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Note della parola chiave

Simone lo Zelota (apostolo)

Tema: Chi sono gli apostoli? · Pagina 3 di 21

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EMR 75.1-2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Le alture si fanno molto più alte e selvose di quelle di Betlemme e salgono sempre più, in una vera catena di monti.

Gesù sale avanti a tutti, spingendo lo sguardo avanti, intorno, come a cercare qualcosa. Non parla. Ascolta più le voci delle selve che quelle dei discepoli, arretrati di qualche metro da Lui e parlottanti fra loro.

Un campano suona lontano, ma il vento porta il dindolare della campanella. Gesù sorride. Si volge: «Sento delle pecore», dice.

«Dove, Maestro?».

«Mi sembra verso quel poggio. Ma il bosco non mi fa vedere».

Giovanni non fa parole. Si leva l’abito — il mantello lo hanno tutti a tracolla, arrotolato, perché sono accaldati — e con la sola tunichella corta abbraccia un tronco alto e liscio, che direi di un frassino, e sale, sale… sinché vede. «Sì, Maestro. Molti greggi e tre pastori là, dietro quel folto». Scende e vanno sicuri.

«Saranno, poi, loro?».

«Chiederemo, Simone, e se loro non sono ci diranno qualcosa… Si conoscono fra loro».

Ancora circa un centinaio di metri, poi ecco un largo pascolo verde, tutto contornato da grosse piante annose.

75.2 Molte pecore sono sul prato ondulato e brucano l’erba folta. Tre uomini le guardano. Uno è vecchio, già tutto canuto, gli altri sono uno sui trenta, l’altro sulla quarantina, circa.

«Sta’ attento, Maestro. Sono mandriani…», consiglia Giuda vedendo che Gesù affretta il passo.

Ma Gesù non risponde neppure. Va, alto, bello, col sole occiduo in faccia, nella sua veste bianca. Pare un angelo, tanto è luminoso…

Dettaglio

Gesù cerca i pastori Elia e Levi.

EMR 76

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Elia, Levi, Giuseppe, Gesù, Giovanni, Simone lo Zelota e Giuda si avvicinano a Yutta. Cristo intende andare a Hebron per pregare sulle ossa di Samuele e Zaccaria, ma dà la priorità a Isacco, perché dobbiamo sempre prenderci cura di coloro che soffrono. Anche pregare per i nostri morti è importante, ma essi sono già in pace se erano giusti.

Dopo aver parlato della differenza tra uomo e animale, della comunione dei santi e del legame tra i morti e i vivi, Gesù e i suoi amici arrivano a Yutta. Elia va a trovare Isacco, dicendogli che Gesù vuole vederlo e gli dice di venire. Il pastore, che era storpio e paralizzato, fu subito guarito e andò a vedere il Salvatore il più presto possibile.

Lì lo adorò e lo portò da una famiglia di Yutta che si era presa cura di lui. Si tratta di una coppia con quattro figli: i loro nomi sono Maria, Giuseppe, Emmanuele e l'ultimo non è ancora stato nominato. La famigliola crede nel Messia e lo invita a circoncidere il figlio appena nato. Gesù decide che si chiamerà Jesai. Il sacerdote venuto a celebrare la cerimonia presta poca attenzione al Signore e i loro ospiti sono mortificati, ma lui li rassicura e li conforta. Invita Giovanni a mostrare la pecora a Giuseppe ed Emmanuele. La piccola Maria rimane vicina a Gesù ed egli la invita a essere buona come sua Madre. La bambina accetta immediatamente e gli parla con familiarità. Ripreso da Giuda, Gesù le dice di lasciar perdere, perché gli innocenti sono la sua gioia e solo loro possono pronunciare il suo nome con la stessa purezza di sua Madre.

EMR 77.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«A proposito. È da qualche giorno che la domanda mi brucia le labbra. Sono amici tuoi e di Dio costoro, non è vero? Gli angeli li hanno benedetti con la pace del Cielo, non è vero? Loro sono rimasti giusti contro tutte le tentazioni, non è vero? Mi spieghi allora perché furono infelici? E Anna? È stata uccisa per averti voluto bene…».

«Tu arguisci perciò che il mio amore e l’amarmi porti sfortuna».

«No… ma…».

