attimo, sotto gli occhi sbarrati di Elia… che finalmente capisce e urla…

Si affaccia una donnetta curiosa. Vede l’infermo in piedi che si ammanta, non avendo altro, in una delle coperture, e scappa via urlando come una gallina.

«Andiamo… di qua andiamo, per fare più presto e non avere folla… Presto, Elia».

Ed escono di corsa dalla porticina di un orticello posteriore, spingono la chiusura di rami secchi, sono fuori, filano per un vicoletto miserabile, poi giù per una stradetta fra orti e da questa giù per i prati e i boschetti, sino al torrente.

76.5 «Ecco là Gesù», dice Elia additandolo. «Quello alto, bello, biondo, vestito di bianco, col manto rosso…».

Isacco corre, fende il gregge brucante e con un grido di trionfo, di gioia, di adorazione, si prostra ai piedi di Gesù.

EMR 77.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

77.1 «Verso che ora giungeremo?», chiede Gesù che cammina al centro del gruppo, preceduto dalle pecore che brucano l’erba delle prode.

«Verso l’ora terza. Sono circa dieci miglia», risponde Elia.

«E poi andiamo a Keriot?», chiede Giuda.

«Sì. Andiamo là».

«E non era più breve andare da Jutta a Keriot? Non ci deve esser molto. Vero, tu, pastore?».

«Due miglia di più, poco meno, o poco più».

«Così ne facciamo più di venti per niente».

«Giuda, perché così inquieto?», dice Gesù.

«Non inquieto, Maestro. Ma mi avevi promesso di venire a casa mia…».

«E vi verrò. Mantengo sempre le mie promesse».

EMR 212

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Un'onda d'amore per Gesù, parlando a Yutta nella casetta di Isacco.

Data della visione: domenica 8 luglio 1945. In 212.8, commento del 9 luglio 1945.

Calendario: lunedì 10 aprile 28 (27 Nissan 3788) secondo maria-valtorta.org | giovedì 13 aprile 28 secondo Valtorta.fr.

Luogo (mappa): Yutta

Ciclo: Apostolato in Giudea

Sommario: Gesù è circondato da tutta la città di Yutta, che lo circonda di affetto. Gesù ne è felice e Maria si abbandona alle sue riflessioni. Dichiara che Gesù si rifugia nei cuori delle anime fedeli, che vengono colte da un amore ardente, che è gioia e sofferenza allo stesso tempo. È la febbre dell'Amore che le consuma, che le fa vivere e morire allo stesso tempo, prima di riportarle al loro stato normale, che le immerge nell'umiltà. Maria è infine sorpresa dalla sua parentesi, più lunga del previsto, e si concentra sulla visione. Gesù viene poi accolto da Sarah, che non permette a nessuno di avere la gioia di avere il Maestro a cena in casa sua.

Poi, Gesù tiene un discorso sull'idolatria basato sul libro di Geremia. Spiega che i cuori sono diventati dei deserti, dove non si trova Dio, e che ora c'è una foresta di idoli. Molte persone hanno ormai dei vitelli d'oro dentro di sé, ed è terribile non conoscere Dio. L'uomo deve conoscere Dio per gratitudine e per rispetto della propria intelligenza. Per gratitudine, perché Dio ha restituito la grazia all'uomo attraverso il Redentore, e la sua creatura riceve anche tutto ciò di cui ha bisogno per vivere. Per rispetto della propria ragione, perché l'uomo che viene meno ai suoi doveri verso Dio disonora se stesso, poiché sa riflettere e riconoscere chi è il suo benefattore.

Allontanarsi da Cristo è un bene e un male. Un male, perché non possiamo ascoltarlo come vorremmo; un bene, perché tiene le anime lontane da una corruzione che cerca di circondare Gesù e di soffocarlo. Tuttavia, la solitudine non impedisce a Dio di parlare ovunque e il Signore promette di inviare molti discepoli. Invita anche chi vuole seguirlo a farlo, e soprattutto invita tutti ad annunciare Cristo attraverso una vita onesta.

Maria Valtorta rilesse ciò che aveva scritto e sentì che era davvero al di sotto di ciò che aveva vissuto.

Contenuti del capitolo: 212.1: L'accoglienza entusiasta della folla e la felicità di Gesù. 212.2: Sotto l'effetto di questo entusiasmo, Maria Valtorta profetizza: Cristo agisce nel e attraverso il suo popolo fedele. 212.3: La sua gioia spirituale era incontenibile. 212.4: La casa di Isacco fu trasformata in una "cappella". 212.5: Commento a Geremia: Il peccato dei grandi d'Israele. L'idolatria degli uomini. 212.6: La necessità di conoscere Dio attraverso la gratitudine. 212.7: La distanza dal Tempio non è un handicap per l'annuncio di Cristo. 212.8: Maria Valtorta pensa che la sua descrizione del traboccare dell'amore non sia all'altezza della realtà.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 74

EMR 212.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Vedere nel suo contesto

Citazione

Gesù entra a Jutta e viene condotto nella piazza del mercato e, da questa, alla povera casuccia dove Isacco languì per trent’anni. Gli spiegano: «Qui veniamo a parlare di Te e a pregare come in una sinagoga, la più vera. Perché qui ti abbiamo cominciato a conoscere, e qui le preghiere di un santo ti hanno chiamato a noi. Entra. Vedi come abbiamo disposto».

La casetta, solo l’anno prima fatta di tre buchetti di stanze – la prima quella in cui Isacco infermo mendicava, la seconda un ripostiglio e la terza una cucinetta che dava sul cortile – sono divenute un unico ambiente e in esso sono panche per chi si raduna in esso. Nel cortile, in una baracchetta, sono state messe le poche masserizie di Isacco come tante reliquie; e il rispetto di quelli di Jutta ha reso meno desolato il cortile, mettendovi delle piante arrampicanti che ora, coi loro fiori, coprono la rustica staccionata e fanno un principio di pergolato, camminando su corde stese a rete sul cortile, all’altezza del tetto basso.

Gesù li elogia e dice: «Qui possiamo sostare. Vi prego solo di ospitare le donne e il bambino».

«Oh! Maestro nostro! Questo non sarà mai! Qui verremo con Te, e Tu ci parlerai, ma Tu e i tuoi siete ospiti nostri. Concedici la benedizione di ospitare Te e i servi di Dio. Solo ci spiace che essi non siano quante sono le case…».

Gesù acconsente ed esce dalla casetta andando nella casa di Sara, che non cede a nessuno il suo diritto di ospitare per il pasto Gesù e i suoi…