«Ma è così. Mi spiace vederti tanto chiuso alla Luce e tanto posseduto dall’umano. No, lascia stare, Giovanni, e anche tu, Simone. Preferisco che egli parli. Io non rimprovero mai. Solo voglio apertura di animi per potervi mettere luce. Vieni qui, Giuda, ascolta. Tu parti da un giudizio comune a tanti viventi e a tanti che vivranno. Ho detto: giudizio. Dovrei dire: errore. Ma, posto che lo fate senza malizia, per ignoranza di ciò che è verità, non è errore, è solo giudizio imperfetto, come lo può essere quello di un bambino. E bambini siete, poveri uomini. Ed Io sono qui, Maestro, per fare di voi degli adulti capaci di discernere il vero dal falso, il buono dal cattivo, il migliore dal buono. Ascoltate, dunque. Cosa è la vita? È un tempo di sosta, direi il limbo del Limbo, che il Padre Dio vi dà per provare la vostra natura di figli buoni o di bastardi, e per destinarvi, in base alle vostre opere, un futuro che sarà senza più soste né prove. Ora ditemi voi: sarebbe giusto che uno, perché ha avuto il raro bene di avere il modo di servire Dio in maniera speciale, abbia anche un bene continuo, per tutta la vita? Non vi pare che già molto ebbe, e che perciò può dirsi beato, anche se, nell’umano, beato non è? Non sarebbe ingiusto che chi ha già luce di divina manifestazione nel cuore, e sorriso di coscienza che approva, abbia anche onori e beni terreni? E non sarebbe anche imprudente?».

77.3

«Maestro, io dico che sarebbe anche profanatore. Perché mettere gioie umane dove sei Tu? Quando uno ti ha — e costoro ti hanno avuto, loro, unici ricchi in Israele per aver avuto Te da trent’anni — non altro deve avere. Non si mette l’oggetto umano sul Propiziatorio… e il vaso consacrato non serve che per sacri usi. Costoro consacrati sono, dal giorno che han visto il tuo sorriso… e nulla, no, nulla che Tu non sia deve entrare nel loro cuore, che ha Te. Fossi io come loro!», dice Simone.

«Però ti sei affrettato, dopo aver visto il Maestro ed esser guarito, a riprendere possesso dei tuoi beni», risponde ironicamente Giuda.

«È vero. L’ho detto e l’ho fatto. Ma sai perché? Come puoi giudicare se tutto non sai? Il mio agente ha avuto ordini netti. Ora che Simone lo Zelote è guarito — e non possono più i nemici nuocergli col segregarlo, né perseguitarlo perché non è più che di Cristo e non ha sètta: ha Gesù e basta — Simone può disporre dei suoi averi che un onesto, un fedele gli ha conservato. E io, padrone ancor per un’ora, ne ho ordinato il riordino per averne più denaro nella vendita e poter dire… no, questo non lo dico».

«Lo dicono gli angeli per te, Simone, e lo scrivono nel libro eterno», dice Gesù.

Simone guarda Gesù. I due sguardi si allacciano, uno stupito, l’altro benedicente.

Dettaglio

Contesto: Giuda pone a Cristo una domanda sui pastori. Gesù gli risponde e dà una lezione agli apostoli: Simone si unisce alla conversazione.

Nota: l'uomo d'affari menzionato da Simone lo Zelota è certamente Lazzaro (cfr. EMV 84,4-5), che vive molto vicino a Simone. Se l'apostolo ha recuperato anche i suoi beni, è per darli al suo servo anziano, Giuseppe di Betania (cfr. anche EMV 84,4-5).

EMR 78.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

78.1 Ho l’impressione che la parte più ripida, ossia il nodo più stretto delle montagne di Giudea, sia fra Ebron e Jutta. Ma potrei anche sbagliare, ed essere questa una valle più ampia e aperta che si apra su orizzonti abbastanza ampi, in cui emergono monti isolati e non più a catena. Forse è una conca fra due catene, non so. È la prima volta che la vedo e ci capisco poco. Colture diverse a campi non vasti ma ben tenuti di cereali: orzo, segale per lo più, e anche bei vigneti nelle parti più soleggiate. Poi bei boschi, più in alto, di pini e abeti, e altre piante di luoghi selvosi. Una via… discreta immette in un piccolo villaggio.

«Questo è il sobborgo di Keriot. Ti prego venire nella mia casa di campagna. Mia madre ti attende là. Poi andremo in Keriot», dice Giuda, che non sta più in sé tanto è agitato.

Non ho detto che ora sono solo Gesù con Giuda, Simone e Giovanni. I pastori non ci sono. Forse sono rimasti nei pascoli di Ebron o sono tornati verso Betlemme.

«Come tu vuoi, Giuda. Ma potevamo fermarci anche qui per conoscere tua madre».

«Oh! no! È un casolare. Mia madre vi viene in tempo di raccolti. Ma poi sta a Keriot. E non vuoi che la mia città ti veda? Non vuoi portare ad essa la tua luce?».

«Sì che voglio, Giuda. Ma tu sai già che non guardo al­l’umiltà del luogo che mi ospita».

«Ma oggi sei mio ospite… e Giuda sa essere ospitale».

Camminano ancora qualche metro fra casette sparse per la campagna, e donne e uomini si affacciano, chiamati da bambini. È palese che c’è della curiosità svegliata. Giuda deve avere gettato un grido di richiamo.

«Ecco la mia povera casa. Perdona la sua povertà».

Ma la casa non è poi una catapecchia: è un cubo ad un sol piano, ma vasto e ben tenuto, in mezzo ad un frutteto folto e prosperoso. Una stradetta privata, tutta ben pulita, va dalla via alla casa.

«Permetti che vada avanti, Maestro?».

«Va’ pure».

Giuda parte.

«Maestro, Giuda ha fatto le cose in grande», dice Simone. «Ne avevo sospetto. Ma ora ne sono sicuro. Tu dici, Maestro, e dici bene: spirito, spirito… Ma lui… lui non la intende così. Non ti capirà mai… o molto tardi», corregge per non addolorare Gesù.

Gesù sospira e tace.

EMR 79

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù cammina con i suoi discepoli verso Ebron. Sono presenti Giovanni, Giuda e Simone lo Zelota. Il suo obiettivo è raggiungere i pastori, in particolare Levi e Isacco. Giuda brontola sull'incidente di Kerioth, dove Saulo è morto contro il cuore di Gesù, ma il Signore lo rimprovera. Dice anche che dobbiamo essere fedeli alla Legge e dare l'esempio. Il gruppo apostolico si incontra di nuovo con i pastori ed Elia dice loro che Aglaia gli ha dato i suoi gioielli a Ebron. Discutono su cosa farne, ma Cristo non dà alcun ordine per il momento. Fa una breve parabola su Aglaia e sulle anime che si pentono come lei. Gli apostoli vorrebbero tornare indietro e andare a trovarla, ma Gesù non vuole e decide che devono partire subito per il Monte delle Tentazioni.

EMR 80.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

80.5 Qui sono venuto. Ho preso la mia anima di Figlio dell’uomo e me la sono lavorata con gli ultimi tocchi, finendo il lavoro di trent’anni di annichilimento e di preparazione per andare perfetto al mio ministero. Ora Io vi chiedo di stare meco qualche giorno, in questa tana. Sarà sempre meno desolata la sosta, perché saremo quattro amici che fanno forza contro le tristezze, le paure, le tentazioni, le necessità della carne. Io ero solo. Sarà sempre meno penosa, perché ora è estate e qui, in alto, vi è il vento delle cime a temperare il calore. Io vi venni al finir della luna di tebet, e rigido era il vento che scendeva dalle nevi della vetta. Sarà sempre meno tormentosa, perché più breve e perché abbiamo ora quel minimo di cibo che può dare conforto alla nostra fame, e nelle piccole ghirbe di pelle che vi ho fatto dare dai pastori vi è tant’acqua da bastare per questi giorni di sosta. Io… io ho bisogno di strappare due anime a Satana. Non vi è che la penitenza che lo possa. Vi chiedo aiuto. Sarà formazione anche per voi. Imparerete come si strappano le prede a Mammona. Non tanto con le parole, quanto col sacrificio… Le parole!… Il frastuono satanico impedisce che siano udite… Ogni anima preda del Nemico è avvolta in turbini di voci infernali… Volete rimanere con Me? Ma se non volete, andate. Io resto. Ci ritroveremo a Tecua, presso il mercato».

«No, Maestro, io non ti lascio», dice Giovanni; mentre Simone contemporaneamente esclama: «Tu ci elevi volendoci teco in questa redenzione». Giuda… non mi pare molto entusiasta. Ma fa buon viso al… destino e dice: «Io resto».

«Prendete allora le ghirbe e le sacche e portatele dentro e, prima che il sole arda, spezzate legna e accumulatela presso lo spacco. La notte è rigida anche d’estate, qui, e non tutte le bestie sono buone. Un ramo lo accenderete subito. Là, di quella pianta di acacia gommosa. Brucia bene. Guarderemo fra le fessure per cacciare col fuoco aspidi e scorpioni. Andate»…

Dettaglio

Gesù si trova sul Monte della Tentazione, dove ha digiunato per quaranta giorni. Egli dice:

EMR 80.11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

prego: non dite alla Madre la durezza che fu opposta all’amore del suo Figlio. Ne soffrirebbe troppo.

Soffrirà per questa crudeltà dell’uomo tanto, tanto, tanto… ma non presentiamole il calice sin da ora. Sarà tanto amaro, quando le sarà dato! Così amaro che, come un tossico, le scenderà serpendo nelle viscere sante e nelle vene e gliele morderà, le gelerà il cuore. Oh! non dite alla Madre mia che Betlem ed Ebron mi hanno respinto come un cane! Pietà per Lei! Tu, Simone, sei vecchio e buono, sei spirito di riflessione e non parlerai, lo so. Tu, Giuda, sei giudeo e non parlerai per orgoglio regionale. Ma tu, Giovanni, tu, galileo e giovane, non cadere in peccato di orgoglio, di critica, di crudeltà. Taci. Più tardi… più tardi agli altri dirai quanto ora ti prego tacere. Anche agli altri. Vi è già tanto da dire su quanto è del Cristo. Perché unirvi ciò che è di Satana contro il Cristo? Amici, mi promettete tutto ciò?».

«Oh! Maestro! Sì che te lo promettiamo! Sta’ sicuro!».

«Grazie. Andiamo sino a quella piccola oasi. Là vi è una sorgiva, una cisterna piena di fresche acque e ombra e verzura. La strada verso il fiume la lambe. Potremo trovare cibo e ristoro fino a sera. Al chiaro delle stelle raggiungeremo il fiume, il guado. E attenderemo Giuseppe o ci uniremo a lui se già è tornato. Andiamo».

E si incamminano mentre il primo roseo in cielo, al limite d’oriente, dice che un nuovo giorno sorge.

Dettaglio

Gesù chiede agli apostoli, dopo essere stato a Betlemme, a Kerioth e sul Monte della Tentazione:

EMR 81.6-7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

81.6 Chi è dunque il compratore?».

«Ve ne è uno a Gerico e molti a Gerusalemme. Ma quello di Gerico!!! Ah! è un astuto levantino, battiloro usuraio, barattiere, mercante d’amore, certo ladro, forse omicida… di sicuro perseguitato da Roma. Si fa chiamare Isacco per parere ebreo.

Ma il suo vero nome è Diomede. Lo conosco bene…».

«Lo vediamo!», interrompe Simone Zelote che poco parla ma che tutto osserva. E chiede: «Come fai a conoscerlo tanto bene?».

«Ma… sai… Per far piacere a degli amici potenti. Sono andato da lui… e ho fatto affari… Noi del Tempio… sai…».

«Già!… fate tutti i mestieri», termina Simone con fredda ironia. Giuda avvampa, ma tace.

«Può comprare?», chiede Gesù.

«Io credo. Non gli manca mai il denaro. Certo bisogna saper vendere, perché il greco è astuto, e se vede di avere a che fare con un onesto, un… colombo di nido, lo spenna a dovere. Ma se ha a che fare con un avvoltoio suo pari…».

«Vacci tu, Giuda. Sei il tipo adatto. Hai l’astuzia della volpe e la rapacità dell’avvoltoio. Oh! perdona, Maestro. Ho parlato prima di Te!», dice ancora Simone Zelote. «La penso come tu pensi, e perciò dico a Giuda di andare.

Giovanni, va’ con lui. Noi vi raggiungeremo al calar del sole. Il luogo di ritrovo sarà presso la piazza del mercato. Vai. E fa’ per il meglio».

Giuda si alza subito. Giovanni ha gli occhi imploranti di un cagnolo scacciato. Ma Gesù parla di nuovo coi pastori e non vede questo sguardo implorante. E Giovanni si avvia dietro a Giuda.

81.7 «Vorrei farvi contenti», dice Gesù.

«Lo farai sempre, Maestro. L’Altissimo ti benedica per noi.

Quell’uomo è tuo amico?».

«Lo è. Non ti pare possa esserlo?».

Il pastore Giovanni china il capo e tace. Parla il discepolo Simone: «Solo chi è buono sa vedere. Io non sono buono e non vedo quel che la Bontà vede. Vedo l’esterno. Il buono scende anche nell’interno. Anche tu, Giovanni, vedi come me. Ma il Maestro è buono… e vede…».

«Che vedi, Simone, in Giuda? Ti ordino di parlare».

«Ecco: penso, guardandolo, a certi luoghi misteriosi che paiono antri di fiere e stagni di febbre. Se ne vede solo un grande intrico e si gira al largo paurosi. Invece… invece dentro sono anche tortore e usignoli, e il suolo è ricco d’acque di salute e di erbe salutifere. Io voglio credere che Giuda sia così… Lo credo perché Tu lo hai preso. Tu che sai…».

«Sì. Io che so… Vi sono molte pieghe nel cuore di quell’uomo… Ma non manca di lati buoni. Lo hai visto a Betlemme e anche a Keriot. Va alzato, questo lato buono, e che è tutto un buono umano, ad una bontà che sia spirituale. Allora Giuda sarà come tu vorresti che fosse. È giovane…».

«Anche Giovanni è giovane…».

«E tu concludi in cuor tuo: ed è migliore. Ma Giovanni è Giovanni! Amalo, Simone, questo povero Giuda… Te ne prego. Se lo amerai… ti parrà più buono».

«Mi sforzo a farlo… per Te… Ma è lui che rompe i miei sforzi come fossero canne del fiume… Ma, Maestro, io ho una legge sola: fare ciò che Tu vuoi. Perciò amo Giuda, nonostante qualcosa gridi in me contro di lui e verso me stesso».

«Che cosa, Simone?».

«Non so di preciso… Qualcosa che è come il grido del milite di guardia nella notte… e che mi dice: “Non dormire! Osserva!”. Non so… Non ha nome questa cosa. Ma c’è… c’è in me contro di lui».

«Non ci pensare più, Simone. Non sforzarti a definirla. Fa male conoscere certe verità… e potresti sbagliare la conoscenza. Lascia fare al tuo Maestro. Tu dàmmi il tuo amore e pensa che esso mi fa felice…».

Dettaglio

Gesù chiede a Giuda chi sia l'acquirente che potrebbe procurarsi i gioielli di Aglae. A quel punto interviene Simone e, quando Giuda se ne va insieme a Giovanni, lo Zelota parla con il Maestro dell'Iscariota. Menzionano anche Giovanni di Zebedeo.

EMR 82.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

(...) Per ultima cosa, ho detto a Isacco-Diomede:“Ricordati che il Giuda del Tempio non esiste più. Ora sono discepolo di un santo. Fingi perciò di non avermi mai conosciuto, se ti preme il collo”. E per poco glielo torco subito, perché mi ha risposto male».

«Che ti ha detto?», chiede con indifferenza Simone.

«Mi ha detto: “Tu discepolo di un santo? Non lo crederò mai, o presto vedrò anche qui il santo a chiedermi una donna”. Mi ha detto: “Diomede è una vecchia sciagura del mondo. Ma tu ne sei quella nuova. Ed io potrei ancora cambiare, perché sono diventato quel che sono da vecchio. Ma tu non cambi. Sei nato così”. Vecchio lurido! Nega il tuo potere, capisci?».

«E, da buon greco, dice molte verità».

«Che vuoi dire, Simone? Per me parli?».

«No. Per tutti. È uno che conosce l’oro e i cuori nella stessa maniera. È un ladro, un lurido di tutti i più luridi commerci. Ma si sente in lui la filosofia dei grandi greci. Conosce l’uomo, animale dalle sette branche di peccato, polipo che strozza il bene, l’onestà, l’amore e tante altre cose, in sé e negli altri».

«Ma non conosce Dio».

«E tu glielo vorresti insegnare?».

«Io. Sì. Perché? Sono i peccatori che hanno bisogno di conoscere Dio».

«Vero. Però… il maestro deve conoscerlo per insegnarlo».

«E non lo conosco?».

«Pace, amici. Vengono i pastori. Non turbiamo il loro animo con querele fra noi. Hai contato il denaro tu? Basta. Porta a termine bene ogni tua azione come hai portato questa e, te lo ripeto, se puoi, in futuro, non mentire neppure per raggiungere una azione buona…».

Dettaglio

Giuda si è recato da un commerciante di gioielli a Gerico, di nome Diomede. Uscendo, racconta ciò che è successo.

EMR 83

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Gesù è in campagna. Sta parlando con un contadino che gli confida il bene che gli viene dall'ascolto di Gesù (è esattamente lo stesso per noi che leggiamo l'Opera). Gesù parla della benedizione di Dio e della sofferenza, del fatto che è espiazione e che è grazia. Poi Giovanni parte e Giuda chiede di andare a Gerusalemme per incontrare un amico. Gesù è depresso da Giuda e piange in silenzio in un boschetto. Ha pregato. Infine, viene raggiunto da Simone lo Zelota, che percepisce il suo dolore. Parlano di Giuda... E Simone esprime anche il desiderio che egli incontri Lazzaro.